https://www.demotest.eu/nerospinto/payoff.png

"Come gli uccelli", il capolavoro drammaturgico di Wajdi Mouawad debutta a Milano

"Come gli uccelli", il capolavoro drammaturgico di Wajdi Mouawad debutta a Milano

Debuttato in prima nazionale al Teatro Astra di Torino lo scorso 9 novembre, arriva al Teatro Fontana Come gli uccelli, nuova produzione A.M.A. Factory, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione, Elsinor Centro di Produzione Teatrale e Teatro Nazionale di Genova, in collaborazione con TPE - Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi

Ecco perché anche se è unimpresa disperata, una scommessa persa in partenza bisogna continuare a credere nel sogno di vivere insieme”
(da Tous des oiseaux - Come gli uccelli)

Potente e lacerante, il capolavoro drammaturgico del franco-libanese Wajdi Mouawad, tradotto in italiano da Monica Capuani per la prima assoluta italiana diretta da Marco Lorenzi, racconta della storia damore tra Eitan, giovane di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba, in una realtà storica fatta di conflitti, dolore, odii, attentati. Un labirinto di storie, eredità dimenticate, lotte fratricide che dà vita a unindagine emotiva sulla propria identità culturale e sulle proprie origini. Una riflessione toccante e profonda sullamore, lincontro e lidentità.

Disperatamente giovani e innamorati, Eitan e Wahida, si conoscono a New York, in una delle scene dincontro damore tra le più belle finora scritte per il teatro. A dispetto delle loro origini, il loro amore fiorisce e cerca di resistere alla realtà storica con cui i due ragazzi devono inevitabilmente fare i conti. Ma nel loro destino, qualcosa va storto sullAllenby Bridge (Hebrew: אלנבי גשר Gesher Allenby), il famoso ponte che collega (ma allo stesso tempo divide (perché i controlli sono serratissimi e non a tutti è permesso il passaggio) Israele e Giordania.

Eitan rimane vittima di un attentato terroristico proprio su quel ponte (luogo e simbolo) e cade in coma. La storia personale dei protagonisti si intreccia alla Storia, con la S” maiuscola, di attentati, conflitti, odii che ormai da troppi anni continua in quelle terre e tra le due culture di cui i protagonisti sono inevitabilmente esponenti. Durante il coma, in una dimensione sospesa, simbolica e potente, i piani temporali si intrecciano, si sospendono e si sovrappongono. Da luoghi diversi, infatti, arrivano, i genitori e i nonni a fare visita al ragazzo. Per tutti loro sarà loccasione di guardare negli occhi la verità più nascosta, di affrontare il dolore dellidentità, il demone dellodio, le ideologie più rigide che appartengono a ognuno dei personaggi e quindi a ognuno di noi. Sarà loccasione per capire come resistere all'uccello della sventura che si scaglia contro il cuore e la ragione di ciascuno.

Con questo testo teatrale si superano il tempo e lo spazio, percorrendo vicende familiari di diverse generazioni ambientate in diversi luoghi geografici e si percorre unindagine emotiva sulla propria identità culturale e genetica e sulle proprie origini. Cosa sappiamo dei segreti del nostro passato, della storia delle nostre famiglie? Di quanti momenti oscuri della storia e di quali violenze siamo eredi senza saperlo? Siamo davvero il DNA che ci scorre nelle vene oppure è tutto molto più complesso? Se nasciamo nel letto del nostro nemico, come possiamo evitare che il sangue che scorre nelle nostre vene diventi una mina antiuomo? So davvero chi sono?

In scena Aleksandar Cvjetković, Elio DAlessandro, Said Esserairi, Lucrezia Forni, Irene Ivaldi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Federico Palumeri, Rebecca Rossetti, un cast internazionale di attori, caratterizzato da uneterogeneità linguistica e culturale che riproduce quel percorso di incontro” verso lAltro che - per Mouawad come per Lorenzi e Il Mulino di Amleto - è una ragione di vita e di poetica. Agli attori è stato chiesto di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue (italiano, ebraico, tedesco, arabo) oltre alla propria con l'aiuto di esperti linguistici e culturali.

 

NOTE DI REGIA

Di Marco Lorenzi

Incontri straordinari.

«Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada, passi del tempo insieme, diventano un viaggio di conoscenza per te e per chi percorre quella strada insieme a te, e poi, quando tutto è finito ci si lascia come è normale che sia. Poi, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto, come una bomba piazzata nel bel mezzo della tua vita dartista. Incontri che ti segnano per sempre.

Come gli uccelli / Tous des oiseaux fa parte del secondo tipo di incontro.
Di recente a New York, io e Barbara, siamo entrati per caso in un negozio, ad Harlem. Parlando con il proprietario gli abbiamo chiesto perché avesse scelto come simbolo di quel negozio una tartaruga. Ci ha risposto: "Perché la tartaruga procede in avanti solo quando tira la testa fuori dal guscio".
E lo porto nel cuore mentre mi addentro nella storia complessa e magnifica scritta da Wajdi Mouawad. Il grande teatro infatti ci sa stupire nel momento in cui decidiamo di "uscire di casa", di andare verso lAltro a costo di andare contro la nostra propria tribù – come direbbe Mouawad stesso.
E Tous des oiseaux è grande teatro. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole e intime che appartengono alla nostra vita e ai nostri desideri, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente e emozionante che parla non solo di noi, ma dei grandi movimenti della Storia stessa. Che ci tocca profondamente lanima mentre urla con prepotenza le sue domande politiche e umane. Che non ci lascia indifferenti di fronte allamore e alla crudeltà dellessere umano.Tous des oiseaux è grande teatro, forse il miglior tipo di teatro, perché sa giocare con la forma, con i linguaggi, portarli alle estreme conseguenze del virtuosismo senza però perdere mai il contatto con quel bisogno ancestrale che il teatro porta scritto nel suo codice genetico: farci emozionare.
A questo punto diventa una grande sfida portarlo in scena. E farsi veicolo” di tutto questo. Ma penso che da sempre faccia parte del mio percorso e del Mulino di Amleto ricercare instancabilmente di spostare i confini del teatro qualche metro più in avanti rispetto a dove pensiamo che siano. Mouawad ci ha regalato una materia densa e infuocata, perfetta per farlo.

Parola. Tempo. Emozione.

Come gli uccelli è stata loccasione per costruire un cast unico, che mescolasse attori italiani ad attori provenienti da altri paesi, origini e biografie, con uneterogeneità linguistica e culturale che durante il processo di creazione dello spettacolo potesse riprodurre quel percorso di incontro”, quellandare verso lAltro che - come per Mouawad così per il Mulino - è una ragione di vita e di poetica.

Ho chiesto a questo incredibile cast di interpreti (e a me stesso) di lasciare alle spalle quello che sappiamo sul teatro per andare alla ricerca di un significato più sottile delle parole che usiamo, delle relazioni che costruiamo, dellascolto che porgiamo allaltro. Ho chiesto loro di entrare in uno spettacolo che, per tre ore, si reggerà interamente sulle loro spalle, sulla loro forza, sul loro grande talento. Ho chiesto loro di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue oltre alla propria, con l'aiuto di esperti linguistici e culturali. Come gli uccelli risuonerà infatti di una molteplicità linguistica per cui, oltre all'italiano, gli attori reciteranno in ebraico, tedesco, arabo.

Anche la scelta della durata dello spettacolo è conseguenza inevitabile dellepica costruzione del testo di Mouawad. La sua capacità di costruire una saga familiare che si snoda per tre continenti, tre generazioni, diversi luoghi e momenti storici, ci porta a fare i conti con il tempo. Il tempo passato che non è passato perché continua a lasciare profonde tracce che influenzano il nostro presente, che continua a ripetersi in un paradosso quantico per cui passato, presente e futuro si sommano e sovrappongono non lasciandoci apparentemente mai liberi nelle nostre scelte... La durata dello spettacolo diventa uno strumento per entrare in un respiro narrativo emotivamente fortissimo, melodrammatico, coerentemente incoerente, che progressivamente innalza la tensione drammatica a mano a mano che ci avviciniamo alla verità. E che non abbandona mai lo spettatore.

Allo stesso tempo, il racconto, la parola detta, raccontata, sono per Mouawad uno strumento di forza e di guarigione. Grazie alla forza della narrazione disseppelliamo la verità nascosta nel passato, accompagniamo i morti fino allultimo passo, guariamo le ferite dei vivi, ci riscopriamo umani e uniti

nella vulnerabilità che ci accomuna. Per questo (penso) Mouawad ama costruire storie. Storie in cui perderci per poi ritrovarci dopo un viaggio lungo e commovente.

Alla ricerca di una visione politica e umana.

Come cittadino e come artista del XXI secolo credo che continuare a ragionare secondo sistemi e visioni superati e fallimentari, sia l'unico errore da non fare. Continuare a ragionare secondo categorie identitarie auto-riferite e continuare a creare un teatro (unArte), borghese, che - per quanto sia davanguardia - rimane sempre arte identitaria e espressione di una visione parziale, non abbia più senso nel capitalismo globale dove non esiste più la possibilità di rimanere esterni”, di far finta di nulla, dove i muri” non hanno più senso e dove solo i ponti” sono una possibilità di futuro. È solo quando si inizia a percepire come propri anche i conflitti e i problemi del mondo che consideriamo distanti, che, entriamo in un flusso davvero globale di consapevolezza, di comprensione e di reale cambiamento. Allora elaboriamo un punto di vista complesso e ricco per la nostra arte e permettiamo alla realtà di ferirci, di attraversarci, per pensare un teatro che possa continuare a parlare con il mondo che ci circonda, con una realtà complessa, multilingue, conflittuale.

Scegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dallaltra parte di quel muro, immaginario o concreto, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dellAltro, lapertura umana e filosofica, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso lAltro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici, in una pluralità di linguaggio, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. Daltronde - citando Milo Rau - il teatro non è un prodotto, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un'idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti, uno spettacolo multilingue, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante, scomodo e lacerante, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D'altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e, in quanto tale, è una sfida politica!

Il coraggio delle scelte

In Germania, nel 2019, prima che la pandemia portasse alla chiusura delle sale teatrali, Tous des oiseaux era già stato messo in scena in 16 grandi teatri. In Francia è stato un vero e proprio caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Questo progetto – non solo idealmente, ma nelle scelte formali e concrete che lo accompagnano – dichiara e rafforza la vocazione al dialogo con il teatro europeo che anima il Mulino di Amleto e il mio percorso di regista. Dopo Festen, Kollaps, Platonov, Affabulazione, Senza Famiglia, Ruy Blas, ci poniamo ancora una volta come pionieri di titoli e autori.

Come gli uccelli, è anche un modo per mettere in discussione una idea di repertorio” che nel nostro paese sta diventando progressivamente sempre più stitico e conservativo. Abbiamo bisogno di idee nuove, di grandi testi che raccontino queste idee, e di spettacoli rischiosi che le condividano con il pubblico. Ma abbiamo soprattutto bisogno di una cosa: coraggio. Il coraggio di fare scelte scomode, incerte, non consolatorie, affondare le menti e i cuori in meravigliosi testi che vengono scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro».

 

Francesca Luna Noce

Freelance under 30 con il chiodo fisso del mangiare e bere bene. Estremamente curiosa, cresce una nuova generazione di enotecnici fiorentini trasmettendo il suo entusiasmo con la penna e tra i banchi di scuola.

NEROSPINTO
Testata giornalistica online. Reg. Tribunale di Milano n° 276-9/92013

 

Nerospinto è un progetto dell'Associazione Rosaspinto
Via Schiaffino, 25 20158 Milano (Citofono 1002)
P.IVA 0755308096

 

CONTATTI
info@nerospinto.it

direttore@nerospinto.it
vicedirettore@nerospinto.it
redazione@nerospinto.it

>> LINK REDAZIONE