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Attrice, pittrice e naturopata toscana, Claudia Zanella è in libreria con il suo primo romanzo: Tu e nessun’altra, edito da Rizzoli.
Lungometraggio di grande impatto emotivo, Vergine giurata fa accapponare la pelle agli spettatori moderni e occidentali ma fa conoscere anche l’esistenza e la morte dei sensi e della volontà che ancora vivono tante donne nel mondo e a due passi da casa nostra.
Nelle montagne dell’entroterra albanese vige ancora, infatti, la legge del Kanun, una regola arcaica, miserrima e ingiusta che mortifica le donne nella società e nella famiglia e fa sì che le stesse siano del tutto assoggettate agli uomini, soprattutto ai propri parenti.
Una condizione di degrado psicologico e fisico che porta Hana, la protagonista della pellicola a ribellarsi nella maniera più estrema e radicale che conosca e ad accettare il codice Kanun fino alla fine. La giovane orfana, accolta in casa da un montanaro retrogrado e ignorante e dalla famiglia di quest’ultimo, decide di giurare di rimanere vergine per sempre e non solo, di diventare uomo e conquistarsi così, con la forza, tutti i privilegi e i diritti che una società vecchia e ancestrale riserva solo alle persone di sesso maschile.
La scelta di Hana allora diventa il punto di partenza sociale e psicologico su cui costruire l’intero lungometraggio adattando a essa luoghi e dialoghi, fotografia filmica e paesaggi, suono e colori.
Il risultato è un lavoro cinematografico sconvolgente e crudo che riporta lo spettatore al cinema puro dell’avanguardia italiana.
La femminilità può essere anche maschile, coperta da abiti non muliebri e nascosta da sguardi indiscreti e si può manifestare in gesti e sguardi che portano i protagonisti a vivere e amarsi in mille altri modi non convenzionali.
Senso ed eros non sono raccontati a voce ma solo attraverso movimenti di macchina colti e accennati, sfumati in una regia che decide tutte le scelte narrative e che trasforma il lungometraggio in racconto per immagini.
Perfetta e quasi scontata l’ormai onnipresente Alba Rohrwacher, troppo brava alla fine nei ruoli in cui si parla il meno possibile e troppo a suo agio con i maglioni sformati da persona che vive alla fine del mondo. In ogni caso Vergine giurata è da vedere, non fosse altro per cultura personale.
Antonia del Sambro
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Dopo cinque anni di successi, il Mudra cambia sede e da Piazza XXIV Maggio si trasferisce in via Parenzo 7, sempre in zona Navigli a Milano, nella storica sede della Comuna Baires, fondata nel 1969 in Argentina e poi approdata nel capoluogo lombardo, dove teatro e innovazione si sposavano perfettamente e riflettevano una cultura meticcia di tradizioni e paesi lontani da Occidente a Oriente.
Mudra è stato il primo locale in Italia a proporre la fusione della cucina vegana biologica con le discipline olistiche, la danza , la musica e le arti orientali.
Il concept è di far rivivere le Arti e il nutrimento in tutte le espressioni dell’animo umano in un métissage unico nel suo genere, con la sua héredité indiana e latina in cui si fondono le culture in un concept conscio della sua preziosa unicità.
Ad aprile 2015, il Mudra si trasforma, sbocciando in tutta la sua bellezza, diventando vero e proprio lab, uno spazio restaurant & events dedicato alle arti sceniche, alla danza, allo yoga e alla fotografia.
E giovedì 2 aprile 2015 inaugurerà la sua riapertura nella nuova location: un eccezionale menù Vegan Soul Food accompagnato da un coinvolgente intrattenimento con danze indiane.
Da piccolo caffè-bistrot, diventa un vero e proprio ristorante, aperto in orario serale dalle 18.00 alle 24.00 tutti i giorni dal lunedì al venerdì, con 45 posti a sedere, dove la cucina è curata dal fondatore e Vegan Chef Marco. Durante il weekend le serate saranno caratterizzate da veri e propri spettacoli DINNER & SHOW, che spazieranno dalle danze indiane, al jazz, al tango, alle danze orientali e del mondo, con la direzione artistica di Maya Devi, fondatrice e danzatrice.
Il clima sarà all’insegna della sperimentazione, dal primo e vero VEGAN HAPPY HOUR inventato da Mudra 5 anni fa con i cocktail e il finger food in stile vegan, agli aperitivi danzanti e musicali con performance dal vivo, senza trascurare la cucina vegan e godereccia che da sempre propone Mudra.
Il Mudra diventa così la prima factory di Milano, dove spettacoli, workshop artistici e cucina vegana si sposano perfettamente nel nuovo “living soul food and arts”.
Mudra Living Soul Food & Arts
Per informazioni e prenotazioni:
Cell: 3454512459
e-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Giovedì 26 e venerdì 27 marzo si chiude il Firmamento Tour, che negli ultimi due mesi ha portato Le luci della centrale elettrica a presentare in una nuova veste l'ultimo disco Costellazioni. Le tappe conclusive saranno a Milano al Circolo Magnolia, già sold out con quasi un mese d'anticipo, a conferma del successo del tour e del numero di fan in continua crescita.
Chi si è aggiudicato i biglietti potrà vedere Vasco Brondi dal vivo prima di una lunga pausa dopo questa incalzante serie di concerti. Cinquanta i palchi calcati durante il Costellazioni Tour più quelli del tour acustico Costellazioni a sud. In Firmamento tour, ad accompagnare Le luci ci sono Federico Dragogna (I Ministri) alla chitarra elettrica, Matteo Bennici al basso elettrico e Paolo Mongardi (ZEUS!) alla batteria per un live elettronico che punta sul lato ritmico e distorto di Costellazioni.
Per la grande festa di chiusura, venerdì 27 ci sarà un aftershow per uno "scontro tranquillo" da ricordare con il dj set di Samuel dei Subsonica.
INFO e CONTATTI Le luci della centrale elettrica Giovedì 26 e venerdì 27 marzo - ore 22:00 SEGRATE (MI) - CIRCOLO MAGNOLIA Via Circonvallazione Idroscalo, 41 Evento FB
Samuel [from Subsonica] dj-set Venerdì 27 marzo Ore 00:00 SEGRATE (MI) - CIRCOLO MAGNOLIA Via Circonvallazione Idroscalo, 41 Ingresso 5,00 euro + tessera ARCI Evento FB
[gallery type="rectangular" ids="40274,40273,40272"]Quando si guarda Ozon viene sempre in mente che lui voglia essere qualcun altro, forse vuole essere Ozpetech o forse vuole essere Almodovar, o magari vuole essere Jarman, il che è ancora peggio. Fatto sta che i suoi film, che dovrebbero essere una diapositiva della società moderna e delle crisi esistenziali dei protagonisti, diventano un pot-pourri di scene assurde, dialoghi al limite del demenziale e una costruzione filmica troppo acerba per essere considerata cinematografia d’autore.
E così anche nella sua ultima pellicola, Una nuova amica, Francois Ozon manca dell’ironia di Almodovar, della classe di Ozpetech e della raffinatezza di Jarman e regala al pubblico una commediola francese ridicola e a tratti noiosa.
Sicuramente è noioso l’antefatto alla drammaturgia stessa, la storia delle due amiche del cuore cresciute insieme e unite come gemelle siamesi, la morte di una delle due, la necessità dell’altra a prendersi cura della famiglia dell’amica e la scoperta della vera identità del marito della stessa.
Si comincia a respirare un po’ solo nel momento stesso in cui la protagonista Claire scopre che David, il vedovo della sua amica, ama vestirsi da donna, truccarsi e indossare tacchi a spillo. Certo lo fa in casa, protetto da quattro mura ma è lo stesso una scoperta sconvolgente.
Claire allora invece di fermarsi un attimo per comprendere le ragioni e le motivazioni di questa scelta di David, di questo modo di vivere una doppia vita e di confrontarsi con la figlia nella doppia veste di uomo e donna, decide di mantenere il suo segreto e di rapportarsi a lui e alla sua famiglia non solo accettando e basta la situazione ma scegliendo consciamente di parteciparvi con anima e corpo.
Claire desidera riavere l’amica che non c’è più e non importa se deve cercarla nei panni di David, che sono falsi e ovviamente menzogneri, o meglio cercare nell’amore e nel sesso del vedovo dell’amica la sua dolce metà reale o presunta.
Incomprensioni, malintesi, scene paradossali e demenzialità allo stato puro sciupano l’idea di commedia divertente e originale e fanno del film di Ozon un'accozzaglia di scenari e sfondi dove a volte si ride ma per tanto altro tempo ci si annoia.
Una nuova amica ha un soggetto originale e l’atmosfera tipica della commedia di oltralpe ma è costruita male e girata anche peggio, pertanto, rimandiamo di cuore Ozon alla prossima prova.
Antonia del Sambro
[gallery type="rectangular" ids="40262,40263,40264,40265,40266"]Dal 24 marzo al 2 aprile la compagnia "Le belle bandiere" arriva al Teatro Menotti con "Svenimenti", spettacolo che racconta Anton Cechov uomo e scrittore, soffermandosi su alcuni episodi contenuti nei suoi Atti Unici. Si parte dalle lettere che l'attrice Olga Knipper continua a scrivergli anche dopo la morte. La drammaturgia intesse gli atti unici con visioni tratte dai racconti, frammenti di altre opere, lettere che l'autore scrisse a colleghi e persone care. Ne emerge il ritratto di un uomo medico per vocazione e scrittore per passione, grande osservatore, difensore degli ideali, amante della vita tumultuosa del teatro ma anche della solitudine, il tutto esplorato da diversi punti di vista.
SVENIMENTI Un vaudeville dagli atti unici, dalle lettere, dai racconti di Anton Cechov regia Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso produzione CTB, Teatro Stabile di Brescia, in collaborazione con Le belle bandiere
dal 24 marzo al 2 aprile
Teatro Menotti Via Ciro Menotti 11, Milano 0236592544 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario: martedì, giovedì, venerdì, sabato 20.30, mercoledì 19.30
Prezzi: intero euro 25, convenzioni euro 20, ridotto/under25 euro 20, ridotto/over65 (residenti a Milano) euro 12.50, ridotto/over65 (residenti fuori Milano) euro 17.50, prevendita euro 1,50
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Dopo il successo delle due edizioni milanesi, che gli sono vantate ben 50mila partecipanti, lo “Streeat Food Truck Festival” ha deciso quest’anno di diventare itinerante, deliziando così ben sei diverse città italiane a partire dal prossimo 27 marzo. Sarà Roma la prima ad ospitare questo festival tutto dedicato al cibo di qualità su ruote, che invaderà gli spazi della Città dell’Altra Economia con ben 30 camioncini di street food. A seguire Firenze, Bologna, Sarzana, Padova ed infine Milano, per ritornare alla città dove tutto è cominciato.
Nato da un’idea della Barley Arts Promotions e della Buono-Food Events, giovanissima realtà attiva nel mondo degli eventi legati al cibo, lo Streeat Food Truck Festival è il perfetto connubio tra la prelibatezza di cibi sapientemente preparati e la praticità del cibo di strada dei chioschetti su ruote.
Avete presente quei camioncini che vi aspettano all’ingresso di qualunque concerto da almeno trent’anni a questa parte? Ecco, l’idea è quella. Se non fosse per il fatto che ai terribili cibi precotti ed alle pizzette sottovuoto da chissà quanto tempo, lo Streeat sostituisce ingredienti genuini e ricette tradizionali, arricchiti quanto basta da qualche curiosa ispirazione etnica ed internazionale. Varie, golose e divertenti le proposte culinarie dei furgoncini che per l’occasione si trasformano in vere e proprie cucine itineranti. Assolutamente riconoscibile il camioncino “Pizza e Mortazza”, decorato con tanto di fantasia rosa a pois bianchi, che offre al pubblico un classicone romano : la pizza bianca calda ripiena di mortadella, una prelibatezza che fa impazzire anche chi di Roma non sa assolutamente nulla. Non saranno da meno le proposte di “Mozao”, che su una piccola ape teneramente chiamata “La Bruna” ( un piccolo omaggio ad una zia ), proporrà prodotti tradizionali emiliani come lo gnocco fritto e la tigella. Per chi non lo sapesse, la tigella è una tipica focaccina modenese, cotta su piastre di ghisa o alluminio e poi farcita con scacquerone, affettati, sottaceti e – per i più golosi – marmellate o cioccolate spalmabili.
Dall’Emilia alla Sicilia, il tragitto da fare tra le apette dello Streeat Food Truck Festival è veramente poco. Camminando tra i furgoncini potrete tranquillamente degustare la cucina di tutto ( o quasi ) lo stivale : dalle olive ascolano alle panelle siciliane, dalla mozzarella di bufala campana all’arancino catanese, passando comodamente per la trippa romana e le specialità della cucina amalfitana. Non mancano gli hamburger di carne chianina, tantomeno la gustosissima carne cotta a legna per circa otto ore del camioncino nero targato “Phil’s”. Tantissime anche le proposte per i vegani : “Gigetta” è una cucina su due ruote, al cui interno lo chef Sara Samuel sperimenta e propone ricette vegane, per la cui preparazione usa solitamente farina di canapa.
Lo Streeat sembra in assoluto il festival del Gusto con la G maiuscola. Un evento dedicato del tutto alle papille gustative e reso ancora più affascinante da workshops, presentazioni e serate di musica dal vivo.
Chiara Crescenzi
Venerdì 27 marzo il Tunnel Club di Milano ospita come di consueto la storica serata Voyage. In consolle per l'occasione ci saranno John Ming in apertura per cominciare la serata con l'amato resident dj del Tunnel, a seguire il venerdì sera sarà animato dalle abilità del britannico Daniel Avery e del tedesco Baikal.
Daniel Avery è un talento cristallino della dance underground, produttore e remixer di livello molto alto ha costruito la propria fortuna e carriera ispirandosi a tutto ciò che si può definire anticoncezionale e fuori moda. La sua ispirazione deriva in buona misura dalle sonorità acid house inglesi e da quelle della techno di Detroit. Il suo gusto musicale e le sue capacità non solo come produttore ma anche come dj gli hanno permesso di diventare uno dei resident dj nei due più importanti club di Londra, il Fabric e il Kill Em All.
Baikal è uno degli alfieri della deep house dell'etichetta del leggendario Mano Le Tough. Il nome deriva dall'omonimo lago, il più antico e profondo del mondo. Baikal fa musica per il cuore, per la mente e per il corpo, un mix incredibile di house e techno music.
Apertura Porte h. 23,00 Ingresso ridotto euro 13.00 in lista entro 1.30 Ingresso intero euro 15.00 non lista e dopo 1.30
TUNNEL Club Via Sammartini 30, Milano
Venerdì 27 marzo
Daniel Avery (Phantasy Sound)
Baikal (Maeve)
John Ming (Voyage)
INFO: e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. tel: +39 331 809 9952
Dal 31 marzo al 23 aprile il Teatro Libero di Milano offre agli allievi della Scuola Teatri Possibili l'occasione di esibirsi sul palcoscenico.
Per i ragazzi dei Laboratori e Progetti Spettacolo si tratta di un'esperienza unica per mettersi alla prova in un vero e proprio contesto teatrale, iniziando così il cammino verso la realizzazione del proprio sogno. Tutti gli aspiranti attori sono pronti per salire sul palco e mettere in scena il loro spettacolo, un duro lavoro durato un anno in cui hanno unito originalità, carisma, voglia di coinvolgere il pubblico e soprattutto tanta passione, quella che li ha spinti ad arrivare fino a qui.
Tre degli spettacoli rappresentati durante la rassegna Sogni Possibili Reloaded, che si è svolta a gennaio, torneranno in scena prossimamente per una replica straordinaria.
Un'occasione unica per il pubblico di assistere a cinque spettacoli davvero originali e molto diversi l'uno dall'altro in cui i ragazzi, accomunati da tanta emozione e voglia di mettersi in gioco, saliranno su un palcoscenico come veri attori.
PROGRAMMA:
31 marzo e 1 aprile ore 20.30 Shakespeare a pezzi docenti Manuel Renga e Tobia Rossi allievi Laboratorio Spettacolo Shakespeare a pezzi con gli allievi - attori della Palestra dell'Attore
2 aprile ore 21.00 Un giorno esisterà la fanciulla docente Tiziana Bergamaschi allievi Progetto Spettacolo
21 aprile ore 21.00 Making off di Maria Luisa Mello REPLICA DI SOGNI POSSIBILI RELOADED 22 aprile ore 21.00 Nella solitudine dei campi di cotone di Marcello Catalano REPLICA DI SOGNI POSSIBILI RELOADED
23 aprile ore 21.00 Nuovo Stato Libero di Edoardo Montrasio REPLICA DI SOGNI POSSIBILI RELOADED
PREZZI:
intero € 10 / ridotto under 14 € 5 / allievi Teatri Possibili con TPCard € 3
ORARI BIGLIETTERIA:
Da lunedì a venerdì dalle 15 alle 19 INFO:
Teatro Libero - via Savona, 10 Milano
tel. 02 8323126
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È vero che la musica unisce generazioni e passioni, raccontando di storie senza tempo, pronte a essere prese in prestito per raccontare la storia di tutti noi. E un De Gregori instancabile, carico di energia ha fatto sì che il miracolo si ripetesse ancora, ieri, in un gremitissimo Forum di Assago. 30 canzoni, quasi 3 ore di concerto, sorprese, grandi classici e voci che si levavano facendo ondeggiare la platea. Oggi, come nel 1973 quando uscì "Alice", tutti pronti per prendere quel treno che sta partendo ma non è ancora partito, sotto le stelle, tante, milioni di milioni, a lottare in una vita che è un lavoro a cottimo, dove non c’è spazio per i sentimenti perché il cuore è un cespuglio di spine. E allora, via, scappiamo perché non bisogna aver paura di non farsi più trovare.
De Gregori, 45 anni di attività e non sentirli. De Gregori poeta, cantore di sentimenti e proteste, che unisce e divide, come un amore lontano che fa mettere da parte gli smartphone e portare verso il cielo, come dieci anni fa o poco più, gli accendini. Ci sono i classici, quasi tutti, in un crescendo continuo: "Finestre Rotte", "Viva L’Italia", "Caterina", "Un guanto", "Il canto delle sirene","La leva calcistica della classe ’68", "La testa nel secchio", "Generale"...E poi arriva, inaspettato come un colpo di fulmine, il duetto con Ligabue. Fresco, energico, sintonia perfetta. Non ci si limita a un piccolo cammeo. No. Si travolge il pubblico al ritmo di "Non dovete badare al cantante", poi "Atlantide" e l'intramontabile "Alice" per chiudere con "Il muro del suono".
Un crescendo di ovazioni che riprende, ancora, con una rosa di classici da leggenda: "Niente da capire", "Titanic", "Buonanotte Fiorellino" . " Vai in Africa, Celestino" chiude la scena. Si spengono le luci e si infiamma il Forum."Tornerà per il bis?" Ci si domanda anche durante la diretta su Rtl 102.5. Passano alcuni minuti, lunghi, quasi interminabili, fatti di applausi, invocazioni e il poeta in abito scuro e Borsalino torna come se stesse iniziando di nuovo. È come assistere a un secondo concerto. Frasi che non si dimenticano e la platea che lo accompagna nella poesia de "La Donna Cannone" e gioca a carte "con i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo" di "Rimmel" e si commuove, ondeggiando sulle note di una struggente "Can’t Help Falling In Love", seconda cover della serata dopo "Il futuro" di Leonard Cohen. Il pubblico esplode in un lungo applauso e lui, ancora coinvolge, con un sussurro urlato: "No non vogliamo farvi andare via così!" E, allora, tutti in piedi per il gran finale con "Cose" e "Volavola".
Un grande concerto, un'emozione che non si dimentica che unisce generazioni che forse non hanno conosciuto il soldato di "Generale" ma sanno per certo che "un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia".
Mariella Cortès
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