
Dal 21 novembre 2024, Firenze diventa la meta ideale per chi desidera immergersi nella visione rivoluzionaria dell’Impressionismo, attraverso la mostra “Impressionisti in Normandia.” Al Museo degli Innocenti, opere iconiche di artisti francesi Monet, Renoir, Boudin, e altri maestri ci conducono in un percorso dove la luce e i paesaggi della Normandia prendono vita.
In questo tributo al movimento che ha stravolto l’arte occidentale, troviamo la Normandia come sfondo, crocevia di suggestioni naturali e culturali. È lì che, sulla costa battuta dai venti e sotto cieli mutevoli, Claude Monet ha immortalato le falesie di Étretat e Renoir e la Senna. “Voglio dipingere l’aria dove si trovano il ponte, la casa, il battello,” disse Monet.
Ed è proprio l’aria vibrante e il momento fugace che questa mostra riesce a catturare, trasportando i visitatori in un mondo in cui la natura detta il ritmo e ogni tela diventa un istante eterno. L’esposizione raccoglie più di 70 capolavori, con opere come “Falesie a Dieppe” di Delacroix, “La spiaggia a Trouville” di Courbet, e la celebre “Fécamp” di Monet. Gli spazi del Museo degli Innocenti, con la loro quiete, accolgono questi dipinti che emanano una luce incantata. Un invito per ogni spettatore a perdersi nei giochi di ombre e colori che segnano il ritmo della costa normanna, simbolo della ribellione impressionista contro la rigidità accademica.
Firenze, città dell’arte per eccellenza, abbraccia così una delle correnti più rivoluzionarie: l’Impressionismo. Attraverso il filtro della Normandia, queste opere sembrano sussurrare che la bellezza risiede nell’effimero, nell’istante catturato. È come se ogni dipinto raccontasse un segreto, un mondo che esiste solo nel momento in cui lo osserviamo.
Chi volesse prolungare quest’immersione nell’arte, potrà soggiornare al vicino Brunelleschi Hotel, una dimora storica che, con il suo fascino rinascimentale, offre la cornice perfetta per continuare il viaggio nella bellezza senza tempo.

All’interno dell’hotel, l’elegante ristorante Santa Elisabetta, insignito di due stelle Michelin, propone una cucina unica, in un ambiente intimo e suggestivo, mentre l’Osteria Pagliazza offre piatti ispirati alla tradizione toscana, da gustare anche all’aperto nella deliziosa piazzetta storica.

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L'eccellenza artigianale di Colombo incontra l'espressione contemporanea di Arik Levy nella nuova capsule collection
Testo di Tiziana Latorre
La nuova Sculptural Collection di Colombo, realizzata in collaborazione con il celebre artista Arik Levy, è una fusione affascinante tra l'artigianato di Colombo e l'arte contemporanea. Questa capsule segna un momento di svolta nella storia della maison, introducendo due parti distintive: la Sculptural Bag e una rivisitazione dell'iconico modello Dione.
La Sculptural Bag, ispirata alla serie di sculture "Rock" dell'artista, si distingue per le forme asimmetriche e spigolose ottenute attraverso un'abile manipolazione del volume. Queste borse interagiscono in modo dinamico con l'ambiente circostante, creando un affascinante contrasto con la morbida silhouette del corpo umano.

La reinterpretazione del modello Dione, invece, porta il marchio distintivo di Arik Levy con elementi tratti dalle sue serie di opere "Rock Growth" e "Fixing Nature". Queste borse diventano vere e proprie opere d'arte da collezione, con particolare attenzione alla versione arricchita da una maniglia speciale in oro 14 carati, che riproduce una sezione della scultura "The Facet", impreziosita da 79 diamanti melée, conferendo loro un tocco di glamour.

Arik Levy dichiara: “È stata un'esperienza fantastica avere l'opportunità di lavorare con uno dei brand di borsepiù rinomati al mondo e con i suoi maestri artigiani. Amo il modello DIONE e ho sempre ammirato la visione che la maison ha avuto tanti anni fa nel creare una borsa così senza tempo. Nel reinterpretare questo modelloho voluto creare una fusione duratura e di grande impatto tra arte e moda. È una sfida che riflette la mia dedizione a superare i confini della creatività, dell'artigianato e del design”
La maison del lusso Colombo
Fondata nel 1937 da Luisa Colombo, COLOMBO è una maison del lusso specializzata in borse e accessori realizzati con i materiali più pregiati, in particolare pelle di coccodrillo, con una passione e cura per i dettagli senza precedenti.

Attraverso la sua creatività unica, ispirata all'eleganza minimal della cultura milanese, COLOMBO esporta in tutto il mondo una visione di bellezza squisitamente Made in Italy, dal design senza tempo e dalla semplicità sofisticata. Un marchio di lusso moderno dall’heritage artigianale e dal know- how impareggiabile. Una storia di immutabile bellezza il cui stile inconfondibile rappresenta l’emblema di un'eleganza senza tempo.
Chi è Arik Levy?
Arik Levy, nato nel 1963 e residente a Saint Paul de Vence in Francia, è un rinomato artista noto per il suo eccezionale lavoro nel mondo dell'arte e del design. Laureatosi con lode all’Art Center Europe in Svizzera, il suo percorso artistico è caratterizzato da una profonda passione per il superamento dei confini tra le discipline e la costante esplorazione di nuovo ambiti artistici: dalla scultura alle installazioni, dai progetti di design alle scenografie per la danza contemporanea e l’opera.
Le sue opere sono esposte in tutto il mondo. Arik Levy è Chevalier des Arts et des Lettres de la République française.
L’Arte Italiana Vola a Parigi: Max Papeschi e l’Estinzione dell’Umanità all’Istituto Italiano di Cultura dal 28 ottobre 2024 al 28 marzo 2025.
«Se in un anno riesco a scattare sei foto buone, è stato un anno fertile» Il fotografo inglese Martin Parr si racconta alla presentazione della mostra Short & Sweet, dal 10 febbraio al 30 giugno al Mudec di Milano
Il Corpo come Tela, la Moda come Rivoluzione
Al Mudec di Milano fino al 16 Febbraio 2025, una mostra che non lascia spazio all’indifferenza: Niki de Saint Phalle, l’artista ribelle che ha infranto le regole del mondo dell’arte, torna a far parlare di sé. Con un’esposizione audace, il percorso mette in luce il legame viscerale con il corpo femminile, che l'esteta Niki ha trasformato in un manifesto vivente.
Le sue celebri "Nanas", figure monumentali dalle forme esplosive e dai colori accesi, non sono semplici sculture: sono grida di ribellione. Niki ci sfida a guardare il corpo in modo diverso, come una tela viva, da plasmare e rivendicare.“Tutte le carezze sono permesse. Viva l’amore” la performer dichiarava, esprimendo la sua visione di libertà.
La Mostra esplora temi pungenti come l’AIDS, la violenza di genere e il grido della natura sofferente e con il suo linguaggio visivo audace, affronta, senza paura, questioni che la società preferisce ignorare. Le sue opere scuotono le coscienze e, allo stesso tempo, offrono una possibilità di guarigione.
Fuori dalle sale principali dello spazio espositivo, una sezione dedicata alla moda svela un altro lato dell’artista. Gli abiti firmati Christian Dior, creati appositamente per lei dall’amico e direttore creativo Marc Bohan, riflettono il suo spirito anticonformista. La Saint Phalle non si limitava quindi a creare arte: era Lei stessa l’arte, con i suoi vestiti, con i gesti del suo corpo.
“Ogni abito doveva essere unico, come lei” spiegava Bohan, sottolineando la sua personalità indomabile. Non era solo una questione di moda, ma una dichiarazione di ribellione. Negli anni Sessanta e Settanta, mentre il mondo cambiava, la moda di Niki gridava con forza il suo dissenso. Le sue sculture e i suoi abiti sono le armi contro il conformismo, una fusione tra arte e politica che ha ridefinito il modo di vedere il corpo.
Tra i pezzi in esibizione spicca il celebre abito in "jersey e cuoio" indossato da Niki durante le riprese del film "Un rêve plus long que la nuit "del 1976, un esempio perfetto di come la sua arte fosse parte integrante della sua vita. Ogni dettaglio del suo guardaroba rifletteva il suo coraggio di essere se stessa in un mondo che cercava di imporre regole.
Questa mostra è un tripudio di colore e movimento. Tutte le sale esplodono di energia, come se le sculture e gli abiti stessi fossero vivi.
I visitatori si trovano immersi in un’esperienza totale, in cui la vitalità delle "Nanas" e l’audacia della moda si intrecciano, creando un flusso continuo di immagini e significati. Il corpo femminile, nelle mani di Niki, diventa un campo di battaglia: potente, colorato, in continua trasformazione. Non è solo una mostra, è un invito a riflettere sugli stereotipi che la società ci impone e attraverso l’arte ci offre l’opportunità di liberarci.
In questa retrospettiva antologica è chiaro che l’arte non vive solo nelle gallerie, ma su un corpo, su un abito, in ogni gesto di ribellione e, il messaggio di libertà e trasformazione che ne viene fuori è più attuale che mai. In un mondo che ancora fatica a liberarsi dalle proprie catene sociali, Niki ci invita a rompere i confini, a vivere il corpo e la moda come un manifesto di potenza e di cambiamento.

Info utili :
Ottobre 5, 2024 – Febbraio 16, 2025
Lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – Mercoledì – Venerdì – Domenica 9.30 – 19.30
Giovedì – Sabato 9.30 - 22.30
MUDEC
Via Tortona 56, Milan
https://www.mudec.it/en/niki-de-saint-phalle/
Teatralizzare grandi marchi storici d’Europa. Colpire, colorare l’immaginario ideando e allestendo la mise en scène di oggetti per la tavola - vetri, porcellane, cristalli, argenti - che attraversano il tempo. Questo è stato (e auspicabilmente sarà ancora, con possibili repliche ed estensioni o la dimensione itinerante) l’intento di “Manifatture in scena”, format di Ulderico Lepreri, architetto e designer nel settore luxury retail, che ha progettato una serie di box-teatri monografici visti per la prima volta a Milano HOME 2024.
L’allestimento a boccascena - questo il termine usato dall’architetto - è la soluzione per isolare e immergere lo spettatore nelle realtà allestite. Che rappresentano eccellenze nel loro campo.

Perché ci conquista?
Per il concept non rigidamente museale, ma consapevolmente foodcultural. Già solo la scelta di utilizzare la parola manifatture posiziona l’operazione come culturalmente alta, in un contesto fatto di pensiero artistico-creativo che diventa preziosa realizzazione o finitura manuale, produzione di edizioni limitate e personalizzate con precise strategie di costruzione del valore raro.
Dietro, la forza di un retaggio - secolare in alcuni casi, pluridecennale in altri - di storia e di saper fare, ma anche di pezzi iconici e di riletture, di innovazioni consolidate e di innovazioni ancora da scrivere, spalancate al futuro. Perché l’arte della tavola ce l’ha, un futuro.

Gli storici marchi in scena con design di ogni tempo
Ognuno dei marchi di Manifatture in scena è stato e magari ancora è leggenda, ossessione, collezione di sogno. Sono marchi che spesso aggiungono al nome la data di fondazione. Sono storia concentrata in un oggetto. Non sono stati scelti e accostati a caso. Eccoli:
Meissen 1710, la più antica e rinomata manifattura tedesca di porcellana. Celebre il suo decoro cipolla blu, celebri le figurine delle scimmiette musiciste. Fantastiche le riletture dei più straordinari pezzi. Qualcuno ricorda il film “Pursuing Love / UTZ” del 1992 che ha per protagonista un collezionista ossessionato dalle porcellane Meissen? E quanti sanno che la futura Regina Elisabetta ricevette un servizio Meissen tra i regali di nozze?

Riedel azienda austriaca con tre secoli di storia, inventrice dei bicchieri di cristallo diversi per ogni diverso vitigno. Forti del fatto che le qualità sensoriali di un vino sono influenzate dalla forma del calice usato per servirlo.
Moser 1857, le cui origini risalgono all’Impero Asburgico, nota in tutto il mondo per la lavorazione manuale del cristallo di Boemia. Lalique 1888, manifattura francese rinomata per le sue preziose collezioni di oggetti d’arredamento in cristallo. Venini 1921, prestigiosa vetreria di Murano i cui artisti e maestri vetrai danno vita a opere uniche nel campo del design. Un caso icona? Il fazzoletto. Altre icone? La lavorazione opalina. I vasi monofiore.
Haviland & C. Parlon 1842, brand di porcellana francese di Limoges. Royal Copenhagen 1775, brand danese fondato con il nome di Regia Fabbrica di Porcellana. Tutti, tutti conosciamo i piatti con il decoro blu e le statuine della bambina. Questa figurina, più famosa ancora della sua omonima di Frozen, si chiama proprio Elsa.

Rogaska, una delle più antiche e prestigiose manifatture di cristallo europee, situata nell’omonima località termale di Rogaska Slatina. Cesa 1882, storica fabbrica di argenteria italiana che ha realizzato il servizio di posate “Quirinale”, utilizzato ancora oggi per i pranzi di Stato datii dal Presidente della Repubblica Italiana.
Greggio 1948, argenteria protagonista delle più raffinate tavole italiane. Ricci Argentieri 1927, argenteria italiana leader nel settore della posateria e degli articoli da regalo.
Perdersi nei dettagli
Il gioco di Manifatture in scena è stato creare in ogni teatro una serie di postazioni, come in attesa di ospiti intorno a una tavola imbandita. Postazioni con un senso di lettura a volte cronologico, altre volte concettuale, creando giustapposizioni e contrapposizioni. Pannelli e video a completare la lettura dell’allestimento.

Ma uno dei godimenti maggiori di questo genere di allestimenti è perdersi nei dettagli: minime modellature, incisioni, trasparenze e opacità, tocchi di colore, varianti di décor, nuove palette cromatiche, ombre e riflessi, cesellature, impronte. Che sono esattamente pieghe della bellezza e del tempo.
Foto teatri: © Alberto Jona Falco - studioolimpic - Milan, Italy ! Courtesy Ulderico Lepreri
Foto dei dettagli: iPhone di Daniela
Daniela Ferrando
Una serie di piccoli gesti concreti raccontati da una campagna che invita alle buone pratiche, e ancora happening, concerti e una mostra d’arte in tema sostenibilità. Così il Centro Internazionale di Quartiere di Corvetto partecipa, con la città di Milano, alla settimana europea dedicata allo sviluppo sostenibile
Debuttato in prima nazionale al Teatro Astra di Torino lo scorso 9 novembre, arriva al Teatro Fontana Come gli uccelli, nuova produzione A.M.A. Factory, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione, Elsinor Centro di Produzione Teatrale e Teatro Nazionale di Genova, in collaborazione con TPE - Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi
“Ecco perché anche se è un’impresa disperata, una scommessa persa in partenza bisogna continuare a credere nel sogno di vivere insieme”
(da Tous des oiseaux - Come gli uccelli)
Potente e lacerante, il capolavoro drammaturgico del franco-libanese Wajdi Mouawad, tradotto in italiano da Monica Capuani per la prima assoluta italiana diretta da Marco Lorenzi, racconta della storia d’amore tra Eitan, giovane di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba, in una realtà storica fatta di conflitti, dolore, odii, attentati. Un labirinto di storie, eredità dimenticate, lotte fratricide che dà vita a un’indagine emotiva sulla propria identità culturale e sulle proprie origini. Una riflessione toccante e profonda sull’amore, l’incontro e l’identità.
Disperatamente giovani e innamorati, Eitan e Wahida, si conoscono a New York, in una delle scene d’incontro d’amore tra le più belle finora scritte per il teatro. A dispetto delle loro origini, il loro amore fiorisce e cerca di resistere alla realtà storica con cui i due ragazzi devono inevitabilmente fare i conti. Ma nel loro destino, qualcosa va storto sull’Allenby Bridge (Hebrew: אלנבי גשר Gesher Allenby), il famoso ponte che collega (ma allo stesso tempo divide (perché i controlli sono serratissimi e non a tutti è permesso il passaggio) Israele e Giordania.

Eitan rimane vittima di un attentato terroristico proprio su quel ponte (luogo e simbolo) e cade in coma. La storia personale dei protagonisti si intreccia alla Storia, con la “S” maiuscola, di attentati, conflitti, odii che ormai da troppi anni continua in quelle terre e tra le due culture di cui i protagonisti sono inevitabilmente esponenti. Durante il coma, in una dimensione sospesa, simbolica e potente, i piani temporali si intrecciano, si sospendono e si sovrappongono. Da luoghi diversi, infatti, arrivano, i genitori e i nonni a fare visita al ragazzo. Per tutti loro sarà l’occasione di guardare negli occhi la verità più nascosta, di affrontare il dolore dell’identità, il demone dell’odio, le ideologie più rigide che appartengono a ognuno dei personaggi e quindi a ognuno di noi. Sarà l’occasione per capire come resistere all'uccello della sventura che si scaglia contro il cuore e la ragione di ciascuno.
Con questo testo teatrale si superano il tempo e lo spazio, percorrendo vicende familiari di diverse generazioni ambientate in diversi luoghi geografici e si percorre un’indagine emotiva sulla propria identità culturale e genetica e sulle proprie origini. Cosa sappiamo dei segreti del nostro passato, della storia delle nostre famiglie? Di quanti momenti oscuri della storia e di quali violenze siamo eredi senza saperlo? Siamo davvero il DNA che ci scorre nelle vene oppure è tutto molto più complesso? Se nasciamo nel letto del nostro nemico, come possiamo evitare che il sangue che scorre nelle nostre vene diventi una mina antiuomo? So davvero chi sono?
In scena Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Lucrezia Forni, Irene Ivaldi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Federico Palumeri, Rebecca Rossetti, un cast internazionale di attori, caratterizzato da un’eterogeneità linguistica e culturale che riproduce quel percorso di “incontro” verso l’Altro che - per Mouawad come per Lorenzi e Il Mulino di Amleto - è una ragione di vita e di poetica. Agli attori è stato chiesto di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue (italiano, ebraico, tedesco, arabo) oltre alla propria con l'aiuto di esperti linguistici e culturali.

NOTE DI REGIA
Di Marco Lorenzi
Incontri straordinari.
«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada, passi del tempo insieme, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te, e poi, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre.
Come gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.
Di recente a New York, io e Barbara, siamo entrati per caso in un negozio, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: "Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio".
E lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di "uscire di casa", di andare verso l’Altro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.
E Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente l’anima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte all’amore e alla crudeltà dell’essere umano.Tous des oiseaux è grande teatro, forse il miglior tipo di teatro, perché sa giocare con la forma, con i linguaggi, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.
A questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi “veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata, perfetta per farlo.

Parola. Tempo. Emozione.
Come gli uccelli è stata l’occasione per costruire un cast unico, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi, origini e biografie, con un’eterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di “incontro”, quell’andare verso l’Altro che - come per Mouawad così per il Mulino - è una ragione di vita e di poetica.
Ho chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo, delle relazioni che costruiamo, dell’ascolto che porgiamo all’altro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che, per tre ore, si reggerà interamente sulle loro spalle, sulla loro forza, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria, con l'aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui, oltre all'italiano, gli attori reciteranno in ebraico, tedesco, arabo.
Anche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dell’epica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti, tre generazioni, diversi luoghi e momenti storici, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte... La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo, melodrammatico, coerentemente incoerente, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore.
Allo stesso tempo, il racconto, la parola detta, raccontata, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato, accompagniamo i morti fino all’ultimo passo, guariamo le ferite dei vivi, ci riscopriamo umani e uniti
nella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente.

Alla ricerca di una visione politica e umana.
Come cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari, sia l'unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (un’Arte), borghese, che - per quanto sia d’avanguardia - rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di “rimanere esterni”, di far finta di nulla, dove i “muri” non hanno più senso e dove solo i “ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti, che, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci, di attraversarci, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda, con una realtà complessa, multilingue, conflittuale.
Scegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro, immaginario o concreto, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro, l’apertura umana e filosofica, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici, in una pluralità di linguaggio, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde - citando Milo Rau - “il teatro non è un prodotto, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un'idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti, uno spettacolo multilingue, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante, scomodo e lacerante, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D'altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e, in quanto tale, è una sfida politica!
Il coraggio delle scelte
In Germania, nel 2019, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen, Kollaps, Platonov, Affabulazione, Senza Famiglia, Ruy Blas, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori.
Come gli uccelli, è anche un modo per mettere in discussione una idea di “repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove, di grandi testi che raccontino queste idee, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode, incerte, non consolatorie, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro».
“Una singola moltitudine”, mostra personale dell’artista romano, sarà esposta dal 10 al 24 maggio al Salotto di Milano
Dieci opere nate dall’urgenza di esplorare il concetto di interconnessione profonda che unisce gli elementi materici dell’universo: stiamo parlando di “Una singola moltitudine”, mostra personale di Cristiano Petrucci presentata dalla galleria londinese Cris Contini Contemporary, in esposizione dal 10 al 24 maggio presso gli spazi de Il Salotto di Milano.

L’artista romano, classe 1974, parte dalla purezza geometrica della pallina da ping-pong per esprimere la sua visione; questo elemento modulare gli permette infatti di mostrare un mondo che può essere esaminato soltanto al microscopio. Semplici palline da ping-pong, intagliate e cesellate con la massima cura, diventano dunque atomi impercettibili della materia capaci di dare vita a combinazioni infinite di forme armoniche. Attraverso l’associazione delle sfere mediante variazioni cromatiche ben precise, Petrucci riesce a conferire un effetto di moto perpetuo.
«Interrogandosi sulla relazione ancestrale tra umano e microcosmo – spiega Davide Silvioli, critico d’arte contemporanea – l’autore realizza opere che, per restituzione estetica, evocano agglomerati cellulari, colonie batteriche, tessuti biologici e aggregati atomici di cui ogni elemento possiede una propria irripetitibilità. Così come la sua sperimentazione sottende all’algebra che correla gli insiemi e i sottoinsiemi del mondo in un medesimo pattern biofisico, alla complessa proporzione per cui siamo ecosistemi dentro altri ecosistemi; ricordandoci che siamo una singola moltitudine».

Le opere generative di Petrucci, risultato di una sfida visionaria che contamina arte e scienza, interpretazione e analisi, nascono da un’esigenza emotiva di avvicinarsi a quelli che per lui sono i misteri della vita. «Per la mia arte non è corretto parlare di filosofia – osserva l’artista – È la ricerca che mi porta a osservare l’impercettibile, a ragionare partendo dal singolo per arrivare alla moltitudine che siamo tutti noi».
Tutto ciò è la sintesi di un percorso creativo iniziato con lo studio del linguaggio, della comunicazione e delle espressioni umane, e approdato successivamente a una fase secondaria in cui il lavoro è dominato da processi che regolano l’evoluzione della vita nelle sue forme primordiali. La produzione di Petrucci rivela oggi un mondo misterioso invisibile a occhio nudo.
Testi a cura di Barbara Spadafora
A partire dal 20 gennaio, fino all'11 febbraio 2024, il Comune di Cesano Maderno (MB) ospita la mostra personale di Nadia Nespoli “LESS IS MORE”, un’indagine a cura di Margherita Zanoletti sulle ricerche recenti dell’artista milanese, realizzate a partire dal 2018 sino ad oggi, per definire la sua poetica sul tema dell’essenzialità.
Con l'eleganza e il prestigio che contraddistinguono il Grand Hotel Alassio, i profumi e i sapori della Liguria hanno conquistato il palato di illustri ospiti del Fuorisalone di Milano, durante la quarta edizione dell'esclusivo evento Lusso Gentile
Il Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort ha trasportato i caratteristici sapori della Liguria direttamente nel cuore del Fuorisalone di Milano per la Cena di Gala “From Alassio with Love”. L'atmosfera della serata, ospitata presso il suggestivo Museo del Design, ha accolto un vasto pubblico partecipe, attratto sia dal talk di Lusso Gentile che dalla successiva cena.
Durante il corso della serata, i partecipanti hanno avuto l'opportunità di approfondire il concetto emergente di un lusso più gentile e orientato all'umanità, discutendo il ruolo delle aziende nella promozione della responsabilità sociale e nella valorizzazione del territorio e delle relazioni locali. Questa tematica è stata perfettamente riflesso anche nei piatti proposti, celebrando la semplicità e l'autenticità della cucina regionale, in linea con la filosofia del maestro Gualtiero Marchesi.

L'Executive Chef Roberto Balgisi ha guidato l'esperienza culinaria, presentando una selezione di piatti che abbracciavano le tradizioni gastronomiche della Riviera di Ponente e non solo. Le trofie al pesto, preparate a mano dalle esperte mani di Giulia e Isabel di MYFair Pasta, hanno offerto un viaggio sensoriale attraverso la Liguria, con il basilico speciale della fattoria De Pol di Albenga a conferire un tocco di autenticità.
Il viaggio gastronomico ha poi attraversato il lago d'Orta con il risotto al peperone crusco del talentuoso Chef Matteo Monfrinotti, prima di ritornare alla ricchezza della cucina ligure con le prelibatezze dolci provenienti dal rinomato laboratorio Lavoratti 1938 di Varazze, riportato alla vita grazie agli sforzi di Davide Petrini e Fabio Fazio.

La serata si è conclusa con una nota di dolcezza e creatività, con un gelato preparato dallo spettacolare show di Massimiliano Scotti e Roberto Balgisi, arricchito dal fumo dell'azoto e decorato con un'opera d'arte ispirata alla madonnina del Duomo, impreziosita dall'oro dello zafferano creato con la maestria di tre rinomati chef.
About Lusso gentile

Lusso Gentile si propone di raccontare il concetto di lusso attraverso le voci dei protagonisti dell'accoglienza più esclusiva, con un approccio innovativo e rispettoso delle regole fondamentali di rispetto, cura e amore. Il progetto nasce nel 2021 da un’idea di Gianluca Borgna, fondatore e Direttore Generale del gruppo alberghiero Talassio Collection con l'obiettivo di promuovere un lusso consapevole. Si propone di creare un sistema virtuoso in cui i manager del futuro possano sviluppare competenze altamente qualificate sostenute da valori orientati a impreziosire, ispirare ed influenzare positivamente aziende, luoghi e comunità. Questa filosofia, sempre meno legata alla materialità e sempre più centrata sull'esperienza sensoriale ed emozionale, ha attratto negli ultimi anni brand, manager e imprenditori di spicco, dando vita a una visione affascinante di un nuovo modo di concepire il lusso e l'azienda stessa.
Barbara Spadafora
Treviso palcoscenico di grazia e bellezza con “Facing Grace”, l’innovativa mostra dell’artista svizzero Simon Berger organizzata da Cris Contini Contemporary in collaborazione con il Comune di Treviso negli spazi di Casa Robegan, Musei Civici di Treviso. La mostra, a cura di Sandrine Welte e Pasquale Lettieri e sostenuta da Cristian Contini e Fulvio Granocchia, fa parte del programma culturale patrocinato dall’ Amministrazione Comunale e supportato da Banca Prealpi SanBiagio
Considerando il legame tra la città di Treviso e la casa natale del Canova a Possagno, Simon Berger si ispira al lavoro del celebre scultore neoclassico per sviluppare un concept espositivo che mira a dare una nuova interpretazione della complessa opera del Canova; un confronto con il linguaggio scultoreo unico del Maestro che traspone la personale ricerca estetica di Berger sulla forma umana fino al repertorio mitologico tipico del Canova.

L’artista svizzero prende come punto di partenza lo straordinario esempio di virtuosismo scultoreo delle “Tre Grazie” di Canova, nella composizione e nel movimento. Le tre Grazie -Euphrosyne (l’allegria), Thalia (la bellezza giovanile) e Aglaea (l’eleganza)- vengono scomposte e, attraverso la tecnica della ‘morfogenesi’ di Simon Berger, vengono riproposte su tele di vetro crepate ed incrinate come figure disgiunte, dando vita ritratti scultorei bidimensionali, che rivelano i loro caratteri distintivi, il loro personale incanto e mistero.
La reciproca separazione è superata grazie ad un progetto espositivo che, montando le tele verticalmente sul pavimento una dopo l'altra in linea retta, fa riacquistare unità all’opera e consente diverse prospettive a seconda dell’angolazione da cui lo spettatore la contempla. Questo sottile gioco di dissimulazione e ricostruzione è ulteriormente evidenziato dall'isolamento di parti del corpo distinte, riproposte come dettagli.
"Nelle opere di Simon Berger - dichiara Pasquale Lettieri - quello che non c’è reclama un corpus proprio, mentre quello che c’è tende a scomporsi nel processo della veglia e del sonno, con i due contendenti che provano a scambiarsi il posto - come i due teologi di Borges - mentre tutt’intorno impazza la modernità liquida e confusa".

Strettamente legata alla narrazione mitologica delle Tre Grazie, l’esposizione “Facing Grace” di Berger è ampliata dalla presenza della sua personale rivisitazione della Venere di Botticelli. Già ripresa in passato anche da Andy Warhol e da lui progettata attraverso ‘strati’ di significato pop-culturale, questi ‘strati’ sono ora riproposti da Berger attraverso un'installazione composta da diversi pannelli di vetro, smontati nei loro singoli colori che, presentando le caratteristiche facciali su lastre separate, formano un'immagine completa solo mediante la sovrapposizione.
Su questa associazione e sulla maestria tecnico-artistica dell’artista, Sandrine Welte spiega: “Un approccio rivoluzionario quello di Berger, una nuova definizione della pittura e della scultura in un medium ancora poco esplorato. Le premesse di una tecnica scultorea volumetrica e spaziale vengono da lui invertite, sfidando l'etica di una prassi a lungo consolidata, poiché le categorie - e quindi le linee di demarcazione - tra disegno, pittura e scultura iniziano a sfumare. Il suo è un nuovo linguaggio in cui la forza scultorea del braccio che scolpisce diventa il colpo attento di una mano disegnante, che incide tratti figurativi sulla superficie piatta della sua tela di vetro. Un paradosso che rompe con l'ortodossia delle classificazioni: pittura scolpita e scultura dipinta”.

A rendere ulteriormente omaggio ad Antonio Canova, al primo piano di casa Robegan Simon Berger espone un’installazione che rappresenta l’artista del Rinascimento da tutti e quattro i lati della stanza museale, come un’astrazione bidimensionale del suo autoritratto tridimensionale in scultura. La sala avrà inoltre una parete specchiata per giocare con la percezione di sé e con l’osservazione.
Carlo Antiga, Presidente di Banca Prealpi SanBiagio, ha commentato: "Nell’ambito del percorso di candidatura di Treviso a Capitale italiana della cultura 2026, progetto ambizioso che ci vede partner dell’Amministrazione comunale, abbiamo voluto lasciare un segno tangibile del nostro impegno sostenendo 'Facing Grace', mostra che incarna quel connubio di tradizione e innovazione, che caratterizza da sempre il nostro territorio. Territorio in cui da quasi 130 anni siamo impegnati nella promozione di iniziative culturali e nella valorizzazione del patrimonio artistico locale. Il nostro Istituto di Credito Cooperativo è infatti profondamente convinto che una crescita responsabile e sostenibile della comunità necessiti di essere alimentata e sostenuta da questi aspetti".
“L’arte di Simon Berger è magnetica. È la prima parola che mi è venuta in mente ammirando le installazioni dell’artista svizzero, che sono orgoglioso di ospitare a Ca’ Robegan - dichiara Mario Conte, Sindaco di Treviso- il suo modo di ‘creare’ e ‘disintegrare’, aggiungendovi significati e interpretazioni, saprà sicuramente coinvolgere i visitatori, rendendo Facing Grace una mostra di grandissima intensità emotiva, perfettamente inserita nello splendido contesto che, grazie a particolari accorgimenti nell’allestimento delle sale, andrà a valorizzare anche gli ambienti in un continuo e magnifico dialogo con le opere. Per la nostra Amministrazione proporre artisti come Simon Berger è un motivo d’orgoglio”.
About Simon Berger
Nasce il 9 aprile, 1976, in Svizzera. Vive e lavora presso il suo studio a Niederönz. Ha iniziato le sue esplorazioni artistiche dipingendo ritratti con bombolette spray prima di passare ad altri mezzi. Falegname di formazione, la sua naturale attrazione per il legno ha ispirato le sue prime creazioni artistiche all'interno del suo studio. Amante della meccanica, ha dedicato molto tempo anche alla lavorazione di carrozzerie usate per creare assemblaggi.
È stato riflettendo su cosa fare con il parabrezza di un'auto che è nata la sua idea di lavorare con il vetro. “I volti umani mi hanno sempre affascinato”, ha spiegato Simon “Sul vetro di sicurezza, questi motivi entrano in gioco e attirano magicamente lo spettatore. È un processo di scoperta dall'appannamento astratto alla percezione figurativa.” Ricordando le tecniche scultoree, un martello viene utilizzato per imprimere i tratti del viso evidenziati, mentre la frantumazione controllata del vetro crea fratture soggette alle leggi fisiche della materia: invece di crollare su sé stesso, il vetro di sicurezza mantiene i frammenti in posizione. L'incidenza della luce viene riflessa dai frammenti e dalle crepe all'interno del vetro, a seconda dell'illuminazione, sembra che il ritratto stesso risplenda.
Cris Contini Contemporary
La galleria internazionale Cris Contini Contemporary è stata fondata nel 2018 da Cristian Contini e Fulvio Granocchia ed è situata nel cuore di Londra. Cris Contini Contemporary offre ai collezionisti di tutto il mondo l’accesso ad un portfolio eclettico e multiculturale di artisti: dai grandi maestri moderni come Pablo Picasso, Lucio Fontana, Andy Warhol e Robert Indiana agli artisti contemporanei più apprezzati quali David Begbie, Endless, Antonio Freiles, Michelangelo Galliani, Ferruccio Gard, Michal Jackowski, Gioni David Gioni, Jeff Robb e tanti altri. Cris Contini Contemporary ha recentemente partecipato all’organizzazione e gestione di un Padiglione nazionale alla 59. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia 2022. Grazie anche alle sue continue nuove collaborazioni internazionali, la galleria rappresenta un punto di riferimento immancabile per gli appassionati e collezionisti d’arte di tutto il mondo.
L'installazione "Unlocking No. 3 flavours" di No. 3 London Dry Gin, presentata nell'ambito della mostra evento INTERNI CROSS VISION, costituisce un'immersione nei tratti distintivi del pregiato distillato. Dal 15 al 28 aprile 2024, presso l'Università degli Studi di Milano, i visitatori avranno l'opportunità di esplorare un'esperienza sensoriale unica, concepita e curata con maestria dalla designer Alessandra Baldereschi.
Questo suggestivo allestimento si propone di trasportare gli osservatori in un mondo di sapori intensi, scatenando un balletto di profumi che incanta i sensi. Il concetto che sottende all'installazione si ispira al mito del genio della lampada, dando vita a una spirale avvolgente che evoca un'atmosfera fiabesca. No. 3 London Dry Gin, rinomato per la sua eccellenza e pluripremiato, viene così reinterpretato in una fusione armoniosa di mixologia e arte.

L'opera di Baldereschi, esposta nel contesto del FuoriSalone, si inserisce nel più ampio panorama della mostra INTERNI Cross Vision, promossa da INTERNI per esaltare l'artigianato italiano in un dialogo con altre culture, ponendo l'accento su ricerca, innovazione e sperimentazione. No. 3 Gin si distingue all'interno di questo scenario, proponendo la propria interpretazione attraverso un lampadario a spirale che reinventa la quotidianità con un tocco di magia. Realizzata con maestria dall'azienda Sturm di Milano, l'installazione cattura le sfumature di gusto e aroma del No. 3 Gin, raffigurando gli ingredienti e l'essenza stessa del distillato in una spirale che si dipana dalla caratteristica bottiglia turchese.
Il titolo stesso dell'opera, "Unlocking No. 3 flavours", mette in risalto gli elementi fondamentali del No. 3 Gin: le ricche e variegate botaniche, tra cui spiccano ginepro, agrumi e spezie, che con il loro equilibrio impeccabile conferiscono al gin una freschezza unica. La spirale ascendente del design visivo riflette l'essenza di No. 3 e l'iconica chiave impressa sulla bottiglia, simboli del leggendario luogo di nascita del gin presso Berry Bros & Rudd, il più antico emporio di vini e liquori di Londra, situato al numero 3 di St James's Street fin dal lontano 1698.
Alessandra Baldereschi, mente creativa dietro questa straordinaria installazione, condivide la sua visione: " “Quando un profumo è nell’aria, i nostri sensi si attivano e danno luogo a quella che viene definita ‘rappresentazione olfattiva’, una reazione emotiva di cui gli odori sono la chiave: è quello che ho voluto creare nell’installazione altamente sensoriale di No. 3 Gin. Questo profumo deriva dai sapori perfettamente bilanciati delle botaniche accuratamente selezionate, che diventano i pendagli di un lampadario sognante ispirato al mito del genio della lampada: uno spirito che con i suoi poteri magici può esaudire fino a tre desideri”.
Orari di apertura:
15.04 h. 14:00 apertura ufficiale
15-21.04 > h. 10:00 -24:00, ultimo ingresso h. 23.30
22-27.04 > h. 10:00 -22:00 ultimo ingresso h. 21.30
28.04 > h.10:00 -18:00
Mille metri quadri su tre piani in via Bracco per valorizzare la cultura del cibo e racconta l’origine dei piatti della tradizione all’interno di una esperienza innovativa e immersiva: inaugurazione primo livello il 20 dicembre
Cibo, arte e cultura sono gli ingredienti del Mute, il primo museo dell’enogastronomia campana, che nasce in via Bracco 51 a Napoli, da una idea dell’imprenditore Diego Minutaglio con l’avvocato Luigi Lamberti, con il contributo della Regione Campania. Mille metri quadri, sette vetrine su strada e tre piani dedicati alle maestrie del passato, la storia dei prodotti e delle ricette e la degustazione di prodotti unici e inconfondibili, per un percorso storico nel segno dell'arte e della bellezza di una cultura dalle profonde radici.
«II Museo MUTE è un’antologia di sapori e tradizioni della comunità campana, testimonianza storica delle generazioni passate e patrimonio enogastronomico delle generazioni future. Ogni ospite è accompagnato in un percorso culturale e culinario capace di affascinare, divertire e intrattenere con tour guidati, degustazioni a tema e appuntamenti formativi per grandi e piccoli. II MUTE è pensato per il turismo, la didattica e per gli amanti del food per una esperienza innovativa e immersiva. Offre, inoltre, la possibilità di acquistare prodotti unici e di alta qualità delle migliori aziende della filiera enogastronomica Campana», dichiarano gli ideatori.
L’inaugurazione del primo livello
Da mercoledì 20 dicembre sarà aperto il primo livello, dove si potranno degustare - sia nei comodi salottini che appoggiati ai banconi - gli insaccati di mare dello chef stellato Pasquale Palamaro, il “casadduoglio” con i prodotti caseari e di salumeria di Sabatino Cillo e il pane di Carlo Di Cristo, la pizza nel ruoto leggera e croccante a cura di Impasto Vivo, l’angolo con i tipici cuoppi fritti. Nelle scaffalature i prodotti selezionati da esperti tra grandi e piccole realtà della Campania che verranno raccontati durante eventi dedicati. Il tutto valorizzato dal disegno di interni di Roberto Cremascoli di Cor Arquitectos, allievo dell’archistar Alvaro Siza.
Sui monitor, anche bifacciali per comunicare all’esterno, verranno raccontati i fondamenti della gastronomia attraverso slide e video realizzati da Brand Salad Studio. Come ad esempio gli strumenti della tradizione quali l’agliara (oggetto antichissimo ancora in uso nelle case e nelle pizzerie più antiche della Campania, la cui nascita è da ricercare nella caduta dell’impero Romano), ‘a caffettera (fondamentale per il rito quotidiano del caffè), ‘o pignatiello (tipico tegame di coccio dal fondo bombato e dai bordi alti che viene utilizzato per la cottura di piatti a base di carne, pesce o verdure), ‘a votapesc (mestolo forato fondamentale per le fritture).
Gli ospiti potranno conoscere così anche la storia dei prodotti della terra protagonisti delle ricette della tradizione a partire da ‘a pummarola che arriva dal Sud America per poi essere adottata dalla cucina italiana con le sue numerose proprietà, qualità e benefici, oppure ‘a patan originaria di Perù e Bolivia diventa fondamentale nel ricettario partenopeo affiancato alla pasta mista, e l’iconico friariello che nasce come scarto destinato alla plebe fino a diventare re della cucina napoletana.

Il percorso completo a metà del 2024
A metà del 2024 verranno completati gli altri piani. Il percorso inizierà con la discesa al livello più basso del museo con una scalinata che ha sulle pareti opere d’arte di Alberto Bottilo dove si intrecciano l’anima di Napoli e la sua tradizione culinaria, come l’illustrazione digitale che lega con ironia e rispetto il grande calciatore Maradona al pomodoro, entrambi elementi onnipresenti nella storia e nella tradizione del popolo napoletano.
Giunti al -2 ci sarà una grande sala che riproduce il teatro della strada con le vie della tradizione campana ricche di colore e allegria, e una sequenza di “botteghe” che circonda la grande piazza. In questo luogo verranno ospitati anche eventi, spettacoli e condivisione d’esperienze.
Risalendo al piano -1 troveremo la galleria del gusto, uno spazio dotato di ampia cucina e postazioni dedicate allo show cooking, i laboratori didattici, la formazione e dimostrazioni gastronomiche dove diverse figure della tradizione campana saranno invitate ad “esibire” le proprie creazioni culinarie e viticole.
La mostra di Giotto Calendoli nel cantiere
Intanto, negli altri livelli ancora in cantiere si potrà assistere alla mostra dell’artista napoletano Giotto Calendoli, dal titolo “Manodopera”, per raccontare il rapporto viscerale con la città che si nutre da sempre di colori e sapori tra istallazioni, artwork, illustrazioni, merchandising, stoviglie, e possibilità di gustare la sua cucina e acquistare tutto ciò che si tocca.
“Nisciuno è nato imparato” è il primo slogan disegnato sulla parete che gli ospiti si troveranno una volta raggiunto l’inizio della mostra al piano -2, per poi entrare in una sala caotica dove campeggia la scritta “senza arte né parte”. Sulle mura l’artista ha disegnato un ragazzo che vuole spaccare il mondo con una installazione di corde legate alle colonne. Tutto intorno Giotto ha giocato con diversi art word come una gru che trasporta un corno (richiamo alla scaramanzia) e un ciuccio seduto sul mondo (simbolo del calcio e della città, che invita all’autoanalisi grazie allo slogan “ignoro e tu?”) fino al “Vesuvio erutta” (sfottò che il napoletano riceve e rende come punto di appartenenza) dove il vulcano è creato dalla silhouette di una donna.
Nell’altra sala c’è Napoli tra panni stesi, i colori dei palazzi, e vari elementi come una buca con l’acqua al centro, una rappresentazione del Maschio Angioino in sabbia e una carriola che “vomita” cellulari, tutti carichi di pensieri su cui riflettere.
Poi si risale verso uno spazio che rappresenta la mensa della galleria, con panini da mangiare sui tavoli e merchandising tra con t-shirt e shopper, piatti e tazzine di ceramica. Sulle mura una nonna che grida “si fa freddo sali” e una donna indipendente che non ha bisogno di nulla se non della sua parmigiana per godere.
Visitabile gratuitamente dalle ore 10 alle ore 18 la mostra resterà aperta fino al 24 dicembre, data in cui quei livelli torneranno nelle mani degli operai per il completamento dei lavori. Per info www.mutecampania.it
Le Candy Chair sono opere d'arte funzionali, ispirate alla forma succulenta di una caramella tagliata a metà
Il marchio ferrarese CANDYSLAB, con la sua carica esplosiva di creatività e innovazione nel mondo del design pop, torna a scuotere la Milano Design Week 2024 con un annuncio che farà scintille: le Candy Chair. Queste sedute dalle forme accattivanti, ultima gemma della rinomata serie Candys, faranno la loro comparsa presso l'esclusiva boutique Atelier Emé, posizionata strategicamente nel cuore pulsante di Milano, in Corso Vittorio Emanuele II.
In una fusione affascinante tra il mondo del design e quello dell'alta moda, le Candy Chair bianche e nere di CANDYSLAB diventano l'epicentro di una straordinaria fusione artistica, esaltando le creazioni esclusive della Collezione Cerimonia 2024 di Atelier Emé. Questa collaborazione unica genera una sinergia inebriante che mescola l'estetica giocosa del design pop con l'eleganza senza tempo della moda, catturando l'essenza stessa della città che da sempre incarna questa fusione armoniosa.
Le Candy Chair sono vere e proprie opere d'arte funzionali, ispirate alla forma succulenta di una caramella tagliata a metà. La loro versatilità sorprendente consente loro di trasformarsi con agilità da seduta a tavolino e viceversa, mentre la loro impilabilità offre infinite possibilità di creare composizioni uniche e suggestive, che trasformano ogni spazio in un ambiente vibrante di energia e stile.

Queste sedute, destinate a diventare il nuovo must-have per gli amanti del design, saranno disponibili per l'acquisto a partire dal 22 aprile, arricchendo ulteriormente la già vasta gamma di prodotti della serie Candy di CANDYSLAB. Oltre alle Candy Chair, la serie include una miriade di altri prodotti dallo spirito giocoso e creativo, tra cui soprammobili decorativi, specchietti con scritte simpatiche e lampade d'ambiente multifunzionali, che permettono a ogni cliente di esprimere la propria personalità e creatività attraverso il design.
CANDYSLAB, nato nel 2019 come un'esplosione di creatività e innovazione nel mondo del design, si distingue per la sua capacità di unire l'estetica al funzionale, offrendo prodotti che sono "belli da vedere e buoni da usare". La missione del brand è quella di consentire ai clienti di personalizzare il proprio stile di vita in modo originale e grintoso, mantenendo un occhio attento all'innovazione e alla sostenibilità.
Uno dei punti di forza di CANDYSLAB è la sua capacità di gestire internamente l'intero processo produttivo, dalla concezione delle idee alla produzione industriale e alla distribuzione commerciale. Grazie alla sua esperienza nel settore del design e della stampa 3D, l'azienda è in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato, mantenendo un approccio vitale e sempre in crescita.
Barbara Spadafora
Onigiri, bentō e pietanze tradizionali che hanno ispirato e unificato generazioni di otaku, nerd e appassionati di anime e avventure nel Sol Levante: Palazzo della Meridiana di Genova celebra le opere dei grandi Maestri del disegno animato come Hayao Miyazaki, Eichiro Oda e Masashi Kishimotola nella mostra "Itadakimasu. Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime"
Nato dall’amicizia tra due ingegneri, è un inno alla vita rilassata e all’artigianalità dei prodotti
Una realtà gastronomica partorita dalla mente di due ingegneri. Difficile a credersi, eppure Morbido è la dimostrazione che niente è impossibile.
Basta recarsi a Roma nel quartiere Appio Claudio, a due passi dal Parco degli Acquedotti, per scoprire l’hamburgeria di quartiere aperta nel 2019 da un’idea di Giuseppe Aronica e Alessio Staffoli, rispettivamente ingegnere delle comunicazioni e ingegnere informatico.

Pensata inizialmente come format di street food, si è trasformata presto in un’attività con sede stabile. Il nome non è stato scelto a caso: Morbido, da un lato, fa subito venire in mente un panino in cui affondare i denti, dall’altro è l’affermazione di un approccio alla vita. Vuol dire serenità, rilassatezza, meno corsa e più ricerca; un rifiuto allo stress quotidiano.
«Appena aperti abbiamo concentrato tutte le nostre energie sulla qualità in loco, senza puntare molto sul delivery e sull’asporto – raccontano Alessio e Giuseppe – Poi la pandemia ha scombinato tutto, costringendoci a buttarci su take-away e consegna a domicilio. Oggi possiamo affermare di avere grandi soddisfazioni da entrambi gli aspetti: la sala è sempre più piena e nel delivery siamo attualmente tra le prime tre scelte su Glovo per ciò che riguarda gli hamburger a Roma. Questo ci riempie di felicità, perché ripaga i nostri sacrifici e ci fa capire che stiamo andando nella direzione giusta».

La conferma è arrivata nel 2023, anno record per Morbido. Merito senza dubbio dell’offerta gastronomica, ma anche di questi due giovani amici (classe 1983 e 1988) che, nel tempo, hanno incrementato la loro formazione puntando alla crescita: Giuseppe attraverso svariati corsi professionali di cucina e pasticceria, Alessio nel marketing e nel management della ristorazione. Tutto ciò senza mai perdere di vista tre ingredienti fondamentali: passione, talento e lungimiranza.
Entrando da Morbido si scoprono i sapori partendo dalle materie prime, selezionate con grande ricerca e attenzione, non dai prodotti industriali. L’unica eccezione alla regola è rappresentata dalle patatine fritte: «Dobbiamo un po’ sdoganare la patatina fritta surgelata – spiega lo chef Giuseppe Aronica - non sempre è sinonimo di scarsa qualità. Anzi. Esistono prodotti di altissimo livello, basta saperli individuare. Inoltre i nostri volumi sono talmente importanti che sarebbe impensabile organizzare una linea di patatine fritte in casa».

«Altro aspetto fondamentale è il grande lavoro artigianale costante presente in cucina – aggiunge Alessio Staffoli – Dietro al servizio si nasconde un’enorme preparazione: abbiamo sempre pronti da cuocere almeno 250 hamburger, più altri 70 circa da servire al piatto. La nostra cucina è organizzata come quella di un ristorante: abbiamo del personale dedicato esclusivamente alla friggitoria, altri solo per i dolci, e così via».
Cuore dell’offerta di Morbido è ovviamente la carne (manzo, vitella, maiale e pollo), consegnata ogni giorno e proveniente dal banco della macelleria di Antonio Di Stefano, che collabora nella selezione dei tagli migliori: brisket, pancia e magro, Scottona nazionale e molto altro. Da segnalare il fatto che la carne macinata per gli hamburger non venga messa sottovuoto, ma sia incartata dal macellaio come avviene con i clienti del mercato.
Altro fiore all’occhiello è il pane, realizzato in maniera artigianale dal forno romano Fatti di Farina appositamente per il locale, con una ricetta studiata e calibrata alla perfezione per accogliere la carne e i suoi condimenti. Mai come in questo caso il nome dell’insegna è rivelatore: il pane di Morbido è una nuvola dentro e croccante fuori. Tutti i panini in carta sono frutto di ricette personali, passioni dello chef e ricordi di viaggio.
La friggitoria, oltre a grandi classici come patatine, onion rings e alette di pollo, propone delle polpette di bollito, un brie in crosta di cornflakes, parmigiana croccante, bombette e polletti. Questi ultimi, in particolare, sono un vero e proprio esempio di waste food: vengono recuperati gli scarti del pollo utilizzato per la tagliata e marinati con salsa BBQ, lime, paprika dolce e fritti.
Chiudono la proposta di Morbido i dessert, tutti rigorosamente homemade, con una selezione divisa fra grandi classici e ricette più orientate alla creatività e all’innovazione.
Barbara Spadafora
Dal 22 al 24 settembre torna la Torino Tattoo Convention, una delle manifestazioni di settore più importanti d’Europa e del mondo. 12 edizioni, oltre 100.000 visitatori, 3.600 tatuatori da tutto il mondo per un appuntamento che è ormai un must per tutti gli appassionati. 3 giornate ad alto tasso di inchiostro, 250 tatuatori in arrivo da 8 paesi diversi, oltre 20 contest e più di 100.000 i visitatori attesi da tutta Europa.
Appuntamento il 20 marzo, Giornata Mondiale della Felicità, per il più grande spettacolo motivazionale fondato sul diritto di tutte le persone a condurre una vita appagata
Testo di Tiziana Latorre
In occasione della Giornata mondiale della Felicità (istituita nel 2012 dall’ONU per riconoscere l’importanza di questo sentimento nella vita delle persone in tutto il mondo), mercoledì 20 marzo 2024 la Fondazione della Felicità, presieduta da Walter Rolfo, chiama a raccolta al Forum di Assago personalità dello spettacolo, sportivi, creator, ma anche formatori, manager di aziende e docenti per Happiness on Tour, Vite – Storie di felicità. Il più grande evento motivazionale gratuito dedicato alla felicità, realizzato con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano, si snoderà in due momenti principali: la mattina dalle 9:30 per gli studenti delle scuole superiori e la sera dalle 21:00 per tutti.

Durante la kermesse, gli ospiti si racconteranno in modo inedito condividendo col pubblico i momenti cruciali della propria carriera professionale o della vita privata con lo scopo di sollevare una riflessione sulla propria felicità traendo ispirazione dalle storie degli altri.
«Sarà un’occasione per ribadire il diritto alla felicità di ogni persona - spiega Walter Rolfo - a prescindere dal genere, dall’età, dalla classe sociale ed economica, dall’orientamento sessuale, dalla religione e dall’etnia. Ciascuna testimonianza sarà nuova e preziosa, in grado di lasciare un segno, un’intuizione che potrà contribuire alla realizzazione dei nostri sogni».

Insieme al presidente della Fondazione della Felicità, la sera si avvicenderanno sul palco i seguenti ospiti: Clara, cantautrice in gara all’ultimo Festival di Sanremo e vincitrice dell’edizione Giovani 2023, nonché attrice nella serie tv di successo Mare Fuori; Raul Cremona, noto comico e illusionista; Germano Lanzoni, personaggio protagonista del film Il Milanese Imbruttito e fondatore di Humor Business Experience; Francesca Corrado, ideatrice della prima Scuola di Fallimento in Italia; Giulia Biondi, dottoressa in biologia della nutrizione, docente di alimentazione e formatore olimpico; Mattia Bidoli, in arte Flip, prestigiatore e attivista che da anni porta la magia in ospedali, orfanotrofi, carceri, campi profughi e zone di guerra; Andrea Paris, comico, mago, mentalista e attore; Pasquale Acampora, mental coach fondatore di Blackship; infine Riccardo Haupt, direttore operativo di Chora & Will Media.
Nel corso della mattinata, saranno presenti con le loro storie anche Amalia Ercoli Finzi, scienziata e ingegnera aerospaziale conosciuta come “La Signora delle Comete”; Emanuele Lambertini, Oro Paralimpico di scherma; Raffaello Corti, in arte Faccestamagia, comico e prestigiatore; Giuseppe Stigliano, imprenditore, manager e autore.ù

Partner principale del progetto Happiness on Tour è Generali, azienda particolarmente attenta alle persone nelle loro ambizioni di felicità e impegnata nel generare un impatto concreto positivo nelle comunità in cui opera.
L’intera iniziativa è rivolta in particolare alle scuole in quanto punta ad arrivare alla felicità degli studenti e delle studentesse di oggi, spesso condizionati da un contesto fitto di cambiamenti che li porta ad affrontare ogni giorno sfide sociali sempre più complesse: guerre, dipendenza dai social e abuso delle tecnologie con conseguente isolamento sociale, depressione e bullismo. Per questo motivo, la Fondazione della Felicità ha voluto offrire ad alunni e docenti programmi educativi gratuiti, nel tentativo di favorire un ambiente scolastico sereno e collaborare alla costruzione di un futuro migliore votato alla felicità.
Nel comune di Osimo (AN) inaugura una mostra internazionale che accoglie i maestri italiani dell'arte urbana, con oltre 20 artisti e 70 opere esposte nel magnifico Palazzo Gallo. La mostra, intitolata "PopUp! Attitude", curata da Monica Caputo e Gian Guido Grassi e realizzata con il patrocinio di Palazzo Blu di Pisa, è un'immersione nell'affascinante mondo dell'Urban Art, aperta al pubblico fino all'8 ottobre
La città di Osimo, nelle Marche, si è trasformata nel centro nevralgico dell'arte urbana italiana con l'inaugurazione di "PopUp! Attitude", una mostra innovativa che mette in luce il talento e la creatività dei principali protagonisti della scena nazionale e internazionale. Nell'attuale contesto culturale, dove l'arte si manifesta anche al di fuori dei confini dei musei e delle gallerie, l'Urban Art sta giocando un ruolo fondamentale nel plasmare l'identità delle città di tutto il mondo.

L'attitudine, concetto chiave dell'esposizione, rappresenta l'approccio con cui gli artisti esprimono la loro arte, un'espressione diretta e autentica che affonda le radici nella quotidianità e nell'esperienza di quartiere. Le opere esposte riflettono l'evoluzione dell'arte urbana, che ha abbandonato le sue origini di "Writing" (cioè la scrittura stilizzata e calligrafica) per aprirsi a nuove forme espressive, sia figurative che astratte.
Il Palazzo Gallo, uno splendido edificio del Settecento, offre una cornice magnifica a questa esibizione che racchiude oltre 70 opere di artisti di fama mondiale. Curata con passione e competenza da Monica Caputo e Gian Guido Grassi, la mostra si distingue per la varietà e la profondità dei temi trattati. Il percorso espositivo è diviso in quattro focus monografici e una sezione storica che racconta l'evoluzione dell'arte urbana attraverso gli anni.

Nella prima sala, i visitatori possono ammirare le creazioni del Gruppo OK, una delle crew italiane più rivoluzionarie e audaci, che hanno saputo sperimentare nuove forme artistiche negli anni '90. La seconda sezione, intitolata "storica", raccoglie le opere di artisti che hanno contribuito a definire diverse correnti artistiche, dalla Street Art al neo muralismo, fino al Lettering e al Post Graffiti.
Ma l'arte urbana non si limita alla pittura murale: sculture e installazioni, realizzate da artisti come Etnik, Muz e Peeta, dimostrano come questa forma d'arte possa estendersi ben oltre i confini bidimensionali. E proprio la sinergia con lo spazio urbano è uno degli aspetti più affascinanti dell'Urban Art: i lavori di Zamoc, Allegra Corbo, Moneyless e Twoone, che hanno interagito con le strade di Osimo per creare opere d'arte uniche, testimoniano come l'arte possa fondersi con la quotidianità delle persone.

La parte finale della mostra è dedicata alle personalità di spicco dell'arte urbana italiana: StenLex, celebri per aver introdotto la tecnica "Stencil Poster", Eron, maestro della "Spray Art", e Ericailcane, creatore di visionarie figure antropomorfe che sembrano uscite da un mondo fantastico.
Ma "PopUp! Attitude" non si limita alle sale del Palazzo Gallo: l'arte urbana invade Osimo in ogni angolo della città, con opere create appositamente per questo evento. Dai murales che decorano le facciate di edifici industriali, alle installazioni pubbliche come "Donna forma" di Giorgio Bartocci, che celebra la figura femminile, Osimo diventa una vera e propria galleria a cielo aperto.

L'evento è promosso dall'Associazione MAC Manifestazioni Artistiche Contemporanee di Osimo, in collaborazione con il Comune e l'IIS Laeng-Meucci di Osimo e Castelfidardo, grazie al contributo della Regione Marche e il sostegno di Asso e Osimo Servizi. La mostra si arricchisce ulteriormente grazie alla generosità della famiglia proprietaria di Palazzo Gallo, che ha concesso i suoi spazi per ospitare questa straordinaria esibizione.
"PopUp! Attitude" è un'esposizione che dimostra come l'Urban Art sia in grado di riscrivere le nostre città, donando loro un nuovo volto e una nuova anima, e come gli artisti possano essere autentici catalizzatori di cambiamento e innovazione.
Ph: Angelica Muzzi
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