Il suo volto a tratti è più sinistro del plastico della casa di zio Michele di Avetrana a Porta a Porta.
Il tentativo di evocare contemporaneamente Eva Kant, Cat Woman e una bambola gonfiabile pensiamo sia più azzardato che eroico. Un tripudio di pelle nera, cerniere fetish, trucco marcato, parrucco posticcio e accessori da bancarelle sadomaso vengono miscelati con incontenibile esagerazione facendo ipotizzare una clinica ossessione.
Ed è per questo che, guardandola parlare, non ci chiediamo come lei vorrebbe: “chi è il colpevole? Dimmelo esimia criminologa.”. La domanda a cui pensiamo è più semplicemente: ”ma perché ti conci così?” E soprattutto: “Ma tu, Ivana Spagna e Paola Ferrari, siete tre personalità borderline della stessa figura?”.
La risposta è misteriosamente sempre la stessa: di fronte ad un delitto c’è sempre un colpevole. Ed in questo caso viene da supporre che sia lo stesso chirurgo. O la stessa madre.
