Ottomano ai Maronti. L'altra Ischia, gustata su una terrazza sospesa tra mare e cielo.
by Ida Papandrea ⁄ 28 Lug 2026C'è un tratto di costa dove Ischia rallenta, per forza di cose - ed è una fortuna. Bisogna arrivarci apposta, avere voglia di camminare lungo una passerella di legno che corre tra i lidi e la spiaggia, ci sono dei tratti che si attraversano solo su piccole barche che in pochi minuti ti portano fino a Sant'Angelo. Siamo ai Maronti, sul versante di Ischia che rimane fuori dai percorsi più battuti e non compare sempre nelle prime pagine delle guide, forse perché richiede qualche passo in più. Si parcheggiano i mezzi e si prosegue a piedi, lungo la caratteristica passerella che costeggia la spiaggia, collegando piccoli alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e accessi alle terme naturali. Da qui partono anche le barchette che, in pochi minuti, accompagnano fino a Sant'Angelo, regalando uno dei tragitti più romantici dell'isola.
Forse è proprio questa piccola "fatica" a renderlo speciale. Qui tutto sembra appartenere a un'altra epoca: gli alberghi non hanno pretese di design contemporaneo, non seguono le ultime tendenze dell' hotellerie. Sono piccole strutture di famiglia, molti affacciati direttamente sul mare. Hanno quella decadenza romantica, una patina delicata fatta di colori pastello, tende mosse dalla brezza, ringhiere consumate dal sale, fotografie ingiallite, terrazze battute dal sole di giorno, dove di notte invece puoi alzare la testa all'insù e guardare le stelle. C'è una sorta di polvere flou che avvolge ogni cosa, una sfocatura leggera, capace di rendere tutto come se lo guardassi attraverso una lente che modifica il tempo.
Ai Maronti si cammina scalzi, ci si ferma a parlare con chi gestisce gli alberghi da tre generazioni, si ordina un bicchiere di Biancolella ghiacciato mentre il sole comincia a scendere dietro Sant'Angelo e si scopre che, in fondo, il lusso non ha nulla a che vedere con l'ostentazione. E i ristoranti seguono la stessa filosofia. Se cercate i locali che monopolizzano Instagram o le tappe da influencer di passaggio, non fa per voi. I Maronti custodiscono un patrimonio molto più prezioso: chicche nascoste, spesso raggiungibili soltanto seguendo un piccolo sentiero tra sabbia e rocce, percorrendo l'ultimo tratto della spiaggia o arrivando direttamente dal mare con una delle barchette che fanno la spola durante tutta la giornata. Dove il pesce arriva davvero dal mare che avete davanti agli occhi e dove l'ospitalità non è un servizio da imparare durante un corso di formazione, ma il modo in cui si cresce.
L'Ottomano, un gioiello incastonato sulla sabbia
Tra tutti, però, ce n'è uno che ci ha fatto innamorare. Il ristorante Ottomano. All'apparenza, sembra solo uno stabilimento balneare, uno dei tanti che punteggiano la spiaggia dei Maronti. Se non c'è qualcuno a svelarvi la magia, probabilmente passerete oltre, nonostante la poesia dedicata al mare che fronteggia sull'ingresso principale - e che mi aveva conquistata anche di giorno, passeggiandoci accanto, ancora ignara di quel che mi avrebbe riservato questa meta la stessa sera. Dicevamo, si potrebbe passare oltre. E sarebbe un errore, perché nascosto sopra il lido si trova uno dei ristoranti sospesi sul mare più belli che abbia scoperto negli ultimi anni. La piccola terrazza è letteralmente sospesa sulla spiaggia e affacciata sull'acqua. Ci sediamo. Il sole cala lentamente dietro Sant'Angelo, il rumore delle onde accompagna tutta la cena, l'atmosfera rapisce - e anche quel profumino di pesce arrosto, diciamocelo. L'Ottomano è una storia di famiglia, proprio come tanti indirizzi autentici dei Maronti, dove il calore è spontaneo. Susi e sua figlia Giulia accolgono ogni tavolo con una gentilezza rara, fatta di sorrisi sinceri, consigli, attenzioni e quella naturalezza che ti fa sentire benvoluto. Una conduzione familiare che emerge in ogni dettaglio e che rappresenta perfettamente l'anima di questo posto, dove l'ospitalità è ancora una questione di casa, non di marketing.
Il pesce, ça va sans dire, è freschissimo e proprio per questo non ha bisogno di lavorazioni sofisticate per spiccare. Prima, per cominciare, la bruschetta è immancabile: se sull'isola è di uso condirla con il pomodorino ischitano, che sul pane tostato da il meglio di sè, la specialità di Ottomano che consiglio di provare assolutamente è con le cipolle: una bruschetta accompagnata da cipolle cotte a lungo, morbide fino a sciogliersi quasi completamente, preparata secondo la loro ricetta.
Tra gli antispasti, scelgiamo un polpo grigliato tenerissimo, cotto con una precisione che gli lascia tutta la consistenza senza diventare mai gommoso. Una fritturina - è un eufemismo - di paranza che racconta il pescato del giorno. Abbiamo peccato, lo ammetto, tralasciando i primi piatti. Rimedieremo presto. A nostra discolpa, c'era una buona ragione: godersi il momento successivi fino in fondo -- anche perché le porzioni sono generose e si fanno gustare fino alla scarpetta.
E poi, in tavola è arrivata la pezzogna alla griglia. Uno dei pesci più tipici tra quelli pescati nei pressi di Ischia, un pesce del posto, per capirci: ulteriore garanzia di freschezza, semmai ce ne fosse stato bisogno. Succosa, delicata, cotta quel tanto che basta per lasciare la carne morbida e profumata, senza coprirne mai il sapore. Nel frattempo il vino bianco ischitano si svuota piano piano nel secchiello del ghiaccio, si riempiono ancora i calici, il sole diventa arancione, poi rosato, poi lentamente scompare dietro il profilo di Sant'Angelo. E quando pensi che la serata sia finita, arriva un dolce ai fichi preparato in casa - come tutti i dessert di Ottomano - che sa di estate mediterranea, di alberi carichi di frutti, di ricette tramandate. Un finale che ti lascia col sorriso e la voglia di tornare, per rivivere la magia. E anche per ordinare tutto quello che questa volta non sei riuscito ad assaggiare. E alla fine, anche perché lasciarsi coccolare è bello. Lasciare un posto sentendosi già uno di casa, lo è ancora di più.
Perché forse è proprio questo il bello dei Maronti. Il bello, anzi, dell'isola d'Ischia tutta. La lasci, sembrando di non averla vista tutta. La lasci con il desiderio di ritornarci. E, in un'isola che negli ultimi anni ha imparato a mostrarsi continuamente, questa è probabilmente la qualità più rara di tutte.
