Intervista al batterista Tommaso Bradascio, venerdì 23 febbraio 2024, ore 21.00, al Teatro Bello con l’ Italian Organ Trio.
di Tiziana la Torre
Venerdì 23 febbraio 2024, ore 21.00, appuntamento al Teatro Bello con l’ Italian Organ Trio.
Il trio, di assoluta eccellenza, riunisce l’organista Alberto Marsico, originario di Torino, il batterista milanese Tommaso Bradascio e il chitarrista crotonese, ma residente a Stoccarda, Lorenzo Petrocca.
Nel solco della scuola dei trii d'organo degli anni '50 e ’60, Italian Organ Trio veste di soul jazz il grande canzoniere italiano, vivificando la tradizione melodica del Belpaese con innata attitudine ludica e accenti bop, blues e gospel.
Italian Organ Trio presenta al Teatro Bello il secondo lavoro in studio, “Nessun Dorma” (Ionian Sound Record, 2023), che contiene otto riletture di brani di musica italiana, nella definizione del critico Mario Luzzatto Fegiz “grandi canzoni rilette con passione e virtù in un sapiente gioco di chiaroscuri”.
Da “Bella Ciao” alla morriconiana “Giù la testa", colonna sonora dell’omonimo cult di Sergio Leone, passando per la celebre romanza pucciniana che dà il titolo all’album, fino all’evergreen “Quando quando quando” e ad altri grandi classici della canzone italiana nel mondo.
Nel corso della serata non mancheranno, oltre a qualche standard della tradizione jazzistica americana, incursioni nel precedente lavoro del trio, “oh soul mio”(Mochermusic, 2019); blues shuffle e bebop con un’anima melodica tutta italiana.
Nerospinto ha raggiunto per voi telefonicamente il batterista Tommaso Bradascio a Zermatt, in una pausa dalle prove del tour.
Batterista e percussionista, diplomato al Conservatorio di Milano in Strumenti a percussione e in Musica Jazz, svolge attività concertistica sia in ambito jazzistico, sia in quello pop, classico e contemporaneo.Ha fatto parte del gruppo di percussioni Naqqara, sotto la direzione di Maurizio Ben Omar, e ha collaborato, per uno stage al Piccolo Teatro, con la ballerina Carolyn Carlson; è stato un componente anche del Percussion Staff di Guner Sommer e ha collaborato stabilmente con il cantante Bruno Lauzi. In ambito jazzistico, è stato partner di Don Friedman e di altri musicisti americani, oltre che di molti jazzisti di rilievo della scena nazionale, tra i quali Bruno De Filippi, Franco Cerri, Dado Moroni, Ornella Vanoni, Paolo Fresu e e Tino Tracanna.
Alberto Marsico e Lorenzo Petrocca si sono riuniti per la prima volta, nel 1995, in occasione del compleanno del chitarrista e compositore statunitense Barney Kessel, allora già gravemente malato. Soltanto con il suo “avvento”, nel 2018 è nato però “Italian Organ Trio”…vuole raccontarci il vostro incontro?
Sì, nel 1995 Petrocca collaborava già con Marsico che, saltuariamente, lo raggiungeva in Germania per suonare insieme; “utilizzavano”, però, dei batteristi tedeschi. Nel 2015/ 2016 Petrocca venne invitato da Max De Aloe, uno dei più attivi armonicisti jazz in Europa, a suonare in Italia in alcuni jazz club per alcune date, e fummo coinvolti sia io che il contrabbassista Attilio Zanchi. Avevo sentito già nominare Petrocca, perché avevamo un amico in comune, Bruno De Filippi, straordinario chitarrista e armonicista jazz (che tra l’altro ha composto per Mina la musica di Tintarella di luna, N.d.R.). Durante i concerti italiani ci fu grande sintonia umana e artistica con Petrocca. Nel 2018 organizzò 4 o 5 date in Germania, in cui era presente anche Marsico, e mi chiamò; lì nacque il trio.
La vostra collaborazione è sfociata subito nella pubblicazione dell’album “Oh soul mio”(Mochermusic, 2019). Vuole parlarci della gestazione e della realizzazione di questo album?
Dopo aver fatto una serie di date, quattro o cinque che io ricordi, quasi tutte all’estero, Petrocca volle dare immediatamente un’impronta precisa e personale al trio. Dopo il “rodaggio” live entrammo dunque negli studi di registrazione della Mochermusic e la scelta stilistica fu quella di affiancare ad alcuni inediti di Petrocca e Marsico brani della grande tradizione melodica italiana, amatissima in Germania. Il lavoro è stato prodotto da Patrick Tompert di Mochermusic, che è anche è anche un’etichetta indipendente.
Era chiaro fin dall'inizio che volevano mescolare brani originali, italiani e americani. Count Basie ha trasformato “O sole mio” nel pezzo da big band “Oh soul mio” utilizzando un arrangiamento di Billy Byers, che qui celebra un ritorno “organizzato”. “Soul mio” potrebbe anche significare: soul jazz con accento italiano. I trii d'organo erano tipici del soul jazz degli anni '60.
Jack McDuff, uno dei principali rappresentanti, lo presentò ad Alberto Marsico e incise addirittura il suo “Jack-Pot”. Oggi, come pochi organisti, Marsico costruisce assoli che hanno la bellezza naturale di uno specchio d'acqua che scorre con raggi di sole che lampeggiano qua e là.
Naturalmente, come ci si può aspettare dai gruppi di questa formazione, l'Italian Organ Trio è stato influenzato dalla ribollente tradizione bop, blues e gospel di quegli anni (basta ascoltare “Full House” di Montgomery). Ma solo pochi gruppi riescono a far emergere il lato rilassato e giocosamente leggero di questa musica, come il ritmo leggero, a volte quasi delicato di Bradascio, l'eleganza calda e fluente di Marsico e il suono rilassato di Petrocca.
Vuole commentare questo estratto di critica di Marcus A. Woelfle (Radio bavarese)?
Marcus A. Wofler, autentica autorità in materia, uno dei critici e giornalisti jazz più quotati in Germania, ha colto profondamente l’essenza del nostro disco, che vuole combinare il Great American Songbook con la musica italiana.
Al “Teatro Bello”, il 23 febbraio, presenterete il vostro secondo lavoro, “Nessun Dorma” (Ionian Sound Record, 2023), nel quale rileggete otto brani di musica italiana. Si può dire che rivisitate in chiave blues, jazz e swing la tradizione melodica italiana?
Questo cd è stato registrato in pandemia, eravamo tutti confinati in casa, con l’umore sotto i piedi, e ci sentivamo per messaggio. Mochermusic in quel periodo organizzava delle dirette nel suo studio di registrazione (una prassi diffusa durante l’emergenza sanitaria, in una situazione in cui i concerti erano impossibili) e ci chiese di venire a Stoccarda proprio per prendere parte ad una diretta. Abbiamo deciso di accogliere l’invito e di cogliere questa opportunità per registrare anche un nuovo lavoro. Della tracklist, così come degli arrangiamenti, si è occupato prevalentemente Alberto Marsico. Ha scelto brani italiani degli anni '40, ’50 e '60. Sono stati inseriti nel disco anche una canzone popolare italiana come “Bella Ciao”, un pezzo di Morricone…
Nella diretta abbiamo suonato “Nessun dorma”; la versione è piaciuta talmente tanto ed è venuta talmente bene che l’abbiamo inserita nel cd senza inciderla nuovamente. Il disco è rimasto nel cassetto per qualche anno, poi ha visto la luce attraverso Leo Caligiuri e Danilo Rossi, due amici della Ionian Sound Record (il nome è un tributo alla Costa ionica, perché siamo tutti calabresi!)
Avete un’imponente rassegna stampa tedesca. L’intenzione è di sottoporre il vostro lavoro anche agli addetti ai lavori italiani, oltre che al pubblico italiano? Che impatto pensate che il vostro progetto possa avere nel “Belpaese”?
In Germania piacciono molto i musicisti italiani e la musica italiana. Si tratta di un progetto pensato per la Germania ma che ben volentieri portiamo non solo in Italia, ma in tutto il mondo. E’, in fondo, l’aspirazione di ogni progetto artistico, valicare i confini.
Estate (di Bruno Martino, con testo di Franco Califano) è forse, ad oggi, l’unica canzone italiana ad essere considerata uno standard jazz internazionale…uno degli obbiettivi del vostro lavoro è di far conoscere maggiormente il canzoniere italiano “degno” del jazz?
Estate è entrato nell’olimpo degli standard jazz, indubbiamente.
Abbiamo scelto dei pezzi che, prima di tutto, incontravano i nostri gusti e, in secondo luogo, intuivamo che sarebbero piaciuti molto (come effettivamente è stato) in Germania.
Qual è la versione di Estate che preferisce, in assoluto?
La mia preferita in assoluto è quella di Michel Petrucciani.
Tra gli altri, lei ha lavorato assiduamente con Bruno Lauzi; cosa le ha lasciato la vostra collaborazione?
E’ una domanda che mi tocca il cuore. Ho lavorato con Lauzi nell’ambito del jazz…Nell’ ottobre 2004 ho inciso un album per Bruno Lauzi ed il pianista Sante Palumbo, "Attenti A Quei Due" prodotto dalla casa discografica MAP Records, con Sante Palumbo al pianoforte e Marco Ricci al contrabbasso. Lauzi era ironico, di un’intelligenza acuta…cresciuto a Genova, ci raccontava le barzellette sui genovesi, aveva una umanità straordinaria che mi ha lasciato moltissimo. Cerco sempre di ricordarlo nei miei concerti con l’esecuzione di qualche suo brano. Io insegno percussioni nella scuola Enrico Fermi di Cusano Milanino e, nel saggio con gli allievi, cerco sempre di suonare Ritornerai. Era capace di ironizzare sulla sua malattia, negli ultimi anni…se c’è una persona che mi manca tanto è Bruno Lauzi, era un grande uomo.
A cosa sta lavorando attualmente? Quali sono i suoi prossimi impegni live?
Tra i tanti progetti mi piace ricordare il cd dedicato a Mingus, Mingus portrait, che vuole essere un omaggio ad uno dei più importanti compositori del Novecento, che io adoro.
E’ un settetto, ci sono validissimi musicisti: Tino Tracanna al sax soprano e alto; Gianni Azzali al sax tenore e flauto; Daniele Nocella alla tromba; Andrea Andreoli al trombone; Massimo Colombo al pianoforte; Attilio Zanchi al contrabbasso e il sottoscritto alla batteria.
Il nove marzo lo presenteremo al Piacenza Jazz Festival.

