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Lebano/Hoshina per Finalmente Domenica: una collaborazione che crea un ponte tra Milano e Tokyo

Lebano/Hoshina per Finalmente Domenica: una collaborazione che crea un ponte tra Milano e Tokyo

Al Gallia Restaurant di Milano parte la proposta di brunch che unisce culture e modi di vedere il cibo come possibilità di creare, stupire e collaborare, con la finalità di riscoprirsi oltre le tradizioni

Il brunch “Finalmente Domenica”, che questo 20 settembre animerà il Gallia Restaurant di Milano, darà l’inizio ufficiale ad una nuova stagione autunnale, con un vero e proprio rituale per le prossime tre domeniche per avventori curiosi e gourmand. Sotto la nuova stagione di transizione, in cui la natura si tinge di colori caldi e si prepara al riposo, il calendario proposto prenderà strade inaspettate, facendo scoprire interessanti percorsi arricchiti da nuove sensibilità gastronomiche e originali idee contemporanee d’autore. Un calendario che ridefinisce una nuova estetica del brunch, dove le influenze marocchine flirtano con le ricette mediterranee, quelle giapponesi si ibridano con la cucina contemporanea italiana.

Questo primo “sunday brunch”, che vede la collaborazione esclusiva tra l'Head Chef Hiroaki Hoshina del Japanese Restaurant del The Prince Gallery Tokyo Kioicho e l'Executive Chef Vincenzo Lebano dell'Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Collection Hotel, Milan, sarà un incontro raffinato d'ispirazione fusion, che unisce la ricchezza dei due patrimoni gastronomici italiano e giapponese in un percorso fatto di note, sapori garbati, convivialità e grande ospitalità. Un brunch creativo, che riesce ad unire sapori orientali e italianità contemporanea.

L'esperienza si trasforma in un vero e proprio viaggio attraverso diverse soste: si parte da un ricco gran buffet di antipasti, divisi tra le varie tipologie di croissant salati e proposte nipponiche a base principalmente di pesce, alle postazioni di show cooking, dove il team di cucina dell'hotel prepara al momento i piatti salati, fino a un corner interamente dedicato alle ricette iconiche della tradizione giapponese. A chiudere il percorso, le diverse stazioni riservate ai dolci firmate da Francesco Gramuglia, Pastry Chef dell’Hotel, composte da richiami locali e prodotti internazionali più ricercati, come la meringata yuzu e fragole.

 

La cultura del cibo ha al suo interno delle profonde radici che richiamano al concetto di abitudini, qualità e senso di appartenenza. Grazie all’esperienza offerta da Hiroaki Hoshina e Vincenzo Lebano, questi elementi si fondono per creare un ponte solido, efficace e che non si lascia ingannare da strette tradizioni culinarie, lasciando spazio alla creatività e all’unione delle forze, per creare qualcosa di valore e che possa adeguarsi alla realtà gastronomica di oggi.

Per Vincenzo Lebano (VL) e Hiroaki Hoshina (HK): Il primo appuntamento del brunch "Finalmente Domenica”, presso l’Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Collection Hotel di Milano, si aprirà il 20 settembre e vede la collaborazione esclusiva tra l'Head Chef Hiroaki Hoshina e l'Executive Chef Vincenzo Lebano. Italia - Giappone: come nasce il menù e questa vostra collaborazione?

VL: Questa collaborazione nasce dal desiderio condiviso di creare un autentico dialogo culturale attraverso il cibo. L’idea non era semplicemente affiancare piatti italiani e giapponesi, ma esplorare i punti in cui le nostre tradizioni culinarie si incontrano naturalmente: il rispetto per gli ingredienti, l’attenzione alla stagionalità, la cura artigianale e l’ospitalità. Lavorare con Hiroaki-san è stato fonte di grande ispirazione, perché condividiamo la stessa ricerca dell’eccellenza, anche se la esprimiamo attraverso linguaggi culinari differenti. Il menu riflette questo incontro, trovando un equilibrio tra familiarità e scoperta.

HK: Questa collaborazione rappresenta un’opportunità per creare un ponte tra Tokyo e Milano. Dal 2017, siamo uniti dalla nostra appartenenza al brand The Luxury Collection, a Tokyo e Milano. Da allora, abbiamo invitato gli chef delle nostre rispettive strutture nelle nostre città, coltivando nel tempo una lunga e sincera amicizia. Sebbene le tradizioni culinarie delle due città siano molto diverse, condividiamo numerosi valori: la precisione, il rispetto per gli ingredienti e l’importanza di offrire agli ospiti un’esperienza indimenticabile. Consideriamo questo menù come un vero e proprio “dialogo tra due culture” e lo abbiamo concepito affinché tecniche e sapori giapponesi si armonizzassero naturalmente con gli ingredienti e le tradizioni italiane.

Per HK: In Giappone non esiste il "brunch" per come lo intendiamo noi in Italia e in Europa: è un concetto tipicamente Occidentale. Come si è approcciato a questo concetto? Quale è stato il suo punto di partenza? 

HK: È vero, in Giappone il brunch non è tradizionalmente vissuto come un rituale sociale nello stesso modo in cui lo è in Europa. Il mio punto di partenza, quindi, non è stato il concetto in sé, ma la sensazione che vi è associata. Ho interpretato il brunch come un momento di convivialità, condivisione e piacere da vivere insieme alla famiglia e agli amici. Da qui, ho selezionato piatti capaci di esprimere l’identità giapponese, inserendosi al tempo stesso in modo naturale nell’atmosfera rilassata della domenica. Volevo offrire agli ospiti la possibilità di scoprire sapori autenticamente giapponesi attraverso una formula accogliente e accessibile, preservando al contempo l’eleganza e l’attenzione ai dettagli che caratterizzano la cucina giapponese.

 

Per VL e HK: All’interno della vostra proposta gastronomica avete pensato di inserire anche qualche tè giapponese? Penso, per esempio, ad un tè d’orzo freddo come il “mugicha”, oppure ad uno tostato come Lil tè “hojicha” o il conosciutissimo “matcha”.

VL e HK: Sebbene i tè giapponesi siano una parte essenziale del patrimonio culinario del Giappone, per questa edizione abbiamo scelto di concentrarci sul dialogo tra le nostre tradizioni culinarie attraverso il menù stesso. Riteniamo che la cultura del tè giapponese meriti un'esperienza dedicata che ne onori appieno la storia, i rituali e la maestria artigianale. È certamente una direzione che saremmo felicissimi di esplorare nelle prossime edizioni, offrendo agli ospiti l'opportunità di scoprire tè come il matcha, l'hojicha e il mugicha in un modo autentico.

Per VL e HK: Esiste un piatto simbolo di questa contaminazione e condivisione?

VL: Piuttosto che un singolo piatto fusion, direi che è l'intero menù a rappresentare lo scambio. Tuttavia, se dovessi scegliere un elemento, sarebbe una creazione in cui gli ingredienti italiani vengono interpretati attraverso le tecniche giapponesi. È proprio lì che il dialogo diventa più interessante: nessuna delle due culture domina e ciascuna mantiene la propria identità, come ad esempio nella tempura soba che unisce le nostre due tradizioni culinarie attraverso un approccio condiviso alla pasta fatta a mano; i gesti, l'artigianalità e i passaggi meticolosi necessari per crearla. L'aggiunta del tonno rosso del Mediterraneo e dei gamberi, due ingredienti strettamente legati alla cucina italiana, arricchisce ulteriormente questo incontro, permettendo al contempo a entrambe le identità culinarie di rimanere distinte e riconoscibili.

HK: Sono d'accordo. I piatti più significativi sono quelli che rispettano ugualmente entrambe le tradizioni. Per me, il piatto simbolo è quello che unisce la precisione e la raffinatezza giapponese al calore e alla generosità della cucina italiana. Riflette la filosofia alla base dell'intero progetto: la connessione piuttosto che la fusion fine a sé stessa.
La tempura soba è un'espressione significativa della nostra collaborazione perché riflette valori condivisi da entrambe le cucine. La preparazione artigianale della soba richiama la tradizione italiana della pasta fresca, mentre il tonno rosso e i gamberi creano un legame naturale con il Mediterraneo. Non si tratta di fusion fine a sé stessa, ma di un dialogo equilibrato in cui la tecnica giapponese e gli ingredienti italiani si completano a vicenda.

Per VL: Lei è originario della Campania e, come il resto d’Italia, è sicuramente legato al rito del pranzo della domenica. Come hanno reagito i clienti a questo percorso "ibrido"?

VL: Il pranzo della domenica è un rito molto importante per me, a livello personale e culturale. All'inizio introdurre influenze giapponesi in quel contesto poteva sembrare inaspettato, ma oggi gli ospiti sono sempre più curiosi e aperti. Quello che ho riscontrato è che le persone apprezzano l'autenticità sopra ogni altra cosa. Quando comprendono la storia che c'è dietro alla collaborazione e assaporano la qualità degli ingredienti e delle preparazioni, accolgono l'esperienza con entusiasmo. L'essenza della domenica rimane invariata: condivisione, convivialità e il piacere di stare a tavola. Stiamo semplicemente arricchendo quella tradizione con una nuova prospettiva.

Per VL e HK: Una domanda non così scontata: pregi e difetti delle due cucine?

VL: Uno dei maggiori punti di forza della cucina italiana è la sua semplicità. Abbiamo la capacità di trasformare ingredienti eccezionali in piatti indimenticabili con pochissimi elementi. A volte la sfida risiede nel fatto che la tradizione è così profondamente radicata da rendere meno immediata l’accoglienza dell’innovazione. Tuttavia, credo che il rispetto per la tradizione e l'apertura alla creatività possano coesistere perfettamente. Ciò che ammiro di più della cucina giapponese è il suo rigore e la cura per i dettagli.

HK: La forza della cucina giapponese risiede nella sua delicatezza, nel rispetto della tradizione per gli ingredienti e nella stagionalità. Anche la precisione è importante. A volte, tuttavia, questa ricerca della perfezione può far apparire la cucina formale a chi non la conosce. Ecco perché esperienze come questa collaborazione sono preziose: ci permettono di presentare la cultura giapponese in modo più accessibile e conviviale. E ciò che ammiro di più della cucina italiana è la sua generosità e la straordinaria capacità di unire le persone. Per molti versi, questo evento è una celebrazione di queste qualità complementari.

Marco L. Tosi
Marco L. Tosi
Marketing Manager di diverse Agenzie di Pubblicità e di Comunicazione, negli anni ha anche coltivato la passione per la scrittura, collaborando con magazine e riviste di settore. La sua costante curiosità lo ha portato a scrivere di food, arte, design, architettura, letteratura, moda e pubblicità.
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