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L'Italia dell'Amianto

L'Italia dell'Amianto

L’Italia dell’Amianto, in scena al Teatro Menotti di Milano dal 17 al 22 maggio per la regia di Ulderico Pesce. 

L’eternità può essere la sicurezza di un legame impossibile da spezzare o la firma in calce a una sentenza di condanna a morte.

Chissà a quale delle due ipotesi pensava Ludwig Hatschek quando, nel 1901, brevettò il cemento-amianto a cui diede il nome Eternit prendendo spunto dalla parola aeternitas, ovvero eternità.Un nome scelto non a caso ma proprio in funzione del suo significato che doveva servire ad evidenziare l’alta resistenza del nuovo materiale unita ai bassi costi di lavorazione.

Con il passare degli anni il nome Eternit è diventato sinonimo di morte in vari paesi del mondo; in Italia il caso del comune di Casale Monferrato ha fatto storia. A Casale troviamo anche il personaggio di Nico: uno dei due protagonisti dello spettacolo L’Italia dell’Amianto, in scena al Teatro Menotti dal 17 al 22 maggio per la regia di Ulderico Pesce. Nico vuol diventare un giornalista d’inchiesta e per questo gira l’Italia armato di telecamera alla ricerca d’informazioni sull’amianto. Al suo fianco Maria, che frequenta il conservatorio e coltiva il sogno di diventare cantante. 3.700 morti in quindici anni e le previsioni parlano chiaro: altri 30.000 sono previsti per il 2030. Nico fa quello che ogni vero giornalista è chiamato a fare, cerca la verità senza filtri recandosi di persona in quei posti in cui la maledizione dell’amianto si è legata indissolubilmente alla storia dei comuni che hanno ospitato per tanti anni le fabbriche in cui veniva prodotti le coperture delle case e dei capannoni o le tubature idriche che ancora popolano gli acquedotti italiani. 

Da Monfalcone a Balangero, da Biancavilla a Sesto San Giovanni, Nico e Maria percorrono l’Italia in un viaggio che diventa anche l’occasione per approfondire il sentimento d’amore che li lega. “Vorrei essere amianto per attrarre la tua attenzione” dice Maria a Nico, e al suo desiderio il protagonista risponde con una più reale e profonda dichiarazione: “L’amianto entra nei polmoni, tu mi sei entrata nel cuore”.

Ancora una volta il teatro non si limita a raccontarci una storia ma diventa il mezzo attraverso cui parlare alle coscienze nel tentativo di operare un risveglio della memoria che con troppa ingenuità lasciamo dormire tranquilla.

Raffaella Berardi

Redazione Nerospinto
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