CHIAMACI +39 333 8864490

"Il piacere di essere se stessi" è il titolo di una serie di incontri-conferenze che hanno lo scopo di presentare la scuola di formazione interiore Accademia Horus. Questi incontri saranno condotti da Antonella Spotti e Teresa Sintoni,  insegnanti e fondatrici dell’Accademia insieme ai Maestri Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi.

 

Bentrovati,

 

vorremmo invitarvi a passare qualche ora con noi per presentarci e per parlarvi  della nostra scuola “Accademia Horus”,  una realtà che vanta al suo attivo oltre vent’anni di esperienza nell'insegnamento e nella pratica delle cosiddette “discipline interiori”.

Vorremmo raccontarvi, attraverso la nostra esperienza, che cosa si fa in una scuola di formazione e perché si sceglie di frequentarla, e soprattutto quali sono le conquiste e i vantaggi di un lavoro su stessi che va oltre la sfera della personalità e tocca quella parte più profonda che possiamo definire “spirituale”.

Vorremmo, con umiltà e determinazione, provare a scalfire quella specie di granitico tabù che la società moderna, scientifica e tecnologica ha costruito intorno a tutto ciò che da sempre è definito “spirituale”, ma anche il pregiudizio che l'uomo possa vivere il senso profondo di religiosità solo all'interno di un dogma o di una fede.

Da sempre l’essere umano consapevole delle proprie potenzialità inespresse, dei propri limiti e del proprio disagio esistenziale ha cercato nelle Scuole e nei Maestri, sia a Oriente che a Occidente, la possibilità di conoscere se stesso come soluzione alla propria sofferenza.

Conoscere se stessi significa prima di tutto  liberarsi dai propri condizio-namenti e dai propri pesi, riconoscendosi parte di una realtà più vasta e universale. Questa nuova coscienza di Sé valorizza la vita di ogni giorno e consente  di agire con più libertà, saggezza e potere attraverso scelte consa-pevoli e cambiamenti positivi all’interno della nostra esistenza e della società in cui viviamo.

 

Vi ringraziamo per l’attenzione e saremo ben felici di poter contare sulla vostra presenza per condividere insieme esperienze, pratica, conoscenza e semplice, puro, silenzio.

 

Con amicizia,

Vostre Antonella e Teresa.

 

Un’occasione preziosa da non lasciarsi sfuggire.

Per informazioni e per partecipare, scrivere alla sede di Milano : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare 02.89423673

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sei metereopatico? Il male di vivere ti insegue? Non sopporti le mezze stagioni e il polline delle mimose ti fa venire l'urticaria? Bene, il Dottore sà come curarti.

Torna questa settimana l'appuntamento mensile con l'associazione Gaia360° che presenta la one night “My Doctor says party” e noi di Nerospinto non possiamo certo perderci un check up completo!

La cura ad ogni male la trovi sabato 9 marzo presso l'HD Disco.

Interventi a cuore aperto e iniezioni musicali elettro lolly candy pop by Mary K & Shener.

Special Guest in sala rianimazione: Hell's Shoes Djs che ritroveremo in consolle settimana prossima per l'inaugurazione del nuovo ristorante Tayo di viale Monza 23.

 

 

Ingresso 10€  con consumazione A seguire birra 5€ / drink 7€

 

 

Info map: Via Enrico Caruso, 7 20133 Milano

Powered by:

MY DOCTOR SAYS PARTY!:http://www.facebook.com/MyDoctorSaysParty

GAIA360:http://www.facebook.com/groups/210853325646999/

Lo scorso 7 dicembre 2012 è uscito in tutta Italia il settimo disco dei Tre allegri ragazzi morti: “Nel giardino dei fantasmi”, edito per “La tempesta dischi”, l'etichetta indipendente creata nel 2000 dal bassista della band Enrico Molteni.

 

Negli scorsi mesi, in contemporanea alla pubblicazione dell'album, il trio di Pordenone ha da subito annunciato le date del nuovo tour che ha toccato e toccherà moltissime città italiane, tra cui Mezzago il prossimo venerdì 8 marzo.

 

Confermando live dopo live quello che fino adesso si è rivelato un lavoro ricco di novità, la band ha cercato in ogni data di creare un’ architettura visiva e musicale capace di far incontrare la poesia dei testi e le scenografie del palco per dare origine ad un leitmotiv dove le immagini dei sogni sono protagoniste.

 

L'ultimo lavoro del gruppetto mascherato, che da ormai quasi venti anni svetta tra le band alternative rock più ascoltate in Italia, prosegue il cammino intrapreso con “Primitivi del futuro” (“La tempesta dischi”, 2010), sottolineando la svolta musicale reggae-dub, che ha caratterizzato il precedente lavoro, e dona ancora una volta un'affascinante colonna sonora ai paesaggi onirici che vivono dentro e fuori di noi.

 

L'album trascina gli ascoltatori all'interno di un mondo altro, popolato da strani personaggi che grazie alle illustrazioni del leader della band, il famoso fumettista Davide Tuffolo, riescono a prendere vita creando un immaginario fantastico dove i fantasmi divengono i protagonisti delle canzoni, giocano con gli errori del passato, si trasformano nei mostri che vivono il presente e cercano risposte disilluse ai dubbi del futuro.

 

“Nel giardino dei fantasmi”, con le sue undici tracks dal sapore caraibico e le sue sfumature etniche, guarda verso mondi lontani, caldi e assolati, dove non vengono dimenticate  le coinvolgenti influenze blues e i graffianti riff punk-rock che da sempre hanno caratterizzato il gruppo, regalando come sempre al pubblico dei live un “incredibile spettaculo de la vida/(un) incredibile spettaculo de la muerte”.

 

Dunque per chi ancora pensa che i Tre allegri ragazzi morti sono realmente deceduti per lasciare spazio ad un qualcosa di nuovo, ancora scomodo da digerire dopo il primo ascolto da parte di un orecchio ormai abituato ai cupi mondi naif del passato, si potrebbe rispondere: si, qualcosa è cambiato, forse qualcosa si è evoluto. Come suggerisce “La fine del giorno”, sesta canzone dell'album: ”Non voglio fingere che sia così, non dirmi che non l'hai ancora capito, anche il colore del cielo lo dice, si rincomincia da qui.”

 

Il primo febbraio 2013 il tour che, come data zero, ha toccato la città di Cortemaggiore esibendosi presso l'ex teatro Fillmore, arriva nei pressi di Milano a Mezzago questo venerdì, e proseguirà in tutta Italia fino alla fine di maggio per poi riprendere dopo una breve pausa nei mesi estivi.

 

Qui di sotto le tutte le prossime date del tour:

 

08 Marzo 2013

BLOOM LIVE

Mezzago, MB

 

 

09 Marzo 2013

URBAN CLUB

Sant’Andrea delle Fratte, PG

 

22 Marzo 2013

MERCATI GENERALI

Catania

 

23 Marzo 2013

CANDELAI

Palermo

 

28 Marzo 2013

BLACK OUT ROCKCLUB

Roma

 

29 Marzo 2013

TIPOGRAFIA

Pescara

 

31 Marzo 2013

VIDIA CLUB

Cesena, FC

 

06 Aprile 2013

ETNOBLOG

Trieste

 

12 Aprile 2013

SONAR

Colle di Val d'Elsa, SI

 

13 Aprile 2013

AUDITORIUM COMUNALE

Salerno

 

19 Aprile 2013

LOCOMOTIV CLUB

Bologna

 

Noi di Nerospinto amiamo chi scardina i luoghi comuni e le aspettative con graffiante ironia e vi invitiamo a non perdervi il ritorno di Cristina Crippa e del regista Elio Capitani al Teatro Elfo Puccini dal 5 al 17 Marzo con la riduzione teatrale del famoso romanzo per ragazzi  “Il bambino sottovuoto” di Christine Nöstlinger.

 

Scrittrice tra le più affermate nel mondo dell’editoria per ragazzi,  la Nöstlinger è un’autrice fuori dal comune e trasgressiva che esplora i rapporti interpersonali fra adulti e ragazzi e rompe con il conformismo di regole e modelli imposti ed accettati solo per convenzione.

 

I suoi racconti dai titoli pungenti e accattivanti sanno coinvolgere un pubblico trasversale e di ogni età.

 

Il romanzo “il bambino sottovuoto” è una favola ipermoderna che narra la storia di Marius, un bambino sintetico e liofilizzato che una potente multinazionale produce per soddisfare le richieste di una clientela di genitori/acquirenti esigenti e frettolosi, con poco tempo da perdere per la procreazione e la cura dei figli.

 

Marius è un personaggio che appartiene alla specie dei Pinocchi, dei replicanti, degli esseri magici e diversi, e, perché no, dei bambini mai adulti come Peter Pan.

 

Coprotagonista del racconto è Betta Bartolotti, la signora B.B.: né troppo giovane né troppo vecchia, è disordinatissima, un po’ anarchica e, sfiorata un tempo dal desiderio di maternità, ormai non ci pensa più. È proprio a lei che per un errore del sistema viene consegnato un bel mattino un bambino, programmato, istruito e condizionato ad essere fin esageratamente perfetto, educato e ubbidiente, studioso.

 

Comincia così, tra questo essere insolito e questa improbabile mamma, un rapporto di grande amore, simpatia ed affetto che sconvolge totalmente la vita della nostra B.B, tanto da  ingaggiare una lotta apparentemente impari contro la multinazionale produttrice che si mette in moto per recuperare il prezioso “prodotto”.

 

Cristina Crippa profondamente emozionata e divertita dalla lettura del romanzo lo ha trasformato in un monologo teatrale dove la vicenda è narrata dal punto di vista del suo personaggio preferito, la signora B.B..

 

 

IL BAMBINO SOTTOVUOTO

di Christine Nöstlinger traduzione di Clara Beccagli Calamai

adattamento di Cristina Crippa

 

regia Elio De Capitani

con Cristina Crippa

 

Dal 5 Marzo al 17 Marzo - Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano

 

Orari spettacoli: martedì - sabato, ore 19.30 /domenica 17.00

 

Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto giovani e anziani € 16 - gruppi scuola euro 12

 

Orari biglietteria: lunedì - sabato 10:30/19:30 | domenica 14:30/17:30

 

Maggiori informazioni: tel. 02 00 66 06 06 – sito web: www.elfo.org - prenotazioni on line: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Kernkraft 400 è un pezzo che conoscono tutti. La melodia, ripresa dal videogioco Lazy Jones per Commodore 64, si è imposta nell'immaginario dance dal 1999, aprendo le porte del nuovo millennio al nuovo progetto del tedesco Florian Senfter, già conosciuto come Splank!,  Zombie Nation. Le atmosfere techno, ritmi inquieti, tastieroni e vocoder hanno immortalato un'istantanea di quegli anni, ascendendo mr. Senfter a icona indimenticabile; non è un caso che a credere in lui per la prima volta sia stato Dj Hell con la sua Gigolò Records.

 

Il primo disco è molto underground e già dalla copertina dell'album si capiscono le intenzioni: la foto di base è la stessa di Nevermind, dei Nirvana, il bambino, però, è capovolto e l'acqua è rossa, sullo sfondo quattro ombre in attesa. Un album di rottura, di capovolgimento, a metà tra techno old school e nuovi beat, il tutto accompagnato da melodie ipnotiche e un vocoder imperdibile, molto simile allo stile di Anthony Rother. A quattordici anni di distanza esce il quinto album, RGB, e si capiscono le qualità di un artista intramontabile. Se dovessimo prendere il primo e l'ultimo album, ascoltarli di seguito e dover dare un giudizio, è chiaro che Splank!  ha saputo innovarsi, ricercarsi e ha al meglio trovato uno spazio nel nuovo universo della musica elettronica. Ma quattordici anni non possono passare inosservati e dovendo scrivere un articolo a tutto tondo sull'artista, bisogna che mi soffermi a capire cosa è successo in questo decennio.

 

L'esordio con la Gigolò ha funzionato e nel giro di quattro anni il giovane è proiettato in una spirale di contaminazioni e sperimentazioni che gli permettono di produrre il secondo album Absorber, nel quale riversa tutt'altri stili e si apre a un genere più electro, a tratti esotico, mantenendo però i tratti distintivi come il vocoder e, in alcune tracce, le atmosfere old school.

 

Ma è nel 2006 che avviene la magia. Le tracce del terzo album, Black Toys, sono corpose, dure, e si ritorna un po' al sound degli esordi, ma con una netta influenza più house; notiamo anche la scomparsa del vocoder che viene sostituito da campioni nella maggior parte dei casi. Tech-house che lo porta a incontrarsi con il gigante Tiga, con cui fonda nel 2007 il progetto parallelo ZZT (e di cui abbiamo diversi Ep più che validi), in una commistione di generi tra l'house, l'elettro e forse una spruzzata di elettroclash. Non sorprende che il progetto sia un successo immediato e l'album Lower State of Consciousness viene nominato album del mese da MixMag.

 

Passano tre anni di tour in giro per l'Europa e il mondo e finalmente esce l'attesissimo Zombielicious. Un capolavoro che segna il passaggio in una nuova era per il dj tedesco. Le tracce sono tutte cariche di una nuova vitalità che si esprime in un beat frenetico e bassi da far tremare le pareti, in un vorticoso richiamo al suo vecchio stile, ma con tutta una nuova propensione per l'elettro e la teatralità, tra altri e bassi che richiamano uno stile inedito. Basti sentire pezzi come Seas of Grease e Mas De Todo per rendersene conto. Tra le contaminazioni, troviamo anche una punta di elettrofunk, in canzoni come Radio Controller, in cui la fa da padrona una melodia distorta in wha wha e un cantato pulito e molto in sintonia con lo stile di Tiga. Così si conclude l'ultima fatica di questo gigante dell'elettronica. Con RGB, l'ultimo disco che raccoglie sotto le sue 15 tracce un misto di tutte le esperienze passate con l'aggiunta di un punto di vista più violento, forse ispirato a qualche francese come Brodinsky(?).

https://soundcloud.com/turborecordings/sets/zombie-nation-rgb-1

 

Il suo precedente dj set, ormai un anno fa al Tunnel di Milano, me lo ricordo così: luci soffuse, lampi sulla sfera stroboscopica, tuoni nelle orecchie e io che non mi reggo in piedi. Le impressioni del momento sono molto importanti e quella sera marcai a fuoco nel cervello la bravura di questo dj, la sua tecnica e maestria, tra un passaggio e l'altro, mai scontato, sempre coerente e ovviamente esageratamente pesto. Il giorno dopo avevo un gran mal di testa, ma ero sicuro di aver vissuto un'esperienza indimenticabile, e forse in quello stato mentale alterato son riuscito a godermi meglio lo spettacolo, tra bassi che mi penetravano le viscere e synth che mi risollevavano da uno stato catatonico verso un paradiso di fumo artificiale e neon.

 

Zombie Nation, questo venerdì sarà al Tunnel Club di Milano, ospite per la serata di Le Cannibale. Io ci farei un pensierino!

Evento Ufficiale

 

"Durante la seconda guerra mondiale i miei genitori erano adolescenti, risiedevano in una città tra Milano e Torino e vivevano in prima persona le scorribande del Pippo, l’aereo alleato che sganciava bombe in solitario durante le calde serate dell’estate del ‘44. Un po’ perché leggendo L’ultima onda del lago mi tornavano alla memoria i racconti di mio padre un po’ perché il libro d’esordio di Stefano Paolo Giussani è veramente un libro bello e commovente, tuttavia questa storia di ragazzi perseguitati sullo sfondo del lago di Lugano mi è entrata in profondità, risvegliando emozioni sopite ma sempre vive."

La vicenda è basata su un fatto realmente accaduto: una specie di sommergibile che gli abitanti della sponda italiana del lago di Lugano avevano costruito per fuggire in Svizzera durante la guerra. Questa storia è stata raccontata all’autore da un suo amico, il quale l’aveva appresa dal padre e Giussani se ne serve per imbastire la storia della fuga da Milano di tre ragazzi perseguitati. Anna è ebrea, ha perso i genitori che sono stati deportati e cerca di salvare il fratellino sordo cieco, Davide, con l’aiuto dell’amico Sebastiano, omosessuale, che sta cercando il compagno Ervè catturato dai fascisti. I tre si imbattono in Valerio, che nonostante i suoi sedici anni ha già alle spalle una carriera da contrabbandiere e che ha l’idea di costruire il sottomarino per raggiungere più facilmente la Svizzera attraverso il lago.

Quanta distanza c’è tra il Giussani blogger e screenwriter di geografia e turismo e il Giussani narratore di una vicenda coinvolgente? Forse non molta perché le descrizioni di quei pochi chilometri che separano Milano dalla Svizzera sono così vivide e precise come solo un appassionato naturalista potrebbe fare. Leggendo il romanzo prendono vita i boschi che nascondono minacce senza nome, ma forniscono anche protezione, così come i Monti Lariani e il lago in cui una sola onda sbagliata potrebbe significare la fine della speranza, la fine del sogno addirittura la fine della vita.

L’ultima onda del lago è un libro scritto senza pesantezza, i toni non sono mai melodrammatici anche se la vicenda è tragica, la scrittura è lieve, chiara, a tratti addirittura scolastica e questo rende il libro adatto anche ai lettori più giovani.

In questo romanzo Giussani ha avuto la sensibilità e il coraggio di narrare le persecuzioni naziste senza fermarsi agli ebrei, ma sapendo dare voce al dolore e alla sofferenza di altre persone, come gli omosessuali, a volte dimenticati nel conto dei martiri della follia hitleriana.

L'ultima onda del lago. Milano. La fuga. Il sottomarino

di Stefano Paolo Giussani

Editore Bellavite

Prezzo: 12 €

192 pp.

Jerry Bouthier è elegante. Non solo perchè ha frequentato le passerelle parigine e londinesi, neanche per il suo lavoro di sound designer per Viviene Westwood, ma per il suo stile musicale. Sostanzialmente lui è uno della vecchia scuola, anni novanta, quando l'house approdava in inghilterra in club come Ministry of Sound, aperto da pochi anni, nel quale, con suo fratello Tom, hanno lavorato per diversi anni. È questa la parentesi di quattro anni in cui Bouthier si afferma internazionalmente, prima, in Francia, ha comunque scatenato il suo estro come pioniere della scena elettronica francese. Immagino quegli anni tra le migliori discoteche del tempo, dal Velvet Underground al Club uk e molte altre, in un turbinio di buona musica, droga e sesso, non dimentichiamoci che quelli sono gli anni migliori del clubbing, nel 1988, addirittura, ci fu l'estate nominata dalla stampa come “Second summer of love”.

 

Il sound eclettico di Jerry appassiona tutti, in un misto di beat dritti e sinfonie acid, ed entra a far parte della grande famiglia Kitsunè. Inizia così un altro capitolo della sua vita, tra moda, cultura e tendenza. Selezionatore di grande esperienza, cultura e stile, si inserisce in circuiti che lo portano a suonare in serate per Jean-Paul Gaultier, Giles Deacon, Nu Look per dirne un paio. Sono gli anni del BoomBox e del Ponystep, di Vivienne Westwood, di Sonia Rykiel, il ritorno a parigi e i viaggi a Tokyo.

 

Jerry, però, non è molto prolifico come produttore, e a parte qualche singolo e un paio di remix, aiutato anche da Andrea Gorgerino, con il quale avvia anche un progetto parallelo JBAG. Non è questo un dato negativo, se da una parte non potremo apprezzare progetti discografici, dall'altra sono tantissimi i mixtape, i set e i minimix che circolano in rete e che possiamo gustarci (il massimo, ovviamente, sarebbe sentirlo dal vivo) ed attraverso questi Bouthier ci apre le porte del suo mondo, in modi sempre diversi, mai banali e al passo con le novità.

 

Jerry Bourhier è il selezionatore per eccellenza. Ricordo bene l'anno scorso al Tunnel Club, il giorno del mio compleanno, non potevo aspettarmi serata migliore. Ai tempi non lo conoscevo e non sapevo cosa aspettarmi, se non la solita qualità offerta dalla serata Le Cannibale, ma gioia per le mie orecchie lo spettacolo fu eccezionale. Il club gremito di gente, inutile dire bella gente (in occasione della settimana della moda a Milano non poteva che essere pieno di modelle e modelli), e lui sul palco, con l'insostituibile cappello,  a danzare con le dita sui cdj. Il set fu pieno di sorprese, tra elettro-house e elettro-clash, tra novità degli ultimi mesi e grandi classici. Il massimo, per me, è stato ritrovarmi La Musique, dei Riot in Belgium, tra gli ultimi pezzi, in chiusura a una magistrale prova d'artista.

 

Jerry Bouthier non passa inosservato e perderlo sarebbe uno scempio per l'anima di un buongustaio dalle orecchie fini. Quest'anno avrete l'opportunità di sentirlo di nuovo al Tunnel Club, questo venerdì (22 Febraio), sempre in occasione della settimana della moda, la serata già da adesso si preannuncia molto calda e la neve fuori sarà solo la cornice di un'altra notte senza tempo.

 

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Fotografo francese di straordinario talento, esponente della cosiddetta “fotografia umanista”, pioniere del fotogiornalismo insieme a Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau ha legato la sua arte alla sua Parigi. Quella città che lo ha sempre considerato come figlio suo, gli ha regalato spunti per la sua arte, materiale “umano” per i suoi scatti.

“Per tutta la vita mi sono divertito, ho fatto il mio piccolo teatro”, amava ripetere il reporter, cui oggi Milano dedica una straordinaria rassegna antologica, “Paris en liberté”, allestita dal 20 febbraio al 5 maggio presso lo Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto, 2: oltre 200 fotografie originali (selezione delle oltre 450.000 che compongono gli Archivi Doisneau), tutte in bianco e nero, che testimoniano il binomio inscindibile tra uno dei più grandi artisti del Novecento e la città che ha amato e immortalato con il suo obiettivo. Gli scatti sono stati tutti effettuati nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991.

“Il mondo che cercavo di mostrare era quello in cui mi sarei trovato bene”, ripeteva spesso Doisneau, “abitato da persone cordiali e colmo della tenerezza che bramo. Le mie foto costituivano una prova della possibile esistenza di quel mondo”. Ecco dunque che il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, ripercorre i soggetti a lui più cari e conduce il visitatore in una emozionante “passeggiata” tra i giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro, i vicoli e la periferia, negli angoli più nascosti e al tempo stesso curiosi: nei bistrot, negli atelier di moda e nelle gallerie d’arte della capitale francese. E poi tra le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; quella dei clochard, delle antiche professioni, dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori. Una Parigi umanista, generosa e sublime, che si rivela nella nudità del quotidiano. Una Parigi immortalata nella sua verità quotidiana dall'obiettivo di Doisneau, che ha saputo cogliere con ironia e al tempo stesso con poesia il carattere più intimo dei parigini.

 

Ma “quella di lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi dell'epoca in cui ho tentato di vivere”, scriveva Doisneau il 23 ottobre 1984, “è stata l'ultima delle mie preoccupazioni. Se mi fossi sistematicamente imposto una missione del genere avrei accumulato milioni di immagini, ma in cambio chissà quante giornate senza piacere. No: nella mia condotta non c'è mai stato nulla di premeditato. A mettermi in moto è sempre stata la luce del mattino, mai il ragionamento. D'altronde che c'era di ragionevole nell'essere innamorato di quello che vedevo”?

Durante tutto il periodo di apertura, l’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi collaterali dedicati alla capitale francese e alla fotografia; tra questi, fino al 23 febbraio, la rassegna cinematografica “Paris au cinema”, a cura della Fondazione Cineteca Italiana, che presenterà alcuni capolavori ambientati a Parigi, protagonista indiscussa e assoluta delle pellicole: si andrà dalla stravagante Parigi di Zazie dans le metrò (L. Malle) a quella romantica di Ninotchka (E. Lubitsch), dalle atmosfere cupe e già prebelliche di Albergo Nord a quelle dell'amore tragico di Mentre Parigi dorme (entrambi di Marcel Carné), dagli ambienti eleganti e raffinati di Cenerentola a Parigi (S. Donen) a Miss Europa (A. Genina), ai quartieri equivoci di Questa è la mia vita (J-L. Godard) e Perfidia (R. Bresson), dal mondo piccolo borghese de Les 400 coups (F. Truffaut) al sottobosco di una malavita balorda ma irresistibile di Fino all'ultimo respiro (J-L. Godard).

 

Scheda tecnica

ROBERT DOISNEAU. Paris en liberté

 

Milano, Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto 2)

 

20 febbraio - 5 maggio 2013

 

Orari

martedì e giovedì h 10 – 22; mercoledì, venerdì, sabato, domenica h 10 – 19.30; lunedì chiuso

 

Informazioni al pubblico:

Provincia di Milano/Spazio Oberdan,  tel. 02 7740.6302/6381;    www.provincia.milano.it/cultura

 

http://www.cinetecamilano.it/

A principio di weekend, la redazione di NeroSpinto muove verso quel del Toilet Club per un Giovedì molto speciale: "ANTIBAGNO NEROSPINTO".

"La Fosca, in collaborazione con il magazine Nerospinto, ospita giovedì 21/02/2013 dalle ore 22.30, il tableau vivant "La Cattiva Concubina" magistralmente interpretato attraverso la danza di Maura di Vietri e la coreografia di Piero Bellotto."

Quasi come fosse un remake di "Addio mia Concubina" (Kaige Chen - 1993) prenderà vita, durante le serata, un conturbante turbinio di movimenti del corpo, ispirati alla danza contemporanea cinese; unamessa in scena che, tramite le delicate movenze della cattiva concubina, trasporterà i fruitori del salotto della Fosca in una rappresentazione  disadorna e asettica della carnalità, quasi criptica.

Dopo la rappresentazione Walter Zanca provvederà a ritemprare le menti stanche con le sue melodie distensive, proiettando gli ascoltatori in atmosfere tibetane corredate di canne di bambù e monti innevati.

 

Toilet Club

Via Lodovico Il Moro 171, Milano

www.circolotoilet.it

http://www.facebook.com/profile.php?id=1614086550&ref=ts&fref=ts

 

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Milano, capitale indiscussa della Moda, accoglie l’evento THE VOGUE TALENTS CORNER. Un progetto di Vogue Italia e thecorner.com che ha come obiettivo la promozione degli stilisti di talento.

Visto il successo della scorsa edizione,Vogue Italia ha deciso di dare nuovamente spazio alla creatività ed originalità di giovani designer in occasione della Settimana della Moda. Nella sede di Palazzo Morandi, in via Sant'Andrea 6 a Milano,  dal 23 al 25 febbraio,  11 brand emergenti presenteranno le loro creazioni. Abbigliamento, accessori e gioielli ideati e realizzati da giovani stilisti. Le creazioni degli 11 stilisti saranno in vendita sul portale thecorner.com a partire dall'opening del progetto.

23-25 febbraio 2013 Via Sant’Andrea 6 - Milano

Per informazioni: www.vogue.it/talents/vogue-per-i-giovani

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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