No. 4 è il nuovo album di Christina Vantzou, uscito lo scorso 6 aprile per l’etichetta Kranky. Il disco è contraddistinto da paesaggi onirici ottenuti attraverso l’utilizzo del bordone, capaci di trarre a sé e subito dopo spingere lontano l’ascoltatore.
Tra le miliardi di impressioni che un'opera come No. 4 di Christina Vantzou è in grado di lasciare, una ha sicuramente valenza universale, riscontrabile da chiunque decida di ascoltare il disco: lo spazio e il tempo sonici costruiti dalla Vantzou hanno una scrupolosa familiarità con l'onirico.
No. 4 incanta per via del suo fascino insidioso e ninfico, che lenisce e corrobora il corpo e la mente, fende con un colpo netto il caos dell'universo e lo rimpiazza con l'illusione di un mondo vacuo e silenzioso. Dal sogno la Vantzou riesce infatti a carpire la sensazione di una luce calda e brunita, che si irradia tenue nel gelido grembo di una realtà fittizia. La sua musica è elusiva, appena tratteggiata, creata attraverso un semplice meccanismo di tensione e sollievo: è smaniosa di trascinare verso di sé l'ascoltatore ma lo trattiene soltanto per pochi istanti.
La materia con cui Christina Vantzou opera è il bordone, di tanto in tanto affiancato a un vociare di sirene (“Glissando for Bodies and Machines in Space”) e a un uso puntillistico del pianoforte ("Doorway", "Some Limited and Waning Memory"); i suoi brani sono tele in cui la tracotanza emotiva dell'espressionismo, a discapito della rigidità del controllo e dell'arroganza della simmetria, viene mitigata dall'imparziale monocromia del suprematismo.
No. 4 è sottile e fuggevole come un soffio, è un disco penetrante che fa propria l'arte del distacco e della misura: si posiziona a un'immaginaria distanza dall'ascoltatore che gli permette di influire sulle sue percezioni pur dando l'impressione di non poter mai essere compreso e afferrato fino in fondo. È egocentrico e dimesso, avido di se stesso e del proprio potere, ma elargisce senza remore i propri effetti su chi si imbatte nel suo ascolto.
Per maggiori informazioni:
Federica Romanò
