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World: l’esordio della cantautrice milanese Roberta Usardi tra mitologia giapponese, inconscio e libertà ritrovata|||

"World": l’esordio della cantautrice milanese Roberta Usardi tra mitologia giapponese, inconscio e libertà ritrovata

L’intensità espressiva del viso e della voce è probabilmente la cifra più caratteristica di Roberta Usardi, cantautrice e musicista milanese al suo esordio solista con "World"

È uscito il videoclip ufficiale del singolo World, scritto e diretto dal giapponese Koji Ogawa, fondatore, tra le altre cose, di una società indipendente di produzione video che è diventata punto di riferimento a Tokyo anche per le produzioni italiane di videoclip (Coez, The Kolors, ecc.) e documentari (Roberto Bolle).

Roberta Usardi, che ricorda a tratti una giovane Jodie Foster, rivela una sorprendente attitudine alla recitazione, colorando di un ampio ventaglio di nuance emozionali una narrazione onirica dal piglio cinematico.

Ogawa e Usardi inscrivono la vaghezza e la polisemia della nozione di coscienza in un processo di autentica liberazione da uno stato di coercizione fisico e mentale. In alcune scene del video Roberta Usardi indossa una maschera tipica della mitologia giapponese, la Volpe-Kitzune, che ha l’abilità di cambiare aspetto e assumere sembianze umane, di norma quelle di una bella donna.

La kitzune mitologica è anche uno yōkai, un demone, un’anima pervenuta ad un grado di conoscenza e illuminazione tale da trascendere le leggi del mondo fisico, capace di creare una rete fitta e complessa di illusioni. Lo sdoppiamento di piani, suggerito anche dall’impiego dello specchio, e l’epifania finale danno ulteriore profondità ad un video permeato di simbolismi, che sembra piegare la logica al fascino di un immaginario fantasmatico.

World, con relativo videoclip, anticipa l'omonimo EP, prodotto e distribuito dall’etichetta La Stanza Nascosta Records, la cui uscita è prevista su tutte le piattaforme digitali per il 22 maggio.

La vocalità vibratile e atemporale di Roberta Usardi, che per charme timbrico e carisma interpretativo ricorda un inedito ibrido tra Kate Bush, Björk e Eivør Pálsdóttir, veste un lavoro dalle raffinate sonorità trip hop, interamente arrangiato dal musicista e produttore Salvatore Papotto.

Una sorta di inner concept, nelle parole dell’autrice, dal sapore portisheadiano, che, per la solennità di alcuni accenti, sembra ampliare l’orizzonte bristoliano, guardando anche alla scena folk scandinava.

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Giorgia Brandolese

Da I Soprano ai Pearl Jam. Musicista, laureata in Comunicazione pubblicitaria-Copywriting, nel corso degli anni si specializza in cinema, serie tv, Alta Cucina.

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