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Parlare della morte è sempre un fatto triste ma quando a lasciarci è Shirley Temple allora il ricordo si impone e ci sembra che la bella bambina che conquistò Hollywood e il mondo del cinema internazionale negli anni Trenta del secolo scorso sia ancora con noi e soprattutto che non sia mai cresciuta. Questo è stato un po’ il destino di Shirley in vita e lo sarà malgrado tutto anche nel tempo a venire, anche per le nuove generazioni che continueranno a guardare i suoi film e che la immagineranno sempre piccola e graziosa. La Temple non è riuscita a “crescere” sul grande schermo e non lo ha fatto neppure nell’immaginario collettivo perché dopo di lei davvero nessuna mai è riuscita a imporsi come enfant prodige né negli Studios di oltreoceano né nel cinema europeo o orientale. Shirley aveva imparato a ballare a tre anni, cantare a quattro e recitare perfettamente a cinque, in un’epoca in cui le sue coetanee nelle altre parti del mondo erano quasi tutte analfabete e le sue coetanee statunitensi appena sapevano leggere e scrivere.

Il cinema, quello vero delle grandi produzioni e dei grandi attori, era cosa per adulti.

Per questo quando la Temple arriva sul grande schermo con i suoi vestiti corti di cotonina colorata, i suoi riccioli biondissimi, le sue adorabili fossette e il suo sorriso da birichina erano già tutti innamorati di lei, gli spettatori, i suoi colleghi adulti e già famosi e naturalmente i registi e i produttori. A Shirley sarebbe bastato questo. Incantare tutti con il suo candore, con la sua bellezza infantile e con la sua capacità di dire a tempo le battute del copione.

La Temple però era una bambina prodigio e nelle sue pellicole dimostra che sa anche ballare e cantare come una vera professionista, sa reggere la scena quanto e come i divi dell’epoca e che a volte sa anche surclassarli.

I suoi film sono un successo dopo l’altro, i suoi fan sono in delirio e i produttori di Hollywood se la contendono. Lei, bella, innocente e dotata si comporta come una vera professionista e non delude mai nessuno diventando non solo l’attrice bambina ma un fenomeno di costume e di imitazione studiato anche dal punto di vista sociale.

Le dedicano una stella sulla fame road e le costruiscono un Oscar per le interpretazioni infantili apposta per lei. Shirley Temple è la bambina più famosa del mondo.

I bambini però crescono. E con l’infanzia e la fanciullezza se ne vanno anche il fascino e l’incanto di Shirley che si ritrova negli anni Quaranta ad essere una adolescente come tante, senza più l’attrazione dei suoi riccioli biondi, delle sue fossette e dei suoi vestiti da bambina adorabile.

La riccioli d’oro del cinema internazionale è scomparsa per sempre.

La nuova Temple è quasi anonima, poco attraente dal punto di vista della recitazione, normale come può esserlo qualsiasi altra adolescente dell’epoca a Hollywood.

La favola è finita e l’ex bambina prodigio colleziona un flop cinematografico dopo l’altro.

Alla fine degli anni Quaranta la Temple si ritira definitivamente dalle scene e si dedica alla famiglia e successivamente alla politica e al sociale, diventando ambasciatrice USA.

Ora la riccioli d’oro di tante belle pellicole in bianco e nero ci ha lasciato definitivamente.

Shirley però no. La bambina bella e bravissima resterà così per sempre.

E tutti potranno continuare ad ammirarla nei suoi tip tap scatenati, nei suoi duetti canori e nelle sue interpretazioni più fortunate. Potere e magia del cinematografo. E non è poco.

 

 

 

Se ne è andato Carlo, in punta di piedi e senza clamore come sapeva fare lui, perché quando si ha qualcosa da raccontare, da scrivere, da comunicare lo si può fare anche sottovoce.

Ed è sottovoce che ci ha lasciati impartendo agli improvvisati della cultura, ai beceri della filmografia e ai patiti della parolaccia sullo schermo l’ennesima lezione di stile.

Uno stile e una propensione a fare buon cinema che Mazzacurati ha fin da giovane, da studente del Dams di Bologna dove si laurea a pieni voti.

Carlo sa recitare e lo dimostra dalle sue prime interpretazioni nei suoi ruoli di bambino, ma lo dimostra anche da adulto recitando con Moretti e altri grandi del cinema italiano.

Lui però sa anche scrivere di cinema e confeziona sceneggiature originali e di grande impatto emotivo dove alla passione che lo spinge a parlare, raccontare e mostrare il proprio Paese si aggiunge l’emozione di rappresentare la realtà che gli è più vicina e affine.

E allora germogliano i suoi film sul Veneto, sulle campagne che lui conosce così bene, sulla gente, quelle persone tra cui Carlo ha vissuto e da cui ha imparato fin da bambino.

La sua regione, il suo paese, gli italiani e le storie di tutti i giorni rendono Mazzacurati un regista e un cineasta profondamente “locale” ma che non manca di affascinare anche il pubblico straniero.

Fortunatamente, nonostante le sempre difficoltà economiche che l’autore ha dovuto incontrare nella realizzazione dei suoi lavori, l’Italia ha saputo premiarlo e riconoscerne i meriti nel corso della sua vita. Carlo Mazzacurati ha vinto il Nastro d’Argento, il Leone d’Argento e i David di Donatello e con film come Il toro, L’estate di David e La lingua del santo è riuscito a commuovere il pubblico e a farsi apprezzare dalla critica.

L’eredità che lascia è questa, amare quello che si fa pe farlo bene. Sempre senza clamore.

 

 

La creazione è un enigma. Spesso non nasce da un'unione, ma da una mancanza, da un buco nero che scava l'anima e rende l'uomo, l'artista, vulnerabile, ferito, un anima nera che si nutre di un fantasma, una presenza che aleggia nell'aria, ma che per qualcuno non è mai esistita.

Per Roger Waters quel fantasma era quello del padre morto nella guerra mondiale quando aveva solo 5 mesi. Eric Fletcher Waters apparteneva alla Compagnia Z, travolta dai cingolati tedeschi in uno spicchio di campagna italiana ai bordi di un fiume che specchiava il sole nato una mattina di febbraio nell'anno 44. Un corpo mai ritrovato, un'anima sacrificata alla sporca guerra, un corpo dimenticato nell'oblio della storia.

Un dolore enorme, quello del bassista dei Floyd, che sublimato ha generato capolavori della musica  contemporanea, fiori splendidi, dolorosi e cupi. Come testimonia la canzone When the tigers broke free che apre il film The Wall (ma che non comparì nell'album), dedicata al padre scomparso, che tradotta fa più o meno così:

 

E il vecchio Re Giorgio mandò alla mamma una lettera

quando seppe che papà era morto

era, ricordo, sotto forma di pergamena,

con la foglia d'oro e altro

ed io la trovai un giorno

nascosta in un cassetto di vecchie fotografie

ed i miei occhi si inumidiscono ancora a ricordare

Sua Maestà firmò

con il suo sigillo di gomma

L'oscurità avvolgeva tutto

quando le tigri irruppero ardite

e nessuno della Compagnia Reale Fucilieri C sopravvisse

furono tutti abbandonati

la maggior parte di loro morti

gli altri morenti

ed è così che l'alto comando

portò il mio papà via da me

 

La storia spesso è crudele, spietata, ma dagli epiloghi imprevedibili e inaspettati. Ora le domande si placano, trovano risposta. Roger Waters ha scoperto dove e come sparì il sottotenente Eric Flechter Waters grazie alla lungimiranza di due persone. Una è il superveterano dell'esercito britannico Harry Shindler, indomito 93enne, trapiantato a Porto d'Ascoli, uno che da 25 anni si preoccupa con rara dedizione di dare una identità a corpi senza nome, di ricostruire piccole-grandi storie lacerate dall'oblio.

L'altro è il suo amico Emidio Giovannozzi, già responsabile della libreria Rinascita di Ascoli Piceno, demiurgo della piccola casa editrice indipendente Librati. Il vulcanico librario e il vecchio veterano, un sodalizio che è riuscito a stanare e riportare alla luce ricordi di un attimo congelato, una bomba che esplode e poi il silenzio, l'oblio.

 

Waters non aveva mia rinunciato a scoprire l'epilogo, a dare un colore alla memoria, a colmare quel buco nero. La svolta arriva dopo il ritrovamento di Herry del diario di guerra del comandante del plotone di cui faceva parte il padre di Roger. Subito dopo il certosino lavoro di Giovanozzi ha dato i suoi frutti: incroci tra mappe dell'epoca, ricostruzioni e pazienza. Finalmente qualcuno ha individuato il luogo esatto in cui Waters padre perì sotto il fuoco nemico.

 

Un fazzoletto di campagna al bordo di un torrente nel territorio del Comune di Aprilia. Proprio dove  verrà collocata una targa in memoria di Eric Fletcher Waters e di tutti i caduti alleati dei quali non sono mai state trovate le spoglie. E sulla riva di quel torrente, il prossimo 18 febbraio ci sarà anche Roger. Lo ha promesso al suo nuovo amico Harry al quale ha donato una poesia. Questa.

 

Quando il vento falcia le messi/

E gli uomini validi cadono/

E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri/

A proteggersi dalla lama incurante dei banditi/

Mio padre, ora distante/

Ma vivo, e caldo e forte/

In una bruma uniforme tabacco/

Parla./

Figlio mio, dice./

Non opporti al dolore del tuo lutto/

Ma affilane e appuntane la lama./

Che /

Tu non sfugga mai/

Obnubilato, crudele,/

A sfide ardue da sostenere./

Che prezzo ha un figlio?/

Quale?/

Il tuo o il mio?/

Questo a casa?/

L’uccellino implume che ingolla scodelle di vermi di pasta/

Oppure/

Quello in tv, morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani/

Non riuscire a capire che il lutto di altri padri/

Nega i legami forgiati in sangue filiale/

E il vessillo lucente passato da uomo a bambino/

Al posto d’onore, forte, privo di meschinità e  rancore./

Quindi/

Raccogli le tue lacrime, dice mio padre/

Raccogli in una coppa quella medaglia di sale/

Sgorga da un unico fiume/

Su quel fiume figlio mio/

Mi sono giocato la vita.

Il 7 novembre apre il Nuovo Grande Museo del Duomo di Milano, uno spazio collocato nel perimetro di Palazzo Reale, curato e organizzato dall'architetto Guido Canali, che ha riportato a vista le antiche volte medievali e ordinato in ventisette sale tredici percorsi tematici.

Lo spazio copre la bellezza di 2000 mq di superficie e ospita materiali che contano 626 anni di storia del Duomo.

 

La raccolta, quindi, è molto vasta e varia, sono presenti dipinti, sculture, vetrate, arazzi, e il prezioso Tesoro, fino ad oggi conservato nella Cattedrale milanese, che rimane tutt'ora uno dei più importanti di tutta Europa, proprio perché scampato agli espropri napoleonici; custodisce arredi, avori e capolavori inestimabili di oreficeria.

 

Il museo riapre grazie alla volontà della Fabbrica del Duomo, che in questi ultimi anni, come tutti avremo potuto notare, nonostante la crisi, ha continuato a investire nella conservazione e valorizzazione della cattedrale. Un lungo restauro e manutenzione per il Duomo, il nuovo museo e l'archivio, di fronte l'abside, che conserva la documentazione sulla costruzione del Duomo, che conta più di 5.000.000 visitatori annui.

 

L'inaugurazione del museo è accompagnata da un convegno internazionale "Le Colonne d'Europa" che si terrà il 5 novembre, dalle 9.30 alle 18.30 nella sala delle Colonne del Museo del Duomo (ingresso libero) e dalla proiezione in Duomo del racconto in video-mapping, dal titolo "History that made History", sullo sviluppo del Cristianesimo: dalla morte di Gesù all'Editto di Milano.

 

Il Corriere della Sera, in occasione dell'inaugurazione, dedica al museo una guida che raccoglie un ricco archivio fotografico e diversi contributi tra cui testimonianze di vari autori; sarà in vendita il 4 novembre in allegato al giornale al costo di 12,90 €, più il prezzo del quotidiano.

 

 

Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Il Lunedì è chiuso.

 

Per ulteriori informazioni potete visitare direttamente il sito del Duomo di Milano

www.duomomilano.it

oppure telefonare ai numeri

02.860358

02.72022656

 

Il costo d'ingresso è di 6/4 €

Al Teatro Elfo Puccini, dal 3 al 29 giugno, va in scena Shopping & Fucking di Mark Ravenhill, autore inglese appartenente alla generazione dei "nuovi arrabbiati" che negli anni 90 si sono imposti all'attenzione della scena mondiale.

 

Il testo in questione, che ha portato l'autore a fama mondiale nel 1996, descrive un mondo in cui il denaro è tutto e gli individui sono solo consumatori legati da relazioni equiparabili a transazioni commerciali.

I giovani personaggi passano la maggior parte del loro tempo facendo shopping, quando non sono occupati in attività sessuali di varia natura e vivono in un perenne vuoto di memoria, di senso della storia, persino di caratteristiche individuali.

 

Personaggi senza passato, senza padri né madri, vittime stupide e vulnerabili, ma specchio tragicamente veritiero di una generazione che spesso rinunciamo a comprendere.

Attraverso l'immagine di Brian, unico adulto della pièce, passa inoltre l'idea di un uomo funzionale al culto del denaro, un cattivo maestro per cui "la civiltà è denaro, il denaro è civiltà", il quale non può certo trarre in salvo il gruppo di giovani che si limita a consumare malamente tutto ciò che capita.

 

Una schietta lettura del moderno mondo dei consumi e dei suoi riflessi sulle nuove generazioni di allora e di adesso, senza falsi compromessi o inutili accondiscendenze.

 

 

Info su orari e costi

 

Da lunedì a sabato: ore 21

 

Biglietti:

Intero 30,50 €

Martedì biglietto unico 20 €

Ridotto (<25 anni, >60 anni) 16 €

Gruppi scuola 12 €

 

 

Shopping & Fucking

Teatro Elfo Puccini

Corso Buenos Aires, 33

Milano

Ha compiuto 40 anni (pubblicato in UK il 24 marzo 1973) e continua ad essere il disco più popolare della storia della musica: 1.600 settimane nelle classifiche mondiali e 89 milioni di copie vendute. 30 anni di permanenza nelle classifiche degli album in UK. Un americano su 12 lo ha comprato nell’ultimo ventennio. I numeri impressionanti contribuiscono ad alimentare la leggenda. Ma ci sono degli elementi oggettivi che rendono questo disco “Il disco” dei Floyd. Le canzoni: "le migliori che avessimo mai scritto" disse una volta il compianto tastierista Richard Wright, "canzoni che parlano dello stress e dell'alienazione della vita moderna, cose in cui si possono rispecchiare milioni di persone, e sentirle proprie". Poi il suono: non una semplice raccolta di canzoni, ma un flusso ininterrotto, che all'epoca fu una novità assoluta, grazie anche al tecnico Alan Parsons che con il nuovo sedici piste appena allestito negli studi di Abbey Road fece autentici miracoli. Senza poi parlare degli arrangiamenti perfetti e assolo passati alla storia (quello vocale di Claire Torry in The Great Gig In The Sky, quelli chitarristici di Gilmour in Money e Time). E poi i misteri mai svelati: negli ultimi 30 secondi dell’album un’orchestra suona in sottofondo Ticket to ride dei Beatles. Perchè? I Floyd non hanno mai voluto spiegarlo. D'altronde Dark Side, più che un album, è una scatola magica, un universo di suoni, voci, suggestioni, citazioni da film, allusioni colte, viaggi lisergici e un concept di fondo: ognuno di noi ha un suo lato oscuro. E il tuo riesci a vederlo?

 

Ecco il lato oscuro di alcune canzone di Dark Side of the moon:

 

Speak to Me

La canzone (come l'album) è disseminata di parlati misteriosi. Sono le voci dello staff dei Pink Floyd, chiamato a registrare in sala d’incisione le risposte ad alcuni quesiti che Roger Waters aveva consegnato a tutti tipo: “Qual è l'ultima volta che sei stato violento?”. Lo stesso Paul McCartney fu "vittima" dell'interrogatorio-esperimento, ma le sue risposte furono considerate troppo scherzose.

 

Brain damage

Il riferimento diretto è all'ex leader e cantante dei Floyd Syd Barrett, che uscì dal gruppo per la pazzia provocata dall’uso smodato di Lsd.

 

Any colour you like

Il brano cita Henry Ford che, nel 1908, presentando al pubblico l’auto Model T, disse ironicamente: «Potete averla di qualunque colore vi piaccia, purché sia nera».

 

Time

Inizia con il suono di decine di sveglie registrato in un negozio londinese di orologi e pendole antiche. Nel brano i temi della morte e del tempo vengono trattati avendo come riferimento il filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976).

 

The Great Gig In The Sky

Con l'assolo vocale di  Claire Torry entrato nella storia del rock. I suoi vocalizzi superbi portarono la canzone strumentale oltre la semplice performance. A parte qualche indicazione da parte dei musicisti, Clare improvvisò la melodia e nel giro di due ore terminò il suo lavoro totalmente ignara di quello che sarebbe diventato poi quel pezzo. La ragazza fu pagata 30 sterline per tre ore di lavoro.

 

 

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Continua la serie di giovedì fuori di testa: il 28 marzo dalle 22 un nuovo appuntamento con Razzputin allo Zoom Bar.

Fai mente locale su ciò che ami e che odi, su ciò che vorresti dal destino, sull'attitudine dei marciapiedi al neon... poi entra allo Zoom, scendi nel basament e riscrivi la tua storia!

1ST FLOOR : Miss Brownie Party

Dolcettini di cioccolato e tons di vinili ska, r&b, northern soul, motown, stax, rocksteady.

BASEMENT: Razzputin crew / DJ DONUT & DEEJAY DAVE

+ Special Guest Djs: WALLACE BOYS con una miscela di indie, classic rock, punk e brit super OGM per sovvertire e incendiare il basement.

Link dell'evento: http://www.facebook.com/events/288943701235548/

ZOOM BAR

Via Panfilo Castaldi 26, Milano

Scatolabianca è una realtà riconosciuta a livello nazionale, rivolta alle Arti Contemporanee, alla formazione e alla cultura. Opera con frequenza sempre più crescente in tutto il territorio e in importanti capitali europee e internazionali. Ha come protagonisti la critica e curatrice Martina Cavallarin direttrice artistica di scatolabianca, Federico Arcuri Art Director, Roberta Donato PR &comunicazione, l’artista Gianni Moretti Coordinamento progetti.

Via Curiel 8 è un film d’animazione che nasce dalla collaborazione delle autrici e illustratrici Mara Cerri e Magda Guidi: un cortometraggio in animazione della durata di 10 minuti. La storia del film è tratta dal libro illustrato Via Curiel 8 di Mara Cerri, pubblicato nel febbraio 2009 dalla casa editrice romana Orecchio Acerbo e descritto sulle pagine della rivista “Lo Straniero”, diretta dal critico Goffredo Fofi, come “un racconto per immagini armonico e speculare. Di grande economia e di massima tensione simbolica, secondo un’idea di magico oggi sempre più rara, per via della sua delicatezza e profondità e della sua capacità di andare oltre il reale verso un’idealità insolita”.

Il film è una co-produzione franco-italiana ed è stato realizzato secondo la tradizionale tecnica del cinema d’animazione: più di 4000 disegni originali, dipinti a mano nell’arco di due anni dalle due autrici.

Come descritto dal critico cinematografico Federico Rossin, il film è “bello perché fragile, delicato come un sogno, misterioso come una visione, leggero come una folata di vento, malinconico come una carezza ricordata”. “La seconda volta che ho visto il film mi sono fatto prendere dai buchi narrativi, da tutto ciò che non dite, non mostrate, non raccontate. E la testa parte davvero a costruire infinite altre immagini, a cercare ai lati dello schermo quello che non c’è, a immaginarsi cosa è accaduto/potrebbe accadere/non accadrà mai”: così descrive le sue sensazioni Emilio Varrà, presidente dell’Associazione Culturale Hamelin di Bologna.

La mostra rimarrà fino al 5 aprile 

Sono esposti numerosi disegni originali che compongono il corto, selezionati e disposti in sequenze progressive che svelano e raccontano il movimento dei personaggi nelle sbavature e nella stratificazione del colore, alcune pitture in tecnica mista su tavola che ritraggono e rielaborano personaggi e scene del film e a coronamento della mostra viene proiettato in loop il film Via Curiel 8, nella sua versione definitiva.

Mara Cerri nasce a Pesaro nel 1978. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione, e frequenta successivamente il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. Nel 2003 inizia a lavorare come illustratrice di libri per ragazzi, collaborando con diverse case editrici italiane (Orecchio Acerbo, Fabbri, El, Emme, Carthusia, Fatatrac) e straniere (Grimm Press, Milan). Espone presso le biennali internazionali d’illustrazione di Bologna, Bratislava e Lisbona. Pubblica i suoi disegni su riviste e quotidiani, tra cui Il Manifesto, Internazionale, Carta. Nel 2008 riceve il Premio “Lo Straniero”, assegnato dall’omonima rivista di arte, cultura e società diretta da Goffredo Fofi, con la quale ha un rapporto continuativo. Collabora con l’agenzia americana Riley Illustration, realizzando illustrazioni per riviste e pubblicità.

Sempre nel 2008, inizia a lavorare a Via Curiel 8, la storia per un albo illustrato di cui è autrice unica (illustrazione e testi) e che sarà pubblicato dalla casa editrice Orecchio Acerbo nel febbraio 2009. Nel frattempo, realizza un progetto filmico dallo stesso soggetto, che vince il Premio della Giuria e il Premio Arte France al prestigioso Festival d’Animazione di Annecy (Francia).

Dal settembre 2009 al settembre 2011 collabora alla realizzazione del film con l’autrice di cinema d’animazione Magda Guidi, realizzando più di 4000 disegni dipinti a mano. Nel dicembre 2011, il film Via Curiel 8 vince la sezione Corti Italia del Torino Film Festival. Ha realizzato il video per lo spettacolo di teatro danza “You and me and everywhere”, una collaborazione con la regista performer Mara Cassiani . Lo spettacolo ha visto il suo debutto durante il Festival Santarcangelo dei Teatri 2012, con il sostegno di AMAT e L’Arboreto-Teatro Dimora.

Magda Guidi nasce a Pesaro nel 1979. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte/Scuola del Libro di Urbino, nella sezione Cinema d’animazione e frequenta, successivamente, il Biennio di Perfezionamento in Cinema d’animazione. In seguito realizza alcuni cortometraggi animati, selezionati in numerosi festival italiani e internazionali: Sì, però... (2000) 2° premio al Pesaro Film Festival del (sezione “L’attimo fuggente”) e 2° premio a Videocinema di Pordenone del 2001; “Nuova identità” (2003), videoclip per la band italiana Tre allegri ragazzi morti, premio della giuria a Videozoom di Tornaco (NO) 2003; Ecco, è ora (2004), gran premio “Castelli Animati” di Roma 2004.

Nel 2005 disegna una sequenza in animazione per il cortometraggio "Il nano più alto del mondo", diretto da Francesco Amato e prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 2009, insieme ad Andrea Petrucci e Sergio Gutierrez, realizza un film d’animazione di 45 minuti per lo spettacolo teatrale L’ultima volta che vidi mio padre, per la regia di Chiara Guidi (Socìetas Raffaello Sanzio).

Camilla Falcioni nasce a Bournemouth (GB) nel 1976. Si laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli studi di Bologna, sede di Ravenna. Dal 2004 al 2009 coordina l'ufficio di Pesaro di Arthemisia, societa' leader nell'ideazione e produzione di mostre ed eventi culturali.

Dal 2010 è responsabile dell’ufficio stampa e promozione di Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive di Pesaro. Si occupa di organizzazione eventi e convegni e collabora con Mara Cerri e Magda Guidi da gennaio 2012.

Inseparabile complice in nero di Diabolik, con lui protagonista di audaci avventure, autrice di favolose rapine e sempre impegnata nelle piú spericolate fughe. Noi di Nerospinto non possiamo che adorarla: bella e irresistibile, non perde la sua classe ed eleganza nemmeno nelle situazioni più pericolose. Icona indiscussa di classe e femminilitá, una vera e propria profusione di charme, è una figura avvolta dal mistero che la lega ad un passato a dir poco ambiguo. Vedova dell’ambasciatore del Sudafrica morto in circostanze ‘sospette’, si dice durante un safari ma c’è chi mormora che sia stata proprio lei a spingerlo nelle fauci di qualche bestia feroce, vanta di essere una ‘donna pericolosa’, sin dal primo incontro con il suo affascinante partner.

Coraggio e determinazione sono le caratteristiche che la rendono una donna indipendente ed emancipata, pronta non solo a salvare dalla ghigliottina il suo fedele compagno, ma anche a sfidare la morality dell’epoca a cui risale la sua prima comparsa nel fumetto. A differenza delle sue colleghe eroine, che sembravano solo essere in grado di mettersi nei guai e combinare pasticci, lei guida Mini Minors e Jaguars, cosa inaudita per una donna a quegli anni. Se per qualche tempo accetta di ricoprire un ruolo spalla, ed è lo stesso Diabolik a non considerarla allo stesso livello, in breve tempo diventa padrona di freddezza e determinazione, arrivando sino a progettare i piani di fuga del suo fiancé.

E così, dopo diverse corse a 200 km l'ora sulla loro Jaguar, osando rapine, gelosie, incomprensioni e molte vacanze in spiaggia, la sua meta preferita, se all’inizio Diabolik non voleva nemmeno farle sapere cosa intendeva fare, Eva guadagna la sua fiducia e il rispetto di Ginko, loro acerrimo nemico, che ha ammesso più di una volta che non poteva esserci partner migliore per il Re del Terrore. Negli ultimi anni, grazie alla sua personalità, lo influenza a tal punto che può dissuaderlo dal fare una rapina così da poterle dare una statua o un diamante. Lui le dedica sempre piú tempo e attenzioni, disegna gioielli per lei, sceglie luoghi romantici, va in vacanza più spesso, le crea un profumo con una fragranza originale e la chiama con l'orologio radio solo per farle sapere che fará un po’ piú  tardi.

Bionda, bellissima, occhi verdi, dai diversi outfit sempre impeccabili, apparsa per la prima volta nell’episodio ‘L’arresto di Diabolik’, questo mese compie cinquant’anni e festeggia il suo compleanno con Cartoomics, il festival milanese di fumetti e cartoni animati.  A lei sará dedicata una mostra di documenti, memorabilia, filmati e tavole originali che hanno fatto la storia della più celebre ladra del fumetto italiano. Ad arricchire coreograficamente il tutto, una vetrina di gadget di ogni genere a lei ispirati. Noi andremo a farle gli auguri…e voi?

15, 16 e 17 marzo

FieraMilano Rho, padiglione 3.

Orari : dalle 9.30 alle 19.00.

Biglietto giornaliero: intero 12 euro, ridotto 10 euro.

 

Prima di introdurvi quella che sará un’iniziativa esclusiva, ideata dalla Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con il Comune di Milano in occasione della giornata dedicata alla donna e che ne fará da protagonista una straordinaria, noi di Nerospinto invitiamo i nostri lettori a soffermarsi sulle ragioni di quella che comunemente viene definita come festa ma che in realtà è un’importantissima ricorrenza internazionale.

Mettiamo da parte leggende, mimose, auguri e regali e andiamo a ritroso nel tempo fino ai primi del Novecento. In quest’epoca, nei paesi in via di sviluppo industriale, le donne che iniziavano a lavorare al di fuori dell’ambito casalingo, subivano quella che è stata una vera e propria segregazione sessuale sul lavoro che consisteva in misere condizioni lavorative e del salario. Grazie ai sindacati che stavano ottenendo sempre piú voce in capitolo, si diede il via a delle grandi dispute industriali che coinvolsero anche le sezioni di lavoratrici non sindacalizzate e che  gettarono le basi di una rivolta tutta al femminile. Innanzitutto si diede importanza alla spinta contro le restrizioni politiche: in tutta Europa, Gran Bretagna, America e, in misura minore Australia, le donne di tutti gli strati sociali iniziarono una campagna per il diritto di voto che portó le donne del Partito Socialista d’America ad istituire nell'ultima Domenica di febbraio del 1908, la prima Giornata della donna che coincideva con le massicce manifestazioni per la rivendicazione del voto e dei diritti politici ed economici femminili. Poi le agitazioni continuarono e nel settembre del 1909  sfociarono in un breve sciopero a New York City organizzato dall'Unione internazionale femminile ' Garment Workers' seguito, il 22 novembre, da quello generale soprannominato la Rivolta dei ventimila, durato 13 settimane e che portó ad un contratto più equo per 15.000 lavoratori.

In Europa, i problemi delle donne erano una delle priorità dell’epoca e nel 1910, a Copenaghen , si tenne la prima Conferenza Internazionale delle donne lavoratrici con la rappresentanza di 17 paesi, tra cui i leader sindacali e i parlamentari finlandesi. Clara Zetkin, capo dell'ufficio delle donne per il Partito social democratico della Germania, ispirata da ció che stava succedendo negli Stati Uniti,  avanzò nella Conferenza delle donne socialiste, la proposta di concentrare in un unico particolare giorno la voce delle donne di tutto il mondo, per diffondere in maniera unanime le loro richieste. La conferenza di oltre 100 donne provenienti da 17 paesi in rappresentanza di sindacati, partiti socialisti e donne lavoratrici, accolsero con entusiasmo il suggerimento della Zetkin e la Giornata internazionale della donna ne è stato piú tardi il risultato.

Negli Stati Uniti la caduta dei consensi al socialismo nel 1913, pose fine alla ricorrenza riconoscendola nuovamente come Giornata internazionale della donna solo nel 1975, al contrario dei paesi europei dove la sua popolarità era in forte crescita. In Russia, durante la prima guerra mondiale quando più di due milioni di soldati russi erano morti in guerra, le donne organizzarono una massiva giornata di protesta ossia lo sciopero "pane e pace" tenuto l'ultima Domenica di febbraio 1917 dell’allora vigente calendario giuliano che corrisponde all'8 marzo di quello gregoriano. L’avvenimento diede il via alla rivoluzione di febbraio, quando lo zar Nicola II  fu costretto ad abdicare. A seguito della successiva Rivoluzione d'Ottobre e l'ascesa dei bolscevichi al potere, Il 14 giugno 1921 in occasione della Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste che si tenne a Mosca,  Lenin dichiarò l’8 marzo come festa nazionale sovietica, commemorando in questo modo il sacrificio delle donne nella creazione e la difesa dello Stato sovietico, giorno che nel 1965 è stato fissato come non lavorativo e lo è tutt’ora.  In Italia le prime celebrazioni si tennero nel 1922 su iniziativa del Partito Comunista d'Italia, ma furono ufficializzate solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, ad opera dell'UDI, Unione Donne d'Italia che scelse la mimosa, che fiorisce i primi di marzo, come simbolo del giorno.

Tutto questo per sottolineare l’importanza dell’8 marzo in memoria di tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la lotta per i diritti civili delle donne e come occasione di riflessione sui traguardi raggiunti e quelli ancora da raggiungere in materia di uguaglianza ed emancipazione. Per commemorare al meglio questa giornata e tutti gli avvenimenti storici che l’hanno resa possibile, Nerospinto consiglia l’iniziativa “Milano per Mariangela Melato, il cinema, il teatro e la musica”, che si terrá dal 7 al 10 marzo presso il MIC, Museo Interattivo del Cinema. La rassegna, composta da undici titoli, alcuni rarissimi, è dedicata a Mariangela Melato, una donna eccezionale del cinema italiano, figura femminile dalla grandissima personalità, scomparsa recentemente. Maurizio Nichetti, ospite d’eccezione, dará il via alla kermesse. Durante questi giorni potrete inoltre approfittare delle aperture serali straordinarie del Museo Interattivo del Cinema e a conclusione potrete assistere al concerto “Cinema in note al femminile”, con un originale programma di brani rielaborati per pianoforte a quattro mani, tratti dalle più famose colonne sonore della storia del Cinema composte esclusivamente da donne.

Buona giornata internazionale della donna a tutte!

PROGRAMMA:

GIOVEDì 7 MARZO H 21 DOMANI SI BALLA Interviene Maurizio Nichetti

VENERDì 8 MARZO H 15 IL GATTO di Luigi Comencini H 17 SEGRETI SEGRETI di Giuseppe Bertolucci H 19 MIMì METALLURGICO di Lina Wertmuller H 21 LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri

SABATO 9 MARZO H 15 BASTA GUARDARLA di Luigi Salce H 17 OGGETTI SMARRITI di Giuseppe Bertolucci H 19 DIMENTICARE VENEZIA di Franco Brusati H 21 CARO MICHELE di Mario Monicelli

DOMENICA 10 MARZO H 15.30 LA POLIZIOTTA di Steno H 17.30 FILM D’ AMORE E ANARCHIA di Lina Wertmuller H 21.00 Milano per Mariangela Melato concerto al pianoforte a quattro mani di Federica e Francesca Badalini. Antologie di colonne sonore per il cinema composte da grandi musiciste contemporanee.

MIC ‘’Museo Interattivo del Cinema’’                                                                   

viale Fulvio Testi 121

Ingresso intero  5 euro , ridotto 3 euro. Presentando alla cassa un biglietto ATM ingresso ridotto per tutte le proiezioni.

 

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