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“Chiara Lubich - L’amore vince tutto” è il tv movie di Giacomo Campiotti ispirato alla fondatrice del Movimento dei Focolari nell’anno del Centenario della nascita (Trento 22 gennaio 1920 - Rocca di Papa, 14 marzo 2008). A interpretarla una credibile, intensa e solare Cristiana Capotondi. Approfondiamo il progetto riportando le dichiarazioni dei protagonisti e degli ideatori.

Quello di Amedeo Modigliani è uno stile artistico flessuoso ed indisciplinato.

I suoi dipinti hanno un buon risalto plastico e volumetrico che racconta di un’agile affettuosità  da parte dell’artista non solo nei confronti della pittura, ma anche della scultura.

Le forme sono semplificate, stilizzate, allungate, ma sempre sporgenti ed in particolar modo  interessate a circondarsi di una  voluminosa realtà.

 

Sviluppa il suo talento nella Parigi d’inizio ‘900 -capitale dell’arte e della cultura avanguardista- stabilendosi  a Montparnasse, un quartiere frequentato non solo da pittori, ma anche da scrittori come Hemingway e Miller.

 

È uno sfondo dinamico e al tempo stesso fatiscente quello di cui si circonda Modigliani : la vicinanza di artisti come Soutine, Kisling e Utrillo, Pablo Picaso, Jean Cocteau, Diego Rivera e Max Jacob accentua quello che è il suo stile di vita trascurato, sregolato, abbagliato dall’uso di alcol e droga.

 

Indipendente da movimenti ufficiali e strutturati, il suo linguaggio pittorico è ostinato, ripetitivo e riservato per cui  la sua produzione artistica è caratterizzata quasi esclusivamente da ritratti nei quali raffigura amici, personaggi anonimi e modelle.

Fessure piatte ed ostili - spesso senza iride - aderiscono alla tela agitando i tratti controllati di uno sguardo impassibile ed inespressivo fino agli occhi cavernosi, le bocche increspate, i nasi storti ed i colli allungati.

Il nudo delle donne che ritrae è confidenziale, disfatto e docile e le inquadrature sono in genere ravvicinate e non convenzionali per cui le linee morbide ed elastiche che definiscono il loro corpo - attraverso particolari versioni cromatiche che rimandano in maniera evidente a Matisse o Gauguin- confondono per la bellezza e la semplicità fino a suggerire dell’erotismo.

 

Furono proprio alcuni di questi nudi a provocare scandalo all’inaugurazione di una mostra personale di Amedeo Modigliani a Parigi : il capo della polizia della città la fece chiudere a poche ore dall’apertura dopo aver visto alcuni di questi ritratti in vetrina nella galleria sede dell’esposizione.

 

Palazzo Reale ospita fino all'8 settembre 2013 la mostra "Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti". Per la prima volta, da oltre settant'anni, le opere della ricca collezione Jonas Netter saranno esposte al pubblico, nelle stesse sale della precedente rassegna dedicata a Picasso.

La mostra curata da Marc Restellini, presenta 122 capolavori realizzati da Amedeo Modigliani e dagli artisti che vissero e dipinsero a Parigi agli inizi del '900.  Squattrinato, malaticcio e con una breve vita da bohème, quest’artista "maledetto" si è staccato dal  suo pensiero agitato fino a scoprirne i tratti in immagini aperte, corpose ed apprensive che riportano allo spettatore le sue stesse screpolature.

 

Si sa, la luce è amica e nemica del fotografo: intento a creare un’impressione perfetta, essa può determinare la buona riuscita di interi giorni di lavoro. Man Emmanuel Rudnitzky prima se ne innamorò e successivamente fuse il suo nome col suo: così nacque MAN RAY celeberrimo fotografo, che diede il suo cuore non solo all’arte, non solo alla luce, ma soprattutto a Parigi. Amico intimo di Marcel Duchamp, che conobbe in una New York stanca e polverosa, si trasferì nella Ville Lumière in cerca di ispirazione, per conoscere la straordinaria magia che trasformava gli artisti in geni, che vedeva ogni giorno l’aura fatata di Picasso, Dalì, Hemingway, emergere dal buio delle banalità. A Parigi, Man Ray, “torna bambino” come scrive in una lettera al fratello Sam, in questa città “sempre in movimento, sempre gioiosa” trova la sua dimensione di artista, da pittore vicino al cubismo, a fotografo sempre più astratto, dadaista precursore di un surrealismo incombente nei salotti e nelle gallerie della capitale. L’avanguardia diventa il suo terreno di azione, pronto a scardinare qualsiasi canone, qualsiasi regola in campo artistico, ma è la tendenza a pensare a un passato artistico idilliaco e perfetto a renderlo unico: non solo un innovatore pieno di verve antiborghese, ma anche un devoto amante del rinascimento, delle sue forme morbide e armoniche, del suo attento studio sulla luce e la prospettiva. Eleganza, cultura, passione, carica erotica, senso di ribellione convivono nei lavori di Man Ray, quasi bilanciandosi ed equilibrandosi tra loro in un miscuglio accattivante e irresistibile, incomprensibile alla maggior parte del suo pubblico che ad ogni modo lo apprezza e lo ama. Amore che arriva soprattutto dai colleghi artisti e dalla critica. Innovatore nei soggetti e nei contenuti, assoluto maestro del nudo senza pudore, sfacciato e anticlericale, fu soprattutto innovatore nelle tecniche fotografiche: inventò la Raygraphie, quasi per caso, un procedimento per cui l’oggetto viene impresso sulla pellicola senza l’uso della macchina, non una copia fedele, ma l’anima dell’oggetto che si manifesta: dichiarò dopo la scoperta “Gli oggetti non sono mai stati così vicini alla vita vera come nel mio nuovo lavoro.” Fu costretto a tornare negli Stati Uniti a seguito delle leggi razziali che investirono l’intera Europa, ma riuscì a tornare a Parigi nei suoi ultimi anni di vita. Montparnasse era ormai diventata la sua casa ed è lì che decise di farsi seppellire nel 1976 quando morì. La sua lapide riporta un epitaffio emblematico della sua visione artistica e del suo carattere: “Non curante, ma non indifferente.”

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