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Venerdì 25 novembre tutti gli appassionati di shopping potranno lasciarsi tentare dai tantissimi prodotti scontati durante il Black Friday.

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Zazà Ramen, in collaborazione con Milano Sake, inaugura ufficialmente l'estate: l'appuntamento è venerdì 17 giugno al Zazà Ramen di via Solferino 48 a Milano.

Sabato 10 e domenica 11 ottobre, Vittorio Pascale inaugurerà l’innovativo progetto di cui è il fondatore: il progetto Trikona. Trikona prevede l’esposizione di una serie di opere, nell’ambito della Scatola di Legno - spazio polifunzionale progettato per ospitare le diverse attività proposte dai soci - presso la Cascina della Martesana a Milano. La mostra sarà visibile dalle 11 di mattina alla mezzanotte di entrambi i giorni e il 10 ottobre, dalle ore 19:30, vedrà la partecipazione dello stesso Vittorio Pascale che presenterà il progetto e sarà disponibile per rispondere alle domande e ai commenti del pubblico o per un semplice scambio di idee.

Lo stile con cui Vittorio Pascale realizza le sue opere pone le sue radici nella cultura yogica. Trikona è un vocabolo sanscrito che significa ‘triangolo’, che rappresenta l’unione ideale di corpo, mente e spirito. Attraverso lo yoga, il praticante punta a eliminare le dualità presenti in se stesso e a raggiungere uno stato di armonia ed equilibrio tra i diversi ‘io’ di cui è composto.

I Trikona sono realizzati partendo dalla scomposizione e ‘triangolarizzazione’ di un’immagine di partenza; ogni triangolo che compone i ritratti, infatti, è un’entità geometrica a sé stante, ma allo stesso tempo contribuisce a dare vita a un’immagine più generale in un gioco di armonia tra forme, colori e linee. Infine, ogni tassello viene campito singolarmente per donare sfumature e profondità, o per porre l’accento su un dettaglio in particolare. Dal punto di vista emozionale si può parlare di uno stato di meditazione, in cui si entra osservando le illustrazioni: esse invitano al silenzio, alla calma, alla riflessione sulla semplicità delle forme e delle linee di cui sono composte; è proprio nella semplicità che si nasconde la particolarità della natura delle cose.

A un anno dalla sua nascita, il progetto Trikona vanta un gran numero di pubblicazioni, premi e collaborazioni grazie a cui, in alcuni casi, il progetto si è concretizzato in una stampa tangibile.

Cascina della Martesana 10 – 11 ottobre, dalle 11:00 alle 24:00 Via Luigi Bertelli 44, Milano

Trikona Illustration Project http://www.trikonaillustrations.com/

 

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Mi è saltata subito all’occhio, stamane, la notizia che Rosaria Iardino, consigliera comunale di zona 2 con  residenti, commercianti e assessori competenti sta lavorando per riqualificare il quartiere di Via Sammartini e trasformarlo nel quartier generale del mondo «Lgbt» (lesbo-gay-bisex-transgender) in vista del 2015.

Trovo il tutto abbastanza arrogante e mi domando: stiamo facendo un passo in avanti o 100 all’indietro rischiando di romperci anche il collo?

Una città quando è considerata friendly? Non di certo ufficializzando un quartiere gay ma promuovendo una via che porti i cittadini ad adottare un punto di vista che comprenda e accetti anche altre realtà alternative. E, ovviamente, non basta ospitare il gay pride che, ahimé, da un’idea completamente sbagliata del mondo gay. Ma poi cosa mai si dovrà spiegare sul mondo gay? Siamo tutti esseri umani e come tali mangiamo, dormiamo e, udite udite, facciamo anche la cacca!!!

Una città è friendly quando una persona passeggia davvero tranquilla mano nella mano con l’altro o si scambia un bacio di saluto la mattina senza che ci siano i soliti commenti o sguardi perplessi con stampato a caratteri cubitali: GIUDIZIO. Non mi riferisco solo ai gay ma anche a una ragazza in minigonna o con le calze rotte perché stamattina si sentiva di andare in giro così.

Qualcuno ha mai chiesto un quartiere gay ad hoc? Ma soprattutto in una zona così degradata da anni? Consiglierei alla signora Iardino un bel piano di riqualificazione, onesto, che non si nasconda dietro la scusa del “perché deve esser il nuovo polo per gli omosessuali dell’Expo”. E poi, si sa, Milano non è mai riuscita, grazie a persone non qualificate, a trasformare i quartieri periferici in centri di interesse (vedi esempio di Bovisa e l’esperimento Triennale. Dopo le 18,00 non c’è anima viva).

La cosa che infastidisce di più di tutta la faccenda è usare il mondo gay come scusa di riqualificazione. Ma soprattutto come business di turismo. Si muovono tanti soldi con il turismo gay ma è altrettanto vero che i paesi che sono mete omosessuali hanno lavorato molto per educare i propri cittadini ad esser “open mind”.

Possiamo davvero pensare di avere un quartiere gay quando accadono ancora episodi come lanci di bottiglie piene di pipì davanti al Mono? Quando all’una di notte in colonne arrivano ragazzini di 16 anni e ti dicono: sei gay e lo pigli in culo, ti spacco la faccia?

Arroganti si, e anche un po’ ignoranti: i signori dimostrano che sono completamente ignari della vita quotidiana delle persone (problema che ahimé sembrano avere tutte le persone che abbiamo deciso di eleggere).

Le realtà friendly nascono spontaneamente, non perché il Comune ha deciso che tutti i gay devono andare la poiché tutte le vie della città sono per eterosessuali, omosessuali, lesbiche, gay, trans.

Il quartiere gay sembra una scelta vecchia già in partenza. Aveva senso negli anni 80 o 90 ma adesso odora pesantemente di “old style”.

Piuttosto: abbiamo mai visto delle pubblicità dell’Expo che mirano ad aprire le porte anche ai gay con slogan del tipo: “Expo is for everyone” con una bella immagine di un lui e lei, lui e lui, lei e lei mano nella mano modello pubblicità dell’Ikea di qualche stagione fa? Pensiamoci.

Namaste, Vittorio Pascale, Allievo praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal Yoga di Milano Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano, Fondatore della pagina Fb: Yogamando hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Una caratteristica che contraddistingue l’uomo dagli altri animali è la capacità di stare eretti avendo la colonna vertebrale perpendicolare al suolo.

Tutto ciò è possibile mediante gli arti inferiori, le gambe, che poggiano su due importantissime “basi”, i piedi. Portare la consapevolezza sulle due basi può cambiare l’atteggiamento con il quale si cammina o quando si è in posizione eretta mentre si aspetta il tram o la metro.

I piedi determinano, inoltre, l'andamento e la forma delle gambe (a O o a X) osservando in che modo essi appoggiano a terra. Se ci si fa caso si scoprirà che, spesso, si scarica il peso sulla parte esterna oppure sulla parte interna del piede. In senso dinamico si può anche osservare se si cammina sulle punte dei piedi o si affondano duramente i talloni a terra non consentendo l’armonioso fluire di tutta la pianta dalla parte posteriore alla parte anteriore (le punte) al suolo.

Il movimento completo del piede, dal tallone alla punta, mentre si cammina, è estremamente utile al flusso sanguigno in quanto permette al sangue di circolare nei polpacci fino al quadricipite: è un utile toccasana a problemi come le vene varicose o a fastidiose sensazioni di “gambe pesanti” alla fine della giornata.

Ma lo Yoga insegna molto di più. Ri-disegna l’utilizzo dei piedi e la percezione che si ha di essi mediante le Asana in posizione eretta. La consapevolezza e la concentrazione sulle due basi si focalizza su un aspetto molto importante che è quello del “centro” della base di ognuno dei due piedi.  Trovando la base si ri-scopre il concetto dello stare in piedi e dell’estensione della colonna vertebrale verso l’alto. Lentamente si raggiunge un allineamento ideale che parte dalla base dei piedi fino alla sommità del capo (allineamento incarnato dalla posizione della montagna, Tadasana).

Capita spesso che quando si sta in piedi a lungo facciano male le lombari, la parte inferiore della schiena per intenderci. Una delle cause risiede nell’appoggio dei piedi a terra. E’ una specie di reazione a catena: se le fondazioni sono “drammatiche” tutto l’edificio traballa. Non è un concetto molto lontano dalla statica architettonica degli edifici. D’altronde, le discipline umane, cosa sono se non un riflesso di ciò che ha dentro l’essere umano?

Come fare ad osservare quello che non va? Osservando, appunto.

Le Asana sono strumenti preziosi che portano alla consapevolezza di come si utilizzano le diverse parti del corpo, anche quelle che apparentemente si pensa di non utilizzare. Il corpo è un sistema elegantemente interconnesso da più parti: iniziare a vederlo come un sistema di parti è già un ottimo punto di partenza.

I piedi, nelle Asana in posizione eretta, sono una base solida che permette una posizione solida e ferma. E ferme saranno anche le gambe, lo sguardo e l’atteggiamento che si assume.

Allenando l’osservazione verso il basso si noterà, con il tempo, goccia dopo goccia, che anche quando ci si troverà fuori dalla sala di pratica la percezione andrà sui piedi, su come si cammina o scegliere di distribuire equamente il peso su entrambe le nostre radici.

Non è “forzare” il piede a camminare o appoggiarsi in modo corretto. E’ piuttosto ritornare a uno status naturale originale, a un disegno naturale del corpo.

Namasté,

Vittorio Pascale

 Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Lo Yoga rappresenta, più che una disciplina, un'esperienza dinamica e interiore di una contemporaneità senza pari.

A differenza dei meri esercizi ginnici lo Yoga tradizionale mette il praticante in una condizione di stabilità e piacere sia fisici che mentali, portandolo a comprendere che ciò che si cerca è sempre all'interno e non all'esterno del proprio essere.

 

Non a caso lo Yoga, nel corso dei secoli, è stato, ed è tutt'ora, una perfetta e felice fusione del Sé con il corpo, i sensi, la mente e l'intelletto. E' una pratica che trascende il fisico pur non dando meno importanza a quest'ultimo; per il raggiungimento di uno stato mentale e psicologico ottimale, il praticante ha bisogno che il proprio corpo sia in perfetta salute.

Le Asana tradizionali, antiche forme che prendono vita sul nostro corpo, sono la chiave d'accesso a uno stato di piacere più profondo permettendo alla mente di fidarsi maggiormente del proprio sistema muscolare e allo stesso tempo di creare spazio in una testa che, spesso è volentieri, è come una stanza affollata da “ciafrusaglie di sorta”.

 

Le Asana che ci sono state tramandate insegnano un altro importante concetto: assumere qualsiasi forma, da un albero a un bastone a un triangolo, quando lo si desidera.

Lo Yoga tradizionale è un metodo di evoluzione spirituale, anche se le sue tecniche possono essere benefiche per il trattamento di molti disturbi e, se sufficienti, sono preferibili alle terapie violente con controindicazioni di genere. Lo spirito dello Yoga è un orientamento alla propria vita che non si interrompe una volta usciti dalla sala di pratica. Per questo i testi classici pongono all'inizio del cammino dello Yoga alcune regole di comportamento fra le quali, molto nota in Occidente, vi è la non-violenza.

 

L'uomo contemporaneo, purtroppo, vive bombardato fin dalla sua nascita da stimoli estremamente invasivi che, man mano, lo allontanano dalle sue meravigliose e innate qualità.

 

Si cerca sempre qualcosa “fuori”,nel mondo esterno, non capendo che, alla fine, una risposta o una soluzione risiedono, e sempre risiederanno, all'interno del proprio corpo, del proprio io, del proprio respiro e della propria mente.

Basta cambiare il punto di vista dal quale si guardano i problemi. Cambiare il “buco della serratura”, spesso troppo piccolo e limitato, dal quale si spiano intimoriti le proprie paure.

Il cittadino contemporaneo ha dis-imparato ad ascoltare i propri sensi e a sfruttarli al massimo per cambiare le proprie vedute e per realizzare che alcune azioni sono meramente dettate da automatismi imposti dalle regole sociali.

 

Lo Yoga, offrendosi come pratica che mira all'evoluzione spirituale umana, non fa altro che aiutare a cambiare lo sguardo con cui osserviamo i problemi, l'udito con cui ascoltiamo la nostra coscienza, la parola con la quale comunichiamo all'esterno, il tatto con cui sentiamo lo stress della vita di tutti i giorni. Lo Yoga non regala una bacchetta magica per risolvere i problemi ma un nuovo modo di guardarli.

Assieme alla pratica ci sarà anche un miglioramento di alcuni problemi legati al nostro corpo fisico, non dimentichiamo che la colonna vertebrale e le fasce muscolari giocano un ruolo chiave nella pratica yogica. E' l'unione di tutte queste parti che fa dello Yoga tradizionale uno strumento preziosissimo nelle società occidentali.

Il praticante riscopre il piacere di ricollegarsi con se stesso, di sviluppare concentrazione e rilassamento che lo aiutano a focalizzare la propria attenzione sul presente, portandolo a uno stato mentale più “arioso” e recettivo.

 

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Nerospinto chiacchiera con Giuseppe Magistro e Fabrizio Ferrini, che hanno dato vita al Glitter.

1- La nuova stagione salta subito all’occhio per la nuova location che avete scelto, uno strip club tutti gli altri giorni della settimana e Glitter 666 il Sabato. Cosa vi ha portato a sceglierla?

Il Glitter è nato nel 1999 al Cafè Dalì (ora Santa Tecla) sul retro del palazzo arcivescovile di Milano, in quegli anni il party aveva una connotazione fortemente dark e il contesto in cui era insidiato era parte della messa in scena. Lo strip club è oggi il contenitore ideale di tutto quello che vogliamo rappresentare: decadenza, sensualità, esibizionismo e attraverso le Glitz Girlz una forma di intrattenimento inusuale per un pubblico prevalentemente gay.

2- Chi sono le Glitz Girlz? Possiamo definirle le madrine del Glitter?

Sono un gruppo di circa 10 ragazze (e anche due ragazzi) che prestano la loro figura per interpretare delle immagini, delle azioni che decorano il locale o colorano il piccolo palco. Ogni settimana sono interpreti di un ruolo o semplicemente corpi su cui appoggiare parrucche e lustrini. Non sono delle vere e proprie pr, infatti sono molto pochi quelli che le apprezzano. Sono in qualche modo una forma di arte pop, basata sull’apparenza, gli stereotipi, sull’ errore e l’incoerenza della rappresentazione,il tutto espresso però con un linguaggio molto formale e rigoroso. E’ un progetto serio, anche se viene percepito molto diversamente.

3- Ci racconti il vostro progetto “pronti partenza Glitter”?

E’ una canzone composta dal musicista Riva (una delle Glitz Girlz con lo pseudonimo di Rivette) in cui le Glitz Girlz parlano tra di loro in una telefonata immaginaria il sabato sera prima di arrivare al Glitter. Giorgio Calace e Tora Cellini hanno realizzato per noi il video. Il risultato è questo: http://youtu.be/DjQJjBaFk0U

4- Novità della nuova stagione del Glitter Club rispetto alle precedenti edizioni?

La vera novità è che sono passati 15 anni e abbiamo ancora molto da dire, forse la scorsa stagione pochi avrebbero puntato su di noi, invece siamo ancora qui. Stiamo costruendo la nostra storia e la nuova location con la conseguente risposta del pubblico sono la prova che siamo riusciti a comunicare in periodi molto diversi a gente sempre diversa. Il nostro lavoro è far divertire le persone ma prima ancora comunicare. Pensiamo di essere molto bravi in questo.

5- Origini del Glitter: ci racconti brevemente com’è nato il progetto?

Un gruppo di amici, una visione e tanto lavoro per concretizzarla in un’epoca pre facebook – twitter e qualsiasi altro tipo di tecnologia in aiuto. Le foto venivano scattate in pellicola e i cd si andava a comprarli a Londra, per farti un esempio.

6- Insomma, che ci dobbiamo aspettare dal Glitter per questa stagione 2013-14?

Aspettatevi specchi, moquette, lampadari di cristallo, molti ragazzi con la barba che volteggiano su pali da lap dance e belllissime ragazze in lingerie che ballano davanti ad una coppia di uomini che si baciano.

7- Pensi, personalmente, che ogni locale abbia un target specifico di persone oppure uno fa un po’ “quel che gli pare?”

Il nostro target spero sia quello abbastanza colto per capire la differenza, cosa fa la differenza.

 

Il 666 GLITTER vi aspetta presso il Vanilla Strip Club in Via Filippo Turati, 29 a Milano (MM TURATI - REPUBBLICA) dalle 24.00 alle 5.00 di ogni ogni sabato.

Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso

 

Molte volte si crede che,per riuscire a cogliere i veri cambiamenti o benefici portati dallo Yoga, il praticante debba assolutamente assumere posizioni complicatissime piuttosto che saper toccare con le punte delle dita i propri piedi, esser snodatissimo, ecc ecc.

 

Ebbene. No, non è affatto così.

 

Sono anche i piccoli gesti, le Asana più semplici e i movimenti più lineari e naturali, a  portare piacere e qualità mentale all'interno del corpo.

Si pensi al fatto che quasi nessun esser umano, tanto meno un uomo occidentale, che non è abituato fin da piccolo alla pratica dello Yoga, può svolgere tutte le Asana della tradizione e quelle di nuova concezione ideate in tempi più moderni.

 

Allora, domando, solo chi è più flessibile o snodato può cogliere i significati della pratica dello Yoga e capirne l'essenza?

 

Ennesimo no. Non è affatto così.

 

La straordinarietà dallo Yoga, o uno dei suoi addendi considerati tali, sta nel fatto che ogni essere umano ,a qualsiasi livello fisico si trovi, riesce ad accedere a uno stato mentale diverso, a un benessere psichico potenziato e anche a una condizione fisica che, man mano, migliora nel tempo.

Perché?

 

Perché la vera differenza della pratica non risiede nel riuscire ad eseguire tutte le posture bensì nell'atteggiamento con cui le si eseguono.

Alcuni atteggiamenti possono essere:

-       realizzare che la dimensione in cui si pratica è il presente

-       tutti e 5 i sensi sono sull'attenti e recettivi

-       attenzione mentale, quasi analitica, sui movimenti e gesti che si compiono

-       visualizzazione dei canali energetici che si attivano respirando

-       attenzione al respiro

-       vacuità della mente nel momento della pratica

 

Ho citato qualche caratteristica fisica per caso?

 

Ennesimo no. Perché il fisico risulta esser uno strumento strettamente dipendente dalla mente e, di conseguenza, anche ai blocchi inconsci che pian piano si sviluppano nella propria vita.

Si può considerare il corpo come un giocattolo e la mente come le batterie che lo attivano: se queste sono scariche il giocattolo va a rilento o si ferma del tutto. Se le batterie non vengono inserite per un tot di tempo si corre il rischio che il gioco non riparta più.

 

Ovviamente non voglio nascondere il fatto che anche una determinata predisposizione fisica può aiutare nella pratica ma attenzione.

Per chi riesce ad eseguire tutte le Asana o la maggior parte di esse il quesito è un altro: quanto si eseguono con consapevolezza? Le Asana sono soggette a un certo grado di automatismo dato che si è arrivati a una certa flessibilità corporea e quindi si possono eseguire anche se si sta pensando a cosa cucinare per cena?

 

Quando Patanjali dice che le Asana devono esser stabili e comode di certo non diceva: si, risveglia il sistema muscolare che poi magari puoi pensare ai fatti tuoi mentre pratichi!

 

E' più recettivo un allievo che sembra un “insetto incriccato” all'esterno ma che lavora bene sulla propria mente che un allievo “circense” che esegue le Asana a comando.

 

Namaste,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Probabilmente uno degli ostacoli per chi guarda la pratica dello Yoga dall'esterno è sicuramente quello di vedere complicatissime posizioni e contorcimenti vari facendo pensare subito che non ci si potrà mai piegare o esser flessibili abbastanza per eseguire determinate Asana.

 

Complici anche le immagini che raccontano solo di esperti praticanti e non, magari, di una normale casalinga in Trikonasana (la posizione del Triangolo) che trae ugualmente beneficio da un Asana.

 

Il muscolo, tecnicamente parlando, è un fascio di fibre che mediante impulsi nervosi si attivano distendendosi, rilassandosi e contraendosi a seconda delle situazioni alle quali sono sottoposte.

Nel tempo le fibre tendono ad accorciarsi e a rendere “legnosi” piegamenti e movimenti che richiedono elasticità e flessibilità ma anche potenza fisica e uno sforzo al di sopra del normale carico al quale quotidianamente esponiamo i muscoli.

La causa principale del tremolio mentre abbiamo i muscoli in tensione è proprio questa: i muscoli sono corti.

Un muscolo ben sviluppato e visibile non garantisce di certo potenza o elasticità.

Un muscolo in salute è proprio quello che possiede entrambe le caratteristiche.

 

Le Asana si prendono cura del corpo cosidetto “grossolano”, del corpo formato anche dalle nostre fasce muscolari che piano piano vengono stimolate per far riacquisire tonicità e flessibilità ma anche potenza.

Da non dimenticare che le posture dello Yoga vanno a toccare  anche quei muscoli che con la normale attività fisica non prendiamo in considerazione come i muscoli del collo piuttosto che i muscoli interni delle anche. Inoltre pongono l'attenzione sull'allineamento muscolare e della colonna vertebrale in armoniche posizioni che non possono esser considerate mere posizioni ginniche.

Altro motivo di differenziazione, rispetto ai normali esercizi fisici, risiede nel fatto che le Asana sviluppano in noi caratteristiche più profonde ed emotive quali la concentrazione, l'equilibrio mentale e il piacere dell'abbandono del quale molti di noi hanno paura. Affidarsi al proprio sistema muscolare, al proprio corpo, indica un sentimento di fiducia che possiamo portare nella vita di tutti i giorni.

Perché mai dovremmo dar fiducia agli altri se siamo noi stessi i primi a non fidarci di noi stessi?

Provate per credere.

 

Le Asana si occupano della parte più grossolana dell'essere umano, il corpo fisico. Ma ciò non vuol dire che sia meno importante della nostra psiche. Ricordiamoci che il nostro corpo è il tempio del nostro spirito, come scriveva Pavel Nikolaevič Evdokimov, e' il luogo dove ha sede l' Io individuale ed il Se' cosmico, ed esso deve essere sempre in forma, forte, agile e sano.

Il corpo fisico, per lo yogi, non e' un ostacolo sulla via della realizzazione, è piuttosto un mezzo per raggiungere la realizzazione.

 

Morbidamente e con il tempo le Asana insegnano ad avere fede nel proprio corpo e a raggiungere il proprio e personalizzato “risveglio muscolare”. Le fibre dei muscoli principali e secondari vengono trascinate in un' equilibrata distensione che li porta ad esser più ricchi di salute e  in armonia con tutte le altre parti del corpo e dell'anima.

Ad esempio, la contrazione del viso. Capire come rilassare il proprio volto è una vera e propria scoperta: quante volte contraiamo il viso non volendo? E sapete che alcune rughe d'espressione vengono chiamate così proprio perché sono date dalle continue contrazioni, anche inutili alle volte, del nostro viso?

Apparte un vantaggio estetico, il viso rilassato apre delle possibilità e una bellezza tutte da riscoprire.

Si appare più disponibili e aperti al dialogo, il tutto dosato da uno sguardo che, coltivato con Asana come Virabhadrasana, può “bucare” le anime di chi vi sta davanti eliminando le inutili barriere di cui ci facciamo spesso carico e che sono la causa di incomprensioni e veleni mentali.

 

Possiamo sintetizzare le Asana, quindi, come una combinazione di “Azioni” congiunte che portano al risveglio muscolare. Per semplicità vi elenco le principali Azioni sul corpo fisico:

 

1- Azione sul corpo fisico: attraverso una regolare pratica l' intero organismo viene stimolato, vitalizzato e riequilibrato.

 

2- Azione sul rachide: indipendentemente dall'eta' anagrafica la rigidità e l'indebolimento della colonna vertebrale sono sinonimi di invecchiamento. Tutte le posizioni hanno una benefica azione sul rachide che viene fisiologicamente piegato, ruotato, e allungato. La staticità della posizione rivitalizza i gangli nervosi che partono dal rachide stesso. L'allungamento corregge le piccole imperfezioni strutturali garantendone l' elasticità.

 

4- Azione sui muscoli: vengono tonificati tutti i muscoli superficiali e profondi attraverso la combinazione: contrazione-rilassamento- allungamento.

 

5- Azione sulle articolazioni: si sciolgono e si elasticizzano con tempistiche che variano da persona a persona in base al suo background e tipologia fisica. A ogni corpo il suo tempo.

 

6- Azione sulla circolazione: l'effetto benefico sulla circolazione avviene sia con i lunghi stiramenti muscolari che favoriscono il ritorno venoso ( il muscolo si svuota completamente e poi richiama sangue ossigenato), sia con l'aiuto della forza gravitazionale.

 

7- Azione sul sistema endocrino: anche le ghiandole vengono stimolate od inibite a seconda delle necessita' con specifiche Asana.

 

8- Azione sulla respirazione: l'attenzione costante affina sempre più la respirazione che si fa più lenta e regolare, si espelle molta anidride carbonica e si immagazzina più ossigeno con effetto calmante sulla mente.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Affacciarsi al mondo dello Yoga diventa come scegliere che facoltà intraprendere all'Università.

In Occidentale vengono offerte diverse tipologie e varianti che riprendono la disciplina Orientale yogica originale oppure ne rielaborano radicalmente i contenuti.

Non avendo un occhio critico ma “descrittivo” riporto qui le principali differenziazioni e tipologie di Yoga in Europa e negli Stati Uniti.

Una cosa diviene importante da sottolineare: capire cos'è per se stessi lo Yoga e quale disciplina ci fa arrivare al fine ultimo della pratica, l'unione con noi stessi e la scoperta della parte migliore di sé, comprendere che lo Yoga non è un mero esercizio fisico ma un percorso di continua ricerca.

 

Questa è l’idea: cercare di capire e di dire che cosa sia per noi lo yoga.

Prima di tutto per noi occidentali in senso lato, perché – come dice bene il testo di Jung – nell’avvicinarci alla pratica dello yoga dobbiamo essere consapevoli delle differenze profonde che esistono tra la nostra psiche, che nei millenni non ha creato una cosa come lo yoga, e quella orientale, che invece questa cosa l’ha creata. E poi per prenderci responsabilità, ciascuno di noi, e darne testimonianza.

 

All'interno della dottrina classica dello yoga si individuano quattro sistemi principali: il Karma Yoga, il Bhakti Yoga, lo Jnana Yoga e il Raja Yoga da cui, in seguito, deriva l'Hatha Yoga, il sistema probabilmente più noto in occidente.

 

All'interno dei quattro sistemi fondamenti si possono individuare diverse scuole e tradizioni che, di regola, riconducono ad un maestro a cui è stato affidato il compito di divulgare la tradizione.

Forse non è di stili che si dovrebbe parlare, ma di metodi di insegnamento accumunati dallo stesso fine…è un po’ come far capire la matematica: a seconda del metodo si comprendono più velocemente o meno operazioni complesse.

 

1. Hata Yoga_ È il nome tradizionale dello yoga descritto dall’Hatha Yoga Pradipika, testo fondamentale datato intorno al XV secolo. E’ costituito da un complesso di esercizi fisico-ginnici, o âsana, e da esercizi di controllo della respirazione (più propriamente delprâna, «soffio vitale»), o prânâyâma, perfezionati nel corso dei secoli da generazioni di yogin.

 

Due parole sull'Ashtanga Yoga. Ashtanga Yoga e Ashtanga Vinyasa Yoga sono due varianti diverse, capiamo perché:

2.1 L’Ashtanga Yoga (otto membra o braccia)_ otto livelli per arrivare alla realizzazione del sé. Gli otto stadi principali sono necessari per intraprendere il cammino progressivo verso quella che gli indiani chiamano liberazione (moksha) dalle rinascite.

Non è uno stile bensì una denominazione, una compilazione sistematica, o codificazione, dello Yoga classico, chiamato in seguito Raja Yoga (Yoga regale), del saggio Patanjali negli Yoga Sutra (scritture dello Yoga), per ordinare e suggerire il percorso che si dovrebbe intraprendere per raggiungere la realizzazione.

 

2.2 Vinyasa Ashtanga Yoga_ Sviluppato dal maestro indiano K. Pattabhi Jois, allievo diretto di Krishnamacharya, è uno stile molto energico. Si esegue sempre la stessa sequenza (con variazioni e adattamenti per i principianti). Quando è padroneggiata (dopo anni) si passa a una nuova sequenza. È  una evoluzione dello Yoga contemporaneo, non uno yoga violento, ma è una proposta personale di uno yoga con inserimento di Dharana (concentrazione), Bandha (contrazione o legame) e di un determinato Pranayama (respirazione) che controlla la cintura addominale.

 

3. Vinyasa Yoga_ Vinyasa significa flusso, fluire. Si tratta di un metodo di yoga vario che prevede un flusso continuo di asana sincronizzati con la respirazione. Si praticano molti saluti al sole. Il termine vinyasa identifica anche una particolare microsequenza, il passaggio fluido dalla sbarra al cobra e infine al cane che guarda in basso. Si tratta di una microsequenza che viene praticata anche nell’Ashtanga Yoga fra una posizione e l’altra per tenere alto il metabolismo e l’impegno fisico. Privilegia il flusso e la concatenazione tra le Asana, in una sorta di danza meditativa.

 

4. Yoga Integrale_ Stile di yoga fondato da Swami Satchidananda, a lui si deve la diffusione dello "Yoga Integrale", una sintesi delle varie pratiche dello yoga che punta allo sviluppo armonico di ogni aspetto dell'individuo. Sri Aurobindo, in seguito, ne ricava una sintesi dai sistemi tradizionali dello Yoga, compreso il Tantra yoga, descrivendo lo yoga integrale come il contatto costante e consapevole con tutti gli elementi che costituiscono la nostra vita quotidiana e spirituale coinvolgendo corpo, emozioni e sentimenti.

 

5. Anusara Yoga_ Anusara significa “fluire con grazia”. Si tratta di uno stile elaborato e messo a punto da John Friend. In ogni asana vengono applicati tre principi: Attitudine, Allineamento, Azione. Il concetto fondamentale è che ogni posizione viene infusa con la più alta intenzione, la consapevolezza degli allineamenti e l’equilibrio dell’azione, tutto guidato dall’energia del respiro. Le posture riflettono così un creativo e profondo sentimento interiore.

 

6. Yin Yoga_ Yin è il principio femminile, lunare e freddo della filosofia cinese. È uno stile di yoga che pone l’accento sulla durata della posa per migliorare la circolazione dell’energia vitale. Si basa sull’abbandono completo del corpo alla gravità, un abbandono che diviene man mano sempre più intenso.

 

7. Satyananda Yoga_Stile di yoga elaborato da Swami Satyananda Saraswati su basi molto tradizionali. Satyananda è autore, co-autore e ispiratore anche di una sterminata serie di manuali pratici relativi alla filosofia dello yoga, la pratica di asana, il pranayama, le tecniche di rilassamento. Il metodo divulga lo yoga classico, tradizionale, ed in particolare lo yoga come viene insegnato in India, nella Bihar School of Yoga, da Paramhansa Satyananda, e dalla Bihar Yoga Bharati, l’unica università dello yoga esistente al mondo, riconosciuta dallo stato indiano. Questo metodo di insegnamento è definito “metodo Satyananda” o “Bihar Yoga”.

 

8. Bikram Yoga_  Lo stile elaborato dall’insegnante indiano trasferito negli Usa Bikram Choudhury.    Bikram è stato il primo a teorizzare l’opportunità di praticare yoga in ambienti surriscaldati (le sale pratiche di Bikram Yoga possono arrivare a 40 gradi e il minimo consigliato è 30). Si pratica sempre la stessa sequenza, usando gli specchi alle pareti per correggersi.

 

9. Iyengar Yoga_ Si tratta dello stile di yoga codificato ed elaborato da BKS Iyengar, allievo diretto di Krishnamacharya. La scuola di Iyengar è molto attenta al rigore della pratica e all’aggiornamento e la formazione degli insegnanti. Senza tralasciare, ovviamente, gli aspetti filosofici della pratica.

 

10. Jivamutki Yoga_ Elaborato dai due insegnanti americani Sharon Gannon e David Life, prevede di praticare con accompagnamento musicale. Comprende asana impegnativi, mantra in sanscrito, filosofia indiana e propone alimentazione vegana. Ha come fine quello di arrivare ad una consapevolezza spirituale partendo  d auna pratica puramente  fisica.

 

11. Kundalini Yoga_ è conosciuto come lo "yoga degli angoli e dei triangoli". L'uso di angoli particolari nelle posizioni di questa disciplina, il controllo del respiro, il tenere alcune mudra (posizione delle mani) e la recitazione dei mantra sono le caratteristiche principali delle tecniche del Kundalini Yoga. Certe angolazioni favoriscono la secrezione delle ghiandole. Il risultato è un sistema ghiandolare bilanciato che ha un effetto dimostrato sulla nostra stabilità emotiva. Attraverso la pratica di questa disciplina si può ottenere un corpo sano, sviluppare una mente equilibrata e ridurre lo stress. Si entra in contatto con la propria parte infinita, la propria innata saggezza interiore come se si aprisse una porta sul proprio pieno potenziale.

 

12. Power Yoga_ Variante dell’Ashtanga. Yoga elaborato da Beryl Bender Birch. Il power yoga è essenzialmente yoga più un notevole sforzo muscolare. E' una sorta di reinterpretazione americana dello "yoga ashtanga", che combina stretching, potenziamento muscolare e respirazione meditativa. Le posture ricordano quelle classiche usate nello yoga (chiamate "asana"), tuttavia la chiave del "power yoga" sta nel sudare e nel rapido sviluppo muscolare. Invece di riposarsi tra una posizione e l'altra, come avviene nello yoga classico, ogni postura porta direttamente alla successiva, col risultato di un intenso lavoro aerobico.

 

13. Baptiste Yoga_Lo stile elaborato dall’insegnante americano Baron Baptiste. Si pratica preferibilmente in stanze riscaldate. Contiene elementi e contaminazioni di Ashtanga Yoga,  Power Yoga e altri stili.

 

14.  Stile di Mysore (Mysore Practice)_Variante dell’Ashtanga yoga come viene praticato a Mysore, in India. Ogni allievo pratica la sequenza standard secondo i suoi tempi. L’insegnante sorveglia la classe e offre consigli e aggiustamenti singolarmente a ciascun allievo secondo necessità.

 

15. Acroyoga_ Un misto di yoga e acrobazie. Alcune posizioni vengono eseguite con un compagno, allievo o insegnante, per creare confidenza e fiducia.

 

16. Kripalu Yoga_Stile di yoga sviluppatopresso il Kripalu Center nel Massachussetts basato sull’osservazione delle sensazioni del proprio corpo. Le sequenze vanno da dolce a intenso

 

 

 

 

Namaste,

Vittorio Pascale

Studioso e praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal Yoga di Milano, V.le Gorizia 6

Studioso e praticante di Buddismo Tibetano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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