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Antinori nel Chianti Classico: 26 generazioni di tradizione collezionistica|||

Non c’è dubbio, il vino risulta essere per molti un delizioso piacere per il palato, nella stessa misura in cui l’arte lo è per la vista.

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In occasione della Milano Art Week 2019, il 2 aprile la Fondazione Adolfo Pini di Milano ha inaugurato la mostra L’ora dannata del messicano Carlos Amorales, a cura di Gabi Scardi. Che si articola in Black Cloud, l’installazione ambientale con 15.000 farfalle nere, e in diversi elementi legati al progetto Life in the folds.

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L’arte contemporanea attraverso 400 artisti e 1200 immagini: arriva dal 28 marzo l’annuario “Artisti”.

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l’8 marzo il Museo Garda di Ivrea celebra il coraggio delle donne grazie alla mostra  “OLTRE” e a Santa Chiara

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Gli appuntamenti culturali firmati MONO Bar riprendono il 16 marzo con l'inaugurazione della mostra di Francesca Marzorati, AB UMBRA LUMEN.

Francesca Marzorati nasce nel 1978 a Cantù, ma ha scelto Mariano Comense come nuova casa e sede di lavoro. Dopo il diploma in pittura presso l'Accademia di Brera a Milano, vince il Premio "Arte Mondadori" ed espone le sue opere al Museo della Permanente. La sua carriera inizia così fra esperienze lavorative diverse, collettive e viaggi per il mondo: vola negli USA, infatti, dove prende parte a "Women Paiting Women" a Charleston, presso Robert Lange Studios. In Italia, invece, oltre alle esposizioni, fra molte altre, “Experience the Costa World” presso Superstudiopiù Milano, “Estate” e “Cento in giro” da Mandelli Arte Contemporanea a Seregno, e “Imago Feminae” a cura di Chiara Canali e Giacomo Maria Prati a Palazzo Guidobono, a Tortona e “Il mito del vero”, a cura di Giacomo Maria Prati con testi di Philippe Daverio a Palazzo Durini a Milano, partecipa anche a una importante iniziativa organizzata da Costa Crociere. Francesca Marzorati dipinge le navi Deliziosa, Luminosa, Fascinosa e Diadema, per la collezione d'arte Costa.

Ab umbra lumen - gallery - nerospinto

Attesa, stupore, incertezza della vita sono i temi principali che i dipinti dell'artista evocano: lo spettatore si trova così davanti a opere che hanno il preciso obiettivo di ricordare la necessità di cogliere l'attimo. Ab Umbra Lumen è un percorso alla scoperta dell'assenza che diventa presenza, passando attraverso gli occhi dei soggetti protagonisti: un racconto visuale che inizia da una fotografia e si trasforma poi in disegno e pittura. Francesca Marzorati, con i suoi dipinti, riesce a catturare il tempo e andare dritta all'anima.

Il locale gay friendly sa creare un mix perfetto fra i suoi arredi vintage e le opere di Ab Umbra Lumen: la data da segnare in agenda è il 16 marzo, quando alle 18:30 avrà inizio il vernissage. L'esposizione rimarrà presso MONO Bar fino al 29 marzo.

 

MONO Bar Via Lecco 6 20136 Milano Tel. 339 4810264 FB: MONO-Bar

Beatrice Bellano

 

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Sono tanti gli artisti che ogni anno celebrano la città di Milano e i suoi angoli più nascosti. Dal 2 marzo è il turno di Guido Buganza con la sua mostra Quaderni Milanesi.

Il Diurno Venezia, in Piazza Oberdan, fu costruito fra il 1923 e il 1925, e fino al 2006 è stato un raffinato e funzionale centro di servizi per viaggiatori.

Buganza - gallery - nerospinto

Dalla collaborazione fra Guido Buganza e il Fondo Ambiente Italiano (FAI), sotto l'attenta cura di Silvia Agliotti, è nata una singolare esposizione che testimonia lo stato attuale di un luogo segreto, sotterraneo, trascurato. I visitatori si trovano davanti ad angoli, prospettive e sedie vuote, immaginando uno spazio un tempo destinato al ristoro e all'igiene dei fiacchi viaggiatori.

Buganza - gallery - nerospinto

Guido Buganza vanta esperienze in diversi settori artistici: dall'incisione, alla pittura, passando anche dal teatro. Consegue infatti il diploma di scenografia presso l'Accademia di Brera ed è più volte finalista al premio UBU come miglior scenografo italiano. Tornato alla sua primaria passione, la pittura, nel 2015 è finalista anche per il premio d'arte internazionale Donkey Art Prize. Le sue opere, oltre che a Milano, sono esposte a Barcellona, Bordeaux, Wingfield, Miami e Tokyo.

L'artista ritrae con tecnica sopraffina e precisione magistrale gli arredi e tutto ciò che resta del Diurno Venezia. Su progetto di Piero Portaluppi, infatti, il FAI ha preso in custodia il gioiello Art-Déco, con un obiettivo preciso: ristrutturarlo riportando alla luce l'antico splendore.

Lo spettatore esplora un luogo capace di alimentare i sentimenti del declino e del tramonto, con l'aiuto di ombre caravaggesche e tagli prospettici. Il documento cui si trova davanti il visitatore è il vuoto, l'assenza che si fa presenza: intimi simulacri che sprigionano fascino.

Il titolo della mostra di Guido Buganza rimanda con un chiaro riferimento a Carlo Emilio Gadda, a cui è anche dedicata un'opera. L'artista riesce a ritagliare scorci dietro a rare figure umane, a loro volta in meditazione davanti a opere d'arte nei musei del mondo. Gli ospiti si trovano così a immaginare una grande umanità proprio dietro quegli sguardi e fra quelle sedie vuote.

L'arte diventa testimone d'eccezione di una storia in continuo scorrimento: la visione dell'artista è eterna creatrice.

La mostra Quaderni Milanesi inaugura il 2 marzo a partire dalle ore 18 e si concluderà il 25 marzo. Le opere sono in vendita e il ricavato sarà devoluto alla Delegazione FAI di Milano a sostegno dei progetti di valorizzazione del Diurno Venezia.

 

QUADERNI MILANESI 2-25 marzo Martedì-venerdì | 15:30-19:00 Sabato | 15:00-18:00 Mattina su appuntamento

 

GLI EROICI FURORI ARTE CONTEMPORANEA Via Melzo 30 20129 Milano T 02 37648381 www.furori.it

Beatrice Bellano

 

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La GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo allarga i suoi orizzonti oltreoceano, allestendo la prima personale italiana dedicata ad un giovane fotografo americano, noto nel panorama internazionale: Ryan McGinley.

Nato nel ’77, a soli trentanove anni, è considerato uno degli artisti più influenti del suo tempo, ottenendo già alti riconoscimenti, più di dieci anni fa, dal Whitney Museum e il MoMA P.S.1 di New York che gli hanno dedicato delle mostre personali, oltre ad essere stato insignito dalla nomina a Giovane fotografo dell’anno per conto dell’ International Center of Photography di New York.

RYAN MCGINLEY - GALLERY - NEROSPINTO

Il suo primo lavoro, “The Kids Are Alright”, risale al 1999 e da allora la sua opera si pone come medium portavoce della subcultura degli anni Novanta. Gli eccessi, la fanciullaggine, ma anche il rapporto tra uomo e natura, l’edonismo e la leggerezza, sono i capisaldi sui quali si basano le sue opere cariche di energia ed attrattività.

L’esposizione, curata da Stefano Raimondi, si apre in quattro nuclei tematici che procedono “con il ritmo musicale delle Quattro Stagioni di Vivaldi: in ciascuna sala si succedono orizzonti, colori, musicalità e atmosfere completamente diversi ma legati gli uni agli altri”. Più di quaranta opere appartenenti alla più recente produzione artistica e delle quali, quelle appartenenti alle serie autunnali e invernali, fanno parte di un lavoro circoscritto, interessato principalmente a luoghi più conosciuti ed intimi per McGinley.

Dai toni freddi dell’inverno, a quelli caldi dell’autunno, passando per la leggerezza della primavera e i toni accesi dell’estate. I paesaggi incontaminati degli States, l’ispirazione romantica presa dagli artisti appartenenti alla Hudson River School, le zone a nord di New York e i corpi nudi, elementi apparentemente slegati si sposano nel filo conduttore degli scatti: tranquillità, convivenza, empatia e adattamento.

RYAN MCGINLEY - GALLERY - NEROSPINTO 4

Il sublime domina tra le opere in mostra ed insieme a lui una muta musicalità che, insieme alle atmosfere ricercate e ai colori della natura circostante i soggetti, rende le fotografie di Ryan McGinley molto più simili a dei dipinti di un romanticismo contemporaneo. Il giovane fotografo trova ispirazione nel mito del “Buon selvaggio”, direttamente connesso all’opera filosofica ed illuministica di Rosseau; nelle istantanee in mostra, l’uomo, nudo ed inerme, si relaziona con l’ambiente circostante con leggerezza, istintività, fino ad armonizzarsi e quasi mimetizzarsi con esso.

La mostra “RYAN McGINLEY - The Four Seasons”, realizzata anche grazie al supporto di Team Gallery e Galerie Perrotin, fa parte di una serie di temporanee in onore di Arturo Toffetti. L’esposizione è inoltre accompagnata da un approfondito catalogo, con testi editi da Cory Arcangel, Andrew Berardini, Giacinto Di Pietrantonio, Luca Panaro, Stefano Raimondi, Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, quest’ultime anche curatrici dell’intero volume.

Francesca Bottin

RYAN McGINLEY - The Four Seasons fino al 15 maggio 2016 presso GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

mar-dom: ore 10:00-19:00 gio: ore 10:00-22:00 lunedì chiuso

Ingresso (valido per tutte le mostre in corso): Intero € 6,00 / Ridotto € 4,00

 

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Inaugura stasera la mostra dal titolo "Gallerie milanesi tra le due guerre", curata da Luigi Sansone, organizzata e promossa dalla Fondazione Stelline, ed inserita all'interno del palinsesto primaverile del Comune di Milano "Ritorni al futuro".
 
L'esposizione sarà aperta al pubblico fino al 22 maggio 2016, mettendo in scena dipinti e sculture dei più disparati artisti che, promossi dalle gallerie meneghine, hanno dato vita alla realtà artistica italiana del primo dopoguerra. 
 
Era proprio presso i galleristi che Milano dimostrava di essere un centro nevralgico di fermentazione artistica; nomi celebri come Pesaro, Bardi, Dedalo, Gussoni ed altri, mettevano in mostra nei loro spazi artisti appartenenti a correnti diverse, chi più affermato e chi meno, ma uniti dalla spinta innovativa che inondava quegli anni di ripresa successivi  alla Grande Guerra.
 
Medardo Rosso, Balla, Prampolini, de Chirico, Casorati, Fontana, Usellini, ma anche Kandinskij, Wildt e molti altri, sono la dimostrazione di quanto la Città fosse un centro di richiamo internazionale, incubatrice di nuovi stili, testimone di momenti salienti del passato, in grado di fornirci l'esatta chiave di lettura per comprendere le radici culturali e artistiche di personalità eccelse, che hanno preparato il terreno alla più recente arte contemporanea.
 
Un momento di riflessione, introspezione sociale, ma anche di approfondimento, quello dedicato alla mostra "Gallerie milanesi tra le due guerre", grazie agli appuntamenti organizzati dalla Fondazione Stelline che prevedono visite guidate con il curatore e laboratori didattici per bambini, ma anche al catalogo, esaustivo, arricchito dagli interventi di Luigi Sansone, Elena Pontiggia, Nicoletta Colombo e Gillo Dorfles. 
 
Francesca Bottin
 
GALLERIE MILANESI TRA LE DUE GUERRE
25 febbraio - 22 maggio 2016
Fondazione Stelline - C.so Magenta 61, Milano
Mar - Dom dalle 10.00 alle 20.00
Biglietti: intero 8,00 €, ridotto 6,00 €, scuole 3,00 €
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E' arrivata una grande novità per gli appassionati di rock: sbarca su www.jamtv.it un canale interamente dedicato alla musica, JAM TV.

JAM TV nasce dalla collaborazione con Promovideo srl, che contribuisce dal punto di vista tecnico e il direttore Ezio Guaitamacchi racconta che il progetto ha la sua origine nel magazine JAM-Viaggio nella musica, che col nuovo anno ha deciso di aprire le porte alle opportunità online. Dopo un ventennio da leader fra i mensili musicali italiani, la rivista cambia veste e di divide in rubriche, spazi ad hoc e on demand. Jam TV è aggiornata giorno per giorno, la storia del rock sarà ripercorsa e approfondita dalle origini fino alle più recenti novità discografiche non solo italiane ma anche internazionali.

Attraverso interviste e faccia a faccia, i fan possono conoscere al meglio i loro idoli e gruppi preferiti e scoprono tutti i segreti della musica rock: JAM TV si addentra dietro le quinte del mondo della musica, presentando al suo pubblico tutti i protagonisti.

Da lunedì 1° febbraio il rock in Italia gode di una nuova vita: JAM TV porta alla luce le realtà emergenti, propone filmati e storici e anche inediti e imperdibili live.

Ezio Guaitamacchi si dichiara "felice e orgoglioso di dare vita a questa nuova iniziativa editorial-musicale con uno staff di ragazzi giovani, entusiasti e motivati, tutti diplomati al Master in Giornalismo e Critica Musicale del CPM", che dirige dal 2003. JAM TV è il perfetto punto di incontro delle sue due grandi passioni, la musica e la televisione, di cui è riuscito a fare parte integrante del suo lavoro. Ezio Guaitamacchi vanta esperienze professionali in diversi ambiti, dal giornalismo alla critica musicale, è scrittore, musicista, docente, performer e anche autore e conduttore radiofonico e televisivo. Ha diretto case editrici e collane di libri musicali, ha pubblicato una quindicina di saggi sul rock tra cui 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita, edito da Rizzoli, Figli dei fiori figli di Satana (Arcana), 100 dischi ideali per capire il rock (Editori Riuniti), 1000 concerti che ci hanno cambiato la vita (Rizzoli), RockFiles – 500 storie che hanno fatto storia (Arcana) e Delitti Rock (Arcana). Nel 2011, quest'ultimo libro è diventato un programma TV per RAI 2, condotto da Massimo Ghini. E' tornato sulle strade del rock nel 2013, dopo aver scritto il primo rock thriller italiano, Psycho Killer – Omicidi in Fa maggiore (Ultra). La sua Storia del Rock, pubblicata due anni fa, è la prima ad aver visto la luce in Italia e ha dato il via alla nuova collana musica per Hoepli.

Per rimanere sempre aggiornati su vecchie e nuove band del panorama musicale rock, l'appuntamento è dal 1° febbraio online su www.jamtv.it.

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Da giovedì 7 a domenica 10 gennaio, Moni Ovadia rende omaggio ad Enzo Iannacci all’Elfo Puccini di Milano.

«Come si fa a cadere nel pessimismo quando c’è la musica?», diceva Enzo Jannacci cantautore, cabarettista e attore ma anche cardiochirurgo, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del Dopoguerra. Fin dagli anni ‘50, ha lavorato insieme agli amici Dario Fo e Giorgio Gaber, passando dalla canzone dialettale al rock al jazz, fornendo l’ispirazione anche a personaggi come Renato Pozzetto, Diego Abatantuono, Massimo Boldi.

Tra i suoi brani più noti: Vengo anch’io. No tu no, El portava i scarp del tennis, Ho visto un re, Quelli che. La vita l’è bela... Alcune di queste canzoni, diventate oramai dei classici, sono reinterpretate da Moni Ovadia -   artista versatile e curioso sperimentatore – che  le propone in un’inedita veste.

Lo spettacolo ha debuttato al Festival Astiteatro il 2 luglio 2014, in una versione con la musica dal vivo eseguita dalla Filarmonica Toscanini.

Nella ripresa della stagione 2015/16 le musiche sono eseguite dal vivo da Alessandro Nidi.

 

Questo l’articolo scritto da Moni Ovadia per la Stampa in occasione della morte di Enzo Jannacci nell’aprile 2013: Il bardo dei poveri cristi

 

Il grande, grandissimo Enzo Jannacci ci ha lasciati. Oggi noi milanesi siamo diventati orfani e insieme a noi l'Italia intera ha perso uno dei suoi figli più autentici. È stato in assoluto, a mio parere, il più originale poeta della canzone che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare e insieme un artista della scena e del cinema inarrivabile nel suo essere stralunato e surreale. Il suo talento di musicista si esprimeva al meglio nel jazz come nel rock, ma la fonte più intima della sua prodigiosa ispirazione era l'humus poetico-culturale delle periferie urbane e specificamente quelle della sua Milano. La "capitale morale", quando Jannacci fece la sua comparsa sulle scene della canzone e del cabaret, era una metropoli industriale in pieno e impetuoso sviluppo, dava lavoro, chiamava gli immigrati dalle periferie meridionali orientali ed isolane dello Stivale. Ma la stessa orgogliosa città, albergava nei suoi interstizi e nei suoi sottofondi, la povera gente, i disperati, i fuori di testa, gli esclusi, i sognatori  senza voce, i terroni, gli abbandonati dall'amore e dalla vita, le puttane navi scuola da strada e da cinema. Di tutti questi poveri cristi, lui è stato il cantore assoluto. Jannacci ne ha colto, incarnato e raccontato la storia, le emozioni, i sentimenti e la vita vera. Di quel popolo ha interpretato la malinconica, maleducata e balorda grazia, ha rivelato che la poesia dei luoghi, fiorisce nei gesti impropri e sgangherati degli ultimi fra gli ultimi, nella loro grandiosa lingua gaglioffa e sfacciata.

Enzo non era nato povero cristo, aveva fatto ottimi studi in ogni senso, ma quella condizione l'aveva incorporata con arte alchemica. L'aveva assunta nel volto fisso alla Buster Keaton, nei gesti liricamente scomposti, nel modo di suonare la chitarra tenuta bloccata sotto il mento, nella fibra e nel canto della lingua vernacola di cui esprimeva l'anima e di cui aveva trasferito l'umore triste e gagliardo anche nell'italiano. Tutta questa sapienza confluiva nella sua inimitabile voce sguaiata e sul crinale precario della sua intonazione che dava vita ad un capolavoro espressivo e stilistico. Jannacci è stato un caposcuola e il caposcuola di se stesso. Con lui se ne va la Milano più struggente e necessaria. Sarà difficile andare avanti.

 

7 - 10 gennaio, sala Shakespeare

 

Il nostro Enzo ricordando Jannacci con Moni Ovadia e Alessandro Nidi al pianoforte Promo music

 

ELFO PUCCINI, SALA SHAKESPEARE corso Buenos Aires, 33, Milano da Giovedì a Sabato ore 21.00 Domenica ore 16.30 

Intero 30.50 € Ridotto giovani/anziani 16 €  Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06 www.elfo.org

 

 

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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