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Cinema all'Aperto a Milano.
Cinema all'Aperto a Milano dal 3 giugno al 17 settembre 2014 @Palazzo Reale.
Dal 3 giugno al 17 settembre 2014 AriAnteo spazioCinema offre la sua programmazione a Palazzo Reale, all'Umanitaria e al Conservatorio“.
Un ventaglio di eventi che offre una possibilità unica di poter assister ai migliori film di sempre. Sono in programma i capolavori d'autore della stagione, da Blue Jasmine (Oscar), passando per Sugar Man a Dallas Buyers Club (ancora Oscar). Nel mezzo, come potrebbero mancare una serie di grandi classici?
Il costo dei biglietti varia da 4.50€ a 6.50€.
Una serie di date e di programazzioni cinematografiche IMPERDIBILI.
NON MANCATE!!
Lista del programma al sito http://www.spaziocinema.info/in/spaziocinema_news/Milano%20impaginato%20bassa.pdf
Infoline @: (+39) 02 43912769 int. 3 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Mimmo Rotella décollages e retro d’affiches
Dal 13 giugno 2014 Palazzo Reale presenta la mostra “Mimmo Rotella. Décollages e retro d’affiches”, curata da Germano Celant, promossa e prodotta da Comune di Milano.
L’esposizione nel modo in cui è stata concepita, costituisce una prima puntuale ricognizione sull’attività iniziale di Mimmo Rotella (nato a Catanzaro nel 1918 - e deceduto a Milano nel 2006), artista poliedrico e noto per l’invenzione del décollage, forma artistica da lui ideata e realizzata a partire dai primi anni Cinquanta.
La mostra – in cui sono presenti circa centosessanta opere - si focalizza sul periodo che si estende dal 1953, anno delle prime sperimentazioni sul manifesto lacerato, per arrivare al 1964 quando Rotella partecipa alla XXXII Biennale di Venezia. Un momento specifico di massima ricerca a livello mondiale che si avvale di importanti prestiti da collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, tra cui il Museo del Novecento di Milano, MACRO di Roma, Carré d’Art-Musée d’art contemporain di Nîmes e Musée National d’art moderne - Centre Pompidou di Parigi, Tate Modern, Londra, Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, Roma.
Il percorso dell’esposizione analizza alcuni momenti fondanti dell'inizio della carriera dell’artista. A Roma, dove si trasferisce subito dopo il rientro in Italia dalla residenza alla Kansas City University del 1952, Rotella stabilisce un dialogo sia con la generazione precedente sia con i suoi coetanei. È in questo ambito che ricorre a un simbolo del rinato contesto urbano: il manifesto pubblicitario.
Orari settimanali: martedì, mercoledì, venerdì, domenica dalle 9.30 alle 19.30; giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30; lunedì dalle 14.30 alle 19.30.
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Biglietti con audioguide sono gratuiti per tutti i visitatori. Prezzo intero € 11,00; ridotto € 9,50 per visitatori da 6 a 26 anni e over 65, portatori di handicap, titolari di apposite convenzioni,gruppi di almeno 15 persone (dal lunedì al venerdì); ridotto speciale € 5,50 per scuole, gruppi del Touring Club e FAI. Monitoraggio incluso.
Per minori di 6 anni, si offr un gratuito comprensivo di audioguida , un accompagnatore per gruppo, due accompagnatori per classe scolastica, un accompagnatore per disabile, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Milano, giornalisti, tesserati ICOM, guide turistiche.
Info @:
Ufficio stampa Comune di Milano Elena Conenna tel. 02 88 453 31 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Conoscete e amate le opere del maestro Gustav Klimt?! Se è così, non potete perdervi la mostra in corso a Palazzo Reale dall'11 marzo e fino al 13 di luglio, che vi permetterà di immergervi nell'incanto e nella fascinazione che i dipinti dell'artista sanno sempre suscitare in chi vi si trova al cospetto, un viaggio questo, che è un'esperienza estetica ed emotiva che non dimenticherete.
Noi di Nerospinto ci siamo stati e vogliamo anticiparvi qualcosa di questa straordinaria esposizione, "Klimt. Alle origini di un mito" è una mostra promossa dal comune di Milano-Cultura, 24 Ore Cultura e Arthemisia Group, realizzata grazie alla collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, e curata da uno dei più famosi studiosi di Klimt, Alfred Weidinger.
L'esposizione si propone di indagare non solo il suo lavoro artistico, ma anche i rapporti familiari e affettivi di Klimt, esplorando gli inizi alla Scuola di Arti Applicate di Vienna e la sua grande passione per il teatro e la musica, attraverso opere provenienti anche da altri importanti musei, tra cui diversi capolavori come Giuditta II, Girasole e Acqua mossa.
Il percorso espositivo si compone di ben 100 opere, nel tentativo di illustrare tutta la carriera dell’artista austriaco: dagli anni della sua formazione con gli studi di arte applicata all’istituto di Art and Craft, a quelli della Secessione Viennese (1897) che auspicava un rinnovamento artistico, per concludere il percorso con la ricostruzione del famoso Fregio di Beethoven (1902). Va detto che di Klimt sono esposti solo 20 dipinti ad olio, ma a mio parere ne vale comunque la pena, in quanto si possono ammirare dei grandi capolavori come Fuochi Fatui, Salomè, Adamo ed Eva (1917), una delle ultime opere dell’artista rimasta incompiuta.
Visitando l'esposizione si parte dalle prime opere, quelle più influenzate dall'arte accademica ufficiale, e ancora di uno stile acerbo, ma che già di differenziavano, per alcuni aspetti, da quelle degli artisti che erano suoi contemporanei, maestri e compagni di studi, nel confronto diretto con le opere di questi ultimi, alle creazioni più mature, influenzate dalla decorazione geometrica bidimensionale tipica delle stampe giapponesi tanto diffuse in quegli anni, con la ricchezza decorativa dell'Art Nouveau, di cui l'artista è considerato uno dei massimi rappresentanti, che si esprimeva anche nell'architettura e nel design di inizio '900, alle atmosfere decadenti e affascinanti delle sue figure umane. I personaggi si fanno preziosi e sempre più distanti, appartengono ad una realtà metafisica ed eterna, raccogliendo gli elementi tipici di un simbolismo prezioso, i richiami all'inconscio, la ricchezza e la morbidezza flessuosa delle forme.
Centrale è la rappresentazione femminile, dalla figura della donna ripresa nella vita quotidiana, alla prostituta, alla femme fatale sensuale, spesso ritratta con i capelli rossi o fluttuante come una sirena (stile molto in voga all'epoca, se si pensa alla Salomè di Oscar Wilde e alle illustrazioni di Aubrey Beardsley) , all'immagine crudele ma seducente che stringe in mano la testa di Giovanni Battista, drammatica e affascinante. Allegoria, simbolismo e un nascente espressionismo fanno di klimt il rappresentante di un’epoca “apparentemente” d’oro che si interrogava sull’esistenza, la vita, la morte, la vecchiaia, la fama, il rapporto uomo-donna, sulla natura, mettendo al primo posto l’umanità.
In lui prevale l'evocazione della realtà, piuttosto che la sua rappresentazione; la linea elegante, morbida e sinuosa, la bidimensionalità delle forme, l'accostamento sapiente dei colori, il preziosismo. Ma l'arte di Klimt non è esclusivamente espressione di un mondo interiore angosciato, come appare in molte sue opere: è capace di rendere al meglio anche l'ultima magica poesia di un bel paesaggio o la forza interiore che emana dai visi di alcuni ritratti femminili.
Di particolare rilievo i dipinti esposti che rappresentano "La Filosofia" e "La Medicina", la prima nonostante le critiche ricevute vinse il primo premio all'Esposizione Universale di parigi del 1900. Non si tratta più del limpido stile storicista tanto amato dai viennesi, ma un fluire di corpi simbolici e metafisici; non una parata dei grandi pensatori del passato ma un turbinio di forze oscure e non rassicuranti. A sinistra una massa di corpi in diversi atteggiamenti, giovani e anziani, disperati o sereni; a destra uno sfondo punteggiato di stelle su cui aleggia un volto misterioso (l'enigma del mondo) mentre in basso spunta un volto femminile radioso: La Filosofia. Klimt presenta La Medicina nello stesso stile de La Filosofia: stessi corpi fluttuanti che simboleggiano la vita, in mezzo ai quali vi è la Morte; si distacca una figura femminile nuda che rappresenta la liberazione dal dolore. In basso la figura mitologica di Hygeia (Igea) figlia di Esculapio, che impersona la medicina.
L'artista irrompeva i primi anni del ‘900 sulla scena austriaca insieme ad un gruppo di artisti ostili agli insegnamenti tradizionali dell’Accademia. Durante l'esposizione si illustra anche l'aspetto privato ed intimo dell'uomo, dal rapporto con i due fratelli minori Ernst e George con i quali Gustav Klimt fondava la “Compagnia degli Artisti”, a quello artistico e professionale, per dedicare invece la sala finale al tema del fregio che fa da epilogo alla mostra, utile ad interpretare il nucleo espressivo dell’arte di Klimt.
La visita si muove sulle note della musica dell'epoca, e di brani di musica classica più nota con compositori come Beethoven, diffusa per le diverse sale, in particolare nella stupenda sala che contiene "Il Fregio di Beethoven" ispirato dalla nona sinfonia del musicista ricostruito così come Klimt l’aveva allestito nel 1902. Resta l’impressione di entrare nell’atmosfera dell’opera. Il fregio occupa tre pareti della sala (come allora) è formato da sette pannelli di 2 metri di altezza e 24 di lunghezza. Per far risaltare la superficie Klimt inserì frammenti di specchi, vetri e chiodi su una tecnica già molto elaborata di caseina su intonaco. Questo dipinto, in cui Klimt raffigura l’eterna lotta tra il male e il bene, è un tentativo di ricerca della felicità, simboleggiata da un albero dorato della vita e una ragazza che aspetta l’amato per abbracciarlo: una felicità ritrovata. Lo spazio è ricco di elementi decorativi che provengono da culture diverse, la presenza di figure che fluttuano accompagnando il cavaliere che, alla fine del suo percorso, giunge in un mondo di pura gioia che culmina in un bacio. La magia di questa sala è amplificata dalla musica di sottofondo che la rende davvero incantevole. Altri capolavori di Klimt sono ‘Salomè’, la tagliatrice di teste, la donna attraente e funesta, e ‘Adamo ed Eva’ opera finale di questa mostra, opera incompiuta, celebra la fine di un'epoca, la donna è bionda e l'uomo l'abbraccia rilassato, quasi fosse la rappresentazione di un paradiso perduto, questa, tra le utlieme creazioni di Klimt, sembra celebrare l'aura di un mondo dorato che già non c'era più, o che forse mai c'era stato, se non in un lontano ideale soltanto evocato, ma che sempre riesce a rivivere ai nostri occhi nello splendore della sua opera.
Klimt. Alle origini di un mito
11 marzo 2014 - 13 luglio 2014
Palazzo Reale, Milano
ORARI:
Lunedì: 14.30-19-30
Martedì, mercoledì e domenica: 9.30-19.30
Giovedì, venerdì e sabato: 9.30-22.30
BIGLIETTI: intero €11, ridotto €9.50, ridotto speciale € 5.50
PER INFORMAZIONI:
www.comune.milano.it
www.klimtmilano.it
Giovanna Canonico
Al Palazzo Reale di Milano continua la mostra dedicata all’uomo che ha rivoluzionato l’arte contemporanea del ‘900, Piero Manzoni, iniziata il 26 marzo.
Piero Manzoni è figlio di Egisto dei conti Manzoni, nasce a Soncino ma cresce a Milano, dove termina gli studi. Inizia a dipingere nel 1955 con impronte di oggetti banali come ad esempio chiodi, forbici o tenaglie ma è nel 1958 che mette a punto le "tavole di accertamento" e gli "Achromes" (in francese: incolore) per le quali viene ritenuto tutt’ora un artista rivoluzionario. Gli “Achromes” sono tele o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, su quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali. Comincia ad esporre le sue opere alla Galleria Bergamo e tiene inoltre una personale mostra alla Galleria Pater di Milano con Enrico Baj e con l’amico di famiglia nonché personalità di spicco, Lucio Fontana.
Negli anni successive, oltre a continuare la ricerca sugli "Achrome", inizia a creare oggetti concettuali come le "Linee" e progetta di firmare corpi viventi come se fossero opere d'arte, rilasciando "certificati di autenticità", ad esempio firmando la sua scarpa destra e dichiarandola opera d'arte. Produce 45 "corpi d'aria": comuni palloncini riempiti d'aria che poi saranno chiamati "fiato d'artista". Nel 1961 l'autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di latta, identico a quelli per la carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta, tradotta in varie lingue, con la scritta «merda d'artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell'artista.
L'artista mise a questi barattoli il prezzo corrispondente per 30 grammi di oro, alludendo al valore dell'artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell'oro una parte di se stesso.
Il controverso artista milanese famoso a livello internazionale per i suoi "Achrome" e "Merda d'artista", viene raccontato in un’esposizione che grazie ad un percorso che documenta con opere primarie tutti gli aspetti della sua attività artistica.
A poco più di cinquant’anni dalla morte improvvisa di Piero Manzoni, la sua opera è riconosciuta sempre più come una delle esperienze fondamentali dell’avanguardia del XX secolo.
Avete fino al 2 giugno per visitare la mostra che rende doverosamente omaggio all’ artista che ha rinnovato profondamente l'idea stessa di arte d'avanguardia, non perdetevela!
Biglietti:
INTERO: 12,50 euro
RIDOTTO: 11,00 euro valido per studenti under 26, under 18 anni, over 60, disabili, militari, forze ordine non in servizio, insegnanti
RIDOTTO SKIRA: 11,00 euro valido per possessori tessera Club Skira
Il 26 Marzo 2014 al via “FRINGE DELLA REGIA”, selezione di registi emergenti in occasione del Festival Internazionale della regia”.
Teatro Libero - Associazione Culturale Teatro Libero Liberi Teatri -, con il sostegno del Comune di Milano e della Provincia di Milano, presenta un bando di selezione per registi emergenti.
26 MARZO 2014
SELEZIONE DI REGISTI EMERGENTI IN OCCASIONE DELLA PRIMA EDIZIONE DEL
"FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA REGIA: DALLA REGIA CRITICA ALLA CRITICA DELLA REGIA”
L’iniziativa si pone all’interno della prima edizione del "FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA REGIA: DALLA REGIA CRITICA ALLA CRITICA DELLA REGIA”, ideata da Corrado d’Elia e Alberto Oliva e organizzata da Teatro Libero, che si terrà il 24-25-26 marzo 2014 presso le prestigiose sedi di Palazzo Reale - Sala Conferenze, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, e dello Spazio Oberdan, grazie al contributo della Provincia di Milano.
Tre giornate di convegno, discussione e confronto sulla regia e sulla situazione del teatro di regia in Italia e all'estero con registi, critici, attori, personalità del teatro e giovani emergenti, ospiti di prestigio per un dibattito approfondito che ci auguriamo fertile e produttivo.
Il giorno 26 marzo sarà interamente dedicato al Fringe della Regia, giornata performativa pensata con l’intento di valorizzare nomi nuovi della scena contemporanea e di metterli in relazione con i grandi Maestri della regia nazionale e internazionale.
La chiamata è aperta a chiunque si definisca “regista” e a chiunque creda che la regia sia ancora una professione fondamentale del fare teatro, con l’obiettivo di effettuare una ricognizione dell’esistente che possa restituire un’istantanea della giovane regia in Italia.
Il bando completo su: http://teatrolibero.it/news/fringe-della-regia
La stagione più fredda è ormai arrivata e vogliamo deliziare voi lettori raccontandovi l'inverno di Palazzo Reale, che si tinge di colore e di forme maghifiche, dando spazio alla fantasia e all'astrazione con la grande monografica dedicata al celebre Vassily Kandinsky. In esposizione dal 17 dicembre al 27 aprile oltre ottanta opere dell'artista russo, provenienti dal parigino Centre Pompidou. Il percorso espositivo approfondisce la carriera di Kandinsky e il contesto socioculturale in cui l'autore moscovita sviluppò la sua inconfondibile poetica.
Si tratta di un'importante retrospettiva, nella quale non solo si celebra il pittore e teorico dell’arte russa del secolo scorso, ma che si presta a fare luce sulla singolarità e particolarità delle sue opere, alla ricerca di una chiave di lettura, che ne sveli la complessità emotiva ed il livello concettuale. L'esposizione si snoda dai primi lavori giovanili fino alla semplificazione formale degli anni maturi, dal periodo del Bauhaus di Weimar alle realizzazioni degli anni Trenta. Partendo dall'arte figurativa il pittore giunge solo in un secondo tempo ai lavori astratti, ma che comunque hanno una logica sottesa ed una propria armonia, sono infatti studiati nei minimi particolari ed intesi come strumenti di sommovimento dell'anima e delle emozioni dello spettatore.
Considerato il fondatore della pittura astratta, Kandinsky rappresenta un momento fondamentale dell’evoluzione pittorica del Novecento: nel 1912 insieme a Franz Marc, Paul Klee ed altri, fonda il gruppo Il cavaliere azzurro, che voleva realizzare lo scopo di promuovere l’arte moderna inserendola in un rapporto basato sulla musica, in cui le associazioni spirituali e simboliche del colore dovevano riuscire ad arrivare, come una musica, all’anima dell’osservatore.
Nei capolavori esposti una sinfonia di punti, linee, superfici e colori, in cui ogni elemento ha, secondo Kandinsky, una precisa funzione comunicativa e simbolico-musicale, tanto che molte delle sue realizzazioni prendono nomi da espressioni musicali: le Impressioni, dove resta un’impressione del mondo esteriore, le Improvvisazioni, che sono le opere che nascono spontaneamente e inconsciamente dall’intimo dell’artista e le Composizioni, costruzioni coscienti ed analitiche dello studio artistico.
Bollate come arte degenerata da Adolf Hitler nel 1937, le opere di Kandinsky non mancano ancora oggi di trasmettere una sensazione di equilibrio dell’anima, di pace interiore che viene riflessa in composizioni e colori accuratamente studiati, in cui ogni tonalità ed ogni forma corrispondono a suoni precisi e ai diversi timbri degli strumenti musicali. L’arte di Kandinsky, così apparentemente semplice e leggera, è in realtà un intricatissimo gioco di partiture, suonate da un’orchestra invisibile che accompagna l’osservatore, facendolo letteralmente scivolare fra un’opera e l’altra, come al ritmo di una musica segreta, come nello spazio di un sogno.
VASSILY KANDINSKY. La collezione del Centre Pompidou:
Dal 17 dicembre 2013 al 27 aprile 2014 Palazzo Reale, Milano
Orari: Lunedì 14:30 – 19:30
Martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9:30 – 19:30
Giovedì, sabato 9:30 – 22:30 Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.
Biglietti:
Intero: €11,00 Ridotto: €9,50
Audioguida inclusa nel biglietto
Per prenotazioni e informazioni:
www.kandinskymilano.it #kandinskymilano
Il 7 novembre apre il Nuovo Grande Museo del Duomo di Milano, uno spazio collocato nel perimetro di Palazzo Reale, curato e organizzato dall'architetto Guido Canali, che ha riportato a vista le antiche volte medievali e ordinato in ventisette sale tredici percorsi tematici.
Lo spazio copre la bellezza di 2000 mq di superficie e ospita materiali che contano 626 anni di storia del Duomo.
La raccolta, quindi, è molto vasta e varia, sono presenti dipinti, sculture, vetrate, arazzi, e il prezioso Tesoro, fino ad oggi conservato nella Cattedrale milanese, che rimane tutt'ora uno dei più importanti di tutta Europa, proprio perché scampato agli espropri napoleonici; custodisce arredi, avori e capolavori inestimabili di oreficeria.
Il museo riapre grazie alla volontà della Fabbrica del Duomo, che in questi ultimi anni, come tutti avremo potuto notare, nonostante la crisi, ha continuato a investire nella conservazione e valorizzazione della cattedrale. Un lungo restauro e manutenzione per il Duomo, il nuovo museo e l'archivio, di fronte l'abside, che conserva la documentazione sulla costruzione del Duomo, che conta più di 5.000.000 visitatori annui.
L'inaugurazione del museo è accompagnata da un convegno internazionale "Le Colonne d'Europa" che si terrà il 5 novembre, dalle 9.30 alle 18.30 nella sala delle Colonne del Museo del Duomo (ingresso libero) e dalla proiezione in Duomo del racconto in video-mapping, dal titolo "History that made History", sullo sviluppo del Cristianesimo: dalla morte di Gesù all'Editto di Milano.
Il Corriere della Sera, in occasione dell'inaugurazione, dedica al museo una guida che raccoglie un ricco archivio fotografico e diversi contributi tra cui testimonianze di vari autori; sarà in vendita il 4 novembre in allegato al giornale al costo di 12,90 €, più il prezzo del quotidiano.
Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Il Lunedì è chiuso.
Per ulteriori informazioni potete visitare direttamente il sito del Duomo di Milano
www.duomomilano.it
oppure telefonare ai numeri
02.860358
02.72022656
Il costo d'ingresso è di 6/4 €
Nerospinto vi racconta l'Autunno Americano del Comune di Milano attraverso un viaggio inconsueto alla scoperta della mostra di Andy Wharol a Palazzo Reale. Gli ultimi anni hanno visto un generoso proliferare di mostre riservate al re della Pop Art in un rinnovato interesse generale. Fino a poco tempo fa ad esempio era possibile visitare gratuitamente una piccola esposizione dedicata all'artista presso il Museo del 900. Da ricordare anche "The Andy Wharol Show" del 2004-2005 con cui la Triennale celebrava l'eclettismo dell'artista attraverso un approccio multimediale.
Cosa distingue allora questa nuova esposizione dalle precedenti e cosa le attribuisce fascino ed interesse?
La prima risposta che mi viene in mente è di sicuro il taglio personale e fortemente biografico che è stato dato al percorso espositivo. Le opere fanno parte della collezione di Peter Brant, amico di Wharol e curatore stesso della mostra, si tratta di 160 tra le più significative creazioni dell'artista Pop per eccellenza. L'esposizione è caratterizzata per l'evidente tentativo di una maggiore vicinanza all'uomo rispetto al personaggio.
Wharol; all'epoca Andrew Warhola Jr, figlio di immigrati di umili origini, nato a Pittsburgh in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, dove trascorre un'infanzia in condizioni economiche drammatiche, divenuto il celebre artista noto al pubblico che tutti conosciamo, crede in un'arte che sia "Pop" e cioè "Popular" - Adatta a tutti.
A riprova della concretizzazione delle teorie estetiche del filosofo W. Benjamin sull' "Opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica" del 1936, per Wharol non vi è più un'arte aulica, da contemplare, un'artista che sia demiurgo e creatore, ma nel mondo nuovo dell'America degli anni 60, nella Società dei Consumi di massa, l'artista deve essere soprattutto un comunicatore; deve cioè saper rendere semplice ciò che altrimenti potrebbe risultare complicato, abbassare il concetto di aura ed unicità dell'opera d'arte fino al punto da sottometterlo all'ideale della fruizione di massa. Ė la democrazia dei consumi: un ricco ed un povero si trovano ormai ad acquistare gli stessi prodotti; una lattina di Coca Cola è sempre la stessa, così come la famosa Zuppa Campbell's (1962) riprodotta in serie dall'artista.
Influenzato dal New Dada e con poca simpatia per Pollock e l'espressionismo astratto degli Irascibili, per i quali l'arte viene generata da un'esplosione emotiva; l'arte è per Wharol produzione controllata, fredda tecnica e meccanica della riproducibilità, capacità di fare business. E il business per Wharol è tanto importante da portarlo a fare del lavoro artistico una specie di produzione in "fabbrica"; The Factory era il nome dello studio originario di Andy Wharol a New York City tra il 1962 e il 1968, e con lo stesso nome sono conosciuti anche i suoi studi successivi. Nello studio i collaboratori di Warhol producono serigrafie e litografie. Nei giorni in cui diviene famoso Warhol lavora giorno e notte ai suoi dipinti. L'uso di serigrafie è finalizzato a produrre immagini in massa, allo stesso modo in cui le industrie capitalistiche producono in massa prodotti per i consumatori.
"Don't worry there's nothing about art that a person can't understand" Rassicura Wharol.
"Niente di complicato e difficile nell'arte, che l'uomo moderno, l'uomo qualunque, non possa arrivare a comprendere". Una straordinaria democratizzazione del concetto di fruizione artistica, figlio della società industriale, in cui la produzione avviene in modo meccanico - in serie - così, per Wharol, nell'arte come nella vita, l'accessibilità prevale sull'esclusività. Da qui, i modelli della sua arte; la pubblicità, il fumetto, quei divi del cinema e quelle celebrities riprodotte a ripetizione che sarebbero divenute delle icone.
In esposizione troviamo Liz Taylor, le sue celebri Marilyn, ed ancora, del 1963 "Trenta sono meglio di una" che ha come soggetto la Monna Lisa, che si ripete in maniera sequenziale in stile foto-tessera. Ed inoltre la riproduzione di foto segnaletiche di ricercati e criminali. Wharol gioca e si diverte a ricordarci la sua naturale propensione per un artista-macchina, che non inventa ma riproduce, che non interpreta ma ripete all'infinito.
Sono del 1964 "Le 12 sedie elettriche" che fanno di uno strumento di morte un motivo decorativo, così come "Mao", che ripreso in serie nel 1973 sembra più un soggetto da carta da parati che un leader politico.
E le opere dedicate ai dollari, già dal 1962, a dimostrare che un artista non deve temere di produrre business ma anzi deve esser fiero dei propri risultati economici. Facile leggervi il riscatto personale da un'infanzia in povertà.
"Making money is art and working is art and good business is the best art" ricorda.
Del 1964 il "Self-Portrait" - autoritratto di un uomo che ci tiene ad essere "la cosa giusta nel posto sbagliato o la cosa sbagliata nel posto giusto" in modo che qualche cosa di straordinario e inaspettato accada. L'autore ha un'indubbia fascinazione per ciò che è artificiale (il travestimento in alcuni autoritratti con occhiali e parrucche), ama definirsi superficiale; egli sviluppa un'estetica della rappresentazione grazie a tecniche quali la serigrafia che rimpiazzino l'idea di stile con quella di copia ad alta diffusione e riproducibilità. L'amore per i soggetti comuni, banali, diffusi, viene celebrata in riferimento al fumetto con "Dick Tracy" poliziotto leale con i buoni ma duro con i criminali ed eroe della cultura popolare americana. La passione per il cinema si mostra con "Il Bacio (Bela Lugosi)" scena tratta dal film Dracula del 1931. L'interesse per le celebrities - feticcio di quelle stampate sulle figurine e collezionate dal Wharol bambino, è ripresa tra gli altri in "Elvis rosso"(1962).
Sebbene si definisse "superficiale" c'è un lato nell'artista che non pare esserlo affatto; lo ritroviamo ad esempio nei suoi "Flowers Large Flowers" del 1964, in cui la bellezza del fiore si accompagna alla consapevolezza della tragedia della sua morte.
Tra le ultime opere esposte in ordine cronologico sono di particolare bellezza il ritratto di "Jean Michel Basquiat" del 1982, le grandi tavole decorative che riprendono, giocando sulla simmetria, le famose macchie dello psichiatra Rorschach, e "l'ultima cena" del 1986, esposta a Milano nel 1987, che segna la chiusura della carriera dell'artista poco prima della sua morte. "L'ultima cena" e "La Monna Lisa" sono per Wharol un'ulteriore tappa alla ricerca delle celebrities, quali celebrità nel campo della storia dell'arte che riprodotte divengono patrimonio alla portata di tutti. D'altronde la fama stessa è alla portata di tutti secondo Wharol: "Ciascuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità".
Wharol pare interpretare perfettamente le tendenze estetiche del suo tempo, comprende la bellezza e l'eccezionalità, ma anche la tragedia sottesa, di ciò che si ripete nella vita quotidiana, sempre uguale ma pure diverso, si interessa al valore e all'attrazione generata dall'oggetto di uso comune, dal bene di consumo, dalle immagini pubblicitarie, guardando il mondo con quella "ingenuity" che è sì genialità ma è anche purezza di sguardo, curiosità, capacità di stupirsi, ingenuità simile a quella di un bambino di fronte alle cose del mondo. Questa è la forza di Wharol, la sua vicinanza, la potenza della sua opera. Egli ha saputo vedere la bellezza anche in una scatola di zuppa, o in una sedia elettrica, ora, è forse nella loro edulcorazione che Wharol restituisce agli oggetti ed ai personaggi che ritrae quella forza e quel valore che furono il cuore della cultura del suo tempo e, per certi versi, anche del nostro, in un contesto in cui i mezzi di comunicazione si accavallano, i differenti linguaggi si sovrappongono e siamo bombardati da immagini che ripetono se stesse; fino a portarci ad osservare la copia, di una copia, di una copia, in una costante sensazione di déjà vu.
WHAROL. Dalla collezione di Peter Brant: dal 24 ottobre 2013 al 9 marzo 2014
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano.
Lunedì: 14.30 - 19.30. Da martedì a domenica: 9.30 - 19.30. Giovedì e sabato: 9.30 - 22.30.
Biglietto: intero 11€/ ridotto: 9,50€
Informazioni: www.warholmilano.it #wharol
Giovanna Canonico
A Palazzo Reale oltre 80 Capolavori dal Centre Pompidou di Parigi, opere dei più celebri scultori e pittori del XX secolo che raccontano un periodo fondamentale dell'evolversi del genere del "ritratto" nella storia dell'arte figurativa. A sconvolgere e mutare di continuo la rappresentazione della figura umana si possono citare diversi avvenimenti essenziali, suggeriti dallo stesso Michel Bouhours, conservatore del Centre Pompidou e curatore di questa splendida mostra. Questi sono: l'invenzione della psicoanalisi, l'esperienza dei regimi totalitari e l'annullamento dell'individuo nei campi di concentramento, la nascita della fotografia, la cui forza prorompente generalizzava e sconvolgeva quel che fino ad allora si era considerato arte. E ancora si può citare l'immaginario collettivo massificato e spersonalizzante generato dai media e le avanguardie, con la prorompente spinta all'astrazione che l'arte andava sviluppando. "Tutto pare" - scrive Bouhours, - "concorrere all'idea dell'arrivo in un mondo senza più volti. E nonostante questo, cresce all'epoca una sorta di frenesia a farsi fare il ritratto, come per far entrare se stessi in una vertigine di ubiquità e di istantaneità dettate dai media contemporanei: l'immagine della propria immagine si è imposta".
Il ritratto non è scomparso con l'arte moderna quindi, al contrario è stato rielaborato in maniera personale da grandi maestri come Matisse, Picasso, Bacon. L'esposizione dunque esplora la ricerca sulla figura, protagonista delle innovazioni del XX secolo attraverso lo studio dei volti umani e delle forme, con opere di Constantin Brancusi, Max Ernst, Joan Miró, Fernand Léger e sculture di Matisse e Derain. Marca il confine tra ritratto e composizione, includendo opere di De Chirico, Baselitz, Bacon, Picasso e Alberto Giacometti e chiude con l'evoluzione della ritrattistica dopo l'affermazione della fotografia e il monopolio della raffigurazione realista da parte della forma d'arte "emergente", attraverso opere di Tamara de Lempicka, Errò, Elizabeth Peyton.
Sono sette le tematiche fondanti: I misteri dell'anima, L'autoritratto, Il volto alla prova del formalismo, I volti in sogno, Il Surrealismo, L'impossibile permanenza dell'essere, Dopo la fotografia, La disintegrazione del soggetto. La mostra è un evento spettacolare perché non capita tutti i giorni di ammirare in un'unica occasione i capolavori di Picasso, i colorismi di Matisse, le suggestive intimità di Modigliani, le astrazioni di Miró, le composizioni di De Chirico, gli smembramenti e le deformazioni di Bacon. Gli artisti entrano in un muto dialogo tra loro mettendo in relazione l'analisi e la ricerca geometrica sui volti, il gioco delle forme, lo sguardo all'interiorità, la sintesi e la scomposizione, la trasformazione e lo smembramento. Il tutto in un muto gioco di introspezioni, astrazioni e disfacimenti, che riportano le avanguardie storiche all'antico splendore ed indagano il complicato rapporto dell'uomo con se stesso e con la propria immagine.
Milano, Palazzo Reale
Dal 25 settembre 2013 al 9 febbraio 2014
Lunedì: 14.30-19.30
Dal martedì alla domenica: 9.30-19-30
Giovedì e sabato: 9.30-22.30
Per informazioni: www.ilvoltodel900.it
In occasione dell'Anno della Cultura Italiana in America, Milano inaugura l'Autunno Americano, un ricco cartellone di eventi, incontri, spettacoli e mostre dedicato alla cultura statunitense del secolo scorso. Si parte con la mostra Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York che ci porta alla nascita dell'Espressionismo astratto nella Grande Mela degli anni Quaranta, momento fondamentale nella Storia dell'Arte in cui il fulcro dell'innovazione si sposta dal Vecchio al Nuovo Continente. Molteplici furono in fattori che portarono alla nascita del movimento. Innanzitutto, la difficile situazione politica europea e una guerra che stava distruggendo i principali centri culturali (tra cui Parigi), e la conseguente migrazione di numerosi artisti negli Usa. Poi, sicuramente, l'influenza di altre correnti come l'Astrattismo, il Surrealismo, il Muralismo messicano e l'arte dei nativi americani contribuì a formare una nuova generazione di artisti. Il movimento non è specifico e chiaramente classificabile, ma, coprendo un periodo di vent'anni, contiene differenti stili in dialogo fra loro. Fra questi, Jackson Pollock con il suo dripping (o tecnica dello sgocciolamento) incanalò l'arte e la sua realizzazione in una nuova direzione (banditi i cavalletti, la tela veniva posizionata per terra coinvolgendo, così nell'atto, tutto il corpo). Altri nomi importanti esposti sono Willem De Koonig, Mark Rothko e Barnett Newman, citati solo perché più famosi, ma per questo non migliori degli altri nomi presenti. Tutte le opere provengono dal Whitney Museum, che li acquistò direttamente dagli artisti appena realizzati o pochi anni dopo (il museo è stato creato appositamente per la produzione di artisti americani viventi). La mostra è accompagnata da video e fotografie per inserire il visitatore nello spirito del tempo.
Palazzo Reale di Milano
Dal 24 settembre 2013 al 16 febbraio 2014
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30
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