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Il 25 luglio 2019, in occasione dell’ultimo appuntamento con il Summer Music & More, tre grandi nomi del jazz, Mario Biondi, Raphael Gualazzi e il Fabrizio Bosso Quartet, si esibiranno per la prima volta insieme.
Scalo Milano Outlet & More è l’outlet cittadino a soli 15 minuti dal centro di Milano, che presenta tre aree: Design, Food e Fashion, con sconti dal 30% al 70%.
Nel terzo appuntamento musicale a Scalo Milano, Summer Music & more, si esibiranno per la prima volta insieme in occasione dell’iniziativa musicale ospitata dall’outlet. L’appuntamento è per giovedì 25 luglio alle ore 21, quando sarà possibile assistere al concerto jazz con i brani più celebri dei tre grandi artisti.
Mario Biondi raggiunge la popolarità con il brano “This is what you are”, che viene pubblicato fino in Giappone. Ma è il suo secondo album, “If”, a consacrarlo al grande pubblico con tre dischi di platino. Nel 2019 ha partecipato per la prima volta al Festival di Sanremo, con la ballad “Rivederti”.
Raphael Gualazzi, vince il premio Sanremo Giovani nel 2011, con il brano “Follia d’amore”. Torna a Sanremo nel 2013 e nel 2014 nella sezione Big.
Fabrizio Bosso inizia a suonare la tromba a soli 5 anni, e 10 più tardi di diploma al conservatorio Verdi di Torino. Nel 2000 esce il primo disco a suo nome, “Fast Fight”. Vanta collaborazioni con artisti importanti, quali Sergio Cammariere, Simona Molinari, Raphael Gualazzi e Nina Zilli.
Il concerto presso Scalo Milano è a ingresso libero e gratuito.
https://scalomilano.it/
Il museo Gemäldegalerie Kulturforum di Berlino ospita fino al 24 Gennaio una delle mostre più attese del momento: The Botticelli Renaissance.
«Come fa un pittore ad acquisire fama internazionale? Che cosa ha reso Botticelli un’icona pop? Perché le sue opere sono considerate senza tempo? Cos’è che lo rende cosi “europeo” da far apparire la sua Venere sul dritto di una moneta da 10 centesimi di euro? Quello che possiamo dire con sicurezza è che Botticelli, più di qualsiasi altro Grande Maestro, ha ispirato e continua a ispirare l’arte moderna e contemporanea».
Questa è il leitmotiv di una mostra destinata a catturare le attenzioni del grande pubblico e che ci racconta per immagini non solo come i lavori del Maestro fiorentino siano stati d'ispirazione per l’Arte Moderna e Contemporanea ma anche come Sandro Botticelli sia diventato una vera e propria icona pop.
L'opera dell'artista fiorentino viene, quindi, presentata secondo un'angolatura che, senza trascurare gli aspetti di valutazione artistica e estetica, si focalizza soprattutto sulla sua influenza in campo letterario, teatrale, musicale e della cultura di massa.
L'esposizione propone, infatti, un viaggio a ritroso fino al 1445 partendo dalle forme attuali di ricezione, che investono non solo l'arte contemporanea ma anche altre dimensioni della cultura di massa - dalla musica alla moda sino alla pubblicità - ricostruendo il suggestivo percorso socio-culturale che determinò la riscoperta del pittore fiorentino, nel corso del XIX secolo e all'inizio del XX in Europa e negli Stati Uniti.
Il museo Gemäldegalerie, ad essere sinceri, vale già da solo un viaggio poiché al suo interno custodisce una delle raccolte più significative a livello mondiale, con opere di artisti europei dal XIII al XVIII secolo, quali Van Eyck, Rubens, Vermeer, Rembrandt, oltre agli italiani Raffaello, Lippi, Mantegna, Tiziano, Caravaggio, Antonello da Messina.
All'interno di questo meraviglioso spazio espositivo sono stati inserite centotrenta opere originali (di cui 40 del Maestro fiorentino, comprese alcune importanti e conosciute in ogni angolo del Mondo come la “Venere”, “Tondo Raczynski” e “L’altare Bardi”) di artisti come Edgar Degas, Edward Burne-Jones, Dante Gabriel Rossetti, René Magritte, Andy Warhol, Cindy Sherman e Bill Viola. Oltre a dipinti, la mostra presenta disegni, sculture, fotografie, video e oggetti di moda e design.
Tuttavia, a coloro che non potessero raggiungere la capitale tedesca viene offerta un'altra chance: nella primavera del prossimo anno, infatti, la mostra sarà trasferita al Victoria and Albert Museum di Londra.
The Botticelli Renaissance
Gemäldegalerie Kulturforum Matthäikirchplatz 4 - 10785 Berlino www.botticelli-renaissance.de
[gallery columns="2" ids="48051,48052,48053,48054"]Mancano ancora pochi giorni per ammirare la mostra "Le dame del Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento", in programma fino al 16 febbraio 2015 , presso il Museo Poldi Pezzoli. Per la prima volta i quattro ritratti di Antonio del Pollaiolo verranno esposti l'uno accanto all'altro. Appartenendo al genere del ritratto nuziale, queste opere sono anche molto utili per farsi un'idea della società di fine medioevo: vi sono infatti rappresentati vesti, tessuti, gioielli dell'epoca. Ma si possono anche scoprire altri lavori realizzati nelle botteghe dei due fratelli, a testimonianza dei loro interessi e dei loro talenti: dipinti, disegni, sculture in bronzo e terracotta, oreficerie. Essi provengono dal Museo del Louvre di Parigi, dalla National Gallery di Londra, dal Museo Nazionale del Bargello, dal Museo Stefano Bardini, e dal Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.
Dal 7 novembre 2014 al 16 febbraio 2015
"LE DAME DEI POLLAIOLO"
Museo Poldi Pezzoli Via Manzoni 12 - Milano
Orari: Da mercoledì a lunedì: 10.00-18.00 Martedì: chiuso
Biglietti: Intero 9€ Ridotto 6€ (11-18 anni, studenti fino ai 26 anni, sopra i 60 anni)
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In concomitanza con la mostra dedicata a Donato Bramante (1443/44 - 1514) allestita presso la Pinacoteca di Brera fino al 22 marzo, il museo propone al pubblico un pomeriggio di conversazioni e video sulla poliedrica figura dell’artista, letterato e architetto: l'appuntamento è per giovedì 22 gennaio 2015, contemporaneamente al quale la mostra e la Pinacoteca saranno visitabili gratuitamente dalle ore 16.00 alle 17.30. Durante questo incontro si confronteranno il professor Mauro Natale, sui rapporti di Bramante con gli artisti lombardi e sull'impatto delle sue opere sul territorio, il giornalista Pier Luigi Panza, sulla produzione letteraria del maestro, e la regista Anna Zanoli, con la proiezione di un documentario dedicato al soggiorno bramantesco in Lombardia.
Spirito inquieto e ingegnoso, Donato Bramante si è sicuramente educato alla corte dei Montefeltro a Urbino, dove è stato in contatto con gli architetti, gli scultori e i pittori attivi per il duca Federico. Piero della Francesca deve avere giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione ma, rispetto all'impegno speculativo del pittore di San Sepolcro, in Donato ha prevalso un’attitudine pragmatica, una predisposizione ad essere “risoluto, presto e bonissimo inventore” (Vasari), da cui sono scaturite realizzazioni celeberrime, che hanno profondamente rinnovato il linguaggio architettonico in Italia tra Quattro e Cinquecento. Malgrado la fama, i suoi primi anni di attività sono ancora avvolti nel mistero, e nemmeno la prima testimonianza attendibile della sua presenza come pittore nella decorazione affrescata del Palazzo del Podestà a Bergamo (1477), aiuta a ricostruirne la cultura, per la qualità disomogenea e la natura irrimediabilmente frammentaria degli elementi superstiti, e quando nel 1481 è attestato per la prima volta a Milano, perché fornisce il disegno con architetture e figure che sarà inciso da Bernardo Prevedari (1481), Bramante è già un artista compiuto, capace di scardinare i parametri figurativi della tradizione locale. Con straordinaria forza inventiva, l’artista piega le regole della prospettiva e gli ordini dell’architettura classica in un linguaggio rigoroso, eloquente e coinvolgente, profondamente diverso dal classicismo erudito espresso da Andrea Mantegna nella vicina città di Mantova. Il rinnovamento innescato da Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) tocca non solo l’architettura, ma anche (e forse in modo più esteso) l’insieme delle arti figurative, ed è su queste che si incentra il percorso dell’esposizione. Non si sottrarranno al suo fascino i protagonisti indiscussi della pittura rinascimentale in Lombardia: Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi (noto dal 1489 con il soprannome di Bramantino) e poi Bernardo Zenale reagiscono, ognuno secondo il proprio registro espressivo, al modo “eroico” di occupare e di rappresentare lo spazio, in cui il riferimento all’antico è la chiave essenziale per rendere attuale la rappresentazione della realtà. Ma anche scultori, plasticatori, orafi e miniatori coglieranno tematiche, motivi e suggestioni. A sua volta Bramante è segnato dai materiali, dalle tecniche, dalle esigenze di prestigio di una corte per molti aspetti ancora legata al mondo tardogotico; saprà praticare un’architettura di mattoni e di materiali umili, destinata a occupare spazi ristretti e a soddisfare nello stesso tempo le ambizioni dei committenti. La tribuna di Santa Maria delle Grazie, innestata su di una struttura preesistente, è l’esempio migliore della stupefacente capacità dell’artista di conciliare il linguaggio “moderno” (e perciò all’antica) con quello delle epoche precedenti: una crescita espressiva che probabilmente poteva maturare solo in Lombardia, dove i modelli “classici” che Bramante ha guardato appartengono soprattutto ai secoli alti del medioevo.
La mostra "Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499", aperta dal 4 dicembre 2014 al 22 marzo 2015, intende quindi evocare in primo luogo le tappe essenziali per la formazione dell’artista, e indagare il seguito che la sua attività ebbe in modo particolare a Milano e in Lombardia tra gli esponenti delle diverse arti figurative; le varie sezioni dell’esposizione, allestita nel percorso del museo, dialogano con le opere della collezione permanente, secondo il progetto di Corrado Anselmi. La mostra ha inoltre ricevuto l’importante sostegno di Giorgio Armani, che ha risposto con entusiasmo al Bando per la ricerca di finanziamenti lanciato dalla direzione del museo nel maggio 2014.
22 gennaio 2015, ore 17.30
Conversazioni intorno a Bramante in occasione della mostra "Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499"
Pinacoteca di Brera, Sala della Passione via Brera, 28 – Milano 02 72263.259 - 02 72263.266 www.brera.beniculturali.it
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