“Una singola moltitudine”, mostra personale dell’artista romano, sarà esposta dal 10 al 24 maggio al Salotto di Milano
Dieci opere nate dall’urgenza di esplorare il concetto di interconnessione profonda che unisce gli elementi materici dell’universo: stiamo parlando di “Una singola moltitudine”, mostra personale di Cristiano Petrucci presentata dalla galleria londinese Cris Contini Contemporary, in esposizione dal 10 al 24 maggio presso gli spazi de Il Salotto di Milano.

L’artista romano, classe 1974, parte dalla purezza geometrica della pallina da ping-pong per esprimere la sua visione; questo elemento modulare gli permette infatti di mostrare un mondo che può essere esaminato soltanto al microscopio. Semplici palline da ping-pong, intagliate e cesellate con la massima cura, diventano dunque atomi impercettibili della materia capaci di dare vita a combinazioni infinite di forme armoniche. Attraverso l’associazione delle sfere mediante variazioni cromatiche ben precise, Petrucci riesce a conferire un effetto di moto perpetuo.
«Interrogandosi sulla relazione ancestrale tra umano e microcosmo – spiega Davide Silvioli, critico d’arte contemporanea – l’autore realizza opere che, per restituzione estetica, evocano agglomerati cellulari, colonie batteriche, tessuti biologici e aggregati atomici di cui ogni elemento possiede una propria irripetitibilità. Così come la sua sperimentazione sottende all’algebra che correla gli insiemi e i sottoinsiemi del mondo in un medesimo pattern biofisico, alla complessa proporzione per cui siamo ecosistemi dentro altri ecosistemi; ricordandoci che siamo una singola moltitudine».

Le opere generative di Petrucci, risultato di una sfida visionaria che contamina arte e scienza, interpretazione e analisi, nascono da un’esigenza emotiva di avvicinarsi a quelli che per lui sono i misteri della vita. «Per la mia arte non è corretto parlare di filosofia – osserva l’artista – È la ricerca che mi porta a osservare l’impercettibile, a ragionare partendo dal singolo per arrivare alla moltitudine che siamo tutti noi».
Tutto ciò è la sintesi di un percorso creativo iniziato con lo studio del linguaggio, della comunicazione e delle espressioni umane, e approdato successivamente a una fase secondaria in cui il lavoro è dominato da processi che regolano l’evoluzione della vita nelle sue forme primordiali. La produzione di Petrucci rivela oggi un mondo misterioso invisibile a occhio nudo.
Testi a cura di Barbara Spadafora
