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Da martedì 18 a domenica 23 febbraio 2014 – al Teatro della Cooperativa di Milano produzione Mercanti di Storie MI SONO ARRESO A UN NANO Monologo musicale tragicomico ispirato alla vita ed alla poesia di Piero Ciampi di e con Massimiliano Loizzi musiche e arrangiamenti Giovanni Melucci
la sera della prima, dopo lo spettacolo, in occasione della duecentesima replica dello spettacolo, serata speciale dedicata a Piero Ciampi con vino e ospiti (Cesare Malfatti dei La Crus, Flavio Pirini, Folco Orselli, Roberta Carrieri, Paolo Faroni della compagnia Bluscint)
Al Teatro della Cooperativa per una settimana sarà presentato lo spettacolo di Massimiliano Loizzi “Mi sono arreso a un nano”, un omaggio al cantautore livornese Piero Ciampi. Uno spettacolo dedicato a Piero Ciampi, cantautore di straordinario insuccesso, talento burbero alla Bukowski, poeta della canzone e della bottiglia, grande amante del vino e delle donne. Un monologo musicale al decimo anno di rappresentazioni con circa duecento repliche, che ha riscosso unanime consenso di pubblico e critica, in bilico fra comico e drammatico, poesia e provocazione. Qui non si racconta la vita del poeta, ma lo si mette in scena attraverso alcuni dei suoi versi, fra i più grotteschi e rarefatti, per portare alla gente un uomo il più vicino possibile al ricordo che abbiamo di lui. “questo non è il semplice spettacolo che il pubblico dimentica dopo essere uscito dal teatro; ti segue fin dentro casa, dorme con te, mangia con te, vive il più possibile, ti stravolge. Il racconto, dedicato al poeta e cantautore maledetto e sfortunato, è ironico e violento, e questa violenza viene letteralmente tirata addosso al pubblico…” (Teatro.org) “… la tragicommedia scritta e interpretata da Loizzi ha il sapore di una serenata d’amore mescolata alla sofferenza e a rabbiosi interrogativi di una vita solitaria…” (Persinsala) “… i momenti comici si susseguono in rapida serie, lasciando spazio a brevi digressioni drammatiche e poetiche, nelle quali Loizzi riesce ad esprimere tutta la malinconia alcolica del suo personaggio, accompagnato dalla musica di Giovanni Melucci. E’ uno spettacolo eccentrico, difficile e diverso” (Teatroteatro) “…una nuova proposta può rivelarsi una strabiliante sorpresa di luce, intelligenza, professionalità e di divertimento quale non succedeva da tempo. Loizzi, esilarante mattatore nonché autore di una serata veramente diversa, se non eccezionale. E’ lui la vera scoperta, un fiore all’occhiello, assolutamente da valorizzare” (Teatro.org)
Teatro della Cooperativa (18/23 febbraio 2014) ORARI: feriali h. 20.45 e festivo ore 16 – PREZZI: intero 18 € - ridotti 13/9 € www.teatrodellacooperativa.it - Via Hermada 8, Milano – tel. 02.64749997
DEBORA BIONDA
Giornalista, Coach e Trainer
per EDIA’
Debora Bionda, laureata in Economia degli Intermediari e dei Mercati Finanziari, ha lavorato come operatore di Borsa per alcune delle più importanti società finanziarie nazionali e internazionali, oltre che come giornalista per magazine on line, pubblicazioni cartacee e web tv. Ha deciso di approfondire ulteriormente la linguistica, la comunicazione (verbale e non verbale), lo sviluppo della consapevolezza personale e il benessere psicofisico, tanto da diventare diplomarsi alla Scuola di Naturopatia Riza e conseguire il Master in PNL e Coaching presso NLP Italy. Oggi lavora come formatrice per privati e aziende nonché life&business coach. Per saperne di più su di lei: www.deborabionda.worpress.com.Con Edià ha messo a punto uno percorso formativo per estetiste e operatori di centri estetici finalizzato ad aumentare le capacità relazionali all’interno dei centri trattando tematiche come l’importanza di una corretta comunicazione con la clientela e con i colleghi, la gestione delle proprie emozioni e la creazione di un rapporto empatico e di consulenza continuativa e proficua con i clienti. Ogni incontro prevede momenti di interazione e discussione libera in cui i partecipanti potranno presentare le eventuali specifiche difficoltà che incontrano nello svolgimento della loro attività.
Oggetto: Corso di formazione “La relazione empatica e la fidelizzazione della clientela nei centri estetici”
Obiettivo: migliorare la relazione con se stessi, con la clientela e con i colleghi nei centri estetici
A chi è rivolto: estetiste e operatori che lavorano per centri estetici o centri benessere
Periodo previsto: marzo-aprile 2014
Probabile giornata/orario: lunedì dalle h.10 alle 13 o dalle h.14.30 alle 17.30
Possibili date: 24/3 – 31/3 – 7/4 – 14/4
Cadenza incontri: 4 incontri, 1 a settimana
PROGRAMMA INCONTRI
1) L’IMPORTANZA DELLA RELAZIONE CON I CLIENTI
- Iniziare una relazione con il cliente
- L’importanza dell’ascolto e del rispetto dei ruoli
- Capire le diverse tipologie di persone: visivo, auditivo, cinestesico, personalità dei colori…
- Discussione libera su difficoltà che si hanno nei rapporti con i clienti
2) CONSOLIDARE IL RAPPORTO CON LA CLIENTELA
- Ascolto empatico per comunicare nel modo più consono con la persona con cui sto parlando
- Il rispetto delle diversità
- Gestire le mie emozioni e quella della clientela
- Discussione libera che si hanno nello svolgere la propria attività
3) LA RESPONSABILITA’ DI COME MI PONGO E DI COME VENGO PERCEPITO
- Come comunico, che immagine voglio dare agli altri, come vengo percepito e come percepisco gli altri
- Autostima SI, sovrastima o disistima NO: La stima per se stessi parte da dentro e si esprime verso l’esterno attraverso una maggiore sicurezza ed efficacia in tutto quello che si fa
- Migliorare l’armonia sul posto di lavoro
- Discussione libera su difficoltà che si incontrano nell’ambiente di lavoro
4) DA ESTETISTA A CONSULENTE DI FIDUCIA
- Come comunicare per rendere sempre più fedele e soddisfatto il cliente
- Conquistare e mantenere la fiducia del cliente
- Capire le leve motivazionali e i bisogni del cliente per proporre le offerte più indicate in modo efficace e continuativo
- Discussione libera su difficoltà che si hanno nel fidelizzare il cliente
Un incredibile appuntamento ti aspetta Sabato 15 Febbraio 2014 all’Anteo spazioCinema. Carlo Verdone diventa per un giorno insegnante e tiene una lezione di cinema.
Dopo la proiezione del film “Sotto una buona stella”, il regista romano Carlo Verdone tiene una lezione svelando i retroscena di un mondo, di un’arte e di un linguaggio nei quali lui è immerso. Il famoso attore e regista ha iniziato nel 1977 con lo spettacolo di cabaret “Tali e quali”, messo in scena al Teatro Alberichino di Roma. All’inizio degli anni Ottanta l’amico Sergio Leone si propone come produttore del suo primo lungometraggio, “Un sacco bello” (1980), la sua interpretazione nel film gli vale il David di Donatello come miglior attore esordiente. Succedono incredibili successi come “Bianco, rosso e Verdone”, “Borotalco” e “In viaggio con papà” diretto da Alberto Sordi, suo maestro dichiarato e fonte d’ispirazione. Il suo film più famoso è sicuramente “Compagni di scuola”. Nel corso della sua carriera ha vinto molti premi tra i quali il Nastro d’Argento. Il regista e attore romano conta nella sua esperienza non solo opere nel mondo cinematografico ma anche libri, partecipazioni a programmi televisivi e radiofonici ed esperienze come registra nel teatro lirico.
Il film “Sotto una buona stella” analizzato da Carlo Verdone narra la storia di una famiglia: Federico il padre di famiglia ha divorziato dalla moglie quando i figli erano ancora piccoli. Si presenta come un padre attento ai bisogni famigliari ma a causa del lavoro, presso una holding finanziaria, assente. La morte improvvisa della ex moglie e uno scandalo finanziario sconvolgono la vita di Federico. Non potendo più permettersi l’affitto della casa dei figli, è costretto a ospitarli in casa propria. Gemma, la compagna di Federico, spaventata dai figli e dalla nuova vita affollata e caotica scappa. A portare un po’ di serenità nella vita della famiglia sarà Luisa, la vicina di casa gentile e simpatica che fa il mestiere la “risanatrice di azienda”.
La lezione di cinema è inserita nel progetto OffCine, frutto della collaborazione tra Anteo spazioCinema e Istituto Europeo di Design. L’incontro è moderato da Andrea Morandi.
Un occasione da non perdere per tutti gli appassionati di cinema e di Carlo Verdone!
LEZIONE DI CINEMA CON CARLO VERDONE
Anteo spazioCinema
Via Milazzo 9 Milano
INFO: 02.43912769
02.43912769 www.spaziocinema.info / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sabato 15 febbraio 2014
Ore 9.15
Proiezione del film SOTTO UNA BUONA STELLA Biglietti € 5,00 in vendita presso le casse o su www.spaziocinema.info
Ore 11.00
Lezione di cinema con il regista Carlo Verdone Ingresso libero previa prenotazione al numero 0243912769 int. 3 (Orari: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18)
ALPHABET, Friday January 14th. THE ADMISSION IS STRICTLY ON GUEST LIST
Rocket Club, Alzaia Naviglio Grande 98, Porta Genova, Milan. From 11:30 PM till late.
ROOM 1: Enza Van De Kamp (Nu-disco, Electrodance, Big Beat, Dirty Disco and world's top-charted tracks).
ROOM 2: Djette Barbarella Thomas Constantin (Indie Rock, Electropop)
★ Week's Emoticon: THE DEVIL INSIDE ★ Alphabet Skaters will welcome you on the dancefloor!
At the door: Superhot Edoardo Velicskov. No dress codes: we always want stylish and open-minded people.
€ 13 till 1:00am GUEST ADMISSION w DRINK € 15 from 1:00 till 2:00am GUEST ADMISSION w DRINK
Free Parking Area. Uber Code Promotion: alphabet (20€ for free, new customers only)
Get your name on a guest list and feel free to ask for further infos:
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Cari amici di Nerospinto, siamo lieti di annunciarvi che l'atteso ospite del terzo appuntamento stagionale dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano sarà Stefano Arienti (Asola, Mantova, 1961). Arienti esordisce come artista nel 1985, partecipando alla mostra collettiva organizzata presso la Brown Boveri, fabbrica al tempo abbandonata nel quartiere Isola di Milano, divenuta luogo di scambio tra molti giovani artisti. L'artista sarà disponibile per una serata speciale al Museo Pecci martedì 11 febbraio verso le 19.30.
Fin dall'inizio della sua carriera, il lavoro di Arienti si contraddistingue per la particolare attitudine alla sperimentazione di materiali diversi, ripresi dal mondo reale e quotidiano. Allievo di Corrado Levi, Il suo linguaggio artistico è ispirato ai movimenti dell’arte povera e dell’arte concettuale. Le sue creazioni sono realizzate sperimentando diversi materiali, quali semplici sacchetti di plastica tagliati come alghe e materiali cartacei per una serie di sculture dette turbine. Questi materiali di base sono trasformati attraverso interventi minimi, ripetitivi e sistematici, realizzati rielaborando oggetti di uso comune e immagini di carattere popolare per la creazione di forme ed effetti estetici imprevisti ed inediti, prediligendo la carta sia come supporto che come materiale plastico. Punto di partenza della sua pratica è la raccolta di oggetti di uso comune e di immagini che poi, attraverso interventi e manipolazioni, sono trasfigurati dall'artista, spinti a rivelare il loro vero potenziale, al di là della loro funzione originaria. Sacchetti di plastica sono ritagliati e allestiti a formare una vegetazione; pagine di libri e carte sono piegate fino a raggiungere una forma complessa, risultato di un gesto semplice e ripetitivo; tappeti interamente tinti di rosso o nero celano il disegno originale della trama, riprodotto invece su piani di marmo. Immagini di vario tipo, siano esse estrapolate dalla cultura popolare, celebri opere d'arte del passato o paesaggi naturali, rivivono grazie all'impiego di tecniche e supporti inusitati e, migrando da un contesto all'altro, suggeriscono nuovi significati.
Stefano Arienti vive e lavora a Milano, ha insegnato all'Accademia Carrara di Bergamo e allo IUAV di Venezia. Tra le sue recenti mostre personali, ricordiamo: Mostra per i bambini, Castello di Rivoli, Torino, 2001; Stefano Arienti, (a cura di A. Mattirolo), MAXXI, Roma, 2004; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2005; The Asian Shore, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston. Nel 2007, Arienti ha esposto Library, un paesaggio di 400 staia di frumento con 99 libri sepolti all’interno, da Art Pace, per la loro International Artist-In-Residence Program, nell'autunno del 2010 ha allestito la sua terza personale, natura, natura, natura al greengrassi di Londra.
L'occasione di martedì è davvero speciale e permette di incontrare l'artista e conoscerlo più da vicino, entrando in contatto con l'essenza della persona dietro il personaggio, quel lato umano che in genere riesce ad emergere e trasparire solo nell'espressione e nella varietà della sua opera.
Associazione culturale I Martedì Critici
Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e Spazioborgogno
Sede: Spazioborgogno - Museo Pecci Milano,
Ripa di Porta Ticinese, 113 - Milano
Ingresso: libero
Orari: martedì ore 19.30-21.30
Spazioborgogno presenta: STEFANO ARIENTI
Martedì 11 febbraio alle ore 19.30
Aperitivo dalle 19.30 alle 20.00
Talk con l'artista dalle ore 20.00 alle 21.30
A cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato,
con la collaborazione di Sara De Chiara e Maria Elisa Giorgi.
Per Informazioni:
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www.imartedicritici.com
www.centropecci.it
www.spazioborgogno.com
344.0309088, alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22.00 dal lunedì al venerdì, oppure via mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
02 36592544 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.tieffeteatro.itL'elegante Galleria Carla Sozzani, ormai affermato spazio espositivo per mostre fotografiche ricercate e di qualità, ospiterà dal prossimo 15 febbraio le opere di Erwin Blumenfeld, maestro della fotografia del XX secolo.
Nato a Berlino nel 1897, Erwin Blumenfeld entra molto presto a contatto con la corrente dadaista e con figure artistiche chiave per la sua formazione, come il pittore George Grosz e la poetessa Else Lasker-Schuler, anch'essa di famiglia ebrea.
La moda è parte della sua vita fin dall'infanzia, ed è proprio nel suo negozio di abbigliamento che scopre la passione per la fotografia: inizia a fotografare i manichini e a sperimentare tutte le tecniche fotografiche nella parte posteriore del negozio, adibita a 'camera oscura'.
L'influenza del surrealismo è già evidente da questi suoi primi scatti: giochi di ripetizioni, riflessi e ritagli tracciano il suo stile, fino a farlo diventare un fotografo ambito da Vogue Francia e successivamente art director di Harper's Bazaar e Vogue America.
Potremmo dire che qui la sua arte si incontra con la ricerca della Galleria Carla Sozzani, da sempre occupata con particolare attenzione alla fotografia di moda.
Gli scatti esposti sono stati realizzati nel suo studio a New York, vicino a Central Park, durante e dopo la seconda Guerra Mondiale fino agli anni del boom economico: dal 1941 al 1960: un centinaio di stampe restaurate, fotografie di moda; ritratti di personalità molto note, come il grande Matisse; campagne pubblicitarie e lavori sperimentali per la sua ricerca personale, riempiranno d'arte i muri della galleria.
La mostra è a cura di Nadia Blumenfeld Charbit, Francois Cheval e Ute Eskildsen.
Inaugurazione sabato 15 febbraio dalle ore 15 alle ore 20
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30, mercoledì e giovedì fino le 21.00
Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10
per ulteriori informazioni visitate il sito www.galleriacarlasozzani.org
oppure scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Capita spesso di pensare che i benefici delle Asana siano per la maggior parte di carattere fisico. Si giova del fatto che il mal di schiena scompare o si attenua, che il torcicollo è un ricordo lontano, che le emicranie si dissolvono e che si dorme meglio. Nel caso degli sportivi e in alcuni sport come la corsa o il rugby o baseball le posizioni Yogiche vengono addirittura utilizzate come vero e proprio metodo di preparazione atletica.
Non posso che riconoscere i benefici da un punto di vista fisico che la pratica dona. D'altronde il lavoro più superficiale che le Asana compiono è proprio sul corpo.
Ma tutto ciò è come voler vedere solo la punta di un grande iceberg.
Tutti gli atteggiamenti delle posizioni yogiche racchiudono in sé espressioni fisiche che ricadono nella sfera psicologica e comportamentale del praticante. Non è difficile rendersene conto. Difficile, invece, è ricordare ciò che si è fatto nella sala di pratica e portarselo con sé nella vita di tutti i giorni, a lavoro, in una relazione amorosa e non solo.
“L'essere immobili” in un Asana è uno status del corpo che piano piano calma la mente e blocca il continuo fluire di pensieri. L'immobilità insegna al praticante che la mente può esser mantenuta ferma come si mantiene fermo un arto o un polpaccio o una gamba. Possiamo provare questa sensazione in posizioni semplici come Shalabhasana (la posizione del cadavere), Tadasana (la posizione della montagna) e in generale in tutte le posizioni che, come insegna Patanjali, “devono essere stabili e comode”. “Costringere” il corpo all'immobilità porterà pian piano il fluire dei pensieri a congelarsi innescando una reazione di rilassamento sempre più profonda. Nella posizione del cadavere, alcune volte, sembra addirittura che il peso degli arti a terra sia doppio. Perché? Beh, magari ci rilassiamo per davvero lasciando stare i movimenti meccanici (anche un po' inutili alle volte) che generano tensioni che si ripercuotono anche a livello caratteriale.
“Aprire il petto”. Nelle posizioni dello Yoga l'atteggiamento di apertura è un “must” (per usare un termine contemporaneo). Aprire il petto quando di solito lo si chiude per difesa personale nella vita quotidiana invita il praticante a fidarsi di più del mondo esterno, a non sembrare un cane rabbioso appena vede altra gente ma ad esser amichevole ed espressivo verso ciò che è nella realtà nella quale si è immersi. Mi domando, e vi invito a riflettere: ci chiudiamo con le spalle e il petto per difenderci da cosa? Non penso ci sia un killer ad attenderci sotto casa. E sicuramente non è chiudendo le spalle e affondando la faccia in una sciarpa che possiamo sperare di difenderci. L'attenzione e l'apertura, invece, aiutano a difendere la nostra mente. Queste qualità arrivano dall'interno di noi stessi, senza andare troppo lontano, da un io che si affaccia con coraggio al mondo e ne trae insegnamenti. Non è tutto rose e fiori là fuori ma mi piace pensare all'esterno come un campo in cui anche una mela marcia può insegnar qualcosa. Ma, se non apriamo il petto, cosa pensiamo di guardare se non la solita sciarpa dove affondiamo il naso? Alcune posizioni in cui “apriamo il petto” sono Bhujangasana (posizione del cobra), Ustrasana (posizione del cammello), Bandhasana (posizione del ponte).
“Fissare lo sguardo”. Credo che tra i sensi che abbiamo a disposizione quello della vista, intesa come sguardo, paradossalmente sia il meno allenato. Capita spesso che i nostri occhi comunichino tutto il contrario di ciò che in realtà stiamo pensando e provando a causa della completa sconnessione tra la mente e le nostre “smorfie”. In alcune Asana, come le tre figure del guerriero Virabhadra (Virabhadrasana) lo sguardo assume un ruolo fondamentale. Nel momento in cui la posizione è completa lo sguardo diventa fiero e penetrante in modo tale da esprimere la stessa fierezza che la figura del guerriero richiede. In generale anche altre Asana ci insegnano a mantenere lo sguardo dritto e fisso, in modo tale da riuscire a incanalare la concentrazione necessaria e a non disperdere l'intensità della pratica in uno sguardo che guarda i “fatti” del vicino di tappetino. Allenando lo sguardo, rilassandolo e intensificandolo si avrà maggiore consapevolezza della capacità di comunicare solo con gli occhi non proferendo parola: capacità che contraddistingue da sempre l'essere umano da un oggetto di fredda materia.
Un Asana dovrebbe essere come un bracciale al quale siamo particolarmente legati: lo indossiamo sempre. Anche quando la posizione è giunta al termine, assieme alla pratica, dovremmo portare con noi l'atteggiamento regale che ci propone: aprire il petto, le spalle, portare l'attenzione al respiro e alla dimensione divina del presente. Ovviamente ci sono molti altri atteggiamenti che si riflettono al di fuori della sala di pratica ma a voi la scoperta o la ri-scoperta (certe posizioni anche dopo molto tempo nascondo altri atteggiamenti da coltivare).
Un Asana non dev'esser considerata una mera posizione che termina dopo averla eseguita ma un grande “consiglio di vita” che ci porteremo anche nella vita di tutti i giorni, nel nostro “mood” quotidiano.
Namaste, Vittorio Pascale
Allievo praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal Yoga di Milano Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano Fondatore della pagina Fb: Yogamando hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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