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Dal 16 al 27 febbraio, torna al PACTA SALONE, LA SORPRESA DELL’AMORE di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux,con la regia di Paolo Bignamini con il sostegno del progetto Scènes Européennes Marivaux, a cura di Paola Ranzini - Institut Universitaire de France e Avignon Université.
Per un Capodanno “culturale” il Teatro Parenti di Milano ha previsto per quest’anno una ricca e divertente programmazione, proponendo tre spettacoli a scelta: Sogno di una notte di mezza sbornia, di Eduardo de Filippo, L’Uomo che amava le donne, scritto e diretto da Luca Cairati e Cristiano Roccamo, e Peperoni difficili, per la regia di Rosario Lisma.
Il primo, in scena dal 12 dicembre 2014 vi rimarrà fino al 6 gennaio 2015. Liberamente tratto dalla commedia “La Fortuna si diverte”, di Athos Setti, propone un nuovo progetto sui testi di Eduardo de Filippo, il quale lo scrisse nel 1936. Protagonisti sono i sogni, le vincite al lotto, le superstizioni e le credenze popolari di un’umanità dolente, che solo attraverso la comicità ha la capacità di pensare ad un futuro migliore per sopravvivere al proprio presente. Il gioco del lotto è al centro della scena, la scommessa relativa si pone tra la vita e la morte e i rapporti sono tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Presenza fondamentale è la comunità dei familiari e degli amici, stretta attorno al protagonista. Un’occasione ironica ed intelligente, pungente e raffinata di riflettere sul nostro modo di stare al mondo.
Il secondo vede come protagonista sul palco uno straordinario Corredo Tedeschi, che farà rivivere con passione ed ironia alcuni passaggi del capolavoro di Truffaut, "L'homme qui aimait les femmese", in cui il protagonista Bertrande Morane, un ingegnere esperto di meccanica, dedica la sua vita all’amore infinito che prova verso le donne, un modo per riscattare l’affetto che sua madre non era mai stata capace di offrigli.
Il terzo è un racconto in bilico tra il comico ed il dolore, ambientato nel piccolo mondo della provincia italiana ed ispirato alla grande commedia umoristica del Novecento, che cerca di raccontare la vita di sei persone comuni, ognuna con i propri drammi e inconsapevolezze, servendosi di una vicenda piccola ed apparentemente banale per incarnare i grandi dilemmi dell'animo umano.
Tre spettacoli già in scena da qualche giorno e che vi rimarranno fino ai primi di gennaio, che il Teatro Parenti ha deciso di riproporre in replica in occasione della notte di San Silvestro.
Al termine della visione, sarà possibile prendere parte al buffet di mezzanotte.
Buon Capodanno, comico e culturale, a tutti!
PREZZI E ORARI
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA SBORNIA 1
h.18.45-.h 20.45
INTERO 60€/RIDOTTO 49,5€
h 21.45-h.23.45
INTERO 75€/ridotto 60€ + BUFFET (facoltativo) 25€
L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE
h19.30-h. 20.50
PLATEA 65€/GALLERIA 49,5€
PEPERONI DIFFICILI h.21.30-h.23.45
h.21.30-h.23.45
INTERO 55€/RIDOTTO 44,5 + BUFFET (facoltativo) 25€
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JE SUIS NAPOLITAIN..?
con Giuseppe Attanasio (chitarra e voce), Zaira Magurano (voce), Enzo Tiscio (percussioni e voce), Peppe Aiello (basso e contrabbasso).
Venerdì 12 Dicembre - ore 21.00 BOLOGNA – CostArena
Venerdì 12 dicembre alle ore 21 presso il C.S. CostArena di Bologna i Je Suis Napolitain mettono in scena un’atipica storia di migrazione. "Enrico, un napoletano in fuga", rappresenterà l'ennesimo meritato omaggio della rassegna Teatro del Cuore al grande maestro che fu Eduardo de Filippo. Il gruppo Je Suis Napolitain nasce nel 2009 dall'incontro di Giuseppe Attanasio, Enzo Tiscio e Peppe Aiello: obiettivo comune è quello di voler rilanciare con originalità la tradizione napoletana. Enrico è un'opera teatrale ispirata a un racconto di Luca Panizzolo ( La storia del Meniello ), intervallata da dialoghi divertenti con le più belle canzoni partenopee. Simbolo della migrazione sud-nord degli anni'90, da una Napoletanità insopportabile alla Milano da bere, Enrico insegue un sogno: un lavoro fisso e serio, una vita diversa, nuova. E' quindi per questo che fugge, per abbandonare quella Napoli che lo soffoca e imprigiona; non riesce a liberarsi però dai fantasmi del passato. Con la regia di Tommaso Bianco, nella sede del Teatro Alemanni di Bologna, la rassegna Teatro del Cuore concluderà la sua stagione autunnale augurando a tutti buone feste il 18 e 19 dicembre, ore 21, con la celeberrima commedia Natale in Casa Cupiello.
INGRESSO GRATUITO
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Ten Teatro Musica presenta NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo, CON Tommaso Bianco e Cristina Passaro REGIA DI Tommaso Bianco
Giovedì 18 e venerdì 19 Dicembre - ore 21.00 BOLOGNA – Teatro Alemanni
Doppio appuntamento per Natale in Casa Cupiello primo capolavoro teatrale di Eduardo De Filippo in scena al Teatro Alemanni - giovedì 18 e venerdì 19 dicembre alle 21 - a conclusione della prima parte della rassegna “Teatro del Cuore”, organizzata da Ten Teatro Musica e dedicata al grande maestro napoletano per il trentennale della sua morte, in collaborazione con alcune delle più importanti associazioni, scuole di teatro e istituzioni culturali bolognesi.
Tommaso Bianco e Cristina Passaro tornano in scena al Teatro Alemanni, il tempio della cultura dialettale a Bologna, dopo la rappresentazione al Duse di Bologna di Questi Fantasmi, con una commedia tipicamente eduardiana, Natale in Casa Cupiello. Il Natale sarà la miccia che farà esplodere le dinamiche familiari della famiglia Cupiello, che rappresenterà un tema moderno come l'incomunicabilità: sarà questa la causa della distruzione dei rapporti tra il capofamiglia Luca Cupiello e la figlia, in procinto di lasciare il marito, e i restanti componenti della casa, distruggendo così la presunta quiete tra le mura domestiche. La brillante regia di Tommaso Bianco, trasformerà questa farsa in un dramma simbolico, che attraverso il teatro indagherà le contraddizioni della vita reale.
Tommaso Bianco, braccio destro dell’indimenticabile Eduardo con cui ha debuttato nel lontano 1968, uno dei migliori e dei più originali interpreti della maschera napoletana di Pulcinella che non lo abbandona mai anche fuori dal palco, oggi rappresenta una delle più significative risorse bolognesi per chiunque voglia attingere ad un’esperienza teatrale radicata nella grande lezione napoletana. E' uno dei pochi maestri a dedicarsi principalmente alla formazione delle nuove generazioni, mettendo a loro disposizione il suo esorbitante bagaglio di conoscenze ed esperienze di una carriera di quasi cinquant'anni, che vanta collaborazioni con artisti come Mario Monicelli, Dario Fo, Roberto Benigni, Maurizio Scaparro e tanti altri.
INGRESSO 10€ Prime file: 15€
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È il più grande innovatore del teatro italiano,l’unico che è riuscito ad avvicinarsi all’amarezza,al realismo di Eduardo De Filippo, alla sperimentazione e alla ricerca del teatro newyorkese con la stessa intensità e bravura. Carlo Cecchi dichiara di amare Shakespeare sopra ogni altra cosa, di considerarlo il suo unico maestro, ma poi sulle tavole del palcoscenico offre ai suoi spettatori interpretazioni crude e prive di ogni fronzolo del teatro elisabettiano avvicinandosi alla contemporaneità amara e gotica di Carmelo Bene.
Cecchi sa essere magistrale nella prosa radiofonica e nell’interpretazione cinematografica. Incanta con la sua voce profonda e cupa e con la sua gestualità misurata, intensa, essenziale che ha imparato e sperimentato recitando Cechov, Pirandello, Brecht, Moliere.
Carlo Cecchi è il solo attore italiano vivente che sa essere uno e centomila insieme, ma che sa trasformarsi in “nessuno” quando deve dare l’idea del senso stesso dell’esistenza umana.
Per questo registi importanti e internazionali, ma anche autori esordienti come Martone e Valeria Golino si sono affidati completamente a lui quando si è trattato di portare in scena personaggi difficili, attuali e drammaticamente veri.
In Morte di un matematico napoletano Cecchi rivela al pubblico del grande schermo quanto possa diventare tediosa e insopportabile la vita, anche per un razionale e serioso professore di matematica pura.
Il film è una denuncia sociale delle più dure e Carlo Cecchi rende il personaggio di Renato Caccioppoli così reale e orribile da meritarsi il Premio Speciale al Festival di Venezia.
Nel 2007 gli viene consegnato il premio Gassman come migliore attore teatrale, ma Cecchi ha già girato film come Il bagno turco, Arrivederci amore, ciao, Il violino rosso, Io ballo da sola.
Nato a Firenze nel 1939, dove ha cominciato a recitare poco più che ragazzo, si è fatto conoscere dal grande pubblico e dalla critica con Finale di partita di Samuel Beckett, la più grande interpretazione mai stata fatta del protagonista dell’opera in tutta la storia del teatro.
Per Carlo Cecchi il teatro è tutto, il rapporto tra attore e pubblico in sala diventa allora per lui l’unica forma possibile di dialogo e di arte. “Il teatro è calore, è vita, ed è l'unica forma d'arte che non si trova su internet” dice spesso a tutti, una filosofia che egli per primo segue scrupolosamente e quando si “presta” al cinema lo fa solo per sceneggiature che hanno una scrittura quanto più vicina a quella teatrale, ovvero pura ed essenziale.
La sua ultima fatica cinematografica lo vede nei panni del coprotagonista del lungometraggio, Miele, diretto da Valeria Golino. La sceneggiatura è tratta da un romanzo di Covacich, ma il personaggio interpretato da Carlo Cecchi rimanda a ben altro.
Sicuramente è presente un richiamo al matematico napoletano di Martone, con la medesima difficoltà di vivere una vita che non appassiona più e da cui non si pretende più nulla; e ai più attenti non sarà sfuggita neppure la similitudine con la scelta inaspettata e lucida di Mario Monicelli, che ultranovantenne decide di suicidarsi buttandosi dalla finestra della sua camera di ospedale.
Carlo Cecchi diventa, così, la trasposizione concettuale, teatrale e filmica di uomini veri, reali, tormentati e coraggiosi, almeno a loro modo, e lo fa con tutto il rigore dell’attore novecentesco e la modernità dell’uomo contemporaneo, unendo luci e ombre, interpretazione classica e attualità di linguaggio.
Se pensiamo poi che lui non ama e non ha mai amato definirsi artista ma solo attore si può comprendere quanto per lui recitare non sia soltanto una professione ma la passione che guida le sue scelte e lo fa reinventare a ogni nuova interpretazione e a ogni nuovo personaggio.
La stessa morte per Carlo Cecchi diventa allora metafora e allegoria da accogliere fino in fondo per dare un senso compiuto alla vita di ogni uomo.
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