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Abbiamo intervistato Laila Pozzo, autrice del nuovo progetto fotografico Breakaleg
"Marilyn & Me", fino al 2 maggio prossimo alla mc2gallery, è la mostra che attraverso gli scatti del fotografo Lawrence "Larry" Schiller racconta non la diva ma la donna nascosta dietro l'immagine di bionda svampita e di attrice provocante e provocatoria.
Cantante, attrice, modella, protagonista di numerose pubblicità, considerata prima vera sex simbol e sensuale icona pop, Norma Jeane Mortenson è stata la bionda più desiderata di Hollywood ed è passata alla storia con il nome d'arte di Marilyn Monroe.
Schiller ci restituisce una Marilyn lontana dal set, autentica e genuina, mentre festeggia il suo compleanno o quando esce senza veli dalla piscina o in un momento di relax durante le riprese. Sono scatti che mettono a nudo la profondità dell'anima della Monroe, le sue insicurezze e la contrapposizione tra l'idea di femme fatale che incarnava e la bambina fragile e timida figlia di un' infanzia difficile, due facce della stessa medaglia che hanno costretto Marilyn ad essere sempre in lotta con se stessa fino alla fine.
Lawrence Schiller all'epoca degli scatti era un giovane fotografo affascinato dall'allure misterioso e malinconico dell'attrice e i suoi scatti non solo hanno colto lo stile inconfondibile di un personaggio indimenticabile ma sono diventati anche il simbolo della rivalità con Liz Taylor, irresistibile attrice dagli occhi viola e considerata ultima grande diva del periodo d'oro del cinema hollywoodiano, all'apice della popolarità grazie al film Cleopatra.
Fotografo, scrittore e regista di film, Schiller ha collaborato con LIFE, Playboy e Paris Match, ritraendo personalità che hanno caratterizzato i favolosi anni sessanta: Lee Harvey Oswald, Robert F. Kennedy, Ali a Forema, Redford, Newman. Ha diretto sette film e mini serie televisive vincendo cinque premi Emmy.
È stato capace di cogliere gli sguardi inquieti e tristi di Marilyn, la solitudine che caratterizzò la sua vita privata fatta di fantasmi, paure e storie d'amore sbagliate che ne segnarono l'epilogo la notte del 5 agosto del 1962 nella camera da letto della sua casa di Brentwood a Los Angeles a causa di un'overdose di barbiturici.
La seducente Marilyn consumata come “una candela nel vento”, così come recita la canzone a lei dedicata da Elton John, muore all'età di trentasei anni e l'alone di mistero sulla sua scomparsa unita alla fama internazionale ne hanno fatto la Diva immortale capace ancora oggi di ammaliare uomini e donne.
Ma se volete andare oltre e conoscere il dietro le quinte della vita della Monroe non potete assolutamente perdere la mostra “Marilyn e Me”.
MARILYN & ME
Lawrence SchillerVia Malaga 4
20143 Milano
Imperdibile appuntamento allo Spazio Tertulliano di Milano, dal 30 Aprile al 4 Maggio, con “Neighbors”, una commedia anti-romantica ambientata nella Grande Mela.
Uno spettacolo costruito a colpi di battute taglienti, sketch comici frizzanti e ritmo serrato, figli della stand up comedy americana e del nonsense europeo, che permettono agli attori di passare da una battuta all'altra con scambi bruciapelo sull'amore e il sesso.
Neighbors è un progetto di Irene Turri e Francesco Meola, autori ed interpreti che vivono entrambi a New York dal 2012, ed è proprio questa esperienza newyorchese e l'incontro con la regista Ilaria Ambrogi, che permette la nascita di questa frizzante pièce semi-autobiografica.
Tutto ha inizio con la fuga dei cervelli. Giovani che vanno all'estero per dare una possibilità al proprio talento. Leonardo (Francesco Meola) e Petra (Irene Turri) sono artisti immigrati a New York in cerca di fortuna e si scoprono vicini di casa. I due creano un legame di amicizia che si salda sempre più e diventa linfa vitale per superare la difficoltà quotidiana di vivere in una città che non è la propria, una città metropolitana come NY.
E’ il racconto di una generazione senza grandi punti di riferimento, quella degli anni Ottanta, costretta da sola a costruirsi il cammino e a reinventare il mondo alla ricerca di lavori e valori sicuri, in balia di rapporti sentimentali fragili, complicati e il più delle volte assurdi. Ragazzi che non hanno perso la bussola di orientamento ma che l'hanno presa in una mano e si è accorta che non funziona più.
Un appuntamento da segnare in agenda!
Neighbors dal 30 aprile al 4 maggio 2014
Da mercoledì a sabato ore 21.00
Domenica ore 20.30
BIGLIETTI: 16 € intero/10 € over 60, under 26, convenzioni/ 7 € Scuole di teatro
Spazio Tertulliano
Via Tertulliano, 10, 20137 Milano
02 4947 2369
Stefano Salvadori incontra Danilo Di Pasquale, casting director per alcune delle più importanti maison e case editrici di moda, per un’intervista a tutto tondo sulla moda.
Ciao Danilo, iniziamo con una domanda “rompighiaccio”: dieci parole per definirti
Mi definisco puntuale,ostinato,preciso, sognatore, entusiasta, propositivo, immarcescibile, simpatico, intelligente, collaborativo e (posso aggiungere?) anche modesto.
Dalla tua bio: ti sei diplomato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, per poi trasferirti a New York dove hai lavorato come assistant producer e casting director. Seguono John Casablancas Modeling, ITACA, fino alla decisione di metterti in proprio e concentrarti sui castings. Il casting è una sorta un palcoscenico su cui la modella mette a nudo sé stessa, esponendosi agli occhi dei selezionatori?
Io credo che i casting siano una vetrina per le modelle/i di fronte ai clienti ma, a volte, bisogna tener conto del fattore umano: un po’ di nervosismo e i tempi brevissimi di durata di un casting non permettono ai modelli di mostrare il meglio e/o a noi di capirlo e afferrarlo.
Talvolta, anche se non dovrebbe accadere, i casting sono un palcoscenico per designer, stylist e casting director. Non dobbiamo infatti dimenticare che la moda è un concentrato di personalità ed ego, difficili da contenere!
Quali sono le regole d’oro di un selezionatore?
Questa è la domanda più difficile. Bisogna sempre pensare che il casting non deve raccontare il casting director ma deve bensì interpretare l’idea dello stilista/cliente/fotografo. Spesso devo scegliere una modella che non rientrerebbe nel mio gusto personale ma che identifico come “perfetta” per il cliente che mi ha commissionato il lavoro. Si tratta di mettere da parte il proprio ego per concentrarsi su quello di chi mi paga. E’ una questione di rispetto e di professionalità.
Devo dire che con molti clienti si crea uno scambio di idee creative, molto proficuo: io contamino loro e loro contaminano me. In questi casi si crea una sinergia meravigliosa.
“È piccola, ma con quel viso e quella grinta cercheranno di imitarla tutti a New York” disse Sarah Doukas dell’Agenzia Storm di Kate Moss, allora poco più che quattordicenne. Ora a quarant’anni è ancora fra le Top Model più richieste, nonostante gli scandali di cui è stata protagonista. Cosa la rende cosi speciale agli occhi, non solo del pubblico, ma soprattutto degli addetti ai lavori?
Mi piace Kate Moss ma non è la mia modella preferita. Credo che una parte del suo successo sia legata al “personaggio” Kate Moss. Le aziende che la scelgono come testimonial sanno molto bene quanto lei abbia una grande presa sul pubblico. Un po’ maledetta, stizzosissima, imitata e copiata dalle donne di tutto il mondo.
E’ un personaggio, e come tale, rende e vale i soldi che le danno.
Bellezza? Stile? Fascino? Personalità? Cosa è necessario oggi per essere “Model”?
Fotogenia. E’ l’unica cosa veramente fondamentale per fare la modella. Il resto, dallo stile al fascino (di cui molte,anche famose, sono sprovviste dal vero) lo si apprende lavorando e costruendo la propria carriera. A contatto con i “miti” della moda, si può difatti imparare di tutto.
Quali sono oggi le regole dettate dalla moda?
Oggi, forse per fortuna, la regola è non avere regole! Chanel fa sfilare le snickers; Louis Vuitton manda in passerella uno stile da teenager. Credo che l’evoluzione dei tempi e dei costumi sociali abbia sdoganato tutto e tutti. La democrazia esiste anche nella moda!
Un tempo le modelle erano indossatrici, ossia si limitavano ad indossare un capo durante una sfilata o uno shooting fotografico. Con il passare del tempo, la modella è diventata parte integrante del sistema moda, volto noto quanto il brand che rappresenta, icona di stile e bersaglio dei paparazzi. Puoi spiegarci il perché di questa evoluzione?
Le modelle hanno colmato un vuoto: quanti stilisti celebri ci sono? Quanti sono famosi come lo erano i designer negli anni ’50/’60/’70/'80? Pochi e di questi pochi la maggior parte sono gli stessi dagli anni ’70. Le modelle hanno portato celebrità e riflettori sulla moda. Oggi i social networks ne hanno fatto delle celebrities 2.0
Esempio: pochissimi sanno chi sia Alexander Wang (nuovo idolo del popolo della moda) ma tantissimi sanno che alcune super top sfilano per lui.
Gli anni Novanta sono stati gli anni delle storiche Top Model, come Naomi, Christy, Linda, Cindy, donne che hanno incarnato in pieno lo spirito della moda del tempo, diventando delle vere stelle, paragonabili alle più famose rockstars. Oggi abbiamo Bianca Balti, Cara Delevigne, Maria Carla Boscono, altrettanto famose ed adorate dagli stilisti di riferimento. Quali sono le maggiori differenze tra queste due generazioni di modelle?
Non c’è un paragone tra Cindy, Linda e Claudia e MariaCarla, Bianca o Cara. Impossibile oggi replicare gli anni ’90. Non esiste più il benessere economico di quegli anni, tanto che, se oggi una top dichiarasse di non alzarsi dal letto per meno di € 10.000 al giorno, la prenderebbero a calci e l’opinione pubblica non ne farebbe un idolo (come fece con Linda Evangelista, artefice di questa famosa affermazione) ma anzi la massacrerebbe mediaticamente.
I ruggenti e floridi anni ’90 sono definitivamente tramontati.
La direttrice di Vogue Franca Sozzani, il fotografo fashion Giampaolo Sgura e lo stilista Andrea Incontri sono senza dubbio tre importanti e rappresentativi personaggi della moda oggi. Quale è, secondo te, il legame tra loro e il mondo delle modelle?
Premesso che Franca Sozzani è “La Moda”, sono tutti e 3 grandi professionisti con un preciso stile personale e le modelle che scelgono rappresentano alla perfezione il loro “mondo”. Ovviamente Franca Sozzani, inutile dirlo, ha la competenza e la capacità di scoprire e lanciare nuove modelle.
Da qualche anno abbiamo assistito all’ascesa delle figlie e nipoti di cantanti (Georgia May Jagger, Amber Le Bon), politici (Cara Delevigne), attrici (Elettra Rossellini Wiedemann). Pensi che il nome di famiglia le abbia, in qualche modo, facilitate, “imponendone” il volto sulle copertine delle maggiori riviste di moda, nonché delle più prestigiose campagne pubblicitarie? Georgia May sarebbe stata notata senza il suo ingombrante cognome?
Da sempre le “figlie di”, “sorelle di”, “parenti di”, beneficiano di “quel” cognome che le agevola. Non è una tendenza di oggi, esiste da sempre. Ma oggi esse hanno modo di diventare personaggi grazie allo strumento di cui parlavo prima , ossia i social networks !
Raccontaci la tua esperienza come coach e giudice di School of Glam-Questione di Stile, un nuovo format dedicato allo stile e alla moda in onda su FoxLife. Quale messaggio vuoi trasmettere agli spettatori riguardo al mondo della moda? Pensi che lo stile sia una dote innata oppure qualcosa che si possa apprendere, seguendo le dritte giuste?
Purtroppo il messaggio che passa da qualunque programma che si occupa di moda in tv è filtrato dalla penna degli autori che ne scrivono i testi. Nel mio caso, cerco di metterci la credibilità e la professionalità che mi hanno portato dove sono. Credo che i cosiddetti talents, più che insegnare qualcosa, diano allo spettatore la fiducia necessaria per fargli dire “forse potrei provarci (e talvolta riuscirci) anche io”. La famosa democratizzazione di cui ho parlato in precendenza!
Per concludere, quali sono i nomi (e i volti) sui cui ti senti di scommettere ?
Sasha Luss, Anna Ewers ed Elisabeth Erm, tenendo conto che ormai, ogni stagione, la moda ha bisogno di nuove modelle. E forse, si tornerà a parlare di vestiti e stile, anziché di top model .
Editing a cura di Letizia Carriero
Dal 7 Giugno al 3 Novembre 2014 un grande evento a Ca’ Corner della Regina a Venezia: Art or Sound.
La Fondazione Prada presenta dal 7 giugno al 3 novembre 2014 a Ca’ Corner della Regina a Venezia la mostra “Art or Sound”, a cura di Germano Celant. La mostra “Art or Sound” concepita come un’indagine attraverso il passato e il nostro presente ha l’obiettivo di analizzare lo sviluppo di un dialogo produttivo e articolato: affronta le problematiche del rapporto tra arte e suono e degli aspetti iconici dello strumento musicale, nonché del ruolo dell’artista musicista e degli ambiti in cui arti visive e musica si sono incontrate e confuse.
La mostra intende sottolineare il rapporto di simmetria e ambivalenza che esiste tra opera d’arte e oggetto sonoro, proponendo una rilettura dello strumento musicale che diventa entità plastico-visiva e viceversa, fenomeno riscontrabile nel corso della storia dal Seicento a oggi. “Art or Sound” analizza dunque lo sconfinamento tra produzioni artistiche e sonore, tra musica e arti visive, con l’idea di evidenziarne il costante scambio, senza ricercare inutili classificazioni.
Il vernice della mostra si terrà da Mercoledì 4 a Venerdì 6 Giugno.
Il percorso storico prende il via con gli strumenti musicali realizzati con materiali inusuali e preziosi da Michele Antonio Grandi e Giovanni Battista Cassarini nel Seicento e con gli automi musicali - complessi oggetti artistici che uniscono valore estetico e produzione sonora - creati, ad esempio, dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz nel Settecento. Prosegue con strumenti automatici e dispositivi meccanici dell’Ottocento in grado di visualizzare la musica attraverso luci e colori. Saranno presentate le ricerche nel campo della sinestesia e le sperimentazioni delle Avanguardie storiche come i celebri Intonarumori (1913) dell’artista futurista Luigi Russolo e alcuni oggetti di Giacomo Balla.
La mostra riunisce, inoltre, strumenti e opere di musicisti come Alvin Lucier e John Cage, lavori di artisti degli anni Sessanta, quali le scatole sonore di Robert Morris e Nam June Paik, sculture cinetiche realizzate da artisti come Takis e Stephan von Huene e, ancora, installazioni sonore come Oracle (1962-’65) di Robert Rauschenberg e Handphone Table (1978) di Laurie Anderson.
Saranno in mostra anche esempi di appropriazione iconica e formale dello strumento musicale, come i pianoforti di Arman, Richar senza didascalie senza didascalie d Artschwager e Joseph Beuys, assieme a strumenti ibridi, vere e proprie sculture da suonare, come le chitarre e i violini di Ken Butler e i banjo di William T. Wiley.
Questa esplorazione nel territorio ambiguo tra arte e suono si spingerà verso le ricerche più recenti di artisti come Christian Marclay, Janet Cardiff, Martin Creed e Doug Aitken, fino a documentare la produzione di una nuova generazione rappresentata, tra gli altri, da Anri Sala, Athanasios Argianas, Haroon Mirza, Ruth Ewan e Maywa Denki.
Una mostra imperdibile per tutti gli appassionati d’arte!
CA’ CORNER DELLA REGINA
Santa Croce 2215 – 30135 Venezia
Fermata San Stae, Linea 1
VERNICE: da mercoledì 4 a venerdì 6 giugno 2014
DATE E ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: 7 giugno – 3 novembre 2014; dalle 10.00 alle 18.00 (chiuso il martedì)
INFORMAZIONI
T + 39.041.8109161, Venezia T + 39.02.54670515, Milano Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.fondazioneprada.org
Un grande spettacolo dal 6 al 18 Maggio all’Elfo Puccini: La ballata del Carcere di Reading da Oscar Wilde.
La Sala Fassbinder ospita La Ballata del Carcere di Reading da Oscar Wilde, con la regia di Elio De Capitani. In scena Umberto Orsini e Giovanna Marini. Lo spettacolo è una produzione della Compagnia Umberto Orsini srl. La traduzione e l’adattamento è a cura di Elio De Capitani e Umberto Orsini.
Nel 1895 Oscar Wilde, in seguito a una causa per diffamazione da lui intentata al Duca di Queesberry, fu a sua volta accusato di comportamento contrario alla morale pubblica e condannato a due anni di carcere, che scontò nella prigione di Reading.
Ballata del carcere di Reading nasce da questa terribile esperienza ed è una delle sue opere più autentiche e scopertamente sincere. La ballata è un lamento poetico in due momenti: l'impiccagione di un giovane detenuto, il rituale assurdo e feroce dell'esecuzione, e la meditazione, profondamente religiosa, sul male e la redenzione.
Dall'incontro di Umberto Orsini e Giovanna Marini in un altro spettacolo, Urlo di Pippo Delbono, dove Orsini aveva portato la sapienza dei suoi frammenti di Wilde e Shakespeare e Giovanna la sua antica esperienza del canto degli umili, nasce l'idea di portare in scena questo testo di Wilde.
Elio De Capitani è stato coinvolto nel progetto, che aspettava solo un’ultima spinta per affrontare qualcosa a cui pensava da tempo, “"il dilemma, o meglio il paradosso di Wilde”. Così nel 2005 lo spettacolo ha preso corpo, andando in scena nel mese di giugno al Festival AstiTeatro (co-prodotto allora Emilia Romagna Teatro Fondazione e dal teatro Eliseo).
Come entrarci in questo gioco, tragico e leggero? Come reggere il metro popolare della ballata e il lirismo spietatamente wildiano?
"Giovanna Marini ha scritto cinque ballate, ha preso in parola Wilde, componendo una musica che sta tra la ballata irlandese e l'elisabettiano John Dowland, arrivando e fino a Schubert, per passare anche per i Beatles.
Umberto Orsini interpreta Wilde con una leggerissima distanza, giocando con la vertigine sapiente dell'emozione e cogliendo il frutto più piacevole e più difficile al tempo stesso: il lato artistico-estetico, la bellezza dei versi, per lasciare allo spettatore di fare i conti con il resto".
De Capitani immagina e studia una scrittura che sia "strategia di dislocazione sapiente delle forme e dei materiali da combinare con le parole cantate di Giovanna, con la sua musica altrettanto ostinata e precisa".
Magda Poli sul Corriere della Sera definisce lo spettacolo: “La traduzione, curata come l'adattamento da De Capitani e Orsini, è in prosa con poche rime e restituisce un senso di ragionata semplicità. Ed è la ragione che domina l'interpretazione di Orsini: una esposizione pacata dei sentimenti che un carcerato, la voce narrante, prova spiando gli ultimi giorni di vita del giovane assassino, il suo bere l'aria del mattino, il suo rubare con lo sguardo quel pezzo d'azzurro che in carcere è chiamato cielo. Dall'annullamento di ogni enfasi, dal lucido controllo ricercato dall'ottimo Orsini, si esalta l'orrore per la crudeltà della vita in prigione, la pietà e la simpatia, in senso etimologico di sofferenza partecipata e schierata, per il mondo dei reietti. La voce di Giovanna Marini cesella in cinque ballate le suggestioni del poema, con la sua musica colta e popolare che unisce evocazioni di antichi temi irlandesi a Lieder schubertiani. L'allestimento scarno e la bravura degli interpreti esaltano la voce di Oscar Wilde che chiede rispetto per ogni essere umano, anche se assassino.”
Uno spettacolo imperdibile dal 6 Maggio aspetta tutti gli appassionati di teatro! Nerospinto consiglia di segnarlo in agenda.
Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33
Martedì/sabato ore 21.00, Domenica ore 16
Prezzi: intero € 30.50 - ridotti € 27 e € 16 Martedì € 20
Info e prenotazioni: 02/0066.06.06 - www.elfo.org
Dal 5 al 25 maggio debutta in prima nazionale, nella sala Bausch dell’Elfo Puccini, Addèla Ole, da la Storia di Elsa Morante, un progetto a due voci tra testo e canto che segue il filo di questa riflessione: la storia non rispetta la vita e la vita si rifiuta di riconoscere la necessità della storia.
Agnese Grieco, autrice, drammaturga e regista già conosciuta al Teatro dell’Elfo, ha coinvolto nel suo progetto l'attrice Ida Marinelli, chiamata a "recitare/raccontare, ricordare, né viva, né morta, figura che diviene trasparente per farsi attraversare da altre figure", e la cantante Anne Lisa Nathan, "mezzosoprano classico che ama sperimentare", che evoca in scena la memoria ebraica della protagonista, la sua genealogia attraverso la musica.
Addèla Ole! è una performance tra parole e musica, non la sceneggiatura teatrale del grande "romanzo popolare" della storia di Elsa Morante, ma un'esplorazione del cosmo morantiano, un'evocazione di alcuni frammenti seguendo il filo rosso del concepimento, della nascita e della trasfigurazione del bambino Useppe.
Frutto della violenza carnale di un soldato tedesco su una donna ebrea, Ida Ramundo, nella Roma della Seconda Guerra Mondiale, questo bambino diviene figura divina, piccolo Buddha dostoevskiano a passeggio per il quartiere Testaccio.
Il bambino Useppe, la madre Ida Ramundo, vedova Mancuso, il figlio Nino e la cagna Bella formano l’irregolare "sacra famiglia“ che è il cuore della storia narrata da Elsa Morante. Una Storia che alla sua pubblicazione negli Anni Settanta divise la critica e subito si rivelò un grande successo di pubblico.
La storia ha come sottofondo un’ambientazione cruda e dura, nella Roma della guerra e dell’immediato dopo guerra, tra l’avvento delle leggi razziali, la presenza dell’esercito del Terzo Reich, la fatica di sopravvivere e l’attesa del futuro. Ma parallelamente siamo, soprattutto, nel mondo della poesia, che secondo la scrittrice è da sempre l’unico mondo non abitato dall’irrealtà dilagante.
A questo nucleo poetico, radicale nella sua fantasia anarchica e luminosa bellezza, attinge questo incredibile e toccante spettacolo. Nella lingua di Useppe la "bandiera tricolore“ si trasforma infatti nel più musicale “addèla ole“, segnale che altre trasformazioni e ribaltamenti sono possibili e benvenuti. Chi sono i vivi e chi sono i morti, i bambini e i “grandi”, i perdenti e i vincitori? Che cosa ci ha raccontato il nostro Novecento? E come aprire lo scrigno delle memorie per riattivarle?
La Storia è anche una delle grandi narrazioni ebraiche del Novecento italiano e la cangiante lingua di Elsa Morante incontra in scena la tradizione musicale sefardita, spagnolo ladina, evoca citazioni verdiane e accoglie echi degli inni coloniali.
Un imperdibile spettacolo teatrale, da non perdersi, in cui una cantante recita quello che non può essere detto e un’attrice rivive e racconta quello che la memoria ha registrato.
Elfo Puccini
corso Buenos Aires 33, Milano
Martedì/sabato ore 19:30 (domenica 15:00)
Prezzi:
intero € 30.50 - ridotti € 27 e € 16
Martedì € 20
Info e prenotazioni: 02/0066.06.06 - www.elfo.org
Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla rende omaggio al famoso fotografo londinese Terry O'Neill e lo fa con una mostra dal 18 aprile al 28 settembre 2014: Terry O'Neill Pop Icons.
Prodotta e organizzata da Arthemisia Group e da 24 ore cultura, la retrospettiva è un viaggio che racconta il percorso artistico del fotografo londinese attraverso i ritratti di volti noti del cinema, della musica, dello sport e della politica senza dimenticare la moda.
Saranno esposti alcuni dei suoi scatti celebri 47 ritratti rubati dietro le quinte di set cinematografici e concerti, attimi in cui il soggetto poteva sentirsi rilassato e libero di essere se stesso e quindi più vero, assolto dalle aspettative sociali che il suo ruolo richiede.
Il lavoro di O'Neill è figlio dell'atmosfera che si respirava nella Londra degli anni '60-'70, il dilagare della mania dell'immagine, il culto della celebrità, il divismo, che hanno influenzato anche l'arte del padre della Pop Art, Andy Warhol, a cui il lavoro del fotografo viene spesso associato non solo per la conformità ai leitmotiv di quel periodo ma anche perchè entrambi hanno ritratto in maniera unica personaggi del calibro di Elvis Presley ed Elizabeth Taylor.
Vivendo a stretto contatto con personalità importanti del mondo della cultura, indagato in tutte le sue accezioni , O'Neill crea con loro rapporti di grande affinità e complicità e ci restituisce scatti che ritraggono volti diventati icone di un'epoca mai dimenticata: i Beatles, i Rolling Stones, David Bowie ed Elton John, Clint Eastwood, Paul Newmann, Sean Connery e Robert Redford, ed ancora Twiggy e Jerry Hall, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot e Ava Gadner senza dimenticare l'eterna Marlene Dietrich.
Racconta O'Neill:"Ho avuto fortuna. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni 60. Avevi l'impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario" .
La mostra è quindi l'occasione imperdibile per respirare le dinamiche culturali e le tendenze della “Swinging London” che Terry O'Neill, con occhio discreto e l'impiego della più leggera e maneggevole 35mm, un'assoluta novità per l'epoca, ha saputo cogliere riconsegnandoci l'essenza dei favolosi anni sessanta e delle celebrità che li hanno resi tali.
Dal 18 Aprile 2014 al 28 Settembre 2014
ROMA
LUOGO:Museo della Fondazione Roma - Palazzo Cipolla
COSTO DEL BIGLIETTO:intero € 14, ridotto € 12, bambini € 5
TELEFONO PER INFORMAZIONI:+39 06 6786209
E-MAIL INFO:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
SITO UFFICIALE:http://www.mostraterryoneill.it/
Partirà giovedì 24 aprile e terminerà mercoledì 7 maggio la 62esima edizione del Trento Film Festival incontro tra la montagna e le sue possibili forme di rappresentazione nel cinema, nell'arte e nella letteratura. Fondazione Cineteca Italiana presenterà al Trento Film Festival un'accurata scelta di titoli per l'infanzia designati tra i maggiori successi del Festival Piccolo Grande Cinema. Questa cooperazione in campo cinematografico si incastra nel ramo della pluriennale collaborazione tra Trento Film Festival e Fondazione Cineteca Italiana di Milano che quest'anno prevede la proiezione presso lo Spazio Oberdan dei film selezionati. I film proposti a Trento, quasi tutti inediti, provengono da Brasile, Germania, Canada, Svizzera e Belgio e narrano storie di avventura ed amicizia, formazione, amore per la natura e rispetto delle sue regole.
Per le scuole, tra i titoli in programmazione, fiore all'occhiello sarà Tainà-Una leggenda amazzonica, la straordinaria storia di una bambina che lotta per difendere la natura in cui vive con le meravigliose immagini degli animali della foresta e del Rio delle Amazzoni a fare da sfondo. Il film ha vinto l'ultima edizione del Festival Piccolo Grande Cinema del 2013 di cui fanno parte anche altri film che verranno proiettati, come: Windstorm, e Clara e il segreto degli Orsi vincitore, quest'ultimo, del premio dell ANEC al Giffoni Film Festival 2013. Della rassegna faranno parte anche film delle edizioni precedenti di Piccolo Grande Cinema, Eep!, incredibile e soave favola sul rispetto della diversità, l'amicizia e gli affetti familiari, I bambini del monte Napf che segue la quotidianità di cinquanta bambini che vivono nel selvaggio Ovest di Lucerna, ed infine Only/Solo, storia del delicato incontro tra due ragazzini ambientato nel paesaggio innevato dell’Ontario.
Gli otto titoli proposti vanno a formare due distinti programmi uno dedicato ai bambini di età dai 6 ai 9 anni e l'altro ai ragazzi dai 9 ai 12 anni.
Poiché i film saranno trasmessi in lingua originale per i piccini sarà presente in sala una lettrice mentre per i ragazzi sarà realizzata una guida al programma cinematografico loro dedicato.
Al cinema, all'arte e alle letteratura il dovere di raccontare il fascino della montagna e il richiamo che la sua potenza ha sempre esercitato sull'uomo. Agli occhi dei bambini il compito di trasmetterci tutta la magia di quella che Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore italiano ha definito “una bella amica fidata”.
Piccolo Grande Cinema al Trento Film Festival
Dal 24 aprile al 7 maggio 2014
www.trentofestival.it
Spazio Oberdan Viale Vittorio Veneto 2, angolo piazza Oberdan
Una grande inaugurazione l’8 Maggio 2014 alle ore 18.30: GHORAMARA… sulle rive di un’isola che svanisce.
La galleria AMY D Arte_Spazio in occasione del Photofestival di Milano espone dal 29 aprile al 25 maggio 2014 le opere di Daesung Lee dal titolo “GHORAMARA… sulla riva di un’isola che svanisce”, progetto economART sui profughi ambientali dell’effetto serra.
La mostra Personale di Daesung Lee è curata di Anna d’Ambrosio e inaugurerà l’8 Maggio alle ore 18.30.
Il direttore della Scuola di Studi Oceanografici ha affermato all’Indipendent Sugata Hazra: “È solo questione di tempo, qualche anno e sarà anche lei inghiottita del tutto dalle acque marine che sono in costante aumento”.
Queste parole si riferiscono a Ghoramara, un’isola del delta del Gange i cui abitanti, come guerrieri, resistono a quello che per loro è il peggior nemico: l’effetto serra.
Dal 2007, anno in cui anche la vicina isola di Lohachara è scomparsa sotto il livello del mare, 10mila persone insieme ai profughi di Ghoramara hanno trovato rifugio sull’isola di Sagar, che ha già perso a sua volta oltre 3.000 ettari di superficie.
Sono dozzine di isole, con oltre 70mila abitanti, che rischiano di ingrossare l’esercito di profughi climatici.
Dopo l’isola polinesiana di Tuvalu anche le isole Maldive, Marshall, così come le zone costiere dell’India, Egitto, Bangladesh sono a rischio con tutto il loro delicato ecosistema.
L’artista coreano Daesung Lee ha ripreso uomini, donne, bambini, animali nella loro bellezza fiera. Sono ritratti di destini intrecciati ed ineluttabili; come guerrieri solitari che resistono ancorati a pochi lembi di terra.
L’intento della fotografia di Lee è La bellezza della costa erosa che scompare con immagini surreali e fiabesche simbolo di un fato impossibile da evitare.
“Gran parte degli oggetti che usiamo nella vita quotidiana sono prodotti da persone che non conosceremo mai… questo “effetto farfalla”, eco dello sfrenato consumismo occidentale, crea seri danni altrove, il mondo è più connesso dalla globalizzazione di quello che immaginiamo”. …Tutto è connesso, nulla vive nell’isolamento. Afferma Daesung Lee.
Daesung Lee è un fotoreporter internazionale e con il suo talento ha deciso di ritrarre queste persone, la gente di Ghoramara Island (West Bengal, India). Le sue immagini, che raccontano la vita di un’isola colpita dal cambiamento climatico e la storia di una popolazione che ha dovuto lasciare i luoghi d’origine, hanno vinto il Sony World Photography Awards 2013.
Una mostra emozionate e forte vi aspetta all’AMY D Arte_Spazio!
INFO
In mostra dal 29 aprile al 25 maggio 2014
Lunedì - venerdì 09.00 - 12.00 / 15.00 -19.00
Sabato e festivi su appuntamento
Con la partecipazione di: The Secret Gardens
AMY D Arte_Spazio
Via Lovanio 6, 20121 Milano (Italy)
Tel. +39.02.654872
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.amyd.it
MM2 Moscova / bus 43-94 Via Statuto
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