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Ancora un mese di tempo per visitare, presso Fondazione Prada di Milano, Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, la stupefacente mostra firmata dal regista Wes Anderson e da sua moglie, l’illustratrice, designer e scrittrice Juman Malouf, organizzata in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Pubblicato in Cultura
Martedì, 04 Marzo 2014 11:23

Lea Massari, magnifica ossessione.

Un appuntamento imperdibile, 5 gironi di film d’autore, 5 giorni dedicati a una celebre attrice italiana: è quello che vi aspetta dal 7 all’11 Marzo 2014 al MIC.
Il Museo Interattivo del Cinema e la Fondazione Cineteca Italiana presentano Lea Massari, magnifica ossessione, una rassegna dedicata a una delle attrici italiane più malinconiche e forti degli anni ’60-’70 nota per il vigore della sua recitazione, le interpretazioni antidivistiche e il carattere molto riservato.
Lea Massari raggiunse la fama internazionale nel 1960 con L’avventura di Michelangelo Antonioni, un giallo alla rovescia in cui interpreta una giovane donna che scompare misteriosamente. La giornata balorda, uscito nello stesso anno, di Mauro Bolognini, vede l’attrice italiana recitare con Paolo Stoppa, Jeanna Valèrie e jean Sorel. La trama della pellicola è la storia drammatica di borgata ispirato a racconti di Moravia.
L’attrice è presente in molte altre produzioni nazionali negli anni successivi: con Alberto Sordi, Silvana Mangano e Vittorio Gassman recita nel film diretto da Dino Risi Una vita difficile, la troviamo anche nell’epopea storica Le quattro giornate di Napoli di Nanny Loy e interpreta una delle ragazze destinate ai bordelli dei militari nel film Le soldatesse di Valerio Zurlini.
Il fascino melanconico di Lea Massari, negli anni ’70, colpisce anche alcuni registi non italiani. Claude Sautet, regista francese, la sceglie per il ruolo della moglie tradita nella pellicola L’amante, mentre Louise Malle le offre il personaggio più interessante e controverso della sua carriera, quello della madre incestuosa del film Soffio al cuore. L’attrice è la moglie di Michel Piccoli, che riveste i panni di un musicologo alle prese con le apparizioni di una misteriosa donna vestita di blu, nel film La femme en bleu.
 
La talentuosa attrice italiana nel 1973 recita accanto ad Alain Delon e Alida Valli nel film La prima notte di quiete di Valerio Zurlini. Vince il Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista grazie a questa interpretazione, un meritato riconoscimento di un’autenticità rimasta ancora oggi ineguagliata. Ma non è l’unico premio nella carriera di Lea Massari, infatti nel 1979 vince un secondo Nastro d’argento per il ruolo di Luisa Levi nel film diretto da Francesco Rosi Cristo si è fermato a Eboli, tratto dal romanzo omonimo di Carlo Levi.
Da Venerdì 7 Marzo alle 15 inizieranno le proiezioni dei film che hanno segnato la carriera della intensa Lea Massari.
5 giorni di pellicole da rivedere, da scoprire e da amare. Nerospinto consiglia a tutti gli appassionati di cinema di presenziare a questa rassegna davvero unica!
 
 
LEA MASSARI, MAGNIFICA OSSESSIONE
Mic – museo interattivo del cinema
Viale fulvio testi 121, milano
 
INFO
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T 02 8724211402 87242114
Cineteca Milano @cinetecamilano
 
MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI
Biglietto d’ingresso intero: € 5,50
Biglietto d’ingresso ridotto: € 4,00 
Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,o0
Pubblicato in Cultura
Domenica, 14 Aprile 2013 16:05

Celebriamo il centenario di Antonioni

Antonioni c’è!

Gli ammiratori e gli appassionati del grande Maestro del cinema italiano mi perdoneranno per la citazione sportiva, ma nelle ultime settimane il nostro Bel Paese si è destato dall’indifferenza e dalla poca conoscenza della figura di Michelangelo Antonioni e per fortuna si è ricordato di elargire a uno dei nostri artisti più grandi il giusto riconoscimento nel centenario della sua nascita.

 

Mostre, come quella bellissima di Ferrara visitabile fino al 9 giugno, cineforum in tutta Italia e pagine di recensioni e amarcord sulle riviste più importanti.

E ci mancherebbe, aggiungo io!

 

Antonioni è stato per il cinema italiano quello che Bresson è stato per il cinema francese.

Tanto che le pellicole dei due cineasti spesso si sono uguagliate e sovrapposte per tematica e scelte registiche negli anni '60 e '70 del secolo scorso.

 

Antonioni segna la fine del neorealismo del cinema italiano e lo fa in maniera decisa e da maestro con il film del 1950, Cronaca di un amore. La pellicola riscuote uno sorprendente successo di critica e fa sì che al regista si aprano quasi subito le porte degli ambienti cinematografici italiani che contano. Collabora così con i migliori sceneggiatori e autori del suo tempo e con le attrici più in voga del momento. Il fatto è che Antonioni non è un regista di genere, ma un regista indipendente che gira e realizza solo pellicole importanti, con scene difficili, scelte registiche da maestro e storie assolutamente non commerciali. Eppure e malgrado questo, il pubblico lo premia.

 

I suoi film sono amatissimi e il botteghino gli dà ragione. Merito della sua indubbia bravura registica, ma merito anche della sua lungimiranza artistica con le quali trasforma l’attrice comica italiana più importante degli anni ’60 in una straordinaria attrice drammatica. Applaudita e osannata in tutta Europa, Monica Vitti è la musa incondizionata di Michelangelo Antonioni che la vuole in pellicole importanti come Deserto rosso, Leone d’Oro nel 1964 ma soprattutto nella sua trilogia dell’incomunicabilità. E così la bionda in calze a rete e gonne attillate dei film con Alberto Sordi si trasforma nella drammatica e bravissima protagonista di pellicole in bianco e nero come L’avventura, La notte, L’eclissi. Per gli appassionati del film di autore e per i critici cinematografici praticamente le pietre miliari del nostro cinema esistenziale.

 

Negli anni ’70 arrivano i lungometraggi girati in lingua inglese con attori internazionali e la fama di Antonioni si espande e si consolida anche oltre oceano.

Blow-up, sequestrato dalla magistratura per oscenità nell'ottobre 1967, dove il suo pessimismo angoscioso si trasforma nel totale rifiuto della realtà in cui l'uomo vive. Zabriskie Point, incentrato sulla contestazione giovanile, che diventa anche una feroce critica alla società dei consumi e

Professione: reporter con il lungo e celebre piano sequenza finale, dove affronta l'impenetrabilità della realtà attraverso un repentino cambio di identità del protagonista.

 

Antonioni studia al Centro di cinematografia di Roma negli anni ’40 e subito diventa assistente e collaboratore dei maggiori registi del tempo come Visconti, De Santis, Zavattini; la sua mentalità speculativa e la sua ossessiva ricerca sperimentale lo portano, però, molto presto a percorrere strade e ricerche tutte sue con successi che si mantengono immutabili e duraturi nel tempo e nella storia del cinema.

 

Tra aprile e luglio di quest’anno chi volesse conoscere Michelangelo Antonioni come artista, regista e autore ha solo l’imbarazzo della scelta tra mostre, rassegne filmiche e convegni.

Il cinema italiano è più vivo che mai!

 

Pubblicato in Cultura

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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