




Il quadro La Finestra Magica dell'artista contemporanea La Pupazza è un'esplosione creativa che catapulta lo spettatore oltre i confini del reale. Linee audaci, colori ipersaturi, simboli che si intrecciano in una danza caotica e magnetica: ogni elemento trasforma la tela in una mappa del subconscio. Qui, la cultura pop incontra l'ironia e il disordine si fa arte.
L’eco di Keith Haring è inequivocabile: il tratto deciso, la narrazione visiva che non ha bisogno di parole, l'energia pulsante che sembra espandersi fuori dalla tela. Ma se Haring catturava il ritmo febbrile della metropoli, La Pupazza esplora un universo più liquido, più onirico. Tutto è connesso, ma cosa ci sta dicendo?
E poi c’è la mela. Il simbolismo biblico è lampante, ma qui la tentazione si scioglie in un piatto di spaghetti. Il cibo è ancora un atto di piacere o è diventato un campo di battaglia tra desiderio e senso di colpa? In un mondo che idolatra il controllo e l’estetica perfetta, La Pupazza ribalta i paradigmi: cosa succede quando il sacro e il profano si fondono?
Una finestra si apre nel cielo, lasciando scivolare un fluido verdastro. Uno squarcio nella realtà? Un passaggio tra dimensioni? O, più semplicemente, il simbolo di un mondo in cui la connessione è totale, ma l’autenticità sfugge sempre un po’ più in là? Viviamo immersi nei flussi di immagini e informazioni, ma chi osserva chi?
Gli occhi neri sospesi nello spazio sembrano vegliare sulla scena. Presenze mistiche o telecamere di sorveglianza? La libertà è ancora possibile in un’epoca in cui ogni sguardo è registrato, ogni movimento tracciato? Accanto a loro, un pesce monocolo viola scivola nel flusso liquido che lo lega a una figura femminile dai capelli rosa. Doppia identità o metamorfosi?
Nel caos perfettamente orchestrato dall'artista, nulla è lasciato al caso. Ogni dettaglio è un filo teso tra significati che si rincorrono, senza mai fermarsi. E se fosse proprio questa la chiave? Siamo ossessionati dal trovare spiegazioni logiche a tutto, eppure l’arte sfugge alle regole, respinge i confini, si sottrae all’algoritmo.
Forse è questa la sua forza: il coraggio di non spiegare. Di lasciare lo spettatore nell’incertezza, nella meraviglia dell’indecifrabile. Siamo pronti a smettere di cercare risposte e ad accettare che, a volte, le domande valgono di più?
www.lapupazza.it
Dal 21 novembre 2024, Firenze diventa la meta ideale per chi desidera immergersi nella visione rivoluzionaria dell’Impressionismo, attraverso la mostra “Impressionisti in Normandia.” Al Museo degli Innocenti, opere iconiche di artisti francesi Monet, Renoir, Boudin, e altri maestri ci conducono in un percorso dove la luce e i paesaggi della Normandia prendono vita.
In questo tributo al movimento che ha stravolto l’arte occidentale, troviamo la Normandia come sfondo, crocevia di suggestioni naturali e culturali. È lì che, sulla costa battuta dai venti e sotto cieli mutevoli, Claude Monet ha immortalato le falesie di Étretat e Renoir e la Senna. “Voglio dipingere l’aria dove si trovano il ponte, la casa, il battello,” disse Monet.
Ed è proprio l’aria vibrante e il momento fugace che questa mostra riesce a catturare, trasportando i visitatori in un mondo in cui la natura detta il ritmo e ogni tela diventa un istante eterno. L’esposizione raccoglie più di 70 capolavori, con opere come “Falesie a Dieppe” di Delacroix, “La spiaggia a Trouville” di Courbet, e la celebre “Fécamp” di Monet. Gli spazi del Museo degli Innocenti, con la loro quiete, accolgono questi dipinti che emanano una luce incantata. Un invito per ogni spettatore a perdersi nei giochi di ombre e colori che segnano il ritmo della costa normanna, simbolo della ribellione impressionista contro la rigidità accademica.
Firenze, città dell’arte per eccellenza, abbraccia così una delle correnti più rivoluzionarie: l’Impressionismo. Attraverso il filtro della Normandia, queste opere sembrano sussurrare che la bellezza risiede nell’effimero, nell’istante catturato. È come se ogni dipinto raccontasse un segreto, un mondo che esiste solo nel momento in cui lo osserviamo.
Chi volesse prolungare quest’immersione nell’arte, potrà soggiornare al vicino Brunelleschi Hotel, una dimora storica che, con il suo fascino rinascimentale, offre la cornice perfetta per continuare il viaggio nella bellezza senza tempo.

All’interno dell’hotel, l’elegante ristorante Santa Elisabetta, insignito di due stelle Michelin, propone una cucina unica, in un ambiente intimo e suggestivo, mentre l’Osteria Pagliazza offre piatti ispirati alla tradizione toscana, da gustare anche all’aperto nella deliziosa piazzetta storica.

info utili
Dal 15 marzo al 29 giugno 2025, la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo si trasforma in un giardino d’arte e poesia, dove i fiori parlano il linguaggio della bellezza, della fragilità, ma anche della ribellione. Dai crisantemi malinconici di de Chirico ai gladioli elettrici di de Pisis, dai vortici cromatici di Depero ai dettagli ipnotici di Casorati, ogni opera racconta un frammento di storia, un’emozione, un punto di vista.
Boldini li usa come dettagli seducenti, Morandi li osserva con religiosa devozione, Balla e Boccioni li trasformano in esplosioni futuriste. Schifano, Kounellis e Paolini, invece, li destrutturano, li ridisegnano, li fanno rivivere con nuovi significati. FLORA è un omaggio al fiore come metafora: della vita, del tempo, della trasformazione.

Oltre 150 capolavori, provenienti dai più importanti musei italiani, dialogano con la cornice perfetta: il Parco Romantico della Villa, appena restaurato. Un ambiente che non è solo sfondo, ma parte integrante della mostra, un’esperienza immersiva tra pittura, scultura e paesaggio.
Curata da Daniela Ferrari e Stefano Roffi, la mostra è un progetto della Fondazione Magnani-Rocca in collaborazione con il Mart di Trento e Rovereto, e ha il supporto di Fondazione Cariparma e Crédit Agricole Italia.
I fiori, con la loro delicatezza effimera e la loro capacità di rigenerarsi, ci parlano di bellezza, di fragilità e di rinascita. Ma non è forse questo anche il ciclo della vita umana?
Ci apriamo al mondo, fioriamo, affrontiamo le intemperie e lasciamo tracce della nostra esistenza. Quanto di noi si riflette in un semplice petalo che cade?
Villa dei Capolavori – Fondazione Magnani-Rocca
15 marzo – 29 giugno 2025
Info e biglietti su www.magnanirocca.it
L’Arte Italiana Vola a Parigi: Max Papeschi e l’Estinzione dell’Umanità all’Istituto Italiano di Cultura dal 28 ottobre 2024 al 28 marzo 2025.
La bellezza dell’imperfezione: uno sguardo autentico attraverso l’obiettivo
Ci sono immagini che non hanno bisogno di filtri per essere potenti. Scatti che non cercano la perfezione patinata, ma si immergono nelle pieghe della realtà, nel coraggio di chi si racconta senza maschere.
Lunedì 10 febbraio, all’Università Statale di Milano, si inaugura la mostra fotografica collettiva "La bellezza dell’imperfezione", un progetto che nasce dal Gruppo di Lavoro Adolescenti di AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), con il supporto della Fondazione Bianca Garavaglia Ets e la collaborazione del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano.
Fino al 20 febbraio, i visitatori avranno l’opportunità di immergersi in un percorso visivo straordinario, fatto di immagini realizzate da 108 ragazzi e ragazze in cura per tumore, provenienti da 11 centri di eccellenza italiani.
Ogni fotografia è una storia. Un’istantanea che va oltre l’estetica e diventa racconto, resistenza, poesia. C’è una forza disarmante in questi scatti, perché non si limitano a documentare, ma trasformano la fragilità in espressione artistica. La luce che filtra attraverso un’inquadratura non è solo un espediente tecnico: è speranza, è lotta, è identità.
In un mondo che celebra un ideale di bellezza costruito su immagini ritoccate e irreali, questa mostra è un antidoto potente. Qui l’arte non è ornamento, è verità. È il coraggio di mostrarsi per ciò che si è, senza compromessi. È un invito a riconsiderare la nostra idea di perfezione e a scoprire che, spesso, è proprio nelle imperfezioni che si nasconde la bellezza più autentica.
Un’occasione unica per aprire gli occhi, e il cuore.
Inagurazione 10 febbraio ore 10.30
Aula 104
Università degli Studi di Milano
Via Festa del Perdono 7 - Milano
Il Corpo come Tela, la Moda come Rivoluzione
Al Mudec di Milano fino al 16 Febbraio 2025, una mostra che non lascia spazio all’indifferenza: Niki de Saint Phalle, l’artista ribelle che ha infranto le regole del mondo dell’arte, torna a far parlare di sé. Con un’esposizione audace, il percorso mette in luce il legame viscerale con il corpo femminile, che l'esteta Niki ha trasformato in un manifesto vivente.
Le sue celebri "Nanas", figure monumentali dalle forme esplosive e dai colori accesi, non sono semplici sculture: sono grida di ribellione. Niki ci sfida a guardare il corpo in modo diverso, come una tela viva, da plasmare e rivendicare.“Tutte le carezze sono permesse. Viva l’amore” la performer dichiarava, esprimendo la sua visione di libertà.
La Mostra esplora temi pungenti come l’AIDS, la violenza di genere e il grido della natura sofferente e con il suo linguaggio visivo audace, affronta, senza paura, questioni che la società preferisce ignorare. Le sue opere scuotono le coscienze e, allo stesso tempo, offrono una possibilità di guarigione.
Fuori dalle sale principali dello spazio espositivo, una sezione dedicata alla moda svela un altro lato dell’artista. Gli abiti firmati Christian Dior, creati appositamente per lei dall’amico e direttore creativo Marc Bohan, riflettono il suo spirito anticonformista. La Saint Phalle non si limitava quindi a creare arte: era Lei stessa l’arte, con i suoi vestiti, con i gesti del suo corpo.
“Ogni abito doveva essere unico, come lei” spiegava Bohan, sottolineando la sua personalità indomabile. Non era solo una questione di moda, ma una dichiarazione di ribellione. Negli anni Sessanta e Settanta, mentre il mondo cambiava, la moda di Niki gridava con forza il suo dissenso. Le sue sculture e i suoi abiti sono le armi contro il conformismo, una fusione tra arte e politica che ha ridefinito il modo di vedere il corpo.
Tra i pezzi in esibizione spicca il celebre abito in "jersey e cuoio" indossato da Niki durante le riprese del film "Un rêve plus long que la nuit "del 1976, un esempio perfetto di come la sua arte fosse parte integrante della sua vita. Ogni dettaglio del suo guardaroba rifletteva il suo coraggio di essere se stessa in un mondo che cercava di imporre regole.
Questa mostra è un tripudio di colore e movimento. Tutte le sale esplodono di energia, come se le sculture e gli abiti stessi fossero vivi.
I visitatori si trovano immersi in un’esperienza totale, in cui la vitalità delle "Nanas" e l’audacia della moda si intrecciano, creando un flusso continuo di immagini e significati. Il corpo femminile, nelle mani di Niki, diventa un campo di battaglia: potente, colorato, in continua trasformazione. Non è solo una mostra, è un invito a riflettere sugli stereotipi che la società ci impone e attraverso l’arte ci offre l’opportunità di liberarci.
In questa retrospettiva antologica è chiaro che l’arte non vive solo nelle gallerie, ma su un corpo, su un abito, in ogni gesto di ribellione e, il messaggio di libertà e trasformazione che ne viene fuori è più attuale che mai. In un mondo che ancora fatica a liberarsi dalle proprie catene sociali, Niki ci invita a rompere i confini, a vivere il corpo e la moda come un manifesto di potenza e di cambiamento.

Info utili :
Ottobre 5, 2024 – Febbraio 16, 2025
Lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – Mercoledì – Venerdì – Domenica 9.30 – 19.30
Giovedì – Sabato 9.30 - 22.30
MUDEC
Via Tortona 56, Milan
https://www.mudec.it/en/niki-de-saint-phalle/
L’arte di Eleonora De Giuseppe, in arte La Pupazza, è una scossa elettrica che attraversa il tessuto visivo contemporaneo. Il suo lavoro non chiede permesso, non accetta compromessi: esplode. Che sia su una tela, un muro, un oggetto di design, il suo segno si impone.
A Tricase, dal 6 al 13 febbraio 2025, il Palazzo Gallone si trasformerà in un laboratorio di emozioni visive per celebrare il quarantesimo compleanno dell’artista con la mostra "40 Anni Fosforescenti". Un’esposizione che più che raccontare un percorso, ne apre un altro: quello di un’artista che ha conquistato spazi, superfici e menti, portando il suo linguaggio visivo a dialogare con le realtà più disparate, senza mai perdere la propria identità.
L’inaugurazione sarà il 6 febbraio alle ore 19.00 con la curatela di Elena Vukosavljevic, la partecipazione del maestro Pasquale Scarciglia – che ha seguito La Pupazza fin dai suoi esordi – ed un brindisi con 958 SANTERO.

La Pupazza non è una street artist, non è una designer, non è una pittrice. È tutte queste cose e nessuna. A 8 anni dipingeva ceramiche nella bottega di Agostino Branca. A 15 personalizzava diari scolastici trasformandoli in opere d’arte ambulanti. A 17 il primo murales. A 24 la prima mostra. A 30 la collaborazione con un brand internazionale. A 40 è l’unica artista italiana a esporre accanto a Banksy e Warhol nella recente mostra di Palazzo WeGil a Roma.
Suo padre, Alfredo De Giuseppe, la descrive come un Michelangelo Pop, capace di creare senza sosta, con un’urgenza quasi biologica. La sua arte è una continua trasformazione, un atto di ribellione che rompe la superficie e si insinua nella percezione dello spettatore.
"La Pupazza vede il mondo come un flusso continuo di immagini, una realtà fluida e in movimento" afferma Elena Vukosavljevic. "La sua arte è ingannevolmente giocosa, ma in realtà è la manifestazione di una ricerca profonda, di una lotta interiore che si traduce in segni, colori e materia."

L’esposizione sarà accompagnata da un magazine che raccoglie le voci di critici, amici e collaboratori, un documento vivo che racconta l’universo della Pupazza. Sarà inoltre disponibile lo shop ufficiale, con gadget, stampe e oggetti unici, oltre alla presentazione del libro "Buio Fosforescente", con prefazione del padre Alfredo De Giuseppe.
Dopo il successo dell’esposizione "Molto Sugo", che ha attraversato l’Italia fino a Milano, e la consacrazione a Roma accanto a due giganti dell’arte contemporanea, La Pupazza torna a casa. Non per fermarsi, ma per ripartire.
La sua arte non è un esercizio estetico, ma un atto necessario. È urgente, diretta, impossibile da ignorare. Per questo non potete mancare: il 6 febbraio a Tricase si celebra un’artista che non smette di ridefinire i confini dell’arte.
Io ci sarò. E voi?
Alcuni dettagli dell'evento:
Milano, capitale della moda e del design, è oggi fino a gennaio 2025 palcoscenico di un percorso straordinario che unisce due visioni uniche dell’identità femminile. Da un lato, il fascino iconico e camaleontico della Barbie in "Barbie Exhibition" in via Paolo Sarpi 6; dall'altro le sculture visionarie di Niki de Saint Phalle al MUDEC. Due mondi ,due linguaggi,due visioni che intrecciano arte,moda e design in un dialogo avvincente sul ruolo delle donne e sulla loro rappresentazione attraverso il tempo e la cultura.

Dieci opere nate dall’urgenza di esplorare il concetto di interconnessione profonda che unisce gli elementi materici dell’universo: stiamo parlando di “Una singola moltitudine”, mostra personale di Cristiano Petrucci presentata dalla galleria londinese Cris Contini Contemporary, in esposizione dal 10 al 24 maggio presso gli spazi de Il Salotto di Milano.

L’artista romano, classe 1974, parte dalla purezza geometrica della pallina da ping-pong per esprimere la sua visione; questo elemento modulare gli permette infatti di mostrare un mondo che può essere esaminato soltanto al microscopio. Semplici palline da ping-pong, intagliate e cesellate con la massima cura, diventano dunque atomi impercettibili della materia capaci di dare vita a combinazioni infinite di forme armoniche. Attraverso l’associazione delle sfere mediante variazioni cromatiche ben precise, Petrucci riesce a conferire un effetto di moto perpetuo.
«Interrogandosi sulla relazione ancestrale tra umano e microcosmo – spiega Davide Silvioli, critico d’arte contemporanea – l’autore realizza opere che, per restituzione estetica, evocano agglomerati cellulari, colonie batteriche, tessuti biologici e aggregati atomici di cui ogni elemento possiede una propria irripetitibilità. Così come la sua sperimentazione sottende all’algebra che correla gli insiemi e i sottoinsiemi del mondo in un medesimo pattern biofisico, alla complessa proporzione per cui siamo ecosistemi dentro altri ecosistemi; ricordandoci che siamo una singola moltitudine».

Le opere generative di Petrucci, risultato di una sfida visionaria che contamina arte e scienza, interpretazione e analisi, nascono da un’esigenza emotiva di avvicinarsi a quelli che per lui sono i misteri della vita. «Per la mia arte non è corretto parlare di filosofia – osserva l’artista – È la ricerca che mi porta a osservare l’impercettibile, a ragionare partendo dal singolo per arrivare alla moltitudine che siamo tutti noi».
Tutto ciò è la sintesi di un percorso creativo iniziato con lo studio del linguaggio, della comunicazione e delle espressioni umane, e approdato successivamente a una fase secondaria in cui il lavoro è dominato da processi che regolano l’evoluzione della vita nelle sue forme primordiali. La produzione di Petrucci rivela oggi un mondo misterioso invisibile a occhio nudo.
Testi a cura di Barbara Spadafora
Nel cuore di Milano, lungo le vivaci strade di via Paolo Sarpi, la mostra "Barbie Exhibition" spalanca le sue porte per accogliere i visitatori in un viaggio straordinario tra moda, arte e storia sociale. Non si tratta di una semplice esposizione, ma di un percorso che attraversa oltre sei decenni di trasformazioni culturali, ridefinendo il significato della femminilità e del ruolo della donna nella società. Barbie, la bambola che ha conquistato generazioni, si presenta in tutta la sua complessità, come simbolo di stile, inclusività e cambiamento.


Il Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort ha trasportato i caratteristici sapori della Liguria direttamente nel cuore del Fuorisalone di Milano per la Cena di Gala “From Alassio with Love”. L'atmosfera della serata, ospitata presso il suggestivo Museo del Design, ha accolto un vasto pubblico partecipe, attratto sia dal talk di Lusso Gentile che dalla successiva cena.
Durante il corso della serata, i partecipanti hanno avuto l'opportunità di approfondire il concetto emergente di un lusso più gentile e orientato all'umanità, discutendo il ruolo delle aziende nella promozione della responsabilità sociale e nella valorizzazione del territorio e delle relazioni locali. Questa tematica è stata perfettamente riflesso anche nei piatti proposti, celebrando la semplicità e l'autenticità della cucina regionale, in linea con la filosofia del maestro Gualtiero Marchesi.

L'Executive Chef Roberto Balgisi ha guidato l'esperienza culinaria, presentando una selezione di piatti che abbracciavano le tradizioni gastronomiche della Riviera di Ponente e non solo. Le trofie al pesto, preparate a mano dalle esperte mani di Giulia e Isabel di MYFair Pasta, hanno offerto un viaggio sensoriale attraverso la Liguria, con il basilico speciale della fattoria De Pol di Albenga a conferire un tocco di autenticità.
Il viaggio gastronomico ha poi attraversato il lago d'Orta con il risotto al peperone crusco del talentuoso Chef Matteo Monfrinotti, prima di ritornare alla ricchezza della cucina ligure con le prelibatezze dolci provenienti dal rinomato laboratorio Lavoratti 1938 di Varazze, riportato alla vita grazie agli sforzi di Davide Petrini e Fabio Fazio.

La serata si è conclusa con una nota di dolcezza e creatività, con un gelato preparato dallo spettacolare show di Massimiliano Scotti e Roberto Balgisi, arricchito dal fumo dell'azoto e decorato con un'opera d'arte ispirata alla madonnina del Duomo, impreziosita dall'oro dello zafferano creato con la maestria di tre rinomati chef.

Lusso Gentile si propone di raccontare il concetto di lusso attraverso le voci dei protagonisti dell'accoglienza più esclusiva, con un approccio innovativo e rispettoso delle regole fondamentali di rispetto, cura e amore. Il progetto nasce nel 2021 da un’idea di Gianluca Borgna, fondatore e Direttore Generale del gruppo alberghiero Talassio Collection con l'obiettivo di promuovere un lusso consapevole. Si propone di creare un sistema virtuoso in cui i manager del futuro possano sviluppare competenze altamente qualificate sostenute da valori orientati a impreziosire, ispirare ed influenzare positivamente aziende, luoghi e comunità. Questa filosofia, sempre meno legata alla materialità e sempre più centrata sull'esperienza sensoriale ed emozionale, ha attratto negli ultimi anni brand, manager e imprenditori di spicco, dando vita a una visione affascinante di un nuovo modo di concepire il lusso e l'azienda stessa.
Barbara Spadafora
Il percorso espositivo è accompagnato da una rassegna cinematografica che celebra l’epoca d’oro del cinema muto con sedici capolavori restaurati. Ogni domenica, gli spettatori possono rivivere pellicole iconiche, da Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau a Metropolis di Fritz Lang, molte delle quali presentate con accompagnamento musicale dal vivo, una scelta che richiama l’autenticità dell’esperienza cinematografica d’inizio secolo.
“Il cinema è un sogno proiettato” disse una volta Dudovich, e questa rassegna ne è una dimostrazione.
L'installazione "Unlocking No. 3 flavours" di No. 3 London Dry Gin, presentata nell'ambito della mostra evento INTERNI CROSS VISION, costituisce un'immersione nei tratti distintivi del pregiato distillato. Dal 15 al 28 aprile 2024, presso l'Università degli Studi di Milano, i visitatori avranno l'opportunità di esplorare un'esperienza sensoriale unica, concepita e curata con maestria dalla designer Alessandra Baldereschi.
Questo suggestivo allestimento si propone di trasportare gli osservatori in un mondo di sapori intensi, scatenando un balletto di profumi che incanta i sensi. Il concetto che sottende all'installazione si ispira al mito del genio della lampada, dando vita a una spirale avvolgente che evoca un'atmosfera fiabesca. No. 3 London Dry Gin, rinomato per la sua eccellenza e pluripremiato, viene così reinterpretato in una fusione armoniosa di mixologia e arte.

L'opera di Baldereschi, esposta nel contesto del FuoriSalone, si inserisce nel più ampio panorama della mostra INTERNI Cross Vision, promossa da INTERNI per esaltare l'artigianato italiano in un dialogo con altre culture, ponendo l'accento su ricerca, innovazione e sperimentazione. No. 3 Gin si distingue all'interno di questo scenario, proponendo la propria interpretazione attraverso un lampadario a spirale che reinventa la quotidianità con un tocco di magia. Realizzata con maestria dall'azienda Sturm di Milano, l'installazione cattura le sfumature di gusto e aroma del No. 3 Gin, raffigurando gli ingredienti e l'essenza stessa del distillato in una spirale che si dipana dalla caratteristica bottiglia turchese.
Il titolo stesso dell'opera, "Unlocking No. 3 flavours", mette in risalto gli elementi fondamentali del No. 3 Gin: le ricche e variegate botaniche, tra cui spiccano ginepro, agrumi e spezie, che con il loro equilibrio impeccabile conferiscono al gin una freschezza unica. La spirale ascendente del design visivo riflette l'essenza di No. 3 e l'iconica chiave impressa sulla bottiglia, simboli del leggendario luogo di nascita del gin presso Berry Bros & Rudd, il più antico emporio di vini e liquori di Londra, situato al numero 3 di St James's Street fin dal lontano 1698.
Alessandra Baldereschi, mente creativa dietro questa straordinaria installazione, condivide la sua visione: " “Quando un profumo è nell’aria, i nostri sensi si attivano e danno luogo a quella che viene definita ‘rappresentazione olfattiva’, una reazione emotiva di cui gli odori sono la chiave: è quello che ho voluto creare nell’installazione altamente sensoriale di No. 3 Gin. Questo profumo deriva dai sapori perfettamente bilanciati delle botaniche accuratamente selezionate, che diventano i pendagli di un lampadario sognante ispirato al mito del genio della lampada: uno spirito che con i suoi poteri magici può esaudire fino a tre desideri”.
Orari di apertura:
15.04 h. 14:00 apertura ufficiale
15-21.04 > h. 10:00 -24:00, ultimo ingresso h. 23.30
22-27.04 > h. 10:00 -22:00 ultimo ingresso h. 21.30
28.04 > h.10:00 -18:00
Dal 14 novembre, Triennale Milano apre le porte alla nuova mostra di Davide Allieri, After All, curata da Damiano Gullì. Un'esposizione immersiva, dove il confine tra arte e scenari fantascientifici si dissolve, trasportando lo spettatore in un mondo post-apocalittico, inquietante e familiare al tempo stesso. Attraverso installazioni, sculture e disegni inediti, Allieri costruisce un racconto fatto di frammenti e gusci, dispositivi abbandonati che sembrano parlare delle nostre paure più profonde: quelle di un futuro in cui l’umanità lotta invano contro le proprie rovine.

Ma cosa rimane dell’essere umano in un mondo ormai spogliato di vita? Una domanda a cui che Allieri non risponde direttamente, lasciando ai suoi TX9KD POD e Communication System il compito di evocare l’immagine di una società ossessionata dalla protezione, dall’isolamento, in una lotta senza tempo tra sopravvivenza e distruzione.

“Ogni opera è come un frammento di futuro, un relitto che ci appartiene e ci allontana al tempo stesso”, afferma l’artista. Così, tra droni, caschi e tralicci, i suoi lavori delineano paesaggi desolati, dove la tecnologia diventa guscio e trappola, memoria e presagio di una realtà in cui il passato e il futuro si fondono in un’ambigua visione.

Con questa personale, Triennale Milano non solo celebra l’opera di Allieri, ma prosegue nel suo impegno di promozione dell’arte italiana, esplorando tematiche che risuonano con l’ansia del presente e il timore di ciò che verrà.
Informazioni
Davide Allieri
After All
A cura di Damiano Gullì
14 novembre – 19 gennaio
Ingresso libero
Orari Triennale Milano
Martedì – domenica
10.30 – 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00)
Il marchio ferrarese CANDYSLAB, con la sua carica esplosiva di creatività e innovazione nel mondo del design pop, torna a scuotere la Milano Design Week 2024 con un annuncio che farà scintille: le Candy Chair. Queste sedute dalle forme accattivanti, ultima gemma della rinomata serie Candys, faranno la loro comparsa presso l'esclusiva boutique Atelier Emé, posizionata strategicamente nel cuore pulsante di Milano, in Corso Vittorio Emanuele II.
In una fusione affascinante tra il mondo del design e quello dell'alta moda, le Candy Chair bianche e nere di CANDYSLAB diventano l'epicentro di una straordinaria fusione artistica, esaltando le creazioni esclusive della Collezione Cerimonia 2024 di Atelier Emé. Questa collaborazione unica genera una sinergia inebriante che mescola l'estetica giocosa del design pop con l'eleganza senza tempo della moda, catturando l'essenza stessa della città che da sempre incarna questa fusione armoniosa.
Le Candy Chair sono vere e proprie opere d'arte funzionali, ispirate alla forma succulenta di una caramella tagliata a metà. La loro versatilità sorprendente consente loro di trasformarsi con agilità da seduta a tavolino e viceversa, mentre la loro impilabilità offre infinite possibilità di creare composizioni uniche e suggestive, che trasformano ogni spazio in un ambiente vibrante di energia e stile.

Queste sedute, destinate a diventare il nuovo must-have per gli amanti del design, saranno disponibili per l'acquisto a partire dal 22 aprile, arricchendo ulteriormente la già vasta gamma di prodotti della serie Candy di CANDYSLAB. Oltre alle Candy Chair, la serie include una miriade di altri prodotti dallo spirito giocoso e creativo, tra cui soprammobili decorativi, specchietti con scritte simpatiche e lampade d'ambiente multifunzionali, che permettono a ogni cliente di esprimere la propria personalità e creatività attraverso il design.
CANDYSLAB, nato nel 2019 come un'esplosione di creatività e innovazione nel mondo del design, si distingue per la sua capacità di unire l'estetica al funzionale, offrendo prodotti che sono "belli da vedere e buoni da usare". La missione del brand è quella di consentire ai clienti di personalizzare il proprio stile di vita in modo originale e grintoso, mantenendo un occhio attento all'innovazione e alla sostenibilità.
Uno dei punti di forza di CANDYSLAB è la sua capacità di gestire internamente l'intero processo produttivo, dalla concezione delle idee alla produzione industriale e alla distribuzione commerciale. Grazie alla sua esperienza nel settore del design e della stampa 3D, l'azienda è in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato, mantenendo un approccio vitale e sempre in crescita.
Barbara Spadafora
Il Visionario che Ha Rivoluzionato la Moda
Milano, 5 novembre 2024 – Dal 6 novembre 2024 al 16 marzo 2025, la Triennale Milano presenta la mostra “Elio Fiorucci,” una retrospettiva ambiziosa curata da Judith Clark, con l’allestimento di Fabio Cherstich. L’esposizione, la più vasta mai realizzata sul visionario stilista milanese, ripercorre le sfaccettature di una creatività che ha trasformato il costume e la cultura pop italiana, colorando il mondo con gli iconici angeli che hanno reso il brand inconfondibile.
Elio Fiorucci (1935-2015) ha incarnato lo spirito del cambiamento, innovando il concetto di moda come espressione di libertà. “La moda è libertà,” amava dire Fiorucci, e la sua Milano si è fatta specchio di questo spirito, diventando negli anni Settanta un laboratorio di idee e contaminazioni artistiche.
“Abbiamo voluto riempire, proprio qui, dove il fenomeno Fiorucci è nato ed esploso, il vuoto di una formidabile amnesia,” afferma Stefano Boeri, Presidente della Triennale Milano. “Milano, grazie a Fiorucci, è stata per almeno due decenni un magnete di idee avanzate e un crocevia di contaminazioni audaci tra moda, design, arte visiva e pubblicità.”

Con un percorso cronologico e coinvolgente, la mostra racconta l’evoluzione stilistica e umana di Elio Fiorucci, presentando documenti rari, abiti, accessori e opere d’arte che compongono l’estetica del brand, tanto ironica quanto iconica. Grazie a materiali provenienti dal suo archivio personale e a inedite registrazioni, la voce stessa di Fiorucci accompagna il visitatore in un dialogo con altri protagonisti del tempo, tra arte, moda e cultura pop.

L’allestimento esalta la teatralità di ogni dettaglio, dalla polaroid all’installazione ambientale, restituendo l’impatto dirompente di Fiorucci come precursore di tendenze. Le polaroid e i plastici di architettura, così come video e fotografie, diventano segni di un’estetica libera e provocatoria che ha saputo fondere cultura e commercio con uno stile unico.
Al cuore dell’esposizione, nello spazio “Cuore – Centro studi, archivi, ricerca,” trova spazio una preziosa selezione di volumi e riviste della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, che arricchiscono il percorso e testimoniano l’influenza di Fiorucci sulla moda. Ad accompagnare la mostra, un catalogo bilingue edito da Electa, concepito come una raccolta eterogenea di opere e testi che mettono in luce temi e linguaggi esplorati dal designer durante la sua carriera.

Questa retrospettiva alla Triennale Milano non è solo un omaggio a un innovatore della moda, ma un invito a riscoprire Elio Fiorucci come simbolo di libertà e pionierismo, un artista capace di trasformare la moda in una forma d’arte e di espressione personale, proprio come amava ripetere: “La moda è libertà.”
Informazioni
Elio Fiorucci
A cura di: Judith Clark
Progetto di allestimento: Fabio Cherstich
6 novembre 2024 – 16 marzo 2025
Biglietti:
Biglietto intero: 15 euro / ridotto 12 euro / studenti 7.50 euro
Biglietto giornaliero per visitare tutte le mostre di Triennale Milano: 25 euro
Orari Triennale Milano
Martedì – domenica
10.30 – 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00)
Una realtà gastronomica partorita dalla mente di due ingegneri. Difficile a credersi, eppure Morbido è la dimostrazione che niente è impossibile.
Basta recarsi a Roma nel quartiere Appio Claudio, a due passi dal Parco degli Acquedotti, per scoprire l’hamburgeria di quartiere aperta nel 2019 da un’idea di Giuseppe Aronica e Alessio Staffoli, rispettivamente ingegnere delle comunicazioni e ingegnere informatico.

Pensata inizialmente come format di street food, si è trasformata presto in un’attività con sede stabile. Il nome non è stato scelto a caso: Morbido, da un lato, fa subito venire in mente un panino in cui affondare i denti, dall’altro è l’affermazione di un approccio alla vita. Vuol dire serenità, rilassatezza, meno corsa e più ricerca; un rifiuto allo stress quotidiano.
«Appena aperti abbiamo concentrato tutte le nostre energie sulla qualità in loco, senza puntare molto sul delivery e sull’asporto – raccontano Alessio e Giuseppe – Poi la pandemia ha scombinato tutto, costringendoci a buttarci su take-away e consegna a domicilio. Oggi possiamo affermare di avere grandi soddisfazioni da entrambi gli aspetti: la sala è sempre più piena e nel delivery siamo attualmente tra le prime tre scelte su Glovo per ciò che riguarda gli hamburger a Roma. Questo ci riempie di felicità, perché ripaga i nostri sacrifici e ci fa capire che stiamo andando nella direzione giusta».

La conferma è arrivata nel 2023, anno record per Morbido. Merito senza dubbio dell’offerta gastronomica, ma anche di questi due giovani amici (classe 1983 e 1988) che, nel tempo, hanno incrementato la loro formazione puntando alla crescita: Giuseppe attraverso svariati corsi professionali di cucina e pasticceria, Alessio nel marketing e nel management della ristorazione. Tutto ciò senza mai perdere di vista tre ingredienti fondamentali: passione, talento e lungimiranza.
Entrando da Morbido si scoprono i sapori partendo dalle materie prime, selezionate con grande ricerca e attenzione, non dai prodotti industriali. L’unica eccezione alla regola è rappresentata dalle patatine fritte: «Dobbiamo un po’ sdoganare la patatina fritta surgelata – spiega lo chef Giuseppe Aronica - non sempre è sinonimo di scarsa qualità. Anzi. Esistono prodotti di altissimo livello, basta saperli individuare. Inoltre i nostri volumi sono talmente importanti che sarebbe impensabile organizzare una linea di patatine fritte in casa».

«Altro aspetto fondamentale è il grande lavoro artigianale costante presente in cucina – aggiunge Alessio Staffoli – Dietro al servizio si nasconde un’enorme preparazione: abbiamo sempre pronti da cuocere almeno 250 hamburger, più altri 70 circa da servire al piatto. La nostra cucina è organizzata come quella di un ristorante: abbiamo del personale dedicato esclusivamente alla friggitoria, altri solo per i dolci, e così via».
Cuore dell’offerta di Morbido è ovviamente la carne (manzo, vitella, maiale e pollo), consegnata ogni giorno e proveniente dal banco della macelleria di Antonio Di Stefano, che collabora nella selezione dei tagli migliori: brisket, pancia e magro, Scottona nazionale e molto altro. Da segnalare il fatto che la carne macinata per gli hamburger non venga messa sottovuoto, ma sia incartata dal macellaio come avviene con i clienti del mercato.
Altro fiore all’occhiello è il pane, realizzato in maniera artigianale dal forno romano Fatti di Farina appositamente per il locale, con una ricetta studiata e calibrata alla perfezione per accogliere la carne e i suoi condimenti. Mai come in questo caso il nome dell’insegna è rivelatore: il pane di Morbido è una nuvola dentro e croccante fuori. Tutti i panini in carta sono frutto di ricette personali, passioni dello chef e ricordi di viaggio.
La friggitoria, oltre a grandi classici come patatine, onion rings e alette di pollo, propone delle polpette di bollito, un brie in crosta di cornflakes, parmigiana croccante, bombette e polletti. Questi ultimi, in particolare, sono un vero e proprio esempio di waste food: vengono recuperati gli scarti del pollo utilizzato per la tagliata e marinati con salsa BBQ, lime, paprika dolce e fritti.
Chiudono la proposta di Morbido i dessert, tutti rigorosamente homemade, con una selezione divisa fra grandi classici e ricette più orientate alla creatività e all’innovazione.
Barbara Spadafora
NEROSPINTO
Testata giornalistica online. Reg. Tribunale di Milano n° 276-9/92013
Nerospinto è un progetto dell'Associazione Rosaspinto
Via Schiaffino, 25 20158 Milano (Citofono 1002)
P.IVA 0755308096
CONTATTI
info@nerospinto.it
direttore@nerospinto.it
vicedirettore@nerospinto.it
redazione@nerospinto.it