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I newyorkesi Fun., reduci dal sold out planetario dell’album Some Nights, saliranno sul palco dell’Ippodromo del Galoppo di San Siro martedi 11 giugno, per la seconda serata del City Sound Festival di Milano.
Un successo, quello dei Fun, arrivato dopo anni di gavetta, con la pubblicazione di singoli passati inosservati e collaborazioni infruttuose.
La svolta arriva nel 2011, quando i 3 danno alle stampe il singolo We Are Young, impreziosito dalla voce di velluto della soulgirl Janelle Monáe: il video, con immagini a rallentatore e un gusto un po’ vintage, entra in heavy rotation su MTV e si consacra ad inno dei teenagers (e anche dei meno teen e più agers).
La magia si ripete con il singolo Some Nights del 2012, dal video ispirato alla Guerra Civile Americana: i Fun non si fermano più e collezionano importanti collaborazioni, come quella del lead singer Nate Ruess con Pink.
Non fate i vecchi e scatenatevi con i Fun. al ritmo della gioventù (per ora non ancora bruciata!)
I Paramore inaugurano il City Sound Festival di Milano il 10 giugno, con un concerto presso l’Ippodromo del Galoppo di San Siro.
Si tratta del primo concerto di un mini tour italiano che toccherà Bologna il 10 settembre.
La band di Hayley Williams, reduce dall’abbandono dei fratelli Josh e Zac Farro, rispettivamente chitarrista e batterista, presenta il nuovo disco, intitolato semplicemente “Paramore”.
Si tratta di un lavoro sincero, maturo, innovativo, che permette alla giovane compagine statunitense (composta, oltre che dalla Williams, dal chitarrista Taylor York e dal bassista Jeremy Davis) di allontanarsi dal clichè di band à la Twilight, per esplorare sonorità innovative, come dimostra l’introduzione dell’ukulele.
Le 17 tracce di Paramore, intrise di elementi di elettronica, punk, new wave e gospel, risentono di influenze “alte”, come le icone del post-punk britannico Siouxsie and the Banshees, i Nine Inch Nails, No Doubt e addirittura Elvis Presley.
I fan dei Paramore hanno dimostrato di aver gradito il cambiamento di rotta, come dimostra il successo registrato nella classifica americana di Billboard cosi come in quelle di mezza Europa.
Lasciatevi trasportare dalla grinta della rossa Hayley e date inizio ad un’estate in musica!
City Sound Milano 2013
Ippodromo del Galoppo di Milano
Via Diomede 1 (ingresso da Piazzale Lotto)
www.citysoundmilano.com
Non era mai passato così tanto tempo tra un album e l'altro per i Queens of the Stone Age: dalla metà degli anni ’90 a ogni biennio circa sfornavano un disco; questa volta Josh Homme ha voluto prendersi molto più tempo. Era il 2007 l'anno in cui uscì ‘Era Vulgaris’, un lavoro che non si può descrivere in altre parole se non con l’aggettivo ‘brutto’.
E’ vero che all’origine di tutto ci furono i Kyuss, gruppo fondamentale dello stoner rock dal quale si generarono i QOTSA, ma cerchiamo di dimenticarcene, perché non è di loro che si sta parlando, non più, non fissatevi su questo e mettetevi l'anima in pace. Quindi inizio con l’accennarvi che per ‘...Like a Clockwork’ Josh Homme ha chiamato a sé, oltre a Troy Van Leeuwen, Dean Fertita e Michael Shuman, parecchi compagni di avventure: il grandissimo Mark Lanegan, il fido Nick Olivieri (Kyuss, Mondo Generator), il simpatico David Grohl (Nirvana, Foo Fighters), l'altalenante Trent Reznor (Nine Inch Nails, How to Destroy Angels), il baronetto Elton John, il giovane Alex Turner (Arctic Monkeys, The Last Shadow Puppets), il colorito Jake Shears (Scissor Sisters) e la moglie di Josh, ovvero Brody Dalle.
Tantissima gente chiamata per rendere il suono e il risultato il più possibile vicino ai vecchi successi, il problema è che questi amici e compagni di bagordi si sentono appena o sono relegati nei cori o in comparse che lasciano il tempo che trovano: tanto clamore intorno alla presenza di Elton John e poi, sentendolo in ‘Fairweather Friends’ (canzone scritta dal Lanegan migliore), siimmagina che potrebbe benissimo essere una bufala. Non pensate però che ‘...Like a Clockwork’ risulti l’ennesimo calo della band, perché i ragazzi tornano a scrivere brani come si deve e riescono a toglieresi di dosso quella cattiveria gratuita e scontata che faceva davvero pena. ‘If I Had a Tail’ ci riporta indietro nel tempo e nel suo incedere ci convince; ‘I Appear Missing’ è lenta e noir, avvolge e affascina con quelle sue chitarre così riconoscibili; tutto l’alternative rock di ‘I Sat by the Ocean’ e ‘Kalopsia’ scritta da Alex Turner di sicuro non sono male.
Una bilancia ben calibrata tra riff granitici e melodie toccanti, le canzoni sono state scritte bene (grazie anche agli aiuti di Turner e Lanegan, come citato sopra) ma capita la sensazione di avere a che fare con cali imbarazzanti di ispirazione e di relativo appiattimento. In conclusione mi dispiace ammettere che i QOTSA non hanno voluto strafare ma nemmeno applicarsi, in così tanto tempo avuto a disposizione, per un rilancio efficace della band. Questo nuovo album è buono, tutto sommato, ma ci si aspetta molto di più da Joshh Homme & C. Potete però star sicuri che se non dovessero ubriacarsi troppo il loro tour sarà una bomba.
Vi lascio, questa volta sul serio, con le ultime parole della emozionale title track: “One thing that is clear / It’s all down hill / From here”.
Sito Internet: www.qotsa.com
Facebook: www.facebook.com/QOTSA
Andrea Facchinetti
Bruce Springsteen, il Boss, ritorna in Italia per due imperdibili date: stasera, 3 giugno, a Milano presso lo Stadio San Siro e l'11 luglio a Roma, presso l'Ippodromo delle Capannelle.
Si tratta di due occasioni uniche per ammirare la potenza scenica della E Street band e per farsi trascinare dal potente sound del rocker e cantautore di origini italiane.
Le storie della provincia americana, con le sue speranze e i suoi sogni, ritornano ad emozionare l'Europa, trasportando gli spettatori in un viaggio attraverso l'American Dream, un sogno che da sempre affascina le generazioni, fatto di, duro lavoro, self-made men, birra e hot dog.
L'America come meta da seguire, come vero e proprio state of mind, ma anche la terra delle grandi contraddizioni, del ricco contro il povero, delle grandi città che fagocitano il deserto.
Queste sono le storie narrate da Bruce Springsteen nelle sue canzoni, poesie in musica in cui si incontrano ballerine, muratori, operai, giovani in fuga verso il futuro lungo la Route 66, Mary che danza sul portico e il fantasma di Tom Joad.
"I believe in the faith that could save me,I believe in the hope and I pray that some day it will raise me above these Badlands...(Bruce Springsteen-Badlands,1978)
A 74 anni scompare il fondatore dei Doors.
Lui odiava Oliver Stone, il regista che fece rivivere una seconda giovinezza ai The Doors e alimentare il mito del Re Lucertola. Non sopportava l'aurea da “fattone” che il film aveva appiccato a Jim. Jim era anche altro, molto altro: un poeta visionario, un grande performer, una voce immortale. Un amico.
Lui era il timido studente che convinse l'amico Morrison, nel '65, a intraprendere la carriera musicale fondando la band che cambiò la storia del rock degli anni '60, quella stessa band che ambiva ad aprire le porte della percezione che Huxley profetizzò in The Doors of Perception.
Colui che diede la piega musicale al sound della band, l'abilissimo pianista che non fece mai rimpiangere la mancanza di un basso.
Colui che con le sue intuizioni traghettò i Doors verso l'eternità, santificando suite che rimarranno per sempre nell'olimpo della musica: “Light My Fire”,“The End” e “When The Music is Over”, la musica è finita, parafrasando uno degli inni doorsiani. La musica si è fermata. Il suono della tastiera più innovativa della storia del rock, si è fermato. Le mani dell'uomo che non si rassegnava a chiudere il mito, portando, discutibilmente, un sosia di Jim Morrison a cantare sul palco insieme all'amico Robby Krieger ( ma non al batterista John Densmore) in un tour che l'anno scorso transitò anche a Milano. La musica finisce, ma non si spegne l'eco:
The face in the mirror won't stop
The girl in the window won't drop
A feast of friends alive she cried
Waiting for me outside
I Kasabian, bad boys della musica inglese, tornano in Italia per un’unica data esclusiva: il 30 maggio si esibiranno infatti gratis in Piazza Duomo a Milano per Casa Bacardi Live (produzione Trident Entertainment).
Si tratta di un’occasione più unica che rara, per i fans italiani, di ascoltare dal vivo i quattro ragazzi di Leicester assurti a fama europea nel 2004, con la pubblicazione del loro primo omonimo album.
Il disco, trascinato dall’ipnotica L.S.F (Lost Souls Forever), raggiunge ottimi piazzamenti in tutte le charts europee e fa conoscere ai più il talento da paroliere dell’anglo-italiano Serge Pizzorno.
Le sue liriche si sposano magnificamente con la voce magnetica del leader Tom Meighan, e si accompagnano ad un mix tra rock anni settanta ed elettronica, che consacra i Kasabian, con tanto di benedizione della bibbia della musica britannica, la rivista New Musical Express (NME).
Il successo mondiale arriva con i due album successivi, Empire (2006) e West Ryder Pauper Lunatic Asylum (2009), quest’ultimo impreziosito da singoli di successo come Vlad The Impaler, Where did all the love go? e Underdog.
Il quarto album, Velociraptor!, viene dato alle stampe nel 2011 e scala le classifiche grazie alla malinconica Goodbye Kiss.
La band si ispira alle sonorità rock e psichedeliche degli anni ’70, senza disdegnare suggestioni elettroniche ed elementi di Brit Pop à la Oasis. Il look di Pizzorno e Meighan rafforza l’identità squisitamente hippie della band, spaziando da pantaloni a zampa d’elefante, camicione a fiori, baffoni Beatlesiani e caschetti molto Swinging London.
In un panorama musicale sempre più appiattito e conformista, i Kasabian sono una boccata d’aria fresca per tutti coloro che, nella musica, cercano sostanza e stile.. e che stile!
A partire dal 10 giugno fino al 31 luglio per tutti gli amanti della musica partirà la seconda edizione della rassegna dell'estate musicale milanese chiamata City Sound.
L'obiettivo è quello di imporsi come uno degli eventi dedicati al suono tra i più importanti d'Europa. Il festival vanta una vasta partecipazione di artisti di fama internazionale, per creare un'edizione eclettica e ancora più ambiziosa della precedente, raddoppiando il numero di concerti con oltre 50 giorni di programmazione alternando cantanti presenti sulla scena rock, pop, hip hop, blues, jazz. Ci saranno anche concerti di musica elettronica con diversi live di alcuni fra i più importanti Dj.
Il festival sarà allestito all'ippodromo del Galoppo in via Diomede 1 a Milano, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.
Il programma artistico di City Sound 2013 è in fase di definizione. La direzione artistica del Festival sta lavorando per costruire un cast di alto livello con i nomi più interessanti della scena live e anche per il 2013 si proporrà come uno straordinario evento: il suono della città ha finalmente trovato la sua casa.
Il calendario di giugno prevede artisti come Paramore, Fun, The Killers, Mario Biondi, Toto, Korn e Motorhead, mentre a luglio ci saranno The National, Simona Molinari, John Legend, Iggy, Wu Tang Clan, Skunk Anansie, Atoms For Peace, Davide Van De Sfroos, Deep Purple, Earth Wind & Fire, Tiesto, Santana e Blur.
Per maggiori informazioni visitate il sito www.citysoundmilano.com
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0263793389
Jenny Hval, classe 1980, non deve essere una persona semplice da capire, in realtà deve essere un po' folle in quanto artista. Questa ragazza norvegese si è fatta da sola, il suo nome circola da anni come scrittrice, giornalista e artista (sonora e non), all'improvviso nel 2011 Wire presenta il suo disco di debutto così: “a stunning achievement both conceptually and musically.”
È proprio 'Visceral', uscito per la Rune Grammofon che non l'ha più lasciata da sola, che ci avvicina al suo mondo, fatto di silenzi e di partenze in sordina che poi esplodono con frasi che ti lasciano di sale: “I arrived in town with an electric toothbrush pressed against my clitoris, after a few weeks it ran out of batteries […] between my lips” ('Engines in the City' apripista di 'Visceral'). Un non so che di morboso ritorna anche in questo 'Innocence is Kinky' (titolo che è forse un omaggio al disco degli Einstürzende Neubauten?) sempre in apertura con la title track che trasuda rock in modo scomodo: “That night, I watched people fucking on my computer...” e continuando potete imbattervi in altro.
Il corpo femminile, la sessualità, i media e le città sono i temi dominanti che ritornano e che Jenny utilizza per costruire le sue canzoni e per raccontare le sue storie. 'Mephisto in the Water' è eterea, dolcemente il suono che prima ci culla lascia lo spazio necessario alla voce che sale verso l'alto; 'I Called' stride tutta e rimbalza nell'aria come una pallina lo-fi impazzita, mentre 'Oslo Oedipus' sperimenta e si distacca dal terzetto iniziale, quasi come per spezzare l'atmosfera, con uno spoken word.
C'è anche un richiamo cinematografico al film 'The Passion of Joan Arch' di Carl Theodor Dreyer e all'attrice che interpretò la pulzella d'Orleans nella straniante 'Renée Falconetti of Orleans'; il nome dell'eroina francese si ripresenta anche verso la fine, nell'ottava traccia dal titolo 'Is that anything on me that doesn't speak?'. 'I Got no Strings' è la più ritmata e sembra quasi di stare ad ascoltare una P. J. Harvey in chiave sciamana che lancia maledizioni come se piovesse; 'Death of The Author' chiude con una prova di songwriting intelligente e l'arte di Jenny si sente tutta, mostrandoci sensibilità e innovazione.
Un disco davvero più corposo, rispetto al lavoro passato, meno sperimentale e più concreto dove il misto tra il rock, il noise, lo spoken word e la new wave rende 'Innocence is Kinky' un album davvero importante e da avere assolutamente nella vostra collezione. Voglio lasciare l'ultima parola, però, a Giacomo Leopardi proprio sull'innocenza, giusto per rimanere in tema e per farvi riflettere: “per innocente intendo non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso” (Zibaldone).
Sito Internet: www.jennyhval.com
Andrea Facchinetti
Il cantante, chitarrista ed ex-leader dei Dire Straits è stato protagonista di due spettacoli a Torino (2 Maggio) e a Milano (3 Maggio). Tornerà nel nostro paese a Luglio per altre cinque date.
Il 2 Maggio mi trovavo a Torino per una serie di piacevoli coincidenze: era molto tempo che un mio caro amico mi invitava a trovarlo nel capoluogo piemontese, in cui si è trasferito da qualche anno, e ho pensato di andare a fargli visita durante il ponte del Primo Maggio; non ero mai stato a Torino, mi ha sempre incuriosito come città e devo dire che ne sono rimasto gradevolmente sorpreso; alla mia ragazza piace Mark Knopfler, ha comprato due biglietti e mi ha chiesto di accompagnarla.
Dopo quarantotto ore passate tra la Mole Antonelliana, Piazza Carlo Alberto e Piazza Castello, e in un turbinio di sapori fantastici tra gelato alla gianduia, fassone alla bagna càuda e barolo doc, mi dirigo in dolce compagnia al Palaolimpico dove il cantautore scozzese comincerà il suo show alle 21 in punto.
Sarà stata la stanchezza per aver visitato troppo in fretta la città, sarà stato lo shock di aver pagato un mediocre panino e una birra calda 10 euro da uno degli innumerevoli paninari parcheggiati fuori dal palazzetto, saranno stati i posti non proprio vicini al palco (terzo livello non numerato), sarà che io non sono un grande fan dei Dire Straits e di Mark Knopfler in particolare, ma il concerto mi ha un po’ deluso.
Mi aspettavo uno show zeppo di blues, arpeggi infiniti e coinvolgenti... Knopfler comincia bene, con una trascinante
, uno dei pochi singoli della sua discografia che mi sia rimasto in mente. Seguono poi alcuni brani tratti dal suo ultimo album in studio Privateering che, devo ammettere, non conosco e non ho ascoltato; e considerando i miei gusti forse ho fatto bene: per carità, Mark Knopfler è un bravissimo chitarrista e la sua bravura l’ha dimostrata nel corso dell’intero concerto; ma una serie di canzoni costantemente accompagnate da flauti e cornamuse, in pieno stile celtico (di cui pare permeato lo stesso album) ha un effetto soporifero su me e su parte del pubblico, che si scalda solo per il doveroso applauso tra una canzone e l’altra.La svolta sembra arrivare quando Sir Knopfler tira fuori dal cilindro
.
Ad un certo punto il pubblico, comodamente ed educatamente seduto in platea, si alza e si accalca sotto il palco. Al che la mia perfida mente si è chiesta: lo hanno fatto per stare più vicini al loro idolo o per non addormentarsi? Perché, anche se mi vergogno un po’, ve lo devo confessare: stavo per appisolarmi. Non per giustificarmi ma la stanchezza, la visuale non ottimale, la voce un po’ monotona (e anche un po’ mono-nota, come direbbe Elio), le canzoni guidate da violini e cornamuse mi hanno fatto socchiudere gli occhi più di una volta.
Il concerto giunge alla sua fine e Mark Knopfler e la sua band ci congedano con
, tratta dalla colonna sonora del film Local Hero del 1983. La sensazione è quella di aver assistito ad uno spettacolo di due ore in cui la tecnica del protagonista ha fatto da padrone, quando molti, come me, si aspettavano qualcosa di diverso e di più coinvolgente, qualcosa dove gli assoli di chitarra fossero un mezzo per trasmettere emozioni.
Due date a Maggio e altre cinque date a Luglio (il 12 in provincia di Padova, il 13 a Roma, il 14 a Napoli, il 16 a Taormina e il 19 a Lucca): Mark Knopfler ci tiene molto a far conoscere le sue ultime fatiche agli italiani. E il consiglio che vi do, da discreto frequentatore di concerti è questo: se volete assistere ad un suo live dovete tenerci molto, conoscere molto bene i suoi album solisti e non aspettarvi le sferzate blues rock alla Dire Straits. Perché rischiereste non solo di rimanere delusi, ma anche di cadere nelle braccia di Morfeo, facendo una pessima figura.
Un’ondata di glam rock sta per travolgere Milano: martedi 18 giugno arrivano in città i Kiss, per la seconda tappa italiana del loro Monster Tour 2013, in supporto dell’omonimo 20esimo album pubblicato nel 2012.
Teatro dell’imperdibile appuntamento sarà il Forum di Assago, diventato da tempo uno dei palchi più gettonati d’Europa.
Paul Stanley e soci, tra cui spicca il bassista demone Gene Simmons, sono da più di trent’anni in pista, surfando abilmente tra i decenni e gli stili musicali, dall’hard rock al glam, passando per l'hair metal e l’hard & heavy.
Gran parte del successo dipende, oltre che dall’ indiscutibile bravura della compagine, anche dall’ apparato visivo sapientemente elaborato: costumi dal sapore sadomaso, petti villosi al vento, strumenti musicali a mò di arma e soprattutto un make up che ha fatto storia.
The Starchild (il figlio delle stelle), The Demon (il demone), The Spaceman (l’uomo dello spazio), the Catman (l’uomo gatto), the Fox (la volpe ) e The Ankh Warrior (il guerriero egiziano), sono più che maschere, sono vere e proprie identità attraverso le quali lo spirito della musica dei Kiss ha saputo affascinare il pubblico di generazioni diverse.
Il Monster Tour 2013, partito nel novembre 2012 da Buenos Aires, ha toccato sino ad ora l’America Latina e l’Australia, per concentrarsi poi sull’Europa a giugno e continuare con la tranche nordamericana. Voci di corridoio parlano di un palco spettacolare, con un ragno gigante robotizzato che si aggira minaccioso durante il concerto.
Per saperne di più, non resta che darvi appuntamento a martedi 18 al Forum di Assago!
The Kiss Monster Tour 2013
18 giugno- Forum di Assago
Start h 20
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