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CARAVAN: la nuova produzione OsteoporosysDanceTheatre è la narrazione di una partenza ineluttabile

CARAVAN: la nuova produzione OsteoporosysDanceTheatre è la narrazione di una partenza ineluttabile

CARAVAN è la narrazione di una partenza che non concede alternative. Non c’è romanticismo nel gesto di andare via, non c’è eroismo nel viaggio: c’è solo necessità, un destino ineluttabile che non possiamo sfuggire. E allora, tanto vale accettarlo.

La nuova produzione di OsteoporosysDanceTheatre, collettivo fondato nel 2011 dal coreografo milanese Piero Bellotto, narra uno scenario post-apocalittico in cui i soli compagni di viaggio sono i resti di un passato ancora vivo di ricordi e fantasmi. È un mondo che ha visto la fine, ma non per questo è silenzioso. Piuttosto, vibra di ciò che è stato.

Fin dall’inizio il percorso si rivela compromesso. Nessuna valigia può contenere l’assenza che ci circonda. Nessun oggetto può arginare e compensare ciò che manca. La drammaturgia si muove attorno a un atto di rinuncia che diventa dolorosamente necessario: accettare il vuoto come dimensione esistenziale, non come qualcosa da risolvere. Il viaggio allora non è una fuga, ma un'iniziazione, spogliata del suo connotato eroico: ogni scena ribadisce l’impossibilità di eludere il dolore, ogni porta attraversata è un promemoria: ciò che ci ferisce non può essere lasciato indietro.

La danza assume una forma poliedrica e psichedelica, una girandola di stili che dialoga con mondi differenti. La presenza del flamenco, del clubbing, di linguaggi coreografici stratificati crea un tessuto scenico in cui il confine tra chi c'è e chi c'è stato si assottiglia. Il corpo diventa archivio, superficie su cui la memoria si deposita e si consuma. È un processo continuo di erosione e riscrittura, in cui il tempo perde linearità e si fa materia fluida.

“I’m calling you” emerge come una chiamata interna, una voce che affiora proprio nel momento in cui tutto sembra svuotato di senso. In CARAVAN la solitudine non è isolamento, bensì uno spazio condiviso da navigare insieme. Il vuoto non è un buco da riempire ma un territorio da abitare, un’intercapedine in cui può nascere una nuova consapevolezza, un nuovo senso si sé.

La forza di OsteoporosysDanceTheatre risiede nella sua fragilità dichiarata. Il collettivo lavora su un’idea di ossatura vulnerabile, su corpi non convenzionali per età e percorso, su un ensemble che trasforma le fratture della vita in materia creativa. Con oltre quattordici produzioni all’attivo, OsteoporosysDanceTheatre ha costruito una poetica in cui la memoria non è nostalgia ma tensione verso un altrove.

In CARAVAN il viaggio si fa esperienza “tra”: tra passato e presente, tra perdita e trasformazione, tra caduta e sospensione. È una danza aerea e precaria, quasi liminale, che si riposa nelle correnti e trova nell’abbraccio invisibile del cielo la propria unica direzione possibile.

CARAVAN

di: Piero Bellotto
con: Federica Amigoni, Piero Bellotto, Antonella Cuppari, Anna Gusmeroli, Laura Gusmeroli, Silvia Invernizzi, Lino Maggioni, Ornella Orlandi e Francesca Riva
coreografie: OsteoporosysDanceTheatre
flamenco: Paola Volta
clubbing: Pamela Gilardoni
costumi: Ornella Orlandi
grafica: Giorgio Maestroni
fotografia: Massimo Carrera
illustrazioni: Bianca Bove
durata: 55 minuti
produzione: Stendhart

Maria Bellotto
Maria Bellotto è editor e consulente di comunicazione. Scrive di lifestyle, moda, beauty, viaggi e cultura del gusto, con particolare attenzione ai luoghi, alle persone e ai linguaggi del contemporaneo.
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