Intervista alla docente e pianista Cristina Massaro- "C'è speranza per il futuro; il futuro sono i nostri ragazzi, quelle radici cantate da La Niña"
La pianista e arrangiatrice Cristina Massaro ha curato l'adattamento e ha diretto l'esecuzione del coro di voci bianche nel singolo Ràreche de La Niña, recentemente uscito per Sugar Music. Gli alunni dell’Istituto Comprensivo Sabatino Minucci di Napoli hanno preso parte al progetto scolastico di canto "School In Soul” e sono stati notati dall’artista partenopea, che li ha fortemente voluti nel suo nuovo singolo.
Il brano è stato registrato a marzo presso lo storico Auditorium Novecento di Napoli (i cui spazi erano un tempo della Phonotype Records, fra le prime aziende a fabbricare dischi in Italia, nata nel 1901, originariamente col nome di Società Fonografica Napoletana).
Ràreche, in napoletano radici, è una potente allegoria dell’appartenenza, sospesa tra memoria e futuro, identità e resistenza, che trova nella voce incontaminata dei bambini il suo cuore concettuale; un pensiero sorgivo, profondamente interrogativo.
Nerospinto ha incontrato la docente, pianista e arrangiatrice Cristina Massaro. Membro fisso del Cappuccio Collective Smooth- che evoca con sonorità moderne le atmosfere smooth jazz degli anni Ottanta, tendendo verso un raffinato easy listening, spogliato delle complicazioni formali proprie del jazz “puro” e del jazz-rock maggiormente sperimentale- Cristina Massaro affianca all’attività di docente un’intensa attività live e in studio.
Tra le collaborazioni internazionali spiccano quelle con Eric Daniel, Gianni D’Argenzio, Mark Sherman, Ramon Montagner, Nico Rezende , Alex Rocha, Alessandro Napolitano, Mimmo Cappuccio, Dario Deidda, Giovanni Amato Gianluca Fiorentino, Marilena Montanore, Petra Magoni.
In Ràreche- nuovo singolo de LA NIÑA, una delle voci più intense della nuova canzone d'autore napoletana- figura la partecipazione del coro di bambini dell’Istituto Comprensivo Sabatino Minucci di Napoli, da lei diretto. Vuole raccontarci come è nata e come si è sviluppata questa collaborazione?
E’ nata un po’ per caso. Con i ragazzi, a scuola, avevamo già studiato alcuni suoi brani, tratti dal disco “Furèsta”, ed in occasione di un concerto di fine anno l’abbiamo taggata su Instagram. Incredibilmente lei ha ricondiviso la storia e ci ha scritto, facendo i complimenti ai coristi. Alcuni mesi dopo mi ha ricontattata chiedendomi di poter lavorare insieme… così ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo iniziato a provare, anche di pomeriggio, dopo il suono della campanella, nel bellissimo auditorium del nostro Istituto. I ragazzi erano super felici…il resto lo conoscete!
Il brano sembra contenere qualche reminiscenza di Oceano di Fabrizio De Andrè (Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
Ed un oceano verde dietro le spalle
Disse, "Vorrei sapere, quanto è grande il verde
Come è bello il mare, quanto dura una stanza”) nella rappresentazione della purezza della voce infantile, non le pare?
Sicuramente una delle possibili interpretazioni può essere proprio questa: la leggerezza e la purezza dei più piccoli che fanno da contraltare alle miserie dei grandi, all’arroganza, alla violenza, all’ignoranza; l’impegno, il canto, la bellezza in antitesi a ciò che ci impone una società malata e affannata. La lotta di un popolo unito contro le avversità, e come dice il testo “sotto a terra e’rareche so vive”, sotto terra le radici sono vive, c’è speranza per il futuro; il futuro sono i nostri ragazzi.
L'educazione musicale, così come è prevista nei programmi della scuola primaria e secondaria attualmente, necessita, a suo avviso, di cambi di rotta/aggiustamenti?
A questo proposito, integrare l'esperienza in studio di registrazione nella didattica è un valore aggiunto?
La musica in questo Paese, a mio avviso, non si studia a sufficienza (a parte chi sceglie di seguire percorsi individuali, privatamente); i programmi scolastici sono appropriati, ma spesso non è possibile mettere in pratica tutto quello che è previsto da programmi, linee guida e normative, purtroppo. Il tempo è molto limitato, due sole ore a settimana alla secondaria di primo grado, dove insegno. Alle superiori non è proprio contemplato lo studio della musica ( se non al liceo musicale). Ci si arrabatta, ci si arrangia, sperando di “dare” il più possibile facendo una quotidiana lotta contro il tempo e contro uno scarso (il più delle volte solo iniziale) interesse dei ragazzi.
Personalmente sono convinta che accanto ad una mera trasmissione di contenuti, fondamentali per ampliare la cultura di base per tutti, sia importante fare esperienze musicali. Scrivere una canzone, ad esempio, studiare un repertorio diverso da quello che si ascolta in radio; con i ragazzi facciamo dei laboratori di songwriting, cantiamo brani bossanova, oppure anni ’70 \ 80. E poi ci esibiamo, a scuola, nelle librerie, anche nelle strade principali del quartiere. A volte registriamo, proviamo in studio, tutte occasioni per trascorrere tempo insieme, lontano dai cellulari. Credo sia l’unico modo per accendere in loro, piano piano, il Bisogno di fare musica, il bisogno di approfondire, di porsi delle domande. Ce la metto tutta, spero di riuscire in questa impresa, non è sempre semplice…
Lei vanta collaborazioni con artisti internazionali, c’è un progetto in particolare che le è rimasto nel cuore?
Nonostante la scuola mi assorba moltissimo tempo ed energie, riesco a svolgere un’attività concertistica abbastanza intensa che mi porta a viaggiare e a confrontarmi con tanti artisti. Spesso ripenso alla collaborazione con Nico Rezende che mi ha portato a suonare in Brasile, al Blue Note di Rio De Janeiro, con i miei amici del Cappuccio Collective Smooth.
Nel 2022 inizia il sodalizio con il chitarrista e produttore Mimmo Cappuccio. Ritiene che lo smooth-jazz abbia un’accoglienza diversa, da parte della critica specializzata, in Italia e all’estero?
Vero! Mimmo, mio amico, mio mentore. Questa è una vecchia battaglia che portiamo avanti da tempo; in Italia è difficile imporre un progetto discografico che non rientri nelle macro- categorie jazz, pop o folk (nella mia città, Napoli, esiste una cultura folk molto forte, ad esempio). Lo Smooth jazz non esiste attualmente se non nei ricordi di pochi appassionati; siamo forse l’unica band attiva. Il pubblico segue ciò che va di moda, ciò che ha già un seguito, a prescindere dalla qualità. E’ difficile trovare spazio in questo contesto. Cosa totalmente diversa accade in Europa, dove emerge una cultura musicale più fluida, un’ accoglienza e una curiosità verso le novità differente. Speriamo di organizzare un tour europeo nel prossimo futuro, ci stiamo già lavorando.
Il tratto prevalente del suo carattere?
La determinazione, la passione e… la mania del controllo.
Il libro che ha sul comodino?
Pier Vittorio Tondelli - “Rimini”
Come si immagina tra 10 anni?
Mi immagino, o almeno mi auguro, di continuare la mia attività di pianista, magari di pubblicare dei dischi da solista, di scrivere tanta musica. Mi immagino a scuola con dieci anni in più di esperienza. Mi immagino anche mamma.
5 canzoni per una playlist estiva da consigliare ai lettori di Nerospinto?
Le mie playlist risultano sempre un pò impopolari e particolari. Dunque in questo momento direi: 5. Incognito - Smiling Faces 4. Eduardo De Crescenzo - Metropolitana 3. La Nina - Guapparìa 2. Cappuccio Collective Smooth - Demons to fight 1. Vanessa Moreno (grande artista brasiliana) - Beiral.
Molti musicisti famosi sono stati anche grandi appassionati di gastronomia (uno su tutti Gioacchino Rossini). Noi di Nerospinto dedichiamo grande attenzione al cibo, vuole svelarci il suo piatto preferito?
Mi fa sorridere… quest’anno scolastico i miei ragazzi si sono appassionati a questo compositore, un paio di loro addirittura lo hanno scelto come argomento d’esame, soffermandosi proprio su questo connubio tra passione per la musica e per il cibo…
Io amo mangiare bene, cucinare pietanze sane, amo minestre, zuppe, vellutate…amo le verdure cucinate in tutti i modi.
Il mio piatto preferito è la carbonara di zucchine e chiaramente amo la pizza…
Qualche anticipazione su progetti musicali futuri?
Stiamo lavorando, con i Cappuccio’s , al secondo disco che uscirà a fine 2026, che vedrà altre collaborazioni internazionali e molte sorprese. Saremo ospiti di rassegne e festival fino a dicembre. Poi un nuovo progetto internazionale con la cantautrice francese Patricia Guilmard, che mi vuole in qualità di pianista nella sua band “Pat&co” … suoneremo in varie città tra Italia ed Europa, ci vediamo presto in giro!!!

