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Verso la fine della Zombie Abstraction?

Dopo anni di predominanza dell’astrattismo, la pittura figurativa finalmente rinasce e restituisce all’arte l’aura perduta. La Zombie Abstraction, fatta di impercettibili unioni di colore e materia, sembra essere arrivata al tramonto.

Walter Robinson, artista e critico d’arte, nel 2014 ha definito con il termine “Zombie Abstraction” o “Zombie Fornalism” una maniera semplice e riduttiva di fare pittura, che riporta in vita quell’estetica sostenuta da Clement Greenberg e fondata sull’appoggio della color field painting e dell’espressionismo astratto di Pollock.

Si tratta di opere impregnate da un “vago senso di citazione della storia e un’abile capacità di feticizzare il processo, per creare qualcosa che è solo un simulacro di un’opera originale”: senza essere dotate di particolare bellezza o originalità quindi, si assicurano vendite facili e prezzi da capogiro alle aste più prestigiose del mondo, fenomeno ovviamente fomentato dalle leggi del mercato e dalle speculazioni.

L’astrazione è figlia, così come tutte le avanguardie storiche, della crisi delle arti figurative avvenuta con la comparsa della fotografia: c’è un altro mezzo ora in grado di riprodurre la realtà, e di farlo pure meglio. La pittura comincia allora a cercare affannosamente una sua identità che la distingua dalla sorella, con sperimentazioni sempre più ardite che giungono a rinnegare qualsiasi legame con la realtà, per creare qualcosa di nuovo, una dimensione altra. Una rivoluzione rapida e destinata a degenerare in modo imprevedibile, iniziata da macchiaioli e impressionisti, ancora amanti della quotidianità e del paesaggio, che, man mano che si dispiega il corso del XX secolo, dà voce a una realtà sempre più nuova.

Ecco che il colore ora si raggruppa ora si disperde, le linee si sintetizzano, le forme si astraggono e il pennello comincia a disegnare sulla tela un’altra versione del mondo, in forme sempre più libere e giocose, provocatorie e soggettive. Gli artisti cominciano a rappresentare le loro emozioni, la musica, il cosmo, un gesto, l’atto del dipingere o il processo di realizzazione dell’opera, oppure un concetto; tutte entità di cui non conoscono né l’aspetto né la forma.

Per il tutto il XX secolo l’arte astratta – intesa come elusione della rappresentazione figurativa – è stata la dominatrice indiscussa del mercato, tanto da schiacciare e impedire la germinazione di forme artistiche altre o la possibilità alle nuove generazioni di artisti legati alla mimesi di emergere.
Sono molti gli artisti che propongono una figurazione originale e rivisitata, ma chi espone nelle gallerie prestigiose, chi diventa protagonista delle grandi mostre nei musei più importanti del mondo occidentale, è la schiera della “Zombie Abstraction”. È una scelta personale degli artisti, una vocazione viscerale o un dogma imposto dal mercato?


Lucien Smith, Hugh Scott-Douglas and Jacob Kassay sono gli artisti di punta di questo genere che, pur proponendo una gelida ripetizione degli stessi motivi, alle aste battono cifre a sei zeri.
Eppure, dopo quasi un secolo di sovranità assoluta dell’arte astratta, sembra che negli ultimi anni e dal 2014 in particolare, la pittura figurativa stia tornando in auge. Hugh Scott-Douglas e Lucien Smith hanno visto un drastico calo del prezzo delle loro opere, che dalle cifre record di centinaia di migliaia di dollari, nelle ultime aste sono scese fino al 90%.

Ciò è dovuto più a leggi di mercato che a un gusto dominante per la pittura figurativa: la speculazione e l’ “art flipping” ha fatto crollare il valore di questi dipinti come se fossero delle azioni di borsa. Eppure, nell’era della comunicazione digitale, dove ogni cosa può essere riprodotta da chiunque in tempo zero, non abbiamo forse bisogno di un ritorno alla produzione slow, artigianale, all’opera d’arte con la A maiuscola?

 Con un breve calo dopo la recessione del 2008, la pittura figurativa ha riacquisito spessore nelle vendite: negli ultimi 10 anni il volume complessivo di opere d’arte figurativa alle aste si è quintuplicato senza segni di deprezzamento delle opere, il che indica che la domanda cresce allo stesso ritmo della sua produzione.

Ma l’attenzione alla pittura mimetica è mostrata anche dalle gallerie, che vi riservano sempre più spazio e importanza, anche se è pur vero che il fenomeno interessa un ristretto numero di artisti.

In una cultura satura di immagini, le tecnologie digitali hanno il merito di aver restituito alla pittura la sua purezza. Secondo la critica Barabara Rose, dopo il postmodernismo il mondo è pronto per un ritorno ad una pittura autentica, che restituisca all’arte la sua aura a lungo dimenticata.


Daniela Ficetola

 

Redazione Nerospinto

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