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I Liars sbarcano a Milano per l’ultima data italiana del loro tour. Il trio di Brooklyn farà risuonare le sue note all’interno del Tunnel Club domenica 19 ottobre, dalle ore 21.00 in poi.
I Liars sono un raro esempio di band americana che ricorda complessi anglosassoni, come gli A Certain Ratio, protagonisti della Mad-chester di fine anni Ottanta. Nonostante ciò, sono un gruppo di difficile definizione musicale, perché sono continua evoluzione fin dagli esordi.
I Liars hanno percorso infatti un sentiero musicale molto personale. Il punto di partenza è il primo amore, il punk. In seguito si sono fatti avvolgere dalle nebbie oscure della musica dark, introducendo così sintetizzatori e vocoder all’interno delle loro composizioni. La meta finale – per ora – è il sound costituito da elementi rock ed elettronici che contraddistingue Mess, settimo album in quasi quindici anni di attività, uscito a marzo di quest’anno.
Come molte band degli anni Duemila, riservano grande attenzione allo stile e agli artwork dei dischi, che risultano sempre molto particolari e originali.
I Liars sono famosi anche per le performance live esplosive, imprevedibili e anche – parola del frontman Angus Andrew – schizofreniche. D’altronde non ci si può aspettare di meno da un gruppo che ha dedicato un concept-disc sperimentale alla caccia alle streghe.
Il Tunnel Club si preannuncia bollente. I biglietti disponibili online sono andati esauriti, mentre alla cassa sarà ancora possibile trovarli, a patto di fare in fretta.
INFO
Liars Live
@Tunnel Club
Tel. 331 809 9952
Via Sammartini, 30, 20125 Milano
Serata regale con Le Cannibale. Sbarca a Milano infatti il principe oscuro dell’elettronica, Gesaffelstein. Il produttore francese si esibisce venerdì 17 al Fabrique, dalle ore 23.00 in poi.
Gesaffelstein e Milano sono legati sin dagli inizi della sua carriera cinque anni fa. Oggi è diventato grande, e ha appena pubblicato un disco, Aleph, che ha riscosso un grande successo. Il passaggio ad una etichetta discografica major non ha compromesso il suo particolare e personale stile, rimasto concentrato su un’immagine decisamente misteriosa e undergroud. La sua musica è un’elettronica dai richiami techno senza alcun compromesso. La fedeltà al suo genere musicale ha contribuito ad accrescere il rispetto del pubblico. Gesaffelstein è un artista che non tenta di avvicinare il suo sound al mercato ma è il mercato che prende ispirazione dal suo sound.
L’evento è organizzato da Le Cannibale che come location ha scelto il Fabrique di Milano, un locale nuovo, recentemente inaugurato, che offre ampi spazi e un ottimo suono. Nato sulle ceneri di un negozio di dischi, il Venus, non è venuto meno alla sua vocazione originaria.
Per i nuovi iscritti all’app Uber c’è la possibilità di inserire durante la registrazione il codice GESAFFELSTEIN, per ottenere 15 euro di credito promozionale per la prima corsa e sbarcare al Fabrique freschi e riposati, pronti per la grande notte.
I biglietti sono disponibili sia in prevendita online che all’entrata del locale. Per chi decide di acquistare sul Web c’è un grande vantaggio. I biglietti comprati in questo modo permettono di saltare la coda, molto prevedibile per un artista di tale calibro, e di entrare rapidamente all’interno dell’oscura sala reale del Principe Gesaffelstein. Ma c’è di più. Con il biglietto di stasera si potrà accedere all’evento di sabato 18 ottobre al Tunnel di Milano, che vedrà un live di Lunice, autore di un hip hop esplosivo e fuori dagli schemi.
INFO
Fabrique Milano
Pagina Facebook Sito Internet via Fantoli, 9 20010, Milano
Biglietti
Acquistabili alla cassa o su Mailticket Costo: 18 € + 2 € (diritti di prevendita)
Dopo la performance Sanremese in compagnia di Arisa, il terzetto danese dei WhoMadeWho torna in Italia per un'imperdibile data, domenica 30 marzo al Tunnel.
Il concerto si inserisce nel tour di presentazione del nuovo disco della compagine di Copenaghen, uscito il 4 marzo con il titolo "Dreams", caratterizzato da un sound acustico e rilassato, come affermano gli stessi musicisti.
A detta loro, l'intento è stato quello di trasmettere la stessa energia di un live, ma in chiave più soft, in modo che le loro canzoni possano essere ascoltate anche nella vita di tutti i giorni, senza dover, necessariamente, andare ad una festa.
Lo stile dei WhoMadeWho resta comunque ben chiaro e definito: mixare dance, funk, rock, chitarre e voce, fino a creare un vortice di note ed emozioni, che il pubblico italiano ha avuto modo di conoscere sul palco dell'Ariston.
L'album è stato anticipato dal singolo "The Morning", per cui è stato realizzato un Instagram video, tramite le foto inviate dai fans usando l'hashtag #wmwthemorning.
Ma chi sono gli WhoMadeWho?
Il trio nasce dall'unione tra il bassista Tomas Hoffding, membro della scena underground danese, il chitarrista e cantante Jeppe Kjellberg e il batterista Tomas Barford (Tomboy), astro nascente della musica elettronica mondiale.
Nel 2005 viene pubblicato l'album d'esordio omonimo, con cui il gruppo si impone sulla scena musicale mondiale.
WHOMADEWHO
Domenica 30 marzo
Tunnel Club – Via Sammartini
Biglietti: 12 euro in prevendita + d.d.p.
15 euro alla porta
Circuito Ticketone
Stephen Malkmus & The Jicks
Giovedì 23 Gennaio 2014
Tunnel, Milano
Chi è Stephen Malkmus? Nulla di più semplice: è l'ex leader e cantante dei Pavement, uno dei gruppi più importanti della scena indie-rock lo-fi americana targata anni '90. Ora torna tre anni dopo “Mirror Traffic” con il suo nuovo lavoro “Wig Out At Jagbags” pubblicato sempre dalla Domino Records.
Un concerto di giovedì sera, perché no? Lasciamo perdere il week end e tuffiamoci nella serata del Tunnel di Milano che ci offre una vera e propria chicca: uno dei due concerti italiani di Stephen Malkmus con i suoi The Jicks. Una volta superata la tenda nera all'ingresso ecco un gran numero di persone che stanno già aspettando l'inizio del live: un pubblico davvero vario, dai giovani ventenni fino ad arrivare allo zoccolo duro dei cinquantenni. I The Megaphonic Thrift sono il gruppo spalla, una manciata di canzoni, giusto per scaldare l'atmosfera con dell'indie-rock senza troppi problemi.
Dopo una piccola pausa ecco che Stephen Malkmus entra con la sua band, in jeans e maglietta (aggettivo), per lui il tempo sembra non essere passato, dimostra vent'anni in meno. E' No one is (as i are be) l'opener, pescato dal precedente Mirror Traffic, seguito dal primo pezzo del nuovo disco, ovvero l'allegra Rumble at the Rainbow; Chartjunk è forse il brano eseguito che rende meno, le chitarre con le loro evoluzioni anni '80 non fanno per me, mentre Spazz risveglia la mia attenzione che è notevolmente compiaciuta quando sente
(secondo singolo estratto da Wig Out At Jagbags). I ragazzi si divertono sul palco, scherzano tra di loro e parlano (poco) anche con il pubblico che non si muove granché.Le canzoni si succedono senza troppi stacchi, tranne che per i continui cambi di chitarra di Stephen e per qualche problemino tecnico, quindi al suo brano solista The Hook succede una fantastica Asking Price che ci riporta su Mirror Traffic. Non ci si ferma più e il gruppo ci propone Shibboleth, la grandissima
Il pubblico si agita, applaude e chiama a gran voce i suoi beniamini che, chiaramente, tornano sul palco e iniziano a strimpellare Tigers a dovere. Successivamente Malkmus & Company non si contengono, si sono divertiti e tra un sorriso e una scossa di capo suonano un medley di cover tra cui Brass in Pocket dei Pretenders, No surprises dei Radiohead, Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival e No Apologise dei Nirvana.
Certo, le cover sono state suonate un po' alla buona, però il concerto è durato un'ora e mezza circa proponendo il nuovo disco quasi per intero. Un disco onesto, come questo concerto milanese di Stephen Malkmus & The Jicks.
Andrea Facchinetti
Icona della musica alternativa, ex leader e cantante dei Pavement, Stephen Malkmus torna in italia a 3 anni di distanza dall'ultima esibizione con i suoi The Jicks.
La data: 23 gennaio Milano, Tunnel
I Pavement sono considerati uno dei gruppi più importanti ed influenti della scena indie rock americana degli anni novanta e tra i maggiori esponenti del movimento lo- fi. In circa dieci anni di carriera il gruppo ha pubblicato cinque album e nove EP, prima di separarsi nel 1999 e riunirsi per un unico tour mondiale nel 2010.
E' senza dubbio complicato per Stephen Malkmus staccarsi dal passato e uscire dal solco dei Pavement ma, dopo il tour mondiale ed il successo della reunion della sua storica band,è tornato a dedicarsi al suo progetto solista con rinnovata energia, dando in stampa nel 2011 Mirror Traffic, un piccolo gioiellino quasi pop che ricorda il sound , appunto, dei primi Pavement e la loro graffiante ironia.
Il personaggio più influente della scena dell'indie rock internazionale dagli anni '90 ad oggi (insieme a Thurstone Moore dei Sonic Youth) torna quindi in Italia per un unico concerto che di certo non mancherà di attrarre tutti gli appassionati del sound tipico della musica indipendente lo-fi anni' 90.
LINK ESTERNI
Organizzazione Vivo Concerti: http://
Prossimamente solo su Nerospinto un reportage della serata a cura di Andrea Facchinetti.
Ultimi appuntamenti da non perdere con ELITA Ouverture! Un weekend da iscrivere negli annali!!
Musica, moda e glamour si uniscono in un connubio che vi stupirà e vi farà divertire!
Prendere carta e penna e segnate i seguenti eventi, per non perderne neanche uno
Venerdi 20 settembre
Ellen Allien
Teatro Parenti
h 19.30
Nathan Fake
Tunnel
h 23
Sabato 21 settembre
De la Soul
Teatro Parenti
h 29.30
Wolf+Lamb e Lele Sacchi
Tunnel
h 23
Domenica 22
Teatro Parenti
Dj set di Prins Thomas e Tim Sweeney
a partire dalle 10
Per maggiori informazioni:
Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!, Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.
Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank! ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.
L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.
Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.
Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).
https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1
Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.
Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!
Ho sempre pensato che sia la semplicità a caratterizzare le cose belle. Un progetto semplice funzionerà sicuramente, nella semplicità troviamo la sicurezza di un ottimo contenuto, perchè solo il vuoto ha bisogno di essere riempito. Lasciamoci quindi alle spalle i lustrini, i ricchi premi, le luci colorate e i vestiti sgargianti per parlare di musica. Questo articolo è il primo di una rubrica in cui andremo ad approfondire ogni settimana un artista diverso attraverso gli occhi, e soprattutto le orecchie, di Uabos, dj resident di Le Cannibale, serata del venerdì del Tunnel. Un modo diverso di approcciarsi alla musica, con la guida esperta di uno dei migliori dj di Milano.
Per questo primo appuntamento introduciamo il nostro ospite d'onore: Matteo Pepe, in arte Uabos, nasce a Milano a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, e fin da piccolo capisce che la sua strada sarà dietro a due giradischi e un mixer. Giovanissimo inizia a lavorare per le discoteche milanesi, dai magazzini all'allora gasoline, e nell'arco di pochi anni si ritrova ad aver suonato in praticamente tutti i locali della città. Se lo aveste sentito almeno una volta non vi verrebbe difficile capire il perchè abbia fatto tanta strada in così poco tempo.
Ricordo la prima volta che andai al Tunnel, ormai due anni fa, di venerdì ovviamente, la fama del posto già mi precludeva un giudizio imparziale e fomentato. Entrai nel locale pieno di speranze, a mettere dischi era proprio il nostro amico, in chiusura a Alexander Robotnick, ero arrivato troppo tardi per godermi il superguest, ma non mi importò molto perché il banchetto era comunque più che succulento con Uabos dietro la consolle. Mi conquistò con un remix di Enola Gay e Ny Lipps dei Soulwax, d'altronde il tocco di classe di riuscire a passare i CCCP tra pezzoni elettro-techno con una disinvoltura paurosa non poteva che lasciarmi esterrefatto.
E penso sia proprio la disinvoltura a renderlo un grande dj. Dimenticate i soliti Steve Aoki che saltano, sbracciano, fanno facce strane (e vien da chiedersi dove trovino il tempo per mettere a tempo i dischi) Matteo è serio, professionale, impeccabile. Sembra un chirurgo, chino su un ventre aperto, e con la mano sul fader da un colpo preciso, elegante, fa assaporare la nuova melodia e ritorna rapito alla cassa dritta, quindi non ti accorgi del passaggio in un mashup spontaneo, in un'unica onda sonora che assorbe il pubblico in visibilio.
Da quel giorno se mi chiedessero chi sia il migliore dj di Milano non avrei dubbi sulla risposta.
Conoscendolo, mi ha colpito moltissimo la sua modestia e onestà, pur avendo diviso la consolle con i più grandi nomi della musica elettronica internazionale, da Tiga ad A-trak, passando per The Hacker e Wolfang Flur, non ha mai fatto lo spocchioso o lo snob; un comportamento da apprezzare visto che nell'ambiente di solito si gioca a chi se la tira di più. Ma dietro quella timidezza apparente si nasconde un gigante di cultura musicale e tecnica.
Cercando di sviscerare il suo iter musicale, appare chiaro che le influenze sono molteplici, dalla new wave più cupa in un'evoluzione naturale verso un'elettronica più disinvolta, passando per l'elettrofunk, il big beat, la drum 'n bass e la techno più elementare. Tra i suoi punti di riferimento troviamo Zombie Nation, piuttosto che Dopplereffekt e Legowelt, ma anche Purity Ring e Japanese Telecom, nomi che valgono come garanzia di una ricerca musicale magistrale, affinata in anni e anni di dischi e vinili. Immagino che ficcando il naso nelle sue borse porta cd si possa sentire l'odore di quegli anni a cavallo tra i novanta e i duemila, un misto di fumo, birra, sudore e speranza. Quando i club erano underground non perché faceva figo scriverlo su zero, e ci si andava a ballare per godersi la musica, unica protagonista, e non per farsi vedere con l'ultimo outfit griffato.
Ovviamente Uabos è anche produttore, nasce infatti come polistrumentista prima che dj; il suo primo progetto è il duo Say Dubai, nel quale, insime a Nobel (Francesco Bocchini), evolve il suo stile verso sonorità tropical bass e uk funk, non è un caso che i due vengano notati prima dal tedesco Malente, che pubblica il loro primo ep “Bum” per la sua etichetta No Brainer Rec, e subito dopo pubblichino un remix per Keith & Supabeatz uscito per Southern Fried (etichetta del leggendario Fatboy Slim).
Da quest'anno, i ragazzi di Le Cannibale dopo aver trovato (dicono quasi casualmente) nel computer di Uabos delle produzioni da solista, lo hanno convinto a iniziare un progetto parallelo. Nasce così una nuova esperienza dai toni più melodici, quasi un misto tra triphop e breakbeat, un progetto al naturale, senza guardare in faccia a nessuna moda o tendenza.
-Faccio quello che mi diverte e che mi fa stare bene. - la dichiarazione del Pepe.
Con Need, il singolo uscito sei mesi fa, si apre una nuova stagione musicale che si sposta verso un'elettronica più concettuale, con ritmi meno incalzanti, ma non per questo meno valida, anzi: i tratti minimalisti che evolvono in qualcosa di più complesso tra drum machine, synth leggeri e midi sequencer, aprono le porte a un ep gustosissimo di cui possiamo assaporare la preview su soundcloud.
In attesa dell'uscita del nuovo ep da solista (di cui possiamo anticipare solo i 5 minuti di mix online) e dell'altro con i Say Dubai, previsto per gennaio 2013, possiamo goderci le sue performance ogni venerdì al Tunnel Club e leggere una retrospettiva/articolo/intervista su questo sito.
Vi lascio con il remix per Iori's Eye – Winter Olimpycs.
[soundcloud]https://soundcloud.com/uabos/ioris-eyes-winter-olympics?utm_source=soundcloud&utm_campaign=mshare&utm_medium=email&utm_content=http://soundcloud.com/uabos/ioris-eyes-winter-olympics[/soundcloud]
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