A 74 anni scompare il fondatore dei Doors.
Lui odiava Oliver Stone, il regista che fece rivivere una seconda giovinezza ai The Doors e alimentare il mito del Re Lucertola. Non sopportava l'aurea da “fattone” che il film aveva appiccato a Jim. Jim era anche altro, molto altro: un poeta visionario, un grande performer, una voce immortale. Un amico.
Lui era il timido studente che convinse l'amico Morrison, nel '65, a intraprendere la carriera musicale fondando la band che cambiò la storia del rock degli anni '60, quella stessa band che ambiva ad aprire le porte della percezione che Huxley profetizzò in The Doors of Perception.
Colui che diede la piega musicale al sound della band, l'abilissimo pianista che non fece mai rimpiangere la mancanza di un basso.
Colui che con le sue intuizioni traghettò i Doors verso l'eternità, santificando suite che rimarranno per sempre nell'olimpo della musica: “Light My Fire”,“The End” e “When The Music is Over”, la musica è finita, parafrasando uno degli inni doorsiani. La musica si è fermata. Il suono della tastiera più innovativa della storia del rock, si è fermato. Le mani dell'uomo che non si rassegnava a chiudere il mito, portando, discutibilmente, un sosia di Jim Morrison a cantare sul palco insieme all'amico Robby Krieger ( ma non al batterista John Densmore) in un tour che l'anno scorso transitò anche a Milano. La musica finisce, ma non si spegne l'eco:
The face in the mirror won't stop
The girl in the window won't drop
A feast of friends alive she cried
Waiting for me outside http://www.youtube.com/watch?v=BGtwpIVp4sw
