Un viaggio tra cinema d’autore, teatro surreale e gesti simbolici per salutare l’anno
C’è una notte che ci obbliga a fermarci e guardarci dentro, anche solo per un istante.
Non festeggiamo l’ultimo dell’anno per abitudine, lo facciamo per necessità. Festeggiare la notte del 31 dicembre è il nostro modo di prendere il tempo per il bavero e dirgli che lo vediamo scorrere e che intendiamo restare al passo.
Il rito necessario
Da sempre l’umanità costruisce riti per segnare transizioni: nascita, lutto, equinozi, soglie di maturità. Capodanno appartiene a questo lessico antico e serve a rendere visibile il passaggio, perché il cambiamento senza gesto non esiste. Il brindisi diventa quindi il mezzo con cui archiviamo simbolicamente ciò che è stato e immaginiamo ciò che verrà.
Come farlo? C’è chi sceglie il rumore, chi il silenzio, chi il cenone obbligatorio. Altri, sempre più spesso, cercano un’alternativa che non sia fuga da questo momento ma una diversa rilettura del rito. Qui si seguito due possibilità, due forme contemporanee del festeggiare.
Cinema e silenzio condiviso
La prima è sedersi in sala, dove le parole tacciono e gli occhi lavorano. Da oltre trent’anni, le sale del cinema Anteo accendono lo schermo fino a mezzanotte e trasformano il Capodanno in una liturgia collettiva. Si sceglie un film, si condivide il buio, si brinda con panettone poco prima dei rintocchi.

Il gesto è minimo, l’effetto massimo: si attraversa l’anno con una storia, e la storia diventa specchio. All’Anteo Palazzo del Cinema, a mezzanotte passata, cinque titoli chiamano a un nuovo inizio: da Park Chan-wook a Paolo Sorrentino, da Checco Zalone a Jim Jarmusch e Rebecca Zlotowski.
Risate che smuovono
Ma se il silenzio condiviso è una via d’accesso al cambiamento, ce n’è un’altra, apparentemente opposta: la risata. Al Teatro Carcano, il 31 dicembre alle 22.30, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase portano in scena un late show surreale che mescola clownerie e teatro dell’assurdo. Una comicità che non intrattiene, ma incrina. Alla fine, brindisi e dj set. Qui la risata scompiglia, rimette in movimento, restituisce prospettiva.

Forse è questo il punto. Non importa se scegliamo la sala buia del cinema o la platea illuminata del teatro. Ciò che conta è dare forma al tempo prima che sia lui a darla a noi e ricordarsi chi siamo nell’istante in cui il mondo cambia numerazione.
La mezzanotte arriva comunque e ugualmente per tutti ma quello che facciamo un attimo prima ci somiglia. E ci distingue.
Info utili:
Anteo Palazzo del Cinema
P.za XXV Aprile, 8 - 20124 Milano

