Art Brut, l’arte dell’istinto
Quanto la formazione accademica contribuisce a sviluppare le capacità artistiche? E se invece le limitasse?
Dall’ultima metà del secolo scorso alcuni critici hanno cominciato a parlare di Art Brut o Arte Grezza, un’arte che non segue regole né percorsi accademici ma che si fa guidare dall’istinto e dall’emozione. Un’arte finalmente libera da costrizioni, un’arte vera.
Anche se è dall’alba dei tempi che l’uomo si dedica all’arte nelle sue forme più raffinate o in quelle più rudimentali, quello dell’autodidattismo è un fenomeno che ha ottenuto l’attenzione che merita solo di recente.
Dall’ultima metà del secolo scorso, alcuni critici hanno infatti cominciato a parlare di Art Brut (Arte Grezza), in riferimento ad opere d’arte realizzate da artisti non professionisti, che non abbiano svolto un percorso d’alta formazione presso accademie d’arte, e che abbiano dunque appreso a dipingere o a scolpire senza una guida. Ma il termine comprende anche autori che operano a livello amatoriale e ricreativo, generalmente anche d’estrazione sociale e culturale modeste.
La definizione è stata coniata da Jean Dubuffet nel 1945 per descrivere un’arte spontanea, libera dalle convenzioni estetiche e senza pretese culturali. Si distingue da altre forme simili, come l’arte naïf, per la sua natura istintuale: se quest’ultima infatti è data da una semplificazione concettuale e tecnica, l’arte grezza è invece opera di impulsi immediati, più inconsapevoli e naturali.
Dubuffet parlava dell’art brut come il prodotto di autodidatti, carcerati, d’internati in strutture psichiatriche, tutti totalmente privi di cultura artistica. L’assenza di conoscenze li porta ad essere liberi dai modelli dell’arte classica imposti dagli studi accademici. Mente sgombra e inconscio libero da costrizioni quindi, che lasciano la creatività a briglie sciolte: l’artista-non artista brut è l’unico quindi che può attingere dal profondo di sé stesso, dalle sue esperienze ed emozioni, per creare un’opera d’arte.
Nel 1972 il critico d’arte inglese Roger Cardinal conia il termine Outsider Art riferendosi all’arte grezza, anche se il concetto ha un’applicazione molto più ampia e si riferisce in generale ad artisti autodidatti, non riconosciuti dalle istituzioni, per scelta dell’artista o perché troppo lontani dalle tendenze di mercato. Ma spesso l’Art Brut e l’Arte Naïf vengono assimilate al più generale concetto di autodidattismo, rifiutato da tradizione ed istituzioni fino ad almeno la fine del 1800.
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A partire dal XIX secolo le istituzioni iniziano ad essere messe in discussione, e compaiono i primi artisti senza solida formazione accademica che si riveleranno poi tra i più influenti e preziosi, come Henri Rousseau e Vincent Van Gogh.
Il fenomeno dell’artista autodidatta acquisisce rilevanza verso la fine dell’‘800, quando erano ancora attivi gli impressionisti e i post-impressionisti, e Picasso cominciava a guardare all’arte primitiva. Le opere di Henri Rousseau in mostra al Salon des Indépendants del 1886 destarono un certo interesse tra gli artisti più “moderni” dell’epoca.
Anche se in Occidente gli artisti autodidatti sono considerati degli outsider, in alcune parti del mondo sono invece più apprezzati, poiché le regole e i canoni imposti dagli studi accademici possono soffocare la creatività e l’istinto artistico. In Cina ad esempio, l’artista amatoriale ha lo status di genio, di qualcuno in grado di creare cose grandi senza seguire le istruzioni di nessuno, e dunque decisamente superiore al mero artista professionista.
L’art grezza si nutre di un impulso puro ed autentico, non mediato dai manuali di storia dell’arte o dal lavoro altrui, non contaminato dal desiderio di gloria e riconoscimento, dalla concorrenza spietata o dall’ambizione di riconoscimento sociale. Senza interferenze o imposizioni, la produzione brut è per questo più libera di sprigionare la sua energia creativa.
Certe opere di artisti autodidatti sono sorprendenti nello stile e nella resa, disegnano mondi nuovi e onirici, paesaggi realistici o astratti, ma vividi ed esotici, molto apprezzati dai surrealisti. Alcuni artisti autodidatti mostrano inoltre una perizia tecnica notevole, a dimostrazione del fatto che sia possibile sviluppare gradi abilità artistiche a prescindere dalla formazione accademica, ed anzi magari essa possa addirittura limitarle. I corsi delle scuole d’arte mirano spesso ad uniformare l’operato degli allievi, educando alla mimesi, alla resa naturalistica e allo studio compositivo.
L’Art Brut non è più il prodotto di limitazioni e costrizioni, dell’imitazione o dall’adesione a regole, e cessa quindi di essere un’illusione: essa è un’arte che discende da processi più diretti e istintivi. Un’arte finalmente vera.
Daniela Ficetola
