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Grande evento da segnare in agenda questo venerdì' 5 dicembre: per la prima volta il musicista Cesare Malfatti presenta a Milano l'ultimo album "Una mia distrazione" in un'imperdibile esecuzione più minimale e di effetto, avvalendosi dell'aiuto del violinista Vincenzo di Silvestro.

Il disco è frutto di una collaborazione con il pianista jazz Antonio Zambrini, gli autori di testi Luca Lezziero e Vincenzo Costantino Cinaski, il batterista Riccardo Frisari, il contrabbassista Matteo Zucconi e appunto il violinista Vincenzo di Silvestro; si è poi aggiunta la voce di Stefania Giarlotta. La versione artigianale dell'album è uscita a novembre, venduta con due tirature da cento copie l'una in un formato particolare, con nove foto ritraenti tour e viaggi effettuati da Cesare, e riportanti i testi delle canzoni sul retro. La versione ufficiale, invece, è ora disponibile nei negozi di dischi, e contiene due brani in più rispetto all'artigianale.

Cesare Malfatti è uno dei nomi più importanti della scena musicale alternativa italiana; operativo dagli anni ottanta, è stato membro degli Afterhours e co-fondatore dei La Crus. In seguito alle esperienze con The dining rooms e Amour fou, ha intrapreso una carriera solistica: dopo l'album "Cesare Malfatti" del 2011 e la sua riedizione live del 2013, arriva ora "Una mia distrazione".

Vincenzo di Silvestro è violinista, compositore e arrangiatore; vincitore di numerosi concorsi nazionali, ha suonato in orchestra con numerosi solisti. Per l'anniversario della morte di Bellini ha suonato in orchestra diretto dal maestro Riccardo Muti; ha collaborato con la Filarmonica del teatro V. Bellini di Catania e con diverse altre orchestre. A gennaio ha suonato a Damasco in qualità di concertino con l'orchestra sinfonica di stato siriana. Nel 2007 ha conseguito la laurea specialistica in violino e discipline musicali e poi quella abilitante all'insegnamento, è infatti docente di violino presso gli istituti superiori di primo grado.

 

Venerdì 5 dicembre

Orario:21.00

Spazio Contempo

Via della Braida 1

Milano

Costo: offerta libera

 

 

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Stasera, giovedì 4 dicembre, I Ronin, la nuova band del musicista e produttore musicale Bruno Dorella, presenteranno il nuovo album, "Adagio furioso", alla Santeria di Milano, di Via Ettore Paladini, 8.

L'album, uno dei lavori più intensi della band di questo 2014, si configura come una somma emozionante del rock e del suo fallout su altri generi musicali.

Stasera Bruno Dorella, già membro della band OvO e del duo Bachi di Pietra, e la nuovissima formazione dei Ronin piomberanno in scena come barbari dalle buone maniere e trasmetteranno come sempre calore ed energia.

Giovedì 4 dicembre 2014

orario 19.30

costo: ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Santeria

Via Ettore Paladini, 8

20133 Milano

0236798121

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Il tradizionale appuntamento universitario al 75 Beat nella serata Cast Away in data 10 dicembre presenta due concerti live: Push Button Gently e Landing Columbia in collaborazione con Costello's. Push Button Gently, gruppo nato nel 2006 come progetto sperimentale e diventato poi band a tutti gli effetti nel 2009, ha debuttato con il disco "Comfortable Creatures", nel quale il suono inizia a diventare più essenziale ed energico. Nel 2012 incide il sophomore "Fuzzy Blue Baloon", col quale la band sembra avvicinarsi alla psichedelia di ritorno, con parco strumentale allargato da organo, piano e sintetizzatori. Ora i Push Button Gently presentano un nuovo EP, URU, che anticipa il nuovo album ed è giocato su sovrapposizioni di suoni. Landing Columbia, invece, presenta l'ultimo lavoro Driving Home, concept che racconta in maniera autoironica ma introspettiva di come le ex fidanzate siano in grado di migliorare la vita al partner prima di peggiorargliela.

!0 dicembre 2014 75 Beat Via Privata Tirso 3 20141 Milano 0256804913 orario: 21.30 ingresso libero

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Dopo oltre 70 concerti in giro per l'Italia, il quintetto bergamasco "Plastic Made Sofa" effettuerà a dicembre uno special tour completamente acustico, che prevede per ora 10 tappe tra Campania, Calabria e Sicilia:

11 dicembre: Ombligo de la Luna, Roccella Ionica, Reggio Calabria

12 dicembre: New Planet Underground, San Cataldo, Caltanissetta

13 dicembre: Marius, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina

14 dicembre: Glamour, Catania

15 dicembre: Il corridoio, Licata, Agrigento

16 dicembre: Al kenisia, Enna

17 dicembre: Cluster Club, Reggio Calabria

18 dicembre: Paddy's Irish pub, Catanzaro

19 dicembre: Morgana, Benevento

I Plastic Made Sofa, nati a Bergamo e si affermano nel 2010 con il loro primo album "Charlie's Bondage Club. Nel 2011 i loro singoli Candy e Lady vengono trasmessi dalle più importanti emittenti alternative, ma riescono a conquistare anche il mainstream. Con il nuovo album "Whining Drums" il gruppo si conferma come una delle band più internazionali e promettenti del panorama musicale italiano. Il disco, uscito a dicembre 2013, è stato completamente autoprodotto dalla band e presenta un sound psichedelico, sperimentale e carezzevole. I singoli Lizards on a wire (www.youtube.com/watch?v=Nu7_C79P900) e Midnight in Remada (www.youtube.com/watch?v=Rqty6-YCxRE) sono entrati nella classifica Mtv rock top10 accanto ad artisti come Jack White, Placebo, Kasabian, Black keys. In particolare, Lizards on a wire ha figurato tra le prime posizioni per ben 2 mesi. L'album ha ricevuto ottimi consensi da parte di tutta la stampa del settore:

"Ideale ponte da percorrere verso mondi lontani e onirici. Contaminazioni e gusto visionario per un bel disco" (Rockerilla)

"Una grande e sinestetica allucinazione in cui il tempo si muove in tutte le direzioni, i mondi non hanno confini e le menti si aprono e si connettono e assorbono e scambiano energia nel risuonare di voci e colori passati e presenti, vicini e lontani. Non è questo che significa psichedelico? Anzi, non è questo che significa musica? (Rockit)

website: www.plasticmadesofa.com

youtube: www.youtube.com/user/PlasticMadeSofa

facebook: www.facebook.com/plasticmadesofa

twitter: twitter.com/PlasticMadeSofa

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Questa settimana Claudio Simonetti da shoes designer/illustratore diventa “giornalista" per intervistare una vera e propria icona di stile.

Elegante, mai scontata, sguardo fiero di chi, con tenacia, studio, gavetta e dedizione, ha alimentato i propri sogni. Una voce intima ed intimista, capace di toccare le corde più profonde del cuore. Paola Iezzi, una delle rare artiste italiane che forgiano, con maestria, molteplici linguaggi artistici; nasce così il suo nuovo progetto "i.Love”.

"Insegnami l'arte di creare isole di quiete, Dove assimilare la bellezza delle cose di ogni giorno: Le nuvole, gli alberi, un po' di musica" (M. Stroud)

 

 

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Prendetevi una pausa, magari davanti ad una calda tazza di thè, comodi sul vostro sul divano, per leggere questo tete a tete con Paola Iezzi.

 

Claudio: i.Love e' un'affermazione importante, suona come un atto di fiducia, di consapevolezza e condivisione, in contrapposizione al nostro secolo ricco di individualismo, quali sono gli amori di Paola Iezzi?

Paola: strano a pensarci ma trovo che l’Amore sia oggi un concetto più che moderno. Strano se pensi a questi tempi odierni dove, nel mondo reale e su internet, vedi dilagare l’odio, attraverso messaggi estremi, di intolleranza di rabbia, di continuo nervosismo. Come se vivessimo dentro una pentola a pressione che sta per esplodere… Credo che qui, ora, in questo “point break” di un sistema economico e sociale che sta facendo acqua da tutte le parti, una grande parte di persone, abbia voglia di tornare alla radice dell’esistenza, che è certamente l’Amore. L’Amore che spegne ogni focolaio di odio. E’ difficile combattere questo sentimento quando ti arriva addosso con tutta la sincerità e la potenza che gli sono proprie. Sembra un concetto cattolico-cristiano, e forse in parte lo è. Io non sono credente, ma riconosco che certe cose dette da Gesù Cristo, che fu prima di tutto, un uomo, furono totalmente rivoluzionarie da un punto di vista sia umano che sociale. Totalmente. Per questo il mondo circostante, probabilmente non le accettò. Troppa roba, per quei tempi, mi viene da dire. Oggi forse gli esseri umani sono più pronti ad accogliere un concetto così potente come l’amore. Io ne sono affascinata. Sono anche affascinata dalla deformazione che viene operata sul concetto dell’Amore. Si chiama amore anche ciò che non è. Lo si confonde di continuo. Come si fa con Dio. Fatto sta che è un concetto più che mai moderno che mette al centro l’uomo e le proprie problematiche e poi si espande. Ecco qua, “l’amore si espande” è in espansione , come l’universo. Io oggi identifico il concetto di amore con lo “sforzarsi”. Molti pensano (secondo me erroneamente) che l’amore non implichi sforzo perché “viene da sé”. Io credo che l’amore vero richieda una capacità di sforzarsi grande. Una costanza nel praticarlo, una fatica nel porsi costantemente le domande giuste e nel cercare sempre le risposte che non sempre sono ad un passo da noi. Io amo il fatto di sforzarmi per qualcosa che amo e in cui credo. Ecco cosa amo.

Claudio: Quanto l'amore ha contaminato il tuo modo di fare musica?

Paola: Lo ha contaminato del tutto. Oggi più che mai. Oggi che molte barriere e veli illusori sono crollati, un po’ perché sono più grande, e un po’ perché i tempi sono cambiati e ci chiedono di mutare anche noi con loro, ecco, oggi resistere e produrre musica è un immenso atto d’amore che faccio nei confronti prima di tutto di me stessa e anche di chi ha voglia di ascoltare e guardare quello che faccio.

Claudio: Il talento e' un dono importante, un impegno, non tutti sono in grado di gestirlo, quando hai avuto la consapevolezza di avere talento?

Paola : Io amo il talento nelle persone e so di saperlo riconoscere. Tanto amo il talento quanto non sopporto vederlo sprecato. Dunque spesso il talento senza un impegno costante, una sorta di controllo, di disciplina, rischia spesso di perdersi. Ed è sempre un peccato assistere a questo spreco. Anche se a volte è comprensibile: l’esubero di talento spesso travolge chi lo possiede. Per questo è necessario essere indirizzati, guidati. All’inizio soprattutto. Il talento bisogna amarlo e rispettarlo. Difenderlo con intelligenza. Ma non sempre accade questo. E lì torna in gioco il nostro adorato concetto di “amore”. Per tornare alla tua domanda…io sono un po’ multiforme. E so di avere una “vis” per la creatività e l’arte. Amo molte forme di spettacolo e se c’è un talento che so di avere è quello dell’intuizione. Tutto il resto è frutto di tanto lavoro. Non c’è un momento preciso in cui mi sia effettivamente resa conto di avere del talento…ma se ci penso bene, forse quando ho scritto la mia prima canzone. Non riuscivo neppure a capire da dove fosse arrivata. Una strana sensazione. Sensazione che si ripresenta ogni volta che scrivo una canzone nuova.

Claudio: Com’è cambiata la musica italiana negli ultimi vent'anni?

Paola: uh, ci vorrebbe un esperto in cambiamenti storici. Uno più studioso di me sull’argmento. Un accademico. Poi bisogna capire se per musica intendi il modo di fare la musica, il modo di diffonderla, oppure il modo di veicolarla e venderla. Posso dirti che da quando ho fatto sanremo con mia sorella ,e parliamo del 1997, ad oggi, il mondo grazie alla tecnologia è completamente in rivoluzione. Sembra che si parli di un secolo fa e invece è solo un ventennio. Tutto è mutato. Alcune cose sono molto meglio, altre devono ancora trovare un loro senso e una loro collocazione, ma sono molto positiva su questo. Ogni grande cambiamento storico implica che si guadagni qualcosa e si perda qualcosa. Solitamente dopo un po’ si ritrova un assetto nuovo. Noi ci troviamo nel bel mezzo di una vera e propria rivoluzione. Come fu per l’inizio del ‘900 e le sue invenzioni e novità. Certo, in questo processo avvengono mutamenti che fanno soffrire. Anche parecchio. O che destano una miriade di sospetti. Ma ritengo che si debba sempre guardare al futuro con uno sguardo fiducioso e positivo.

Claudio: Sei una delle pochissime artiste italiane attente all'estetica e alla moda, pensi che il pubblico italiano abbia percepito a pieno questo tuo modo di essere?

Paola: L’immagine e l’estetica delle immagini hanno sempre destato il mio interesse. Fin dall’inizio. Ho sempre fatto in modo che tutto quello che facevo, musicalmente parlando, fosse accompagnato da immagini curate che avessero un senso e fossero interessanti. Anni fa era anche più difficile far capire che era un concetto importante e mi sono trovata più volte a discutere sull’argomento, con persone che non capivano quanto, per me, fosse importante questa cosa. Ho sempre pensato che in Italia dopo gli anni ‘80 si sia iniziato a soffrire di una strana sindrome. Quella della “ragazza della porta accanto” che ha travolto il mondo della comunicazione (e anche della musica) creando una sorta di assioma, per il quale se esibivi una certa sicurezza e cura della performance, di colpo, diventavi stranamente poco credibile. In pratica, se sei graziosa, curi la tua immagine e “spingi” sul look allontanandoti dal modello “preconfezionato” della ragazzina “semplice” carina, senza troppi fronzoli, coi capelli lunghi e un po’ spioventi sulle spalle il jeansettino e la maglietta, e con quell’aria di chi è li per grazia ricevuta e non perché magari ha le capacità per esserci, allora ti allontani troppo dal pubblico, e dunque non vendi i dischi. Per anni e anni ho sentito dire queste stupidaggini. Così dall’estero hanno continuato ad arrivare icone pop e rock curatissime e “donne artiste” con gli attributi. Da noi tutti stranamente idolatrate e promosse, mentre qui eravamo tutti come in ostaggio di questa mentalità un po’ “provinciale” . Io l’ho sempre vista in modo completamente diverso. E a mio modo mi sono sempre ribellata. Credo, anzi sono fermamente convinta che l’artista non debba mai sottomettersi al pubblico. Debba aver grande rispetto del pubblico. Ma sostanzialmente deve seguire ciò che il suo istinto di artista gli suggerisce, sennò non sarà mai credibile fino in fondo, soprattutto con se stesso. Credo fermamente che anni e anni di sottomissione ad una credenza sbagliata e cioè che il pubblico volesse sul palco schiere di artisti e cantanti cosiddetti “normali”, abbiano limitato moltissimo il nostro panorama artistico musicale e in qualche caso lo abbiano addirittura fermato, isolandolo completamente dal resto del mondo. Creando per anni artisti tutti uguali o molto simili. Impauriti dall’ansia che mettersi una parrucca o indossare un paio di tacchi facesse vendere meno dischi. Assurdo. Temo, che per molto tempo questa paura si sia tramutata in realtà e così chi restava dell’idea che rimanere se stesso fosse onesto e “artistico” veniva tacciato di essere un “montato”, o di essere uno che se la tirava o ancora peggio uno che siccome curava troppo il look, non poteva essere credibile come cantante o come musicista. Cosa da pazzi. Oggi le cose stanno un po’ cambiando, ma è dura far capire oggi al pubblico, dopo decenni di martellamento, che stare sul palco è un concetto diverso che andare al supermercato a fare la spesa. E che un artista è un artista e non deve necessariamente essere né buonino né carino, né pulitino, né semplicino. L’artista è artista, fa le sue cose e la sua musica e si esprime al meglio che può. Il pubblico poi decide se comprarlo oppure no e questo è ciò che penso. Nessun atto di sottomissione, nessuna rinuncia a ciò che si vuol dire con la musica e con l’immagine. Sennò che artista sei? Chi sei? Dov’è la tua personalità?

Claudio: Poliedrica e sperimentatrice, non sei rimasta ancorata ad una sola immagine, quanto c'è di Paola sul palco e quanto rimane privato?

Paola : Grazie…è la verità, Io mi ritengo una “multiforme”. Mi piace sperimentare ogni sfaccettatura del mio “fare questo lavoro”. Cerco di seguire un istinto e cerco, nel possibile di fare ciò che mi piace. Credo che se una cosa piace a me e io mi ci sento a mio agio troverò un pubblico disposto a seguirmi. Per lo meno lo spero. Certamente se fai questo mestiere non lo fai solo per esprimere una parte di te ma per trovare anche persone che riconoscano in te lo stesso istinto loro, magari sopito. Lo fai per essere amato e apprezzato artisticamente. Io tendo a dividere molto l’ "io del palco” dall’ “io giù dal palco”. Nella vita sono una persona molto semplice, che fa cose semplici e che ama le cose carine..mantre sul palco amo “spingere”, amo l’esagerazione. E il “carino” non esiste. Esiste il “super” . Amo tirare fuori la parte più forte e invincibile di me. Come se salendo sul palco in qualche modo indossassi un costume da super eroe e diventassi fortissima. Ma è una dimensione. Scesa da lì sono una persona molto mite, ironica, divertente. Sono una che indaga sempre, una semplice, ma che vive le proprie complessità quotidiane, come tutti credo. E non mi sento affatto invincibile. Ma sul palco io sono Super Paola. Ecco! J

Claudio: Sei un'artista attenta alle molteplici forme d'arte, non solo alla musica; un film, un'opera d'arte visiva, una canzone, un libro che avresti voluto dirigere, creare, comporre e scrivere tu stessa.

Paola: Oh…wow…che domandone…no…credo nulla…non potrei immaginare di essere stato al posto di chi ha diretto o scritto o composto qualcosa che amo molto…però posso dire che mi sarebbe piaciuto essere presente che ne so, sul set di Barry Lyndon, per esempio o su un qualunque set cinematografico di Stanley Kubrick o di Coppola Oppure su un set fotografico di Helmut Newton o di Peter Lindbegh. Oppure essere un pianoforte mentre John Lennon scriveva imagine o un basso mentre Jackson scriveva Billie Jean…sai…quelle cose cose lì…impossibili… La creazione di un’opera artistica segue processi misteriosi e a volte quasi mistici…una serie di fattori che si combinano grazia alla casualità all’ingegno, alla fortuna, agli incontri. Fatto sta che almeno una volta nella vita si vorrebbe esser stati presenti al momento della creazione di qualcosa che hai amato. E’ un po’ come “toccare il divino”…questo credo sia uno dei motivi principali per i quali si fa un figlio…nell’atto della creazione risiede il segreto e il significato della vita e dell’universo.

Claudio: Appena pubblicato i.Love ha avuto un ottimo feedback di pubblico, ricordando anche il successo del progetto solista "Alone"....c'è in cantiere un progetto di inediti?

Paola: Si Sto dedicandomi alla scrittura di un album da solista. Anche se mi sto prendendo del tempo per capire come lo vorrei, di cosa vorrei effettivamente parlare, in quale lingua…tante cose. Ma non ho obblighi o pressioni. Quindi voglio seguire unicamente il mio ritmo naturale e far emergere le cose migliori. Le canzoni più belle. Che alla fine in un disco contano quelle. Oltre ad una bella copertina ;-)

Claudio: Le versioni proposte nell'Ep i.Love sono molto intimiste, da quali situazioni sono nate?

Paola: Sono nate dalla voglia di fare quello che mi piaceva. Volevo ricantare anche io “get lucky” ritengo sia una delle canzoni più belle degli ultimi dieci anni di musica pop e dance…ha una serie di caratteristiche che me la fanno amare…e che mi hanno spinto a volerla re interpretare, come molti altri cantanti hanno fatto. La chiave di produzione è stata sempre una chiave “funk” ma un funk più anni ’80 che ’70. Dell’arrangiamento si è occupato Michele Monestiroli, con il quale collaboro da anni, prima con Paola &Chiara ora da sola. E’ un produttore e un polistrumentista che stimo moltissimo. Ha grandissime capacità tecniche ed è dotato di un grande talento e sensibilità musicale. Per quello che riguarda gli altri due brani, li volevo rifare in versione “western”. Ero reduce dall’aver seguito tutta la serie di “breakin bad” . Ne ero follemente innamorata. Sono sempre stata una fan di un certo genere musicale legato al country, alle chitarre surf, alla chitarra dobro, a quelle atmosfere un po’ “desertiche” e quando ho visto “breaking bad” volevo fare un disco tutto con quelle sonorità. Poi ovviamente mi sono un po’ “ridimensionata”, ma quando ho avuto l’idea dell’Ep e ho scelto i brani ho deciso che avrei voluto ri arrangiare il pezzo di madonna e quello degli a-ha in quella direzione. Ne ho parlato con gli arrangiatori (Cristiano Norbedo ed Andrea Rigonat) e abbiamo lavorato in quella direzione. Siamo tutti e tre molto soddisfatti del risultato. I brani hanno conservato la loro potenza melodica ma gli abbiamo dato una veste del tutto nuova.

Claudio: Come riesci a dare forma alla tua fantasia? Qual è il tuo percorso creativo?

Paola: Sinceramente non riesco a trovare il “bandolo della matassa”. Parte tutto da un particolare. Da un’intuizione. Dal nulla, apparentemente. Poi se l’intuizione persiste…e continua a far capolino nella mia testa, allora decido che forse è il caso di andarle dietro e di iniziare a costruirle un mondo intorno. Difficilmente lascio che la fantasia resti tale. Cerco sempre di portarla alla luce. Bisogna avere del coraggio in questo, perché il progetto potrebbe anche fallire e quindi bisogna essere disponibili a fare i conti con un eventuale fallimento. Ma a me sta bene. E’ un esercizio che ti aiuta a coltivare l’umiiltà. Io sono affascinata dal processo creativo e dalla costruzione dei progetti. Mi interessa quasi di più quella fase che io chiamo la fase del “tutto possibile” che tutto quello che poi ne consegue.

Claudio: Come uno sciamano contemporaneo , nel video "Get Lucky", vivi una New York sognante, Boetti, artista al quale sono legato, diceva "l'artista e' sciamano e showman", ti ritrovi in questo pensiero?

Paola : Assolutamente si. Boetti ha assolutamente ragione. L’artista è questo. Non conoscevo questa sua definizione, grazie mille. Ora me la rigiocherò da qualche parte di sicuro. Condivido in pieno.

Claudio: Ultima domanda, "Cambiare Pagina", per citare il brano del progetto Paola & Chiara; quanto costa cambiare pagina?

Paola: Voltare pagina è un po’ come abbandonare una parte di sé. Lo si può fare in maniere diverse. A volte non costa moltissimo nel momento in cui lo fai perché hai già elaborato il cambiamento prima, in un lungo processo di distacco, durato magari degli anni, quindi ad un certo punto semplicemente, senza quasi pensarci lo fai, e spesso quell’atto lo vivi come un atto di liberazione e di rinascita. A volte costa moltissimo. A volte non sei assolutamente pronto per abbandonare vecchie parti di te o di altri che senti che in qualche modo ti limitano e ti ostacolano, allora è necessario uno sforzo enorme…a volte devi quasi prescindere da te stesso. A volte devi quasi fingere di essere un altro per non soffrire nel farlo. Ma è spesso necessario. Chi non volta pagina quando è necessario è condannato a vivere nel passato. E’ condannato a far finta di vivere. E’ dolorosissimo cambiare delle cose di noi stessi…ma alcune parti di noi vanno fatte necessariamente morire, se si vuole ricominciare davvero un’esistenza degna di questo nome.

 

Ringraziamo Paola per questa intervista, la ringraziamo per la Ricerca di Bellezza e Verità (cit.) che la contraddistinguono come artista.

Paola: Grazie. Sapete che è una delle cose più belle e che sento più vicine a me che credo mi sia mai stata detta? Vi ringrazio per questo. E per questa meravigliosa e inusuale intervista. Io amo la diversità e le persone che si sforzano di cercare altre strade e altre soluzioni. Infinitamente Grazie

Qui di seguito potrete scaricare e ascoltare i brani dell’E.P

https://itunes.apple.com/it/album/i-love/id935289915

https://play.google.com/store/music/album/Paola_Iezzi_I_Love?id=Bfgnbsdi545j5cey3qdpjztfsuq&hl=it

http://www.youtube.com/watch?v=HreJxxfzrMw

La redazione di Nerospinto.it ringrazia Caudio Francesco Maria Simonetti per la meravigliosa intervista.

Andate a dare un’occhiata al tuo “Tumblr” http://c-f-m-s.tumblr.com

 

 

 

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Foto Paola Iezzi

©  Paolo Santambrogio

©  Marco Piraccini

Elton John sarà in concerto il prossimo 4 dicembre al Forum di Assago.

Dopo tre anni di assenza dall'Italia, il cantante torna ad esibirsi per i fan italiani. Ricordiamo infatti che l'ultimo concerto del cantautore aveva avuto luogo a Lucca nel 2011, e la performance al Collisioni Festival di Barolo era stata annullata a causa di un'appendicite molto grave che aveva colpito la star.

Questo concerto ad Assago sarà l'occasione per ascoltare i brani storici dell'artista, come Goodbye yellow brick road, Crocodile rock, Rocket Man, Your song, ma anche le canzoni degli ultimi anni e l'ultimo album The diving road. Quest'ultimo, uscito nel settembre del 2013, contiene 13 tracce brillanti e allo stesso tempo meste e nostalgiche, in cui la voce del cantante è accompagnata dai soli pianoforte, basso e batteria.

Data: 4 dicembre 2014

Orario: 21.00

Costo: 84 euro

Mediolanum Forum

Via G. Di vittorio 6

20090 Assago (Mi)

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Imperdibile appuntamento con i Subsonica, che, in data 1 dicembre 2014, dopo lo show evento della scorsa estate in piazza Duomo, fanno ritorno a Milano, con un concerto sold-out al Forum di Assago. La band torna con un nuovo disco, il loro settimo lavoro in studio, e con un’energia palpabile, in vista di uno show spettacolare ed indimenticabile, che, di minimo ambientale, punta su una tecnologia futuribile, capace di trasformare il palco in una cattedrale di luce a basso consumo. L'album, "Una nave nella foresta", lanciato il 28 maggio scorso, il cui nuovo singolo prende il nome di "Lazzaro",ha come obiettivo quello di mettere in luce una sensazione di disagio ben descritta dal titolo stesso. Tra i migliori esponenti della scena musicale alternativa torinese ricordiamo Davide Dileo, Samuel Umberto Romano, Massimiliano Casacci, Pierfunk, Enrico Matta, Luca Vicini. Uno spettacolo da non perdere. I biglietti sono in vendita sul circuito TicketOne,a partire da 28,75€

Lunedì 1 dicembre I Subsonica in concerto Forum di Assago (Milano)

 

 

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A partire da novembre avrà inizio il tour L’anima vola live in the clubs, che vedrà esibirsi Elisa in 11 concerti nelle principali città europee e italiane.

Per questo suo nuovo tour la cantante ha scelto club dall'ambiente più intimo e coinvolgente, anzichè teatri e palazzetti, dove i veri protagonisti saranno la forza della sua musica e il calore del pubblico.

La grande cantautrice italiana sarà ospite a Milano martedì 9 dicembre presso l'Alcatraz di via Valtellina.

Sul palco, insieme a lei, ci sarà la band formata da Andrea Rigonat (chitarra),Victor Indrizzo (batteria), Curt Schneider (basso), Christian Rigano (tastiere), Bridget Cady, Roberta Montanari e Lidia Schillaci (cori).

Musica, coinvolgimento ed emozioni.. un mix perfetto per i più appassionati.

 

“La musica” si scrive con l’articolo al femminile, così come “la buona cucina” e “la mostra”;  The Room lo sa bene e, per questo, ha organizzato, in collaborazione con Milano Music Consulting, MiLady Brunch: un evento unico in cui queste tre componenti si troveranno ad interagire, miscelarsi ed arricchirsi.

The Room Milano, nel cuore di Porta Romana, in via Giulio Romano 8, vi aspetta Domenica 30 Marzo dalle 12.00 alle 17.00 per accompagnarvi alla scoperta del volto femminile di queste arti.

La musica ricercata e trascinante di Missin Red, eclettica cantante e dj, vi accompagnerà in un viaggio tra i suoni  dello swing e dell’elettronica, passando per mash up esclusivi e performance live; un viaggio tutto da gustare, insomma, e il brunch targato Chef Rodriguez vi permetterà di farlo al meglio. Il menù alla carta dal sapore quanto mai internazionale che vi proponiamo, come la musica, fonde esperienze di tipo diverso: si potranno scegliere specialità nostrane, europee e americane, accompagnate da centrifugati di ottima qualità e pane home made.

I locali di The Room Milano, dall’ispirazione newyorkese, faranno da raffinata cornice non solo alla musica e alla buona cucina, ma anche all’arte figurativa, regalandovi un’ esperienza quanto mai trasversale e completa. Virginia Micagni, saprà rapire il vostro sguardo con i colori saturi, le visioni contemporanee e stranianti che contraddistinguono le opere della sua mostra personale intitolata: “SexIsNotTheEnemy”, esposta, per l’occasione, negli spazi dell’evento.

Si prospetta una giornata tutta da vivere tra i sapori energici e coinvolgenti de “la buona cucina”, de “la musica” e de “l’arte figurativa”, rigorosamente al femminile così come “la tua domenica”.

 

 

 

The Room

Via Giulio Romano 8, 20135 - Milano Domenica 30 Marzo - dalle ore 12 alle ore 17 Brunch con menù fisso a 25€. Tutti i piatti vengono accompagnati da succo di frutta, pane (home made), burro, marmellata e american coffee.

FB/theroomilano Info e Prenotazioni: 3343951406/ 0258319839

Ufficio Stampa: Rosaspinto

 

Due concerti a Bologna e Roma in febbraio

 

C'è chi si nutre di cliché (musicali): elettronica, rock, pop e così via. Poi è arrivato il crossover:  andare oltre, sfondare i muri e le barriere di genere. Alcuni di voi rabbrividiscono nel sentire associare il nome di Trentmoller al crossover. E' naturalmente una provocazione. Di sicuro T è nel novero degli artisti che travalicano i generi mostrandosi per quello che sono: alchimisti della musica.

 

Indubbiamente i suoi primi passi significativi nascono nell'alveo della house-trance, cassa in 4/4, suoni ipnotici e rave culture, figlia degli anni '90, tanto psicotropa. Al contrario di molti suoi colleghi dj e producer che iniziano la loro carriera nei dancefloor e lì restano, l'artista scandinavo da ormai quasi un decennio porta avanti un percorso assai personale nella (re)interpretazione degli stilemi digitali.

 

Non solo la raffinatezza della architetture ritmiche, ma anche la sensibilità nel calibrare arrangiamenti e pennellate melodiche, a comporre strutture musicali lontane dai luoghi comuni della musica elettronica con la cassa in quattro, lo rendono subito un fenomeno a sé, raccogliendo i favori di un pubblico assai trasversale.

 

I suoi tre album (“The Last Resort”, 2006; “Into The Great Wide Yonder”, 2010; “Lost”, 2013) disegnano una progressiva ascesa verso un microcosmo sonoro personalissimo, dove ogni particolare è cesellato con cura assoluta e dove l'equilibrio dinamico diventa quasi un esercizio zen, il tutto con una ricchezza espressiva ed emozionale davvero rara. Anche il regista Pedro Almodovar ne è rimasto sedotto, come testimonia l'uso della traccia “Shades Of Marble” nel trailer e nella colonna sonora del film “La pelle che abito”; così come ne sono rimasti sedotti i Depeche Mode, che hanno voluto il live set dell'artista danese in apertura alle date europee del loro “Delta Machine Tour”.

 

Un live set, quello di  Trentemøller, che rende alla perfezione la ricchezza del suo universo sonoro, aggiungendo anche – com'è giusto che sia – ulteriore impatto “fisico” alle sue creazioni. Il tutto evitando rigidamente soluzioni scontate o luoghi comuni, e utilizzando i linguaggi di house, techno e post rock non come riferimenti rigidi ma come piattaforme da cui lanciarsi verso territori onirici e rari da esplorare.

 

24 febbraio 2014– Bologna – Estragon

Biglietto: 15 + d.p.

 

25 febbraio 2014 –Roma –Atlantico

Biglietto: 15 + d.p.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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