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L'Istituto italiano alimenti surgelati (iiAS) ha realizzato un rapporto sul consumo di prodotti surgelati sulle tavole italiane. Emerge che nel 2018 il 44 % dei nostri connazionali consumino prodotti surgelati almeno una volta a settimana.
Lo dice il rapporto annuale realizzato dall’ IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati: nel 2017 cresce il consumo dei surgelati.
Siete stufi dei soliti happyhour? Avete voglia di provare qualcosa di diverso e scoprire nuovi sapori?
A voi, amanti delle novità, Nerospinto consiglia Apéritif à la française, un'iniziativa creata da Sopexa nel 2004 con l'obiettivo di far conoscere la cucina francese in tutto il mondo.
Tokyo, New York, Hong Kong, San Paulo, Dubai, sono solo alcune delle città che hanno visto il passaggio di delizie made in France.
Per celebrare i dieci anni di successo dell'iniziativa, l'edizione 2013 di Apéritif à la française ha organizzato in Italia ben cinque date. Verona, Milano, Torino, Roma sono le città scelte.
L'appuntamento nel capoluogo lombardo è giovedì 26 alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires. Ad aspettarvi non solo prodotti tipici come formaggi, marmellate, cioccolata, vino e insolite specialità, ma anche ospiti d'eccezione. Paolo Pojano e Giacomo Nunziati, food blogger di chefs4passion.com, delizieranno il vostro palato con una loro personale ricetta dal titolo singolare: G4.
Volete sapere di cosa si tratta? Non vi rimanere che farvi trovare affamati e curiosi all'appuntamento!
Per maggiori informazioni http://www.aperitifalafrancaise.com/
“Boston – Como. More than an art Exchange”. Como accoglie, fino al 18 agosto, una mostra collettiva ed itinerante che prende vita in sei sedi storiche della città. Un progetto dal respiro internazionale che è un’analisi ed una ricerca sul rapporto tra l’UOMO e la CITTA’ nell’Arte occidentale. Un gemellaggio artistico-culturale itinerante che lega gli Usa al Lago di Como attraverso due città: Boston e Como. La mostra coinvolge 35 artisti comaschi e americani fra diverse Arti: pittura, scultura, fotografia, video e performance. Un dialogo importante tra artisti ed arti. Le opere degli artisti sono esposte in sei sedi nel cuore della città comasca: il Broletto, l’ex chiesa di San Pietro in Atrio e lo Spazio Natta, due gallerie private e la Camera di Commercio di Como. Un percorso che si snoda nel centro di Como… La mostra “Boston-Como” è curata da Carolina Lio, critico d’arte e curatore indipendente che vive tra Berlino e Hong Kong ed è responsabile della sezione di video-arte del museo di Lucca e James Hull, artista, critico e curatore d’arte indipendente, che dirige tre spazi espositivi a Boston. L’ideazione di tale mostra collettiva itinerante ha preso il via con l’artista comasco Fabrizio Bellanca.
Fabrizio Bellanca, con le sue opere che parlano di città e di metropoli, proprio nel 2011 ha esposto con una personale alla Laconia Gallery di Boston. Da questa forte ed emozionante esperienza oltreoceano Bellanca ha deciso di realizzare una collettiva che riunisse a Como artisti comaschi e americani in un forte scambio artistico. La collettiva “Boston-Como” è un gemellaggio che proseguirà nel 2014 anno in cui gli artisti comaschi saranno ospiti a Boston dai colleghi americani. A corollario della mostra si svolgeranno una serie di eventi tra cui dieci concerti e performance nelle vie del centro cittadino.
Un’Estate 2013 a stelle e strisce per la città di Como con 1 progetto, 1 ideatore, 2 curatori, 4 settimane, 6 sedi e 35 artisti!Per informazioni: http://www.boston-como.com/
La mostra del cinema di Cannes 2013 è stata già ribattezzata da molti come l’edizione degli esordienti.
Dei registi esordienti in particolare, che hanno portato nella cittadina del sud della Francia le loro pellicole e i loro lungometraggi e cortometraggi per mostrarli al grande pubblico come si fa con gli abiti in vetrina. Tanto per esserci anche loro e non per vincere qualcosa o partecipare al concorso cinematografico vero e proprio.
E così in qualche sala di qualche albergo della Croisette è possibile guardare anche pellicole assurde o noiosissime come il primo lavoro da regista di Keanu Reeves, Man of Tai Chi che ha come attore protagonista un vecchio amico del regista, ed ex stuntman di Matrix, e una trama che più noiosa non si può.
Come si può evincere dal titolo la pellicola è stata girata prevalentemente in Cina, tra Pechino e Hong Kong, e narra la storia di un giovane combattente di arti marziali reclutato da un uomo cattivo e spietato, interpretato dallo stesso Reeves, per combattimenti clandestini, pericolosi e illegali.
Insomma una vera barba anche per gli appassionati del genere dato che la griglia narrativa è molto simile a un’altra sessantina di film sul genere e che gli attori, pur avendo esperienza da vendere, sembrano alle prese con la loro prima recita scolastica.
Eppure la regia della pellicola e la tecnica delle riprese erano state pensate dal neo regista in maniera molto ambiziosa tanto che durante la pre-produzione era stata fatta circolare una clip in cui si annunciava e si mostrava che le sequenze di combattimento sarebbero state girate con un avanzatissimo sistema di ripresa Bot & Dolly. Peccato che lo stesso sistema abbia finito per rivelarsi troppo impegnativo da utilizzare impedendo così di integrarlo nelle riprese come ha spiegato lo stesso Reeves e che anche per questo alla fine la pellicola appaia davvero sotto tono in quasi tutto.
Rimane il sospetto che anche il famoso attore americano si sia lasciato affascinare dalla facilità con cui le pellicole asiatiche o di registi asiatici abbiano fatto incetta di premi nelle ultime più importati manifestazioni cinematografiche internazionali.
Man of Tai Chi però è una pellicola proprio scialba. La storia non decolla e i combattimenti anche se sono spettacolari si ripetono in una sequenza che lascia allo spettatore poco tempo per affezionarsi alle vicende e alle disavventure del giovane protagonista.
Keanu Reeves invece ha tenuto a rimarcare che ha voluto presentare agli spettatori un giovane che è ancora innocente in questo mondo corrotto e pieno di pericoli. Il protagonsita deve fare un viaggio spirituale e qui metterà in discussione i propri valori e si lascerà affascinare dalle tentazioni del mondo moderno. Addirittura!
Reeves si è ritagliato per sé la parte dell’antagonista cattivo anche se a lui piace definirsi in questo film più un seduttore di anime e un maestro di vita.
Probabilmente per gli amanti del genere l’unica particolarità da segnalare è il contributo alla pellicola del bravissimo coreografo, Yuen Woo Ping, anche lui già in Matrix e in lavori come La tigre e il dragone e che ha curato personalmente tutte le action del film.
Un film che ha in tutto diciotto combattimenti e quaranta minuti di esclusivo kung-fu movie.
Come dicevo: una vera noia!
Decretati i vincitori del Premio Arte Flyenergia 2013 il 6 giugno presso la Galleria Deodato Arte, in via Pisacane 36 a Milano, in una serata speciale a cui hanno partecipato i 15 finalisti del concorso internazionale.
Il tema del Premio era l’ENERGIA, il core business dell’azienda partner dell’iniziativa, Energetic Source Group Flyenergia.
Nella galleria erano presenti le 15 opere arrivate in finale e la Giuria Tecnica, presieduta dal critico-curatore d’arte Gian Ruggero Manzoni e che ha visto fra i giurati Marco Giorgi, Amministratore Delegato di Flyenergia e del Gruppo Energetic Source, l’artista Omar Galliani, ospite d’onore e testimonial del Premio, Luca Renna, critico d’arte e gallerista, Lee du Ploy gallerista di Hong Kong e Paolo Antinucci storico dell’arte.
A fare gli onori di casa, Elisabetta Bertellini organizzatrice dell’iniziativa e Deodato Salafia, titolare della Galleria Deodato Arte.
Tre i premi in palio e dunque tre i vincitori:
Da una parte la musica di Burial. Colui che si definisce 'Il super eroe spazzatura’, produttore londinese underground dubstep il cui debutto nel 2006 con l’omonimo album è stato in grado di spaccare in due le opinioni dei critici inglesi. Burial è stato segnalato dalla rivista Wire come album dell’anno e da Mixmag al quinto posto tra i migliori dischi. Il secondo è stato una delle uscite britanniche tra le piú attese del 2007, quando ancora conduceva due vite parallele vivendo quella da producer sotto lo pseudonimo di Burial e quella di William Bevan come identitá che ha rivelato solo nel 2008 al quotidiano britannico The Independent. Nativo del sud di Londra, Bevan ha continuato a registrare come Burial pubblicando diverse opere con la collaborazione di artisti del calibro dell'ex compagno di scuola Kieran Hebden (Four Tet), Thom Yorke, Massive Attack, e Jamie Woon e i due EP supplementari Hyperdub - Street Halo e Kindred - nel 2011 e 2012 che nella versione giapponese sono usciti combinati in un solo CD. ‘’Untrue’’, seconda uscita del 2007 vincitrice di una nomination al Mercury Prize che lo ha reso agli occhi di qualcuno come il prossimo Aphex Twin, è un panorama dagli oscuri motivi ambient che si rifanno al mood del tempo inglese, frastagliati da spettrali loop vocali. ‘’Untrue’’ é il riassunto di un’attesa, è come se cercasse di catturare i momenti che dividono le nuvole grigie delle uggiose giornate londinesi dalla comparsa di flebili raggi di sole. Nelle notti d’estate Burial percorreva le buie strade della sua cittá e in preda a diverse suggestioni urbane tornava nel suo studio e iniziava a lavorare alla sua musica in una sorta di ipnosi di sé stesso, quando tutto intorno sembrava quasi essere in letargo. ‘’Quello che voglio è creare la stessa sensazione di quando si cammina sotto la pioggia e un brivido percorre il bordo della tua mente dove riecheggia un triste suono lontano, un grido sembra più vicino’’.
Dalle melanconie urbane di Burial si passa alle lontane ambientazioni musicali desertiche del duo berlinese Monolake con ‘’Gobi. The Desert’’. Rispetto ai loro precedenti lavori ‘’Hong Kong’’ e ‘’Interstate’’ nati da delle registrazioni su campo di onde, insetti e strade affollate fuse alla techno minimal in cui si perde ogni riferimento all'ordine e alla realtà, ‘’Gobi. The Desert’’ suona come la virata opposta. E’ il loro album meglio riuscito che evoca i canti della terra, la refrigerazione dei venti notturni, il cinguettio della fauna microscopica e distante che si mischia al rimbombo dei bassi dello studio di registrazione digitale. Le indagini sulla natura sono diventate la fonte di ispirazione per i Monolake che si mescolano ad una profonda ricerca sul suono, il ritmo e l'interazione tra suono e la sua struttura. Robert Henke e Behles Gerhard non si dedicano solo alla produzione della loro musica ma anche allo sviluppo di software utili alle loro creazioni. Per esempio Gerhard Behles è un ingegnere e fondatore di Ableton, un programma conosciuto in tutto il mondo acquistato da musicisti e designers di fama mondiale.
Due ambientazioni musicali opposte in un unico trip ad altissima qualitá audio ovvero quella dell’Acusmonium, un’orchestra di altoparlanti destinata all’interpretazione di musiche elettroacustiche con lo scopo di spazializzare e “orchestrare” il suono. La sua diffusione avviene tramite altoparlanti diversi fra loro sia in “colore timbrico” che “ potenza” e “dispersione”; opportunamente distribuiti nello spazio e con l’aiuto di una “console di proiezione” variano l’intensità e il colore dei suoni proiettati immergendo completamente l’ascoltatore nel cuore dell’espressività dell’opera.
BURIAL & MONOLAKE ‘’Paesaggi hyper-urban & Utopie ambientali’’
4 marzo ore 21.00 presenta Massimiliano Viel Sound reactive visuals a cura di Andrew Quinn proiezione acusmatica: Dante Tanzi e Giovanni Cospito Musiche di Burial e Monolake Biglietti 8 € / 5 € (prevendita in Auditorium: LUN-VEN 10-12.30 e 14.00-18.30)
FONDAZIONE CULTURALE SAN FEDELE piazza San Fedele 4, 20121 - Milano Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 - Milano
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