Jenny Hval, classe 1980, non deve essere una persona semplice da capire, in realtà deve essere un po' folle in quanto artista. Questa ragazza norvegese si è fatta da sola, il suo nome circola da anni come scrittrice, giornalista e artista (sonora e non), all'improvviso nel 2011 Wire presenta il suo disco di debutto così: “a stunning achievement both conceptually and musically.”
È proprio 'Visceral', uscito per la Rune Grammofon che non l'ha più lasciata da sola, che ci avvicina al suo mondo, fatto di silenzi e di partenze in sordina che poi esplodono con frasi che ti lasciano di sale: “I arrived in town with an electric toothbrush pressed against my clitoris, after a few weeks it ran out of batteries […] between my lips” ('Engines in the City' apripista di 'Visceral'). Un non so che di morboso ritorna anche in questo 'Innocence is Kinky' (titolo che è forse un omaggio al disco degli Einstürzende Neubauten?) sempre in apertura con la title track che trasuda rock in modo scomodo: “That night, I watched people fucking on my computer...” e continuando potete imbattervi in altro.
Il corpo femminile, la sessualità, i media e le città sono i temi dominanti che ritornano e che Jenny utilizza per costruire le sue canzoni e per raccontare le sue storie. 'Mephisto in the Water' è eterea, dolcemente il suono che prima ci culla lascia lo spazio necessario alla voce che sale verso l'alto; 'I Called' stride tutta e rimbalza nell'aria come una pallina lo-fi impazzita, mentre 'Oslo Oedipus' sperimenta e si distacca dal terzetto iniziale, quasi come per spezzare l'atmosfera, con uno spoken word.
C'è anche un richiamo cinematografico al film 'The Passion of Joan Arch' di Carl Theodor Dreyer e all'attrice che interpretò la pulzella d'Orleans nella straniante 'Renée Falconetti of Orleans'; il nome dell'eroina francese si ripresenta anche verso la fine, nell'ottava traccia dal titolo 'Is that anything on me that doesn't speak?'. 'I Got no Strings' è la più ritmata e sembra quasi di stare ad ascoltare una P. J. Harvey in chiave sciamana che lancia maledizioni come se piovesse; 'Death of The Author' chiude con una prova di songwriting intelligente e l'arte di Jenny si sente tutta, mostrandoci sensibilità e innovazione.
Un disco davvero più corposo, rispetto al lavoro passato, meno sperimentale e più concreto dove il misto tra il rock, il noise, lo spoken word e la new wave rende 'Innocence is Kinky' un album davvero importante e da avere assolutamente nella vostra collezione. Voglio lasciare l'ultima parola, però, a Giacomo Leopardi proprio sull'innocenza, giusto per rimanere in tema e per farvi riflettere: “per innocente intendo non uno incapace di peccare, ma di peccare senza rimorso” (Zibaldone).
Sito Internet: www.jennyhval.com
Andrea Facchinetti
