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Analogico, bianco e nero, due obiettivi. Le regole che Matteo Perazzo si è dato non limitano le sue immagini: le rendono possibili. A Villa Sforni, per tre sere, la fotografia analogica di Perazzo incontra l'improvvisazione musicale in un format artistico unico nel suo genere

 

Una bambina attraversa l'acqua saltando da una piattaforma all'altra. È l'unica cosa mossa nell'inquadratura: le canne alle sue spalle sono nitide, le pietre ferme sul pelo dell'acqua scura, e lei è già altrove, sfocata dallo slancio. Perazzo ha fatto scattare l'otturatore nel momento esatto in cui il salto non è ancora riuscito né fallito. È lì che sta la cifra della sua fotografia: nel movimento, nel cogliere quell'attimo di un gesto improvvisato, spontaneo, irripetibile.

Matteo Perazzo ha iniziato a fotografare nel 2017, dopo aver trovato in un cassetto a Genova la vecchia Pentax ME Super del padre. Da allora lavora solo in pellicola, rigorosamente in bianco e nero, mai più di due obiettivi. Una scelta, questa, che ha un peso importante sul suo modo di approcciarsi all'immagine: meno strumenti, meno possibilità di correzione, più intenzione in ogni scatto. Il confine, il limite, inteso come forza che genera bellezza, diventa così la cifra stilistica del suo lavoro. Fotografa città, corpi femminili, volti sfocati, musicisti di jazz, scorci di natura, e insiste su tre parole che tornano anche nel jazz: intuizione, improvvisazione, presenza

Assolo, immersive experience artistica ideata da Greyheath Hospitality, sarà la sua prima mostra personale e nasce dal desiderio di unire due linguaggi: da un lato la fotografia, dall'altro l'improvvisazione musicale. Per questo primo appuntamento, che si terrà a Villa Sforni (Como) nelle serate del 18, 23 e 24 Luglio, Assolo prevede un dialogo tra la fotografia analogica in bianco e nero di Perazzo e il pianoforte. Le opere sono proiettate su uno schermo mentre la musica le commenta, improvvisando, e ogni serata diventa un ensemble irripetibile. Tommaso Perazzo, pianista jazz, aprirà il ciclo il 18 luglio, affiancando il fratello Matteo; il 23 e il 24 il pianoforte passa a Carlo Maria Nartoni. Nessuno dei due prepara una scaletta: improvvisano sul momento, seguendo gli scatti man mano che compaiono sullo schermo.

I due pianisti arrivano invece da percorsi diversi: Tommaso Perazzo, classe 1996, si è formato tra il Conservatorio di Amsterdam e la Manhattan School of Music e oggi vive a New York, dove suona in club come il Dizzy's e il Mezzrow; il suo ultimo disco, Portrait of a Moment (Red Records, 2025), è inciso in trio con il contrabbassista Buster Williams. Carlo Maria Nartoni è pianista e compositore con una formazione che intreccia classica, jazz e world music, uno stile intimista e una spiccata ricerca sul timbro. Due modi diversi di approcciarsi al pianoforte, per un format che di questa differenza fa il proprio valore intrinseco.

 

Dietro l'ideazione e l'organizzazione di Assolo c'è Greyheath Hospitality, hospitality house di lusso con base a Como che opera, forma e consiglia — possedendo e gestendo proprietà in prima persona, e affiancando proprietari, operatori e talenti attraverso tre linee: Operator, Academy e Consulting.

Il vernissage è il 18 luglio a Como, in Via Conciliazione 1, alle ore 20; il progetto prosegue il 23 e il 24 luglio, con tre sessioni dalle 17 alle 22. Ogni sessione dura circa quarantacinque minuti. I biglietti, disponibili sul canale IG di Assolo (@assoloevents), sono limitati per preservare l'atmosfera intimista del format.

In un tempo in cui le immagini si moltiplicano e si rivedono all'infinito, Assolo propone il contrario: qualcosa che accade una volta sola. Il formato si ripete, la musica no. Chi assiste a una sessione ascolta un'esecuzione che nessun altro potrà risentire, nemmeno chi torna la sera dopo davanti alle stesse fotografie. Alle serate seguirà una mostra degli scatti stampati e sarà servito un drink incluso nel biglietto.

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Non è una mostra da osservare. È una mostra che ti chiede di stare dentro alle cose, anche quando non sono del tutto risolte.

Fino al 10 maggio, il Museo Lechi di Montichiari ospita Passato, presente, futuro, progetto espositivo di Cristian Bragaglio, classe 1996, che negli ultimi anni ha costruito una ricerca autografata facile da riconoscere, ma soprattutto difficile da semplificare. Ed è proprio qui che il lavoro tiene.

Bragaglio lavora su una pittura che non cerca di spiegare, ma di trattenere. Le tele sono superfici attraversate da segni, cancellazioni, parole che affiorano e scompaiono. Non c’è un prima e un dopo, non c’è una gerarchia tra immagine e testo: tutto convive, tutto si muove. Le parole non accompagnano il dipinto, lo interrompono, lo spostano, lo rendono instabile. E in questa instabilità trova senso.

Il progetto – promosso da BCC Garda all’interno del programma dedicato agli artisti under 35 – evita qualsiasi tentazione didascalica. Non semplifica, non traduce, non rende “facile” la lettura. Porta invece dentro lo spazio museale una pratica che resta stratificata, a tratti irrisolta, e proprio per questo più interessante.

La mostra si costruisce su tre nuclei – passato, presente, futuro – ma non aspettatevi un percorso lineare. Il passato qui è ancora attivo, un archivio emotivo che continua a incidere. Il presente è fragile, più da attraversare che da capire. Il futuro, invece, resta aperto, senza direzioni imposte. È uno spazio lasciato allo sguardo, non alla risposta.

Tra le opere, Un sogno a colazione è probabilmente una delle più immediate: gesto pittorico diretto, quasi istintivo, e poi una frase che entra e sposta tutto. Non chiarisce, non conclude. Fa quello che dovrebbe fare: mette in crisi la lettura.

C’è anche un altro livello, meno evidente ma fondamentale. Bragaglio non lavora solo nello spazio espositivo: la sua pratica si estende fuori, tra scrittura, contenuti e relazione diretta con il pubblico. Non è un’estensione accessoria, è parte del lavoro. Un modo per tenere aperto un dialogo su temi che tornano continuamente – relazioni, assenze, fragilità – senza trasformarli in slogan.

In questo senso, l’intervento di BCC Garda non è solo un supporto, ma un dispositivo che permette a una ricerca contemporanea di entrare in un contesto istituzionale senza essere addomesticata. E non è così scontato.

Quello che resta, uscendo, non è un’immagine precisa. È piuttosto una sensazione: qualcosa che non si è del tutto fissato, ma continua a lavorare. Ed è probabilmente lì che la mostra trova il suo punto più giusto.

Museo Lechi

Corso Martiri della Libertà,33

Montichiari (BS)

www.montichiarimusei.it

www.cristianbragagliostudio.com

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Un progetto internazionale per rileggere Gaza oltre l’emergenza

 

Martedì 21 Aprile si è tenuta, alla Fondazione Merz di Torino, la conferenza inaugurale di "GAZA, il futuro ha un nome antico", uno sguardo radicalmente diverso sulla città più popolosa di Palestina, non più solo simbolo di conflitto contemporaneo, ma crocevia millenario di culture, commerci e relazioni tra Africa, Asia e Mediterraneo. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAHMusée d’art et d’histoire di Ginevra, con il consenso dello Stato di Palestina. La mostra, visitabile dal 22 Aprile al 27 Settembre 2026, è stata presentata "come grande opportunità per risollevare l'attenzione sul genocidio di Gaza e sul patrimonio culturale perduto" come sostenuto da Beatrice Merz, presidente della Fondazione dal 2005. 

Alla presentazione del progetto erano presenti, tra gli altri, Christian Greco, direttore del Museo Egizio e Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena.

Proprio Montanari, nel corso del suo intervento, ha sottolineato la rilevanza dell’iniziativa, evidenziandone non solo il valore culturale ma anche quello profondamente umano. Un passaggio del suo discorso ha posto l’accento sul ruolo di questi progetti, che “riescono a fare qualcosa che le nostre autorità costituite non hanno ritenuto di fare” e che, in questo contesto, fanno sì che “oggi Torino dice una parola importante in un grande silenzio”.

Archeologia e arte contemporanea: un dialogo tra tempi

Il percorso espositivo mette in relazione circa ottanta reperti archeologici – dall’Età del Bronzo al periodo ottomano – con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali. Ceramiche, monete, manufatti e oggetti quotidiani dialogano con pratiche artistiche che interrogano il presente, costruendo un ponte tra passato e contemporaneità.

Accanto ai reperti, una selezione di fotografie provenienti dall’archivio dell’UNRWA amplia lo sguardo, restituendo immagini di vita, trasformazione e perdita. I materiali esposti provengono in parte da una collezione destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, mai realizzato a causa dei conflitti: un dettaglio che rafforza il senso profondo del progetto, sospeso tra conservazione e mancanza.

Il patrimonio culturale tra perdita e responsabilità

La mostra si inserisce nel dibattito globale sulla distruzione del patrimonio culturale nei contesti di guerra. Non si tratta solo di siti archeologici o monumenti danneggiati, ma anche di comunità disperse, memorie interrotte, identità fragili. Gaza diventa così un caso emblematico di una condizione più ampia, che riguarda molte aree del mondo.

Attraverso il percorso espositivo emerge con forza l’idea che il patrimonio non sia un elemento statico, ma un organismo vivo, strettamente legato alle persone che lo abitano e lo tramandano. La sua perdita, quindi, non è solo materiale, ma anche culturale e simbolica.

Quattro sezioni per attraversare storia e memoria

La mostra si articola in quattro sezioni tematiche che accompagnano il visitatore in un viaggio stratificato. Si parte da Passato, presente e futuro in pericolo, dove il tema della distruzione del patrimonio viene affrontato attraverso materiali documentari, opere contemporanee e testimonianze visive.

Segue Gaza: ponte tra Europa, Africa e Asia, che restituisce il ruolo storico della città come nodo strategico di scambi e relazioni, evidenziando le connessioni tra civiltà diverse. In Culture, incontri e dialoghi emerge la dimensione umana degli scambi: oggetti, pratiche e conoscenze raccontano un Mediterraneo dinamico e interconnesso.

Infine, Corpi, riti e memorie approfondisce la pluralità religiosa e culturale del territorio, mostrando come tradizioni diverse si siano intrecciate nel tempo, anche attraverso pratiche funerarie e simboliche.

Le voci degli artisti: memoria come materia viva

Le opere degli artisti contemporanei attivano un confronto diretto con la storia palestinese, trasformando la memoria in uno strumento critico. L’intervento di Khalil Rabah introduce il visitatore a una riflessione sulla fragilità della memoria e sullo sradicamento, mentre il lavoro di Wael Shawky rilegge la storia attraverso linguaggi teatrali e stratificati.

La dimensione domestica e quotidiana emerge nei lavori di Samaa Emad, che utilizza collage, immagini e cibo come strumenti di narrazione e resistenza. Le opere di Vivien Sansour e Mirna Bamieh riflettono invece sul legame con la terra, tra perdita e continuità.

La fotografia come traccia di memoria è al centro della ricerca di Akram Zaatari, mentre Dima Srouji chiude il percorso con opere che intrecciano dimensione spirituale e esperienza contemporanea, tra fragilità e resistenza.

 

Un invito a guardare oltre

Nel suo insieme, la mostra si configura come uno spazio di confronto tra tempi, linguaggi e narrazioni. Un luogo in cui il passato non è distante, ma continua a interrogare il presente e a suggerire possibili futuri.

Attraverso archeologia e arte contemporanea, il progetto invita a superare visioni semplificate, restituendo complessità a un territorio centrale nella storia del Mediterraneo. E soprattutto, sollecita una riflessione urgente: quella sulla responsabilità collettiva di custodire la memoria, anche – e soprattutto – nei momenti in cui rischia di scomparire.

EFFETTO WOW: al Mudec la mostra di Diego Cusano del food artist Diego Cusano|||

Dal 6 al 12 giugno 2022 al Bistrot del Mudec, in occasione della settimana del Salone del Mobile di Milano, va in scena "EFFETTO WOW", la prima fantasy experience del food artist Diego Cusano

La Pupazza, artista e designer dal talento internazionale pop e psichedelico|||

Artista e designer dal talento pop e psichedelico, il suo claim è "La Pupazza non è Pazza" e il suo simbolo un'occhio femminile dalle lunga ciglia, diventato ormai famoso a Milano

Un taccuino, sei visioni creative: Moleskine presenta la nuova Studio Collection|||

Un gruppo di artisti internazionali per firmare un'edizione specialissima di quello che negli anni si è conquistato il posto di notebook per eccellenza: Moleskine

Dario Di Bella, Giovanni Premoli|||

Moda, Arte, Tradizione e Innovazione, queste le parole chiave che meglio riassumono la collezione PREMOLI + DI BELLA Pet Design, prodotta e distribuita su licenza da Ferribiella Spa, firma d’eccellenza italiana nel mondo del Pet comfort.

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Volker Hermes
Identità s-velate. Hidden Portraits

Pavia, Musei Civici del Castello Visconteo
8 ottobre 2020 - 6 gennaio 2021

MARCANTONIO - KASC - Ph: Marco Onofri|||

KASC è il progetto artistico di KINAHAN’S WHISKEY dedicato alla collettività in collaborazione con MARCANTONIO e FOOD FOR SOUL, l'organizzazione no-profit dello Chef stellato Massimo Bottura e sua moglie Lara Gilmore

In attesa di un domani migliore, in un tempo in cui i valori di unione e appartenenza sembrano emergere lentamente ma con forza e necessità, il brand KINAHAN’S WHISKEY lancia KASC: un nuovo spazio creativo in cui passione, arte e coinvolgimento sociale s'incontrano, fondendosi in un'unica identità ibrida. Così, l'intensità del Whiskey incontra la profondità dell'Arte, con il fine di ispirare un'evoluzione del pensiero collettivo e dare vita ad un'opera che promuova il progresso sociale.

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Venerdì 19 giugno 2020 presso la Galleria Deodato Arte sarà inaugurata la mostra "ICONS" del leggendario fotografo Marco Glaviano, uno dei più apprezzati e conosciuti al mondo per le sue opere nel campo della moda e dei calendari. Importanti le sue collaborazioni con riviste di settore come Vogue America e Harper Bazaar, oltre che quelle con stilisti del calibro di Giorgio Armani.

Le sue fotografie più celebri hanno come protagoniste le super top model degli anni '80 e '90, come Cindy Crawford, Paulina Porizkova, Claudia Schiffer ed Eva Herzigova; i suoi scatti hanno contribuito a trasformare queste modelle in miti e icone di stile, che hanno segnato un'epoca nella storia della Moda.

La mostra a lui dedicata è in 3D e s'intitola "ICONS"; unica nel suo genere, è visitabile da un numero infinito di persone, grazie all'applicazione della realtà virtuale sviluppata internamente dai tecnici informatici della Galleria Deodato Arte, che permette al pubblico di fruire delle opere d'arte ammirandole da diverse angolazioni in un ambiente tridimensionale, mentre "si passeggia" virtualmente in uno spazio realistico, nonostante sia virtuale.

L'inaugurazione della mostra è prevista per Venerdì 19 giugno 2020 alle ore 18.30 nella “virtual room” della Galleria Deodato Arte, accessibile direttamente dal sito www.deodato.com

L'esposizione comprende opere Best Seller e Unposted del fotografo, appassionato di musica jazz, che in quasi cinquant’anni di carriera anni ha raccolto in ben 15 libri i personaggi più conosciuti del jet set internazionale: Quincy Jones, B.B. King, Whitney Houston, Gianni Agnelli e Alberto di Monaco sono solo alcuni dei nomi illustri di cui Gaviano ha catturato l'anima in scatti di rara intensità.

 

BEST SELLER

Si tratta di una selezione degli scatti più iconici del fotografo Marco Glaviano, che oggi vive tra Milano e New York.

Ciascuna fotografia è stampata con la pregiata tecnica della stampa Giclée, come indicato nel certificato di autenticazione. Tutte le opere sono edizioni limitate, firmate e numerate a matita dal fotografo.

UNPOSTED

La sezione UNPOSTED raccoglie le opere inedite di Marco Glaviano. Grazie alla nuova esclusiva collaborazione in Italia con Deodato Arte, il fotografo ha tratto dai suoi archivi storici una selezione di opere, decidendo di pubblicarle e dedicarle al mercato italiano e, solo su richiesta, a quello estero.

Ciascuna fotografia è stampata con la pregiata tecnica della stampa Giclée e tutte le opere sono edizioni limitate, firmate e numerate a matita dal fotografo.


La Galleria Deodato Arte, da sempre all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni tecnologiche applicate all’arte (la galleria fondata da Deodato Salafia ha uno dei primi e più funzionali siti di e-commerce sul mercato artistico) presenta ora il suo nuovo spazio virtuale e lo fa insieme ad un campione di stile e eleganza, Marco Glaviano, il fotografo della bellezza, capace di rubare l’essenza più intima dei suoi fortunati soggetti.

Deodato Arte

Deodato Arte è un brand che racchiude gallerie d'arte con sedi a Milano, Como e Svizzera. Dal 2010 propone artisti moderni e contemporanei di fama internazionale quali Andy Warhol, Pablo Picasso, Damien Hirst e Christo con un forte focus rivolto alla cultura Pop, Street e Urban, cui sono state dedicate mostre monografiche e collettive con artisti come Romero Britto, Takashi Murakami, Mr.Brainwash.

Oltre a seguire mostre e progetti interni, crea sinergie con musei, brands dinamici e partecipa a fiere nazionali e internazionali. La Galleria Deodato Arte opera in modo multimediale anche tramite il mondo web: www.deodato.gallery dedicato alle mostre e agli artisti, www.deodato.com, un esclusivo e-commerce per i collezionisti e i social network costantemente aggiornati.

Marco Glaviano

Nasce a Palermo, Sicilia, nel 1942. Studia Architettura all’Università di Palermo e, in questo periodo, inizia a sviluppare il suo interesse per la fotografia. Negli stessi anni lavora in teatro come set designer e scenografo e entra a far parte di un gruppo jazz, altra sua grande passione. Con loro, durante gli anni Sessanta, partecipa a numerosi Jazz Festival, dove inizia a scattare le prime fotografie di altri musicisti.

Nel 1967 decide di perseguire la carriera di fotografo e si trasferisce prima a Roma, per un breve periodo, poi a Milano, dove apre lo studio in cui vivrà e lavorerà per 8 anni.

Durante i primi anni ’70 le sue fotografie iniziano ad apparire sulle più importanti riviste di moda Europee, in particolare Vogue Italia. Questa fama crescente lo porta in ultimo a New York, dove si stabilisce nel 1975. Qui firma prima un contratto di esclusività con Vogue America e, tra il 1982 al 1994, con Harper Bazaar.

Ha lavorato nell’ambito della moda e del beauty per le più importanti riviste americane ed europee. Ad oggi, ha all’attivo più di 500 copertine ed editoriali per le più prestigiose pubblicazioni internazionali. Le sue bellissime fotografie lo hanno portato ad essere considerato uno dei migliori fotografi al mondo nell’industria di moda.

 

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