CHIAMACI +39 333 8864490

Questo sito utilizza solo cookies tecnici e di sessione. Non profiliamo in alcun modo i nostri utenti e non installiamo cookies di terze parti.

Accetto. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa estesa Cookie Policy

Questo sito usa solo cookies tecnici e di sessione, non installiamo cookies di profilazione o marketing.

Cosa sono i cookie?

I cookie sono piccoli file di testo inviati dal sito al terminale dell’interessato (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi al sito alla successiva visita del medesimo utente. Un cookie non può richiamare nessun altro dato dal disco fisso dell’utente né trasmettere virus informatici o acquisire indirizzi email. Ogni cookie è unico per il web browser dell’utente. Alcune delle funzioni dei cookie possono essere demandate ad altre tecnologie. Nel presente documento con il termine ‘cookie’ si vuol far riferimento sia ai cookie, propriamente detti, sia a tutte le tecnologie similari.

Tipologia dei cookie

I cookie possono essere di prima o di terza parte, dove per "prima parte" si intendono i cookie che riportano come dominio il sito, mentre per "terza parte" si intendono i cookie che sono relativi a domini esterni. I cookie di terza parte sono necessariamente installati da un soggetto esterno, sempre definito come "terza parte", non gestito dal sito. Tali soggetti possono eventualmente installare anche cookie di prima parte, salvando sul dominio del sito i propri cookie.

Natura dei cookie

Relativamente alla natura dei cookie, ne esistono di diversi tipi:

Cookie tecnici (quelli che usiamo noi).

I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di "effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio" (cfr. art. 122, comma 1, del Codice). Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in: • cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di autenticarsi per accedere ad aree riservate); essi sono di fatto necessari per il corretto funzionamento del sito; • cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso, al fine di migliorare le performance del sito; • cookie di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.

Cookie di profilazione (noi non li usiamo)

I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all'utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell'ambito della navigazione in rete. Per l'utilizzo dei cookie di profilazione è richiesto il consenso dell'interessato. L’utente può autorizzare o negare il consenso all'installazione dei cookie attraverso le opzioni fornite nella sezione "Gestione dei cookie". In caso di cookie di terze parti, il sito non ha un controllo diretto dei singoli cookie e non può controllarli (non può né installarli direttamente né cancellarli). Puoi comunque gestire questi cookie attraverso le impostazioni del browser (segui le istruzioni riportate più avanti), o i siti indicati nella sezione "Gestione dei cookie".

Cookie installati su questo sito

Ecco l'elenco dei cookie presenti su questo sito. I cookie di terze parti presentano il collegamento all'informativa della privacy del relativo fornitore esterno, dove è possibile trovare una dettagliata descrizione dei singoli cookie e del trattamento che ne viene fatto.

Elenco dei cookie presenti sul sito NEROSPINTO

Cookie di sistema
Il sito NEROSPINTO utilizza cookie per garantire all'utente una migliore esperienza di navigazione; tali cookie sono indispensabili per la fruizione corretta del sito. Puoi disabilitare questi cookie dal browser seguendo le indicazioni nel paragrafo dedicato, ma comprometterai la tua esperienza sul sito e non potremo rispondere dei malfunzionamenti.

Se è già stato dato il consenso ma si vogliono cambiare le autorizzazioni dei cookie, bisogna cancellarli attraverso il browser, come indicato sotto, perché altrimenti quelli già installati non verranno rimossi. In particolare, si tenga presente che non è possibile in alcun modo controllare i cookie di terze parti, quindi se è già stato dato precedentemente il consenso, è necessario procedere alla cancellazione dei cookie attraverso il browser oppure chiedendo l'opt-out direttamente alle terze parti o tramite il sito http://www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte Se vuoi saperne di più, puoi consultare i seguenti siti: • http://www.youronlinechoices.com/ • http://www.allaboutcookies.org/ • https://www.cookiechoices.org/ • http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3118884

Come disabilitare/cancellare i cookie mediante configurazione del browser

Chrome 1. Eseguire il Browser Chrome 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Impostazioni 4. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 5. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 6. Nella sezione “Cookie” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Consentire il salvataggio dei dati in locale • Modificare i dati locali solo fino alla chiusura del browser • Impedire ai siti di impostare i cookie • Bloccare i cookie di terze parti e i dati dei siti • Gestire le eccezioni per alcuni siti internet •

Eliminare uno o tutti i cookie Mozilla Firefox 1. Eseguire il Browser Mozilla Firefox 2. Fare click sul menù presente nella barra degli strumenti del browser a fianco della finestra di inserimento url per la navigazione 3. Selezionare Opzioni 4. Selezionare il pannello Privacy 5. Fare clic su Mostra Impostazioni Avanzate 6. Nella sezione “Privacy” fare clic su bottone “Impostazioni contenuti“ 7. Nella sezione “Tracciamento” è possibile modificare le seguenti impostazioni relative ai cookie: • Richiedi ai siti di non effettuare alcun tracciamento • Comunica ai siti la disponibilità ad essere tracciato • Non comunicare alcuna preferenza relativa al tracciamento dei dati personali 8. Dalla sezione “Cronologia” è possibile: • Abilitando “Utilizza impostazioni personalizzate” selezionare di accettare i cookie di terze parti (sempre, dai siti più visitato o mai) e di conservarli per un periodo determinato (fino alla loro scadenza, alla chiusura di Firefox o di chiedere ogni volta) •

Rimuovere i singoli cookie immagazzinati. Internet Explorer 1. Eseguire il Browser Internet Explorer 2. Fare click sul pulsante Strumenti e scegliere Opzioni Internet 3. Fare click sulla scheda Privacy e, nella sezione Impostazioni, modificare il dispositivo di scorrimento in funzione dell’azione desiderata per i cookie: • Bloccare tutti i cookie • Consentire tutti i cookie • Selezionare i siti da cui ottenere cookie: spostare il cursore in una posizione intermedia in modo da non bloccare o consentire tutti i cookie, premere quindi su Siti, nella casella Indirizzo Sito Web inserire un sito internet e quindi premere su Blocca o Consenti.

Safari 1. Eseguire il Browser Safari 2. Fare click su Safari, selezionare Preferenze e premere su Privacy 3. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet. 4. Per visionare quali siti hanno immagazzinato i cookie cliccare su Dettagli Safari iOS (dispositivi mobile) 1. Eseguire il Browser Safari iOS 2. Tocca su Impostazioni e poi Safari 3. Tocca su Blocca Cookie e scegli tra le varie opzioni: “Mai”, “Di terze parti e inserzionisti” o “Sempre” 4. Per cancellare tutti i cookie immagazzinati da Safari, tocca su Impostazioni, poi su Safari e infine su Cancella Cookie e dati Opera 1. Eseguire il Browser Opera 2. Fare click sul Preferenze poi su Avanzate e infine su Cookie 3. Selezionare una delle seguenti opzioni: • Accetta tutti i cookie • Accetta i cookie solo dal sito che si visita: i cookie di terze parti e quelli che vengono inviati da un dominio diverso da quello che si sta visitando verranno rifiutati • Non accettare mai i cookie: tutti i cookie non verranno mai salvati.

I fratelli Coen ritornano al cinema delle loro origini e lo fanno con una pellicola divertentemente amara dove le speranze e i sogni di un giovane e aspirante cantante si scontrano e si fondono con la dura realtà dei sobborghi operai di New York City e la difficoltà di emergere nel mondo dell’arte e della musica dei primi anni Sessanta del Novecento.

 

In Inside Llewyn Davis, presentato all’ultima mostra del cinema di Cannes, c’è una realtà oggettiva fatta di sacrifici e di speranze e c’è il mondo onirico e intimamente drammatico del protagonista. Due universi che non possono incontrarsi e che sono destinati a rimanere paralleli nonostante la fatica, l’impegno e le indubbie doti artistiche del giovane Llewyn Davis. Gli anni Sessanta al Greenwich Village hanno visto la nascita e l’affermazione della musica folk come genere emblema di una generazione di musicisti e di appassionati, un genere che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica internazionale e che avrebbe avuto in Bob Dylan il suo guru più importante.

 

Il folk, però, nasce da più lontano. Come inno di passione e di speranza ad opera di giovani dei sobborghi operai della City che tra un turno in fabbrica, un lavoro estivo e uno provvisorio arrivano al Village pieni di sogni e speranze ma soprattutto con l’irrefrenabile desiderio di dare una svolta alla loro vita. Figli di operai che sognano il palcoscenico e la loro musica che passa nelle radio più famose d’America.

Llewyn Davis è uno di questi ragazzi. Vive alla giornata, dorme da conoscenti ogni volta diversi che lo ospitano su piccoli e logori divani in altrettanto piccoli e dimessi appartamenti e non riesce a guadagnare neppure un dollaro al giorno. E come per i migliori personaggi ebrei pensati dai fratelli Coen per le loro pellicole è perseguitato da una sfortuna incredibile. Che lo stesso Llewyn ha contribuito a costruire e di cui è in buona parte responsabile.

Fragile, malinconico, introverso e irresistibile, il giovane protagonista riesce a non concludere nulla neppure con il socio musicista con cui parte alla conquista di New York immaginando di suonare in un duo e di conquistare così pubblico e critica. Il socio però lo molla presto e Llewyn rimane solo a gestire la sua vita e la sua ebraicità cercando il successo ma sentendosi in colpa per questo, desiderando essere famoso al più presto ma volendo conservare il suo purismo artistico.

 

Llewyn è probabilmente uno dei personaggi più infelici e belli mai creati dai fratelli Coen.

Il film è per i nostalgici dell’epoca e anche per chi da contemporaneo ne vuole respirare l’aria più autentica. I registi sono riusciti a riportare fedelmente le ambientazioni degli anni Sessanta, gli studi di registrazione, i locali dove la musica folk spopolava e perfino i tipici appartamenti newyorkesi con le scale antincendio esterne improvvisando un omaggio cinematografico a Colazione da Tiffany facendo anche apparire un gatto che, a differenza dell’altro con la bella protagonsita del film del 1961, riesce a essere più scaltro, fortunato e vincente del protagonsita Llewyn.

È l’amaro di tutti i film intimisti dei fratelli Coen, il loro marchio di fabbrica più famoso e meglio riuscito e che fa di Inside Llewyn Davis la pellicola più struggente dell’ultima mostra del cinema di Cannes. Il protagonsita del film è l’attore Oscar Isaac, ma c’è anche una piccola e divertente parte interpretata da Justin Timberlake che canta in maniera intimista e dolce e che dà al film dei Coen un paio di fotogrammi di commercialità pura.

 

Inside Llewyn Davis rimane soprattutto un film emozionante dove lo spettatore vive con apprensione e compassione le vicende del protagonsita fino al suo provino più importante dove si esibisce nella ballata triste e intimista davanti al manager che lo liquida con una delle frasi più comiche e irriverenti di tutta la narrazione.

Le speranze non fanno mangiare. L’arte non paga e la musica folk è solo per pochi eletti.

O almeno sembra. Ma non è tutto vero. Llewyn Davis canta, continua a cantare.

In fondo il vero senso della vita rimane quello di essere fedeli al proprio, irrealizzabile, sogno.

 

Sabato 25 maggio 2013 alle ore 21 allo Spazio Teatro Idra ci sarà il terzo appuntamento con il Premio per le arti in memoria di Lidia Petroni.

L' iniziativa che promuove il lavoro di ricerca degli artisti lombardi dando loro un'occasione di di visibilità e confronto al fine di supportare i giovani emergenti nella produzione e nella circuitazione di nuove opere.

In gara i tre studi delle compagnie Coop.AttivaMente - Residenza Teatrale Torre Rotonda di Como, Chronos3 di Milano e Compagnia Officina di Brescia.

Durante la serata una giuria di esperti, insieme agli organizzatori di Residenza Idra e al pubblico presente in sala, esprimerà un giudizio con un voto sugli spettacoli visti.

E' possibile anche vedere le compagnie in gara tramite il canale youtube e il profilo facebook di Teatro Inverso.

La Coop. AttivaMente andrà in scena con lo spettacolo Lost in limbo, con Stefano Dragone e Alessia Melfi e la regia di Jacopo Boschini. Una Stanza all’ultimo piano di un elegante e moderno palazzo, in una zona appena fuori dal centro città, ma che ancora non è periferia. La Stanza è scarsamente arredata. Al centro della parete di fondo, proprio di fronte all’ingresso, una porta si apre su altri ambienti. Davanti a questa porta, tracciata per terra, una linea bianca. Nella Stanza ci lavora una giovane psicologa. Il suo compito è di assistere i tossicodipendenti, senza mai oltrepassare la linea bianca per terra, che giungono lì per iniettarsi, legalmente, la droga. Poi un giorno nella Stanza entra un uomo... Lost in limbo indaga gli abissi della mente umana. La protagonista, infatti, viene attratta in un mondo oscuro, fatto di segreti, inganni, mezze verità. Un mondo che corrompe e che divora, dentro al quale, una volta che ci si è entrati, difficilmente se ne può uscire.

I Chronos3 presentano Funziona meglio l'odio di Emanuele Aldrovandi, con Isabella Picchioni e Marcello Mocchi e con la regia di Vittorio Borsari. Si può fare del male a fin di bene? Funziona meglio l’odio, testo di Emanuele Aldrovandi, segnalato al Premio Hystrio 2012, mette in scena le storie di Batman e Lucy: lui, un ragazzo di trent’anni a cui uno stupratore ha ucciso la fidanzata, intraprende una personale crociata con l’obiettivo di far calare radicalmente le violenze sulle donne. Lei è una venticinquenne che non ha denunciato uno stupro e aspetta l’occasione per vendicarsi. Entrambi hanno un piano, ed entrambi i piani prevedono la violenza. L’urgenza di affrontare un tema purtroppo così attuale come la violenza sulle donne nasce dall’intento civile di far parlare, in modo inaspettato e inusuale, di un problema troppo spesso giudicato “naturale” e quindi non-risolvibile. Questo attraverso un testo che parte da una tematica contingente per affrontare, con un linguaggio in cui il dramma si mescola all’ironia, la domanda atavica che è alla base della contraddittorietà di molte leggi su cui è fondata la nostra società: è possibile fare del male a fin di bene?

La Compagnia Officina si esibirà nello spettacolo Peter…Echi dall'isola che non c'è, con Irene Tiriani, Antonio Panice e Elisabetta Bettera e con la regia di Fabio Boverio. Il progetto prende il via da una serie di improvvisazioni e di lavori sul testo di Barry, che hanno portato gli attori a trovare propri percorsi, parole e immagini per raccontare, non solo la storia del bambino che non voleva crescere, ma anche un percorso all'interno della loro isola che non c'è. Partendo quindi dal gioco, dall'allusione e dalla metafora si è cercato di giungere a una proposta che si discosta ora di molte leghe dal testo originale, che non racconta più neppure una storia, ma si limita a spaccati di un mondo tanto fantastico da sembrare reale e tanto reale da farci credere a un orizzonte di fantasia. Del resto Peter Pan è forse questo: un volo a capofitto tra foglie e sirene, tra pirati e indiani, tra realtà e sogno, dove i piani si frantumano in specchi, che sì riflettono vicendevolmente, e dove tutti inseguono tutti e nessuno sa più perché stia correndo. "I bimbi sperduti inseguono Peter Pan, i pirati inseguono i bimbi sperduti,  gli indiani inseguono i pirati e le sirene stanno ferme", questo dice il testo, e questa giravolta di corse e di inseguimenti è lo stesso percorso che noi cerchiamo di fare in questo lavoro col pubblico, tutti intenti a inseguire un senso che segnerà il traguardo della corsa. Ma intanto, stiamo ancora correndo. Tutti sì perdono nell'Isola che non c'è, e noi con loro.

Biglietto intero: 2 euro (valido per l'intera serata) Tessera Associativa Obbligatoria: 2 euro - 5 euro - 10 euro

Sabato 25 maggio 2013 Ore 21.00 Spazio Teatro Idra Vicolo delle Vidazze 15, Brescia

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0303701163 3392968449

Da oggi sino al 25 maggio, il Teatro Filodrammatici di Milano, in collaborazione con l'Archivio Marinella Pirelli, ospita Pulsar, una personale dedicata all'artista scomparsa nel 2009, articolata in cinque giorni espositivi arricchiti da performance site-specific.

 

La mostra ambisce a superare il concetto classico di esibizione d’arte, togliendolo dal contesto tradizionale di spazio espositivo, promuovendo l’interpretazione delle opere attraverso la creatività di altri artisti e spingendo il fruitore ad entrare in contatto con opere in movimento, la cui temporalità ciclica esprime la volontà dell’artista di cercare nuove modalità di relazione.

 

Pulsar si propone di riavvicinare il pubblico agli esperimenti condotti da Marinella su luce e colore, grazie a un cambio di prospettiva, una trasformazione della percezione del momento culturale, sia da parte di chi ne fruisce sia di chi lo organizza.

La selezione, a cura di Roberto Borghi e dell'Archivio, vuole evidenziare il tentativo, operato dall’artista, di trattenere e dare forma all’anima immateriale ed emotiva dell’elemento luminoso.

 

Il visitatore sarà coinvolto in una discesa lungo le due balconate attraverso un percorso di penombra che permetterà una migliore fruizione delle opere. Giungerà poi al palco, eccezionalmente aperto al pubblico per poter vivere in prima persona l’opera più interattiva di Marinella, “Filmambiente”, in cui lo spettatore può camminare attraverso teli serigrafati, lasciandosi inondare di luce e colore.

 

Attraverso performance di musica e danza gli artisti Pietro Pirelli (21 maggio, ore 21), Ludovico Schilling (23 maggio, ore 21) e il Corpo di Ballo di Silvana Bazzi (25 maggio, ore 21) animeranno tre delle cinque giornate di esposizione.

 

 

Info su orari e costi:

 

dal 21 al 25 maggio 2013

dalle 16 alle 23

 

Biglietti

Intero: 8€

Ridotto: 5€ (secondo ingresso, studenti, over 65, abbonati Teatro Filodrammatici)

 

 

Teatro Filodrammatici

via filodrammatici, 1

Milano

|||

Sentire parlare di progetti ambiziosi di questi tempi, in cui tutto sembra così difficile da raggiungere e ottenere, è qualcosa di più unico che raro.

 

Eppure c’è ancora qualcuno che ci crede e decide di scommettere sulle proprie passioni.

 

Noi di Nerospinto, di certo, non perdiamo l’opportunità di raccontare le storie di queste menti creative che vogliono provare a dare vita ai propri sogni.

 

Oggi siamo in Toscana, una terra che tutti ci invidiano per i suoi colori, odori e sapori, ma soprattutto per la cultura e l’arte che si respira nell’aria.  È interminabile la lista di uomini illustri di indubbio genio che hanno reso famosa in tutto il mondo la nostra regione. La Toscana è da tutti conosciuta come la terra che ha dato i natali fin dal Medioevo a grandi navigatori, scrittori, scienziati e artisti.

 

Sarà un caso, ma proprio in questo territorio denso di creatività, inizia la storia che vi voglio raccontare.

 

Firenze, 2011. Un gruppo di cinque architetti, accumunati da una sfrenata passione per il design e pieni di idee da sviluppare, decidono di unire le forze per dare vita ad un ambizioso progetto, dove riversare tutta la loro creatività, senza limiti e censure.

 

Nasce così Amniosya, un gruppo di ricerca e sperimentazione nel campo dell’architettura, del design e del fashion design.

 

Innovazione e modernità sono le parole d’ordine. L’interesse del gruppo, come loro stessi affermano, verte principalmente sul mondo delle nuove tecnologie, della simulazione dinamica quale incipit di shape tecnologici a diversa scala e della prototipazione 3d legata alle geometrie complesse.

I loro lavori vogliono riproporre la complessità spaziale e i sistemi di aggregazione naturale attraverso la sensibilità formale, la ricercatezze compositiva e l’innovazione tecnologica.

 

La passione per il design unita all’interesse per la tecnica 3d printing e alla voglia di sperimentale sono alla genesi di Entropya, la loro prima linea di oggetti di fashion design.

 

Nel nome della collezione risiede l’essenza del loro lavoro. Entropya è una parola di derivazione greca che significa dentro la trasformazione ed è sinonimo di misura nel disordine presente in un sistema fisico.

I gioielli di questa linea vogliono infatti essere una simulazione di un fluido che tramite proprietà fisico-dinamiche deforma un piano. Collane, bracciali e anelli ricreano movimenti spaziali complessi che richiamano la morbidezza di un tessuto, l'articolazione di naturali interazioni tra diverse parti di un fluido a densità elevata.

Le creazioni che fanno parte della collezione Entropya non vogliono essere dei semplici monili, ma dei veri e propri “oggetti di fashion design da indossare” destinate ad un pubblico che ama l’inusuale e il ricercato.

 

Siete a Firenze? Visitate il Duomo, Palazzo Pitti e gli Uffizi. Ma non siate nostalgici perché la creatività fiorentina non si è fermata allo splendore rinascimentale. Fatevi un giro allo studio Amiosya in via Niccolini per scoprire come l’arte sia ancora di casa nel capoluogo toscano.

 

 

Amniosya: Prof. Marino Moretti, Arch. Marco Carratelli, Arch. Lucia Lunghi, Arch.Elvira Perfetto, Arch.Lorenzo Pianigiani, Arch. Lorenzo Pilati

 

Per informazioni

email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.amniosya.com

blog: amniosya.blogspot.com

Via Niccolini 2, Firenze

Essendomi recato a Roma per il concerto di Mac DeMarco il 29 Aprile, non ho resistito e ho passato una fin troppo poco piacevole giornata in piazza S. Giovanni per il concerto del 1° Maggio.

Non che mi aspettassi niente di che, ma nulla faceva presagire, alle 10 del mattino, un concertone disagiante a tali livelli.

 

E’ inutile soffermarsi sulle capacità di sobillazione masse di Geppi, effettivamente ne era perfettamente in grado.

 

Il problema di fondo era il bassissimo livello artistico del concerto in generale e, soprattutto, l’intenzione del fruitore medio dell’evento: fumare marijuana o hashish, bere vino scadente, urlare, partorire turpiloqui degni di una partita Milan-Inter.

 

A prescindere dalla folla, su cui ci soffermeremo più avanti, è bene analizzare un attimo lo scarso livello delle Guest: a parte “Marta sui tubi” e “Ministri”, l’apice dello sconvolgimento è stato raggiunto da “Renzo Rubini” e dalla sua “Amami uomo”. Non essendomi curato affatto del “festival di Sanremo”, mi era sfuggito questo brano pseudo-pornografico totalmente privo di velleità artistiche che la critica ha avuto il coraggio di definire “musica”. Sconvolto, ho optato per il vino.

 

Per quanto concerne la restante parte degli artisti, ho avuto molta difficoltà ad ascoltarli, causa confusione, omini senza maglietta che trascinavano carrelli colmi di birre ghiacciate che poco si curavano di calpestare i piedi del prossimo, fiumane di gente che, per qualche oscuro motivo, continuavano a camminare senza meta alcuna e così via.

 

Per quanto riguarda l’umanità presente nella piazza. Le scene catartiche sono state molteplici, ma le immagini di pura apoteosi sono state le seguenti:

Gentil donzella con t-shirt con stampa: “Senza T-shirt sono ancora meglio”; Seconda performance del sopracitato Renzo Rubini: Versione Ska del canto ecclesiastico “Osanna eh”; Un capannello di Emo/Scene Queen/King, ero convinto si fossero estinti, che mi fissava senza remore; Un gruppo di decerebrati, davvero molto molto nutrito, anche troppo, che ha iniziato all’improvviso a cantare un improbabile coro da stadio: “Poroppoppò, solo per un pom**no però…”.

Insomma, sconvolto da cotanta mancanza di cultura e intelligenza, mi sono diretto verso l’adiacente Colosseo, per dare uno sguardo alla famosa Gay street.

 

Che dire, cinquecento metri di strada, due bar in croce, il più famoso, tale “Coming out”, nome più scontato e triste non si era mai visto, omosessuali che sorseggiavano cocktails fissando senza ritegno i passanti, omosessuali che non osavano addentrarsi nel resto della città eterna.

Traduzione: un ghetto.

 

Per concludere vi esorto ad evitare come la peste la gay street ma, soprattutto, se decidete di recarvi a Roma per il concertone, evitate anche il concerto. Visitate i fori, piuttosto, almeno non sprecate una giornata.

 

Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di fotografia: dal 10 al 12 maggio al Superstudio Più di via Tortona va in scena la terza edizione di Mia- Milan Image Art Fair, la prima e più importante fiera di fotografia in Italia, ideata e diretta da Fabio Castelli.

 

Tanti sono gli ingredienti che fanno di MIA Fair un percorso di conoscenza a 360 gradi della  fotografia unico nel suo genere, a partire dalla sua natura curatoriale, all'innovativo format utilizzato, fino al ricco ventaglio di proposte ed espositori.

 

Nonostante sia una manifestazione fieristica legata alla promozione, valorizzazione e vendita di opere d’arte, dal 2011 l’evento viene interamente organizzato da un team di esperti del settore che si occupa sia della scelta delle opere, sia dell’organizzazione degli eventi collaterali.

Come nelle passate edizioni la selezione è stata curata dal comitato scientifico di MIA Fair composto da: 3/3 photography projects - Roma, studio di ricerca sull’immagine fotografica; Gigliola Foschi, curatrice e giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore; Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò, curatrice, critica fotografica e organizzatrice di eventi legati alla fotografia.

 

L’unicità ed esclusività della manifestazione non è solo legata alle opere presenti, ma anche al format innovativo: ogni espositore propone i lavori di un unico artista, permettendo così al pubblico un percorso coinvolgente ed emozionante nel mondo di ogni fotografo.

 

Sulla scia del successo dello scorso hanno il progetto di Fabio Castelli si fa ancora più ambizioso.

 

Il pubblico potrà ammirare su una superficie di 8000 mq le opere proposte da 230 espositori tra gallerie, fotografi indipendenti ed editori specializzati, che giungeranno non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa, dagli USA, dal Brasile e dall’Asia.  La fiera proporrà, inoltre, un ricco programma culturale di convegni, presentazioni editoriali, workshop tematici e tavole rotonde su argomenti che spazieranno dalla storia dell’immagine, al sistema del mercato, fino al mondo del collezionismo.

Diverse sono le novità rispetto all’edizione precedente: “L’angolo del collezionista” con espositori specializzati in conservazione, valorizzazione, illuminazione e protezione delle opere; “Lavori a quattro mani”,  l’area dedicata alla presentazione dei lavori in cui la creatività del fotografo si affianca alla sensibilità dello stampatore; “Codice Mia”, una lettura portfoglio inedita nel suo genere focalizzata sul mercato fotografico.

MIA Fair ospiterà la prima edizione del Premio “Tempo ritrovato”- Fotografie da non perdere, ideato da IO Donna, in collaborazione con MIA Fair, Eberhard & Co., il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e col patrocinio di Regione Lombardia.

 

Queste le parole di Fabio Castelli all’indomani dell’apertura “Mancano pochi giorni all’inaugurazione di MIA Fair 2013. Abbiamo lavorato un anno intero per arrivare a questo appuntamento che ha l’ambizione di proporsi come un punto di riferimento per la fotografia in Italia. E non c’è stato giorno che non si siano cercati nuovi stimoli e nuove proposte per arricchire qualitativamente l’offerta della Fiera. Con l’aiuto di tutto il mio staff, spero di essere riuscito a offrire un’edizione di MIA Fair di qualità, all’altezza delle aspettative dei nostri espositori e del pubblico”.

 

Vi sentite incuriositi e stimolati? Andate al MIA Fair e immergetevi del mondo della fotografia, perché, come lascia intendere Fabio Castelli, non rimarrete delusi.

 

 

 

MIA Fair – Milan Image Art Fair 2013

Milano, Superstudio Più (Via Tortona, 27)

10-11 maggio dalle 11.00 alle 21.00/ 12 maggio dalle 10.00 alle 20.00

 

Ingresso:

Intero, € 15 - pass 2 giorni, € 21- ridotto , € 12- free entry bambini fino a 12 anni

 

Informazioni

tel. / Fax +39.0283241412 –

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.miafair.it

E' cominciata a Milano la lunga mostra dedicata ai manga che ripercorre i suoi 200 anni di storia, attraverso un percorso di circa 600 tavole realizzate da più di 400 artisti, curato da Isao Shimizu e supervisionato da Osamu Takeuchi.

L'esposizione è aperta dal 3 maggio al 21 luglio alla Rotonda di via Besana ed è un evento davvero imperdibile per gli amanti di questo genere, ma anche un'occasione per tutti per poter esplorare una cultura affascinante come quella giapponese.

Essendoci una grande quantità di materiale è stato necessario creare due fasi, per permettere una parziale sostituzione delle opere. La prima fase si terrà dal 3 maggio al 9 giugno, è dedicata al mangaka Go Nagai, con un corner in cui è possibile trovare alcune sue tavole originali a colori di Devilman, Mazinga e altre sue realizzazioni, mentre la seconda dal 13 giugno al 21 luglio, è incentrata sul manga di Naruto, disegnato da Masashi Kishimoto, pubblicato da più di dodici anni sulle pagine di Weekly Shonen Jump, e in Italia da Planet Manga.

I volumi esposti rappresentano le varie epoche dal 1814, l'anno di uscita dei manga di Hokusai, fino ai nostri giorni, e questo dimostra l'importanti dell'evento, tra i più grandi mai realizzati su questo argomento.

Si divide in sei aree tematiche tra cui manga DNA, ossia le origini del genere, l'età delle riviste, una panoramica a 360 gradi dei 150 anni di storia delle riviste, che i visitatori potranno sfogliare e leggere direttamente, la svolta multimediale e i segreti della creazione manga, concentrato su Tezuka Osamu soprannominato 'Dio del manga'.

Il 17/18 e 19 maggio inoltre sarà ospite alla Rotonda di via Besana e al Wow Spazio Fumetto, il mangaka Yoichi Takahashi, il creatore di Capitan Tsubasa, che terrà degli incontri con i fan, workshop e delle sessioni per gli autografi.

Il 5-6-7 luglio sarà la volta di Yoshiyuki Sadamoto, uno dei fondatori dello studio Gainax, mangaka e character design, curatore di film come 'La ragazza che saltava nel tempo', ' Summer wars' e ' Wolf children', con i quali ha vinto il premio per il miglior character design ai Tokyo Anime Award del 2007, del 2010 e del 2013. Ha lavorato anche alla creazione di manga quali 'Il segreto della pietra azzurra', 'Diebuster' e 'Neon Genesis Evangelion'.

Sono previsti altri cinque incontri con dei mangaka, di cui non si conosce ancora l'identità.

Mostra principale: Euro 9,00

mostra collaterale: ingresso libero

Dal 3 maggio al 21 luglio

Da martedì a domenica: dalle ore 10 alle ore 20

Giovedì e sabato aperto fino alle ore 22.30

Rotonda della Besana

Via Enrico Besana, 12 (Zona Porta Vittoria)

Per info:

http://www.milanomangafestival.it/

www.ticket.it/manga

Torna a grande richiesta, dopo il grande successo di pubblico dello scorso febbraio, il terzo appuntamento con l’evento artistico visionario senza precedenti.

Il primo appuntamento fu sabato 29 settembre 2012, il secondo sabato 2 febbraio ed ora, sabato 11 maggio, ecco il terzo magico incontro dell'evento artistico visionario senza precedenti, l'Irreality Show III', alle ore 22.30 presso l’Arci Ohibò in via Brembo/via Benaco 1.

“L’Illusione della realtà in cui viviamo, esiste o no?, è un sogno o per assurdo una gigantesca proiezione dei nostri pensieri?”

Irreality show è un evento senza precedenti per dare spazio e promuovere nuove realtà culturali che, pur vivendo in una grande città come Milano, non trovano luoghi per esprimere e far conoscere ciò che hanno da comunicare attraverso l’arte, coinvolgendo diversi artisti attraverso performance di teatro, pittura, fotografia e magia.

In un’immaginaria fiera dall’arte, tutti gli artisti si confonderanno con il pubblico dando vita in contemporanea a situazioni in parte reali e in parte surreali , occupando l’intero spazio dell’Ohibò, facendo vivere allo spettatore diverse esperienze ed emozioni.

Ogni individuo sarà quindi protagonista di un percorso personale fatto di suggestioni, incontri e storie, per dimostrare che l’arte può dichiaratamente giocare con le illusioni della vita ed essere comunque molto più vera.

Ingresso con tessera Arci. + contributo artistico di 5 euro

.be

Sabato 11 maggio

Ore 22.30

Arci Ohibò

via Brembo/via Benaco 1 – Milano

(Metro Yellow line, Lodi Tibb stop)

Per info:

Donato Mazzarella

Direttore artistico Arci Ohibò

333 2300929

http://www.associazioneohibo.it/

Una volta c'erano i salotti culturali: intellettuali di alto livello si riunivano a casa di qualche anfitrione per discutere dei massimi sistemi, politica e cultura. Quest'usanza francese ha condizionato i movimenti culturali delle grandi città e di conseguenza di intere società. Dai salotti, però, la cultura si è trasferita nelle piazze, nei bar, nei circoli e l'evoluzione della tecnologia e dei sistemi di comunicazione ha completamente sconvolto il concetto di fruizione dell'arte.

 

A Milano, da sempre motore culturale d'Italia, oggi, esiste un luogo, perchè definirlo locale notturno è riduttivo, di cui Carlo Porta sarebbe orgoglioso: il Plastic Club.

In molti, leggendo l'ultima frase avranno già chiuso la pagina, altrettanti avranno storto il naso, altri stanno continuando a leggere. Bene, meglio, questo articolo non è per tutti, come, per fortuna o no, a seconda dei punti di vista, non lo è la cultura. (Pretenzioso eh?)

Da più di trent'anni il Plastic è il punto d'incontro di personaggi controversi, famosi o meno, intellettuali del ventesimo secolo e giovani artisti.

Purtroppo, per chi non conosce bene il contesto, questo storico locale è spesso additato come un luogo di tendenza, modaiolo, ritenuto dai più come una discoteca come un'altra, famosa solo perchè difficile passare la door selection. A Milano se entri al Plastic sei “fico”, sei “cool”, “'c'hai gli agganci”. I suddetti detrattori, di solito, li si trova in fila dall'una a farsi amici i buttafuori nella speranza di entrare, finchè stanchi non prendono un taxi per andare nel posto gettonato del momento. E' forse questa la caratteristica che a molti sfugge del Plastic: non è un locale che “va di moda”, è il locale che fa la moda.

 

E' qui che inizia la nostra storia, in quel fermento culturale, tra ospiti internazionali come Madonna, Elton John, Bruce Springsteen, Keith Haring, e personaggi nostrani come Fiorucci, Stefano Gabbana e Cattellan, cresce un personaggio, forse meno famoso, ma di certo carico di uno spessore non indifferente.  Mentre i Club Kids a New York invadevano il Limelight, un giovane aeronauta scappava di notte dalla base di Linate per godersi una serata intensa nel suo club preferito: Alex Carrara, disposto a tutto per non perdersi neanche un evento di quel variegato e scoppiettante mondo.

Questo ambiente è l'humus perfetto per far crescere uno spirito portato per l'arte e la raffinatezza d'intenti di cui oggi, forse, si è persa traccia nella “società civile”. Sotto la saggia guida di Nicola Guiducci, Alex viene accolto nella grande famiglia del Plastic e, mentre si dava da fare per crearsi una posizione nel mondo dell'interior design, è salito in consolle per il Match à Paris, la storica serata free entry della domenica. Erano quelli gli anni in cui l'affluenza al club era condizionata dagli eventi internazionali: durante la settimana della moda a Parigi, o a Tokyo, si sapeva che di certo ci sarebbero state meno persone a sudare e sorridere sotto il palco di viale Umbria.

 

Alex ha un'istruzione electro-house e nei suoi dj set si sente sempre una forte presenza della Fancia dei primi anni del French Touch. Le influenze però sono molteplici, dall'America di Felix da housecat, all'inghilterra di Simian Mobile Disco, dalla techno di Capricorn, alla nu-disco dei Metro Area. I set così eclettici sono frutto di una ricerca appassionata nei meandri più oscuri e underground dei negozi di dischi. Solo il meglio per un pubblico vorace di novità e raffinatezza.

 

La gavetta di Alex Carrara ha dato i suoi frutti e col passare degli anni la sua bravura nella selezione dei pezzi, lui si definisce un music selector, gli ha fruttato importantissime collaborazioni con stilisti e artisti per cui ha curato la direzione musicale di eventi e sfilate, permettendogli di esibirsi anche all'estero in più occasioni.

Insieme alla sua carriera da dj anche la sua passione per l'interior design è cresciuta e gli ha procurato una collaborazione allo Spazio Pontaccio in Brera. La galleria è un punto di riferimento per tutti gli amanti del design, avendo ospitato grandi nomi internazionali, come Marcel Wanders, Philippe Starck, Matteo Thun, Mario Bellini.

 

Immagino la vita di Alex come un grade viaggio attraverso il meglio della cultura contemporanea, tra musica e letteratura, arte e design, sempre in movimento, sempre sul pezzo. Una vita circondato dalla bellezza nel suo senso più puro.

Rileggendo l'articolo può sembrare che Alex sia un personaggio inarrivabile, un intellettuale chiuso nella sua torre d'avorio, e, magari, vedendolo di sfuggita, in consolle, concentrato, vestito sempre con ottimo gusto e mai fuori posto (un po' come James Bond), può sembrare che sia veramente così. Basta, però, avvicinarsi, conoscerlo, anche solo uno scambio di battute, un sorriso, per capire che sotto l'aspetto ingessato, tipico degli “addetti ai lavori”, batte un cuore pronto a emozionarsi ed emozionare. Durante l'intervista, o meglio conversazione, si è mostrato subito aperto e disponibile, solare e interessato, oltre che interessante, sincero e vero. Non il solito personaggio da vetrina, di plastica, ma fatto di carne e sangue, sogni e lacrime. Un uomo che per amore ha abbandonato la sua vita milanese per trasferirsi ad Amsterdam e cominciare una nuova vita, tra le gallerie di design olandesi e i piccoli club underground.

 

Alex Carrara Bang Bang Bar Oggi Alex è a Milano e, se chiedete in giro, tutti vi sapranno dire che è dj resident a The Match (“à paris” si è perso negli anni), appuntamento, sempre di domenica, al Plastic e che collabora con la Angle Records di Nicola Guiducci. In meno, però, sanno della sua serata mensile al Toilet: Bang Bang Bar. Un party diverso, old school, tech-house, il tutto in un'atmosfera uscita da Twin Peaks: tende di raso rosse a comprire tutte le pareti del locale. Se siete arrivati alla fine di questo articolo non riuscirete a non apprezzare questo particolare.

 

Di Giovedì, invece, una volta al mese, lo potrete trovare al Bar Hotel Straf per un aperitivo a base di piccole perle, beat leggeri, sintetizzatori velati e tanta tanta classe.

Almeno una volta nella vita prendetevi una pausa dai vostri impegni, dai vostri problemi, dalle vostre seratine, indossate qualcosa di carino, e andate ad ascoltare qualcosa di interessante, ma fatelo con criterio, gusto e apertura. Prendete appunti e, il giorno dopo, provate a pensare a cosa è successo, alla musica che vi ha trapassato, alle persone che avete conosciuto, ai drink che avete lasciato a metà e quelli che avete scolato in un sorso solo, alla vita che vi scorre davanti e alla vivacità di questo mondo, a quanto sia facile vivere la bellezza e a come invece ce la facciamo passare davanti senza neanche accorgercene. Prendetevi un momento per voi e sentite...

|||

Nata ad Atene nel 1983, ha nutrito fin da piccola forti interessi artistici, che l’hanno  condotta negli Stati Uniti per studiare architettura alla Rhode Island School of Design nel 2003. Si è trasferita poi al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dove ha proseguito il suo percorso di studi in Textile Design per interni, specializzandosi nella stampa digitale. Ha debuttato nel 2008 con la sua prima collezione, per la quale è stata vincitrice del premio L'Oréal Harrods professional. Con questa presentazione si è aggiudicata il ruolo di pioniera nella rivoluzione della stampa digitale nel tessile, consacrando allo stesso tempo il segno distintivo delle sue creazioni surreali.

 

Il suo lavoro rappresenta un continuo leggibile tra storia dell'arte e tecnologia. Attraverso questa combinazione tecno-storica la designer ha raggiunto una posizione ferma nello scenario della moda internazionale, grazie a progetti ed estetiche originali che riescono in ogni situazione a generare emozioni e reazioni multiple. Con un totale di sette collezioni realizzate, la sua carriera già occupa un posto nell’olimpo del fashion system. Mary ha vinto il Premio svizzero Tessili nel 2010 (del quale in precedenza sono stati vincitori di Alexander Wang, Rodarte e Haider Akermann). Nel 2010 è stata anche nominata miglior talento emergente per i British Fashion Awards ed è stato finalista al Premio Dorchester. Le sue creazioni sono vendute in punti molto selezionati del mondo, tra cui troviamo il Dieci Corso Como, Harrods, Collette, Barney, Harvey Nichols e Browns. La fashion editor Anna Dello Russo è ambasciatrice del marchio.

 

Il lavoro di Katrantzou è caratterizzato da riferimenti e tendenze artistiche che vanno dal costruttivismo russo al futurismo passando per l’Art Deco, la Pop Art, il Surrealismo e l’iperrealismo. Rivela inoltre una costante ispirazione all’architettura, alle arti decorative e ai gioielli. Da tutta quest’opera di miscelazione e filtraggio della designer risultano pezzi di una bellezza allucinogena. Gli indumenti appaiono irreali, di estrema forza, ma carichi di delicatezza. Mary racconta l’armonia visiva degli opposti, mescola il fragile e il grottesco e utilizza spesso la tecnica del trompe l’oeil facendoci dimenticare la distanza tra l'idea e la realtà. La forte identità delle sue “opere scena” è riconoscibile dall’uso massiccio della stampa digitale, attraverso la quale la stilista ci presenta un nuovo design. Ama creare effetti illusori, caleidoscopici, ipnotici e coinvolgenti che producono grande stupore.

 

L’impiego di queste tecniche associate al taglio dei pezzi, i disegni complessi e gli accessori industriali, ci regalano nuovi mondi da contemplare e da indossare. Converte con eccellenza ogni capo in un caos armonico e pieno di dettagli. Va sottolineato come nonostante la complessità delle idee e lo sviluppo delle sue forme, Katrantzou riesca a mantenere ognuna delle sue creazioni nell’ambito dello stile e della femminilità, arricchendo ogni pezzo di una forte libertà creativa. Fantasioso è il suo scorrere libero, dall’idea dello spazio ad altri indirizzi estetici con creazioni uniche e magnifiche nella loro individualità. I temi che la stilista ha sviluppato su i suoi abiti sono gioielli oversize tromp-l’oeil, con grossi pezzi di legno e metallo che ricordano l'estetica dei costruttivisti russi e del futurismo, abiti con colori brillanti, stampati che imitano enormi collane in metallo.

 

Unici gli abiti ispirati a bottiglie di profumo vintage, in questi la stilista ha adattato le forme di queste bottiglie sul corpo femminile con un effetto ottico e vibrante di stampe superelastiche. Un grande lavoro in termini di silhouette, più scolpita e complessa. Katrantzou ha saputo definire il suo segno distintivo di fashion designer, offrendo la sua visione della moda come fuga dalla realtà. Il suo senso di fluidità ha dato ai suoi vestiti in seta, l’effetto del vetro che sembra essere liquido, in movimento. Un'utopia vibrante che l’artista ottiene con le tecniche più innovative. Katrantzou sfida le tendenze, senza guardarsi intorno per rivelare i riflessi del passato e dare loro una visione futuristica, mostrandoci che più è di più.

 

"Ceci n'est pas une chambre" (Questo non è un camera) è il titolo che la stilista ha dato alla collezione primavera/estate 2011. Citando Magritte, gioca con l'idea di introdurre saloni, antiche ville e camere d'albergo degli anni settanta su i suoi abiti, ispirazione proveniente da vecchi numeri di Architettura Digest Magazine e World of Interiors. Mary si riconcilia con la geometria per creare una collezione di abiti unici, in modelli completamente simmetrici e scultorei. Le immagini stampate sugli abiti in questo caso sono soffitti “montati” sulle spalle, finestre con vista sul petto, paesaggi notturni sul bacino e mobili di diverso tipo, accuratamente disposti, con una prospettiva che ci invita a entrare nelle “viscere” dei corpi. Utilizza la struttura dei paralumi per costruire alcune delle sue gonne, proposta audace che è diventata subito cult. Con questi pezzi la stilista crea un valore aggiunto alle sue creazioni, dando loro la possibilità di trasmettere emozioni complesse come la nostalgia lirica e l’alienazione. Propone inoltre ritratti di donne mitiche, come Diana Vreeland o la duchessa di Windsor mimetizzati con gli spazi abitati, collage di uova Fabergé, porcellane di Meissen e vasi Ming, scenari notturni dove grandi costruzioni solcano gli orizzonti in match di colori inediti e sempre di grande impatto visivo.

Pagina 16 di 19

Partner

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it