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Il vecchio e selvaggio west torna a Imbersago con la 9˚ edizione del National Day of the American Cowboy Italy.

MERCOLEDI’ 5 FEBBRAIO

 ISA GRASSANO SVELA I LUOGHI PIU’ GLAMOUR DELLA COLAZIONE

NEL SUO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE

COLAZIONI DA TIFFANY

 

ORE 19.00 PRESSO ESE HOUSE BY OTZIUM

Via Tortona, 7 – Milano (M2 Porta Genova)

 

Mercoledì 5 febbraio alle ore 19.00 Isa Grassano porta all’ESE HOUSE by OTZIUM di Via Tortona 7 a Milano la magia delle “Colazioni da Tiffany”: una gustosissima guida (Newton Compton), in cui svela i luoghi più raffinati ed eleganti dove consumare il primo pasto della giornata.

Modera l’evento Alice Cimini, esperta di comunicazione e promotrice della rassegna di appuntamenti “Stories of extra ordinary people” in collaborazione con ESE HOUSE.

Se nutrizionisti ed esperti di alimentazione ci ricordano ogni giorno l’importanza di una sana colazione, la giornalista Isa Grassano ha pensato anche all’aspetto più chic e glamour. In dolce compagnia, per lavoro o anche da soli: la colazione diventa un momento prezioso da regalare a se stessi in un contesto sofisticato e speciale.

Il libro di Isa Grassano accompagna i lettori in un viaggio alla scoperta dei locali più glamour del paese, attraverso le vie del gusto per sentirsi come la giovane Holly  Capote nel suo tubino nero …In fondo cosa c’è di meglio che inziare la giornata in un luogo in cui tutto  fa sentire bene? Da Roma a Milano, passando per Bologna, Salerno e Matera, una guida dove l’amore per il cibo si sposa con il culto dell’eleganza.

Ese  House by Otzium si conferma essere un locale poliedrico,  nel cuore di Milano, dove l’attenzione al gusto si sposa con la promozione di eventi culturali dedicati ai talenti della città.

EVENTO  “Colazioni da Tiffany” - Ore 19.00

Ese House by Otzium, Via Tortona, 7 – Milano - Aperitivo con buffet € 8,00

Isa Grassano è giornalista professionista freelance. Lucana d’origine, vive a Bologna. Collabora con numerose riviste, tra cui «I Viaggi» e «il Venerdì» di «la Repubblica», «Cosmopolitan », «Gioia», «Marco Polo», «Viaggi del Gusto Magazine», «Elle». Per Newton Compton ha già pubblicato il bestseller 101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita e In viaggio con le amiche, entrambi dal grande rilievo mediatico. Potete chiacchierare con lei attraverso il suo pink blog: amichesiparte.com.

I fratelli Coen ritornano al cinema delle loro origini e lo fanno con una pellicola divertentemente amara dove le speranze e i sogni di un giovane e aspirante cantante si scontrano e si fondono con la dura realtà dei sobborghi operai di New York City e la difficoltà di emergere nel mondo dell’arte e della musica dei primi anni Sessanta del Novecento.

 

In Inside Llewyn Davis, presentato all’ultima mostra del cinema di Cannes, c’è una realtà oggettiva fatta di sacrifici e di speranze e c’è il mondo onirico e intimamente drammatico del protagonista. Due universi che non possono incontrarsi e che sono destinati a rimanere paralleli nonostante la fatica, l’impegno e le indubbie doti artistiche del giovane Llewyn Davis. Gli anni Sessanta al Greenwich Village hanno visto la nascita e l’affermazione della musica folk come genere emblema di una generazione di musicisti e di appassionati, un genere che avrebbe cambiato per sempre la storia della musica internazionale e che avrebbe avuto in Bob Dylan il suo guru più importante.

 

Il folk, però, nasce da più lontano. Come inno di passione e di speranza ad opera di giovani dei sobborghi operai della City che tra un turno in fabbrica, un lavoro estivo e uno provvisorio arrivano al Village pieni di sogni e speranze ma soprattutto con l’irrefrenabile desiderio di dare una svolta alla loro vita. Figli di operai che sognano il palcoscenico e la loro musica che passa nelle radio più famose d’America.

Llewyn Davis è uno di questi ragazzi. Vive alla giornata, dorme da conoscenti ogni volta diversi che lo ospitano su piccoli e logori divani in altrettanto piccoli e dimessi appartamenti e non riesce a guadagnare neppure un dollaro al giorno. E come per i migliori personaggi ebrei pensati dai fratelli Coen per le loro pellicole è perseguitato da una sfortuna incredibile. Che lo stesso Llewyn ha contribuito a costruire e di cui è in buona parte responsabile.

Fragile, malinconico, introverso e irresistibile, il giovane protagonista riesce a non concludere nulla neppure con il socio musicista con cui parte alla conquista di New York immaginando di suonare in un duo e di conquistare così pubblico e critica. Il socio però lo molla presto e Llewyn rimane solo a gestire la sua vita e la sua ebraicità cercando il successo ma sentendosi in colpa per questo, desiderando essere famoso al più presto ma volendo conservare il suo purismo artistico.

 

Llewyn è probabilmente uno dei personaggi più infelici e belli mai creati dai fratelli Coen.

Il film è per i nostalgici dell’epoca e anche per chi da contemporaneo ne vuole respirare l’aria più autentica. I registi sono riusciti a riportare fedelmente le ambientazioni degli anni Sessanta, gli studi di registrazione, i locali dove la musica folk spopolava e perfino i tipici appartamenti newyorkesi con le scale antincendio esterne improvvisando un omaggio cinematografico a Colazione da Tiffany facendo anche apparire un gatto che, a differenza dell’altro con la bella protagonsita del film del 1961, riesce a essere più scaltro, fortunato e vincente del protagonsita Llewyn.

È l’amaro di tutti i film intimisti dei fratelli Coen, il loro marchio di fabbrica più famoso e meglio riuscito e che fa di Inside Llewyn Davis la pellicola più struggente dell’ultima mostra del cinema di Cannes. Il protagonsita del film è l’attore Oscar Isaac, ma c’è anche una piccola e divertente parte interpretata da Justin Timberlake che canta in maniera intimista e dolce e che dà al film dei Coen un paio di fotogrammi di commercialità pura.

 

Inside Llewyn Davis rimane soprattutto un film emozionante dove lo spettatore vive con apprensione e compassione le vicende del protagonsita fino al suo provino più importante dove si esibisce nella ballata triste e intimista davanti al manager che lo liquida con una delle frasi più comiche e irriverenti di tutta la narrazione.

Le speranze non fanno mangiare. L’arte non paga e la musica folk è solo per pochi eletti.

O almeno sembra. Ma non è tutto vero. Llewyn Davis canta, continua a cantare.

In fondo il vero senso della vita rimane quello di essere fedeli al proprio, irrealizzabile, sogno.

 

‘’ Colazione da Tiffany’’.Titolo che pare nasca da un aneddoto raccontato all’autore da un suo amico durante la seconda guerra mondiale che vede protagonisti un uomo di mezza età che passa una notte con un marine e che per ricambiare il favore lo invita per un buon breakfast ed il giovane che ha sentito dire che Tiffany è un luogo molto elegante e ignora che si tratti di una gioielleria, chiede di essere portato a colazione da Tiffany.

Un grande romanzo, un film famosissimo, ora una divertente commedia. Dopo una lunga tournée approda sul palco del Teatro Manzoni lo spettacolo “Colazione da Tiffany” di Truman Capote nell’adattamento teatrale di Samuel Adamson, regia di Piero Maccarinelli interpretato da Francesca Inaudi, che dice esplicitamente di non essersi ispirata a Audrey Hepburn della versione cinematografica dell’opera, bensì a Marylin Monroe l’attrice che lo stesso Capote aveva in mente in vista della trasposizione cinematografica , e Lorenzo Lavia.

L’adattamento, che vede cimentarsi rispettivamente nei ruoli di Holly e William, Francesca Inaudi, formatasi al Piccolo di Milano, nota sia al pubblico televisivo che quello cinematografico,  e Lorenzo Lavia, attore figlio d'arte del regista Gabriele, vuole infatti rappresentare in maniera fedele l’opera di Capote diversamente a come aveva fatto il film diventato un cult e che vedeva protagonista un’indimenticabile Audrey Hepburn.  Questo spettacolo assolutamente unico infatti mette in scena il vero mondo dello scrittore americano con riferimenti alla sua biografia raccontando la vera storia di Colazione da Tiffany: uno spettacolo da non perdere!

TEATRO MANZONI via Manzoni 42

Dal 26 febbraio al 17 marzo 2013 FRANCESCA INAUDI – LORENZO LAVIA Colazione da Tiffany di Truman Capote - adattamento di Samuel Adamson Regia di Piero Maccarinelli

 

 

 

“La bellezza di una donna non consiste nei vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o nel modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire come proveniente dai propri occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il luogo in cui risiede l’amore”.

Così Audrey Hepburn vedeva le donne, lei che da attrice ne ha interpretate tante, lei che rivelava stile attraverso i suoi occhi da cerbiatto e interprete di pellicole indimenticabili quali “Vacanze romane”, “Colazione da Tiffany”, “Sabrina”, “My fair lady”.

A vent’anni esatti dalla sua prematura scomparsa, avvenuta a soli 63 anni, viene ancora, e soprattutto, ricordata dal pubblico per la sua eleganza innata che a tutti richiama alla mente quell’immagine che, stretta nel suo abito nero Givenchy, con uno chignon elegante, fantasticava davanti alla vetrina di Tiffany. Una star che ha vinto un Oscar, tre Golden Globe, un Emmy, un Grammy Award, due Tony e tre David di Donatello. E che nel 1999 è stata proclamata la terza più grande attrice di tutti i tempi dall'American Film Insitute.

I suoi abiti di scena hanno fatto la storia del costume, le sue sopracciglia sono state copiate da stilisti prestigiosi, il suo taglio di capelli corto con frangetta ha fatto storia, come la sua femminilità, che si è imposta in un momento in cui andavano di moda chiome lunghe, rosse e platinate. Audrey è stata in grado di trasgredire attraverso lo stile, particolare non indifferente se si pensa all’epoca in sui si è affermata: gli esplosivi anni Cinquanta, dominati da tipologie femminili imponenti e con una sensualità sfacciata. Anni nei quali Audrey si distingue per il suo fisico flessuoso e il portamento leggero. La Hepburn rappresenta quel prototipo femminile che racchiude in sé elementi anche distanti tra loro ma che combinati insieme, per qualche strana alchimia, concorrono a formare uno stile unico e riconoscibilissimo che si rispecchia anche nella sua attività umanitaria. Fu la prima a capire che la sua popolarità poteva essere sfruttata anche per campagne a scopo benefico e in particolare si dedicò con passione e convinzione alla causa dell’UNICEF, lei che di figli avrebbe voluto averne tanti.

Audrey Hepburn ci piace ancora oggi perché venne scelta da Truman Capote al posto di Marylin Monroe per interpretare l’indimenticabile Holly Golightly,perché a lei i disegnatori della Disney s’ispirarono per il fisico della principessa Aurora ne La Bella Addormentata nel Bosco, perché decise di tenere un cerbiatto come animale da compagnia, ancora una volta un simbolo di eleganza innata, ma soprattutto perché seppe trasformare un “petite robe” in un’icona di raffinatezza, che ancora oggi sa far risaltare qualsiasi donna.

Per conoscere meglio Audrey Hepburn, aldilà dei suoi celebri personaggi, vi consigliamo Audrey Hepburn. Un'anima semplice, scritto dal figlio Sean Hepburn Ferrer (edizioni Tea) e Cosa farebbe Audrey? di Pamela Keogh (edizioni Sonzogno), una raccolta di materiale inedito, testimonianze e aneddoti.

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