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FeelingFood Milano celebra 10 anni: una giornata aperta alla città tra cucina, creatività e nuove connessioni|||

Milano ha tanti luoghi dove si cucina, ma pochi in cui la cucina diventa un modo per stare insieme.

FeelingFood Milano, laboratorio gastronomico e spazio esperienziale in zona Lodi, festeggia i suoi primi dieci anni con una giornata intera di appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico: giovedì 20 novembre, dalle 11.00 alle 21.00, nella sede di via Benaco 30.

Un compleanno che somiglia più a una porta spalancata che a una celebrazione formale: un’occasione per osservare da vicino come nasce un team building, come si crea un laboratorio sostenibile, come prende forma un cocktail d’autore.
In pratica, il modo più sincero per raccontare ciò che FeelingFood fa da un decennio: creare esperienze attraverso il cibo e le persone.

Chef, idee e contaminazioni: così Milano si ritrova

A dare ritmo alla giornata ci saranno alcuni degli chef che negli anni hanno condiviso progetti, ricette e visioni con FeelingFood: Ernst Knam, Roberto Di Pinto, Fabrizio Cadei ed Elio Sironi, protagonisti della scena milanese che porteranno energia, curiosità e un modo tutto loro di leggere la cucina.

Non show, non passerelle: incontri veri, fatti di mani sporche di farina, domande, confronti e intuizioni nate sul momento.
La Milano che funziona, insomma: quella che si riconosce nelle contaminazioni.

Perché andarci (anche se non sei un fanatico della cucina)

La giornata del 20 novembre è perfetta per chi ama fare esperienza, più che guardare.
Per chi vuole capire cosa succede quando un piatto diventa pretesto per conoscersi, quando un laboratorio fa emergere un nuovo modo di collaborare, quando un calice di vino diventa occasione per rallentare un secondo.

Alessandra Vaglia, CEO di FeelingFood

È pensata per chi cerca:

  • una Milano meno veloce e più relazionale

  • un’esperienza diversa dal solito aperitivo

  • un posto dove cucina, design e persone convivono davvero

  • un momento per mettersi in gioco senza sentirsi fuori posto

E sì: è perfetta anche per chi in cucina non ci entra mai.

Dieci anni raccontati dalle persone

Nato nel 2015 da un’intuizione di Maurizio Vaglia, FeelingFood Milano è cresciuto insieme alla sua community: aziende, creativi, appassionati, gruppi di lavoro che negli anni hanno trovato qui un luogo dove la cucina è un pretesto per costruire legami e storie.

Emma Turini, Responsabile Eventi FeelingFood

La forza del progetto sta nella squadra che lo anima, capace di far convivere professionalità, accoglienza e un’idea semplice: le esperienze funzionano quando le persone si sentono coinvolte.

Come partecipare

Le attività del 20 novembre sono gratuite e su prenotazione.
Per iscriversi basta chiamare o inviare un messaggio al +39 345 065 3932.

FeelingFood Milano – Via Benaco 30, Milano
www.feelingfoodmilano.com

Ho visto il futuro dell'agricoltura a Host, si chiama CULTEVO|||

Tra tecnologia, design e natura, Cultifutura ridisegna il modo di coltivare — e di pensare — il cibo.

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Il suo nome, nel dialetto di Osaka, significa “ciao, benvenuto, grazie”. Praticamente un inno all’ospitalità. Quell’ospitalità tipica del Giappone tutto e, in particolare, di Osaka, considerata nell’arcipelago nipponico la capitale della buona tavola. Ospitalità e buona tavola sono proprio gli elementi che contraddistinguono “Maido”, ristorante giapponese che, dal 15 settembre, solletica e delizia il palato di tantissime persone dopo una passeggiata nel cuore dei Navigli.
La nuova location, in via Corsico 1, è infatti il luogo migliore per un upgrade della storia di Maido a Milano. Dopo aver portato in città lo spirito autentico di Osaka con l’okonomiyaki e aver conquistato riconoscimenti come miglior Street Food d’Italia per Gambero Rosso e miglior Risto Pop secondo 50 Top Italy, Maido è pronto a scrivere un nuovo capitolo.

Entrare da Maido è come fare un salto indietro di cinque lustri e ritrovarsi a tavola con numerosi protagonisti di cartoni animati che hanno segnato diverse generazioni: dalle sagome di Kiss Me Licia ai personaggi di Doraemon e Hello Spank, solo per citarne alcuni. Significa ritrovarsi nel ristorante di zio Marrabbio, quello di Kiss Me Licia, dove le frittate profumate facevano da sfondo a numerose avventure romantiche.
Il design, anche nella nuova location, è quello che ha reso Maido inconfondibile: legno chiaro, piastre a vista e l’universo colorato dei manga. Un ambiente luminoso e friendly, che porta una ventata di Giappone nel già frizzante quartiere dei Navigli e che promette di diventare una tappa fissa per gli amanti della cultura nipponica e non solo.

E poi spazio al cibo. Al centro di tutto resta lui, l’okonomiyaki (nella foto in alto), il comfort food più amato di Osaka: una fragrante frittella salata, cotta sulla piastra e condita con salsa okonomi, maionese giapponese, alghe e scaglie di bonito che danzano al calore. E, in pieno stile "okonomiyaki" - che tradotto significa "come piace a te" - può essere personalizzata in base ai singoli gusti.
Insieme a questi, il menu racconta il lato più pop e goloso della cucina giapponese: dai takoyaki, le celebri polpettine di polpo, agli onigiri, palline di riso avvolte nell’alga nori; dai rice burger – con riso tostato che sostituisce il pane – al katsu sando, sandwich giapponese che alterna morbidezza e croccantezza. E ancora udon, yakisoba, edamame e una selezione di dolci irresistibili come i dorayaki di Doraemon e i mochi con cuore di gelato.
Accanto alle specialità giapponesi, la drink list propone cocktail originali, pensati per accompagnare il viaggio tra sapori e atmosfere nipponiche: miscelazioni fresche, ispirate a ingredienti orientali e twist creativi da scoprire accanto a una selezione di birre giapponesi e sake.

 

L’anima di Maido è Costanza Zanolini, imprenditrice illuminata e grande appassionata di cultura gastronomica. Al suo fianco, in questa nuova esperienza, c’è Daniela Giustino, confermando così il carattere di un’attività tutta al femminile: una squadra che unisce visione, passione e imprenditorialità per continuare a innovare la scena gastronomica milanese.

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Si scaldano i motori per “Agenda Brasil”, il Festival internazionale del cinema brasiliano di Milano che dal 30 ottobre al 6 novembre animerà l’Anteo Palazzo del Cinema. Sul grande schermo saranno proiettati 14 film (9 lungometraggi di finzione e 5 documentari) quasi tutti in anteprima, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Opere che affrontano temi universali ma intrise della forte identità carioca, confermando il vigore di una produzione che negli ultimi anni ha conquistato importanti riconoscimenti in tutto in Mondo.
Il programma del Festival, che quest’anno spegne 12 candeline, include produzioni su tematiche come la lotta per la sopravvivenza, il pregiudizio, la violenza, le disuguaglianze sociali e di genere, la questione ambientale e molto altro. Due giurie specializzate decreteranno i migliori film in gara (tre titoli sono fuori concorso). Anche il pubblico potrà votare i propri preferiti in ciascuna categoria.

La rassegna si apre giovedì 30 ottobre, alle 20.30, con “Vitória” di Andrucha Waddington e Breno Silveira (postumo). La protagonista è interpretata da Fernanda Montenegro, iconica attrice brasiliana, candidata all’Oscar nel 1999 per “Central do Brasil”, di Walter Salles, e madre di Fernanda Torres, candidata allo stesso premio quest’anno. Ispirato ad una storia vera, il film racconta l’incredibile vicenda di un’anziana che decide di sfidare la violenza del suo quartiere con l’uso di una videocamera. La sua determinazione la condurrà molto più lontano di quanto avrebbe mai immaginato.

Venerdì 31 ottobre, alle 19.30, verrà proiettato il documentario “Saudades do Rio Doce”, di Claudia Neubern, presente in sala. Nel 2015, il crollo di una diga di scarti minerari scatena la più grande catastrofe socio-ambientale della storia del Brasile. Una marea di fango tossico si riversa per 650 km nel fiume Doce, devastando tutto ciò che incontra prima di raggiungere l’Oceano Atlantico. Il documentario ripercorre questa storia, dando voce alle comunità travolte, rivelando le cicatrici di un disastro che ha segnato per sempre il loro destino e quello del Paese.
Sempre venerdì 31 ottobre, alle 21.30, sarà la volta di “Enquanto o céu não me espera”, di Christiane Garcia. Un contadino lotta per mantenere la sua famiglia e il suo piccolo terreno in Amazzonia, nonostante le inondazioni provocate dai cambiamenti climatici. Quando una piena senza precedenti minaccia di sommergere ogni cosa, dovrà affrontare la scelta più difficile: restare e resistere o abbandonare per sempre la propria casa. Ha vinto i premi Miglior Film, Miglior Attore e Miglior Attrice al FESTin di Lisbona, tra gli altri riconoscimenti.

Sabato 1° novembre, alle ore 10.00, è in programma “Mambembe”, di Fabio Meira, mentre alle ore 12.00, ci sarà la proiezione della commedia drammatica “A vilã das nove”, di Teodoro Poppovic. Doppio appuntamento anche domenica 2 novembre. Alle ore 10.00 verrà presentato “Ninguém sai vivo daqui”, di André Ristum, un adattamento del libro “Holocausto Brasileiro”, di Daniela Arbex; nella sessione delle ore 11.45 il regista Jefferson Mello introdurrà il suo “Razões Africanas”, un viaggio musicale e umano che parte dall’Angola e percorre le rotte della diaspora africana fino a Brasile, Stati Uniti e Cuba. Attraverso il blues, la rumba e il jongo, il documentario racconta l’immenso patrimonio culturale africano che ha dato origine a questi ritmi.

Doppi appuntamenti anche lunedì 3, martedì 4 e mercoledì 5 novembre, prima del gran finale di giovedì 6 novembre, con la cerimonia di premiazione (in programma alle 20.30) seguita dal film “Kasa Branca”, di Luciano Vidigal, pluripremiato in diversi festival. Un adolescente nero cresciuto a Chatuba, una favela di Rio de Janeiro, decide – insieme ai suoi inseparabili amici – di accompagnare la nonna, malata di Alzheimer, nei suoi ultimi giorni di vita. In un contesto difficile, fatto di precarietà e sfide quotidiane, il film racconta con delicatezza e forza come l’affetto e la solidarietà possano trasformarsi in strumenti di speranza e dignità.

Parallelamente, nel corso del festival sono previsti eventi culturali, come una passeggiata guidata alla scoperta di Milano e del cinema brasiliano, un workshop di danza e percussioni, un concerto di jazz con Amaro Freitas, e un incontro con il regista Camilo Cavalcante all'Università Statale di Milano. Inoltre, il festival si estende anche a Torino e Roma, offrendo un'opportunità unica di scoprire il cinema brasiliano contemporaneo.

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Nel cuore della città, a pochi passi dal Duomo, il Rosa Grand Milano è molto più di un hotel cinque stelle: è un luogo dove la cucina incontra la cultura del vino, e dove ogni aperitivo diventa un piccolo racconto di gusto e atmosfera.

Durante la Milano Wine Week, ho partecipato a una delle serate organizzate al Grand Lounge & Bar, il salotto milanese dell’hotel, in collaborazione con Frescobaldi. Un appuntamento dedicato a Leonia, uno dei vini più affascinanti e ricchi di storia della celebre casa toscana.

Un luogo dove l’aperitivo è un rito di eleganza

Il Grand Lounge & Bar del Rosa Grand è uno di quei posti che riescono a combinare comfort e raffinatezza in perfetto equilibrio. Luci soffuse, musica discreta e un servizio impeccabile: il contesto ideale per vivere l’aperitivo come un vero momento di piacere, accompagnato da collaborazioni food & beverage sempre nuove, capaci di sorprendere anche i palati più curiosi.

Dietro la proposta gastronomica c’è la mano dello chef Bruno Cefalà, che guida anche il ristorante Sfizio e firma piatti dallo stile contemporaneo e dall’anima italiana. Per l’occasione, ha proposto tre finger food che raccontano la sua filosofia: un mini canapè di tartare di carne, un assaggio di ricciola e un sorprendente finger al gorgonzola che ha conquistato tutti.

Leonia: un vino, una donna, una storia di visione

La serata ha offerto un wine tasting Frescobaldi, tra bollicine, bianco e rosso, ma il mio cuore e il palato sono stati solo per Leonia, uno spumante metodo classico prodotto nella Tenuta di Pomino, una delle più alte d’Italia, tra le colline toscane.

Nato da uve Chardonnay e Pinot Nero, Leonia affina oltre 40 mesi sui lieviti, sviluppando un profilo elegante e raffinato. Il bouquet si apre con note di frutti rossi e agrumi, seguite da una delicata sfumatura di pasticceria e da un perlage fine e persistente: un vino di grande equilibrio e personalità.

Quello che mi ha davvero affascinato è la storia dietro il nome.
Leonia è una donna realmente esistita: Leonia degli Albizzi, trisavola di Lamberto Frescobaldi. Nella seconda metà dell’Ottocento, ebbe il coraggio di introdurre in Toscana vitigni francesi come Chardonnay e Pinot Nero, rivoluzionando la produzione locale e ottenendo persino una medaglia d’oro all’Expo di Parigi del 1878.

Un gesto pionieristico che oggi rivive in questo spumante, simbolo di eleganza, visione e spirito innovatore.

Un aperitivo che resta nella memoria

Con il suo calendario di appuntamenti dedicati al mondo del vino e della mixology, il Rosa Grand si conferma una delle realtà più interessanti della scena milanese.
L’aperitivo con Frescobaldi è stato solo uno dei tanti eventi che animano il Grand Lounge & Bar, ma racchiude perfettamente la filosofia del luogo: raccontare il gusto attraverso esperienze autentiche, tra eccellenza gastronomica e convivialità raffinata.

Uscendo, ho pensato che un aperitivo così non si dimentica facilmente: per il vino, certo, ma soprattutto per il modo in cui riesce a farti sentire parte di una storia più grande.

Rosa Grand Milano – Starhotels Collezione
Piazza Fontana, 3 – Milano
www.collezione.starhotels.com
Instagram @rosagrandmilano

Forme di luce, la mostra di Man Ray a Palazzo Reale di Milano|||

A Palazzo Reale di Milano, la grande retrospettiva “Man Ray. Forme di luce” propone al pubblico uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento, in mostra dal 25 settembre 2025 all'11 gennaio 2026

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Domenica 28 settembre NAMA ospita la presentazione del Vademecum per le Prestazioni Artistiche e di Intrattenimento, il libro di Flavor Chris: un manuale nato dall’esperienza diretta come artista di strada, performer e consulente. Una guida operativa per trasformare la creatività in professione, raccontata durante un pomeriggio di workshop, talk e show gratuiti.

Il workshop, dedicato ad artisti (e a chi vorrebbe diventarlo a livello professionale), tratterà praticamente i temi del libro, con diversi relatori tra cui il producer Absynapse, la cantautrice Merysse, Gabriele CEO di Live Nation Community e la graphic designer Valentina Pilloni. Per accedere al workshop è necessaria l'iscrizione, da formalizzare a questo link.

Dalle 18 alle 22, poi, un ricco programma di musica e spettacoli, tutto gratuito e aperto al pubblico. Il programma completo è sul sito di Nuovo Anfiteatro Martesana

Abbiamo colto l'occasione per fare due chiacchiere con l'autore, artista poliedrico e imprenditore dalle idee chiare.

Christian, sei partito da Saronno e oggi vivi a Ischia: quanto hanno influito i luoghi che hai attraversato sul tuo modo di vivere l’arte?
Molto. Non parliamo solo di spazi fisici, ma di ecosistemi culturali e tecnologici che ci modellano. Viviamo in piena quarta rivoluzione industriale: energia, trasporti e comunicazione stanno cambiando radicalmente, e questo incide anche sull’arte. Oggi posso vivere a Ischia e allo stesso tempo seguire progetti a Milano, collaborando con team senza essere fisicamente presente se non quando serve. È un approccio che si collega anche al concetto di “costo marginale zero” di Rifkin: grazie alle reti possiamo condividere risorse, conoscenze e creatività con maggiore efficienza.

Performer, musicista, consulente e ora autore: come convivono queste anime diverse dentro di te?
Non sono frutto del caso. Sono risposte al cambiamento epocale che stiamo vivendo. L’automazione e l’IA stanno liberando spazio dal lavoro tecnico e ripetitivo: a noi resta la parte creativa, relazionale, umana. Bill Gates immagina settimane lavorative più corte grazie a questo scenario, e io lo vedo già: non ha più senso limitarsi a un’unica specializzazione. Nell’era industriale servivano figure definite; oggi, invece, possiamo coniugare discipline e muoverci tra ambiti diversi. Le mie “anime multiple” sono questo: un modo per stare nel presente e innovare.

Ricordi la tua prima esibizione da artista di strada? Cosa ti ha insegnato?
Sì, ero a Parigi dopo il liceo, senza soldi e senza cittadinanza italiana, quindi impossibilitato a lavorare. Spesso raccoglievo verdura dai mercati per sopravvivere. Un giorno mi ritrovai a Montmartre a ballare per strada: ricordo ancora i 5 euro e qualche spicciolo che mi permisero di comprare una baguette con mozzarella e prosciutto. È lì che ho imparato una lezione che porto sempre con me, presa da un gosho buddista: “quando insorge un ostacolo, il saggio si rallegrerà, mentre lo stolto indietreggerà”. Trasformare la mancanza in possibilità è stato il mio primo banco di prova.

Cosa ti ha spinto a scrivere il Vademecum?
La voglia di rendere possibile ciò che sembrava impossibile. Quando ho iniziato, molti dicevano che “l’arte non può essere codificata” o che “non si può stabilire una tariffa base valida per tutti”. Io invece vedevo uno spazio: difficile, sì, ma necessario. Il Vademecum nasce da lì, dalla testardaggine di offrire uno strumento concreto agli artisti, pur lasciando intatta la libertà creativa. Non è una verità assoluta, ma un testo aperto, da aggiornare e rimettere in discussione.

Qual è l’errore più comune per chi inizia a lavorare professionalmente?
Credere che non sia un lavoro. L’arte richiede disciplina, organizzazione e strategia, esattamente come qualunque altra professione.

Nel manuale affronti temi come cachet, contratti, SIAE. Qual è il punto più urgente da chiarire?
Non ce n’è uno solo. Servirebbe un confronto più ampio per capire perché spesso manca fiducia nelle istituzioni e perché tanti preferiscono l’evasione. È un problema culturale prima ancora che normativo.

L’arte di strada è sinonimo di libertà. Come si concilia con regole e contratti?
È una tensione inevitabile. Libertà e improvvisazione da una parte, regole e disciplina dall’altra. Forse la chiave è sperimentare entrambe le dimensioni e trovare un equilibrio personale.

C’è poca consapevolezza del valore del lavoro artistico in Italia?
Sì, ma ancora prima manca consapevolezza di cosa sia davvero l’arte. Spesso quando dici che sei attore o musicista ti chiedono “ok, ma di lavoro cosa fai?”. Finché non cambiamo questa mentalità sarà difficile riconoscerne il valore economico e sociale.

Come vedi il futuro dell’arte di strada nei prossimi dieci anni?
Sempre più tecnologico.

Che consiglio daresti a un giovane artista?
Di non fermarsi al talento. Studiare, leggere il libro, seguire i laboratori, confrontarsi con i casi studio: sono strumenti pratici per affrontare le sfide del mestiere e costruire una carriera sostenibile.

La performance più imprevedibile che ti sia capitata?
A Forio d’Ischia, estate 2024. Suonavo per strada quando un uomo mi invitò a esibirmi nel suo attico. Era l’editore Graus, che poi ha deciso di pubblicare il mio libro. Una casualità trasformata in una svolta.

Se potessi invitare tre artisti sul palco del NAMA, chi sceglieresti?
Quincy Jones, Michael Jackson e Jean-Jacques Rousseau. Non tutti sanno che Rousseau era anche musicista, e mi piacerebbe ascoltarlo parlare delle origini della disuguaglianza.

N.A.MA., Nuovo Anfiteatro Martesana

Parco della Martesana, Milano 

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Un piccolo angolo di Puglia nel cuore di Milano. Parliamo di Succulenta, il ristorante di Matteo Mottola che da oltre tre anni allieta il palato delle numerose persone che ogni giorno si recano al civico 16 di Piazza VI Febbraio, nell’innovativo quartiere di CityLife.
Entrare da Succulenta significa provare quell’esperienza tipica del sud Italia: dal calore del ristoratore ai piatti (abbondanti) di un menù che, di fatto, è un viaggio tra Puglia e Campania, ma che non disdegna incursioni in Calabria e nel Lazio. Una variegata scelta di piatti protagonisti di un’esperienza da vivere col sorriso sulle labbra e la bocca piena.

Matteo Mottola ha portato a Milano una tradizione familiare nel campo della ristorazione di oltre un secolo. Una storia iniziata in Puglia, nei dintorni di Brindisi, tra i fornelli della nonna, e proseguita con la mamma chef ed il papà pizzaiolo, e che continua oggi a Milano con una cucina che profuma di Sud.
“Sono cresciuto in cucina, seguendo le mani di mia madre che impastavano e i gesti esperti di mio padre tra farina e forno a legna – racconta Matteo - Scegliere questa strada è stato naturale. La mia idea di cucina fonde ricordi, tradizioni di famiglia e ricerca. Sono un grande sperimentatore, mi piace studiare impasti, tipologie di farina e lavorazioni diverse, ricercare le migliori materie prime: non si finisce mai di imparare”.

Da Succulenta è impossibile non farsi prendere dalla gola: il menù è un viaggio festoso tra i sapori dell’Italia più verace. Si va dalle orecchiette di Cerignola alle cime di rapa (nella foto grande), alle golose polpette al ragù (nella foto qui sopra) preparate con carne rigorosamente Podolica, dalla carbonara alla mozzarella di bufala in carrozza.

Un discorso a parte meritano le pizze, tradizionali o creative, tra le quali spicca la Regina Succulenta (nella foto qui sopra), con base di crema di patate, provola affumicata di Agerola DOP, guanciale croccante, pomodori del piennolo e scaglie di cacioricotta o la Genovese Napoletana, che trasferisce sulla pizza il celebre ragù bianco di carne e cipolle tipico della cucina partenopea. Tutti i piatti si distinguono per gli ingredienti di eccellenza. Ogni ricetta racconta il legame profondo con la cucina di casa, quella fatta con amore, riproposta con maestria ed esperienza, realizzata con materie prime accuratamente selezionate e mani che conoscono i gesti di una volta.

Al ricco menù si accompagna una carta dei vini dove spiccano le tre etichette Schiena. Della rinomata azienda vinicola, Succulenta propone il Primitivo Tre Compari, il Negramaro Enneoro e l’esclusivo Negroamaro rosato Dama che, come racconta Mottola, viene prodotto con una parte di uve Negroamaro che, in vigna, per la loro posizione non ricevono la piena luce del sole, restando quindi di colore rosato. Completano la proposta beverage etichette campane e una ricca selezione di birre anche artigianali.

Tra piatti generosi, ingredienti eccellenti e una proposta beverage curata e mai banale, Succulenta porta a Milano il gusto del Sud, con l’anima di una trattoria contemporanea e la passione di chi la cucina ce l’ha nel sangue.

Tri Cunti al Fringe Milano Off 2025: Pirandello in monologo, maschere e verità dietro le quinte|||

Come tre atti unici di Pirandello diventano un’unica voce: Graziella Spadafora sfida il pubblico in "Tri Cunti" nel cuore del Fringe Milano Off 2025

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Un momento di sospensione, condivisione e confronto per riscoprire il legame profondo tra bellezza, architettura e benessere.

Martedì 16 settembre, negli spazi di SPACES Turati, torna Il Pranzo della Bellezza, il ciclo di appuntamenti che usa l’orario del pranzo come pretesto per incontrarsi, riflettere e condividere esperienze intorno a un tema.

Il titolo di questo incontro è Genius Loci, espressione che per gli antichi indicava lo “spirito del luogo”: quell’impronta invisibile fatta di storia, memoria e vibrazioni che rende un ambiente capace di accoglierci e farci sentire a casa. Un’idea che sarà il punto di partenza per discutere di architettura, benessere e dei luoghi del cuore, quelli che davvero parlano di noi.

A guidare la conversazione sarà Beatrice Spirandelli, architetta e fondatrice di Mens sana in casa sana, che racconterà come forme e materiali possano rendere i nostri spazi più armoniosi e portatori di emozioni. Con lei, la moderazione di Paola Saia, fotografa e docente, che stimolerà lo scambio tra estetica, narrazione e ricerca del bello. L’iniziativa è firmata dallo studio creativo Tomato Noir, che con Il Pranzo della Bellezza propone esperienze in cui immagine, cultura e relazioni autentiche si intrecciano.

Il pranzo è libero su prenotazione (al link che segue), con un costo medio di circa 15 euro per una portata, acqua e caffè da corrispondere direttamente in cassa il giorno dell’evento.

Un’occasione per fermarsi, respirare e riconoscere la bellezza che ci accompagna ogni giorno.

Martedì, 16 settembre 

12:45 - 14:00

Spaces - Milan, Spaces Turati, via Filippo Turati 30. Milano 

LINK PER REGISTRARSI   QUI 

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