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Dal 26 novembre al 7 dicembre andrà in scena presso il Teatro Frano Parenti “ Gli Innamorati” di Carlo Goldoni. La regista Adrée Ruth Shammah, dopo la Locandiera e Sior Todero Brontolon, affronterà l’autore ripercorrendolo con un intreccio ricco di umorismo e dinamiche amorose. Lo spettacolo più atteso dell’anno al Parenti soddisfa tutte le aspettative: la trama vede due giovani innamorati che continuano a guastare la loro storia d’amore con gelosie e ripicche. Può dirsi una commedia atipica per l’autore, scritta in un periodo in cui cercava di arricchire con numerose sfumature i suoi caratteri peculiari. In un’ambientazione milanese, vediamo una riflessione sulla società molto attuale, da cui scaturisce un vero e proprio capolavoro.

Prezzo Intero 32 euro Ridotto Over60 18 euro Ridotto Undre25 15 euro Convenzioni 22,50 euro

Orari Lunedì riposo Martedi ore 20.30 Mercoledì ore 19.15 Giovedì ore 21.30 Venerdì ore 19.15 Sabato ore 21.30 Domenica ore 15.30

 

 

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Dal 23 ottobre al 9 novembre arriva al teatro Manzoni di Milano Tres, una commedia divertente e irriverente, nata dalla fantasia dello spagnolo Juan Carlos Rubio.

 

Tres è la storia di tre amiche del liceo che si incontrano dopo vent’anni e hanno tante cose da raccontarsi. C’è chi è diventata una famosa conduttrice televisiva, chi ha divorziato dal marito infedele e ora vive sola, e chi ha appena perso il marito e fatica ad arrivare a fine mese. Gli anni sono passati per tutte e per tutte esiste qualcosa che le tiene ancora legate. Nessuna di loro infatti è riuscita ad avere un bambino. Decidono di recuperare il tempo perduto dopo una notte molto movimentata. Hanno infatti progettato rimanere incinta insieme e dello stesso uomo. Le tre donne sceglieranno una persona che per tutte loro rappresenta l’uomo perfetto. Il prescelto diventerà quindi il padre dei loro bambini.

Non sanno però che Adalberto, questo il suo nome, nasconde un segreto.

 

Tres è una commedia che sa affrontare con leggerezza alcuni temi come la solitudine, l'infedeltà, la prostituzione, la maternità. Le situazioni esilaranti sono interpretate ottimamente dal cast, che annovera attori come Anna Galiena, Marina Massironi, Amanda Sandrelli e Sergio Muniz. La regia dell’adattamento italiano è affidata a Chiara Noschese.

 

INFO

 

Tres

Teatro Manzoni – Milano Dal 23 ottobre al 9 novembre 2014

 

Orari

Feriali: ore 20,45 Domenica: ore 15,30

 

Biglietto

Poltronissima: € 32,00 Poltrona: € 21,00 Giovani fino a 26 anni: € 15,00

 

 

 

 

 

Ebbene sì, ci tocca!

Come ogni primavera ecco in arrivo l’ennesima commedia newyorkese garbata e ironica, dove si sorride un po’ e ci si annoia nelle parti centrali della storia.

A proporcela questa volta è John Turturro alla sua quinta prova da regista, che si ritaglia per sé il ruolo da protagonista ma che soprattutto convince un recente appannato Woody Allen a farsi dirigere e a interpretare il ruolo del coprotagonista. Fioravante e Murray, amici nella Grande Mela che si divertono a improvvisarsi l’uno gigolò di donne sole e particolari e l’altro manager e consigliere smaliziato e disincantato.

Non è una commedia sul sesso e neppure sulla seduzione vera e propria e più una pellicola per raccontare la crisi economica e sociale anche nella città più viva e frenetica del mondo.

Un crisi condotta e vissuta da due uomini di mezza età che nonostante tutto si giocano gli ultimi sprazzi di una esistenza che non vogliono triste e dimessa.

Fiorante, che come Turturro nella realtà delle cose ha sia origini italiane che ebree presenta inevitabilmente il mondo americano che conosce e tratteggia i personaggi con maestria e consapevolezza. Le donne che lui incanta con fiori, parole e azioni non sono affatto lontane dalla realtà del mondo newyorkese contemporaneo e perciò risultano più belle e più credibili, e la stessa Comunità ebraica dove incontra la donna du cui si innamora è abbastanza vicina all’essenza e al portamento di molte comunità chiuse e gelose delle proprie origini e dei propri costumi.

Sia Turturro che Allen in questo caso lo possono fare. Un po’ come fanno i fratelli Cohen nei loro affreschi impietosi e divertenti.

Il romanticismo della commedia di Turturro poggia sulla grazia e sulla raffinatezza con le quali il suo “gigolò” si muove e conquista e sulla speranza di vivere un amore reale e dolce con Avigail, vedova di un rabbino e donna che lui immagina al proprio fianco.

Tra amore cortese e corteggiamento artificiale e fasullo Fioravante e Murray si muovono ognuno a proprio agio in una fiaba contemporanea dove all’ingenuità del protagonista si contrappone la saggezza e il pragmatismo del coprotagonista nel ruolo del grillo parlante.

Gigolò per caso è una commedia senza infamia e senza lodo, dove si ride il giusto ma in compenso si può riflettere molto sulla solitudine maschile, un tabù che se sdoganato bene come fa Turturro può risultare indubbiamente interessante per molti spettatori.

 

 

Arriva a Milano l’ultima parte della trilogia di Neil LaBute. Reasons to be pretty segue infatti altri due spettacoli dell’autore americano: The Shape of Things (La forma delle cose) del 2001 e Fat Pig (Grasso come un maiale) del 2004.

Una feroce ed esilarante commedia sull’amore e sull’importanza di avere fiducia in amore è in scena al Teatro Menotti di Milano dall’11 al 23 Febbraio 2014.  “Pretty – un modo per essere carini” è una produzione della compagnia Gli Ipocriti, la regia è di Fabrizio Arcuri, a vestire i panni del protagonista è il bravissimo Filippo Nigro, in scena con Fabrizia Sacchi, Giulio Forges Davanzati, Dajana Roncione.
Il tema dello spettacolo è l’ossessione per la bellezza nei rapporti personali e amorosi. Il testo pone l’accento sugli impulsi più oscuri dell’uomo con crudeltà e risate, tra chiacchere e incomprensioni.
Sul palco due coppie di amici: Greg e Steph, Kent e Carly. Lo spettacolo inizia con un furioso litigio tra la prima coppia. Il motivo del litigio è la conversazione che Greg ha avuto con il suo amico e collega Kent, una conversazione nella quale confessa che la sua fidanza è “normale” ma che non la cambierebbe per nessun motivo al mondo. Ad ascoltare la conversazione tra i due amici c’è Carly che non riesce a resistere a non dire niente alla sua amica Steph. Ne conseguono gravi incomprensioni e malumori; Steph, personaggio irascibile e polemico, non riesce a sopportare di stare con un uomo che non la considera bella e chiude la sua relazione con Greg.
Questo è l’inizio di una serie di tradimenti, litigi, incomprensioni, segreti e intrighi.
LaBute con la sua capacità di leggere e comprendere le sfaccettature dell’animo umano mette in scena il mondo di oggi. Attraverso dialoghi naturali e conversazioni leggere rileva la natura individualista dei rapporti personali, l’egoismo dei personaggi e la superficialità delle relazioni umane. L’apparenza, fondamentale nel mondo d’oggi per il successo ed utilizzata come metro di giudizio, diventa anche importante e dominante nella vita di coppia.

Una commedia audace e attuale vi aspetta al Teatro Menotti di Milano!

 
PRETTY - UN MOTIVO PER ESSERE CARINI
Teatro Menotti – Via Ciro Menotti 11, Milano
Orari spettacolo: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21.00 – mercoledì ore 19.30 - domenica ore 17.00 Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 – sabato dalle 16.00 alle 19.00
BIGLIETTERIA
Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11 - Milano tel. 02 3659254402 36592544Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.tieffeteatro.it
PREZZI
Intero: 25,00 €*
Ridotto >65 anni: 12,50 €* (residenti a Milano)
Ridotto <25 anni: 15,00 € * (residenti a Milano)
Ridotto <14 anni: 12,50 €
*prevendita 1,50 euro
ABBONAMENTO PRIME: 11 prime a 100 € con posto fisso
ABBONAMENTO POMERIGGIO: 6 spettacoli a 60 euro, vale sulle repliche di mercoledì e domenica.

Anni 60, Parigi, un donnaiolo architetto italiano di successo e tre fidanzate straniere hostess di volo da gestire.

Questi sono gli ingredienti dello spettacolo Boeing Boeing di Marc Camoletti, una delle commedie più divertenti e rappresentate nel mondo, entrata di diritto nel Guinness dei primati: solo a Londra, dal 1965 è rimasta in cartellone per ben sette anni consecutivi, tanto che la Paramount ne produsse un film con Tony Curtis, Jerry Lewis e Thelma Ritter.

Boeing Boeing è tornata sui palcoscenici londinesi nel 2007 fino al 2009, dopo quarant'anni con un restyling anni ‘60, ad opera di uno dei più rappresentativi e giovani registi europei, Matthew Warchus, che ne ha curato uno spassosissimo revival, adattando scene e costumi a quegli anni. Il risultato è stato sorprendente, pubblico e critica hanno decretato il successo di questa commedia che nonostante l'età, dimostra ancora di avere le gambe per camminare a lungo. Nel 2007 è stata nominata agli Oliver Awards, come miglior revival e miglior attore, vincendo il Drama Desk Award come miglior spettacolo, miglior rivisitazione anni ‘60 e come miglior interpretazione maschile a Mark Rylance. La stessa produzione ha poi portato lo spettacolo a Broadway nel 2008 dove ha riscosso un altro enorme successo, vincendo anche qui il Tony Award come miglior revival e ancora Mark Rylance come miglior attore protagonista.

Lo spettacolo viene ora riproposto anche in Italia, dopo l'ultima grande produzione allestita nel 1966 da Lucio Ardenzi con gli allora giovani Carlo Giuffrè, Vittorio Sanipoli, Marina Bonfigli e Valeria Fabrizi. Lo spettacolo ebbe un grande successo per tre stagioni consecutive. Questa volta a distanza di quarant'anni L'Associazione Culturale Artu' di Gianluca Ramazzotti in coproduzione con Ente Teatro Cronaca sas diretta da Mico Galdieri, hanno deciso di riproporre lo spettacolo nella stessa edizione trionfatrice a Londra e Broadway, in accordo con la Sonia Friedman Ltd, con un Cast veramente internazionale che vede in testa di serie il ritorno sulle scene di Gianluca Guidi in coppia per la prima volta con Gianluca Ramazzotti per dar vita ad un duo esplosivo di grande comicità, con la partecipazione della nota attrice Ariella Reggio, nel ruolo della Zia. A cui si aggiungono tre splendide bellezze: Marjo Berasategui, lanciata da Pieraccioni nel film “Ti amo in tutte le lingue de mondo” nel ruolo della Hostess spagnola Gabriela,  Sonja Bader che darà lustro e divertimento alla hostess tedesca Greta, e Barbara Snellenburg  che interpreterà l’americana Gloria. Il tutto condito dalla regia di Mark Schneider che riprende la messa in scena originale, scoppiettante e divertente di Matthew Warchus, in una rivisitazione dal vecchio sapore anni Sessanta per una commedia che, come hanno dimostrato gli amici americani e londinesi, ha quarant'anni…ma non li dimostra.

 

 

 

Boeing Boeing

Teatro Manzoni

dal 20 febbraio  al 9 marzo 2014

Biglietto  poltronissima € 32,00;  poltrona: feriali € 20,00 - sabato e domenica  € 22,00

Orari:  feriali ore 20,45  -  domenica ore 15,30

Paolo Genovese è un bravo sceneggiatore, tanto che i suoi colleghi non mancano di coinvolgerlo e chiedergli supporto tutte le volte che possono o che devono imbastire la classica commedia all’italiana. E per colmo di fortuna, Genovese è anche un bravo regista. Nel senso che il cinema l’ha studiato davvero e non lesina movimenti di macchina indovinati, scelte intelligenti di primi piani e inquadrature da maestro. Però quello che doveva dire lo ha già detto. E avendolo fatto molto bene finisce ora con il ripetersi e l’essere ridondante.

Succede al suo ultimo lavoro, Tutta colpa di Freud che racconta le vicissitudine di uno psicologo cinquantenne costretto dalla vita a crescere ed educare le sue tre figlie da solo.

La commedia potrebbe anche essere divertente se tante (troppe) cose non ricordassero sue cose già viste e come regista e come sceneggiatore. Come ad esempio l’amore inconfessato del protagonista per una donna sposata e che a stento conosce. Il conflitto generazionale e gli equivoci classici della commedia tradizionale.

Per cui, lo spettatore si diverte ma non si stupisce.

Ed è grave perché per un’artista come Paolo Genovese che ama fare il cinema e possiede tutte le carte in regola per farlo di qualità è un vero peccato.

Tutta colpa di Freud è un film da vedere a casa, magari con le amiche, giusto per farsi qualche risata in più. Ma niente altro. Unica vera nota positiva, l’intero cast di attori che si muovono benissimo ognuno nel proprio ruolo, regalando un effetto corale interessante e da gustare.

 

 

Un nuovo spettacolo arricchisce la già ricca stagione del Teatro Delfino, sempre pronto a riserbarci sorprese entusiasmanti.

Dal 14 al 17 dicembre, alle ore 21.00, domenica ore 16.00 (lunedì riposo), andrà in scena lo spettacolo “Lo stesso giorno, il prossimo anno”, diretto dal regista Federico Zanandrea e liberamente tratto dalla commedia di Bernard Slade “La stessa ora, l’anno prossimo”

 

La commedia narra di due personaggi-persone, Doris e George, che s’incontrato in una fredda sera qualunque del febbraio 1951. Entrambi fuori casa per motivi diversi, entrambi trincerati nei loro personalissimi universi di-versi.

Una bistecca è il classico mazzo di fiori che fa scattare la scintilla, ed in men che non si dica i due si ritrovano in una camera di motel, in California. Entrambi sposati, entrambi con figli, sono stati folgorati da un amore folle ed irreale, che spazia oltre i limiti degli oneri e degli onori.

Decidono assieme di ritrovarsi un anno dopo, lo stesso giorno, alla stessa ora, nella medesima camera di motel che conobbe il loro pazzo amore. Anno dopo anno, sempre lo stesso incontro, sempre la stessa promessa per trent’anni, che li farà scoprire cambiati, come chiusi in una bolla spazio temporale mentre il mondo attorno a loro è in continuo mutamento. Dal febbraio 1951 al febbraio 1981.

 

Federico Zanandrea, il regista, commenta così lo spettacolo:

Leggendo la commedia non puoi che rimanere innamorato dalla delicatezza delle parole, dall’ironia e dalla semplicità di una storia di amore vissuta una volta l’anno, un weekend speciale, lo stesso, ogni anno, per trent’anni. Nelle parole dei due protagonisti si raccontano gli eventi mondiali, le guerre, le paure, i sogni, le ambizioni; tutto rimane fuori da quella stanza d’albergo, non si vede, ma lo leggiamo negli occhi dei due interpreti

Quella stanza” prosegue Zanandrea, “ è un rifugio, dove i due protagonisti sono liberi di rivelarsi, di essere se stessi, di sognare; George e Doris si sentono al sicuro in quella camera e proprio per questo riescono ad essere così vicini l’uno all’altro da parlare la stessa lingua, pur provenendo da mondi tanto distanti.”

 

Al di fuori del loro mondo, la sorte imperversa, ma gli amanti sono stati capaci di costruire e condividere uno spazio unico ed universale, diverso da ogni altro. Fuori dal loro amore, la guerra, caduta di idoli e dei, nascita di nuove società.

Gli dice lei:"Ci conosciamo da così tanto tempo… che se senti freddo, a me viene da starnutire!".

Le risponde lui: "Tanto tempo? Un giorno all’anno, ci conosciamo da una ventina di giorni, abbiamo si e no rotto il ghiaccio"…

 

“Lo stesso giorno, il prossimo anno”

Con Laura Locatelli e Diego Baldoin, regia di Federico Zanandrea

Dal 14 al 17 dicembre 2013 - ore 21.00, domenica ore16.00 – lunedì 16 riposo

Teatro Delfino – Via Dalmazia 11, 20162 Milano

Prezzo biglietto 18 euro - www.teatrodelfino.it

La stagione del Teatro della Cooperativa si chiude con  un appuntamento imperdibile: dal 21 maggio al 1 giugno va in scena “Stanze comunicanti” (Communicating doors), la comedy thriller di Alan Ayckbourn.

 

Anno 2033. Poopay, consulente sessuale specializzata (eufemismo per indicare una prostituta "dominatrice") recatasi per una prestazione alla suite 647 dell’hotel Regal di Londra, si vede consegnare dal morente Reece la confessione della propria vita di efferatezze. Cercando di mettersi in salvo da Julian, esecutore materiale dei delitti, si rifugia in quello che sembra essere un armadio a muro e si ritrova… nella stessa suite vent’anni prima, nel 2013. Qui trova la seconda moglie di Reece, che Poopay sa essere stata buttata dalla finestra, proprio in quella stanza, proprio in quella notte. Tra le due donne, diversissime, nasce una progressiva complicità: mentre cercano di mettersi in salvo e di salvare anche la prima moglie del boss con ulteriori viaggi nel tempo, si ritrovano coinvolte in una girandola di paradossali equivoci  e di esilaranti situazioni, nel tentativo di convincere quanti incontrano nelle varie epoche di non essere pazzi e che è possibile muoversi tra passato e futuro. Intanto "dietro alla porta del tempo" il killer incombe minaccioso, e si avanza inesorabilmente verso un finale inaspettato.

 

Paradossi temporali, comicità surreale in una girandola di situazioni assurde sono gli ingredienti principali di questa commedia, che vuole divertire il pubblico senza ipocrisie.

 

 

Communicating  doors di Alan Ayckbourn

regia Marco Rampoldi

con Alberto Mancioppi, Claudio Moneta, Paola Ornati, Stefania Pepe, Roberta Petrozzi e la partecipazione straordinaria di Max Pisu nel ruolo di Julian.

 

Dal 21 maggio al 1 giugno

Teatro della Cooperativa, via Hermada 8, Milano

Orari: da martedì a domenica alle 20.45

Prezzi: da 8 a 18 euro

Info e prenotazioni: 02 64749997

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Toledo. Un aereo della compagnia iberica “La Península” diretto a Città del Messico vola sopra la città spagnola in attesa di un pista per un atterraggio di emergenza causato da un' avaria al carrello. I passeggeri, terrorizzati dal vedersi  a un passo dalla morte, si lasciano andare, raccontano la loro vita. Ognuno di loro rivela  emozioni, desideri, speranze, paure che, seppur bizzarre, in fondo, non ci sono così estranee.

 

A prima vista potrebbe sembrare il tipico inizio di un thriller ad alta tensione, invece è la trama della nuova pellicola di Pedro Almodóvar dal titolo "Gli amanti passeggeri" uscita nelle sale cinematografiche il 21 marzo, che segna il  ritorno del regista spagnolo alla “commedia di riflessione”.

 

La spregiudicata comicità che si spinge filo al grottesco non è una sterile provocazione ma vuole smuovere noi spettatori a riflettere sul nostro modo di essere e sul mondo che ci circonda.

 

In  un’atmosfera fuori dal tempo, surreale e incantata come quella di un aereo che vola nel cielo senza meta, si muovono i diversi personaggi. Almodóvar non li sceglie casualmente, ognuno di essi con la propria personalità e storia rappresenta una tipologia umana.

 

Come due anfitrioni aprono il sipario Antonio Banderas e Penelope Cruz nelle veci di una coppia di lavoratori distratti che causano il guasto al carrello dell’aereo.

 

Animano la scena un pilota sposato con una vita parallela da gay (Antonio de la Torre), un copilota etero attratto dagli uomini (Hugo Silva), un trio di steward omosessuali sfacciati, sboccati e autoironici (Javier Càmara, Raùl Arévalo, Carlos Areces) , una stravagante veggente ancora vergine ossessionata dal sesso (Lola Dueñas), una ex regina del gossip che si è data al mondo dell’hard come dominatrice (Cecilia Ruth), un imprenditore truffatore in fuga (Josè Luis Torriio), un killer professionista (Josè Maria Yazpik), un attore playboy (Guillermo Toledo), una coppia di sposi senza limiti (Miguel Angel Silvestre e Lava Marti).

 

Personaggi diversi l’uno dall’altro, ma tutti con faccende in sospeso che sembrano trovare una soluzione una volta atterrati.

 

Almodóvar mette sulla scena le tematiche più controversie in modo sfrontato, senza alcun filtro. Omosessualità, bisessualità, promiscuità sessuale, sregolatezza, alcol, droga, tabù che vengono spontaneamente sfatati dalla sapiente ironia del regista.

 

Amore, sesso, morte, le ossessioni dell’autore riaffiorano nei singoli episodi raccontati dai protagonisti e diventano il motore principale dell’intera narrazione.

 

I personaggi scelti dal regista con le loro storie scandalose ed eccentriche, a tratti paradossali, presentano un chiaro riferimento alla società spagnola: playboy, imprenditori che fuggono all’estero per evitare condanne, escort che minacciano uomini potenti, persone disposte a fare qualsiasi cosa per soldi.  Questa non è solo la realtà che Almodóvar vive nel suo paese, ma riguarda l’intera società contemporanea dominata da un senso di ipocrisia, decadenza, precarietà, priva di ideali e personalità forti in cui credere per innestare il cambiamento.

 

Forse “Gli amanti passeggeri” non hanno quella incisività e brio che ha sempre incantato il pubblico delle commedie di Almodóvar, ma senza dubbio sono un film da vedere per la  capacità attraverso l’assurdo e il  paradosso di rappresentare in maniera così spaventosamente reale la nostra epoca.

Ozu è il poeta maledetto del cinema orientale. Non soltanto perché prediligeva elaborare i suoi film assieme al suo sceneggiatore Kogo Noda, in tarda notte, consumando smodate quantità di vino. I suoi film sono dei quadri squisiti nella loro semplicità. Perfezionista dell’immagine e eccentrico della tecnica, Ozu é stato capace di rappresentare con cura minuziosa le sfumature delle tradizioni e i conflitti familiari della società del Giappone a cavallo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e la Seconda. Le sue qualitá, tipicamente giapponesi, sono sempre piú apprezzate dai cineasti occidentali e emergono sia dall’immediatezza delle storie raccontate, come la dissoluzione della famiglia e altre questioni di ordinaria importanza, sia dalla sua tecnica ‘tranquilla’ dai tempi narrativi distesi che evocano due elementi tipici della poetica nipponica : ‘’mu’’ ,nulla, e ‘’mono no’’ ,il pathos delle cose. Le storie sono molto semplici, prive di forti drammaticità e questa caratteristica è quella che piú lo allontana dalla produzione hollywoodiana ma che permette a Ozu di andare oltre il realismo del racconto, attraverso la ricerca della trascendenza e la spiritualità del quotidiano. Un fascino particolare ed un velo di mistero che si sposano con la magia del cinema muto.

Appuntamento all’Auditorium San Fedele con ‘Giorni di gioventú’, una commedia divertente e affascinante di questo straordinario regista. Protagonista della storia è un’amicizia condivisa durante ‘i giorni della giovinezza’ che si intreccia con il triangolo amoroso dei protagonisti. Il film è ambientato nella parte nord-occidentale della Tokyo anni ’20 ed è la storia di due studenti: l’intelligente Watanabe e il pasticcione Yamamoto. Due amici, laureandi, che vivono sotto lo stesso tetto e che si innamorano, all’insaputa l’uno dell’altro, della stessa ragazza, Chieko che sta cercando una stanza. Degne di nota le scene sulla neve, nella seconda metà del film, girate nella provincia di Akakura, dove i duei giovani si recano in vacanza e rincontrano Chieko, e dove i genitori del cameraman Hideo Mohara, gestivano il Takadaya Hotel che appare nel film. La pellicola sembra infatti essere un prolungamento del divertimento del regista e dell’amico Mohara sugli scii.

‘Giorni di gioventú’ é l’ottava opera di Ozu, girata tra la fine del febbraio e l'inizio dell’aprile del 1929, quando aveva solo venticinque anni e solo poche commedie brevi alle spalle. Il titolo originale ‘Omoide’, la memoria, è stato cambiato in ‘Wakaki hi’, Giorni di gioventú. Alla realizzazione ha partecipato anche Akira Fushimi, uno degli scrittori comici più famosi del Shochiku-Kamata studio, che ha introdotto nell’intreccio della commedia delle diverse gag esilaranti. Considerato film minore di Ozu, ma per questo non di secondaria importanza, ai nostri lettori amanti del cinema Nerospinto ne consiglia assolutamente la visione, sia perché è una gioia meravigliosa da guardare ricca di freschezza, sia perché è la prima opera superstite al deterioramento dell’originale 35 mm.

Ad accompagnare la proiezione la sonorizzazione live inedita di Orazio Sciortino, pianista e compositore ventottenne che vanta esibizioni in festival di rilievo internazionale e in sedi prestigiose. Per rendervi conto della sua bravura, di seguito proponiamo l'ascolto di una sua esecuzione di una sonata di Prokofiev. Presenta Andrea Lavagnini.

 

Giorni di Gioventù un film muto del 1929 di Yasujiro Ozu

Mercoledì 13 Marzo h 20.30 – CINEMA MUTO & Live Music AUDITORIUM SAN FEDELE, Via Hoepli 3/b, Milano, MM Duomo

presenta Andrea Lavagnini.

biglietti: intero 7 euro, ridotto 4 euro

 

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