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In un periodo di crisi, di sfiducia totale tra i giovani e di magre consolazioni, The Exhibition rappresenta una vera e propria boccata di aria fresca.

L’eden dell’artista, l’eldorado del designer, la california del fashion victim…questo ed altro è The Exhibition, vera incubatrice di tendenze e di libertà di espressione, dove le nuove proposte trovano terreno fertile in cui crescere e proporsi al mondo.

Di cosa si tratta? Prendete tre giovani milanesi under 30, con passioni diverse ma tra loro intrecciate, unitevi un pizzico di coolness e avrete The Exhibition.

Alessandro Gerbino, stylist designer, tra i i suoi interessi annovera la moda, l’arte e la musica. Ha creato un blog dove espone le sue creazioni e quelle degli artisti da lui patrocinati. Organizza e cura gli eventi in ogni minimo dettaglio.

Matteo Piccolo, artista, realizza istallazioni artistiche in legno, ama la pittura e non ha paura di sperimentare nuove tecniche artistiche, come i quadri in 3D. Si occupa della progettazione e realizzazione delle installazioni presenti negli spazi.

Luca Camporeale, architetto e interior designer,segue l’arte, il design ,la moda e le due ruote. Si occupa nello specifico di seguire le installazioni e il visual-style di ogni prodotto per l’espositore.

La parola dice tutto:  the Exhibition è un progetto che vuole proporsi come messa in mostra, promozione di artisti emergenti, in linea con la filosofia interpretativa dei tre fondatori.

I quattro main concepts alla base della filosofia di The Exhibition sono design, arte, fashion e street style. Il design come attività che dà vita ad un oggetto materiale o concettuale, l’arte  come compendio delle attività umane che generano forme di espressione estetica, la moda come connubio tra sopravvivenza e distinzione sociale e infine lo street style, da non confondere con lo stile hip hop, è vintage e giovane al tempo stesso.

Attualmente, the Exhibition collabora con 12, tra artisti indipendenti ed espositori, tra cui stilisti, orafi,fotografi, esperti di due ruote, che siano moto o biciclette, i quali hanno la possibilità di poter mostrare al pubblico le loro creazioni durante i numerosi eventi  organizzati dal trio, come accadrà sabato 15 giugno presso lo Spazio Giulio Romano 8, nell’omonima via milanese.

 

Save the date: The Exhibition @Spazio Giulio Romano 8, via Giulio Romano 8, Milano (MM Porta Romana).

From 5pm to 2am

 

Per maggiori informazioni:

http://www.theexhibition.it/

https://www.facebook.com/Thexhibition

Nasce Milano Green Point,  un  luogo di formazione, confronto, approfondimento, crescita e discussione, che raccoglie l’esperienza trentennale del landscape architect Patrizia Pozzi. 150 mq situati nel cuore della vecchia Milano (Porta Venezia), al numero 3 di via Frisi. Al loro interno un luogo di produzione e progettazione del paesaggio, un’officina aperta, un laboratorio di idee, con uno spazio anche per la ristorazione e una libreria internazionale con testi di agronomia, botanica e landscape contemporaneo.

 

Milano Green Point propone corsi, tavole rotonde, incontri, workshop dedicati al rapporto tra natura, architettura, arte, paesaggio, territorio ecc.

Primo appuntamento: workshop "Abitare la Natura: Nuove Visioni" (dal 3 al 7 giugno 2013), rivolto a professionisti provenienti da formazioni diverse (fotografi, esperti di lettere e cinema, pianificatori, agronomi, paesaggisti, architetti) curato da Patrizia Pozzi con The Flat Massimo Carasi. L’iniziativa, legata al Master Paesaggi Straordinari diretto da Elisabetta Bianchessi e Marco Scottini,  rientra all’interno del programma formativo di Naba-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e del Politecnico di Milano.

Obiettivo del workshop è avvicinare e sensibilizzare i progettisti al mondo della Natura e dell’Arte. Il sito scelto per la realizzazione del progetto è l’area davanti alla Triennale di Milano, dove nel 2003 Giuliano Mauri creò la grande volta Zenobia, oggi distrutta. Ai professionisti è stato chiesto di pensare a uno “spazio” partendo dall’osservazione dell'elemento naturale, per poi trasformarlo, attraverso il progetto, in architettura di uno spazio aperto. Un luogo visibile da più punti di vista. Fruibile a diverse velocità. Vivibile come zona sedentaria o di passaggio, che può trasformarsi per effetto degli elementi naturali utilizzati e persista nel tempo, nel rispetto dei ritmi della natura.

Il corso ha previsto la partecipazione di alcuni artisti contemporanei quali Giuliano Mauri, attraverso la testimonianza della nipote Francesca Regorda responsabile dell’Archivio, dello scultore Simon Benetton e di Filippo Armellin, artista emergente e fotografo che espone in questi mesi alcuni suoi lavori alla Galleria The Flat.

 

 

Milano Green Point contatti:

Patrizia Pozzi con  Maddalena Boatto, Sabina Chiodi, Roberta Natali, Tiziana Ronchi

Via Paolo Frisi 3, 20129 –Milano Tel | Fax: 02 7600 3912 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.patriziapozzi.it

Blog  http://paesaggi-design.blogautore.repubblica.it

Comunicazione e Ufficio Stampa Alessandra Pozzi  Tel 3385965789. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Attore e interprete affermato, Alberto Tordi è uno dei talenti italiani su cui ha puntato il nostro cinema negli ultimi anni. Egli ricambia con impegno e costanza e nonostante la crisi della cultura e le poche possibilità per i più giovani dichiara: “l’Italia è il mio paese”. Sostenitore e promotore dell’arte indipendente sogna Almodovar e ama Mastroianni. Il prossimo 11 luglio sarà nelle sale cinematografiche italiane con il nuovo film di Stefano Calvagna La rabbia in pugno.

La sua intervista a Nerospinto.

 

Alberto, lei si è imposto sia in fiction di successo che in film impegnati come interprete puro, una figura cinematografica che è sempre stata propria della tradizione italiana.

Quali dei suoi personaggi ha amato di più?

Imposto è un parolone! Diciamo che lavoro da una decina d'anni con dedizione, studio e sacrifici.Il ruolo che più ho amato è stato sicuramente nel film indipendente Ovunque Miracoli nel quale interpretavo Francesco un compositore musicale. Due mesi di lavorazione in un convento del 1500 lontano dal caos della città completamente immerso in una dimensione a me nuova. Ho forse capito cosa significa ascoltarsi, aprire il cuore a questo lavoro.

 

 In piena crisi economica e sociale come fa un artista, nel suo caso un attore professionista, a non farsi scoraggiare dal clima non proprio di ottimismo che si respira ovunque e dalla mancanza di fondi che ha investito la cultura italiana in quasi tutti i suoi ambiti?

Non nego le difficoltà i sacrifici e la quantità di lavori fatti per portare avanti la professione di attore. Quello che mi dà la forza di continuare è senza dubbio la passione. L’approfondire la materia di studio, essere curioso, cercare di assorbire tutto ciò che può arricchire la mia preparazione.Cerco di non adagiarmi e non giustificarmi dietro il momento di crisi che il nostro Paese sta attraversando. Proprio in questi momenti si può attingere a qualità che abbiamo non ancora espresse. La speranza è che ci sia una ripresa del sistema italiano, ma questo è un discorso più ampio.

 

 Quale è il ruolo che ancora non ha interpretato e che amerebbe fare e con quale regista?

Adoro Marcello Mastroianni, il sogno sarebbe una versione teatrale del film "Una giornata particolare”, film che amo profondamente.Per quanto riguarda il regista, il cinema indipendente offre maggiori possibilità agli attori privi di raccomandazione come me. Comunque Almodovar è il mio preferito!

 

Tanti giovani di talento e di successo stanno lasciando il nostro paese per cercare fortuna altrove o semplicemente perché gli sono state offerte possibilità che da noi non si trovano più. Lei ha mai pensato di lavorare all’estero?

Posso dire che il nostro paese preferisce sostenere i "vecchi talenti”! Istintivamente più di una volta ho pensato "mollo tutto e me ne vado"ma abbandonare la nave non penso sia la soluzione migliore. Il mio Paese è l'Italia e credo sia giusto rimanere. C’è un mondo di artisti indipendenti in movimento, che sicuramente ha cose più interessanti da dire rispetto a chi è introdotto nei canali convenzionali. Spero che prima o poi queste voci vengano ascoltate e dato loro il giusto spazio.

 

A cosa sta lavorando ora e che progetti ha in corso?

Ho iniziato da poco le letture di un testo teatrale che porterò in scena a settembre a Roma. L'11 di luglio uscirà nelle sale cinematografiche italiane "La rabbia in pugno" un film di Stefano Calvagna che mi vedrà nel ruolo di un poliziotto corrotto.

Intanto grazie... e baci ai lettori di Nerospinto!

 

 

Antonia Del Sambro

Monacense di nascita, ma berlinese di adozione, Catherine Lorent fa dell'arte barocca un mezzo per mettere in risalto i contrasti di un moderno stile di vita occidentale.

Le categorie dell'arte per lei non hanno differenze: il suo scopo è quello di creare un'opera totale.

 

Nelle sue installazioni la pittura, il disegno, la scultura, la musica e la messa in scena teatrale si fondono in un unico insieme. La sound installation, a cura di Anna Loporcaro, presso la Ca' del Duca di Venezia che porta il nome di Relegation, rievoca il rifiuto e la svalutazione che il barocco ha subito nella storia dell'arte, soprattutto nella città lagunare. Il sublime, il dominio e il potere sono espressi da elementi figurativi tipici di questo stile.

 

L'architettura del palazzo quattrocentesco che la ospita è come un ventre in cui si fondono la lingua formale e oggettiva, la cultura pop e quella raffinata, l'improvvisazione e il rigore. Il percorso comincia con la serie di disegni Séismes, che presentano delle chitarre elettriche e altri motivi scossi (immaginariamente) dalle vibrazioni che partono dagli amplificatori (attivati da sensori) posti vicino ai fogli, generati dalle Gibson Explorer appese al soffitto. Proseguendo, tre pianoforti a coda si uniscono al concerto delle chitarre: il pop e il classico si incontrano. Il barocco torna nelle cornici che abbracciano i disegni di grande formato che accompagnano i piano.

 

Lo spettatore è invitato a porsi i grandi quesiti esistenziali nell'ultima sala, dove una lama di luce trafigge il buio, mentre un gruppo di angeli cade dal cielo.

 

Ca’ del Duca, Corte del Duca Sforza, San Marco 3052, Venezia

Tel: 041.5207534

Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00

www.relegation.net

 

Quali implicazioni ha, al giorno d'oggi, fare l'artista? Artisti si nasce o si diventa? Quali sacrifici bisogna fare e quali strategie sarebbe meglio adottare?

 

Le risposte a questi interrogativi e a tanti altri dubbi in proposito potrete ottenerle mercoledì 5 maggio, a partire dalle 19, da Francesco Bonami che, in occasione dell'uscita del suo nuovo libro Mamma voglio fare l'artista! Istruzioni per evitare delusioni (Electa, 2013), incontra i lettori e soprattutto aspiranti artisti al PAC Padiglione di arte Contemporanea con il supporto di un ospite d'eccezione, Pif, conduttore del programma Il Testimone (MTV).

 

La voce più irriverente della critica d'arte italiana torna con un libro dedicato agli aspiranti artisti, un vademecum che intreccia serietà e ironia, pragmatismo e paradosso, con la consapevolezza di chi osserva il sistema "da dentro".

 

Cosa deve aspettarsi chi decide di intraprendere la difficile strada dell’artista di professione? Questo è quanto racconta chi è stato in primo luogo un artista, senza raggiungere il successo sperato, oggi curatore e critico affermato: fin da quando comunica la sua decisione in famiglia deve affrontarne a testa alta i pregiudizi; deve trovare le motivazioni per alimentare le proprie ambizioni; confrontarsi con la solitudine del suo studio, l’invidia dei colleghi, le probabili ristrettezze economiche; deve addentrarsi nella giungla di galleristi e curatori, interpretare il giudizio dei critici e, spesso, accettare le disillusioni di un successo di breve durata.

 

Bonami conduce, come un Virgilio contemporaneo, il giovane potenziale artista dentro l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso del sistema dell’arte. Nerospinto vi invita a partecipare con il vostro sogno!

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

 

PAC Padiglione di Arte Contemporanea

via Palestro, 14

Milano

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Venerdì 7 e sabato 8 giugno dalle ore 20.45 il Comune di Mandello del Lario presenta un festival gratuito di grande jazz. Due duetti in due serate con otto dei più importanti musicisti del panorama jazzistico italiano.

L'appuntamento è in Piazza Leonardo da Vinci al Cine Teatro 'Fabrizio De Andrè' per inaugurare la prima edizione di ControCorrente, un evento imprerdibile di arte e poesia musicale dedicato agli appassionati del jazz e della musica in generale, per vivere emozioni, per divertirsi e per rinnovare la cultura tradizionale musicale.

Ogni duetto è un particolare progetto sonoro destinato a restare negli annali dell'eccellenza musicale. Il programma prevede venerdì Francesco D'Auria alle percussioni con Beppe Caruso al trombone e Paolo Fresu alla tromba con Daniele Di Bonaventura al bandoneon. Sabato ci saranno Luciano Biondini alla fisarmonica Gavino Murgia al sassofono e Claudio Fasoli al sassofono con Luca Garlaschelli al contrabbasso.

L'evento è nato grazie all'incontro tra il sindaco di Mandello Lario, Riccardo Mariani e il segretario nazionale dello Spi Cgil, Riccardo Terzi, entrambi appassionati di jazz. Il titolo ControCorrente allude non solo alla musica, ma anche alla politica, all'idea di società, alla necessità di una svolta radicale di cui il nostro paese ha bisogno. Il jazz è insieme liberà e spirito collettivo, è il modello che dovrebbe valere per l'intera vita sociale. Ha le sue radici nella tradizione popolare, portandole alla luce ed elaborandole in una forma culturale di alto livello, dove si incontrano i due modelli della spontaneità e del rigore.

Venerdì 7 e sabato 8 giugno Apertura dei cancelli alle 19.45 Inizio alle ore 20.45 Piazza Leonardo Da Vinci Mandello del Lario (Lecco)

Info: www.jazzinmandello.it www.facebook.com/jazzinmandello Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ad animare l'evento Chapeau!, serata organizzata da Modalità Demodé e Rosaspinto presso lo Spazio Giulio Romano, interverranno numerosi ospiti dalle diverse inclinazioni artistiche e autori di performance differenti.

Tra questi spiccano per dinamismo e spettacolarità gli Artisti dell'errore, un gruppo di giovani che, attraverso l'arte della giocoleria e della clownerie, amano intrattenere e divertire i pubblici più svariati.

 

Diverse sono le attività in cui questo gruppo si sbizzarrisce, dagli spettacoli con il fuoco ai numeri più classici con clave e palline, sino a performance sui trampoli e giocoleria led.

Proviamo a conoscerli meglio e farci spiegare da loro cosa significa essere un artista dell'errore!

 

La prima cosa che balza all'occhio quando si parla di voi è l'ironia del vostro nome, come lo avete scelto?

La scelta di chiamarsi gli Artisti dell'Errore nasce da un'affermazione di Nietzsche, il quale sostiene che lo Stato considera l'arte come una sorta di Errore e che quindi non è da considerarsi tale.

Il nostro "errore", in quanto artisti, è appunto questo. Anche se, in fondo, non tutto ciò che viene considerato un errore nella vita lo è veramente.

 

Tra le vostre esibizioni spicca l'alternarsi di attività più classiche ad altre più innovative, in proposito vi domando: com'è nata l'idea di abbinare la tecnologia led con un'arte di lunga tradizione come la giocoleria?

Nell'era del più ampio sviluppo della tecnologia anche le lunghe tradizioni subiscono una contaminazione prima o poi.

Giocare con uno strumento vuol dire anche creare giochi di forme e colori, quindi perché non sfruttare la tecnologia led? Si possono ottenere fantastici risultati, soprattutto in ambienti al chiuso con luci soffuse, come discoteche o locali, sono molto scenografici.

 

Vi siete ispirati ad un artista particolare nella realizzazione delle vostre performance?

Si può dire che ci ispiriamo un po' a tutti e a nessuno e che i video di youtube sono stati i nostri primi maestri, poi giocando e partecipando alle varie convention si apprendono svariate tecniche e diversi stili: il nostro è un mix di tutte queste esperienze.

 

In quali contesti preferite esibirvi?

Sicuramente in ambienti con belle persone, un pubblico partecipe e affascinato è sempre uno sprone in più! I luoghi migliori per le nostre esibizioni sono quelli all'aperto (magari in una bella piazza medievale), ma anche fare animazione nei locali ha un suo fascino.

 

Le vostre esibizioni vogliono lanciare un appello/messaggio in chi vi guarda?

Sì: giocate! Non bisogna mai perdere il contatto con la realtà del gioco, ridere e divertirsi fa molto bene e lo si può fare ad ogni età!

 

In un futuro, quali traguardi vorreste raggiungere? Dove vi piacerebbe vedervi?

Non lo sappiamo, magari in giro per il mondo a portare il nostro spettacolo in tour per diverse città, o avere una scuola itinerante per le nazioni. Ma poi la vita sorprende sempre..chissà cosa ci aspetta!

 

 

Se volete assistere ad una fantastica esibizione degli Artisti dell'Errore, non mancate questa sera all'evento Chapeau! e lasciatevi catturare dalle mille vorticose magie di luce e colore che vi faranno incantare e divertire.

 

Fino al 6 luglio, alla galleria De Magistris (zona Magenta), un'ampia selezione di scatti conturbanti ripropone diversi scorci sui temi di eros e sessualità.

 

Hot, una mostra provocatoria che espone, senza filtri né censure, letture differenti di un unico tema; una collettiva che indaga, con stili e linguaggi espressivi diversi, la resa visiva del sesso e la corporeità nell'arte, suggerendone plurime interpretazioni.

 

A dare il proprio contributo autori come Jean Cocteau, Mario Schifano, Thoni Thorimbert, Nobuyoshi Araki e Alva Bernardine, coordinati da Luca Beatrice (che firma la curatela dell'esposizione) il quale, in seguito alle recente pubblicazione di Sex. Erotismi nell'arte da Courbet a Youporn, torna a stupire e provocare.

 

Informazioni su orari e costi

Da martedì a sabato: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30

 

Ingresso libero

 

 

Hot

De Magistris Arte

via S. Agnese, 16

Milano

Malika Ayane rende omaggio a Pippa Bacca con il suo ultimo video “E se poi”, tratto dall’album Ricreazione.

Il video, con Malika vestita da sposa, ripercorre la vicenda dell’artista milanese brutalmente trucidata in Turchia nel 2008.

Pippa Bacca, nome d’arte di Giuseppina Pasqualino di Marineo, nipote di Piero Manzoni, nasce con l’arte nelle vene e segue sin da subito il percorso dell’arte performativa, che la porta, nel marzo del 2008, ad intraprendere la performance itinerante Spose in Viaggio, accompagnata dalla collega Silvia Moro.

Il concept di fondo della performance era quello di attraversare 11 paesi teatro di conflitti e di violenze, vestite da sposa, per promuovere la pace e l’amore tra gli uomini.

L’abito da sposa, creato personalmente da Byblos, era caratterizzato da un velo concepito come telo con cui le artiste intendevano lavare i piedi delle ostetriche incontrate lungo il percorso, in un omaggio a coloro che donano la vita in territori di morte.

L’abito stesso, lacero, sporco e portatore di tutte le testimonianze vissute durante il tragitto, sarebbe stato poi esposto al termine della performance.

Pippa e Silvia erano partire da Milano l’8 marzo e, grazie ad autostop e passaggi di fortuna, le due erano giunte in Turchia il 20, dove decidono di separarsi, per poi incontrarsi nuovamente di li a pochi giorni.

Cosi non è stato: Pippa Bacca è stata brutalmente aggredita e uccisa da un uomo che si era offerto di darle un passaggio; il suo corpo martoriato è stato ritrovato l’11 aprile in un campo diroccato.

Il suo funerale, celebrato il 19 aprile nella basilica di San Simpliciano a Milano, è stato una festa, una celebrazione di Pippa e della sua fiducia negli altri, del suo animo buono e del suo amore per l’arte. Il verde come fil rouge della celebrazione, il colore preferito di Pippa e simbolo di speranza.

"Certo che non ha prezzo il tempo passato insieme a spasso, tra questo mondo e un altro, per trovare l’universo adatto al nostro spazio, ogni giorno più stretto per contenere i sogni, tutti dentro ad un cassetto… " (…) (Malika Ayane e Giuliano Sangiorgi, E se Poi, 2013)

 

Prendete 5 giovani accomunati da una grande passione per l’arte, aggiungete una buona dose di creatività e intraprendenza, nonché un pizzico di sana incoscienza, ecco a voi Atchu Art.

Stiamo parlando di un collettivo nato nel maggio 2012 quasi casualmente, come una scommessa, ma che in breve tempo ha conosciuto notevoli successi e riconoscimenti.

Lo Yu, Ilena Russo, Luca Mezzadra, Ludovica de Adamich, Martina Nardulli e Marco De Simone, questi i nomi dei fondatori del gruppo, diversi l’uno dall’altro, ognuno con la propria personalità e le proprie abilità, ma accumunati dalla giovanissima età e dalla voglia di esprimersi attraverso l’arte.

 

Atchu Art è il nome che scelgono per il loro collettivo. Può sembrare di poco conto e banale, ma è tutto forchè scontato, anzi geniale.

La decisione di usare la parola “Atchu” nasce in maniera casuale, come del resto il loro incontro. Durante uno dei tanti brainstorming uno dei componenti fece un starnuto: un accaduto di poco conto, ma che diede una giusta intuizione. Quel gesto così inaspettato e naturale che la maggior parte delle persone cercano di mascherare, ma che è impossibile da evitare, esprime perfettamente la loro voglia di osare e sperimentare.

Così i ragazzi decidono che il loro nome sarebbe stato Atchu Art, simbolo di un’arte mai uguale, in continuo divenire, che vuole sorprendere lo spettatore e suscitare profonde emozioni. Quadri di gesso e un portone di rame a sbalzo per il Magna Pars Suites di via Forcella, questi sono i loro primi lavori come collettivo in cui sono già presenti gli elementi distintivi della loro arte. L’obiettivo del collettivo è la ricerca stessa: tutti i loro lavori nascono da un libero sfogo creativo e dalla voglia di andare oltre, di dare vita a qualcosa di nuovo e inedito, sperimentando ogni volta tecniche e materiali diversi, da quelli più rudimentali a quelli più contemporanei. Il vero fattore di differenza, da cui deriva il successo delle loro creazioni, risiede proprio nel significato stesso di collettivo: unione, discussione e confronto generano una forza creativa che altrimenti sarebbe irraggiungibile.

Nel loro sito si trova u pensiero di James Joyce che al meglio sintetizza il significato che ha l'arte per loro.

"Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte."

 

Per ammirare la sorprendente creatività di Atchu Art venite sabato 1 giugno dalle ore 22.00 all’evento Chapeau organizzato da Modalità Demodé in collaborazione con Rosaspinto Arte&Comunicazione presso la prestigiosa location Spazio Giulio Romano (via Giulio Romano 8, mm Porta Romana).

 

 

Atchu Art http://www.atchuart.com https://www.facebook.com/AtchuArt E-mail - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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