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Il 4 gennaio dopo la pausa natalizia, torna la serata che anima la domenica sera dell'Atomic Bar di Milano: POSTMODERNO, un luogo dove vari generi musicali trovano posto all’interno di una trama (dis)armonica, e musica, arte, design e moda si miscelano per dar vita a una notte calda, accogliente e vagamente retrò. La consolle è come sempre affidata alla coppia Japi e Aurelio, ideatori del progetto: il primo, noto intrattenitore delle notti milanesi conosciuto da anni per le sue performance queer oltre che per la selezione variegata e coinvolgente; il secondo, giovanissimo, cultore di arti e suoni. Ad arricchire la scelta musicale saranno invitati ospiti dj, professionisti o appassionati.
La serata POSTMODERNO celebra prima in assoluto Giuni Russo, Diana Est, Pasolini, Testori, Tondelli, Dara Birnbaum, Mike Kelley e Vito Acconci, The Smiths, fino a M.I.A., inoltre sostiene la lotta contro le discriminazioni sociali e l’omofobia.
Alla pagina facebook POSTMODERNO (facebook.com/postmodernopost) oppure mandando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., si potranno seguire tutti gli eventi.
Domenica 4 gennaio 2015, dalle ore 22.30 alle 3.00 – ingresso libero
POSTMODERNO // IL RIFLESSO
Atomic Bar, Via Felice Casati, 24 – Milano
www.atomicbar.it – facebook.com/pages/ATOMIC-BAR-MILANO/106835196024190
Si ringrazia per il supporto: www.milanogaylife.com/it
Questa settimana Claudio Simonetti da shoes designer/illustratore diventa “giornalista" per intervistare una vera e propria icona di stile.
Elegante, mai scontata, sguardo fiero di chi, con tenacia, studio, gavetta e dedizione, ha alimentato i propri sogni. Una voce intima ed intimista, capace di toccare le corde più profonde del cuore. Paola Iezzi, una delle rare artiste italiane che forgiano, con maestria, molteplici linguaggi artistici; nasce così il suo nuovo progetto "i.Love”.
"Insegnami l'arte di creare isole di quiete, Dove assimilare la bellezza delle cose di ogni giorno: Le nuvole, gli alberi, un po' di musica" (M. Stroud)
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Prendetevi una pausa, magari davanti ad una calda tazza di thè, comodi sul vostro sul divano, per leggere questo tete a tete con Paola Iezzi.
Claudio: i.Love e' un'affermazione importante, suona come un atto di fiducia, di consapevolezza e condivisione, in contrapposizione al nostro secolo ricco di individualismo, quali sono gli amori di Paola Iezzi?
Paola: strano a pensarci ma trovo che l’Amore sia oggi un concetto più che moderno. Strano se pensi a questi tempi odierni dove, nel mondo reale e su internet, vedi dilagare l’odio, attraverso messaggi estremi, di intolleranza di rabbia, di continuo nervosismo. Come se vivessimo dentro una pentola a pressione che sta per esplodere… Credo che qui, ora, in questo “point break” di un sistema economico e sociale che sta facendo acqua da tutte le parti, una grande parte di persone, abbia voglia di tornare alla radice dell’esistenza, che è certamente l’Amore. L’Amore che spegne ogni focolaio di odio. E’ difficile combattere questo sentimento quando ti arriva addosso con tutta la sincerità e la potenza che gli sono proprie. Sembra un concetto cattolico-cristiano, e forse in parte lo è. Io non sono credente, ma riconosco che certe cose dette da Gesù Cristo, che fu prima di tutto, un uomo, furono totalmente rivoluzionarie da un punto di vista sia umano che sociale. Totalmente. Per questo il mondo circostante, probabilmente non le accettò. Troppa roba, per quei tempi, mi viene da dire. Oggi forse gli esseri umani sono più pronti ad accogliere un concetto così potente come l’amore. Io ne sono affascinata. Sono anche affascinata dalla deformazione che viene operata sul concetto dell’Amore. Si chiama amore anche ciò che non è. Lo si confonde di continuo. Come si fa con Dio. Fatto sta che è un concetto più che mai moderno che mette al centro l’uomo e le proprie problematiche e poi si espande. Ecco qua, “l’amore si espande” è in espansione , come l’universo. Io oggi identifico il concetto di amore con lo “sforzarsi”. Molti pensano (secondo me erroneamente) che l’amore non implichi sforzo perché “viene da sé”. Io credo che l’amore vero richieda una capacità di sforzarsi grande. Una costanza nel praticarlo, una fatica nel porsi costantemente le domande giuste e nel cercare sempre le risposte che non sempre sono ad un passo da noi. Io amo il fatto di sforzarmi per qualcosa che amo e in cui credo. Ecco cosa amo.
Claudio: Quanto l'amore ha contaminato il tuo modo di fare musica?
Paola: Lo ha contaminato del tutto. Oggi più che mai. Oggi che molte barriere e veli illusori sono crollati, un po’ perché sono più grande, e un po’ perché i tempi sono cambiati e ci chiedono di mutare anche noi con loro, ecco, oggi resistere e produrre musica è un immenso atto d’amore che faccio nei confronti prima di tutto di me stessa e anche di chi ha voglia di ascoltare e guardare quello che faccio.
Claudio: Il talento e' un dono importante, un impegno, non tutti sono in grado di gestirlo, quando hai avuto la consapevolezza di avere talento?
Paola : Io amo il talento nelle persone e so di saperlo riconoscere. Tanto amo il talento quanto non sopporto vederlo sprecato. Dunque spesso il talento senza un impegno costante, una sorta di controllo, di disciplina, rischia spesso di perdersi. Ed è sempre un peccato assistere a questo spreco. Anche se a volte è comprensibile: l’esubero di talento spesso travolge chi lo possiede. Per questo è necessario essere indirizzati, guidati. All’inizio soprattutto. Il talento bisogna amarlo e rispettarlo. Difenderlo con intelligenza. Ma non sempre accade questo. E lì torna in gioco il nostro adorato concetto di “amore”. Per tornare alla tua domanda…io sono un po’ multiforme. E so di avere una “vis” per la creatività e l’arte. Amo molte forme di spettacolo e se c’è un talento che so di avere è quello dell’intuizione. Tutto il resto è frutto di tanto lavoro. Non c’è un momento preciso in cui mi sia effettivamente resa conto di avere del talento…ma se ci penso bene, forse quando ho scritto la mia prima canzone. Non riuscivo neppure a capire da dove fosse arrivata. Una strana sensazione. Sensazione che si ripresenta ogni volta che scrivo una canzone nuova.
Claudio: Com’è cambiata la musica italiana negli ultimi vent'anni?
Paola: uh, ci vorrebbe un esperto in cambiamenti storici. Uno più studioso di me sull’argmento. Un accademico. Poi bisogna capire se per musica intendi il modo di fare la musica, il modo di diffonderla, oppure il modo di veicolarla e venderla. Posso dirti che da quando ho fatto sanremo con mia sorella ,e parliamo del 1997, ad oggi, il mondo grazie alla tecnologia è completamente in rivoluzione. Sembra che si parli di un secolo fa e invece è solo un ventennio. Tutto è mutato. Alcune cose sono molto meglio, altre devono ancora trovare un loro senso e una loro collocazione, ma sono molto positiva su questo. Ogni grande cambiamento storico implica che si guadagni qualcosa e si perda qualcosa. Solitamente dopo un po’ si ritrova un assetto nuovo. Noi ci troviamo nel bel mezzo di una vera e propria rivoluzione. Come fu per l’inizio del ‘900 e le sue invenzioni e novità. Certo, in questo processo avvengono mutamenti che fanno soffrire. Anche parecchio. O che destano una miriade di sospetti. Ma ritengo che si debba sempre guardare al futuro con uno sguardo fiducioso e positivo.
Claudio: Sei una delle pochissime artiste italiane attente all'estetica e alla moda, pensi che il pubblico italiano abbia percepito a pieno questo tuo modo di essere?
Paola: L’immagine e l’estetica delle immagini hanno sempre destato il mio interesse. Fin dall’inizio. Ho sempre fatto in modo che tutto quello che facevo, musicalmente parlando, fosse accompagnato da immagini curate che avessero un senso e fossero interessanti. Anni fa era anche più difficile far capire che era un concetto importante e mi sono trovata più volte a discutere sull’argomento, con persone che non capivano quanto, per me, fosse importante questa cosa. Ho sempre pensato che in Italia dopo gli anni ‘80 si sia iniziato a soffrire di una strana sindrome. Quella della “ragazza della porta accanto” che ha travolto il mondo della comunicazione (e anche della musica) creando una sorta di assioma, per il quale se esibivi una certa sicurezza e cura della performance, di colpo, diventavi stranamente poco credibile. In pratica, se sei graziosa, curi la tua immagine e “spingi” sul look allontanandoti dal modello “preconfezionato” della ragazzina “semplice” carina, senza troppi fronzoli, coi capelli lunghi e un po’ spioventi sulle spalle il jeansettino e la maglietta, e con quell’aria di chi è li per grazia ricevuta e non perché magari ha le capacità per esserci, allora ti allontani troppo dal pubblico, e dunque non vendi i dischi. Per anni e anni ho sentito dire queste stupidaggini. Così dall’estero hanno continuato ad arrivare icone pop e rock curatissime e “donne artiste” con gli attributi. Da noi tutti stranamente idolatrate e promosse, mentre qui eravamo tutti come in ostaggio di questa mentalità un po’ “provinciale” . Io l’ho sempre vista in modo completamente diverso. E a mio modo mi sono sempre ribellata. Credo, anzi sono fermamente convinta che l’artista non debba mai sottomettersi al pubblico. Debba aver grande rispetto del pubblico. Ma sostanzialmente deve seguire ciò che il suo istinto di artista gli suggerisce, sennò non sarà mai credibile fino in fondo, soprattutto con se stesso. Credo fermamente che anni e anni di sottomissione ad una credenza sbagliata e cioè che il pubblico volesse sul palco schiere di artisti e cantanti cosiddetti “normali”, abbiano limitato moltissimo il nostro panorama artistico musicale e in qualche caso lo abbiano addirittura fermato, isolandolo completamente dal resto del mondo. Creando per anni artisti tutti uguali o molto simili. Impauriti dall’ansia che mettersi una parrucca o indossare un paio di tacchi facesse vendere meno dischi. Assurdo. Temo, che per molto tempo questa paura si sia tramutata in realtà e così chi restava dell’idea che rimanere se stesso fosse onesto e “artistico” veniva tacciato di essere un “montato”, o di essere uno che se la tirava o ancora peggio uno che siccome curava troppo il look, non poteva essere credibile come cantante o come musicista. Cosa da pazzi. Oggi le cose stanno un po’ cambiando, ma è dura far capire oggi al pubblico, dopo decenni di martellamento, che stare sul palco è un concetto diverso che andare al supermercato a fare la spesa. E che un artista è un artista e non deve necessariamente essere né buonino né carino, né pulitino, né semplicino. L’artista è artista, fa le sue cose e la sua musica e si esprime al meglio che può. Il pubblico poi decide se comprarlo oppure no e questo è ciò che penso. Nessun atto di sottomissione, nessuna rinuncia a ciò che si vuol dire con la musica e con l’immagine. Sennò che artista sei? Chi sei? Dov’è la tua personalità?
Claudio: Poliedrica e sperimentatrice, non sei rimasta ancorata ad una sola immagine, quanto c'è di Paola sul palco e quanto rimane privato?
Paola : Grazie…è la verità, Io mi ritengo una “multiforme”. Mi piace sperimentare ogni sfaccettatura del mio “fare questo lavoro”. Cerco di seguire un istinto e cerco, nel possibile di fare ciò che mi piace. Credo che se una cosa piace a me e io mi ci sento a mio agio troverò un pubblico disposto a seguirmi. Per lo meno lo spero. Certamente se fai questo mestiere non lo fai solo per esprimere una parte di te ma per trovare anche persone che riconoscano in te lo stesso istinto loro, magari sopito. Lo fai per essere amato e apprezzato artisticamente. Io tendo a dividere molto l’ "io del palco” dall’ “io giù dal palco”. Nella vita sono una persona molto semplice, che fa cose semplici e che ama le cose carine..mantre sul palco amo “spingere”, amo l’esagerazione. E il “carino” non esiste. Esiste il “super” . Amo tirare fuori la parte più forte e invincibile di me. Come se salendo sul palco in qualche modo indossassi un costume da super eroe e diventassi fortissima. Ma è una dimensione. Scesa da lì sono una persona molto mite, ironica, divertente. Sono una che indaga sempre, una semplice, ma che vive le proprie complessità quotidiane, come tutti credo. E non mi sento affatto invincibile. Ma sul palco io sono Super Paola. Ecco! J
Claudio: Sei un'artista attenta alle molteplici forme d'arte, non solo alla musica; un film, un'opera d'arte visiva, una canzone, un libro che avresti voluto dirigere, creare, comporre e scrivere tu stessa.
Paola: Oh…wow…che domandone…no…credo nulla…non potrei immaginare di essere stato al posto di chi ha diretto o scritto o composto qualcosa che amo molto…però posso dire che mi sarebbe piaciuto essere presente che ne so, sul set di Barry Lyndon, per esempio o su un qualunque set cinematografico di Stanley Kubrick o di Coppola Oppure su un set fotografico di Helmut Newton o di Peter Lindbegh. Oppure essere un pianoforte mentre John Lennon scriveva imagine o un basso mentre Jackson scriveva Billie Jean…sai…quelle cose cose lì…impossibili… La creazione di un’opera artistica segue processi misteriosi e a volte quasi mistici…una serie di fattori che si combinano grazia alla casualità all’ingegno, alla fortuna, agli incontri. Fatto sta che almeno una volta nella vita si vorrebbe esser stati presenti al momento della creazione di qualcosa che hai amato. E’ un po’ come “toccare il divino”…questo credo sia uno dei motivi principali per i quali si fa un figlio…nell’atto della creazione risiede il segreto e il significato della vita e dell’universo.
Claudio: Appena pubblicato i.Love ha avuto un ottimo feedback di pubblico, ricordando anche il successo del progetto solista "Alone"....c'è in cantiere un progetto di inediti?
Paola: Si Sto dedicandomi alla scrittura di un album da solista. Anche se mi sto prendendo del tempo per capire come lo vorrei, di cosa vorrei effettivamente parlare, in quale lingua…tante cose. Ma non ho obblighi o pressioni. Quindi voglio seguire unicamente il mio ritmo naturale e far emergere le cose migliori. Le canzoni più belle. Che alla fine in un disco contano quelle. Oltre ad una bella copertina ;-)
Claudio: Le versioni proposte nell'Ep i.Love sono molto intimiste, da quali situazioni sono nate?
Paola: Sono nate dalla voglia di fare quello che mi piaceva. Volevo ricantare anche io “get lucky” ritengo sia una delle canzoni più belle degli ultimi dieci anni di musica pop e dance…ha una serie di caratteristiche che me la fanno amare…e che mi hanno spinto a volerla re interpretare, come molti altri cantanti hanno fatto. La chiave di produzione è stata sempre una chiave “funk” ma un funk più anni ’80 che ’70. Dell’arrangiamento si è occupato Michele Monestiroli, con il quale collaboro da anni, prima con Paola &Chiara ora da sola. E’ un produttore e un polistrumentista che stimo moltissimo. Ha grandissime capacità tecniche ed è dotato di un grande talento e sensibilità musicale. Per quello che riguarda gli altri due brani, li volevo rifare in versione “western”. Ero reduce dall’aver seguito tutta la serie di “breakin bad” . Ne ero follemente innamorata. Sono sempre stata una fan di un certo genere musicale legato al country, alle chitarre surf, alla chitarra dobro, a quelle atmosfere un po’ “desertiche” e quando ho visto “breaking bad” volevo fare un disco tutto con quelle sonorità. Poi ovviamente mi sono un po’ “ridimensionata”, ma quando ho avuto l’idea dell’Ep e ho scelto i brani ho deciso che avrei voluto ri arrangiare il pezzo di madonna e quello degli a-ha in quella direzione. Ne ho parlato con gli arrangiatori (Cristiano Norbedo ed Andrea Rigonat) e abbiamo lavorato in quella direzione. Siamo tutti e tre molto soddisfatti del risultato. I brani hanno conservato la loro potenza melodica ma gli abbiamo dato una veste del tutto nuova.
Claudio: Come riesci a dare forma alla tua fantasia? Qual è il tuo percorso creativo?
Paola: Sinceramente non riesco a trovare il “bandolo della matassa”. Parte tutto da un particolare. Da un’intuizione. Dal nulla, apparentemente. Poi se l’intuizione persiste…e continua a far capolino nella mia testa, allora decido che forse è il caso di andarle dietro e di iniziare a costruirle un mondo intorno. Difficilmente lascio che la fantasia resti tale. Cerco sempre di portarla alla luce. Bisogna avere del coraggio in questo, perché il progetto potrebbe anche fallire e quindi bisogna essere disponibili a fare i conti con un eventuale fallimento. Ma a me sta bene. E’ un esercizio che ti aiuta a coltivare l’umiiltà. Io sono affascinata dal processo creativo e dalla costruzione dei progetti. Mi interessa quasi di più quella fase che io chiamo la fase del “tutto possibile” che tutto quello che poi ne consegue.
Claudio: Come uno sciamano contemporaneo , nel video "Get Lucky", vivi una New York sognante, Boetti, artista al quale sono legato, diceva "l'artista e' sciamano e showman", ti ritrovi in questo pensiero?
Paola : Assolutamente si. Boetti ha assolutamente ragione. L’artista è questo. Non conoscevo questa sua definizione, grazie mille. Ora me la rigiocherò da qualche parte di sicuro. Condivido in pieno.
Claudio: Ultima domanda, "Cambiare Pagina", per citare il brano del progetto Paola & Chiara; quanto costa cambiare pagina?
Paola: Voltare pagina è un po’ come abbandonare una parte di sé. Lo si può fare in maniere diverse. A volte non costa moltissimo nel momento in cui lo fai perché hai già elaborato il cambiamento prima, in un lungo processo di distacco, durato magari degli anni, quindi ad un certo punto semplicemente, senza quasi pensarci lo fai, e spesso quell’atto lo vivi come un atto di liberazione e di rinascita. A volte costa moltissimo. A volte non sei assolutamente pronto per abbandonare vecchie parti di te o di altri che senti che in qualche modo ti limitano e ti ostacolano, allora è necessario uno sforzo enorme…a volte devi quasi prescindere da te stesso. A volte devi quasi fingere di essere un altro per non soffrire nel farlo. Ma è spesso necessario. Chi non volta pagina quando è necessario è condannato a vivere nel passato. E’ condannato a far finta di vivere. E’ dolorosissimo cambiare delle cose di noi stessi…ma alcune parti di noi vanno fatte necessariamente morire, se si vuole ricominciare davvero un’esistenza degna di questo nome.
Ringraziamo Paola per questa intervista, la ringraziamo per la Ricerca di Bellezza e Verità (cit.) che la contraddistinguono come artista.
Paola: Grazie. Sapete che è una delle cose più belle e che sento più vicine a me che credo mi sia mai stata detta? Vi ringrazio per questo. E per questa meravigliosa e inusuale intervista. Io amo la diversità e le persone che si sforzano di cercare altre strade e altre soluzioni. Infinitamente Grazie
Qui di seguito potrete scaricare e ascoltare i brani dell’E.P
https://itunes.apple.com/it/album/i-love/id935289915
https://play.google.com/store/music/album/Paola_Iezzi_I_Love?id=Bfgnbsdi545j5cey3qdpjztfsuq&hl=it
La redazione di Nerospinto.it ringrazia Caudio Francesco Maria Simonetti per la meravigliosa intervista.
Andate a dare un’occhiata al tuo “Tumblr” http://c-f-m-s.tumblr.com
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Foto Paola Iezzi
© Paolo Santambrogio
© Marco Piraccini
LA SUBLIME OPERA DI LUDWIG VAN BEETHOVEN, FIDELIO, APRE LA STAGIONE OPERISTICA DEL TEMPIO MILANESE DELLA LIRICA, IL TEATRO ALLA SCALA. IN OLTRE 200 SALE CINEMATOGRAFICHE ITALIANE SI POTRÀ ASSISTERE IN DIRETTA ALL’EVENTO LIRICO PIÙ ATTESO DELL’ANNO, PER LA DIREZIONE DI UN MAGNIFICO DANIEL BARENBOIM.
Tutta la nazione il 7 dicembre si unirà a Milano per festeggiare Sant’Ambrogio. Alle ore 17.30, in collaborazione con Rai, andrà in diretta cinematografica dalla Scala di Milano Fidelio di Ludwig van Beethoven, Prima della stagione 2014-2015. La nuova produzione di Fidelio si vedrà protagonista dell’inaugurazione della nuova stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano, diretta da Daniel Barenboim. Saranno più di 200 le sale che apriranno il sipario sull’unica opera lirica di Beethoven: Leonore si finge uomo, prende il nome di Fidelio, per riuscire ad entrare nel carcere in cui sospetta che Don Pizarro tenga prigioniero suo marito, Florestan, misteriosamente scomparso. Fidelio entra nelle grazie del carceriere e di sua figlia che, come suo padre, non si accorge che è una donna e se ne innamora; la vera identità di Fidelio, infatti, rimarrà nascosta fino all’incontro con Florestan, condannato a morte da Pizarro, suo acerrimo nemico. Impossibile non menzionare il cast d’eccezione presente per l’evento: Anja Kampe interprete della fedele Leonore, Peter Mattei nei panni del ministro di Stato Don Fernando, Klaus Florian Vogt voce del prigioniero segreto Florestan, Falk Struckmann interprete del malvagio Pizarro. La Prima del Teatro alla Scala è uno degli eventi più attesi a livello internazionale. Il progetto di Microcinema nasce nel 2006, con l’intento di avvicinare il pubblico all’Opera e di contribuire alla diffusione del patrimonio della tradizione lirica italiana e internazionale. Ogni anno il riscontro del pubblico è sempre maggiore, e grande è l’attesa per questo ottavo anniversario. Opera in due atti, cantata in tedesco, Prima del Teatro alla Scala di Milano. 7 dicembre 2014, h. 17.30
Direzione | Daniel Barenboim Regia | Deborah Warner Scene e costumi | Chloe Obolensky Cast | Anja Kampe, Klaus Florian Vogt, Falk Struckmann Produzione | Teatro Alla Scala di Milano - RAI Durata | 2 ore Ingresso: € 15.00 - Ridotto: € 12.00 Acquisto biglietti su www.spaziocinema.info
Gli abbonati del teatro Ponchielli ( Cremona ) potranno acquistare un biglietto ridotto a 10 euro anziché 15, semplicemente mostrando direttamente alla cassa del cinema il proprio abbonamento. Questi gli orari della biglietteria del cinema: lunedì (20 – 22.30), martedì (15 – 22.30), mercoledì (20 – 22.30), giovedì (20 –22.30), venerdì (15 –22.30) sabato e domenica (15 –22.30). I biglietti saranno in vendita alla biglietteria di Spazio Cinema . E’ possibile effettuare una prenotazione telefonica allo 0372803675.Per chi lo desidera il teatro Ponchielli organizza il trasporto gratuito che potrà essere prenotato alla segreteria del teatro.
Elton John sarà in concerto il prossimo 4 dicembre al Forum di Assago.
Dopo tre anni di assenza dall'Italia, il cantante torna ad esibirsi per i fan italiani. Ricordiamo infatti che l'ultimo concerto del cantautore aveva avuto luogo a Lucca nel 2011, e la performance al Collisioni Festival di Barolo era stata annullata a causa di un'appendicite molto grave che aveva colpito la star.
Questo concerto ad Assago sarà l'occasione per ascoltare i brani storici dell'artista, come Goodbye yellow brick road, Crocodile rock, Rocket Man, Your song, ma anche le canzoni degli ultimi anni e l'ultimo album The diving road. Quest'ultimo, uscito nel settembre del 2013, contiene 13 tracce brillanti e allo stesso tempo meste e nostalgiche, in cui la voce del cantante è accompagnata dai soli pianoforte, basso e batteria.
Data: 4 dicembre 2014
Orario: 21.00
Costo: 84 euro
Mediolanum Forum
Via G. Di vittorio 6
20090 Assago (Mi)
[gallery type="rectangular" ids="33648,33647,33646,33645,33644,33643,33642,33641"]In data mercoledì 3 dicembre Deposito 54, il "deposito delle idee" di via Pasquale Sottocorno, 54 a Milano, creato da Paola Bognetti, ospiterà un'importante serata: Niente paura s.r.l., impresa filantropica che fin dalla nascita destina parte dell'utile netto per il bene comune, e che sostiene, tra le altre, le associazioni SOS Vittima Onlus e l'Associazione Tamara Monti, organizza un party-evento per sottolineare l'importanza della lotta alla violenza sulle donne.
Durante la serata sarà infatti in vendita il bracciale "Tatù niente paura", e una parte del ricavato sarà devoluto a onlus che si occupano di tutelare le vittime di ogni forma di violenza.
Inoltre verrà presentato il libro "L'amore ci salva", scritto da Barbara Benedettelli (una delle fondatrici di Senza paura s.r.l.) e sarà proiettato in anteprima il cortometraggio "In un giorno qualunque", diretto e curato da Marilù Manzini, artista poliedrica (è anche scrittrice e fotografa) che ha deciso di narrare la vicenda di una donna rimasta incinta in seguito a una violenza subita. Il leitmotiv del corto è il desiderio di cambiamento della percezione femminile nei confronti dell'universo maschile.
Chi partecipa alla serata è inoltre invitato a portare un oggetto che rappresenti, nella sua visione personale, la vittoria sulla violenza, la violenza subita e la violenza in sé, e che dovrà essere lasciato esposto sul muro all'ingresso di Deposito 54. Naturalmente, come in ogni party che si rispetti, non mancheranno drink, ampio buffet e musica soulful e deephouse del dj RafVen3.
Per info e accrediti stampa:
Claudio Burdi
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cell. 3408905128
[gallery type="rectangular" ids="33637,33636,33634,33633,33632,33631,33630,33629"]Grande debutto il 3 dicembre al Teatro Franco Parenti: l'attore e autore teatrale Tony Laudadio metterà in scena il suo spettacolo dal titolo "Un anno dopo", il quale verrà replicato fino al 21 dicembre. Atto unico per due attori, "Un anno dopo" ripercorre il rapporto di lavoro tra due colleghi che nel corso di trent'anni lavorano a stretto contatto nello stesso ufficio. Di tale arco temporale vengono inscenati 30 spezzoni, uno per ogni anno. Viene esplorata la dimensione della condivisione di luoghi, situazioni, aspirazioni e relative frustrazioni, per un effetto a tratti profondo e a tratti comico e vivace.
I due attori Tony Laudadio ed Enrico Ianniello hanno condiviso anche nella vita gran parte delle loro esperienze professionali: dopo il comune periodo di formazione alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassmann (scuola di teatro fondata e diretta dal noto attore), hanno fondato la compagnia Onorevole Teatro casertano e lavorato con diversi attori del calibro di Tony Servillo e Nicoletta Braschi.
Il regista spiega che il suo scopo è stato quello di analizzare i rapporti tra soggetti che per tempo prolungato condividono lo stesso luogo ma non per loro libera scelta, nonché di raccontare i piccoli cambiamenti che pervadono le persone nel corso degli anni, le evoluzioni dei loro pensieri e dei loro sentimenti, e il modo in cui queste trasformazioni si inseriscono nelle relazioni con gli altri individui. Lo spettatore potrà trovare diversi punti in comune con i due protagonisti, a partire dal modo in cui le varie fasi vitali si succedono nella loro esistenza. In conclusione, uno spettacolo che mira alla riflessione (pur) raccontando la quotidianità di due vite tutt'altro che fuori dal comune.
"Un Anno Dopo" Regia: Tony Laudadio Con: Tony Laudadio, Enrico Ianniello
3 - 21 dicembre 2014
Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14 20135 Milano 0259995206
Costo biglietti platea:
Intero - euro 32 Over 60 - euro 18 Under 25 - euro 15 Convenzionati - euro 22.50
Costo biglietti galleria:
Intero - euro 25 Over 60 - euro 15 Under 25 - euro 15 Condizionati - euro 17,50
Orario:
lunedì riposo martedì 20.45, mercoledì 19.45 giovedì 19.45, venerdì 20.45 sabato 20.45, domenica 15.45
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Dal 16 al 25 gennaio al Teatro Parenti andrà in scena I Giocatori, il debutto milanese dell'opera teatrale Els Jugadors, Juatùre di Paul Mirò, riadattata in lingua italiana da Enrico Ianniello.
I Giocatori è lo spettacolo vincitore del Premio UBU 2013 come migliore novità straniera e del Premio Butaca 2012 come miglior testo in lingua catalana.
Diretto in lingua originale (catalano, appunto) da Paul Mirò, lo spettacolo è stato tradotto e diretto in Italia da Enrico Ianniello. Quest'ultimo adotta il napoletano come lingua dello spettacolo, che secondo l'attore, regista e traduttore riesce al meglio a tradurre un linguaggio gergale, istintivo e verace. Un'opera attraversata da relazioni semplici, costrette attorno ad un tavolo. I giocatori discutono e si sfogano esternando problemi come emarginazione, fallimenti e disoccupazione, tra preparativi del caffè, bevute di whiskey e canzoni. Una pièce teatrale che racconta la storia di quattro personaggi, quattro uomini senza un'età, senza un nome, o un lavoro, senza amore. Quattro uomini che non possono far altro se non condividere la loro solitudine.
Dal 16 al 25 gennaio,
Teatro Franco Parenti, Sala Grande
Prezzo: Intero €32; Ridotto Over60 €18; Ridotto Under25 €15;Convenzioni €22,50
Orari: venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 15.30; lunedì riposo; martedì ore 20.30; mercoledì ore 19.30; giovedì ore 21.30
Info:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel : 02 59 99 52 06
Fb : http://www.facebook.com/teatrofrancoparenti
Tw: http://www.twitter.com/teatrofparenti
Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it
[gallery type="rectangular" ids="35453,35452,35451,35449"]Assistere alle sue mostre è un po’ come fare un viaggio: dopo l’ultima mostra realizzata a Milano al Palazzo della Regione, Steve McCurry torna alla Villa Reale di Monza dal 30 ottobre fino al 6 aprile.
La prima rassegna italiana dedicata a Steve McCurry è stata allestita a Milano a Palazzo della Ragione nel 2009: una grande occasione per scoprire la sua inimitabile produzione fotografica, che va ben oltre la ragazza afghana dagli occhi verdi, icona apparsa qualche anno prima sulla copertina di Naural Geographic. Dopo cinque anni sono 500.000 i visitatori delle sue mostre.
In questi anni l'artista ha avuto occasione di ampliare i suoi orizzonti e soggetti, grazie ai numerosi viaggi dall’India alla Birmania, dall’Afghanistan alla Cambogia, ma anche in Giappone, in Italia, in Brasile, in Africa, e continuando una ricerca iniziata negli anni 70 con il portfolio realizzato in India e poi con il primo importante reportage in Afghanistan.
Da qui l'idea di istituire una nuova mostra: il suo lavoro viene presentato in una prospettiva diversa, che, partendo dai suoi intramontabili ritratti, spazia in una ricerca senza fine dello spazio e dell’umanità.
La mostra si sviluppa a partire dai lavori più recenti di Steve McCurry e da una serie di soggetti in cui evidente è la sua assidua ricerca, anche se non mancano alcune delle immagini più conosciute, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, che è diventata una delle icone assolute della fotografia mondiale.
Nuova è la mostra e nuovissimo l'allestimento: progettato da Peter Bottazzi, le circa 150 le immagini diventano parte integrante dell’architettura della Villa, nella quale si immergono completamente. Il percorso di visita si apre nel monumentale corridoio degli Appartamenti privati con una sorprendente galleria di ritratti e si sviluppa nelle sale del Secondo piano nobile, ciascuna delle quali è allestita intorno ad un tema iconografico, con un richiamo alla scenografia teatrale e all’installazione di arte contemporanea.
In ogni scatto di McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze ed emozioni. Per questo motivo, oltre a essere uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro tempo, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, "si riconoscono". A questi l'autore consiglia di viaggiare proprio come ha fatto lui, spinto dalla voglia di perlustrare il mondo per poi cambiarlo in meglio. " Essere paziente" è il suo segreto: solo così infatti riesce a conquistare la fiducia delle persone che inevitabilmente si lasciano andare dinnanzi a lui e alla sua macchina fotografica.
Accanto ai suoi capolavori sorge anche una documentazione nella quale viene raccontata la sua vita e la sua professione.
Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015 sarà possibile visitare la mostra, composta da immagini di grande formato, accompagnati da una autoguida e una serie di video illustrativi dell’esposizione.
Costo del biglietto:
Intero: 12 euro Ridotto: 10 Ridotto speciale: 4 euro
Mostra Steve Mccurry
Villa Reale di Monza
Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015
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Filmmaker proietterà l’intera opera di Kowalski, dal 29 novembre al 6 dicembre, e ospiterà un laboratorio tenuto dal cineasta, una masterclass dal titolo Filmare il conflitto il 30 novembre alla Fabbrica del Vapore.
Autore radicale e provocatorio, Kowalski ha iniziato a lavorare nella New York di fine anni 70 filmando l’esplosione del fenomeno punk e delle sue stelle cadenti, da Johnny Thunders a Sid Vicious a Dee Dee Ramone.
Attento testimone di drammi sociali, il regista ha raccontato nelle sue pellicole gli homeless del Lower East Side, i giovani anarchici di Carcovia e gli orfani di Kabul.
Il cinema di Kowalski scruta la realtà e la filma con rabbia e passione. Dalle sue storie di deportati, emarginati e punk emergono un dolore profondo e un desiderio di rivalsa, la constatazione di un mondo segnato da ingiustizie e violenze, a volte perpetrate dalla società, altre autoinflitte. Il passato individuale si fonde in quello collettivo, filtrato dalla temperie di un'epoca, dalla musica e dai racconti di chi è sopravvissuto e resiste, o brucia con il tramonto di un'epoca.
Nato a Londra da genitori polacchi cacciati dal loro Paese durante la Seconda guerra mondiale, Lech Kowalski si è trasferito presto negli Stati Uniti e ha trovato nella New York di fine anni '70 un luogo brulicante di energia e conflitti.
Ha raccontato l'esplosione del fenomeno punk in D.O.A., Story of a Junkie, Born to Lose e Hey Is Dee Dee Home?, mettendo in evidenza la carica eversiva e la tendenza all'autodistruzione propria del movimento e delle sue stelle cadenti, da Johnny Thunders a Sid Vicious e Dee Dee Ramone.
Espatriato e outsider perenne, il regista ha filmato gli homeless del Lower East Side (Rock Soup), i giovani anarchici di Cracovia (Boot Factory) e gli orfani di Kabul (Charlie Chaplin in Kabul), con occhio attento alle dinamiche sociali e ai meccanismi di sopraffazione, ma senza mai compatire chi ne resta vittima o lasciare spazio al facile cronachismo da reportage televisivo. Il suo è un cinema dinamico e spiazzante, percorso da una vitalità struggente anche nel testimoniare i drammi più atroci.
La guerra e i suoi strascichi ricorrono spesso nei suoi film (Camera Gun, On Hitler's Highway, The End of the World Begins with a Lie), così come la natura peregrina dell'esule in cerca di solidarietà all'interno di un mondo segnato da confini e barriere. East of Paradise è l'opera in cui trovano piena espressione tutti i suoi temi: spaccato in due tra la testimonianza della madre deportata in Russia e il racconto del regista che ripercorre la propria carriera, è il film che sintetizza al meglio il desiderio di servirsi del cinema per trovare una voce propria e allo stesso tempo renderla depositaria di una memoria condivisa.
Un volume dal titolo Camera Gun – Il cinema ribelle di Lech Kowalski a cura di Alessandro Stellino, con intervista e contributi critici originali, e edito da AgenziaX.
Qui di seguito trailer con estratti dei suoi film sul punk:
Milano 28 novembre - 8 dicembre 2014
Spazio Oberdan
Cinema Arcobaleno
Cinema Palestrina
Fabbrica del Vapore
GAM Galleria d’Arte Moderna
Tutte le info sulla programmazione su
http://www.filmmakerfest.com/FestivalSectionFilms/315?anno=2014
Marco Trabucchi
Il 3 Dicembre i Marta Sui Tubi faranno tappa a Milano, proponendo l'ultimo disco "Salva Gente", ovvero la raccolta che festeggia gli oltre 10 anni di carriera del gruppo, pubblicata a maggio. All'interno di questo "Greatest Hits" oltre a inediti e canzoni ri-arrangiate, sono presenti importanti collaborazioni, una su tutte quella con Franco Battiato.
In occasione di questa data meneghina, i Marta Sui Tubi dopo l’esibizione all’Alcatraz festeggeranno con un aftershow al 75Beat: dopo il concerto "istituzionale", la band si sposterà allo storico studio di registrazione dove I Marta sono ormai di casa da anni, e dove sono state anche girate alcune scene dell'ultimo videoclip del gruppo "A Modo Mio".
Al 75Beat si esibiranno inoltre i Lara Groove, band italiana Nu Soul, che mescola pop, soul, reggae, funk ed elettronica, e a seguire, in consolle Dj Led con il suo rock’n roll sfrenato.
3 dicembre - ore 21.30 Ingresso è gratuito con tessera ARCI
75beat Via Privata Tirso, 3 - 20141 Milano, Tel. 02 56 8049 13 www.facebook.com/75Beat
www.martasuitubi.com
Come raggiungere il 75 Beat dall'Alcatraz: metro gialla MACIACHINI fino a CROCETTA, quindi prendere il tram 24 e scendendo alla fermata RIPAMONTI/VIA BARLETTA, altrimenti prendere la circolare 90/91 fino alla fermata Viale Isonzo-Via Ripamonti e continuare con il tram 24. Per l’occasione saranno prenotate alcune navette Radio Bus che da Maciachini vi porteranno in Via Privata Tirso 3.
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