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Due ragazzi come tanti, un unico desiderio: quello del cambiamento, quello di rendere la cittá di Milano un posto migliore in cui vivere. Un sogno comune che li ha legati non solo ad un’amicizia vissuta fra le mura del centro sociale Leoncavallo, uno dei luoghi in cui il bisogno di migliorare la societá dell’epoca costituiva la prioritá dell’aggregazione. Ad unirli é una tragedia consumatasi quel lontano 18 marzo 1978, quando ancora diciottenni credevano che un mondo diverso fosse possibile e lo volevano a tutti i costi. Lo dimostravano attivamente, fino all’ultimo istante della loro troppo e maledettamente breve vita. A coinvolgerli a quel tempo, era infatti un’iniziativa che voleva combattere il traffico della droga del quartiere Lambrate legato alla destra eversiva.
Sono passati trentacinque anni da quel giorno, dal giorno in cui Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci decidono di passare la serata come era loro solito, quattro chiacchiere, un concerto, tanti amici. Cenano insieme, intorno alle 20.00 escono di casa, un edicolante li sente parlare a proposito dei fatti che in quei giorni erano testimonianza viva delle grandi contraddizioni storico politiche del nostro paese. Quei fatti storici avvenuti proprio in quei giorni e che hanno segnato la storia italiana profondamente, uno tra i quali il rapimento dell’onorevole Aldo Moro. Percorrendo le vie del quartiere Lambrate, diretti al centro sociale Leoncavallo, raggiungono via Mancinelli. E’ esattamente qui, pressappoco al numero 8, che i loro sogni si imbattono nella furia omicida dei loro spietati carnefici, la quale identitá è rimasta ancor oggi un mistero. Tre persone che agiscono con freddezza e professionalità, due dei tre vestono cappotti chiari. Pochi scambi di parole, la situazione si colora di rosso, il colore del sangue di due persone appena diciottenni.
Un massacro impunito che continua ad essere un enigma, una giustizia che per negligenza e scarso interesse non ha saputo dare delle risposte, considerandolo forse un caso di ‘serie b’. Tra le poche certezze emerse dalle indagini, condotte inizialmente dal sostituto procuratore Armando Spataro e presto capitolate in un vicolo cieco e alla definitiva archiviazione nel 2000, è quella che Fausto e Iaio quella notte furono stati giustiziati. Troppo scomodo l’impegno di controinformazione che i due amici stavano svolgendo a proposito dei traffici di eroina che erano diventati il morbo del quartiere. A qualcuno il loro attivismo dava molto fastidio. Da Roma non tarda ad arrivare una rivendicazione da parte dei Nar, Brigata Franco Anselmi, fondata dallo stesso Anselmi che dodici giorni prima era stato ucciso durante una rapina a un’armeria, sempre a Roma. Rabbia e sgomento seguirono i giorni successivi il loro omicidio. Centinaia di migliaia i cittadini che il 22 marzo 1978, giorno dei funerali, non mancarono di scendere in piazza a manifestare il loro cordoglio. Un forte pianto collettivo, profondo sgomento e una ferita indelebile.
Il senso della speranza dei due amici che si spense sotto i colpi di otto proiettili Winchester calibro 7,65, ma il senso della loro lotta è ancora vivo in una cittá come Milano che non vuole dimenticare, che non deve ‘archiviare’ il ricordo, ma che sulla base di quello, necessita costruire un futuro fruttuoso, impegnato nell’opposizione di ogni logica neofascista. Pisapia definisce questo dramma di matrice inequivocabilmente politica, una sconfitta dello Stato, della giustizia e della democrazia, un fatto non accettabile, un caso che non ha mai visto la verità: ‘’non sono mai state svelate le trame ma solo lasciate intravedere.‘’
A Fausto e Iaio sono stati dedicati i giardini di piazza Durante, a due passi da piazzale Loreto, nel cuore del quartiere Casoretto, inaugurati un anno fa dal sindaco di Milano in onore dei suoi ‘’per sempre ragazzi.’’ Quest’anno Nerospinto consiglia lo spettacolo ‘Viva l’Italia’: una riflessione su quel passato che vuole farsi presente. Un testo inedito di César Brie, regista e attore argentino di lungo corso che vive e fa teatro a Milano. Uno spettacolo che presenterà la vita di 5 personaggi realmente vissuti e che metteranno in scena i segreti e i retroscena di uno dei delitti emblematici di un’Italia dal clima rovente. Un’Italia paese delle ingiustizie di stato e delle stragi fasciste rimaste impunite, ma che attraverso il teatro vuole dimostrare di non essere vigliacca. Alla sua elaborazione, oltre a documenti e libri che testimoniano i fatti, ha contribuito anche Maria Iannucci, sorella di una delle due vittime e presidente della ‘Associazione amici e familiari di Fausto e Iaio’. Al teatro Puccini l’uomo sará posto al centro della rappresentazione con i suoi sogni, gli errori e gli orrori, con un unico intento che mira a volerli trasformare in una speranza, ossia quella della possibile realizzazione di una societá libera dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La stessa per la quale Fausto e Iaio hanno combattuto e che sognavano per l’Italia.
VIVA L’ITALIA
le morti di Fausto e Iaio di Roberto Scarpetti, regia di César Brie
Dal 18 marzo al 14 aprile 2013 al Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 13
Mart/sab. ore 21.00, dom. ore 16.00
Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto giovani e anziani € 16
LA MOSTRA
Dal 18 marzo al 14 aprile, in occasione dello spettacolo Viva L’Italia sarà allestita un'installazione realizzata da alcuni studenti del Liceo artistico di Brera ispirata allo spettacolo e all'atmosfera degli anni 70.
Foyer della Sala Fassbinder . Ingresso libero
Scatolabianca è una realtà riconosciuta a livello nazionale, rivolta alle Arti Contemporanee, alla formazione e alla cultura. Opera con frequenza sempre più crescente in tutto il territorio e in importanti capitali europee e internazionali. Ha come protagonisti la critica e curatrice Martina Cavallarin direttrice artistica di scatolabianca, Federico Arcuri Art Director, Roberta Donato PR &comunicazione, l’artista Gianni Moretti Coordinamento progetti.
Via Curiel 8 è un film d’animazione che nasce dalla collaborazione delle autrici e illustratrici Mara Cerri e Magda Guidi: un cortometraggio in animazione della durata di 10 minuti. La storia del film è tratta dal libro illustrato Via Curiel 8 di Mara Cerri, pubblicato nel febbraio 2009 dalla casa editrice romana Orecchio Acerbo e descritto sulle pagine della rivista “Lo Straniero”, diretta dal critico Goffredo Fofi, come “un racconto per immagini armonico e speculare. Di grande economia e di massima tensione simbolica, secondo un’idea di magico oggi sempre più rara, per via della sua delicatezza e profondità e della sua capacità di andare oltre il reale verso un’idealità insolita”.
Il film è una co-produzione franco-italiana ed è stato realizzato secondo la tradizionale tecnica del cinema d’animazione: più di 4000 disegni originali, dipinti a mano nell’arco di due anni dalle due autrici.
Come descritto dal critico cinematografico Federico Rossin, il film è “bello perché fragile, delicato come un sogno, misterioso come una visione, leggero come una folata di vento, malinconico come una carezza ricordata”. “La seconda volta che ho visto il film mi sono fatto prendere dai buchi narrativi, da tutto ciò che non dite, non mostrate, non raccontate. E la testa parte davvero a costruire infinite altre immagini, a cercare ai lati dello schermo quello che non c’è, a immaginarsi cosa è accaduto/potrebbe accadere/non accadrà mai”: così descrive le sue sensazioni Emilio Varrà, presidente dell’Associazione Culturale Hamelin di Bologna.
La mostra rimarrà fino al 5 aprile
Sono esposti numerosi disegni originali che compongono il corto, selezionati e disposti in sequenze progressive che svelano e raccontano il movimento dei personaggi nelle sbavature e nella stratificazione del colore, alcune pitture in tecnica mista su tavola che ritraggono e rielaborano personaggi e scene del film e a coronamento della mostra viene proiettato in loop il film Via Curiel 8, nella sua versione definitiva.
Sempre nel 2008, inizia a lavorare a Via Curiel 8, la storia per un albo illustrato di cui è autrice unica (illustrazione e testi) e che sarà pubblicato dalla casa editrice Orecchio Acerbo nel febbraio 2009. Nel frattempo, realizza un progetto filmico dallo stesso soggetto, che vince il Premio della Giuria e il Premio Arte France al prestigioso Festival d’Animazione di Annecy (Francia).
Dal settembre 2009 al settembre 2011 collabora alla realizzazione del film con l’autrice di cinema d’animazione Magda Guidi, realizzando più di 4000 disegni dipinti a mano. Nel dicembre 2011, il film Via Curiel 8 vince la sezione Corti Italia del Torino Film Festival. Ha realizzato il video per lo spettacolo di teatro danza “You and me and everywhere”, una collaborazione con la regista performer Mara Cassiani . Lo spettacolo ha visto il suo debutto durante il Festival Santarcangelo dei Teatri 2012, con il sostegno di AMAT e L’Arboreto-Teatro Dimora.
Magda Guidi nasce a Pesaro nel 1979. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione e frequenta, successivamente, il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. In seguito realizza alcuni cortometraggi animati, selezionati in numerosi festival italiani e internazionali: Sì, però... (2000) 2° premio al Pesaro Film Festival del (sezione “L’attimo fuggente”) e 2° premio a Videocinema di Pordenone del 2001; “Nuova identità” (2003), videoclip per la band italiana Tre allegri ragazzi morti, premio della giuria a Videozoom di Tornaco (NO) 2003; Ecco, è ora (2004), gran premio “Castelli Animati” di Roma 2004.
Nel 2005 disegna una sequenza in animazione per il cortometraggio "Il nano più alto del mondo", diretto da Francesco Amato e prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 2009, insieme ad Andrea Petrucci e Sergio Gutierrez, realizza un film d’animazione di 45 minuti per lo spettacolo teatrale L’ultima volta che vidi mio padre, per la regia di Chiara Guidi (Socìetas Raffaello Sanzio).
Camilla Falcioni nasce a Bournemouth (GB) nel 1976. Si laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli studi di Bologna, sede di Ravenna. Dal 2004 al 2009 coordina l'ufficio di Pesaro di Arthemisia, societa' leader nell'ideazione e produzione di mostre ed eventi culturali.
Dal 2010 è responsabile dell’ufficio stampa e promozione di Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive di Pesaro. Si occupa di organizzazione eventi e convegni e collabora con Mara Cerri e Magda Guidi da gennaio 2012.
ArT-Za compie un anno e lo fa concentrando in un'unica serata, sabato 16 marzo, ed un'unica location, l'art café BLAM, un mix godereccio ed esclusivo di arte e cultura..
Noi di Nerospinto amiamo assaporare le nostre serate con questo connubio perfetto e questo party ha tutti gli ingredienti in regola per crearne uno saporitissimo, che placherá, almeno per una sera e sotto un unico tetto, tutta la vostra inesauribile fame di arte e musica.
Ma non è tutto. Oltre al gustosissimo cocktail fotografia, suoni e creatività, per soddisfare il vostro languore di arte e divertimento, potrete godere del nuovo live art di Marcello Gatti, emozionarvi con il dj set di Sergione Infuso, farvi ritrarre da Roberto Finizio, scoprire il Bop che c’è in voi insieme a Luz. Special guest della serata sarà Matteo Di Pascale che vi leggerà i suoi tarocchi della creatività e ospite d’onore Glix Atelier che festeggerà il compleanno con una golosa sorpresa per tutti i presenti.
Spingiti oltre, fallo culturale qui.
Sai Farlo Culturale?
Sabato 16 Marzo
Dalle 21.00
BLAM
Via Ronzoni, 2 - Milano
“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.
Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.
Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.
Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.
Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.
"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."
DOMANDE:
1- Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?
Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.
Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal “conosci te stesso” socratico.
La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.
Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.
2- Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?
Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.
In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica, è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.
Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.
3- Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?
Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale, non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.
4- Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?
Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.
Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.
5- Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?
Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.
6- Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?
Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.
La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.
Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.
7- Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?
Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto, avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.
La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e le parole che esprimiamo. Sorridere.
8- Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?
Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.
Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa. Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di essere o di dover diventare.
9- Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.
Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.
A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.
10- Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?
Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.
Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)
BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA
1- L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana
2- Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.
3- Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti
4- Un viaggio utile_ tutti
5- Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo
6- Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro
7- La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.
8- Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco, sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.
9- Colore preferito_ blue ma anche verde
10- Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey
Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.
Web: http://hohmstreetyoga.com/ - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano
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La celebre commedia di Aristofane con l’Ensamble Stabile Fondazione Teatro Due torna in scena fino al 24 marzo al Teatro Elfo Puccini di Milano.
In un periodo di forte instabilità per il nostro Paese, gli attori si interrogano, con comicità e leggerezza, sul ruolo fondamentale che possono assumere la cultura, l’arte, la poesia e il teatro nei confronti della società e delle sue sorti.
“Come si può salvare una città che non sa distinguere il bene dal male?”
Attraverso l’umorismo e l’ironia si cerca di giungere ad una verità, conducendo il pubblico in un viaggio surreale e improbabile lungo gli inferi, al termine del quale risiede la salvezza della polis e forse la risposta che stiamo cercando.
Il classico di Aristofane rappresenta una riflessione sempre attuale: parla di una società in decadimento che sa trovare rifugio nella cultura e nel teatro.
Sta a noi, ora, ritrovare i nostri Eschilo ed Euridipe.
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33, Milano
Tel. 02 00660606
Sala Shakespeare
Orari: mar-sab 21:00 / dom 15:30
Durata: 105' con intervallo Prezzi: Intero euro 30.50 Martedì biglietto unico euro 20 - ridotto <25 anni - >60 anni euro 16 - gruppi scuola euro 12
Per acquistare i biglietti: http://www.vivaticket.it/
Noi di Nerospinto amiamo i sentimenti forti, l'essere esteti della parola che si trasforma in dramma, ci spingeremo al Teatro Manzoni, e voi?
Dopo il successo ottenuto dal debutto nazionale a Chieti, e dalla tappa nella splendida cornice della Capitale, il Vate arriva a Milano.
In occasione del 150° anniversario della nascita del Vate, avvenuta a Pescara nel 1863, l’Italia celebra uno dei maggiori poeti e personaggi della cultura del 900. Prendendo spunto dall’approfondita biografia del poeta abruzzese, scritta da Giordano Bruno Guerri, storico prestigioso e presidente del Vittoriale degli Italiani, Edoardo Sylos Labini interpreta e scrive insieme a Francesco Sala “Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie”: una pièce assolutamente innovativa che ripercorre la vita di un artista straordinario, che ha saputo imporre i propri sogni e le proprie idee in un susseguirsi di amori, passioni, infedeltà, avventure mondane e politiche, oltre che autentiche provocazioni poetiche vissute sempre con vittorioso clamore. Lo spettacolo, prodotto da RG Produzioni, ha debuttato il 9 febbraio a Chieti al Teatro Marrucino e sarà in scena a Milano dal 20 al 24 marzo nella prestigiosa cornice del Teatro Manzoni. Lo spettacolo rientra tra le iniziative de Il Vittoriale degli Italiani in programma nel 2013 per le celebrazioni ufficiali del 150° anniversario della nascita di Gabriele d’Annunzio e intende restituire al pubblico l’affascinante figura del Vate. Diretto dal regista Francesco Sala, è un tributo ad una delle personalità più controverse della scena culturale italiana del Novecento, un artista che ha saputo imporre i propri sogni, facendo “della propria vita come si fa un’opera d’arte”.
IL DISCO TEATRO
Edoardo Sylos Labini presenta lo spettacolo utilizzando un nuovo format teatrale unconventional: il “Disco Teatro”. Così ribattezzato da un critico, questo genere vede in scena una consolle dj ed è proprio sulle sonorità mixate e suonate dal vivo che gli attori interagiscono, arrampicandosi sui crepacci dei suoni e giocando con i ritmi dei piatti.
LO SPETTACOLO
Ispirato alla straordinaria biografia dell’eroe di Fiume, lo spettacolo “Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie”, scritto da Edoardo Sylos Labini e Francesco Sala con la consulenza di Giordano Bruno Guerri, traccia la vita dell’artista scandita dal succedersi di amori, passioni, infedeltà, avventure politiche e mondane, autentiche provocazioni poetiche vissute sempre con vittorioso clamore. “Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.” (Gabriele d’Annunzio) D’Annunzio, amante instancabile, dalla sua stanza del Vittoriale rende omaggio alle sue donne: da Eleonora Duse alla moglie Maria Hardouin d’Altemps, dalla pianista Luisa Baccara, passando per la governante Amélie Mazoyer attraverso i versi de “Il Piacere”, de “Il Fuoco” e rivivendo un’insolita versione elettronica de “La pioggia nel pineto” mixata con le grandi arie di Wagner. In scena con Edoardo Sylos Labini, Giorgia Sinicorni nei panni della governante Amelie Mazoyer e Silvia Siravo in quelli di Luisa Baccara, mentre Alice Viglioglia interpreta la moglie Maria Hardouin e con la partecipazione di Viola Pornaro nel ruolo di Eleonora Duse. Nel cast anche l'inseparabile dj Antonello Aprea, con il quale l'attore da dieci anni sperimenta la formula del Disco Teatro. Le scene e i costumi sono affidati all'estro di Marta Crisolini Malatesta. Il maestro d’armi è Renzo Musumeci Greco. Il disegno luci è a cura di Sandro Manca. Le coreografie sono a cura di Marco Vesica mentre le fotografie sono realizzate da Pino Le Pera.
UNA MOSTRA PER ENTRARE IN “CASA D’ANNUNZIO” Dal 20 al 24 marzo 2013 presso il Teatro Manzoni di Milano In occasione dello spettacolo, RG Produzioni in collaborazione con DNArt organizzano presso il Teatro Manzoni di Milano l’omonima mostra, curata dallo storico Giordano Bruno Guerri.
IL FUMETTO DI GABRIELE D’ANNUNZIO In occasione delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario della nascita di Gabriele d’Annunzio, dal 7 febbraio 2013, in allegato con il quotidiano “Il Giornale”, sono disponibili 40.000 copie de il Fumetto “Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie", che ricalca lo spettacolo. La prefazione, a cura di Giordano Bruno Guerri, delinea al meglio il Vate come uomo quotidiano e segreto, mentre le chine e le matite di Marco Sciame ci regalano un’insolita rappresentazione del poeta.
Al Teatro Manzoni dal 20 al 24 marzo Biglietto: poltronissima € 30,00 - poltrona € 20,00 Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Uno spettacolo di Edoardo Sylos Labini In collaborazione con Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale
L'aria primaverile fa ancora un po' fatica ad arrivare, il sole inizia a fare capolino tra una nuvola e l'altra, però non si concede del tutto, ma per chi ama la notte e i sapori che regala tutto questo interessa poco..l'importante è avere aria nei polmoni sole nella testa e tanta voglia di scatenarsi.
E proprio questi sono gli ingredienti che regala la serata Razzputin, il giovedi sera dello Zoom Bar di via Panfilo Castaldi che ti invita ad unirti alla sua crew fatta di arte, musica, street culture e urban style.
Questo giovedì le avances di Razz sono molte, diverse e tutte pronte ad incuriosirti: photo expo “Americana” by Kseniya Stasiankova, design expo “Scombinato” by Antonio Colomboni e vintage expo “Boy Soprano”- Vintage Shop.
Moda, sguardi e colori urbani serviti sul dancefloor con il sottofondo di musica e passione dei dj Dave e Donut che a colpi di rock'n roll, electro funk, indie rock e molto altro sono pronti a servirti la loro anarchia sonica senza pregiudizi.
Ad accompagnarli in console “The Bad & The Ugly”, vj della serata Glam Noise.
Dalle 22:30 Razzputin ti aspetta, noi non mancheremo.
ZOOM BAR Via Panfilo Castaldi 26.
Per maggiori info http://razzputincrew.blogspot.it/
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Con un semplice gesto potrete salvare tutti gli eventi a cui desiderate partecipare, in modo da tenere sempre aggiornata l’agenda con tutti vostri eventi preferiti. Inoltre Yeep è programmato per consigliarvi gli eventi più cool della settimana e quelli veramente imperdibili.
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Info e Contatti:
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