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Rio De Janeiro, Venezia, Tenerife.. Ma il carnevale più colorato del 2016 si celebra in tutti gli store United Colors of Benetton. In vendita da Febbraio in negozi del brand italiano, distribuito in tutto il mondo, è tempo di inaugurare la nuova collezione, Carnival capsule collection, rigorosamente all’insegna del colore in tutte le sue tonalità.

In linea con l’impegno sociale che ha sempre contraddistinto Benetton, si inserisce nell’ambito della campagna 2016 Face of the City. Qual è il volto di Londra? E quello di Tokyo? New York? Milano? Berlino? Parigi? Nella nuova campagna United Colors of Benetton, il volto di ogni modella è un’elaborazione in parte analogica, in parte digitale di tutte le facce che si possono trovare nelle sei capitali mondiali della moda.

La campagna Benetton nasconde dietro di sé un lungo e laborioso progetto di ricerca che ha permesso di comprendere quale sia il mix etnico di ogni capitale. I risulti sono a dir poco interessanti: gli asiatici sono il gruppo etnico più numeroso a Londra dopo i bianchi. A Milano, i Filippini e gli Egiziani sono le comunità straniere più numerose. Metà della popolazione di New York è nera o latina. Forte di questi risultati, United Colors of Benetton ha fotografato un gruppo di donne i cui volti potessero rappresentare l’eterogeneità di razze e culture presente in ciascuna capitale. Poi tutti i ritratti sono stati combinati grazie a un algoritmo complesso, capace di garantire che ogni gruppo etnico fosse proporzionalmente rappresentato attraverso il colore della pelle, la forma degli occhi e del naso, il tipo e il colore dei capelli e la forma del volto. Una campagna, color arcobaleno per l’integrazione pacifica.
- Serena Savardi -
Il mondo della ristorazione è in lutto: Benoit Violier, lo chef del ristorante migliore del mondo, si è tolto la vita ieri, nella sua casa a Losanna.
Nessuno era meglio di lui e del suo ristorante all'interno dell'Hotel de la Ville Crissier: Benoit Violier aveva infatti raggiunto l'apice e da tre anni era il numero uno dela classifica parigina degli chef dei migliori ristoranti al mondo, La Liste.
Eppure ieri lo chef ha impugnato uno dei suoi fucili da caccia e si è sparato.
Il Ville Crissier vanta dal 1998 tre stelle Michelin, e da tre anni ormai Philippe Rochat, mito della gastronomia transalpina, aveva messo proprio Benoit Violier a capo della sua cucina.
Le cause del tragico gesto sono ancora ignote. Qualcuno crede che il suicidio sia ricollegabile alla scomparsa di Philippe Rochat avvenuta un anno fa: c'è chi ipotizza che Benoit Violier non si sia mai ripreso dall'improvvisa morte causata da un malore del suo mentore, che per sedici anni gli aveva fatto da maestro aiutandolo a diventare uno degli chef migliori del mondo.
Ma nessuno sa davvero perchè Benoit Violier, 44 anni, ieri abbia deciso di puntare quel fucile contro se stesso: fucile con cui era solito cacciare quella selvaggina che solo lui sapeva trasformare in sontuose prelibatezze e che lo aveva fatto diventare il più grande.
Nel 2003 la Francia era già stata colpita da una tragedia simile: in quell'anno infatti lo chef Bernard Loiseau si tolse la vita. Il suicidio mise in discussione l'intero sistema di giudizio che incrementa incredibilmente il livello di stress dei grandi cuochi.
Il triste caso di Benoit Violier sembra diverso, però: lo chef dell'Hotel de la Ville Crissier era sulla cresta dell'onda, aveva raggiunto il punto più alto della sua carriera.
Tanti sono i dubbi sul perchè del folle gesto e la polizia francese non ha ancora saputo chiarire le dinamiche della morte. Certo è che la vita di uno chef non è come la si vede in televisione.
Beatrice Bellano
Dal 16 al 28 febbraio presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta RENOIR, in occasione della riedizione al romanzo Renoir, mio padre (2015, Adelphi Edizioni), una rassegna dedicata al grande pittore impressionista Auguste e a suo figlio, il regista Jean.
Apre la rassegna il film Renoir, del regista francese Gilles Bourdos, presentato alla 65ª edizione del Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard: ambientato nel 1915, è un grandioso omaggio alla vita e all’arte di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), uno dei più grandi pittori dell’Impressionismo, meravigliosamente descritto partendo dai suoi ultimi anni di vita trascorsi in una casa di campagna in Costa Azzurra, circondato da una premurosa servitù che si prende cura di lui. Lì, un giorno, arriva la giovane e bella Andrée Heuchling, che riuscirà a infondere nuovo estro creativo in Auguste, divenendone l’ultima modella. Di lei, Jean, il secondogenito del Maestro, appena ritornato dal fronte della Prima guerra mondiale, ben presto s’innamorerà, sposandola nel 1920. Spiccano nel film le interpretazioni di Michel Bouquet, che interpreta il grande pittore, e della giovanissima Christa Théret, nella parte della Hessling.
E proprio intorno a questa figura femminile, che fu “il mezzo di un tortuoso flusso di desideri amorosi e artistici, di volta in volta modella e attrice, punto di unione tra pittura e cinema”, ruotano altri due film in rassegna, perché Jean Renoir fece di lei l’attrice protagonista delle sue prime opere con il nome d’arte di Catherine Hessling: Fille de l’eau (La ragazza dell’acqua), primo lungometraggio del grande regista francese, e La Petite marchande d’allumettes (La piccola fiammiferaia), dall’omonimo racconto di Hans Christian Andersen.
Non poteva certo mancare uno dei suoi più grandi capolavori, Une Partie de Campagne (Una gita in campagna), tratto da una novella di Guy de Maupassant, dove l’ironia della commedia viene stemperata da una impietosa critica dei costumi sociali, a cui è stato associato il corto d’avanguardia Sur un air de Charlestone (Charlestone) ambientato in un’Europa deserta e selvaggia del 2028.
A completare la rassegna il documentario Da Renoir a Picasso che racconta la vita e le poetiche di Renoir, Picasso e Seurat.
Il libro Renoir, mio padre sarà presentato domenica 21 febbraio alle ore 17.15 alla presenza dell’editor Matteo Codignola.
Martedì 16 febbraio h 17.00 Incontro Ciak l’ambiente Presentazione della rassegna cinematografica dedicata alle scuole sui temi dell’ambiente e dell’energia, organizzata in collaborazione con AEM. Prenotazione obbligatoria al numero 0287242114.
A seguire
Renoir (Gilles Bourdos, Francia, 2012, 111’, v.o. sott. it. con Michel Bouquet e Christa Théret) Nel 1915, il pittore Auguste Renoir vive i suoi ultimi anni in una casa di campagna in Costa Azzurra. Grazie ad Andrée, una giovane ragazza che sarà la sua ultima modella, ritroverà la vitalità e la voglia di dipingere.
Giovedì 18 gennaio h 17.00 Partie de campagne (La scampagnata) (Jean Renoir, Francia, 1936, b/n, 40’, v.o. sott. it. con Sylvia Bataille e Alain Renoir) Renoir adatta il racconto omonimo di Guy de Maupassant e ne trae uno dei suoi capi d'opera.
A seguire Sur un air de Charlestone (Charlestone) (Jean Renoir, Francia, 1927, b/n, 17’ con Catherine Hessling e Jean Renoir) Film d’avanguardia ambientato in un’Europa deserta e selvaggia del 2028.
Sabato 20 febbraio h 16.00 Da Renoir a Picasso (Paul Haesaerts, Belgio, 1948, 29’, v.o.) La vita e le poetiche di Renoir, Picasso e Seurat.
A seguire La Petite marchande d'allumettes (La piccola fiammiferaia) (Jean Renoir, Francia, 1928, b/n, 32’, muto, sonorizzato, v.o. sott. it. con Catherine Hessling e Manuel Raabi) Dall’omonima fiaba di Christian Andersen.
Domenica 21 febbraio
h 17.15 Presentazione del libro “Renoir, mio padre” (2015, Adelphi Edizioni). Sarà presente in sala Matteo Codignola, editor Adelphi.
A seguire Renoir (Gilles Bourdos , Francia, 2012, 111’, v.o. sott. it. con Michel Bouquet e Christa Théret) Replica
Martedì 23 febbraio h 17 La Fille de l’eau (La ragazza dell’acqua) (Jean Renoir, Francia, 1924, b/n, 80’, muto, sonorizzato, v.o. sott. it. con Catherine Hessling e Pierre Philippe) Opera prima del cineasta francese.
A seguire Da Renoir a Picasso (Paul Haesaerts, Belgio, 1948, 29’, v.o.) Replica
Giovedì 25 febbraio h 15.00 Partie de campagne (La scampagnata) (Jean Renoir, Francia, 1936, b/n, 40’, v.o. sott. it., con Sylvia Bataille e Alain Renoir) Replica
A seguire
Sur un air de Charlestone (Charlestone) (Jean Renoir, Francia, 1927, b/n, 17’, muto, sonorizzato con Catherine Hessling e Jean Renoir) Replica
Venerdì 26 febbraio h 17.15 Renoir (Gilles Bourdos , Francia, 2012, 111’, v.o. sott. it. con Michel Bouquet e Christa Théret) Replica
Domenica 28 febbraio
19.00 Renoir (Gilles Bourdos , Francia, 2012, 111’, v.o. sott. it. con Michel Bouquet e Christa Théret) Replica
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.cinetecamilano.it T 02 87242114 Biglietto d’ingresso intero: € 5,50 Biglietto ridotto: € 4,00 Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,00
La collezione Primavera-Estate 2016 della stilista italiana Roberta Redaelli celebra l’arte e la sua autenticità.
Per questa nuova collezione ECLéCKTICA by Roberta Redaelli, la stilista si è ispirata al mondo dell’arte e a due affermati artisti internazionali, il writer L7m, noto artista brasiliano che ha trasformato la street art in un vera forma d’arte con le sue straordinarie opere dalle linee delicate squarciate da potenti grafismi e l’artista tedesco Jan Albers che, con le sue creazioni artistiche, propone una nuova concezione architettonica dei volumi e dei colori. Arte e Moda.
Un connubio affasciante che si ritrova anche nel titolo di questa nuova collezione: “Cyber Pictura”. “Pictura”, termine latino che sta per immagine, a sottolineare la forte componente visiva ed artistica della collezione e il termine “Cyber” che richiama la digital art e il mondo virtuale a rimarcare come la Maison Roberta Redaelli sia sempre attenta al presente, con uno sguardo al futuro.
La stilista propone una palette colori molto interessante con tonalità che vanno dal blu reale al mandarina, passando per il viola lacca, il piuma e il terra d’ombra. I capi, dalle linee contemporanee, sono l’incontro tra geometria e contemporaneità.
Abiti che, guardando al domani, vestono una donna sicuramente di carattere, amante del bello che ricerca in un capo l’alta qualità, forme sinuose e quell'espressione del made in Italy che la stilista Roberta Redaelli comunica con ogni sua collezione.
Sara Biondi
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In uno degli angoli più suggestivi di Milano, a due passi dall'Arco della Pace, si trova La Posteria di Nonna Papera, un locale rustico ed elegante che propone una cucina tipica regionale.
Il nome deriva dalle posterie, tipici punti di ritrovo dove acquistare salumi e mangiare saporiti e stuzzicanti panini, affettati e piatti del giorno, il tutto accompagnato da un calice di buon vino.
Il titolare si chiama Lamberto Frugoni, e accoglie i suoi ospiti in un ambiente raffinato. Il camino, le pietre a vista e un invitate banco dei salumi fanno sentire gli ospiti immediatamente a casa. L'atmosfera è semplice e calda e Lamberto cattura piacevolmente tutti con la sua simpatia ma soprattutto con i suoi prodotti artigianali e l'eccellente offerta di vini made in Italy.
Il ricco menù de La Posteria di Nonna Papera attraversa tutte le regioni del Bel Paese, con un occhio di riguardo verso la tradizione culinaria meneghina. La cucina classica lombarda sa soddisfare tutti i desideri del palato: l'offerta dei piatti spazia dalla tipica e sempre buona casseula, fino all'ossobuco e alla classica cotoletta alla milanese, senza dimenticare l'immancabile risotto allo zafferano. Per chi preferisse invece sperimentare i piatti di altre regioni italiane, basta curiosare fra le righe del menù per trovare delle deliziose pennette all'amatriciana, dei gustosi rigatoni vegetariani oppure al polpo o uno squisito controfiletto; ma anche un fresco tagliere di salumi e formaggi accompagnati da un ottimo miele al tartufo o colorate marmellate gourmet. Insomma, tutti i palati, dai più raffinati ai più esigenti rimarranno piacevolmente appagati.
La lista dei dessert è tanto appetitosa quanto varia: è un trionfo di dolci tradizionali, direttamente dal libro di ricette di Nonna Papera.
Lamberto Frugoni è sempre alla ricerca dei migliori produttori sul territorio e tutti prodotti dai sapori genuini possono essere acquistati in loco, pronti per essere gustati a casa.
La Posteria di Nonna Papera organizza inoltre alcune serate speciali: i prossimi appuntamenti sono il 3 e il 17 febbraio.
3 FEBBRAIO: SERATA CASSEULA 40 EURO (sorbetto, coperto, acqua e caffè compresi) Antipasti di salumi della bassa e nervetti alla milanese Grappino preparato secondo la tradizione Piatto unico di polenta e casseula a volontà Una bottiglia di Bonarda ogni 3 coperti
17 FEBBRAIO: SERATA BOLLITI MISTI 40 EURO
LA POSTERIA DI NONNA PAPERA Via G. Francesco Piermarini 4 20145 Milano www.laposteriadinonnapapera.it T 02 3310 5757
“Una casa di bambola” , era stato annunciato come un successo e non delude le aspettative.
Audace, irriverente, capace di tenerti con il fiato sospeso. Questi gli aggettivi che ti si stampano in mente dopo aver assistito alla rivisitazione del testo di Ibsen di Andrè Ruth Shammah.
La mia non è stata una vera e propria rivisitazione semmai un tentativo di spiegare a me stessa e, in primis, ai miei attori un testo davvero intricato. Così mi sono trovata ad aggiungere dialoghi qua è la ma attingendo sempre da opere dello stesso Ibsen. Ci sono alcuni momenti “tutti miei” come il suono dell’arpa o l’amore tra il fattorino e la giovane domestica, o ancora la presenza di un destino sulla scena, ma erano decisamente funzionali all’azione perché il pubblico odierno non è quello dell’ottocento. In teatro, oggi, è difficile tenere alta l’attenzione per tre ore. - Andrè Ruth Shammah
In scena fino al 24 febbraio al Teatro Franco Parenti di Milano, lo spettacolo con Filippo Timi, Marina Rocco e Mariella Valentini, dal debutto del 1879 è una sorta di manifesto della riduzione borghese di una donna, appunto, a bambola. Il dramma gravita infatti intorno alla tematica del confronto tra generi. A rappresentare l’universo maschile in tutte le sue sfaccettature, un divertito Filippo Timi, che veste i panni di ben tre personaggi: il tanto bonario e paterno Torvald, capace di rendersi addirittura fastidioso con quel suo modo di trattare la moglie Nora, il dottor Rank cinico e consumato da una passione soffocata e Krogstad, non così meschino come percepito dagli altri personaggi ma semplicemente emblema della debolezza umana nelle difficoltà.
Filippo Timi (Dottor Rank)
“Non è facile interpretare tre personaggi contemporaneamente, ma è come se fossero tutti la stessa persona però in tre differenti fasi della vita. Mi è piaciuto lavorare a questo progetto, ho addirittura dovuto imparare a ballare la tarantella campana e ora quando sento un po’ di musica (giuro!) non riesco a non mettermi a saltellare” - Filippo Timi
Filippo Timi (Krogstad)
Sotterfugi, segreti e sentimenti si consumano come in un gioco tra bambini in una casa di bambola, ma più la resa dei conti si avvicina, più emergono le vere identità dei personaggi e il sistema di ruoli che aveva retto nelle due ore e mezza precedenti crolla allorché, la protagonista della vicenda, decide di non aver più voglia di giocare. Nei panni di Nora, affascinante sposa di Torvald, Marina Rocco, per la prima volta ruba letteralmente la scena al suo fidato compagno di palco, rivelandosi tutt’altro che fragile. E’ infatti Nora a dettare i ritmi del thriller: prima sopportando il peso della menzogna, poi pianificando addirittura la propria morte per salvare la sua idea di famiglia.
Filippo Timi (Torvald) e Marina Rocco (Nora)
Qui una Marina Rocco straordinaria riesce a trasmette pienamente allo spettatore la stessa angoscia vissuta dal personaggio, la stessa bruciante delusione che prova un donna quando capisce di non essere mai stata presa sul serio e svela la codardia del proprio compagno. Forte e delicata allo stesso tempo, Marina Rocco, chiude il sipario, mentre la battuta finale di Torvald si perde nella sala, facendo sentire sulle guance, agli spettatori seduti in poltrona, tutto il peso di un abbandono.
Marina Rocco (Nora) e Mariella Valentini (Signora Linde)
Nei panni della signora Linde, torna a calcare il palcoscenico Mariella Valentini portando con sé un pragmatismo e una maturità artistica e umana che fa da contrappeso a tutto il resto della vicenda.
Una casa di bambola
Realistico, caldo, accogliente e decisamente di buon gusto l’allestimento scenico, che, come svela la regista, parte da una poltrona rispolverata in soffitta e fa da cornice a uno spettacolo che parla direttamente al cuore degli amanti vittime dell’indifferenza emotiva. Una mise-en-scène che fa pensare a quanto suggeriva Sant’Agostino: “Non fare come il bambino fa con la palla..”
- Serena Savardi -
Ridendo e scherzando è il documentario diretto da Paola e Silvia Scola dedicato al padre Ettore Scola, che si racconta in un dialogo con il giovane attore e regista PIF. Il film, prodotto da Palomar e Surf Film e distribuito nelle sale da 01 Distribution, è stato presentato in anteprima lo scorso ottobre nell’ambito della decima edizione della Festa del Cinema di Roma.
“L'intento è stato quello di fare un documentario da ridere. Raccontare Ettore Scola ‐ regista, sceneggiatore, disegnatore, umorista, intellettuale, militante ‐ cercando di usare la sua chiave, quella del suo cinema: parlare cioè di cose serie senza farsene accorgere, facendo ridere. Abbiamo voluto raccontare nostro padre unicamente attraverso le interviste che ha rilasciato nel corso della sua vita, i brani dei suoi film, e quello che ci ha voluto dire 'dal vivo', senza dover ricorrere mai a interviste ad altri che parlino di lui. Una sorta di auto‐racconto, che lui mai avrebbe fatto dati la sua timidezza, il pudore e il disagio a parlare di sé, ma che abbiamo potuto fare noi che lo conosciamo abbastanza da poterlo sia celebrare che prendere un po' in giro. A fronteggiarlo al posto nostro c'è un giovane attore e regista, Pierfancesco Diliberto, Pif, che lo accompagna nel percorso che abbiamo tracciato per raccontarlo: un nostro alter ego che a seconda delle necessità fa da intervistatore, narratore, lettore, agiografo, guida, spalla… e all’occorrenza, anche da badante. Ettore e Pif sono nel Cinema dei Piccoli a Villa Borghese, dove sullo schermo scorrono oltre alle clip dei film e ai materiali di repertorio ‐ in cui vediamo Scola a tutte le età ‐ anche vecchi filmini in Super 8 (alcuni girati da lui stesso), backstage realizzati sui suoi set, fotografie rubate agli album di famiglia, disegni e vignette. E così il ritratto ‐ biografico, artistico e umano ‐ di Ettore Scola prende forma sotto i nostri occhi.”
Info:
Ridendo e scherzando Incontro con Claudio Bisio e Paolo Rossi e Proiezione del film Biglietto: intero € 8.50; ridotto € 6.00; amici del cinema € 5.00 Per acquisto biglietti www.spaziocinema.info – per informazioni: tel. 0243912769
L’8 Gennaio è uscito nei negozi tradizionali, in digital download e in tutte le piattaforme streaming “The Prophecy” (Emme Records Label), il nuovo disco inedito della pianista e compositrice Giulia Facco con Mirko Cisilino (tromba), Davide Tardozzi (chitarra), Riccardo Di Vinci (contrabasso) ed Enrico Smiderle (batteria).
"The Prophecy" di Giulia Facco è un disco strettamente legato al jazz modale e al blues, ma in una rivisitazione personale, che risente delle influenze di compositori quali Wayne Shorter, Thelonious Monk, Horace Silver ed Enrico Pieranunzi. L’obiettivo di questo progetto è quello di mescolare echi tradizionali ad elementi moderni, mantenendo un’energia ritmica costante che accompagna l’ascoltatore in un viaggio sonoro dalle sfumature oniriche.
Biografia dell'artista
Giulia Facco nasce a Padova il 4 dicembre 1985. Inizia a studiare piano all’età di sei anni. Nel 2004 vince una borsa di studio alla scuola di musica “Gershwin” di Padova, dove studia con Marcello Tonolo, Matteo Alfonso, Ettore Martin, Danilo Gallo e Daniele Santimone. Parallelamente dà l’esame di compimento inferiore al conservatorio classico di Venezia “B.Marcello” con Christina Meyr. Nel 2007 si iscrive al corso di pianoforte jazz quinquennale al conservatorio di Rovigo, studiando con Stefano Onorati, Marcello Tonolo, Marco Tamburini, Stefano Bellon e Ambrogio De Palma, prendendo la laurea di primo livello con 110 e lode nel 2011 e la laurea di secondo livello con 110 nel 2014. Tra il 2011 e il 2014 si trasferisce a Bruxelles, dove studia con Eric Legnini frequentando il master del “Conservatorie Royal de Bruxelles”. Negli ultimi anni si è esibita più volte come leader o sideman in varie rassegne italiane tra le quali Padova Jazz Festival, Padova Jazz Club, Roccella Jonica Jazz Festival, Lucca Jazz Donna, Vicenza Jazz, Delta Jazz Festival, Veneto Jazz, Portello River Film Festival, Big Club, Rovereto Jazz Club, Venezze Jazz Festival, Barazzo Live Bologna, Green Note Club (Padova), Spazio Aereo (Venezia), Jazz For Anna e in alcuni locali di Bruxelles. Nell’estate 2011 ottiene il secondo posto al Barga Jazz Contest con l’arrangiamento per big band di un proprio pezzo, “The Prophecy”.
Questo disco è il frutto di un lavoro di quattro anni in cui ho scritto e sviluppato le mie composizioni. Ho sempre concepito la scrittura musicale come un atto puramente istintivo, libero dalle regole dell’armonia; questo mi ha permesso di concatenare le melodie sovrapponendole a degli accordi non sempre funzionali o “ortodossi”, affidando le mie scelte all’orecchio. Sono sempre stata attratta dall’aspetto più autentico del jazz, una musica piena di vita, caratterizzata dalla freschezza e dall’imprevedibilità dell’improvvisazione e dalla solidità di un groove circolare, un groove che, nelle sue radici africane è il veicolo che unisce l’uomo e la sua parte spirituale. Ogni brano di questo disco è un’espressione musicale di alcune vicende personali: ho provato a tradurle così, cercando di mantenere vive quelle emozioni che mi hanno spinto a sedermi al piano, scegliendo, come linee guida della mia estetica musicale, semplicità e spontaneità. Un ringraziamento speciale va a Mirko, Davide, Riccardo ed Enrico, che hanno creduto insieme a me alla realizzazione di questo progetto e che sono parte integrante della creazione di questa musica; un lavoro creativo, basato sul rispetto reciproco e sulla fiducia è fondamentale per ottenere risultati significativi. Mi auguro che, a voi che ascoltate, siano trasmessi calore, voglia di immaginare, relax, amore per la vita e senso dell’umorismo; questi, per me, sono tra gli aspetti fondamentali dell’esistenza e, perché no, della musica stessa. (Giulia Facco)

Di origini valdostane, Davide Mancini intraprende la carriera musicale sin da giovanissimo, suonando come batterista di un gruppo chiamato "O’Connel Street Band". Divenuto front man, suona per molti anni con i "Celtica", band rock con la quale si esibisce per tutto il nord Italia. Di quel periodo vi è un LP intitolato "L’altro rock" che riscosse anche un discreto successo di vendita. Terminata l’esperienza rock inizia la carriera vera e propria di cantautore e affronta lunghe e faticose tournée in Italia ed anche in Francia, Spagna, Germania, Irlanda. Ha aperto la tournée del gruppo americano "The Connels" e partecipato in questi anni a "Pistoia Blues" , "Telethon", “Arezzo Wave”, “Porretta soul”, essendo ospite altresì di numerose trasmissioni televisive.
Ha aperto il concerto di Vinicio Capossela e Marco Carena al divina di Aosta nel 1995, ha suonato al Tavagnasco Rock prima dei Modena City Ramblers nel 2001 ed ha suonato prima di Bruno Lauzi al Palais di Saint Vincent nel 2005. Ha inoltre registrato e suonato assieme ai fratelli Severini dei Gang, celebre band combat-rock, il brano “La sagra del bla bla”. Nel 2007 ha presentato il proprio cd, suonando e cantando al Giacosa con il leggendario Mauro Pagani. Nel 2008 è stato invitato al prestigioso festival di Hué in Vietnam ed ha intrapreso una lunga tournée in Asia.
Il suo primo album, "Madame Gerbelle", ha riscosso immediatamente un clamoroso successo di pubblico e critica, catapultando Davide Mancini nella classifica ufficiale Indie Music Like (gennaio 2008) delle radio e dei new media.
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Questo lavoro, autoprodotto, segue l'esordio del 2008. Cantautore solitario, amante di Cervantes e dei gatti, lontano dai social e professore di letteratura italiana in un liceo musicale, Mancini esprime in questo disco la disillusione davanti ad un mondo ipocrita ed irredimibile (“Poesia e democrazia” e “Storia di un galoppino”). Nel pezzo che dà il titolo all'album, Mancini canta: “Le sere in cui mi sento altruista / Io verso etica sul mondo / Alternativo un poco idealista / Senza dubbio un vero conformista” Il disincanto si sprigiona in questi versi dalla melodia accorata, dolce e malinconica.
Anarcoide in stile Gaber, e quindi allergico al potere, l'autore non crede nella politica attuale e, per non voler prostituire la propria intelligenza, preferisce dedicarsi all'imponderabile dell'esistenza e all'amore per l'arte (“Luna”, “Gardel” e “La favola della vita”). Un irridiscente atmosfera trasognata ci abbraccia ascoltando “Luna”, versi che ricordano i poeti della generazione del '27, e in particolare Garcia Lorca.
L'amore per chi viene da origini umili e la compassione e la misericordia per i poveri sono i temi sui quali si poggiano entrambi i lavori discografici. La canzone “Memoriale” è dedicata, infatti, ai profughi che sbarcano nel nostro paese affinché “si dissolvano le ombre su questo vergognoso letargo”. “Io ti vedo attraverso parole a me ignote / Il pane rubato la sete che acceca / Ti vedo attraverso parole tradite / Il legno sfondato il cielo che annega.” canta l'artista, con lemmi che colpiscono per il loro fascino penetrante a un tempo amaro.
Un disco poetico, insolente ed intransigente che ricerca ed insegue il mito dell'uguaglianza e della giustizia sociale.
Il lavoro è stato registrato a Milano presso lo Studio Aurora di Massimo Spinosa, celebre bassista di De André, De Gregori e Vecchioni.
Chiara Zanetti
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