Il Vino come Racconto del Territorio: L’Esperienza di 142 Restaurant con Isolabella della Croce
Dalla vigna al piatto: vini d’eccellenza e cucina narrativa al 142 Restaurant
Giovedì 26 febbraio, da 142 Restaurant, il terzo appuntamento del ciclo dedicato alle Cantine d’Italia ha celebrato il territorio Piemontese. “La Voce della Terra” non è stata solo una cena degustazione, ma un percorso costruito partendo dal calice per arrivare al piatto.
Protagonista della serata è stata la cantina Isolabella della Croce, cuore pulsante dell’Alta Langa, con vigneti che sfiorano l’80% di pendenza e dove la viticoltura è scelta quotidiana e coraggiosa.
Una carta dei vini che racconta relazioni

La rassegna nasce dal desiderio di trasformare la carta dei vini di 142 Restaurant in una geografia emotiva. Per Sandra Ciciriello, proprietaria del locale, ogni etichetta è fiducia coltivata negli anni e dialogo diretto con i produttori. Qui le bottiglie custodiscono una storia che parte dalla vigna e arriva alla tavola.
Sandra, “pescivendola nel cuore” dopo gli anni al mercato ittico milanese, ha creato 142 come luogo dove sala e cucina parlano la stessa lingua, unendo produttori, cuochi e ospiti in un unico dialogo.
Loazzolo: l’Alta Langa verticale
Isolabella della Croce ha sede a Loazzolo, in Piemonte, tra i 500 e i 550 metri di altitudine, dove i vigneti si arrampicano su pendenze vertiginose e il paesaggio naturale toglie il fiato. Qui notti fresche, escursioni termiche e suoli calcareo-marnosi danno vita a vini tesi, verticali e sapidi.

La storia dell’azienda affonda le radici nell’Ottocento con Egidio Isolabella, appassionato di Vermouth, che a Milano apre un laboratorio nel quale crea una delle prime formule di Vermouth Bianco, l’High Life, diventando fornitore della Real Casa d’Italia. Distrutto durante i bombardamenti del 1943, lo stabilimento rinasce nel 2001 a Borgo Isolabella, a Loazzolo, unendo memoria storica e viticoltura. Oggi Luigi Isolabella porta avanti questo doppio patrimonio.
Degustazione e abbinamenti: il vino guida la cucina di Federico Zappalà
La regia della serata è chiara fin dal primo assaggio: il vino indica il passo, la cucina ascolta e risponde. Lo chef Federico Zappalà, classe 2000, propone piatti nati dall’ascolto degli ingredienti e dal dialogo con i produttori. I finger food iniziali, come tartelletta di lenticchie e raviolini di barbabietola, si armonizzano perfettamente con lo spumante Alta Langa DOCG Ginevra, esaltandone la bolla.

La tartare di Fassona, con nocciole tostate, maionese all’olio di nocciola, chips di topinambur ed erbe spontanee, esprime con naturalezza il sapore del Piemonte. Nel calice, lo Chardonnay Solum 2019 e 2021 mostra tensione, finezza e pienezza, rivelando sfumature diverse ma la stessa chiara impronta territoriale di Loazzolo.
Pinot Nero e Barbera: rossi che raccontano il Piemonte
Dal Pinot Nero alla Barbera, il racconto si muove tra audacia e identità, attraversando due interpretazioni complementari del Piemonte più autentico.
Il primo piatto, un risotto al Casera, cotto nel brodo dello stesso formaggio e rifinito da una riduzione di miele e aceto, incontra il Bricco del Falco 2017 e 2021 in un dialogo fatto di profondità ed eleganza.

La faraona al latte e miele, anteprima del nuovo menù di Federico Zappalà, nasce dalla collaborazione con un allevatore che nutre gli animali con latte e miele, senza antibiotici, un metodo naturale che ne rafforza la salute. Il piatto riflette perfettamente questa filosofia con una carne morbida, dolce e saporita.
Abbinati a questo secondo, i vini Barbera Nizza DOCG Augusta 2016 e 2018, strutturati ma armonici, esprimono morbidezza e intensità, incarnando le parole di Sandra: “La Barbera è poesia, è avvolgenza e soprattutto è femmina”.
Vermouth: radici e futuro

La chiusura è un ritorno alle origini di Isolabella della Croce nel segno del Vermouth. Come ha spiegato Luigi Isolabella, questo vino nasce con una vocazione quasi medicinale. L’elemento fondante è l’assenzio romano che dona la caratteristica nota amaricante. Accanto a questo, oltre venti botaniche concorrono a definirne il profilo; al naso emerge con forza la galanga, radice dalle proprietà officinali già utilizzata nell’Ottocento. Il risultato è un equilibrio tra amaro, dolce, balsamico ed erbaceo, dove l’alcol lascia spazio alla profondità aromatica. Il dessert al cioccolato, zucca e mandarino accompagna sia il Bianco che il Rosso, amplificandone le sfumature e terminando il percorso con coerenza e carattere.
La voce della terra
“La Voce della Terra” diventa così un’esperienza che va oltre la degustazione. È il racconto di Loazzolo e dell’Alta Langa, della visione della famiglia Isolabella e dell’idea di accoglienza che anima 142 Restaurant. Il vino diventa gesto agricolo, scelta etica e memoria liquida. Quando calice e cucina si muovono all’unisono, il territorio non si limita a essere raccontato: prende parola.

Anna Olivo
Laureata in Fashion Design presso l’Istituto Marangoni di Milano, scrive di arte, moda e costume con uno sguardo curioso e contemporaneo. Indaga i linguaggi estetici e culturali del presente, muovendosi tra ricerca visiva, stile e immaginario collettivo.
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