C’è un angolo di Alto Adige che sembra appartenere a un’altra dimensione. Un luogo che appare e scompare tra le nuvole, sospeso a 1.800 metri d’altitudine. Qui sorge FORESTIS, un retreat a cinque stelle che sembra quasi scolpito dall’aria rarefatta delle Dolomiti. Nato nel 2020 dal recupero visionario di un ex sanatorio asburgico, oggi è una destinazione che ridisegna l’idea di lusso, facendola coincidere con ciò che di più essenziale esiste: la natura.
L’architettura in pietra, legno e vetro intreccia un dialogo con il paesaggio, lasciandosi attraversare dalla luce. Ogni suite è concepita come un punto panoramico, dove il massiccio della Plose diventa un quadro in continuo movimento, da contemplare attraverso vetrate che abbattono il confine tra interno ed esterno. Non c’è scenografia, perché la montagna stessa è protagonista.
La vocazione originaria del luogo – la rigenerazione – non è stata cancellata, ma reinterpretata in chiave contemporanea. L’acqua sorgiva Plose scorre come un filo conduttore invisibile. È l’elemento attorno a cui si struttura l’intera filosofia del benessere. La spa, sospesa anch’essa tra cielo e terra, è un percorso di immersione che alterna contrasti: caldo e freddo, luce e buio, tradizione e innovazione. Piscine interne ed esterne, saune panoramiche, bagni di vapore e vasche d’immersione raccontano una ritualità che prende spunto dalle antiche pratiche celtiche e le reinterpreta con un’estetica minimalista, essenziale, quasi futuristica. È un invito a lasciarsi attraversare dagli elementi, più che a dominarli.

L’esperienza di FORESTIS è anche un viaggio gastronomico. Il ristorante panoramico si apre su più livelli come una terrazza naturale, in cui il confine tra sala e paesaggio svanisce. A guidare la cucina è Roland Lamprecht, chef altoatesino che, dopo aver percorso le cucine stellate d’Europa, ha scelto di tornare ai suoi boschi per scrivere una narrazione culinaria nuova, radicata e visionaria allo stesso tempo. La sua “cucina del bosco” si nutre di raccolte spontanee, erbe selvatiche e ingredienti provenienti da piccoli produttori locali. Tra i piatti che incarnano questo spirito c’è il filetto di vitello in crosta di erbe con radici brasate, grano saraceno soffiato e salsa di tartufo: una geografia di sapori che traduce in materia la memoria di un paesaggio.
Ad accompagnare i piatti, una selezione di drink fermentati a bassa gradazione che giocano con acidità, aromi vegetali e note inaspettate. Bere qui non è solo degustare, ma entrare in un ritmo diverso, più lento e più attento.
FORESTIS non è un hotel, non è un rifugio nel senso tradizionale. È piuttosto un’esperienza sospesa tra cielo e terra, un invito a riscrivere il nostro rapporto con la montagna. Non la si guarda come sfondo pittoresco: la si abita, la si ascolta, la si lascia penetrare. È un luogo in cui il lusso non è accumulo, ma sottrazione. Un lusso fatto di silenzi, orizzonti e dettagli invisibili.
Chi arriva da FORESTIS non cerca solo una fuga, ma un viaggio in verticale: verso l’alto, tra le nuvole, e verso l’interno, nella parte più silenziosa di sé.
