Dal busking al primo ep con Lilith Label- Intervista al terzetto Misentotale
Dal 30 settembre 2022 è disponibile in formato fisico e su tutte le piattaforme digitali "Le mille sfumature che non ho" del progetto Misentotale.
Mi piace immaginare il collezionista di sfumature che abita il progetto Misentotale come la risposta ottimistica al collezionista di sensazioni baumaniano. Entrambi popolano l’instabile universo postmoderno, ma Misentotale non cede alle lusinghe dell’orgia consumistica, rispondendo invece all’incertezza ontologica con un focus attento sui dubbi e sulle sfumature.
Nessuna arrogante pretesa di assertività ne “Le sfumature che non ho”, il primo ep ufficiale, prodotto e distribuito da Lilith Label, del terzetto artistico Misentotale - composto dal songwriter genovese Simone Meneghelli, da Simone Cricenti al violoncello e Gigi Marras alla batteria.
Un lavoro che rispecchia fedelmente la filosofia costruttiva di Lilith, che- prima di essere associazione di promozione culturale ed etichetta discografica- è un gruppo aperto a quanti, pur nel rispetto degli “scultori di parole, suoni e gesti del passato", vanno alla ricerca coraggiosa di una strada espressiva inedita nel presente.
Nella nota stampa si legge che il vostro primo lavoro, uscito per Lilith Label, si sarebbe dovuto originariamente chiamare “Sfumature”. Perché avete poi optato per “Le mille sfumature che non ho”?
In origine questo ep avrebbe dovuto prendere il nome di “Sfumature”. Ma non bastava.
Perché questo disco parla di una assenza e non di una presenza ed era necessario, quindi, specificare che le sfumature di cui si parla mancano.
Ogni traccia di questo disco è una sfumatura ma non nel senso di colore, bensì dello spettro delle frequenze se chi fa fatica a sentire, a sentirsi, ha bisogno di vedersi proiettato davanti, addosso, per poi riconoscerle come proprie. Quindi una collezione di mancanze, di momenti in cui si è riuscito a sentire nitidamente quello che spesso siamo troppo occupati da altro per permetterci di ascoltare.
“Misentotale” è, per vostra stessa ammissione, “una bella assicurazione sulla libertà”. Mi sembra di cogliere una certa insofferenza verso eventuali classificazioni di genere della vostra musica di carattere accademico o commerciale, o sbaglio?
Nonostante questo sia il primo ep, il lavoro che c’è dietro è fatto di un percorso lungo quasi 10 anni. A partire dalla scelta di quel nome, in un momento “più giovane” in cui le certezze stanno strette e si cerca di essere sfuggenti e inclassificabili. Anche perché non si sa ancora chi si è.
Poi però un po’ lo abbiamo capito e forse siamo entrati in una prima fase della vita dove qualche certezza serve e rassicura, ma il nome è rimasto quello. Pronto a raccontare, o a non raccontare le nuove incertezze che ci aspettano nel futuro.
Com’è nato il vostro sodalizio artistico?
Nel percorso che ha portato a questo primo lavoro con un inizio, uno svolgimento e una fine, molto tempo lo abbiamo passato a cercare un'identità sonora. Un vestito di suoni che fosse adatto sia alla dimensione registrata che a quella live. Ad un certo punto mi è stato chiaro che c’era uno strumento che più di altri legava molti miei ascolti e sarebbe stato il punto cardine per arrivare al nostro suono. Quello strumento era il violoncello e, dopo una piccola parentesi precedente, ho incontrato e conosciuto Simone Cricenti, che è diventato un pezzo dell’anima sonora di questo nostro progetto. In seguito era il ritmo a mancare, ma un ritmo che- da potente- potesse passare a sussurrato e per questo, dopo ricerche e prove con vari batteristi, siamo approdati a Gigi Marras, che venendo dal jazz aveva la sensibilità per le dinamiche come religione.
Insomma è nato per esigenze di suoni e di ricerca di persone che quel suono lo incarnassero personalmente.
L'importante non è chi sei o da dove vieni, ma cosa mi stai comunicando in quei pochi attimi in cui mi fermo a osservarti. Penso che proprio in questo scambio sottile risieda la bellezza dell'arte di strada. È unica per questo motivo, è una biografia in istantanee. Sulla strada non hai storia, puoi essere semplicemente qualsiasi cosa desideri. (The Leading Guy)
Voi vi siete “fatti le ossa” anche attraverso la pratica del busking…condividete le parole del cantautore italiano Simone Zampieri?
La strada è un posto estremo. Dove non hai volumi o fonici a proteggerti, dove nessuno è lì per te e dove ogni orecchio teso te lo devi guadagnare. Per questo può essere bellissima o distruttiva a seconda delle giornate. Molto dipende anche da come stai tu, perché la musica per strada è così poco filtrata da dipendere solamente dalla tua capacità di essere presente e comunicativo nel momento in cui la suoni. Fare canzoni proprie- e non pezzi già conosciuti- alza poi questi rischi a livelli esponenziali. In un mondo in cui la scelta se dedicarti dei minuti si fa in pochi secondi la strada è la forma più spietata per capire se puoi catturare l’attenzione di qualcuno solo e semplicemente per quello che sai fare. Un modo molto complicato per dire che sì, condividiamo completamente!

Come nascono i vostri testi? Ci sono delle suggestioni filmiche, letterarie-o comunque artistiche in senso lato-che rielaborate o è unicamente il quotidiano ad ispirarvi?
I testi nascono spesso da cellule di poche parole che rimangono in qualche nota, o in qualche cassetto e che poi- se sono abbastanza forti- trovano un momento in cui vengono estese e sviluppate. Altre volte invece nascono di getto, tutti insieme in pochi minuti.
Questi quasi sempre vengono da dentro. Da un vissuto psicologico o emotivo che preme e che va fermato nel tempo prima che la vita quotidiana lo faccia disperdere.
Le suggestioni artistiche forse permeano di più la musica o meglio l’atmosfera che la musica racconta; atmosfera che speriamo possa essere naturale, vitale e malinconica come certi film o certi libri.
In futuro ci piacerebbe ribaltare il processo: non partire sempre e solo da suggestione intime ma- al contrario- scrivere a partire dall’esterno, da qualcosa che magari non ci riguarda direttamente, qualcosa che succede nel mondo fuori da noi.
