https://www.demotest.eu/nerospinto/payoff.png

Intervista a Gregory Fusaro, ideatore e direttore artistico della rassegna MILANO: MANEGGIARE CON CURA-  "Essere underground non significa necessariamente essere invisibili o marginali"

Intervista a Gregory Fusaro, ideatore e direttore artistico della rassegna MILANO: MANEGGIARE CON CURA- "Essere underground non significa necessariamente essere invisibili o marginali"

Al via venerdì 16 ottobre la seconda edizione della rassegna MILANO: MANEGGIARE CON CURA- Una sera a Stadera. Cinque appuntamenti, da ottobre 2026 a marzo 2027, alla Biblioteca Chiesa Rossa (Via San Domenico Savio n.3, 20142 Milano) nello storico quartiere Stadera.

La rassegna, per la direzione artistica di Gregory Fusaro, è realizzata in collaborazione con la casa editrice Edizioni Underground? e l’Associazione culturale Cose Underground?.

Lo spirito è quello di accostamento/contaminazione di forme artistiche che germogliano sotterraneamente: letteratura, musica, teatro, memoria e nuovi codici espressivi si intrecciano in uno spazio autentico di condivisione e sperimentazione.

Alla base c’è un ripensamento del territorio come catalizzatore di fermenti creativi e visioni culturali inedite. 

La rassegna MILANO: MANEGGIARE CON CURA ha, volutamente, un programma aperto e flessibile:il palinsesto di eventi non è rigido o “calato dall’alto", ma è progettato per evolversi nel tempo mediante il coinvolgimento attivo del tessuto cittadino e il recepimento di stimoli, progetti e varianti che emergono dal “basso”. Non è una semplice vetrina di eventi ma un incubatore di partecipazione civica e rigenerazione urbana.

Nerospinto ha incontrato l'ideatore e direttore artistico della rassegna, Gregory Fusaro, che è anche editore, scrittore, poeta e regista. Ci ha risposto con lo stesso senso critico, con quel medesimo atteggiamento dubitativo-costruttivo del quale sono figlie tutte le sue iniziative, lontane dall'acritica accettazione di convinzioni dogmatiche e aperte al dibattito sulle dinamiche postmoderne tra società, cultura e etica.   

 

 

Sta per partire la seconda edizione della rassegna MILANO: MANEGGIARE CON CURA- Una sera a Stadera, da lei ideata e diretta. Questa nuova edizione si pone in una linea di continuità con la prima? Ci sono degli elementi di novità?

 

Il progetto segue il percorso della prima edizione, seppur con piccoli cambiamenti strutturali che mirano ad incrementare le collaborazioni e la contaminazione con altre realtà e con nuovi artisti. L'idea di fondo rimane quella di far incrociare linguaggi artistici diversi nel corso di un evento, creando un filo conduttore e coinvolgendo progetti artistici non necessariamente simili (anzi, meglio che non lo siano). Nasce nel quartiere Stadera di Milano, ma l’idea è di rendere questo format flessibile e adattabile anche ad altri spazi della città. Le periferie sono vive e l’attività culturale può diventare un megafono importante in un momento storico in cui nelle grandi città viene valorizzato quasi esclusivamente il centro, isolando il resto.

 

 

Ci dà una sua definizione di cultura underground?

 

Credo che oggi abbia un significato e un peso diverso rispetto al passato, tuttavia continua a ben rappresentare l'esigenza di creare un'alternativa al sistema.

È anche vero che se spesso i nostri nonni sono stati più underground di noi, qualcosa è andato storto ultimamente. I percorsi alternativi sono sempre esistiti e, probabilmente, sempre esisteranno. Il problema oggi è riuscire a veicolare certi messaggi e utilizzare al meglio gli strumenti, potenzialmente enormi, che abbiamo.

Ma per me oggi la cultura underground è esattamente ciò che era quando avevo vent'anni: la possibilità di esprimersi liberamente senza pensare troppo al risultato e puntando sulla forza delle proprie idee. Oggi sarà cambiata nella sua forma, ma non nella sostanza: resta il simbolo della libertà espressiva. Ed è sempre utile chiederci “siamo underground?”

 

 

«(...) di fronte ai dibattiti sulla radicalizzazione del postmoderno e la pervasività della comunicazione e degli spostamenti che comporta la globalizzazione, ci troviamo in una condizione di liberazione del dress code e di meticciato culturale, che sebbene non rendano obsoleto il concetto di underground, lo cambiano profondamente dall’interno.»(Carlotta Petracci, Underground e media, Vapore Magazine) 

É d’accordo?

Nel postmoderno sfuma il confine tra "sotterraneo" e “mercato”?

 

Credo che il confine sia diventato molto più sottile, se non in certi casi quasi inesistente. Oggi tutto può essere intercettato dal mercato, anche ciò che nasce per contrastarlo. Ma essere underground non significa necessariamente essere invisibili o marginali: significa mantenere una propria indipendenza, anche quando si utilizzano strumenti e linguaggi mainstream. La questione, forse, è capire quanto siamo disposti a mettere in discussione noi stessi. E quanto siamo disposti a pensare al "noi" piuttosto che all’"io". Ad esempio, riuscire a creare una rete su temi sociali, esprimendo un messaggio libero da etichette e costrizioni di varia natura, è underground. E se questo messaggio poi viene abbracciato dal mainstream va benissimo e dobbiamo accettarlo (e rispettarlo).

 

 

Per la definizione del cartellone degli eventi c’è stata una collaborazione tra la casa editrice Edizioni Underground?

e l’associazione Cose Underground?”. Come è nato il palinsesto?

 

Il palinsesto nasce dalla rete artistica e umana creata in quasi dieci anni di attività. La casa editrice, da me fondata insieme a Maurizio Mozzoni, mi ha permesso di conoscere tantissime persone, non solo autori o editori. Un capitale umano di immenso valore che merita di essere condiviso. Oltre al programma principale, già annunciato, ci sarà un programma parallelo curato insieme a Cose Underground?, associazione che oltre a proporre artisti, ricerca quotidianamente collaborazioni con altre realtà territoriali.

Credo che l'unione tra realtà e collettivi sia fondamentale, anzi, vitale, per contrastare l'individualismo di quest’epoca.

E l'associazione in questo si sta rivelando preziosa, grazie a Giovanni Pessina, Lorenzo Zucchi e al loro attivismo.

 

 

 

 

 

L’autore che pubblica con Edizioni Underground? è di norma un sovversivo, tra virgolette, un contestatore del sistema? Sembrerebbe arguirsi dal manifesto della casa editrice…

Bisognerebbe chiederlo agli autori! A loro chiedo solo di essere liberi. E sinceri.

 

 

Lei è anche poeta, scrittore, regista. Vuole regalare ai lettori di Nerospinto un suo verso e un consiglio di visione (nell’ambito della sua filmografia)?

Sicuramente invito tutti a cercare SE IL CIELO È TRADITO. LA STORIA DI CLAUDIO GALUZZI. È il mio ultimo documentario e racconta la storia di un operatore culturale che per me, oggi, è il buon esempio da seguire. Capace di aggregare, stimolare, far crescere persone e movimenti artistici.

 

Non ho miei versi da condividere al momento, mentre scrivo penso però a un grande artista originario della mia terra, morto il giorno in cui sono nato:

“E al mattino al mio risveglio cerco in cielo gli aironi

e il profumo bianco del giglio

cerco in tutte le canzoni

e in un passero sul ramo

uno spunto per la rivoluzione”

(Rino Gaetano)

Claudia Erba
Claudia Erba è nata nel 1983 ad Alghero (SS). Ha conseguito la “Laurea magistrale in Giurisprudenza” e un Master in “Social Media Management Specialist”. Nel 2017 ha conseguito il tesserino di giornalista, con iscrizione all’ODG Sardegna; si occupa di musica, costume e società e collabora, tra gli altri, con “SOund36 Magazine di Cultura Musicale, Arti e Spettacolo”, “Nerospinto” e con il bimestrale cartaceo “Rivista Ieri, Oggi, Domani”. Da qualche anno è anche paroliere. Dal 2015 cura la comunicazione degli artisti dell’etichetta discografica La Stanza Nascosta Records, con sede legale ad Alghero ma operativa in tutta Italia. Ha fondato nel 2017 "Verbatim Ufficio stampa”, diretto alla promozione di produzioni artistiche ed eventi culturali. Ha all’attivo la raccolta poetica Adagio con brio. Trentanove poesie e una canzone (Catartica Edizioni, Collana Tremori, 2018), con prefazione del Premio Unesco Oliviero Malaspina (ultimo collaboratore di Fabrizio De André) e la raccolta “Il passo del domani” (Edizioni Il ragazzo Innocuo, di Luciano Ragozzino, 2025). Vive tra Alghero e Costa Paradiso.
""

NEROSPINTO
Testata giornalistica online. Reg. Tribunale di Milano n° 276-9/92013

 

Nerospinto è un progetto dell'Associazione Rosaspinto
Via Schiaffino, 25 20158 Milano (Citofono 1002)
P.IVA 0755308096

 

CONTATTI
info@nerospinto.it

direttore@nerospinto.it
vicedirettore@nerospinto.it
redazione@nerospinto.it

>> LINK REDAZIONE