Santo Barbaro non è uno straniero crudele e incivile, in relazione con qualche divinità non meglio (ri)conosciuta; piuttosto per via della ripetizione in barbaro (il doppio bar) potremmo rappresentarcelo come un suono rozzo ma divino. Diciamo che come definizione può anche starci. I Santo Barbaro sicuramente sono un gruppo, capitanato da Pieralberto Valli (voce, basso) e sostenuto da Franco Naddei (synth e manipolazione sonora), Davide Fabbri (synth) e Enrico Mao Bocchini (batteria).
“Navi” è il terzo disco, preceduto da “Mare Morto” (autoprodotto nel 2008) e “Lorna” (Ribess Records, 2010), prodotto dallo stesso Naddei sotto il nome della Cosabeat Studio mentre le illustrazioni che impreziosiscono l’artwork sono di Toni Demuro. Questa volta sembra proprio che i ragazzi abbiano centrato l’obbiettivo: i versi sono delle reali fitte al cuore, il cantanto è un sussurro vicino alle declamazioni teatrali, che si appoggia perfettamente a un bordone frastagliato e che a volte parte in crescendo emozionali.
Non c’è più una ricerca al riferimento, non si deve più pensare a chi potremmo accostare i Santo Barbaro (El Muniria & Brusaschetto in salsa elettronica di Fabio Orsi? Tanto per rimanere in Italia) perchè quello che adesso si deve fare è poter affermare: questi sono i Santo Barbaro, punto.
Sicuramente non sarà stato un lavoro semplice per il gruppo: questi equilibri sono difficili da trovare ma soprattutto risultano complicati da collocare, sia a livello musicale che discografico.
Veniamo però alle canzoni (finalmente). “Urania” è un gioco di contrasti, musicali e visivi, ben posizionato come apripista. “Terzo Paesaggio” è il primo singolo estratto e con un ritmo ipnotico ci sostiene nella pianura arida resa più ospitale da un semplice respiro/ricordo. “Prendi me” inizia con un piano, qualche rumorino e poi archi, così una semplice preghiera prende il volo a pieno ritmo. “Tempesta” è semplicemente perfetta, la voce cresce con la musica stessa in pulsioni electro ben assestate. “Nove Navi” chiude questi viaggi sonori con un trip-hop, lievemente destrutturato, e con queste parole “...portami altrove, se il cuore non fosse così poco visibile, se il vento non fosse così difficile da spingere altrove, altrove, altrove...”.
Un ottimo album, tanto da posizionarsi automaticamente nelle mie preferenze musicali per l’anno che si è appena concluso: ricco di parole, di visioni e di suoni che riescono a interagire perfettamente, portando grande interesse e coinvolgimento in chi ascolta.
Tracklist:
01. Urania
02. Quercia
03. Terzo passaggio
04. Transit
05. Non sei tu
06. Prendi me
07. Il corpo della pioggia
08. Tempesta
09. Io non ricordo
10. Nove navi
Andrea Facchinetti
