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Nel fine settimana che ha visto uscire nelle sale cinematografiche italiane film costosi, grandi produzioni e pellicole pubblicizzatissime Stefano Calvagna regala al suo pubblico un thriller sorprendente, intenso, quasi a costo zero, realizzato da chi il cinema lo ama davvero e quindi lo sa fare. Multiplex è il film che non ti aspetti. La prova di regia che fa pensare che nel nostro paese esiste ancora un certo modo di fare il cinema, di costruire le scene, di alimentare la suspense, di plasmare gli attori e renderli credibili e meravigliosamente naturali. È il cinema italiano in poche parole e non ha bisogno di effetti speciali e tecnologie all’avanguardia per essere buono.
Basta soltanto saper raccontare una storia ed essere abbastanza bravi a far immaginare tutto il resto agli spettatori. La trama di per sé è molto semplice: sei ragazzi, tre maschi e tre femmine. La struttura classica della narrazione che diventa sceneggiatura. La decisione di fare qualcosa di pericoloso e adrenalinico insieme, nulla che possa danneggiare persone o cose, solo un gioco tra loro per mettersi alla prova e per saggiare qualcosa di nuovo.
Insieme decidono di rimanere chiusi in una sala cinematografica dopo l’orario di chiusura e di trascorrere la notte in un Multiplex al buio e isolati, sperimentando e inventando giochi proibiti e ad alta tensione emotiva. Nella struttura del cinema, però, scoprono presto di non essere da soli e per i sei ragazzi comincia una caccia all’uomo spietata e fatale con un finale tutto da assaporare.
Le prede e il cacciatore si inseguono e si scontrano nei lunghi corridoi del Multiplex, nelle bianche cabine dei bagni, nelle scale di emergenza e tra le locandine di film in programmazione da cui gli attori di carta li sbirciano impotenti.
Lo spettatore rimane affascinato e coinvolto da una tensione e da un pathos creato ancora alla vecchia maniera, fatto di rumori fuori campo, di lunghe carrellate in avanti e di primi piani indovinatissimi. Multiplex è un thriller d’autore che ricorda e richiama il miglior Dario Argento e la scuola dei cineasti italiani di genere anni Settanta e Ottanta. Una pellicola fatta da chi di cinema se ne intende, intrisa di citazioni filmiche e di rimandi ai grandi maestri del noir e dell’horror, come il film che scelgono di andare a vedere i ragazzi protagonisti, un vero cult come Fatal Frames,il cammeo che si regala il regista Calvagna nella propria pellicola e che rimanda al vezzo del grandissimo Hitchcock e soprattutto le musiche. L’intera colonna sonora originale di Multiplex è stata creata e curata da Claudio Simonetti, guru musicale di Dario Argento e compositore della maggior parte delle colonne sonore dei suoi film, da Suspiria a Profondo rosso, da Phenomena a Opera. Insomma, una vera garanzia. Simonetti sottolinea e sottotitola la pellicola di Stefano Calvagna facendone aumentare il fascino e la trepidazione, l’attesa e la scoperta.
Pertanto, se per questa estate non ne potete più di zombi e di mostri di zinco e metallo, di effetti speciali computerizzati e di commedie tristemente divertenti il cinema italiano rimane ancora una garanzia e Stefano Calvagna una vera scoperta.
A Nerospinto piace la poesia.
E piace molto anche la musica.
E chi è la più grande poetessa della musica rock di tutti i tempi?
Patti Smith. Senza ombra di dubbio.
Se siete a Milano il 25 luglio è severamente vietato perdersi il concerto della Sacerdotessa Maudit classe ’46 che sbarcherà al Carroponte per un’imperdibile concerto che porta il titolo del suo album d’esordio, Horses a detta di tutti uno fra i migliori album della storia del rock.
Ne sono passati di anni da quel lontano 1975 ma la cantante statunitense non sembra sentire il peso degli anni che passano.
Una chiacchieratissima relazione con il fotografo Robert Mapplethorpe , esibizioni nello storico CBGB's di New York solo per citare una piccola parte del curriculum di questa raffinatissima artista.
Patricia Lee conquista da subito la critica con il suo rock intelligente ed innovativo.
E conquista subito anche il pubblico con brani che hanno segnato un’epoca, come Because the Night, scritta per lei da Bruce Springsteen.
Personaggi illustri della scena musicale internazionale, Micheal Stipe e Morrissey tra gli altri, affermano di essere grati alla poetessa del rock, unica ed inesauribile fonte di ispirazione per tutti loro.
E allora non prendete impegni.
E se li avete già presi, cancellateli.
La sacerdotessa è in città, vietato mancare.
Inizio concerto ore 21.30.
Biglietti 25 euro.
Carroponte, via Granelli 1, 20099, Sesto San Giovanni (MI)
Il mio mestiere di freelance si nutre di idee. Le idee sono tutto: averne di buone e inedite ti permette di scardinare porte che altrimenti rimarrebbero chiuse, sigillate. Le idee. Ennio Flaiano diceva che oggi, il cretino è pieno di idee. Vorrei essere un cretino. Credete che partorire idee sia una cosa bella? E' una sorta di schiavitù perpetua che ti affligge ogni momento quotidiano della vita. Al bagno, a letto, al bar: ogni momento ha una sua esegesi nella lampadina che si illumina sopra la testa. Peccato che spesso la lampadina decida di fulminarsi e cambiarla non è sempre facile. Primo perché sarebbe giusto sostituirla con una a risparmio energetico, secondo ci vuole una scala, è a casa spesso manca e quella del vicino solitamente è rotta.
Cosa fare quando non hai idee e tutto lo scibile della tua vita ti sembra nebuloso. Cambi vita, vai via, tenti di pensare ad un piano B? Coloro che esternano questa voglia con un ipotetico “vado a vivere al mare” andrebbero evitati: sono coloro che parlano perchè non hanno di meglio da fare che sognare un'ipotetica fuga che mai avverrà.
E allora che faccio? Mi siedo in balcone in attesa di un segno. Che probabilmente non arriverà. Poi aspetto: c'è il concerto dei Motorhead all'Ippodromo, domani. Poi la scoperta: tour cancellato. Come i Back Sabbath, tour cancellato anche loro.
Mi sono rotto il cazzo dei concerti cancellati. Questi vecchi padri, o vecchie cariatidi, non possono starsene a casa sul divano a guardare le vecchie repliche del Saturday Night Live?
Torno alle idee. Quelle mancano sempre. E allora mi torna in mente la disputa con un'amica assunta in un famoso weekly femminile dove la vanità è la farcitura del nulla. Lei sciopera perchè vogliono lasciare a casa buona parte del personale. Giusto scioperare. Giusto lottare per i propri diritti. Ma poi perché i diritti acquisiti si devono difendere? Io difendo il mio status.
Torno in balcone che raccolgo le idee. Mi mancavano, mi mancano. Cerco dunque di annebbiarmi i pensieri sciacquandoli con del vino rosso. Ora un'idea mi è venuta: non avere idee.
Siamo arrivati al fatidico momento in cui andiamo più o meno tutti in vacanza. E quindi ricerchiamo con tanta foga il relax.
Ma cos'è il relax? relax voce ingl.; in it. s.m. inv., più freq. pr. adatt. • Rilassamento fisico e psichico, stato di riposo SINdistensione Distendere il fisico e la psiche, continuamente sottoposti allo stress quotidiano del lavoro e della vita di tutti i giorni, non è un'impresa facile. Tra i difetti di fabbrica dell'uomo contemporaneo uno di questi è sicuramente quello del non riuscire a rilassarsi completamente. Ed ecco che la mente macina pensieri, qualche muscolo è in tensione senza godersi il presente e magari si pensa, dopo solo una settimana do vacanza, che tra qualche giorno si deve tornare al lavoro. E il relax dov'è in tutto ciò? Il nostro presente dov'è?
Lo yoga parte da un grande presupposto che è il presente, il trovarsi qui e ora senza lasciare la mente a piede libero come un cavallo senza briglie: anche perché, pensateci, il passato non c'è più e il futuro non esiste ancora quindi la dimensione reale in cui trovarsi è il presente. Ma continuiamo a rovinarlo con pensieri del passato e di un futuro non ancora accaduto. Allenare la mente a trovarsi qui in questo luogo e ora, mediante la pratica dello yoga, dona alla propria testa il dono di vivere qualsiasi esperienza, bella o brutta che sia, per quel che è; in modo autentico...nonchè facendo dimenticare, quasi per magia, che domani si deve tornare a lavoro. Ma perché farsi prendere dalla nostalgia quando un'esperienza deve ancora concludersi? La malinconia non è una caratteristica della psiche ma un accessorio che noi le facciamo indossare per forza.
Tutte le esperienze, per belle o brutte che siano, hanno una fine e un proprio trascorso. Lo yoga aiuta ad allenare e a far meditate su questo importante concetto.
Yoga e muscoli: la distensione del proprio corpo e il piacere di abbandonarlo completamente ci fa assaporare il relax in un modo più vero e reale. Come possiamo pensare di rilassarci senza sapere come lasciare il nostro corpo a riposo e senza quelle fastidiose tensioni ( magari alla pancia o nei trapezi) che ci assalgono dopo un intero anno di lavoro?
Yoga è piacere: un punto fondamentale che la mia maestra, Manuela Leoni, ha sempre sottolineato. Lo yoga è piacere, godimento mentale e fisico poiché se si usa consapevolmente il proprio corpo allora il piacere e il piacersi aumenta man mano. Abbiamo tante barriere che non permettono di godere anche di una piccola gioia che ci capita durante il giorno: lo yoga aiuta ad apprezzare ed esser grati alle gioie che ci capitano partendo proprio dal proprio io/mente/corpo.
Non è vero che il relax esiste solo in vacanza. Il relax esiste anche in quell'ora di pratica una o più volte a settimana: quando, ad esempio, nella posizione di shalabasana (distesi a terra completamente adagiati al suolo) avviene la magia del raccoglimento e del raccolto della magnifica esperienza che ti fa vivere lo yoga. Il relax è una qualità che va coltivata: un po' come quando durante l'anno andiamo in palestra per la fatidica prova costume o facciamo una dieta per sembrar più belli in vacanza. Ebbene: siate bellissimi durante tutto l'anno!
Namaste Vittorio Pascale Studioso e praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal di Milano, viale Gorizia 6, Milano Studioso e praticante di Buddismo tibetano Fondatore della pagina Fb Yogamando Hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Alessio Pizzicanella, il fotografo internazionale che lavora con i più importanti artisti del panorama musicale mondiale, ha inaugurato la sua mostra fotografica “JUST A SHOT AWAY”. L'abbiamo intervistato.
Molto di moda da qualche anno a questa parte il massaggio ayurveda, la filosofia, la dieta, il pensiero indiano in generale.
Sulle spiagge impazza lo "Shirodara" ovvero il massaggio con la goccia di olio caldo colato sulla fronte ma scopriamo un po' di più di questa disciplina.
L'ayurveda è il nome della millenaria medicina indiana nata molti secoli prima di quella occidentale e che pone al centro dell'essere umano l'essere umano stesso.
Non esiste un rimedio uguale per tutti ma a ognuno il suo rimedio in quanto le cause che portano ad un disturbano possono essere di tipo fisico piuttosto che di tipo psichico.
L'ayurveda (dal sancscrito "conoscenza della vita") attraverso i massaggi, lo yoga, i rimedi naturali (cibi, metalli, pietre, etc.) prevede che esista un vero e proprio medico ayurvedico che visiti il paziente attraverso l'ascolto del polso (la palpazione è completamente diversa dalla nostra), l'analisi anche olfattive di feci e urine, il colore dell'iride, la conformazione della pelle etc., ed in base a questi e ad altri fattori stabilisca quali siano i rimedi appropriati per la persna in esame.
Come detto anche lo yoga ed i massaggi entrano a far parte dei rimedi per la guarigione del malato e da quì si deduce che queste discipline curino nel senso stretto della parola.
La differenza con la nostra medicina è che molto spesso in occidente si cerchi di placare il dolore tramite ansiolitici, antidolorifici o nei casi più gravi, con interventi chirurgici.
Ciò che avviene invece in oriente (e così anche la medicina cinese) è innanzitutto il trattamento di benessere continuato con la prevenzione (corretta alimentazione e stile di vita fisico e mentale) e una volta che invece la malattia si è accesa si parla di disintossicazione e di riequilibrio dello stato di salute ottimale della persona.
Se ci si pensa bene questo non è sbagliato.
Quante volte abbiamo preso degli antidolorifici che ci hanno "placato" il dolore (cosa non vera in quanto il dolore non viene percepito ma il problema rimane) ma che si è prontamente ripresentato non appena l'effetto del farmaco si è dissolto?
Alla base della medicina ayurvedica c'è proprio l'eliminazione del male, della causa e non dell'effetto.
Una mente sana, pulita, serena è alla base del benessere anche fisico e da quì ecco che discipline come lo yoga e i massaggi vengono in auto in quanto la mente è rasserenata, rinvigorita e i dolori, non solo fisici, cessano.
Esistono veri e propri trattamenti volti per ogni tipo di problema ma se si deve ricorrere a qualcosa di specifico meglio ricorrere ad un medico ayurvedico in una clinica ayurvedica in India.
Il "Panchakarma " ad esempio è un trattamento ringiovanente e disintossicante che è molto popolare e che prevede un soggiorno di un minimo di 20 giorni dove in questo periodo viene formulata una dieta ad personam, ci si sottopone a massaggi specifici e con oli specifici. Tutto questo è accompagnato da terapie di disintossicazione del corpo come la pulizia delle orecchie, delle narici, degli organi interni tramite purghe, etc.
Lo "Shirodara" fa parte di questi trattamenti. Una goccia di olio caldo fatta cadere di continuo sulla fronte determina un forte stato di rilassamento ed è indicato soprattutto per persone molto stressate.
Solo un medico ayurvedico può però determinare la durata di questo trattamento perchè non per tutti è idoneo un massaggio di questo tipo.
Una vacanza in una clinica ayurvedica non solo sarà una nuova esperienza ma vi farà tornare anche più belli, ringiovaniti ed in pace con voi stessi.
Walter Zanca
Walter
Massaggiatore e reflessologo plantare professionista
Massaggi ayurvedici, rilassanti, linfodrenanti, energizzanti, californiani, hot stone, per donne in gravidanza, di bellezza.
Trattamenti di campane tibetane.
telefono 349.4487760
Grande appuntamento con la musica italiana il 6 luglio al Circolo Magnolia.
Ad esibirsi saranno infatti I Ministri, che suoneranno nell'ambito della serata "GodzillaMarket Party", assieme a Bugo, Maria Antonietta, Shiva Racket e Videodreams.
Il gruppo milanese, attivo dal 2003, ha all'attivo quattro album dei quali il più recente è "Per un passato migliore" (Godzillamarket), uscito quest'anno.
Lo stile alternative-rock si sposa bene agli outfit, indossati dai membri della band: casacche a metà strada tra le giacche sfoggiate dai Coldplay e l'abbigliamento di un direttore di un circo dal sapore ottocentesco.
Sul palco saliranno anche Bugo, eccentrico cantautore delle contraddizioni italiche, Maria Antonietta, nuova promessa della musica alternative italiana al femminile, Shiva Racket, indie-grunge band meneghina e i Videodreams, trio dedito al folk-soul-pop.
Per maggiori informazioni:
Charlyn Marshall, in arte Cat Power, torna in Italia per un live che ha tutto il sapore della rinascita, come lei stessa ama commentare il suo nuovo album, "Sun", che presenterà proprio il 7 luglio a Sesto San Giovanni.
La cantautrice statunitense, classe 1972, ritorna sulla scena musicale dopo quattro anni di assenza, e lo fa con un album intimista, coinvolgente e dal sapore squisitamente artigianale, come del resto lo è la sua intera produzione.
Influenzata da radici blues, come Otis Redding e Creedance Clearwater Revival, la musica di Cat Power incarna le mille facce degli Stati Uniti, le sue radici multiculturali, i suoi paesaggi sconfinati e le storie di periferia suburbana.
Uno dei singoli dell'album, Cherokee, è un omaggio al suo background familiare, nel quale si intrecciano radici ebree, irlandesi e appunto Cherokee.
L'album ha debuttato al decimo posto della classifica di Billboard, segno di come il pubblico americano aspettasse il ritorno sulle scene della cantautrice.
Non perdete dunque l'occasione unica di vedere Cat Power dal vivo!
Cat Power in concerto
7 luglio 2013
Start h 21.30
Ingresso 18 euro
Carroponte
Via Granelli, Sesto San Giovanni (Mi)
Per maggiori informazioni:
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“Il corpo non è la prigione dell'anima ma il tempio dello Spirito.” (Pavel Nikolaevič Evdokimov).
Con questa frase potrei anche finir qua l’articolo. Ma come mai il corpo è così importante nella pratica dello Yoga? Perché una disciplina che tocca la sfera spirituale pone un accento così forte con la parte più esterna e superficiale dell’essere umano?
Il Buddhismo, afferma, che il nostro “ego” è composto da un insieme di più parti spazzando via la percezione errata di un sé o di un unico ego che sussiste di per sé o assolutamente immutabile. Difatti asserire “io” nel Buddhismo è un concetto in partenza errato se non si pensa che, come qualsiasi piatto della nostra tradizione mediterranea, è composto da più ingredienti.
Facciamola semplice e facile facile perché fa caldo e il cervello è già in fumo. Il così detto IO (=lasagna) è formato da tante parti (=INGREDIENTI): avete mai visto una lasagna che è prodotta già lasagna all’origine?
Gli ingredienti di base sono le parti esteriori mentre la tecnica di preparazione i 5 sensi per poi proseguire fino al “trucchetto della nonna” che consiste nel tener uniti gli ingredienti tra loro ottenendo un risultato meravigliosamente buono al palato: mozzarella non troppo acquosa, parmigiano, pan grattato o una buona besciamella. Se tutto ciò non è dosato bene una parte prevale sull’altra e rischiamo di avere un piatto troppo “solido” (uomo razionale completamente attaccato alla materia, un cavallo con i paraocchi) o un piatto troppo liquido (uomo completamente perso nel magico mondo dell’irrazionalità, un’Alice imbruttita).
Insomma senza il “trucchetto della nonna” il piatto rischia di diventare malmostoso o troppo leggero per sfamarci.
Tra i “trucchetti della nonna” posso annoverare discipline antiche e raffinate come la meditazione, la preghiera, i mantra, la recitazione di un rosario e lo Yoga.
Azioni che collegano le diverse parti dell’uomo: che siano due o mille quasi tutte le grandi religioni affermano l’importanza che ha un giusto collegamento tra le diverse parti dell’essere umano; che sia anima e corpo semplicemente, o aggregati di vario genere, il link resta sempre importante e indiscusso nella vita di ogni uomo. Eppure ci sono barriere che tengono le diverse sfere separate…i diversi ingredienti nel congelatore non permettendoci di scongelare e mettere tutto insieme in un armonico insieme.
La radice stessa della parola Yoga significa unione: mettendo alla prova il nostro corpo, combinato con il respiro e la mente e con il continuo susseguirsi di Asana e momenti meditativi il meccanismo di congelamento automatico si spegne pian piano facendoci godere di una qualità di vita maggiore dominata da una consapevolezza che non immaginavamo neanche. Avere la sensazione di muovere il corpo non solo in gesti meccanici è la grande scoperta/qualità dello Yoga: una scoperta fatta millenni fa e che ancora oggi diviene concetto raffinato e contemporaneo allo stesso tempo; un motivo di ricerca che spinge sempre più a oltrepassare in modo equilibrato i propri limiti non solo fisici ma anche mentali.
Tutti gli uomini partono con ingredienti “buoni” di base che man mano, e con il tempo, tendono a deteriorarsi lasciandoli là a marcire in dispensa oppure scegliendo un libro di ricette sbagliato che non fa dosare bene gli ingredienti. E la paura di tirarli fuori o pensare che non siano abbastanza per la pratica dello Yoga è uno dei limiti che ci poniamo per non incominciare mai o non provare anche se in noi c’è un barlume di voglia di cambiar qualcosa.
Ovviamente non potrà andar bene a primo colpo…o forse si, le vie del Karma sono infinite, ma applicare i giusti principi del Food Design al nostro corpo è un piacere, ma anche un dovere.
Regalare metodi di cottura yogici per i nostri aggregati umani è un modo per viver meglio, per rilassarsi meglio e per cogliere al meglio i nostri momenti felici e affrontare al meglio i nostri momenti di infelicità.
Namasté,
Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano
Fondatore della pagina Fb: Yogamando
Studioso e praticante di
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È morto un artista della fotografia degli anni sessanta, doveva la sua fama a un servizio di più di 2500 fotografie che scattò a Marilyn Monroe prima della sua sfortunata fine.
Ci ha lasciato martedì 25 giugno all’età di 83 anni nella sua amata New York Bert Stern il fotografo che svelò al mondo il vero volto di una delle dive più misteriose e famose della storia, Marilyn Monroe.
Dopo questo servizio la sua fama crebbe incredibilmente ma la verità è che Bert Stern è sempre stato un grande artista impegnato in un percorso di innovazione della fotografia commerciale, di pubblicità e moda.
Abbandona la vita nella stessa città che lo ha visto nascere il 3 ottobre 1929 e crescere a fianco del padre anch’esso fotografo: ritrattista di bambini insegnò a suo figlio a cogliere le sfumature degli occhi per poi svelare la vera essenza delle persone, scartare l’involucro esterno per andare a colpire l’animo più profondo e recondito.
Dopo aver lavorato in alcuni giornali di moda Stern conosce Stanley Kubrick con il quale instaura un’intensa amicizia: è proprio a Stern che il grande regista affida il compito di creare la locandina del film Lolita del 1962, la ragazza che guarda maliziosa dietro gli occhiali di acetato a forma di cuore è proprio uno scatto di Stern.
La sua carriera proseguì intensa e brillante, apportando enormi innovazioni nel mondo della pubblicità, prima fra tutte la campagna visual per la vodka Smirnoff ritenuta e definita rivoluzionaria per la sua disarmante semplicità.
Tuttavia la sua fama è indissolubilmente legata al nome di Marilyn Monroe e alle foto scattate poco prima della scomparsa della diva americana.
Sei settimane prima della sua morte infatti Vogue commissionò un servizio a Stern che chiusosi nel Bel Air Hotel di Los Angeles con Marilyn confezionò un autentico catalogo delle espressioni e pose di Marilyn, considerato il servizio più naturale e autentico della attrice e cantante icona di un’epoca.
Anni dopo Stern concesse un’intervista circa quei giorni e parlò della sua modella, della fantastica esperienza che ebbe con lei: «Era così bella a quel tempo. Non le dissi “posa nuda”. Avvenne tutto spontaneamente, come se ti togliessi un vestito alla volta. Lei si mise a pensare per un momento. Io dissi qualcosa e la posa finale venne da sé».
Le foto furono poi raccolte in un libro pubblicato nel 1992 dal titolo “Marilyn Monroe: the complete last setting”.
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