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DJ MADEMOISELLE EM
Emilie Fouilloux nasce ballerina di danza classica, diplomata presso l’Opera di Parigi. A soli diciassette anni, lavora al Manuel Legris, al Miami City Ballet e dal 2006 presso La Scala di Milano. Inizia la carriera di DJ come Mademoiselle EM_labbra rosso fuoco, onde scure, voce fruttata_ resident al Costes, si confronta subito con DJ quali Tom Costino e Simon Rezlem. A Milano lo scorso settembre il lancio come bellissima DJ per la Vogue Fashion Night Out presso Corso Como 10. Et voilà le fabuleux destin d’Emilie…
Da ballerina di danza classica al dj setting, com'è nata questa passione? Mlle EM: Questa passione è nata prestissimo, già da quando ero a scuola, già quando ero piccola facevo le playlist ai miei amici, era una cosa che facevo sempre…
In tre parole, come definiresti il tuo stile musicale? Mlle EM: Non ho uno stile musicale, adesso sto facendo playlist per dei negozi di Parigi che vanno dal pezzo classico rock all’hip-hop: è la mia particolarità, faccio un mix di tutto, però quando suono la sera rimango sull’electro.
Allora parlaci dei tuoi DJ preferiti… Mlle EM: Mi piacciono un po’ tutti i DJ conosciuti, in particolare sono una gran fan di Erick Morillo.
Come definiresti l’esperienza della Vogue Fashion Night Out? Mlle EM: Stupenda, veramente incredibile, perché alla fine della serata tutta la gente si è raccolta a Corso Como 10… Ci siamo divertiti un sacco, è stato bellissimo.
Ti piace Milano? Mlle EM: Amo Milano, ho vissuto e studiato a Milano per anni. Abito a Parigi ma appena posso torno qui.
Come artista femminile senti di rappresentare qualcosa in particolare? Mlle EM: Me stessa, veramente soltanto me stessa. Faccio le mie cose con amore e funziona.
Noi di Nerospinto siamo rimasti incantati da Mademoiselle EM, ci piace perché ha la grazia di una ballerina e lo stile di una DJ alla moda, è genuina e indossa sempre un sorriso, la sua musica è allegra e vivace e dona un tocco di spensieratezza alle nostre serate glamour.
Sara Negri
Emilie Fouilloux dedica ai lettori di Nerospinto questa Compilation ad hoc made by Mademoiselle EM:
* America, 4:46, K'naan, Mos Def & Chali 2na, Troubadour (Champion Edition)
* The Night Was Young Enough, 3:05, Rush Midnight+1 - EP
* What Wouldn't I Do for That Man?, 2:49, Annette Hanshaw Sita Sings the Blues (Soundtrack)
* Love Is the Drug (Todd Terje Disco Dub), 6:37, Roxy Music
* The World's Gone Mad, 5:24, Handsome Boy Modeling School White People
* Hondo (feat. Becky Ninkovic), 3:19, Beta Frontiers Alternative
* Facing the sun, 5:13, Fritz kalkbrenner
* I Don't Know, 3:40, Wax Tailor, Tales of the Forgotten Melodies
* Losing You, 4:22, Solange
* Il Profumo È Sempre Il Solito, 3:00, Telestar, Telestar
LO STRUMENTO UMANO la prima personale di Alessandro Sironi, a cura di Vera Agosti presso il Centro Emmaus Cultura Insieme di Milano.
Lo Strumento Umano, raccoglie una collezione di grafiche in bianco e nero definita dallo stesso artista “… non più la scissione uomo e dio, artista e opera, ma l’unione dei due concetti.” Figure astratte, pure, essenziali, definite da poche linee nere e decise ispirate alla tecnica dei cartoon. Tema delle sue opere: la musica come rappresentazione visiva e performativa, ma anche come esperienza personale di crescita. Strumenti musicali antropomorfizzati, riassumono l’essenza del divino capace di esplorare il mondo interiore dell’individuo umano.
La sera dell’inaugurazione è prevista lunedì 28 gennaio dalle ore 18.30, ad accompagnare la presentazione di Vera Agosti è previsto l’intervento dello psicoterapeuta Mauro Scardovelli, a fare da sottofondo musicale un breve concerto al pianoforte dell’artista Alessandro Sironi, disponibile ad eseguire a richiesta dei presenti un loro “ritratto sonoro”.
Cenni biografici:
Alessandro Sironi
Nato a Milano nel 1976, studia al Conservatorio di Parigi, alla scuola civica di jazz di Milano e si diploma in pianoforte al Conservatorio di Brescia. Vive in Francia dal 1997 al 2002. Viaggia per tournées concertistiche in Europa. Nel 2006 fonda l’Officina sonora, un’orchestra di venti elementi con la quale lavora per il cinema e il teatro. Nello stesso anno porta in scena la sua prima opera musicale: Esercizi di Stile. Pubblica diversi libri e una raccolta di poesie: Confessions d’undiable. Si occupa di musicoterapia e collabora con Mauro Scardovelli.
Mauro Scardovelli.
Nato a Genova nel 1948, è violoncellista, musicoterapeuta, psicologo e psicoterapeuta. Dal 1990 è trainer di Pnl ed esperto di ipnosi ericksoniana. Numerosi gli articoli e i volumi pubblicati nel campo della formazione e della terapia. E’ il fondatore di Aleph, un’associazione di pnl umanistica integrata.
STRUMENTO UMANO di Alessandro Sironi
A cura di Vera Agosti
Inaugurazione: lunedì 28 gennaio ore 18.30
Dal 28 gennaio al 6 febbraio 2013
Spazio Emmaus Cultura Insieme
Galleria dell'Unione 1, Milano (zona Missori)
Mi ritrovo di nuovo a scrivere per questa rubrica, in ritardo sulla consegna, con poche idee, ma tanta musica nella testa. Nell'ultima settimana ho passato in rassegna la discografia di Gesaffelstein, cercato prove sulle sue contaminazioni, da Brodinski a The Hacker, scavato alla ricerca di connessioni più profonde in una Detroit dilaniata dalla recessione, per poi trovare in tutt'altro universo, la Francia dei giorni nostri, il suo spirito più profondo. Perché è proprio questa la peculiarità del grande artista che andiamo ad approfondire questa settimana: la contemporaneità.
Ad aiutarmi in questa impresa, Matteo Pepe, in arte Uabos, resident dj di le Cannibale che, con la sua esperienza e cultura in materia, mi ha aperto gli occhi più volte sulle potenzialità di questo artista e che non smetterò mai di ringraziare.
Mike Levy, questo il suo vero nome, esordisce, alla tenera età di 23 anni, con un ep chiamato Vengeance Factory (OD records), titolo che lascia poco spazio all'immaginazione: raffinato, cattivo, con una storia, forse terribile dietro. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare un disco degli inizi Ottanta, figlio di una Germania dai grossi sintetizzatori analogici, batterie campionate e suoni alieni pungenti come spilli. Ma c'è qualcosa che non va, il suono è pulito, veloce, ipnotico, ha qualcosa che sfugge, che va oltre: è techno. Techno come non si sentiva da tanto tempo.A The Hacker si deve il merito della sua scoperta, che con la sua Goodlife records produce i due album successivi. Non sorprende che sia proprio lui a lanciarlo vista l'affinità tra i loro pezzi, combinando anche un remix con Marc Houle per aprire uno spiraglio a un techno minimal ancora più raffinata se possibile.Uabos puntualizza: “[...] apprezzo sicuramente moltissimo il fatto che lui sia stato capace di evolvere quello stile che tanto amavo di The Hacker rendendolo molto più attuale e funzionale, cosa che quest'ultimo non è riuscito a fare.” Che l'allievo abbia superato il maestro?In meno di due anni si ritrova a spadroneggiare nella scena underground, le sue produzioni, ritmate e cupe, iniziano a distinguersi e a concretizzarsi in uno stile inconfondibile.
Mera di essere citata la collaborazione con Brodisnki in un progetto che li lega a doppiofilo: Bromance. Letteralmente Bromance è una relazione molto forte tra due amici, non sessuale, attenzione, per le nostre orecchie è una collaborazione che unisce due DJ francesi in una danza frenetica per un clubbing underground di cui sentivamo la mancanza, speriamo solo che non esploda in una bolla di sapone. E se anche fosse, avremmo passato sicuramente dei bei momenti sentendoci un po' come bambini in una casa dell'orrore, prima o poi la corsa finisce, ma toccando la pelle d'oca sulle braccia avremo la certezza che quel che abbiamo visto e sentito è stato reale, almeno per noi.
Gesaffelstein è una macchina instancabile, gli ep e i remix continuano a susseguirsi in un vortice di produttività e concretezza: in meno di quattro anni sette ep e più di venti remix.
Analizzandoli si può estrapolare una visione d'insieme che si sintetizza in qualcosa di non detto, di oscuro, di grottesco.
Se la musica di Gesafellstein dovesse essere un genere letterario, probabilmente sarebbe il cyberpunk di Gibson, o il distopismo di Orwell e Huxley, tra rabbia e impotenza, un tocco di gotico e la sensazione che ci sia qualcosa oltre, oltre la musica, oltre le parole, oltre al ritmo ossessivo, oltre... Infatti ascoltare le sue sinfonie è immergersi in un altro universo.
Spero con questo articolo di aver suscitato la vostra curiosità e vi do appuntamento al Tunnel Club, domani sera con gli amici di Le Cannibale, special guest: Gesaffelstain!
http://soundcloud.com/bromancerecords/gesaffelstein-depravity-1
Party harder, but party well!
Trame minuziosamente intessute, sofisticata indagine psicologica, personale disposizione malinconica e melodrammatica. Epicentro e perno della sua opera cinematografica: la persona umana, i suoi desideri, le sue angosce.
A sei anni dalla sua morte, lo Spazio Oberdan decide di rendere omaggio al grande regista svedese con una rassegna di otto titoli integrali in edizione originale. Ad arricchire il programma sono stati inseriti due documentari inediti e un dettagliato backstage.
L’inaugurazione è prevista oggi, mercoledì 23 gennaio, verranno presentate tre opere in uncut version: alle ore 17 “Monica e il desiderio” (1952), alle 19 “La fontana della vergine” (1960), e alle 21 “Il posto delle fragole” (1957).
Giovedì 24, alle 17 “Sussurri e grida” (1973) e alle 19 “Sorrisi di una notte d’estate” (1955). Venerdì 25, alle 19, il documentario in anteprima “Liv & Ingmar: A Love Story” (2012) di Dheeraj Akolkar, con le testimonianze di Liv Ullmann e Bergman.
Sabato 26, alle 15 “Fanny e Alexander” (1982), il suo ultimo film realizzato per il grande schermo, insieme alla proiezione del backstage del regista stesso, e alle 21.15 “Il settimo sigillo” (1956).
Domenica 27, alle 15 “Monica e il desiderio”, e alle 18.45 “Persona” (1966), lavori in cui si intrecciano sperimentalismo e realismo.
Giovedì 31, alle 19, “Il settimo sigillo”, film che ottenne numerosi riconoscimenti, tra cui il premio speciale al Festival di Cannes.
Venerdì 1 febbraio, alle 17 “Sorrisi di una notte d’estate”.
Sabato 2, alle 15 “Persona”, alle 17 “Il posto delle fragole”, film grazie al quale ottenne l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia, e alle 21.15 “Sussurri e grida”, capolavoro riconosciuto a livello internazionale.
Domenica 3, alle 15 “Fanny e Alexander”, seguito dal backstage, e alle 21 “La fontana della vergine”, opera che gli valse il suo primo Oscar.
La chiusura è prevista per Mercoledì 6 con la proiezione de “Il settimo sigillo” alle 17 e alle 19 l’anteprima di “…But Film Is My Mistress” (2010) di Stig Bjorkman.
Spazio Oberdan
viale Vittorio Veneto 2
Milano
Contatti:
02.77.40.63.16
Quando: Prima data: 23 gennaio 2013
dalle 17:00
TUTTE LE ALTRE DATE
Prezzi:
€ 7; € 5,50 per possessori cinetessera € 5
L'arte e la sublime rappresentazione del tormento dell'anima. Un artista crea per dare sfogo ad una pulsione, ad una necessità intrinseca: esprimere se stesso per dare una collocazione al proprio pensiero astratto. Ma non è la sola regola: l'arte è un mercato che muove soldi, tanti soldi. Lo diceva Warhol: l'arte è un prodotto e come tale deve essere commercializzata. Lo sanno benissimo le case d'aste che realizzano introiti miliardari con l'arte contemporanea. Un mercato fiorente che arricchisce persone già ricche, di massima.
A proposito di numeri il sito Flavorwire (http://www.flavorwire.com/362942/from-warhol-to-miro-the-10-top-selling-artists-of-2012) ha pubblicato la classifica dei dieci artisti più venduti nel 2012, realizzata dal sito Artnet, che si occupa del mercato internazionale dell’arte, con una piattaforma per le aste online. La classifica mostra, oltre al ricavato totale delle vendite, il valore dell’opera più costosa del relativo artista, quadri venduti durante le aste di Sotheby’s e Christie’s, che si spartiscono il mercato in un duopolio incontrastato.
Al primo posto della classifica, manco a dirlo, c’è lui, il re della pop art Andy Warhol, le cui opere sono state vendute nel 2012 per un totale di oltre 380 milioni di dollari, e che ha battuto Pablo Picasso, fino allo scorso anno il più venduto, al secondo posto con un totale di oltre 334 milioni di dollari. Al terzo posto c’è il pittore tedesco Gerard Richter, con quasi 300 milioni di dollari. In classifica compaiono tre artisti cinesi, gli unici a scalfire il dominio delle opere d’arte occidentali. Insomma, se avete qualche soldo da investire sapete cosa fare.
…“Ho pensato che sarebbe stato un peccato non aver creato degli abiti che enfatizzassero la figura sexy di John”…
Affermazione della poliedrica artista e musicista statunitense d’origine giapponese Yoko Ono, moglie del carismatico Beatles John Lennon, con cui suggella il passaggio evolutivo da carta ad ordito, attraverso sconfinata immaginazione, di una raccolta di disegni e bozzetti da lei realizzati nel ’69 come dono nuziale e genesi della sua nuova Linea d’abbigliamento, la “Fashion for Man 1969/2012”, ispirata alle velleità fisiche del compagno, dall’appeal stravagante a cavallo tra istigazione artistica e Moda.
Abituata a stupire e sconcertare la Ono, fra i primi membri dei Fluxus, associazione libera d’artisti d’Avanguardia d’inizio anni ’60, ed esploratrice d’arte Concettuale e Performance artistiche, incontra Lennon in concomitanza di una sua esibizione all’Indica Gallery di Londra nel’66, conquistandolo con la scanzonatura e l’interattività dell’operato presentato per l’occasione. Una produzione creativa sperimentale che, soprattutto ad inizio carriera e nei primi anni di matrimonio all’ombra della schiacciante popolarità di John Lennon, non ha saputo raccogliere grande consenso e riconoscenza, perché spesso tacciata come banale specchio del suo tempo e priva di comunicativa. Solo negli ultimi decenni, infatti, le sue opere sono state rivalutate da numerosi ed importanti critici d’arte, consentendole l’ottenimento di riconoscimenti e premi.
Alla soglia degli ottant’anni, incessantemente fedele alla giocosità del suo spirito ampiamente esercitata, Yoko Ono sceglie di evocare la memoria d’intimità con il suo uomo partendo da una testimonianza cartacea, ideata 43 anni prima, e consta di linee ed appunti nati per omaggiarne la sensuale freschezza giovanile, divenuta poi una piccola raccolta biografica.
Concettualismi metrosexual che trasfigurano in indumenti, scarpe ed accessori pregni di quell’ironia dissacrante, costantemente provocatoria, caratterizzante la sua espressività. Prodotta in edizione limitata d’abiti, 52 pezzi a modello per Humberto Leon, Fondatore e Direttore creativo di Opening Cremony nonché promotore di Linee ideate da artisti avanguardisti, la Collezione è dominata da tre colori: rosa, bianco e nero e correlata da accessori indossabili sulla nudità, tra cui si annovera una sorta di sospensorio genitale illuminato a Led.
Maglie, giacche e pantaloni monocromi con dettagli applicati di stampe in vari materiali di occhi, mani e particolari anatomici con sfacciato riferimento sessuale, posizionate in luoghi impertinenti come il pube ed i pettorali, che si articolano in diciotto pezzi unici dal gusto discutibilmente opinabile. Una Linea shocking, unisex e decisamente poco cheap, presentata a novembre negli Stati Uniti e poco dopo in Europa ed a Tokyo, che è pur sempre (quasi) Arte, ed è pur sempre Yoko Ono, moglie di John Lennon e colei che è stata definita “la più famosa artista sconosciuta : tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa”.
“La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.” (Pablo Picasso)
É stata prolungata fino al 27 gennaio 2013 la mostra di Pablo Picasso a Palazzo Reale a Milano. Un evento che ha visto il grande artista spagnolo padrone degli spazi espositivi per ben 5 mesi, con un’affluenza di migliaia di appassionati.
Questa mostra si è distinta dalle precedenti non solo per la quantità delle opere esposte, oltre 250, ma anche perchè molti di questi capolavori non erano mai usciti dal museo di Picasso di Parigi.
La curatrice, Anne Baldassarri, ha spiegato che l’esposizione è stata strutturata in modo da condurre l’utente attraverso la linea evolutiva che ha caratterizzato la produzione artistica del genio spagnolo. Questo percorso si snoda dal periodo blu a quello rosa, dal periodo della ricerca “africana” o proto-cubista, al Cubismo Sintetico e al Cubismo Classico, per poi proseguire con le pitture surrealiste. Presenti opere anche del periodo del coinvolgimento politico e i dipinti sul tema della guerra, l’interludio pop e le variazioni sul tema ispirate ai grandi maestri dell’arte rinascimentale e moderna, fino alle sue ultimissime produzioni prima delle morte nel 1973.
Noi di Nerospinto abbiamo scelto di parlare di Picasso per la sua forte carica emotiva, la capacità di celare il suo punto di vista dietro opere apparentemente incomprensibili. Per il suo essere poliedrico e fedele alla sua poetica. Per aver sfidato canoni estetici fissati da anni e aver sconvolto il panorama artistico internazionale.
Infoline e prevendita: 02 54911
Orari
lunedì, martedì e mercoledì: 8.30-19.30
giovedì, venerdì, sabato e domenica: 9.30-23.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Biglietti
€ 9,00 INTERO
€ 7,50 RIDOTTO Minori dai 6 ai 18 anni, studenti fino ai 26 anni, visitatori oltre i 65 anni, portatori di handicap, soci Touring Club con tessera, possessori TOURIST CARD MILANO – AmaMi Card, militari, forze dell’ordine non in servizio, insegnanti, dipendenti Gruppo 24 ORE + un accompagnatore, Dipendenti Unipol con badge e società annesse, dipendenti con badge e abbonati annuali Trenord, dipendenti Coin con badge e possesori di Coin Card, dipendenti Petit Bateu con badge e possesori di Petit Bateu card, dipendenti Publitalia con badge, tesserati ARCI con tessera, soci Coop con tessera.
€ 4,50 RIDOTTO SPECIALE Gruppi di studenti delle scolaresche di ogni ordine e grado, gruppi organizzati direttamente dal Touring Club, volontari Servizio Civile muniti di tesserino, dipendenti ATM e abbonati annuali ATM
GRATUITO Minori fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, un accompagnatore e una guida per ogni gruppo Touring Club, possessori coupon Vivi Milano del Corriere della Sera, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici, giornalisti iscritti allìalbo previo accredito, tesserati ICOM, guide turistiche munite di tesserino di abilitazione
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“La bellezza di una donna non consiste nei vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire come proveniente dai propri occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il luogo in cui risiede l’amore”.
Così Audrey Hepburn vedeva le donne, lei che da attrice ne ha interpretate tante, lei che rivelava stile attraverso i suoi occhi da cerbiatto e interprete di pellicole indimenticabili quali “Vacanze romane”, “Colazione da Tiffany”, “Sabrina”, “My fair lady”.
A vent’anni esatti dalla sua prematura scomparsa, avvenuta a soli 63 anni, viene ancora, e soprattutto, ricordata dal pubblico per la sua eleganza innata che a tutti richiama alla mente quell’immagine che, stretta nel suo abito nero Givenchy, con uno chignon elegante, fantasticava davanti alla vetrina di Tiffany. Una star che ha vinto un Oscar, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, due Tony e tre David di Donatello. E che nel 1999 è stata proclamata la terza più grande attrice di tutti i tempi dall'American Film Insitute.
I suoi abiti di scena hanno fatto la storia del costume, le sue sopracciglia sono state copiate da stilisti prestigiosi, il suo taglio di capelli corto con frangetta ha fatto storia, come la sua femminilità, che si è imposta in un momento in cui andavano di moda chiome lunghe, rosse e platinate. Audrey è stata in grado di trasgredire attraverso lo stile, particolare non indifferente se si pensa all’epoca in sui si è affermata: gli esplosivi anni Cinquanta, dominati da tipologie femminili imponenti e con una sensualità sfacciata. Anni nei quali Audrey si distingue per il suo fisico flessuoso e il portamento leggero. La Hepburn rappresenta quel prototipo femminile che racchiude in sé elementi anche distanti tra loro ma che combinati insieme, per qualche strana alchimia, concorrono a formare uno stile unico e riconoscibilissimo che si rispecchia anche nella sua attività umanitaria. Fu la prima a capire che la sua popolarità poteva essere sfruttata anche per campagne a scopo benefico e in particolare si dedicò con passione e convinzione alla causa dell’UNICEF, lei che di figli avrebbe voluto averne tanti.
Audrey Hepburn ci piace ancora oggi perché venne scelta da Truman Capote al posto di Marylin Monroe per interpretare l’indimenticabile Holly Golightly,perché a lei i disegnatori della Disney s’ispirarono per il fisico della principessa Aurora ne La Bella Addormentata nel Bosco, perché decise di tenere un cerbiatto come animale da compagnia, ancora una volta un simbolo di eleganza innata, ma soprattutto perché seppe trasformare un “petite robe” in un’icona di raffinatezza, che ancora oggi sa far risaltare qualsiasi donna.
Per conoscere meglio Audrey Hepburn, aldilà dei suoi celebri personaggi, vi consigliamo Audrey Hepburn. Un'anima semplice, scritto dal figlio Sean Hepburn Ferrer (edizioni Tea) e Cosa farebbe Audrey? di Pamela Keogh (edizioni Sonzogno), una raccolta di materiale inedito, testimonianze e aneddoti.
“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e le loro scuole che abitano il tessuto cittadino.
YogaDOTyoga, una firma Nerospinto, entra al centro Parsifal.
Sono nella sede di Milano di Parsifal in Viale Gorizia 6, Milano (P.ta Genova).
La scuola Parsifal, che prende il nome dal cavaliere della tradizione della Tavola Rotonda che incarna, più di ogni altro, il percorso, il viaggio di un uomo alla ricerca di se stesso.
Parsifal è un luogo in cui ritrovare le discipline dell’Antica Tradizione tra cui lo Yoga.
E’ un luogo antropologico, per scomodare l’antropologo Augé, in cui ritrovo elementi connotativi materiali ed immaterali (o spirituali). Dall’interior ai colori, dagli odori all’atmosfera tutta la “scatola” è stata pensata per far sentire i suoi allievi a proprio agio in una calda e piacevole spazialità dimenticando l’ambiente cittadino rumoroso e caotico.
Ma oggi conosciamo meglio Manuela Leoni, una delle maestre di Yoga Integrale del Centro Parsifal di Milano.
BIOGRAFIA
Manuela parte dagli studi scientifici prima di approdare allo yoga.
Maturità scientifica per poi proseguire gli studi all'Università di Medicina e Chirurgia di Parma, con specializzazione in Ostetricia. Tuttavia l'ospedale le stava troppo stretto: sentiva che non era la sua strada.
Dopo essersi concessa un paio di anni per viaggiare (Sud America, Nord Europa, Italia, ecc.), nel 1989 incontra finalmente la disciplina Yoga, capendo che quello sarebbe stato il suo punto di partenza. Inizia qui il suo percorso, come allieva di Yoga, meditazione e Tai-Chi.
A distanza di poco tempo incontra il suo maestro, Walter Ferrero, con il quale intraprende un vero percorso interiore basato sullo studio e la pratica dello Yoga Integrale.
Nel 1993 riceve dal Maestro l’abilitazione all’insegnamento e per anni si dedica, attraverso percorsi collettivi e individuali, a curare workshop e lezioni in diverse associazioni e centri benessere nel nord Italia divulgando la cultura dello Yoga e l’arte della consapevolezza di sé secondo l’insegnamento della sua guida. Nel contempo mette a punto un metodo per l’istruzione dello Yoga in gravidanza, basato sui principi dello yoga antico.
Nel 1993 entra a far parte dell’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’ Uomo (diventata nel 2012 HORUS, Accademia per lo sviluppo del potenziale umano) fondata dal suo Maestro W. Ferrero e Andrea Di Terlizzi. Dal quel momento inizia il suo apprendistato come Istruttore di Yoga Integrale e un intenso studio sia pratico che teorico delle discipline insegnate all’Accademia, scuola di formazione umana e interiore: una vera e propria università per la ricerca di sé.
Nel 1997 Il Maestro Walter Ferrero fonda Parsifal a Milano e nel 2002 le conferisce la nomina di Istruttore Parsifal per le discipline Hatha Yoga, Pranayama, Meditazione.
Inizia l’avventura Parsifal insieme ai suoi colleghi ed esperti in discipline orientali insegnate nei Centri Parsifal di Milano, Verona, Crema, con i quali collabora e gestisce eventi, corsi speciali, conferenze, happening, formazione secondo il metodo Parsifal.
La formazione di Manuela è in continua evoluzione, come lei tende a sottolineare: “ nello Yoga non esiste una preparazione semplicemente accademica poiché lo Yoga è un lavoro interiore, una via: non ci sarà mai una conclusione; certo gli studi possono terminare ma il lavoro che facciamo a livello interiore va avanti fino all'Illuminazione!” (ndr. che non ho ancora raggiunto, aggiunge scherzando).
V: Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Manuela lo Yoga?
M: Per me lo Yoga è innanzitutto piacere: da subito per me è stata una grande esperienza di piacere sensoriale, mentale ed emotivo, e così è importante che lo sia per tutti, per affrontare meglio le tensioni che viviamo. Dalla capacità di abbandonare le proprie tensioni nasce la possibilità di sperimentare la grande potenza contenuta in questa scienza. E' uno strumento per entrare in contatto con se stessi realizzando la nostra vera natura come esseri umani e realizzare il vero significato della vita, delle cose, delle relazioni. Quindi uno strumento per vivere con consapevolezza.
V: Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?
M: Le motivazioni sono molte: forse la motivazione principale è la ricerca di equilibrio, di un benessere maggiore e di contatto con se stessi. Poi ci può essere anche la curiosità: lo Yoga in questi anni va molto di moda quindi vi è anche un fattore di immagine. Le persone sperimentano un grande vuoto in quest'epoca e lo Yoga dona un senso di pienezza: riconcilia con te stesso. Altri invece, ricercano una via di conoscenza di sé oppure un contatto con altre persone per comunicare, esprimersi. Tutti cercano sicuramente uno stato di piacere, a più livelli.
V: Tu insegni anche Yoga in gravidanza. Quali sono i benefici della pratica durante la gravidanza?
M: Sono molteplici. A parte i benefici fisiologici, che sono tanti, innanzitutto è un beneficio a livello psicologico. Lo Yoga permette una condizione di armonia psicofisica, ti aiuta a sentirti e a conoscerti: durante la gravidanza, nella quale la maggior parte delle volte la donna non sa ciò che sta vivendo, una disciplina come questa la tranquillizza, l'aiuta a conoscersi, a capire cosa sta accadendo mantenendola in uno stato di benessere. Benessere che si riflette sul decorso della gravidanza che varia man mano che essa procede. Anche la pratica dello Yoga si adatta alle varie fasi della gravidanza di volta in volta insegnando tecniche fisiche, psicologiche e respiratorie adatte all'esigenze della donna e delle difficoltà che incontra. I primi mesi fa fatica ad adattarsi al nuovo stato: ha paura. Quindi lo Yoga, strumento di armonizzazione, può aiutarla a sciogliere queste tensioni. Man mano che avanza la gravidanza si affrontano le difficoltà che possono insorgere nella donna che non conosce il suo corpo e non può contare su una condizione di equilibrio emotivo (stress da lavoro, ignoranza culturale sul parto e gravidanza in genere, rapporti affettivi complicati, etc). Tutte queste pressioni si riflettono sul suo stato psicofisico. Lo yoga viene in aiuto alle donne rafforzandole: rafforza il carattere e la sfera emotiva aiutandole a divenire più sicure di sé stesse.
V: Quindi secondo te le donne riescono a godersi di più la gravidanza praticando lo Yoga, assaporando di più la gioia di diventare madri?
M: Si, se si fidano e si lasciano andare. Se si riesce ad entrare in un rapporto empatico con l'allieva incinta lei può godere molto, può abbandonarsi e sperimentare una gravidanza e un parto molto piacevoli.
V: Yoga al caldo. Hai condotto una splendida sadhana ricca di tradizioni e di gesti che si perdono nel tempo qualche settimana fa al Parsifal. Vuoi spiegare cos’è lo Yoga al Caldo e quali sono i suoi punti forti?
M: Lo Yoga al caldo appartiene alla tradizione dello Yoga Antico.
E' nato dall'unione di più tradizioni che si intersecano tra di loro e di diverse scuole di matrice yogica che in passato si incontravano e si confrontavano tra di loro (es. tradizione brahmanica tantrica, ecc). I maestri con gli allievi praticavano insieme in luoghi naturali (grotte) sfruttando il calore del fuoco acceso. Il calore esaltava quelle che sono le potenzialità dello yoga e quindi aiuta l'adepto a penetrare nella tecnica rendendola più efficace.
Lo yoga al caldo è una rilettura moderna di questa tradizione adattata a quelle che sono le esigenze dell'uomo occidentale del ventesimo secolo.
Un suo punto forte è sicuramente il calore: è il fattore che determina la qualità e l’intensità di ciò che si sperimenta. E' importante che una persona entri e viva pienamente questa condizione, abbandonandosi con fiducia..
Un altro punto è l'abbandono al piacere: non è facile toccare il piacere in quanto non siamo stati educati a viverlo. Abbiamo un sacco di barriere che ci impediscono di cercare liberamente il piacere, molti preconcetti per l'educazione che abbiamo ricevuto. Non siamo come gli Orientali che sono più liberi e sensibili all'ascolto per loro tradizione. Quindi il piacere è importante poiché nel momento in cui ci si abbandona ad esso ci si può liberare da molti pesi. La pratica è improntata su questo: creare delle condizioni per cui diventi facile abbandonare le tensioni e cogliere uno stato di piacere vivendolo sulla pelle. Da lì può nascere una condizione di maggior apertura alla vita, alla conoscenza e all'espressione di sé.
V: Qual è il “segno” che fa capire quando si è pronti a trasmettere agli allievi questa disciplina?
M: Questo te lo dice il tuo maestro. Il segno l'ha riconosciuto lui in me. Mai avrei pensato di insegnare! (ndr. mi dice ridendo).
V: Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?
M: La capacità di ascoltarsi partendo da un atteggiamento di semplicità. Prima di tutto una persona dev'essere in grado di fermarsi dentro, di ascoltarsi e riconoscere una dimensione oltre i suoi pensieri e vivere il piacere di essere, di esistere.
V: Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?
M: E' fraintesa la profondità di questa scienza che è vissuta in modo superficiale come fosse una ginnastica. Non c'è rispetto per questa scienza...ma non voglio colpevolizzare nessuno di questo: è successo da quando l'Oriente è arrivato in Occidente negli ultimi 30 anni in un certo modo. Si è colto dello yoga l'aspetto più esterno. Sono nati diversi movimenti culturali che potevano essere utili. Però sono stati manipolati per divenire un fattore consumistico o di massa. Ormai il Buddha, per usare un esempio, o comunque la posizione classica di meditazione la trovi ovunque...addirittura nelle chiavette per l'home banking!!!
Questo ti fa capire che lo Yoga è un marketing: certamente c'è una grande richiesta e quindi è nato il mercato della consapevolezza.. Questa è un'epoca nella quale si sta cercando qualcosa di più, dei valori più profondi e quindi l'offerta è variegata e numerosa. Le scuole e i maestri ormai sono super organizzate e, alle volte, vi sono fini puramente materialistici.
V: Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.”?
M: Che possono fare yoga senza problemi. Lo yoga non è una ginnastica. E' una disciplina che lavora sul corpo e la mente armonizzando tutto l'essere umano. Offre strumenti in più per star bene, non mi spaventerei di fronte a un problema fisico. Certo, se una persona ha grossi problemi fisici oggettivi ovviamente non farà determinate Asana.
Ho lavorato con una persona che aveva una artrite reumatoide insorta all'età di due anni. Lavoravo con lei che aveva 40 anni eppure era una persona che faceva meditazione e yoga. Non le facevo fare la posizione sulla testa ma per lei quello che riusciva a fare era yoga: e da quella pratica ricavava dei grandissimi benefici. Se tu accetti la tua condizione e abbandoni il giudizio nei tuoi confronti ottieni buonissimi risultati.
V: Anche perché forse la gente ha una visione occidentale della disciplina.. Se esternamente non riesce a raggiungere una determinata posizione anche internamente pensa di non raggiungere un certo stato...quindi secondo te anche un po' questo blocca la gente a venire a fare Yoga?
M: Questo perché non c'è abbastanza conoscenza della disciplina. C'è una visione legata al fitness, all’attività corporea come ginnastica,ma è comprensibile: lo yoga esula dalle altre attività. Si, adesso ci sono tanti sistemi di abilitazione che si basano sullo yoga, ma non è la stessa cosa comunque.
V: Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?
M: Si, può cambiare la vita delle persone. A me l'ha cambiata tanto. Ho cambiato personalità addirittura. Prima della pratica dello yoga ero una persona molto introversa, timida, chiusa e insicura, avevo difficoltà a parlare e non ero aperta alla vita e alle relazioni con gli altri... Attraverso questa pratica mi sono resa conto che ero totalmente cambiata partendo dalle cose più ovvie: avevo molta gioia e vivevo la vita con una carica e apertura diverse...mi ha cambiato la visione del mondo e della vita.
BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA
1-L’Asana che preferisci di più – BHUJANGASANA, il Cobra
2-Lo stile di yoga che senti più tuo - YOGA INTEGRALE
3-Un libro utile (in generale) - SIDDHARTA
4-Un viaggio utile – IL GIRO DEL MONDO
5-Una citazione o una tua frase utile - “NON C'è NIENTE DI COSTANTE TRANNE IL CAMBIAMENTO”, BUDDHA
6-Un consiglio per chi pratica Yoga – ESSERE COSTANTI
7-La cosa da evitare per chi pratica Yoga – IL GIUDIZIO
8-Cosa ti rende felice quando insegni – IL VOLTO DEGLI ALLIEVI QUANDO SORRIDONO DOPO LA LEZIONE E MI SI AVVICINANO PER PARLARMI DELLA LORO PRATICA
9-Colore preferito – PERVINCA, COLORE INDIANO
10-Una bevanda che consigli a tutti – TEA AYURVEDICO INDIANO “TULSI”
Il Centro Parsifal lo trovate a Milano in Viale Gorizia, 6.
web: http://www.parsifal-yoga.it – per info e scoprire le altre sedi in Italia.
L'Accademia Horus, sulla quale abbiamo speso due parole per quanto riguarda la formazione di Manuela Leoni, la trovate al sito: http://www.accademiahorus.it/
È passato più di un secolo dalla realizzazione del primo reggiseno brevettato: ciò che per le donne di oggi è un capo da esibire e scegliere con cura tra una gamma pressochè infinita di varianti, un tempo è stato al centro di una rivoluzione sociale divenendo simbolo di emancipazione e libertà femminile.
Si deve a Vogue la prima apparizione del reggiseno sulla carta stampata grazie alle mani del famoso sarto Paul Poiret e nel 1913 Mary Phelp Jacob, nota come Carezza Crosby, brevettò il primo modello, antenato degli odierni, ma questi tentativi iniziali non riscossero successo tra le donne.
Solo con l’avvento della prima guerra mondiale le donne fecero di necessità virtù: avendo bisogno di essere più libere nei movimenti per lavorare in sostituzione dei mariti al fronte, abbandonarono i vecchi corsetti e il passaggio al nuovo underwear fu definitivo. Insieme al diffondersi del reggiseno si assistette ad un cambiamento sociale che vide il consolidarsi di un nuovo ideale del corpo femminile: fu il periodo d’oro di attrici come Marylin Monroe, Jane Russel, Gina Lollobrigida, Sophia Loren. L’ideale di bellezza si incarnò nella donna formosa, giunonica, con curve generose e armoniche, una donna rassicurante e accogliente.
Nel 1968 insieme ai grandi sconvolgimenti sociali, il reggiseno divenne il simbolo dell’emancipazione femminile, della donna che vota, che può decidere di divorziare, che può studiare ed essere libera dai vincoli imposti dalla società antecedente quegli anni.
Successivamente il reggiseno perse quella carica rivoluzionaria per diventare un capo noto a tutto l’universo femminile: nacquero le grandi case di produzione di reggiseni, come La Perla e Huit, che proposero capi innovativi con forme, colori e tessuti diversi. Proseguendo negli anni il reggiseno divenne un capo irrinunciabile carico di una femminilità particolare. Stilisti di fama internazionale hanno dedicato ad icone del mondo della moda e della musica reggiseni creati ad hoc che sono adesso vere e proprie opere d’arte: che abbiano fatto storia o solo scandalo a noi non importa. A noi di Nerospinto piace che sia push up o sportivo, a balconcino o di pizzo, ci piace che il reggiseno rappresenti ogni donna, con la sua personalità e carattere.
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