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Barbie ama Ken, Ken ama Barbie e tutti e due amano Israele. Noi di Nerospinto amiamo la coppia più "plastificata" del mondo dei giocattoli, ma soprattutto amiamo le contaminazioni pop underground che commistionano sacro e profano, kitsch e chic, in operazioni artistiche che profumano di voglia di cambiamento.

Barbie e Ken, i protagonisti di un grande amore, una grandissima distanza a separarli ogni giorno e una fantastica vacanza per ritrovarsi: è da tutto questo che nasce il progetto fotografico “Barbie loves Israel”, l’avventura in Israele dei fidanzati più belli e famosi del mondo. Barbie arriva dall’Italia, Ken dall’India per vivere insieme un’esperienza unica che li riunirà in un road trip chic e fitto a bordo della loro jeep per le strade israeliane. Tra Safed con uno sguardo sulle montagne della Galilea, passando per la Nazareth più raccolta e tradizionale, fino a una Gerusalemme coinvolgente, affascinante e poliedrica, per cambiare completamente panorama fluttuando sulle acque del Mar Morto tra fanghi e relax, spingendosi tra le dune salate del monte Sodoma, per finire nella moderna e modaiola Tel Aviv dal sapore metropolitano, i nostri protagonisti ci faranno scoprire paesaggi sorprendentemente diversi e un’insolita convivenza di religioni e culture, in un’avventura surreale.

L’inaugurazione della mostra è il 30 gennaio 2012 al Kitsch Bar (Corso Sempione 5, Milano).

Attesissimo ritorno in Italia dell'electro duo svedese, che ben 7 anni dopo il fenomenale "Silent Shout" presenterà il nuovo album "Shaking The Habitual", in uscita il 9 aprile su etichetta Brille/Mute/Coop. Olof e Karin Dreijer, fratello e sorella, traggono ispirazione dal synth pop vintage e dalla lungimirante musica elettronica realizzando un interessante suono d’insieme all’avanguardia, a tratti inquietante, giocoso e bello.  I The Knife, formati nel 1999, iniziano a lavorare alla propria musica nella loro home studio di Stoccolma dando vita nel 2000 al loro primo singolo "Afraid of You" e nel 2001 all’omonimo album di debutto uscito con la loro etichetta Rabid Records. Nel 2003 il duo è stato nominato per due Grammy: quello per il miglior gruppo pop dell'anno e quello per il miglior album pop con il loro secondo album, Deep Cuts. Occasione in cui i Dreijers boicottano la cerimonia mandando due uomini vestiti da gorilla per protestare contro il dominio maschile nel settore della musica. Nel 2005 il singolo "Heartbeats" (dall’album del 2003 ‘’Veneer’’) appare in uno spot per Sony Bravia e diventa un successo, guadagnando sempre più consensi anche al di fuori della Svezia. Sbarcati in UK per il loro primo live in assoluto all’Istitute of Contemporary Arts di Londra, suonano davanti ai video creati per l'evento dall'artista Andreas Nilsson. I loro più che concerti sono infatti delle imperdibili performances multimediali corredate da incredibili installazioni audiovisive. Senza dimenticare i progetti collaterali di Karin che pubblica il suo album solista di debutto nel 2009, sotto lo pseudonimo di Fever Ray e l'importante collaborazione con il progetto Röyksopp. Risale a pochi giorni fa l’uscita on line del primo singolo "Full Of Fire" tratto dal prossimo album "The Shaking abitual"  a cui si aggiunge un cortometraggio frutto della collaborazione con Marit Östberg, regista e artista visivo con sede a Stoccolma e Berlino. Le sue opere sono spesso focalizzate sulle immagini di corpi e sessualità queer, il suo è un mondo visivo che non conosce compromessi e che insieme alla musica dei The Knife non poteva che creare un connubio stupefacente. La data di Londra ha registrato il sold out a pochi secondi dall’apertura delle prevendite per il dispiacere dei fans inglesi. A quelli italiani Nerospinto consiglia di affrettarsi con l'acquisto del biglietto e, in attesa della performance live, invita a vedere il nuovo e cliccatissimo corto ''Full of Fire'' .

'' Full of Fire''

http://www.youtube.com/watch?v=DoH6k6eIUS4

The Knife in concerto 29 Aprile 2013

Alcatraz                                                                                                                                                                                                                                                              Via Valtellina, 25 Milano

Era estate quando conobbi per la prima volta i ragazzi di The Mad. Atomic Bar, caldo torrido, serata in fermento e tante aspettative. Sono arrivati direttamente dall'after del giorno prima, o quasi, in un due macchine. Sgommata di fronte al locale (ndr: la sgommata potrebbe essere frutto della fantasia dell'autore) ed eccoli uscire in strada. Una ciurmaglia di loschi individui si parano davanti a me, giacche di pelle, creste e rasta. Ci salutiamo e già l'alone di cattiveria svanisce, affettuosissimi tutti e soprattutto beneducati, qualità rare ormai. Il dubbio però rimaneva: cosa avrebbero suonato? Già immaginavo una selezione rock duro con picchi di metal e una spruzzata di ska, che non fa mai male. Il pubblico avrebbe apprezzato? Abituato com'è a una serata elettro e turbofunk?

 

Somma gioia e sorpresa nel sentire questo:

 

Quello che avete appena ascoltato è il pezzo di dj EBF edito per la DAM records , tutt'altro che Gun's 'n Roses o Metallica.

I Set dei due dj, EBF e Fist, è stato un misto tra pezzi dubstep, techno, minimaltechno e house, una goduria per le orecchie e, vi posso assicurare, si è sudato molto quella sera.

 Questi sono i ragazzi di The Mad: un'adolescenza passata ad ascoltare il meglio del rock, sui murazzi a far casino con gli amici e trovare un modo per passare le estati. Come idoli James Hetfield, Jimi Hendrix e Jim Morrison, eroi di un tempo in cui si compravano i dischi ed era stupendo trepidare in attesa delle nuove uscite.

Bello direte voi, ma prima o poi deve finire la pacchia e bisogna guardare avanti, un lavoro onesto, in ufficio, sveglia alle sette e cravatta stirata. E invece il bello viene proprio adesso che non sono più ragazzini, ora che hanno fatto del divertimento il loro lavoro e molti amici, da tutte le parti del mondo, si sono uniti alla loro ciurma.

The Mad infatti è un'associazione culturale che promuove a tutto tondo la cultura della musica e delle arti a Torino (e non). The Mad Club, The Mad Live e The Mad Incontra: tre facce della stessa medaglia (paradossale eh?), una medaglia fatta di passione, sudore e tanto divertimento.

Sito Ufficiale

Non c'è modo a Torino di non conoscerli, tra le serate sui murazzi negli storici locali come l'Acua e l'Alcatraz, e i progetti più alternativi come Torino Sotterranea, per le band emergenti.

Da quest'anno preparatevi a vederli sempre più spesso a Milano, perchè i ragazzi hanno sete di conquista e dopo il Piemonte, anche la capitale della moda è sotto attacco.

 

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Il primo appuntamento è lunedì 28 all'Atomic Bar, zona porta Venezia, all'interno della serata Human, per una notte in grande stile.

Evento Ufficiale

Rimanete Umani, rimanete Vivi!

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e le loro scuole che abitano il tessuto cittadino.

YogaDOTyoga, una firma Nerospinto, entra al centro Parsifal.

 

Sono nella sede di Milano di Parsifal in Viale Gorizia 6, Milano (P.ta Genova).

La scuola Parsifal, che prende il nome dal cavaliere della tradizione della Tavola Rotonda che incarna, più di ogni altro, il percorso, il viaggio di un uomo alla ricerca di se stesso.

Parsifal è un luogo in cui ritrovare le discipline dell’Antica Tradizione tra cui lo Yoga.

E’ un luogo antropologico, per scomodare l’antropologo Augé, in cui ritrovo elementi connotativi materiali ed immaterali (o spirituali). Dall’interior ai colori, dagli odori all’atmosfera tutta la “scatola” è stata pensata per far sentire i suoi allievi a proprio agio in una calda e piacevole spazialità dimenticando l’ambiente cittadino rumoroso e caotico.

Ma oggi conosciamo meglio Manuela Leoni, una delle maestre di Yoga Integrale del Centro Parsifal di Milano.

 

BIOGRAFIA

Manuela parte dagli studi scientifici prima di approdare allo yoga.

Maturità scientifica per poi proseguire gli studi all'Università di Medicina e Chirurgia di Parma, con specializzazione in Ostetricia. Tuttavia l'ospedale le stava troppo stretto: sentiva che non era la sua strada.

Dopo essersi concessa un paio di anni per viaggiare (Sud America, Nord Europa, Italia, ecc.), nel 1989 incontra finalmente la disciplina Yoga, capendo che quello sarebbe stato il suo punto di partenza. Inizia qui il suo percorso, come allieva di Yoga, meditazione e Tai-Chi.

A distanza di poco tempo incontra il suo maestro, Walter Ferrero, con il quale intraprende un vero percorso interiore basato sullo studio e la pratica dello Yoga Integrale.

Nel 1993 riceve dal Maestro l’abilitazione all’insegnamento e per anni si dedica, attraverso percorsi collettivi e individuali, a curare workshop e lezioni in diverse associazioni e centri benessere nel nord Italia divulgando la cultura dello Yoga e l’arte della consapevolezza di sé secondo l’insegnamento della sua guida. Nel contempo mette a punto un metodo per l’istruzione dello Yoga in gravidanza, basato sui principi dello yoga antico.

Nel 1993 entra a far parte dell’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’ Uomo (diventata nel 2012 HORUS, Accademia per lo sviluppo del potenziale umano) fondata dal suo Maestro W. Ferrero e Andrea Di Terlizzi. Dal quel momento inizia il suo apprendistato come Istruttore di Yoga Integrale e un intenso studio sia pratico che teorico delle discipline insegnate all’Accademia, scuola di formazione umana e interiore: una vera e propria università per la ricerca di sé.

Nel 1997 Il Maestro Walter Ferrero fonda Parsifal a Milano e nel 2002 le conferisce la nomina di Istruttore Parsifal per le discipline Hatha Yoga, Pranayama, Meditazione.

Inizia l’avventura Parsifal insieme ai suoi colleghi ed esperti in discipline orientali insegnate nei Centri Parsifal di Milano, Verona, Crema, con i quali collabora e gestisce eventi, corsi speciali, conferenze, happening, formazione secondo il metodo Parsifal.

La formazione di Manuela è in continua evoluzione, come lei tende a sottolineare: “ nello Yoga non esiste una preparazione semplicemente accademica poiché lo Yoga è un lavoro interiore, una via: non ci sarà mai una conclusione; certo gli studi possono terminare ma il lavoro che facciamo a livello interiore va avanti fino all'Illuminazione!” (ndr. che non ho ancora raggiunto, aggiunge scherzando).

 

V: Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Manuela lo Yoga?

M: Per me lo Yoga è innanzitutto piacere: da subito per me è stata una grande esperienza di piacere sensoriale, mentale ed emotivo, e così è importante che lo sia per tutti, per affrontare meglio le tensioni che viviamo. Dalla capacità di abbandonare le proprie tensioni nasce la possibilità di sperimentare la grande potenza contenuta in questa scienza. E' uno strumento per entrare in contatto con se stessi realizzando la nostra vera natura come esseri umani e realizzare il vero significato della vita, delle cose, delle relazioni. Quindi uno strumento per vivere con consapevolezza.

V: Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

M: Le motivazioni sono molte: forse la motivazione principale è la ricerca di equilibrio, di un benessere maggiore e di contatto con se stessi. Poi ci può essere anche la curiosità: lo Yoga in questi anni va molto di moda quindi vi è anche un fattore di immagine. Le persone sperimentano un grande vuoto in quest'epoca e lo Yoga dona un senso di pienezza: riconcilia con te stesso. Altri invece, ricercano una via di conoscenza di sé oppure un contatto con altre persone per comunicare, esprimersi. Tutti cercano sicuramente uno stato di piacere, a più livelli.

V: Tu insegni anche Yoga in gravidanza. Quali sono i benefici della pratica durante la gravidanza?

M: Sono molteplici. A parte i benefici fisiologici, che sono tanti, innanzitutto è un beneficio a livello psicologico. Lo Yoga permette una condizione di armonia psicofisica, ti aiuta a sentirti e a conoscerti: durante la gravidanza, nella quale la maggior parte delle volte la donna non sa ciò che sta vivendo, una disciplina come questa la tranquillizza, l'aiuta a conoscersi, a capire cosa sta accadendo mantenendola in uno stato di benessere. Benessere che si riflette sul decorso della gravidanza che varia man mano che essa procede. Anche la pratica dello Yoga si adatta alle varie fasi della gravidanza di volta in volta insegnando tecniche fisiche, psicologiche e respiratorie adatte all'esigenze della donna e delle difficoltà che incontra. I primi mesi fa fatica ad adattarsi al nuovo stato: ha paura. Quindi lo Yoga, strumento di armonizzazione, può aiutarla a sciogliere queste tensioni. Man mano che avanza la gravidanza si affrontano le difficoltà che possono insorgere nella donna che non conosce il suo corpo e non può contare su una condizione di equilibrio emotivo (stress da lavoro, ignoranza culturale sul parto e gravidanza in genere, rapporti affettivi complicati, etc). Tutte queste pressioni si riflettono sul suo stato psicofisico. Lo yoga viene in aiuto alle donne rafforzandole: rafforza il carattere e la sfera emotiva aiutandole a divenire più sicure di sé stesse.

V: Quindi secondo te le donne riescono a godersi di più la gravidanza praticando lo Yoga, assaporando di più la gioia di diventare madri?

M: Si, se si fidano e si lasciano andare. Se si riesce ad entrare in un rapporto empatico con l'allieva incinta lei può godere molto, può abbandonarsi e sperimentare una gravidanza e un parto molto piacevoli.

V: Yoga al caldo. Hai condotto una splendida sadhana ricca di tradizioni e di gesti che si perdono nel tempo qualche settimana fa al Parsifal. Vuoi spiegare cos’è lo Yoga al Caldo e quali sono i suoi punti forti?

M: Lo Yoga al caldo appartiene alla  tradizione dello Yoga Antico.

E' nato dall'unione di più tradizioni che si intersecano tra di loro e di diverse scuole di matrice yogica che in passato si incontravano e si confrontavano tra di loro (es. tradizione brahmanica tantrica, ecc). I maestri con gli allievi praticavano insieme in luoghi naturali (grotte) sfruttando il calore del fuoco acceso. Il calore esaltava quelle che sono le potenzialità dello yoga e quindi aiuta l'adepto a penetrare nella tecnica rendendola più efficace.

Lo yoga al caldo è una rilettura moderna di questa tradizione adattata a quelle che sono le esigenze dell'uomo occidentale del ventesimo secolo.

Un suo punto forte è sicuramente il calore: è il fattore che determina la qualità e l’intensità di ciò che si sperimenta. E' importante che una persona entri e viva pienamente questa condizione, abbandonandosi con fiducia..

Un altro punto è l'abbandono al piacere: non è facile toccare il piacere in quanto non siamo stati educati a viverlo. Abbiamo un sacco di barriere che ci impediscono di cercare liberamente il piacere, molti preconcetti per l'educazione che abbiamo ricevuto. Non siamo come gli Orientali che sono più liberi e sensibili all'ascolto per loro tradizione. Quindi il piacere è importante poiché nel momento in cui ci si abbandona ad esso ci si può liberare da molti pesi. La pratica è improntata su questo: creare delle condizioni per cui diventi facile abbandonare le tensioni e cogliere uno stato di piacere vivendolo sulla pelle. Da lì può nascere una condizione di maggior apertura alla vita, alla conoscenza e all'espressione di sé.

V: Qual è il “segno” che fa capire quando si è pronti a trasmettere agli allievi questa disciplina?

M: Questo te lo dice il tuo maestro. Il segno l'ha riconosciuto lui in me. Mai avrei pensato di insegnare! (ndr. mi dice ridendo).

V: Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

M: La capacità di ascoltarsi partendo da un atteggiamento di semplicità. Prima di tutto una persona dev'essere in grado di fermarsi dentro, di ascoltarsi e riconoscere una dimensione oltre i suoi pensieri e vivere il piacere di essere, di esistere.

V: Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

M: E' fraintesa la profondità di questa scienza che è vissuta in modo superficiale come fosse una ginnastica. Non c'è rispetto per questa scienza...ma non voglio colpevolizzare nessuno di questo: è successo da quando l'Oriente è arrivato in Occidente negli ultimi 30 anni in un certo modo. Si è colto dello yoga l'aspetto più esterno. Sono nati diversi movimenti culturali che potevano essere utili. Però sono stati manipolati per divenire un fattore consumistico o di massa. Ormai il Buddha, per usare un esempio, o comunque la posizione classica di meditazione la trovi ovunque...addirittura nelle chiavette per l'home banking!!!

Questo ti fa capire che lo Yoga è un marketing: certamente  c'è una grande richiesta e quindi è nato il mercato della consapevolezza.. Questa è un'epoca nella quale si sta cercando qualcosa di più, dei valori più profondi e quindi l'offerta è variegata e numerosa. Le scuole e i maestri ormai sono super organizzate e, alle volte, vi sono fini puramente materialistici.

V: Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.”?

M: Che possono fare yoga senza problemi. Lo yoga non è una ginnastica. E' una disciplina che lavora sul corpo e la mente armonizzando tutto l'essere umano. Offre strumenti in più per star bene, non mi spaventerei di fronte a un problema fisico. Certo, se una persona ha grossi problemi fisici oggettivi ovviamente non farà determinate Asana.

Ho lavorato con una persona che aveva una artrite reumatoide insorta all'età di due anni. Lavoravo con lei che aveva 40 anni eppure era una persona che faceva meditazione e yoga. Non le facevo fare la posizione sulla testa ma per lei quello che riusciva a fare era yoga: e da quella pratica ricavava dei grandissimi benefici. Se tu accetti la tua condizione e abbandoni il giudizio nei tuoi confronti ottieni buonissimi risultati.

V: Anche perché forse la gente ha una visione occidentale della disciplina.. Se esternamente non riesce a raggiungere una determinata posizione anche internamente pensa di non raggiungere un certo stato...quindi secondo te anche un po' questo blocca la gente a venire a fare Yoga?

M: Questo perché non c'è abbastanza conoscenza della disciplina. C'è una visione legata al fitness, all’attività corporea come ginnastica,ma è comprensibile: lo yoga esula dalle altre attività. Si, adesso ci sono tanti sistemi di abilitazione che si basano sullo yoga, ma non è la stessa cosa comunque.

V: Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

M: Si, può cambiare la vita delle persone. A me l'ha cambiata tanto. Ho cambiato personalità addirittura. Prima della pratica dello yoga ero una persona molto introversa, timida, chiusa e insicura, avevo difficoltà a parlare e non ero aperta alla vita e alle relazioni con gli altri... Attraverso questa pratica mi sono resa conto che ero totalmente cambiata partendo dalle cose più ovvie: avevo molta gioia e vivevo la vita con una carica e apertura diverse...mi ha cambiato la visione del mondo e della vita.

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

1-L’Asana che preferisci di più – BHUJANGASANA, il Cobra

2-Lo stile di yoga che senti più tuo -  YOGA INTEGRALE

3-Un libro utile (in generale) - SIDDHARTA

4-Un viaggio utile – IL GIRO DEL MONDO

5-Una citazione o una tua frase utile - “NON C'è NIENTE DI COSTANTE TRANNE IL CAMBIAMENTO”, BUDDHA

6-Un consiglio per chi pratica Yoga – ESSERE COSTANTI

7-La cosa da evitare per chi pratica Yoga – IL GIUDIZIO

8-Cosa ti rende felice quando insegni – IL VOLTO DEGLI ALLIEVI QUANDO SORRIDONO DOPO LA LEZIONE E MI SI AVVICINANO PER PARLARMI DELLA LORO PRATICA

9-Colore preferito – PERVINCA, COLORE INDIANO

10-Una bevanda che consigli a tutti – TEA AYURVEDICO INDIANO “TULSI”

 

Il Centro Parsifal lo trovate a Milano in Viale Gorizia, 6.

web: http://www.parsifal-yoga.it – per info e scoprire le altre sedi in Italia.

L'Accademia Horus, sulla quale abbiamo speso due parole per quanto riguarda la formazione di Manuela Leoni, la trovate al sito: http://www.accademiahorus.it/

La fashion photography fa parte della nostra cultura visiva. Fin dalla sua istituzione nel 1880 è stata sempre oggetto di critiche: ritenuta applicazione impura della forma d'arte e colpevole delle sue finalitá troppo commerciali, veniva respinta poiché frivola e promotrice di stereotipi non sempre positivi. Eppure è stata capace di generare alcune delle immagini più ampiamente riconoscibili, provocatorie e durature del nostro tempo. Realizzata per potersi accattivare tutta la nostra attenzione anche solo per un attimo, non è solo frutto di uno stratagemma ben riuscito per poter vendere qualcosa e fare in modo che quel qualcosa possa diventare oggetto dei nostri desideri, ma uno scatto puó diventare una vera e propria piéce teatrale immobile in grado di descrivere uno stile di vita. Banale considerarla come una mera guida alla shopping, essa è una vera e propria arte capace di registrare sulle carte patinate dei piú illustri magazine di moda i sogni e la cultura di un’epoca.

La psicologia dietro una fotografia di moda come vetrina per la vendita è un qualcosa di ben piú articolato che una semplice immagine che mette in mostra una borsa, un abito o dei gioielli: lo spettatore deve rimanere colpito, deve credere in essa. Non importa quanto sia artificiale l'impostazione, lo scatto deve persuadere degli individui ad indossare quegli abiti, utilizzare quel prodotto o accessorio, facendo loro la realtà della fotografia che stanno osservando. E’ rappresentazione di un certo stile di vita che sia glamour , un’accettazione sociale attraverso il più recente, il più costoso, o la più irraggiungibile chiave del successo.

Le opere dei fotografi di moda si possono considerare delle creazioni che vanno ben oltre il regno delle tendenze del momento. Essi sono dei veri artisti che spesso hanno subito le influenze di diverse correnti artistiche che riguardano l’arte in tutte le sue espressioni. Uno fra questi il celebre Edward Steichen che inizió la sua carriera nel 1925 collaborando con Vogue nel suo studio parigino. Non appena il suo stile si è evoluto, è cresciuto fino a comprendere i simboli architettonici della classicità greca che hanno caratterizzato le sue composizioni attentamente strutturate che rimandano alle tele del pittore surrealista Giorgio de Chirico. Lo stesso vale per il suo collega e amico Horst P. Horst, che puó vantare una formazione di tutto rispetto da attribuire niente di meno che all’architetto modernista Le Corbusier. Creatore di alcune delle fotografie piú famose di Vogue,le immagini di Horst presentano complesse strutture di grazia con un uso impressionante dell’ombra spesso caratterizzate dalla sua firma dagli effetti trompe-l'œil.

Il leggendario editore Condé Nast, responsabile del successo delle carriere di svariati fotografi che sono stati lanciati dalle pagine dei suoi giornali, uno fra i tanti Vogue. Il primo fotografo incaricato dalla società, nel 1914, fu il barone Adolphe de Meyer, seguito nei decenni successivi da luminari come lo stesso Edward Steichen, Man Ray, George Hoyningen-Huene, Cecil Beaton e Erwin Blumenfeld. L'editore divenne così un talent scout di talento che operava a New York, Parigi e Londra in laboratori di creatività, impiegando gli artisti desiderosi di catturare e mostrare le gemme di haute couture fino ai giorni nostri. A New York, Parigi, Londra o Milano, Deborah Turbeville, Bruce Weber, Peter Lindbergh, Ellen Von Unwerth, Corinne Day, Mario Testino, Steven Meisel, Nick Knight, Tim Walker, Miles Aldridge, Sølve Sundsbø o Willy Vanderperre, sono solo alcuni che hanno contribuito non solo alla storia delle riviste di moda, ma anche a quella della fotografia.

Con l'accesso senza precedenti agli archivi Condé Nast di New York, Parigi e Milano, la fotografa storica Nathalie Herschdorfer ha raccolto stampe originali e selezionato pagine di riviste per fornire l'opportunità unica di ripercorrere il lavoro di più di ottanta fotografi dall'inizio della loro carriera. Da Cecil Beaton fino a Guy Bourdin e Peter Lindbergh, Herschdorfer mette in mostra l’evoluzione di una produzione di lungimiranza, immagini innovative e artistiche che hanno saputo inventare nuove tecniche d'avanguardia, riadottate da altri generi fotografici.

A noi di Nerospinto piace e vi proponiamo questa mostra perchè non rappresenta solo moda, trattandola come un mero prodotto commerciale, ma un percorso fotografico che mette in luce un vero e propio stile di vita.

Fashion Photography

Fondazione Forma per la Fotografia, piazza Tito Lucrezio Caro, 1 zona Ticinese. Dal 17 gennaio al 7 aprile, costo del biglietto euro 7.50, tutti i giorni dalle 10 alle 20.

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire l'argomento qui il libro della curatrice: Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast, Herschdorfer Nathalie, Editore Contrasto DUE.

Nerospinto a spasso per la città alla scoperta di Mister Tea

E’ la bevanda piú diffusa e consumata al mondo, seconda solo all’acqua. Se si considera che l'acqua è una necessità per la vita allora si potrebbe dire che il tè occupa un posto davvero importante tra le migliaia di bevande. Nemmeno la Coca Cola puó superarlo…

Dall’ infusione di una bustina in acqua bollente il gioco del piacere inizia, il gioco di godere di un biscotto, una cupcake, una tazza calda di tè: il tea time che si trasforma in momento irrinunciabile.

Considerato la quintessenza della tradizione inglese deve le sue origini ad Anna, la settima duchessa di Bedford, una giovane donna vissuta agli inizi del 1800 in un tempo in cui era usanza comune consumare solo due pasti principali al giorno, la prima colazione della mattina presto e la cena in tarda serata. Indebolita e irritata dai morsi della fame, decise cosí di abbandonarsi ogni pomeriggio ad una tazza fumante di tè coccolandosi con i suoi aromi avvolgenti, meglio se accompagnati da qualche delizioso snack, dolce o salato che fosse. Questa cerimonia, inizialmente intima e consumata quasi di nascosto nella piú totale tranquillitá della sua camera da letto, diventa successivamente un vero e proprio rendez-vous, una deliziosa e immancabile parentesi delle sue giornate, da condividere con amici che la raggiungevano intorno alle 5 per sorseggiare assieme una tazza di tè. La tazzina di porcellana del periodo Vittoriano, il cucchiaino d'argento, la tovaglia ricamata, il profumo che inebria la mente: la tradizione secolare che continua a riproporsi sino ad oggi grazie alle sempre piú numerose  tea rooms, che hanno iniziato a proliferare prima a Londra, poi in tutto il mondo; atmosfere di relax e gusto: il salotto di Anna.

Molti tè sono praticamente indistinguibili, altri racchiudono in una tazza qualcosa di unico nel loro genere, ma ció che li accomuna tutti sono le loro proprietà benefiche e rilassanti, una coccola per il corpo e la mente.

Come assicurarsi una selezione personale di gusto? Per gli acquisti speciali vi consigliamo nel cuore di Brera l'esclusiva boutique Kusmi Tea, dove potrete trovare un'eccellente scelta di tè provenienti dalla Russia o dalla Francia, fragranze aromatizzate con le migliori essenze di Grasse, Calabria o Madagascar. 80 varietà di tè: dalle tipiche miscele russe ai tè classici alla linea benessere Detox. Le confezioni in vendita possono essere adatte anche per dei piccoli cadeaux, in quanto la confezione super esclusiva è un vero e proprio oggetto da collezione, le sue scatole argentate rimandano allo stile dei tempi degli zar. Ogni giorno potrete degustare un tè differente in modo da scoprire e apprezzare le diverse varietà di aromi disponibili.

In piazza XXV Aprile 12 troviamo Damman Frères, la più antica boutique da tè francese, in attività dal 1692. Per chi fosse un neofita del mondo del tè il negozio organizza degustazioni e corsi.

L’arte di offrire il tè di via Macedonio Melloni 35 è un’elegante boutique di tè pregiati che offre oltre 250 varietà di infusioni, tra cui una selezione bio e fair trade per i clienti più sensibili all’eco-sostenibile. Pratico e innovativo il servizio di consegna a domicilio.

Se vi siete appassionati all’articolo e volete approfondire l’argomento vi consigliamo la lettura di:

Tè: guida al tè di tutto il mondo di Jane Pettigrew, Ed. IdeaLibri.

Oro verde, la straordinaria storia del tè di Alan e Iris Macfarlane. Laterza.

 

Alessandra Sporta Caputi

 

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Non è più mia intenzione consumare ogni singolo evento per poi risputare a casaccio i nomi di coloro che erano presenti, magari in ordine gerarchico. In una città in cui il presenzialismo è la regola occorre una netta presa di posizione al ribasso.

Non è snobismo, è una costatazione del tempo che ci troviamo a vivere. Il privilegio di poter partecipare ai cosiddetti eventi - ai vernissage, alle iniziative, ai drink, alle inaugurazioni - è in realtà una gabbia che ci tiene costantemente prigionieri nell’ obbligo, spirale viziosa, di dover dire di sì al tizio taldeitali o non deludere la PR del caso.

Il presenzialismo è una malattia e io ne sono stato contagiato per lungo tempo. Ho avuto la fortuna/sfortuna di nascere nella città “presenzialista” per eccellenza. Milano, nel lavoro come nel tempo libero, continua a essere una città che coagula “le solite facce nei soliti posti”. Vivere costantemente nella proiezione di un mondo fatto di pubbliche relazioni e di eventi. A maggior ragione se fai il giornalista, se devi costantemente tenerti aggiornato sulle novità che ci sono in giro.

Una condanna, specie se poi non ci trovi un effettivo guadagno, né un reale arricchimento culturale. Dunque cosa rimane? Cosa fare quando i tuoi paradigmi, le tue priorità cambiano? Ricominciare? O ri-buttarsi nella spirale dell’entertainment per acquisire contatti utili al cambiamento?

Capite che può essere una spirale senza fine. Forse è meglio guardare alla finestra questa città con un occhio disincantato. Perché si ci si consuma ogni giorno che si ripetono le stesse cose, che si ci si affanna verso le stesse mete. Quindi amici PR, non prendetevela con me, ho solo iniziato a spezzare le catene che ci uniscono. Non è colpa vostra, lo so. E’ inevitabile che prima o poi ci si stanchi, si abbia voglia di altro, di fare qualcosa che comporti nuove sfide.

E come sarebbe bello se la mia città cambiasse con me, cambiasse il suo paradigma di socialità e di aggregazione. Negli anni ’90, periodo in cui ero adolescente, ci si riuniva per gruppi di affinità. Divisi, ma uniti, la piazza era il nucleo aggregativo che ci uniformava. Crescendo hai bisogno di rapportarti ad un modello vincente, di avere la situazione sotto controllo e dire sempre SI.

E dunque mi piacerebbe osservare Milano da lontano, come quella serie di incontri che si tengono con cadenza mensile all’Informagiovani, “Milano vista da lontano”, dove lo sguardo lucido appartiene a persone che a Milano ci passano, la vivono e poi ripartono per altre mete, arricchendo quello sguardo disincantato che ti permette maggiore lucidità.

D’altronde se la vera libertà e poter scegliere dove vivere io avrei deciso: Milano per lavorare, altrove per vivere. E se si potesse vivere a Milano? Quelli della mia generazione se lo chiedono da tempo, e spesso non trovano una risposta.

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